22 settembre 2014

Costruire l’opposizione al governo Renzi, unire la sinistra, rilanciare il Partito della Rifondazione Comunista. Documento approvato dalla Direzione nazionale del PRC del 19 settembre 2014 -


Nelle ultime settimane e negli ultimi mesi assistiamo ad una più sempre preoccupante escalation a livello globale. E’ il segno di come la crisi economica porti con sè una profonda ridefinizione dei rapporti geopolitici a livello internazionale, con una crisi dell’egemonia del blocco imperialista occidentale e l’ascesa delle nuove potenze che, con il recente incontro dei Brics, hanno definito un livello ulteriore di integrazione politico economica.
La situazione in Ucraina, Iraq e Siria, Libia, la recente nuova aggressione israeliana a Gaza e al popolo palestinese, l’aumento delle tensioni nel sud est asiatico, sono i segnali di una preoccupante e generalizzata tendenza alla guerra.
In particolare in Ucraina, gli Usa e l’UE continuano nell’opera irresponsabile e guerrafondaia di sostegno al governo di Poroshenko e dei suoi alleati neonazisti, puntando ad una integrazione dell’Ucraina nella Nato e ad una nuova strategia anti russa approvata nel recente vertice del Galles, fatta di sanzioni e accerchiamento economico militare, che rischia di portare ad un punto di non ritorno. Il PRC condanna la politica di Ue e Usa di deliberato sostegno alla guerra lanciata dal governo ucraino contro le popolazioni del sud est ucraino, la politica di sanzioni alla Russia e di annessione a Ue e Nato dell’Ucraina. Solo un’Ucraina federale, libera dalle forze neofasciste e fuori dalla Nato può rappresentare la base di una soluzione politica alla crisi in atto, Esprimiamo la nostra solidarietà ai movimento antifascisti ucraini e al partito comunista ucraino che in questi mesi si oppongono al fascismo e alla guerra. Sosteniamo le iniziative come la carovana antifascista lanciata dalla “Banda Bassotti” e le mobilitazioni per la pace e contro la guerra di queste settimane.
In Medio Oriente la strategia del caos costituente, applicata da oltre un decennio dagli Usa, sta portando ad una diffusa e crescente instabilità, in Iraq come in Libia, e al consolidamento dei movimenti reazionari come l’Isis. Questo è il frutto delle politiche imperialiste, ed è ipocrita la nuova coalizione lanciata in queste ultime ore. Una coalizione senza alcun mandato delle Nazioni Unite, di cui fanno parte gli stessi regimi reazionari del golfo come Qatar e Arabia Saudita, la Turchia, che sono i primi responsabili del sostegno logistico, militare e organizzativo alle forze islamiche reazionarie nell’area. Con la scusa della guerra contro l’Isis, in realtà gli Usa rilanciano i loro obiettivi strategici regionali, di un alleanza con le forze reazionarie per produrre il cambio di regime in Siria, riprendere il controllo dell’Iraq e isolare l’Iran. Lo stesso sostegno ai curdi avviene solo nei confronti di quelli irakeni, mentre il PKK, che è in prima fila nella lotta contro l’oscurantismo islamista dell’Isis è inserita nella lista delle organizzazioni terroristiche. Per isolare l’Isis va interrotto il sostegno che avviene da parte di Qatar, Arabia saudita e Turchia attraverso la Siria, che invece viene rafforzato e ribadito attraverso fantomatici gruppi ribelli moderati. Esprimiamo il nostro sostegno alle forze kurde del YPG e proponiamo di costruire una campagna a sostegno del PKK, delle esperienze di autogoverno Curde in Siria e per la liberazione del compagno Ocalan.
In Palestina la nuova aggressione israeliana ha prodotto una nuova strage con migliaia di vittime innocenti e danni incalcolabili. Rimangono irrisolti tutti i nodi della decennale guerra. Il problema è e rimane l’occupazione israeliana, la sua politica di apartheid e violazione dei diritti umani dei palestinesi, a cui contribuisce il colpevole silenzio di Usa e Ue. Sosteniamo la campagna BDS di boicottaggio dei prodotti israeliani, per la fine dell’occupazione, per il diritto del popola palestinese al proprio stato , con Gerusalemme est come capitale, per il diritto al ritorno dei profughi, secondo quanto previsto dal diritto internazionale. Va isolato il governo reazionario israeliano e la sua politica di colonizzazione e di negazione dei diritti palestinesi, attraverso la revoca degli accordi di cooperazione commerciale e militare di Ue e Italia. Va rilanciata la campagna per la liberazione di Marwan Barghouti, Amhed Saadat e dei prigionieri politici palestinesi, per favorire quell’unità palestinese difficilmente raggiunta e che l’aggressione israeliana voleva compromettere.
Il PRC è impegnato al successo e alla partecipazione alle manifestazioni di Firenze il 21 settembre contro tutte le guerre e di Roma il 27 settembre il con il popolo palestinese. La lotta contro la guerra è una priorità di questa fase politica internazionale. Per la pace, contro la NATO e l’imperialismo, sono le parole d’ordine con cui partecipiamo, in quanto la guerra non è un caso della storia, ma il prodotto concreto delle politiche imperialiste di questi anni e della crisi della globalizzazione capitalista.
Costruire l’opposizione al governo di destra
In Italia, l’obiettivo di Renzi di abolire l’articolo 18 e distruggere lo Statuto dei lavoratori per decreto, riassume più di ogni altro elemento la fase politica attuale.
Pochi mesi fa Renzi si è presentato come il nuovo uomo della provvidenza in grado di risolvere la crisi italiana. Al contrario il governo ha proseguito le politiche di austerità che producono e aggravano la crisi sociale ed economica. Come se non bastasse Renzi –sempre sbandierando la discontinuità – ha contribuito in modo decisivo
a dar vita ad un esecutivo europeo iperliberista, più filo tedesco di prima e guerrafondaio

Il vero salto di qualità Renzi non lo produce nell’uscita del paese dalla crisi ma nell’utilizzo della crisi come scusa per demolire la democrazia e i diritti dei lavoratori. In piena sintonia con Berlusconi, in nome della lotta alla casta vuole impedire ai cittadini di eleggere i senatori e varare una legge elettorale peggiore del porcellum. Così come in nome della lotta alle diseguaglianze vuole abolire i pochi diritti che rimangono a chi lavora, mettendo tutti i lavoratori in condizioni di parità: nella situazione peggiore.
Le politiche di Renzi, denominate “riforme strutturali” costituiscono in realtà la nuova fase dell’offensiva neoliberista decisa a livello europeo tra tutti i governi dell’Unione: dopo i tagli al welfare arriva la cancellazione dei diritti dei lavoratori, della democrazia, e le privatizzazioni. Non a caso il paese che viene additato come modello è la Spagna, che in questi ultimi anni ha introdotto piena libertà di licenziamento: quella che vogliono raggiungere anche in Italia. Nel disegno politico di Renzi si sommano dunque prosecuzione delle politiche neoliberiste , una spiccata tendenza al regime con la compressione della democrazia, la distruzione del sindacato e la sistematica ricerca di un consenso passivo fondato sul rapporto diretto capo/masse, e favorito da un utilizzo pervasivo dei mezzi di comunicazione di massa televisivi.
Quando Renzi si presenta come il leader di tutto il popolo fa infatti leva sul senso comune accumulatosi nel paese negli ultimi 20 anni, sommando il peggio del berlusconismo e dell’antiberlusconismo in una miscela antidemocratica che si nutre e alimenta la passivizzazione sociale. E’ infatti evidente che il senso di impotenza che rappresenta il tratto essenziale della condizione popolare oggi è il punto fondamentale su cui fa leva Renzi per proporsi come uomo della provvidenza.
L’assenza di una reazione sociale visibile al grave attacco ai diritti dei lavoratori e delle lavoratrici costituisce per ora la caratteristica fondamentale e peggiore della situazione italiana. Dobbiamo quindi operare con determinazione e intelligenza per trasformare il disagio sociale passivizzato in una vivace opposizione politica e sociale alle politiche del governo Renzi e dell’Unione Europea.
Il compito di Rifondazione: costruire una soggettività antagonista, di alternativa
Il principale problema politico di questa fase consiste quindi nella costruzione di soggettività antagonista: sociale, sindacale, culturale, politica. Una soggettività determinata quanto unitaria: per indicare la strada in modo chiaro, ma anche per rompere il senso di impotenza che deriva dalla divisione. Se la tendenza al regime trova il suo alimento nella passività di massa della folla impotente che aspetta il miracolo, la costruzione di soggettività, di un percorso concreto di alternativa è il punto da cui partire, il passaggio decisivo e la condizione per modificare i rapporti di forza.
Non è un caso che il movimento No Tav, diventato in questi anni un punto di riferimento generale per le lotte nel nostro paese ben al di la’ dei confini della Val di Susa, abbia proprio queste caratteristiche: obiettivi chiari, capacità di critica, ma anche di proposte concrete, un movimento unitario nutrito da una forma democratica e partecipata.
Nella direzione della costruzione di una soggettività antagonista, tre sono i terreni di iniziativa politica immediata:
Innanzitutto occorre operare per costruire la più vasta mobilitazione sociale contro i provvedimenti del governo e la politica della commissione europea. Si tratta del punto decisivo di lavoro nelle prossime settimane, al fine di rovesciare le politiche del governo a partire dall’allargamento dei diritti del lavoro, dal blocco delle privatizzazioni per arrivare alla proposta della piena occupazione da raggiungersi attraverso un piano pubblico del lavoro. In questo contesto la richiesta sciopero generale contro la manomissione dello statuto lavoratori e la mobilitazione del pubblico impiego sono punti decisivi; non diciamo solo no ma abbiamo una posizione chiara: reperimento delle risorse trasferite alla rendita, estensione dei diritti a tutti i lavoratori, abolizione riforma Fornero e reddito sociale per i disoccupati.
In questo quadro è importante la manifestazione della Fiom di metà ottobre e dobbiamo impegnarci da subito per preparare la manifestazione promossa dalla lista Tsipras per il 29 di novembre. La nostra azione politica è finalizzata a rompere la passività sociale e a costruire concretamente il conflitto di classe nel paese , Solo nello sviluppo di questo conflitto è possibile costruire elementi di chiarificazione delle cause della crisi e delle strade attraverso cui uscirne.

In secondo luogo occorre fare un vero e proprio salto di qualità dell’azione culturale nella demistificazione dell’ideologia dominante e nella proposizione di una alternativa praticabile. Oggi ogni scelta politica viene giustificata in nome dell’emergenza economica che a sua volta viene presentata come un dato oggettivo e immodificabile. Si tratta di una vera e propria menzogna, di una ideologia che copre la realtà falsificandola. Rendere inefficace questa narrazione fatta dal potere – ed oggi egemone – sia mostrandone gli elementi menzogneri, sia avanzando proposte alternative concretamente praticabili è un compito non rinviabile. Senza la rottura del velo dell’ideologia dominante rischiamo di essere
relegati in un ruolo di pura e sterile propaganda. Da questo punto di vista la formazione politica dei compagni e delle compagne così come la riorganizzazione della comunicazione del partito deve produrre un deciso salto di qualità.

In terzo luogo dobbiamo operare per trasformare la lista Tsipras – che rappresenta il punto può avanzato di unità e proposta politica realizzato a sinistra dopo gli anni della sconfitta – in una vera e propria soggettività politica di sinistra antiliberista in sintonia con la Sinistra Europea.
Questo salto di qualità non è per nulla semplice né automatico e non tutti i soggetti che hanno dato vita alla lista condividono questa prospettiva. Per quanto ci riguarda Rifondazione ha esplicitamente avanzato ,dopo il positivo risultato elettorale di avviare la costruzione di una “Syriza” italiana fondata sul principio di una testa un voto. Riteniamo che ogni attendismo rischi di disperdere le energie e l’attenzione che L’Altra Europa ha suscitato e su questo invitiamo alla riflessione tutte le soggettività che con noi hanno lavorato a costruirla.
Costruire la sinistra
Per riuscire a trasformare la lista Tsipras nel soggetto unitario della sinistra, occorre agire a più livelli:
Innanzitutto consolidare e l’allargare l’area della lista attraverso pratiche democratiche e partecipate dei Comitati locali della lista. I Comitati devono divenire il punto di aggregazione degli uomini e delle donne di sinistra presenti sul territorio.
2. Addivenire ad una esplicita dichiarazione d’intenti relativa alla volontà di costruire un soggetto politico di sinistra. L’esigenza di costruire questo soggetto politico unitario non è solo dettata dalla condizione della politica italiana: è la vera domanda politica che alberga tanto tra i votanti della Lista Tsipras quanto all’interno dei Comitati. Si tratta quindi di trovare un percorso che riesca a costruire questa soggettività in modo inclusivo, democratico e partecipato. A tal fine il passaggio della manifestazione nazionale del 29 novembre è fondamentale. Infatti il passaggio dall’essere uno spazio di aggregazione ad essere un soggetto che fa politica non può avvenire solo attraverso una discussione interna a tratti estenuante e autoreferenziale ma deve passare attraverso atti politici che parlino al paese. Da questo punto di vista è evidente che la convocazione di una manifestazione di massa, pone immediatamente il problema della prospettiva politica, della risposta alla domanda di chi viene in piazza. Il pieno successo della manifestazione nazionale contro il governo è quindi il punto di passaggio obbligato per costruire l’opposizione politica al governo ma anche per dar vita sui territori ad un lavoro politico e di aggregazione della lista e per favorire la rottura degli indugi ad avviare un processo costituente che parta subito dopo la manifestazione.
ll rapporto tra Rifondazione Comunsita e la Syriza italiana
Quindi il lavoro politico del partito deve quindi articolarsi su questi tre livelli, sociale, politico e culturale, finalizzato alla costruzione e all’alimentazione del conflitto sociale, alla trasformazione della lista Tsipras in un soggetto unitario della sinistra antiliberista e alla battaglia culturale contro il pensiero unico e per proporre una alternativa.
Particolarmente rilevante è la discussione – dentro e fuori il partito – su quali rapporti debbano intercorrere tra la costruzione del soggetto unitario della sinistra e l’esistenza del Partito della Rifondazione Comunista. Per anni abbiamo infatti detto che Rifondazione era necessaria ma non sufficiente: oggi siamo alla prova dei fatti e dobbiamo approfondire questo nodo.
Partiamo da una prima approssimazione condivisa: il nostro progetto politico deve viaggiare su due gambe, il partito e la sinistra unita. Si tratta di una prima formulazione importante: tra partito della rifondazione comunista e soggetto unitario della sinistra non esiste contrapposizione, non esiste giustapposizione ma deve esistere una relazione in cui lo sviluppo di uno aiuti lo sviluppo dell’altro e viceversa.
E’ la registrazione di ciò che è avvenuto: senza Rifondazione non si sarebbero mai raccolte le firme per presentare alle elezioni Europee la lista Tsipras ma senza il percorso unitario Rifondazione non avrebbe mai superato lo il 4%. Lo stesso vale per la manifestazione di novembre: senza l’azione del PRC probabilmente non sarebbe mai stata decisa ma senza un contesto unitario Rifondazione da sola non sarebbe in grado di costruire una manifestazione di massa.
Ora vanno approfondite le condizioni e i termini della relazione fra rilancio di Rifondazione e nascita e sviluppo del soggetto unitario della sinistra.
Bisogna individuare innanzitutto quali sono i compiti di un soggetto unitario della sinistra affichè possa essere tale. Noi riteniamo che questo debba essere un soggetto politico plurale e democratico, dotato di un programma di fase, in grado di prefigurare una fuoriuscita dalle politiche neoliberiste e dalla crisi e di prefigurare l’alternativa. Un soggetto cioè in grado di presentarsi unitariamente alle elezioni e nel contempo di costruire attorno alla propria proposta politica la necessaria battaglia sociale, politica e culturale. Si tratta di costruire un polo politico della sinistra antiliberista, che sia chiaramente distinguibile nel panorama politico italiano e che sia in grado di dar luogo ad un processo di aggregazione. Un polo politico della sinistra antiliberista e quindi autonomo politicamente e portatore di un progetto alternativo alle altre proposte politiche oggi in campo.
Questo polo politico della sinistra non dovrebbe in nessun modo essere caricato di richieste ulteriori relativamente a caratterizzazioni culturali od ideologiche: non è un nuovo partito e non si basa su una comune ideologia. Nel polo della sinistra debbono poter lavorare insieme sulla base di un progetto comune non solo i diversi soggetti della sinistra ma devono convivere fisiologicamente diverse ideologie e appartenenze politiche, culturali e organizzative. A partire da un progetto politico e da regole condivise, il pluralismo e il rispetto delle differenze deve essere l’elemento costitutivo e fisiologico del soggetto politico della sinistra che vogliamo costruire.
In questo contesto qual’è il ruolo del Partito della Rifondazione Comunista oltre al partecipare con grande spirito unitario alla costruzione e allo sviluppo del soggetto unitario della sinistra?
Qual è il senso profondo, storico, che rende necessario il rilancio del processo della rifondazione comunista e il PRC?
A nostro parere i punti fondamentali sono i seguenti:
1) La necessità di avere una organizzazione politica comunista, un intellettuale collettivo, che contribuisca alla definizione di una analisi marxista della società sia per quanto riguarda il capitale sia per quanto riguarda la costruzione di una soggettività antagonista al capitale. In questo quadro il tema della formazione politica e dell’informazione sono punti assolutamente decisivi.
2) La necessità di avere una organizzazione politica comunista che affronti il nodo del superamento del capitalismo come punto fondamentale e necessario per permettere all’umanità di compiere un passo in avanti sulla strada della liberazione. Infatti l’attuale crisi segnala l’incapacità del capitalismo di usare positivamente la ricchezza che pure è in grado di produrre. Solo la fuoriuscita dal capitalismo e dalla logica del profitto può determinare le condizioni per una uscita compiuta dalla crisi intesa come pieno utilizzo della ricchezza economica e sociale per garantire a tutti e tutte una esistenza libera e dignitosa in un contesto non distruttivo della natura. Serve insomma una organizzazione politica che oltre a porre il problema dell’uscita da sinistra dal liberismo, avanzi la prospettiva della fuoriuscita dal capitalismo, cioè del comunismo.
3) La comprensione da parte di Rifondazione che l’attuale sistema politico elettorale – che giornalisticamente va sotto il titolo di Seconda Repubblica – è un avversario sistemico del movimento operaio e della costruzione dell’alternativa. Il bipolarismo come l’incorporazione del pareggio di bilancio in costituzione costituiscono fattori costituenti di questa seconda repubblica. La lotta per l’alternativa non si riduce quindi alla prospettiva della conquista di una maggioranza parlamentare ma prevede la battaglia per il superamento dell’attuale assetto istituzionale così come si è venuto definendo in Contrapposizione alla lettera e allo spirito della Costituzione nata dalla Resistenza.
4) La comprensione da parte di Rifondazione Comunista che la rappresentanza politica è solo una parte dell’azione politica comunista. Il tema della costruzione del soggetto dell’alternativa, dello sviluppo dell’autorganizzazione sociale e di una cultura altra, è il punto fondamentale della politica comunista. Questo riguarda l’individuazione delle contraddizioni del sistema capitalistico, l’analisi e la valorizzazione dei percorsi attraverso cui si può costituire ed esprimere una soggettività anticapitalista, la definizione di una battaglia politico culturale sui modelli sociali e sulla costruzione di un immaginario alternativo a quello prodotto dal mercato. In questo quadro il terreno elettorale deve essere delegato all’aggregazione unitaria della sinistra mentre il partito deve concentrarsi sugli altri aspetti sopra definiti.
Fare le cose sopra descritte non richiede solo la continuazione di Rifondazione Comunista ma richiede un deciso avanzamento del progetto politico della rifondazione comunista. Infatti oggi nonostante una analisi corretta e condivisa che vede lo spostamento del potere reale dal piano della democrazia rappresentativa ad altre istituzioni, troppo sovente il partito è concentrato per larga parte sulle sole dinamiche istituzionali. Si tratta quindi di modificare in profondità il nostro modo di funzionare sapendo che il punto fondamentale per un partito comunista non è quello di rappresentare un soggetto sociale già formato ma piuttosto quello di contribuire alla costruzione di un soggetto della trasformazione che riesca a scardinare ed a superare lo stato di cose esistenti.
A tal fine è necessario rilanciare con forza la campagna di tesseramento e di autofinanziamento del Partito e chiediamo a tutte le strutture di prodursi nel massimo impegno. In questo quadro la Direzione nell’auspicare che si tenga rapidamente la Conferenza nazionale dei Giovani Comuniste/i, decide che la Conferenza di organizzazione nazionale si tenga nei primi mesi del prossimo anno e che nel corso del mese di novembre si tengano su tutto il territorio nazionale le riunioni interregionali dei segretari di circolo e degli organismi dirigenti.
Appuntamenti nazionali di mobilitazione e di lotta:
E’ chiaro che l’obiettivo della riuscita della manifestazione di novembre è anche legata alla nostra capacità di costruire l’opposizione sociale,di valorizzare e collegare le lotte . Di fronte all’ attacco del Governo alla Costituzione, al lavoro alla scuola, al pubblico impiego, ai diritto all’abitare si stanno profilando scadenze e mobilitazioni che sono importanti in sé, ma anche come tappe di una possibile uscita dalla rassegnazione e dalla passività:
21 settembre – manifestazione a Firenze contro le guerre.
27 settembre – manifestazione nazionale a Roma in appoggio alle rivendicazioni del popolo palestinese.
4 ottobre – convegno su: Crisi del Capitalismo e rifondazione del comunismo.
8 ottobre – mobilitazione nazionale sindacale su pubblico impiego.
10 ottobre – Sciopero degli studenti e dei coordinamenti precari e dei sindacati di base contro la riforma Renzi Giannini.
10 ottobre – giornata internazionale contro gli sfratti per il diritto all’abitare.
11 ottobre – Giornata di mobilitazione STOP TTIP: diciamo no in tutta Italia.
18 ottobre – Manifestazione Fiom.
29 novembre – manifestazione nazionale lista Tsipras contro politiche governo e UE

22/9/2014
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