Decreto dei ministeri del Lavoro e delle Finanze per il 2010. L'aumento delle pensioni è fissato allo 0,7%
Elemosina ai pensionati: 19 centesimi al giorno
I ministri delle Finanze e del Lavoro hanno emesso il 19 novembre un decreto congiunto che, sulla base del rilevamento Istat sul costo della vita per l'anno 2009, stabilisce gli importi pensionistici per l'anno 2010. Tale decreto fissa nello 0,1% la restituzione da parte dei pensionati di quanto ricevuto per l'aumento del costo della vita in quanto nel 2008 è risultato inferiore a quello preso a base per la rivalutazione del 2009. Ne consegue che la rata di pensione di gennaio sarà inferiore a quella di dicembre dato che gli Enti recupereranno quanto in più erogato nel corso del 2009, che equivale per una pensione di 1000 euro al mese a 13 euro.
Il decreto, sempre sulla base dei dati rilevati dall'Istat sulle variazioni del costo della vita nel 2009, fissa un aumento dello 0,7% degli importi pensionistici per l'anno 2010. L'aumento di una pensione al minimo sarà di 3,2 euro al mese. Le pensioni erogate dal fondo lavoratori dipendenti, che chiude con un avanzo di esercizio di 6 miliardi e 128 milioni di euro ed il cui importo medio annuo è pari a 10381 euro, aumenteranno di € 5,58 al mese. Le pensioni erogate dal fondo dei lavoratori parasubordinati (i precari), in attivo di 7 miliardi e quattrocentotrentotto milioni ed il cui importo medio annuo è di euro 1160 aumenteranno di 54 centesimi al mese. Le pensioni erogate dal fondo dirigenti di azienda, in passivo di 3 miliardi e 475 milioni, il cui importo medio annuo è di € 43.377 aumenteranno di 23 euro al mese.
La grande stampa e le reti Tv hanno "archiviato" i pensionati, gli anziani ed i loro problemi, parlano d'altro!
Eppure tutti i rilevamenti statistici indicano che un numero crescente precipita nella povertà e vi trascina la famiglia. Lo scandalo, perché di scandalo si tratta, è il negare l'aumento del costo della vita nel 2009 e che pensioni e salari non avrebbero perso potere di acquisto. E' il Cnel a dichiarare nel mese di giugno che, rispetto allo 0.5 di inflazione rilevata dall'Istat, per un pensionato con una pensione di 655 euro al mese l'inflazione ha inciso del 2,6%.
Vi è poi da rilevare l'iniquità del sistema di perequazione automatica delle pensioni in quanto lascia completamente sganciate le pensioni dagli aumenti contrattuali; in quanto si basa su un paniere di prodotti che non tengono conto di consumi (vitto, assistenza, medicine, cure etc.) propri degli anziani; in quanto la pensione viene rivalutata con un anno di ritardo; in quanto la perequazione percentuale degli importi pensionistici sancisce che per chi percepisce una pensione minima il costo della vita aumenta di meno, rispetto a chi percepisce una pensione medio-alta: nel 2010 ad un dirigente di azienda viene riconosciuto un aumento per la crescita del costo della vita di 23 al mese, ad un pensionato al minimo di 3,2 euro al mese, ad un precario di 54 centesimi al mese. Ma lo schiaffo ai pensionati è ancora più cocente a fronte di un avanzo crescente dell'Inps di diversi miliardi di euro ogni anno e che fa esclamare al Ministro del Tesoro «…se non ci fosse l'Inps...» in quanto l'avanzo, come da anni avviene per l'Inail, viene utilizzato dal Tesoro per finanziare la guerra in Afghanistan, grandi opere pubbliche che quasi sempre devastano l'ambiente e la spesa corrente.
E' sconfortante rilevare che di fronte al decreto del ministero del Lavoro e del Tesoro non vi siano reazioni. Non risultano nemmeno interrogazioni parlamentari. Gli stessi sindacati dei pensionati si limitano ad informare le loro strutture di base per metterle in grado di spiegare agli iscritti il motivo della diminuzione della rata di pensione di gennaio. I tre sindacati dei pensionati hanno dal 2008 presentato al governo una piattaforma relativa alla detassazione delle pensioni, ad un diverso sistema di rivalutazione delle pensioni, sulla non autosufficienza ma per ora sono stati ignorati.
Ricordo con nostalgia le grandi lotte e manifestazioni dei pensionati per l'aumento delle pensioni e dei salari, per il lavoro, per la democrazia. I pensionati sono intimiditi da una campagna che li accusa di essere dei "privilegiati" nei confronti dei figli e nipoti disoccupati e precari. Si sono esercitati a demolire la figura dell'anziano la destra, la Confindustria, economisti ed esponenti di spicco del Partito democratico che in questi mesi di crisi continuano ad accusare i pensionati di essere dei privilegiati dato che riscuotono l'intero importo della pensione quando i disoccupati ed i cassaintegrati crescono in modo esponenziale. Di fronte ad un evidente e documentato impoverimento degli anziani e ad un decreto che fissa in 12 centesimi al giorno la rivalutazione delle pensioni minime (458 al mese), e di 19 centesimi al giorno per le pensioni medie del fondo lavoratori dipendenti e di 2 centesimi per la pensione media dei parasubordinati indignarsi non basta. Occorre che pensionati e lavoratori si facciano sentire, che urlino il loro sdegno e la loro rabbia, che il Pd se c'è batta un colpo ma anche i sindacati dei pensionati e la confederazioni sindacali dovrebbero reagire.
E' bene ricordare a tutti che i pensionati hanno lavorato una vita intera, spesso in ambienti malsani e rischiando la vita; che hanno versato una quota consistente di salario (33%) per poter contare su una pensione decente, che hanno con sacrificio cresciuto le famiglie e fatto studiare i figli, che hanno pagato le tasse fino all'ultimo centesimo; che molti di loro hanno lottato (scioperato-manifestato) non solo per loro, ma per i diritti di tutti e sono riusciti a strappare condizioni occupazionali, salariali, sociali che oggi vengono pesantemente rimesse in discussione. Non si può offenderli con una elemosina di qualche centesimo al mese.
Sante Moretti
Liberazione
13/12/2009







La politica - oggi come mai - è molto lontana dai problemi della gente. Discute dei propri guai, dei processi di Berlusconi, del modo migliore di controllare i giudici o i media. O di come adeguarsi a questo andazzo dando l'impressione di fare un'«opposizione responsabile». Chi, come noi, è fuori dal «giro giusto», fa parte di un altro mondo, è invisibile. Bene, se questa è la situazione, sarà meglio che cominciamo a discutere insieme su come si va avanti, come ci si confronta, organizza, mette insieme. E perché farlo. Tra noi, tra persone che fanno i conti ogni giorni con le conseguenze della crisi economica, con il lavoro che manca per i figli e per i padri, con le pensioni dei nonni ormai ridotte – quando va bene - a ultimo «ammortizzatore sociale» familiare. Non per consolarci con i guai comuni, ma per trovare la forza, le ragioni, i modi, di diventare soggetto collettivo. Di uscire dalla solitudine forzata, in cui magari ognuno si sente «padrone in casa sua», ma appena fuori dalla porta torna ad essere una preda. Dei poteri forti, delle imprese, delle faine con due gambe. 
