31 agosto 2013

Eppure si considerano i baluardi della civiltà e della democrazia nel mondo, proclamano altissima la bandiera della libertà, dei diritti umani e della libertà. Ipocrisia criminale!

Le prime vittime di ogni guerra sono verità e umanità

I tamburi dei signori della guerra rullano sul destino della Siria. Mentre sullo schermo di un pc in Italia quest'articolo sta prendendo forma, mentre miliardi di persone nel mondo stanno proseguendo (lì dove la miseria, l'impoverimento, le guerre e i tantissimi altri frutti della barbarie umana lo permettono) la loro vita quotidiana, nelle loro chiuse stanze i Signori della Guerra stanno elaborando strategie, meditando azioni belliche, disegnando traccianti e segnando punti sulle mappe. Discutono di numeri, bombe, aerei, su una mappa che appare la pista del monopoli o un plastico di Bruno Vespa. Ma non è così. Perché sotto quei punti, dietro quegli asettici numeri, son nascosti la vita e il destino di migliaia, forse milioni, di persone. La prima vittima di ogni guerra, qualsiasi guerra, è l'umanità, la vita assassinata. Possiamo nasconderci dietro tutte le retoriche perifrasi dell'immensa ricchezza semantica delle lingue occidentali, ma il significato è sempre quello: le guerre sono solo un immenso genocidio, le armi assassinano. I signori della guerra, e il main stream in servizio permanente, potranno alzare alta qualsiasi propaganda, ma non riusciranno mai a rispondere ad una domanda immediata, semplice e lineare: come si può "difendere i civili", "esportare la democrazia" o colpire un "tiranno" massacrando un popolo? Ogni nuova, crudele, macchina da guerra ancora una volta ci svela il vero volto delle nostre "democrazia", della nostra "civiltà". Se ancora una volta si ricorre ad una follia al di fuori della ragione (alienum est a ratione, come detto decenni fa), l'umanità non ha ancora compiuto alcun passo. Quale altra specie animale ha ideato qualcosa anche solo lontanamente paragonabile alla guerra? E' inutile invocare il progresso, la civiltà, lo sviluppo, la democrazia, la libertà. Sono tutte parole che suonano false se si pensa ancora che sia utile massacrare, uccidere, spargere sangue.
Ci stanno raccontando che la guerra civile è una fatalità, un mostro che non è stato possibile fermare prima e che nessun altro mezzo esiste oltre l'intervento bellico esterno. Le forniture di armi ai ribelli, gli affari dei mercanti di morte dimostrano esattamente il contrario: la guerra è stata fomentata, permessa, favorita da chi oggi afferma di essere costretto ad intervenire per fermarla. Continuano a raccontarci (esattamente come già ai tempi della Somalia, della Serbia, dell'Afghanistan, dell'Iraq e della Libia) che non ci sarebbe alternativa ad un intervento armato. Ed infatti non hanno mai speso nessuna parola, mai sostenuto in alcuna maniera Mussalah ("riconciliazione" in arabo), che da mesi tenta di costruire un'opzione nonviolenta alla guerra civile in corso.
Intanto, passano gli anni (e le guerre) e nessuno si prende la briga di andare a leggere cosa realmente dice il diritto internazionale (a partire dalla Carta di San Francisco, che esordisce con le parole "Noi popoli delle Nazioni Unite, decisi a salvare le future generazioni dal flagello della guerra", e i "Covenants" del 1966 sui diritti civili e politici e sui diritti economici, sociali e culturali dove leggiamo che "la guerra è vietata, anzi proscritta") , dove non esiste alcuna legittimità alla pretesa degli Stati Uniti di ergersi a gendarme e poliziotto del mondo con il potere di attaccare, bombardare, invadere altri Stati. Le uniche risposte le hanno fornite la "democratica"(esattamente come il mito dei progressisti europei Barack Obama) Madeleine Albright, quando considerò accettabile il quotidiano massacro di migliaia di iracheni per colpa dell'embargo, e l'Amministrazione Bush quando affermò che la guerra "contro il terrorismo" non si sarebbe fermata fin quando il resto del mondo non avesse accettato che gli USA potessero continuare a vivere secondo la loro volontà (quindi, fin quando tutto il resto del mondo non avesse accettato l'autorità imperiale a stelle e strisce e di fornire petrolio, altre fonti energetiche e tutto quello che l'Impero chiedeva a coloro che considera meno che sudditi).
La seconda vittima di ogni guerra è la verità, è la nuda realtà dei fatti. La guerra non accetta obiezioni, la macchina bellica non contempla nulla che non sia propaganda, yes-men, yes-women, collaborazionismo. Tutto dev'essere piegato ai suoi obiettivi, tutto quel che non è funzionale ai carri armati dei signori della guerra dev'essere manipolato, piegato, adattato, cancellato.

L'OPZIONE KOSOV, LE BUFALE DI BUSH E BLAIR
In questi giorni ci stanno raccontando che Obama starebbe studiando un'opzione Kossovo per la Siria, la ripetizione del bombardamento su Belgrado del 1999. John Pilger in un articolo recente ( http://www.globalist.ch/Detail_News_Display?ID=48191&typeb=0&Venti-di-guerra-ricordando-le-bufale-del-Kosovo-) ha ripercorso tutte le tappe di quell'azione Nato, a partire dalle tante menzogne. La prima delle quali fu addossare alla delegazione serba la colpa della fine dei negoziati di Rambouillet, "dimenticandosi" che Madeleine Albright (quando ormai l'accordo era praticamente raggiunto) tentò di imporre l'occupazione militare di tutta la Jugoslavia da parte della NATO e degli USA. Blair e Clinton "giustificarono" il bombardamento di Belgrado (così chirurgico che, per bombardare 14 carrarmati, furono colpiti 372 centri industriali, la sede della televisione, ponti ed altri luoghi civili) con il massacro da parte delle milizie di Milosevic di almeno "225.000 uomini di etnia albanese di età compresa tra i 14 e i 59 anni". Dopo la fine dell'intervento armato l'FBI rimase diverse settimane in Kossovo senza trovare alcuna traccia di fosse comuni e di stermini di massa. Mentre, un anno dopo, il Tribunale Internazionale per i Crimini di Guerra (un ente di fatto istituito dalla Nato) affermò che il numero definitivo di corpi trovati nelle "fosse comuni" in Kosovo era 2.788, compresi i combattenti di entrambe le parti e i serbi e i rom uccisi dall'Esercito di Liberazione Albanese del Kosovo(KLA). Pilger sottolinea che "il Kosovo è oggi un criminoso e violento libero mercato di droga e prostituzione amministrato dalle Nazione Unite. Più di 200.000 serbi, rom, bosniaci, turchi, croati ed ebrei sono stati purificati etnicamente dal KLA mentre le forze della Nato rimanevano in attesa. Gli squadroni della morte della KLA hanno bruciato, saccheggiato o demolito 85 tra chiese ortodosse e monasteri, secondo quanto riportato dalle Nazioni Unite."

IL SOSTEGNO "INTERNAZIONALE" AI COMBATTENTI ANTI-ASSAD E LE FORNITURE DI ARMI EUROPEE
In Siria sta per scoppiare una nuova guerra. Nossignori, in Siria è già guerra da oltre due anni. Il Paese è già insanguinato dalla morte di migliaia di persone, vittime di un'atroce guerra civile. Una guerra civile dove le "Grandi Potenze" non arriveranno nelle prossime ore ma sono già presenti dall'inizio. Già un anno fa l'ottimo portale Sirialibia(http://http://www.sibialiria.org) ha redatto un elenco di tutti gli attori internazionali che stanno partecipando alla guerra civile in Siria. "Turchia e Libano del Nord (Tripoli e Akkar): offrono ospitalità a combattenti, servizi logistici e contrabbando di armi, spie e uomini; inoltre ospitano le famiglie dei combattenti siriani come rifugiati e le utilizzano presso i media; Qatar: finanzia sia l’approvvigionamento in armi che la disinformazione attraverso la sua tivù satellitare Al-Jazeera e altri canali (Al Jadeed in Libano, On Tv in Egitto, Orient Tv ospitata in Egitto e in altri paesi); Giordania: lavoro di intelligence, contrabbando di combattenti, ospitalità per le loro famiglie come rifugiati, e loro uso presso i media; Egitto, Tunisia, Libia, Afghanistan, Pakistan, Cecenia: forniscono combattenti jihadisti (fra gli altri il giornalista britannico Robert Fisk ne ha incontrati molti ad Aleppo); Francia e Gran Bretagna: lavoro di intelligence, telecomunicazioni high-tech e spionaggio." Il 28 Maggio di quest'anno la Rete Italiana per il Disarmo ha denunciato che i Paesi dell'Unione Europea hanno deciso di "cancellare l’embargo di armi verso la Siria" così da dare "la possibilità ai paesi membri di fornire armamenti ai ribelli in lotta con il regime di Assad".
A questo elenco andrebbe poi aggiunto il Sudan che, come denunciato dal Washington Post e dal settimanale Sud Sudanese The New Nation, fornisce armi ai "ribelli": armi automatiche, munizioni, fucili di precisione per i cecchini, missili anti carri armati, missili anti aerei FN-6 a ricerca automatica di calore, prodotti a Khartoum, acquistati dal Qatar e spedite in Siria tramite la Turchia.
L'Italia non è esente da questa partecipazione alla guerra civile siriana. Il 1° Agosto di due anni fa Giorgio Beretta denunciò su Unimondo ( http://www.unimondo.org/Notizie/Siria-ministro-Frattini-quei-carro-armati-sparano-italiano-sui-civili-di-Hama-131207 ) che sui "carri armati T72 di fabbricazione sovietica" in dotazione all'esercito di Assad (e accusati di aver sparato sulla folla ad Hama nelle settimane precedenti) "sono da anni installati i sistemi di puntamento e di controllo del tiro TURMS-T" prodotti da Selex Galileo, ex Galileo Avionica, una controllata di Finmeccanica. Il 28 Agosto OPAL, l'Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere e Politiche di Sicurezza e Difesa di Brescia, ha documentato che "Tranne quelle verso la Giordania e il Libano, le esportazioni dei paesi dell’Unione Europea di fucili, carabine, pistole e mitragliatrici sia automatiche che semiautomatiche verso le nazioni confinanti con la Siria sono raddoppiate o addirittura triplicate tra il 2010 e il 2011. Lo documentano i rapporti ufficiali dell’Unione Europea: la Turchia è passata dai poco più di 2,1 milioni di euro di importazioni di armi leggere europee del 2010 agli oltre 7,3 milioni del 2011; Israele da 6,6 milioni di euro ad oltre 11 milioni di euro e addirittura l’Iraq da meno 3,9 milioni di euro del 2010 a quasi 15 milioni nel 2011".


I MASSACRI E GLI STUPRI DEI "RIBELLI"

Ci hanno raccontato in questi mesi, e ancor più nelle ultime settimane e giorni, uno scontro tra il Male e il Bene, con i "ribelli" (sostenuti e fomentati dalle armi occidentali e delle petro-monarchie del Golfo Persico) civili, democratici, bastioni di civiltà. Nel luglio scorso sono nati in Siria i primi figli del jihad al nikah, il matrimonio ad ore che in alcuni casi rende lecito anche lo stupro. Nei mesi scorsi lo Sceicco wahabita Mohammed al-Arifi ha fatto un appello per l'arruolamento delle donne per la jihad in Siria ed emanato una fatwa per il jihad al nikah, un matrimonio che - dopo averlo "consumato" - i miliziani possono sciogliere (anche dopo poche ore appunto) ripetendo per tre volte la formula rituale del ripudio per annullare le nozze, così che queste vere e proprie "schiave del sesso" possano essere sposate da un altro miliziano. In tutto questo la volontà della donna non viene minimamente contemplata e, anzi, il jihad al nikah rende lecito al "marito temporaneo" lo stupro della donna che non volesse acconsentire. Nella notte tra il 22 e il 23 luglio a Khan al-Asal, un villaggio a maggioranza sciita e alawita a sud-ovest di Aleppo, è stato teatro di una terribile strage criminale. Secondo alcune dettagliate ricostruzioni (riportate al link http://www.sibialiria.org/wordpress/?p=1821 ) affiliati allo Stato islamico dell'Iraq e del Levante, Jabhat al-Nusra e sostenitori del califfato islamico hanno dapprima attaccato e poi invaso il villaggio e, dopo aver massacrato i militari siriani, hanno ucciso tutti quelli che si trovavano per le strade, fatto irruzione nelle abitazioni e ucciso i giovani sparando alle loro teste, decapitato gli anziani e bruciato decine di donne, completando l'orrore criminale accanendosi sui corpi dei morti prima di gettarli in una fossa comune alla periferia del villaggio. Il quotidiano britannico Telegraph ha denunciato che a Deir Ezzor e Hassaké molti sono stati costretti a fuggire altrove, a convertirsi forzatamente o a “pagare per la rivoluzione". Un'altra strage (fonte: http://www.sibialiria.org/wordpress/?p=1835 ) è stata compiuta da Jabhat al-Nusra, Liberi del Levante, Brigate dei Mouhajirin, Aquile del Levante, Aquile della dignità e Brigata dei libici in 10 villaggi abitati prevalentemente da alawiti tra Kafrayya, Talla, Barmasse, Anbaté e Beit Shokouhi. A Balluta la popolazione è stata radunata fuori dalle case e sono stati uccisi tutti i giovani e i bambini con coltelli di fronte alle loro famiglie. Ad Abu Mecca sono stati sgozzati tutti gli abitanti, così come ad Istarba.

LE ARMI CHIMICHE
I media main-stream, ripetendo quando affermato da Obama, Cameron, Hollande e Letta, ci hanno raccontato in queste ore che non è più possibile attendere e che la Siria ha varcato la "linea rossa" utilizzando armi chimiche per massacrare la propria popolazione. La "linea rossa" sarebbe stata attraversata con l'attacco del 21 Agosto alle 3 del mattino. Il video che da giorni le televisioni italiane ci stanno mostrando a tutte le ore è stato caricato su youtube il 20 agosto. Alcuni esperti di armi non convenzionali hanno notato che le persone riprese nel video non mostrano i sintomi di intossicazione da gas sarin e i soccorritori "non hanno protezioni, quindi la tossicità del prodotto è più bassa" (Gwyn Winfiled intervistato da Repubblica per esempio il 22 Agosto). Secondo Jean Pascal Zanders, esperto in armi chimiche e biologiche per l'istituto dell'Unione europea per la sicurezza, i soccorritori (equipaggiati e non protetti come vediamo nel video) sarebbero dovuti morire all'istante a loro volta. Medici Senza Frontiere, nel suo comunicato (http://medicisenzafrontiere.it/msfinforma/comunicati_stampa.asp?id=3220&ref=listaHomepage) del 24 Agosto riferisce semplicemente di aver avuto notizie (che non ha avuto modo di verificare, in quanto " il personale di MSF non è stato in grado di accedere alle strutture") di "un gran numero di pazienti giunti con sintomi quali convulsioni, eccesso di salivazione, pupille ristrette, visione offuscata e difficoltà respiratorie" sottolineando che "MSF non può né confermare scientificamente la causa di questi sintomi, né stabilire chi è responsabile per l'attacco". Ben diverso dalla conferma dell'uso di gas sarin da parte di Assad, come vorrebbero farci credere. Secondo Jean Pascal Zanders, esperto in armi chimiche e biologiche per l'istituto dell'Unione europea per la sicurezza, i soccorritori sarebbero dovuti morire all'istante a loro volta. SyriaTruth (un sito di oppositori ad Assad non armati, coordinato da un esule) riferisce di progetti organizzati dalle "brigate turkmene" di Latakia e Damasco, in particolare "la bandiera dell'Islam" e "le brigate dei discendenti del Profeta", e che i villaggi di Zamalka e Ein Tarma (dove si sarebbe verificata la strage) sono poco distanti dalle zone residenziali principali della capitale, abitate per lo più da siriani filogovernativi, e dall'aeroporto militare di Mezzeh. Su youtube si trova anche questo video http://www.youtube.com/watch?v=XPXwGKDrMQw&feature=share, nella cui didascalia leggiamo "Da una conversazione tra dirigenti della società di mercenari britannica "Britam Defence", pubblicata dal Daily Mail di Londra, viene la prova che gli Usa hanno sollecitato il Qatar a fornire armi chimiche ai "ribelli", in modo che gli Usa possano accusare il governo di Assad di ricorrere a tali armi, La fonte sono messaggi email tra i dirigenti di cui sopra scoperti da un hacker malesiano." Il rappresentante ufficiale del Ministero degli Affari Esteri della Russia presso l'ONU ha fornito foto scattate da satelliti russi che documentano che è stato lanciato un razzo che conteneva sostanze chimiche tossiche sulle zone orientali nei pressi di Damasco dalle aree occupate dai ribelli. Carla Del Ponte (ex procuratore capo del Tribunale penale internazionale) già nel maggio scorso dichiarava in un'intervista alla Radio Svizzera Italiana "Abbiamo potuto raccogliere alcune testimonianze sull'utilizzo di armi chimiche, e in particolare di gas nervino, ma non da parte delle autorità governative, bensì da parte degli oppositori, dei resistenti". All'inizio di giugno in Turchia sono stati arrestati alcuni guerriglieri appartenenti al Fronte al-Nusra (la principale formazione jihadista attiva in Siria) nelle cui abitazioni sono state rinvenute sostanze chimiche come il sarin.

IL MUOS E IL RISCHIO CHE LA SICILIA DIVENTI UNA BASE USA

L'ultima manipolazione da parte del Governo Italiano (il Ministro Bonino sono giorni che ripete "senza l'ONU l'Italia non partecipa") e dei media main stream è sulla partecipazione italiana. Tutti "dimenticano" che in Italia sono presenti diverse basi USA (che quindi rispondono al governo statunitense e non al Parlamento italiano). E ovviamente (dopo aver trasformato la straordinaria manifestazione del 9 Agosto scorso in una giornata di scontri violenti) senza minimamente citare il MUOS, la cui costruzione ha subito una fortissima accelerazione nei giorni scorsi (http://www.nomuos.info/ricominciano-lavori-teniamo-alto-la-guardia/), dopo il precedente violento sgombero del presidio No Muos (https://www.youtube.com/watch?v=1iwa1Smd7MM&feature=youtube_gdata_player). L'accellerazione nella costruzione nel MUOS, la presenza di basi militari USA (attrezzate anche per i droni, gli aerei senza pilota) fanno temere che la Sicilia non sarà assolutamente estranea alla mobilitazione militare. E, anzi, così come avvenuto con la guerra in Libia (quando dall'isola partirono quasi tutte le operazioni) potrebbe essere una delle basi più importanti della "nuova" guerra USA. Si considerano i baluardi della civiltà e della democrazia nel mondo, proclamano altissima la bandiera della libertà, dei diritti umani e della libertà. La Sicilia mostra la realtà: violentano l'ambiente, mettono a rischio la salute, s'impongono manu militari sulle popolazioni. Rullano i tamburi di guerra e le infowar dominano il mondo dell'informazione...
Alessio Di Florio, Associazione Antimafie Rita Atria; Associazione Culturale Peppino Impastato
31/08/2013 www.liberazione.it

29 agosto 2013

No a un'altro genocidio: contro l'attacco alla Siria. Sveglia! Appello urgente per la pace nel Mediterraneo e in Medio Oriente

“Sveglia! Quello che sta succedendo ad un passo dai nostri confini (in Siria, Egitto, ma non solo) è estremamente pericoloso. E richiede la nostra attenzione urgente perché riguarda molto da vicino la vita nostra e dei nostri figli”. Con queste parole si apre l’appello per la pace nel Mediterraneo e Medio Oriente promosso da Don Luigi Ciotti, Marco Vinicio Guasticchi, Beppe Giulietti, Flavio Lotti, Marco Mascia, Antonio Papisca, Savino Pezzotta, Ottavia Piccolo, Gabriella Stramaccioni e p. Efrem Tresoldi.
L’appello è stato pubblicato con grande rilievo in queste ore sul sito del Sacro Convento di San Francesco di Assisiwww.sanfrancescopatronoditalia.it
“Chi più di noi può capire che qui nel Mediterraneo si sta forgiando il nostro futuro? Chi più di noi deve temere le conseguenze drammatiche delle stragi quotidiane di vite umane, delle atrocità e dei crimini che si stanno consumando lungo le sponde di questo mare?
Eppure la politica tace. E quando parla, nessuno se ne accorge. L’informazione è distorta, superficiale, frammentata. E anche la coscienza civile sembra disinteressata e disimpegnata.
Negli ultimi due anni abbiamo sprecato molte opportunità. La situazione è (sempre più) complessa, la nostra capacità di influenzare gli eventi è (sempre più) limitata, ma quello che possiamo fare va fatto, presto e bene.Non c’è più tempo per l’indifferenza e l’ipocrisia. Agire è difficile. Non farlo sarà catastrofico”.
Il testo completo dell’appello:
Appello urgente per la pace nel Mediterraneo e in Medio Oriente Sveglia! 
Non c’è più tempo per l’indifferenza e l’ipocrisia. Agire è difficile. Non farlo sarà catastrofico.
Sveglia! Quello che sta succedendo ad un passo dai nostri confini (in Siria, Egitto ma non solo) è estremamente pericoloso. E richiede la nostra attenzione urgente perché riguarda molto da vicino la vita nostra e dei nostri figli. Chi più di noi può capire che qui nel Mediterraneo si sta forgiando il nostro futuro? Chi più di noi deve temere le conseguenze drammatiche delle stragi quotidiane di vite umane, delle atrocità e dei crimini che si stanno consumando lungo le sponde di questo mare?
Eppure la politica tace. E quando parla, nessuno se ne accorge. L’informazione è distorta, superficiale, frammentata. E anche la coscienza civile sembra disinteressata e disimpegnata.
Certo, anche l’Italia sta vivendo una crisi difficile. Ma ignorare quello che sta accadendo a ridosso delle nostre frontiere, il sangue che sta scorrendo, la sofferenza che sta montando, le fratture che si stanno moltiplicando, le tensioni che si stanno intrecciando, non ci consentirà di uscirne.
E’ vero: l’Italia non può fare da sola. Ma se l’Onu è emarginata e l’Unione Europea balbetta disordinatamente la colpa è dei governi e, nella sostanza, delle forze politiche che li compongono e li sostengono. Per questo abbiamo innanzitutto bisogno di cambiare il nostro atteggiamento. E quello dell’Italia.
Negli ultimi due anni abbiamo sprecato molte opportunità. La situazione è (sempre più) complessa, la nostra capacità di influenzare gli eventi è (sempre più) limitata, ma quello che possiamo fare va fatto, presto e bene.
Abbiamo bisogno di capire cosa sta accadendo, di aprire un grande dibattito pubblico che consenta all’Italia di definire una proposta politica lungimirante e di trasformarla in politica europea. Serve una diffusa progettualità concreta che coinvolga cittadini, associazioni e istituzioni dalle città all’Onu. Abbiamo bisogno di mettere le istituzioni democratiche della comunità internazionale nella condizione di operare tempestivamente ed efficacemente per la risoluzione pacifica dei conflitti, il disarmo, la sicurezza umana e la costruzione della pace positiva. Abbiamo bisogno di agire concretamente senza dover ricorrere all’intervento armato che, al di là di ogni pur necessaria considerazione di carattere etico e giuridico, non potrebbe che causare ulteriori sofferenze e instabilità come dimostra la miope prassi degli ultimi vent’anni. Ma per questo serve una visione per il futuro e serve rinsaldare quei principi fondamentali che sono alla base della convivenza e che devono guidare l’azione politica a tutti i livelli: il ripudio della guerra, la condanna per ogni forma di violenza e di arbitrio, il primato della dignità umana, il rispetto del diritto internazionale dei diritti umani, il dovere di solidarietà con tutte le vittime. Non c’è più tempo per l’indifferenza e l’ipocrisia. Agire è difficile. Non farlo sarà catastrofico.
Savino Pezzotta, Don Luigi Ciotti, Flavio Lotti, Antonio Papisca, Marco Mascia, Marco Vinicio Guasticchi, Beppe Giulietti, Ottavia Piccolo, Efrem Tresoldi, Gabriella Stramaccioni

27 agosto 2013

Intanto per i precari della pubblica ammininistrazione c'è il rischio di licenziamenti di massa. La soluzione individuata dal Governo che prevede la possibilita' di bandire concorsi pubblici a titoli ed esami con riserva del 50% dei posti per i lavoratori che abbiano maturato almeno tre anni di contratti a tempo determinato nella pubblica amministrazione e' una beffa che, oltre a non dare alcuna garanzia di stabilizzazione del rapporto di lavoro, potra' coinvolgere solo una parte dei precari della P.a''.

Parlano di tutto meno che dei problemi della gente

La “politica” dei partiti presenti in parlamento parla altra lingua da quella compresa dalla gente comune e soprattutto parla di temi che sono lontani milioni di chilometri dalle esigenze e dai bisogni di milioni di donne e di uomini di questo paese.
Mentre le politiche del governo Napolitano-Letta, dettate dalla Comunità europea, dalla BCE e dal FMI, si stanno dispiegando in piena continuità con quelle del governo Napolitano-Monti, si parla dei problemi del condannato Berlusconi, della riforma della legge elettorale, di quella della giustizia o se far pagare o meno l'IMU ai possessori di ville e castelli.
La legge elettorale fatta su misura per far vincere chi non ha vinto è la stessa che nell'ambito del lavoro assegna un ruolo di monopolio a cgilcisluilugl.
Una “riforma” della giustizia che bastoni quei magistrati che fanno il loro dovere e regali a Berlusconi e similari il salvacondotto per poter continuare a “non fare” politica.
Una tassazione sulla casa che premia i ricchi che rappresenta uno schiaffo a chi non riesce neanche a pagare l'affitto o il mutuo.
Tutto ciò mentre si applicano le politiche di austerità, di taglio ai posti di lavoro, ai salari, alle pensioni, allo stato sociale, si privatizza tutto e non si investe nulla in lavoro ed occupazione.
Ma alla gente comune che non riesce ad arrivare alla terza settimana del mese, che è stata licenziata o non riesce a trovare un posto di lavoro, quanto può interessare se Berlusconi potrà ripresentarsi o meno alle prossime elezioni? Nulla!
La politica parla una diversa lingua dalla gente e allora è necessario che la gente si faccia sentire con la sola lingua che conosce la politica.
Scendere in piazza, scioperare, protestare, produrre conflitto sociale, costruire dissenso organizzato: questo è quello che si deve fare senza esitazione alcuna. Costruire un autunno bollente che veda nello sciopero generale del 18 ottobre e nella settimana di mobilitazione che lo accompagnerà e terminerà con la manifestazione nazionale per il diritto all'abitare del 19 ottobre, un passaggio fondamentale per costruire quell'alternativa sociale e sindacale che serve per cambiare veramente le cose.
Su questo USB sta impegnando l'intera organizzazione e tutti i suoi militanti e lavorerà intensamente sui territori già dai prossimi giorni di settembre.
 
26/08/2013

25 agosto 2013

Solo la mobilitazione delle classi subalterne, di quel mondo del lavoro a cui il Pd e il sindacato ad esso legato hanno spento la voce ed ogni capacità di mobilitazione, può ribaltare i giochi mortali per la democrazia e la giustizia sociale




La forza di B. è il Partito democratico. Ecco perché

In un’Italia dominata (e tramortita) dall’affare-Berlusconi, tutto, come in una commedia dell’assurdo, sembra ruotare intorno ai destini dell’uomo che vuole farsi dominus legibus solutus. Se questa sovrumana pretesa fosse accolta, saremmo al golpe perfetto, quello che senza colpo ferire affosserebbe, in un solo colpo, stato di diritto, Costituzione e democrazia.
Sembrerebbe, ma il condizionale è d’obbligo, che il circo democratico intenda resistere alla richiesta di inventare un escamotage, uno qualsiasi, che rimetta in pista l’uomo al quale una sentenza passata in giudicato interdice la possibilità di tornare a malversare nella vita politica pubblica. Tuttavia, l’insistenza con cui il Pdl insiste in queste ore sul tema lascia pensare che i giochi non siano davvero chiusi e che la minaccia di mandare all’aria Letta e il suo governo sia un deterrente ancora efficace, almeno su una parte del Pd. Il vertice di Arcore è servito a Berlusconi a guardare negli occhi i suoi, per capire se qualcuno di loro fosse sul punto di “tradire”. Ma tutti, anche quelli che guardano ad un “dopo” che inesorabilmente verrà, al cospetto del padrone ringhiante hanno fatto l’inchino. Se il Pd non credesse che oltre le Colonne d’Ercole delle larghe intese c’è solo il precipizio, come Napolitano va dicendo un giorno sì e l’altro pure, Berlusconi – e con lui tutta la banda del buco riunita nel Pdl – sarebbe spacciato, probabilmente per sempre.
Abbiamo già scritto – un paio di giorni fa – che se al precipitare della crisi il capo dello Stato avesse il coraggio (e la propensione politica) di affidare ad una persona di grande caratura intellettuale e morale l’incarico di formare un governo di solido impianto programmatico costituzionale, questo troverebbe nel parlamento una solida e qualificata maggioranza disposta a sostenerlo. Una svolta di tal fatta somministrerebbe al Paese – e a tutte le sue fiaccate, ma non sconfitte energie migliori – una scossa rigeneratrice. Un po’ di acqua pulita comincerebbe a ripulire le acque putride in cui ristagna la politica italiana e la contesa potrebbe tornare a riguardare i progetti per il Paese, affrancandosi dagli interessi di un grumo di potere che ha reso la cosa pubblica terreno di pascolo per mafiosi, faccendieri, speculatori e lestofanti di ogni risma. Ma il tema di fondo è proprio questo: quanto c’entra il Pd con la Costituzione del ’48? Con il progetto di società che vi è connaturato? Con il ruolo centrale che la Carta assegna alle classi lavoratrici, e non all’impresa né – tantomeno – all’infestante prevaricazione della finanza e dei poteri forti, nascosti dietro le imperscrutabili divinazioni dei mercati?
Questo è il vero cul de sac in cui ci dibattiamo. A fronteggiare un centrodestra iper-reazionario, intriso di pulsioni fasciste, c’è un centrosinistra non soltanto orbo di vaghe reminiscenze socialdemocratiche, ma persino privo delle migliori tradizioni della cultura liberal. Per questo esso resta succube degli assalti frontali che Berlusconi porta al suo ventre molle facendo ogni volta morti e prigionieri. Per questo è riuscito persino nel capolavoro di non eleggere Rodotà a capo dello Stato e a pregiudicare le condizioni di una possibile svolta nella politica italiana. E per questo – temo – il Pd preferirebbe il ricorso alle urne all’apertura di nuove alleanze che spostino a sinistra l’asse politico. Insomma, la supposta forza del caimano sta nella debolezza della compagine democratica. E' un po' come quel calciatore che segna il gol issandosi sulle spalle dell'avversario.
Il primo passo verso una possibile emancipazione politica del Pd, verso un suo riscatto democratico sta dunque nel ripudio della convivenza in un governo il cui partner principale è il pregiudicato di Arcore.
Perché ciò avvenisse servirebbe la spinta propulsiva (e rivoluzionaria) delle classi subalterne, di quel mondo del lavoro a cui per troppe stagioni il Pd e il sindacato ad esso legato da un inossidabile collateralismo hanno contribuito a spegnere la voce ed ogni capacità di mobilitazione, anche di fonte agli insulti e alle manomissioni legislative più gravi, anche di fronte alle scorribande più feroci di un padronato resosi conto che tutto può ormai essere tentato e ottenuto.
Vedremo ad horas che piega prenderà il gioco, tutto interno alla politica-politicante. Ma le ragioni più sopra argomentate non autorizzano nessun ottimismo.


Dino Greco
25/08/2013 www.liberazione.it

Lavoro x tutt@, la campagna sul lavoro di Rifondazione Comunista

 
Un autunno ‘bollente’. Lavoro x tutt@, a settembre parte la raccolta firme.


Proponiamo un PIANO PER IL LAVORO che crei almeno 1 milione e mezzo di posti di lavoro: investendo in politiche industriali che riqualifichino le produzioni e le rendano ecologicamente sostenibili, nel risparmio energetico e le rinnovabili, nell’agricoltura di qualità, nella messa in sicurezza dal rischio idrogeologico e sismico, nella cultura e nella manutenzione del patrimonio artistico, nel diritto alla salute e nella diminuzione delle liste d’attesa, in un piano per creare asili nido e riqualificare scuola, università e ricerca. Riducendo l’orario di lavoro e cancellando la controriforma della pensioni.

chi+ha+paghi

Oggi in Italia l’1% delle famiglie possiede una ricchezza pari a quello del 60% meno abbiente: oltre 5 milioni di patrimonio a famiglia mentre 9 milioni e mezzo di persone sono sotto la soglia di povertà. Per questo vogliamo sostituire l’IMU con una patrimoniale sulle grandi ricchezze sopra gli 800.000 euro, mettere un tetto a pensioni e stipendi, aumentare le tasse sulle rendite finanziarie e diminuirle per i lavoratori e i redditi bassi, colpire la grande evasione fiscale e istituire il reddito minimo. Tagliamo le spese militari, dagli F35 e all’Afghanistan, la TAV in Val Susa e le grandi opere inutili.

disobbedire all’europa

Dall’inizio della crisi i paesi l’Europa ha finanziato le banche e gli speculatori con soldi dei lavoratori e delle lavoratrici e con quelli sottratti alla spesa sociale. Questa politica europea aggrava la crisi e ha trasformato l’Italia in un potettorato tedesco. Occorre cambiare strada e per questo è necessario che l’Italia la smetta di applicare i trattati europei che distruggono la nostra economia, a partire dal Fiscal Compact. Invece di fare i servi della Merkel occorre riprendere la sovranità sulla nostra economia disobbedendo alle follie di Bruxelles: vogliamo che sul Fiscal Compact e i trattati internazionali decidano i cittadini con il referedum.

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Il dossier 'I piccoli schiavi invisibili', diffuso da Save the Children

Il Bel Paese non è un posto per minori. Italia leader Ue per sfruttamento

Il Bel Paese non è un luogo per minori. L'Italia e' il Paese europeo che registra il maggior numero di vittime di tratta e sfruttamento: quasi 2.400 nel 2010, con un calo rispetto alle 2.421 del 2009 ma un notevole aumento sulle 1.624 del 2008. In Europa risultano oltre 9.500 nel 2010 le vittime accertate e presunte di tratta, di cui il 15% minori (il 12% ragazze ed il 3% da ragazzi), con un incremento pari al 18% nel triennio 2008-2010.
 Tra i minori le vittime sono per lo piu' ragazze, sfruttate principalmente nella prostituzione e provenienti da Est Europa e Nigeria, ma cominciano ad affiorare evidenze di sfruttamento nel lavoro di ragazzi (egiziani, cinesi), mentre fenomeni di tratta e grave sfruttamento riguardano anche minori provenienti per lo piu' dalla Romania e in particolare d'origine Rom, coinvolti in prostituzione, accattonaggio e attivita' illegali.
 Il dossier 'I piccoli schiavi invisibili', diffuso da Save the Children, alla vigilia della Giornata in ricordo della Schiavitu' e della sua Abolizione sottolinea che “la tratta e lo sfruttamento di minori e' un fenomeno ancora largamente sommerso e i dati ufficiali descrivono la punta di un iceberg". Secondo Carlotta Bellini, responsabile Area Protezione Minori Save the Children, addirittura, molte delle minori vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale restano 'invisibili' a causa della forte mobilita' sul territorio, o perche' spostate nei circuiti indoor (appartamenti, locali notturni, centri massaggi) o ancora perche' dotate di documenti che ne attestano false generalita', come la maggiore eta'. Sono per lo piu' ragazze, tra i 16 e i 18 anni, provenienti dalla Nigeria o dalla Romania (talvolta di etnia Rom), in misura minore da Ungheria, Bulgaria, Brasile, Albania, Cina, Burkina Faso. Vengono costrette a cambiare spesso citta' e addirittura paese - Francia, Olanda, Austria, Germania, Spagna - con tempi di permanenza da una e tre settimane. Provengono da famiglie molto povere o disfunzionali con problemi di violenza o alcol, oppure da orfanotrofi. L'assoggettamento allo sfruttatore - esercitato in modo piu' o meno diretto - e' governato dal ferreo ricatto economico: le somme che le giovani debbono "restituire" a fronte del trasferimento dai paesi di origine e del lavoro giornaliero, sono molto rilevanti: fino a 50mila euro.
 A rischio di sfruttamento e tratta, rivela il focus dell'organizzazione, sono poi i numerosi i minori stranieri non accompagnati "in transito" in Italia, come gli afghani. "Non possiamo chiudere gli occhi davanti al fatto che a tutt'oggi centinaia di migliaia di esseri umani sono costretti a vivere in uno stato di sfruttamento estremo", ha ammonito Raffaela Milano, direttore Programmi Italia-Europa Save the Children, "si tratta di adulti ma anche di moltissimi adolescenti e bambini. Piccoli schiavi invisibili in situazioni di forte emarginazione sociale, talvolta appesantiti dai debiti contratti dalle famiglie, che non vedono alternative e vie di fuga dalla loro condizione e che con la loro sofferenza alimentano un mercato fiorente in mano ai circuiti criminali e alle mafie".
 Per tutelare le vittime, ha concluso, "e' necessario lavorare almeno su tre ambiti: emersione del fenomeno, immediata presa in carico e assistenza. E' indispensabile un forte coordinamento tra forze dell'ordine, servizi sociali e reti delle organizzazioni non profit". E una particolare attenzione va dedicata alla prevenzione, anche attraverso accordi con i paesi di origine per contrastare le reti criminali che gestiscono i traffici.
 Le principali forme di sfruttamento, scrive l'organizzazione in una nota, sono quello sessuale (62 %), il lavoro forzato in edilizia, agricoltura, commercio, attivita' domestiche (25 %) , e altre forme di sfruttamento (14 %) come accattonaggio, attivita' illegali, prelievo di organi. Romania, Bulgaria, Nigeria e Cina sono i principali paesi di provenienza.

Fabio Sebastiani
22/08/2013 www.liberazione.it

Le politiche di questo governo? Usurano la vita dei ceti poveri e agevolano le pratiche criminali come lo strozzinaggio

Il credit crunch colpisce innanzitutto il Sud. L'usura è la soluzione per pagare fisco e medicine

Il credit crunch colpisce soprattutto il Sud. Dei 5 miliardi di euro in meno che in questo ultimo anno sono stati concessi alle famiglie italiane, quasi 3 (pari al 59% del totale) sono stati "tagliati" alle famiglie del Mezzogiorno. E ovviamente sono numeri che, di contro, indicano il dilagare dell’usura. Dall'analisi dell'indice del rischio usura realizzato ormai da piu' di 15 anni dall'Ufficio studi della CGIA, emerge che nel 2012 la Campania, la Basilicata, il Molise, la Calabria, la Puglia e la Sicilia sono le Regioni dove la penetrazione di questo drammatico fenomeno sociale/economico ha raggiunto livelli molto preoccupanti. Tra il maggio del 2012 e lo stesso mese di quest'anno, la riduzione ha interessato soprattutto la Calabria (- 4,3%, pari ad una variazione di - 374 milioni di euro), la Basilicata (-4,2% che corrisponde a -102 milioni), la Sicilia ed il Molise (entrambe con -2,7% ed una contrazione rispettivamente di 789 e di 40 milioni di euro) e la Campania (-2,6% con un monte impieghi che e' diminuito di 794 milioni di euro). "In altre parole - segnala Giuseppe Bortolussi segretario della Cgia - a fronte di una contrazione del credito alle famiglie consumatrici che si e' fatta sentire soprattutto nel Mezzogiorno, c'e' il pericolo che il rischio usura, gia' presente in questi territori in misura maggiore rispetto altrove, assuma dimensioni allarmanti".
L'indice del rischio usura e' stato calcolato mettendo a confronto alcuni indicatori regionalizzati di Bankitalia riferiti al 2012: quali la disoccupazione, i fallimenti, i protesti, i tassi di interesse applicati, le denunce di estorsione e di usura, il numero di sportelli bancari e il rapporto tra sofferenze ed impieghi registrati negli istituti di credito. In pratica e' stato individuato l'indice del rischio usura attraverso la combinazione statistica di tutte quelle situazioni potenzialmente favorevoli alla diffusione dello "strozzinaggio". "Ma quello che forse pochi sanno, - aggiunge Giuseppe Bortolussi - sono le motivazioni per le quali molti cadono nelle mani degli strozzini. Oltre al perdurare della crisi per artigiani e commercianti, sono le scadenze fiscali a spingere molti operatori economici nella morsa degli usurai. Per i disoccupati o i lavoratori dipendenti, invece, sono i problemi finanziari che emergono dopo brevi malattie o infortuni." Ritornando alla metodologia di calcolo di questo indicatore, si evince che nelle aree dove c'e' piu' disoccupazione, alti tassi di interesse, maggiore sofferenze, pochi sportelli bancari e tanti protesti, la situazione e' decisamente a rischio.
Rispetto ad un indicatore nazionale medio stabilito dagli esperti della CGIA pari a 100, la situazione piu' critica si presenta in Campania: l'indice del rischio usura e' pari a 169,2 (pari al 69,2% in piu' della media Italia), in Basilicata si attesta al 159,2 (59,2% in piu' rispetto alla media Italia), in Molise si ferma a 153,1 (53,1% in piu' della media Italia), in Calabria a 150,4 (50,4% in piu' della media nazionale) e in Puglia il livello raggiunge quota 139 (39% in piu' della media Italia). Mentre la realta' meno "esposta" da questo fenomeno e' il Trentino A.A., con un indice del rischio usura pari a 49,2 (50,8% in meno della media nazionale). Seguono la Valle d'Aosta, con 57,6 (42,4% in meno della media Italia) e il Friuli Venezia Giulia, con un indice del 69,7 (30,3% in meno della media nazionale).
Secondo la Coldiretti il credito erogato alle aziende del Sud si è quasi dimezzato (-45 per cento) ma un forte calo del 30 per cento si registra anche nelle isole. Il dato, elaborato sulla base di cifre del’Ismea relative al primo trimestre del 2013, conferma anche nel settore agricolo l'allarme lanciato dalla CGIA di Mestre. Non vanno tuttavia trascurati i segnali piu' incoraggianti che si rilevano - sottolinea la Coldiretti - per il credito erogato alle aziende agricole nelle regioni del centro (+15 per cento) del nord est (+ 6 per cento) e del nord ovest (+3 per cento) ma il bilancio a livello nazionale registra in Italia un'ulteriore contrazione del credito all'agricoltura del 4 per cento nel primo trimestre dell'anno, determinata soprattutto dalla dinamica negativa del Mezzogiorno.
Tale tendenza si aggiunge un ulteriore elemento che contribuisce a determinare la caduta verticale del credito al consumo nel nostro Paese: secondo le elaborazioni dell'Onf (Osservatorio Nazionale Federconsumatori), tale calo e' dettato anche dalla forte contrazione delle richieste di prestito da parte delle famiglie''. ''Il profondo disagio che i cittadini affrontano quotidianamente - spiega l'associazione in una nota - e' tale da non consentir piu' loro nemmeno di indebitarsi. La convergenza di tali fenomeni ha portato a registrare, nel 2013, una diminuzione delle consistenze del credito al consumo pari al -4% rispetto allo scorso anno, confermando una tendenza gia' iniziata dopo il 2009''. Federconsumatori sottolinea poi che ''mentre dal 2002 al 2009, infatti, vi e' stata una continua crescita delle consistenze debitorie (dovuta alla necessita' di colmare la perdita del potere di acquisto all'indomani del passaggio dalla lira all'euro), a partire dal 2009-2010, con l'aggravarsi degli effetti della crisi economica, tale andamento ha iniziato a ribaltarsi: le famiglie hanno cominciato a diminuire fortemente gli acquisti, anche rateali. Fino a tornare, nel 2013, a livelli antecedenti il 2008''.

Fabrizio Salvatori 

3 agosto 2013

«Il Cavaliere ha perso, ma ha vinto». Parla Paolo Ferrero, segretario del Prc

Segretario Ferrero, ieri, prima della sentenza, dicevi che comunque non sarebbe cambiato nulla. La pensi ancora così?

 In verità penso sarebbe vergognoso se non cambiasse nulla. Temo, però, che sarà così. Nel senso che il Pd dice: “Il Pdl come farà a tenersi come capo uno condannato”, ma appunto, dopo tutte queste condanne, il problema non è più Berlusconi ma chi si accompagna con lui. Quindi io auspicherei che il Pd traesse le conseguenze, ma, di nuovo, temo che non sarà così. Il che è un ulteriore punto di degrado, anche morale, della politica e rende ulteriormente chiaro che cosa sia questa cosa che chiamano centrosinistra.

Ma il governo è più debole o no? Riuscirà a portare a casa le riforme per le quali dice di essere nato?

La mia opinione è che le cose che loro vogliono fare sono negative. Sul piano istituzionale, ad esempio, vogliono il presidenzialismo; il centrosinistra vuole il doppio turno nei collegi e Berlusconi vuole la riforma della giustizia, cosa che in parte vogliono anche nel centrosinistra (sono tornati a dirlo). E' possibilissimo che i signori si mettano d'accordo sul peggio del peggio. Cioè che ognuno, per ragioni sue, accetti qualcosa degli altri pur di avere quello che gli interessa. E quindi io non penso che la sentenza indebolisca il governo per le cose che deve fare. Perché il programma di riforme che ha è un programma che risponde da destra alla crisi della democrazia, in termini di plebiscitarismo, riduzione ulteriore degli spazi di democrazia e di messa sotto controllo della magistratura.

Dici che il governo, in qualche modo e paradossalmente, si ricompatta?

 Diciamo così. L'esecutivo oggi è oggettivamente più debole di tre giorni fa, ma non è detto che caschi, se non altro perché il Pd pare intenzionato ad accettare qualsiasi cosa. Il governo è più debole per fare le riforme istituzionali? No, perché per il tipo di riforme che vuole fare non è per nulla detto. Poi, per quanto riguarda le scelte politico-economiche per adesso non hanno fatto alcuna modifica nella direzione di marcia rispetto a Monti. Le due cose grosse sono: l'aver detto sì al Ttip (il trattato economico con gli Usa), per altro senza alcuna discussione in Italia (gli italiani non se ne sono nemmeno accorti); e l'altra è il fiscal compact l'anno prossimo. Per il resto è possibile che il governo continui a galleggiare dentro l'impianto di Monti e che le uniche cose che farà sono per l'appunto queste riforme istituzionali che mettono insieme il peggio del sistema elettorale; il peggio del sistema previdenziale e il peggio delle riforme sulla giustizia, facendolo tutti insieme appassionatamente. Con, aggiungo, la riforma costituzionale come cornice. Quello che non è riuscito alla p2 e all'eversione stragista, rischia di riuscire al governo Letta: una maggiore messa sotto controllo della magistratura, il presidenzialismo e lo stravolgimento della costituzione.

Con la sentenza di ieri si chiude davvero un ciclo? Berlusconi è finito?

 C'è con tutta evidenza una crisi della seconda repubblica, ma è in campo un'idea di costruirne un'altra da destra e il governo Monti prima e quello Letta poi sono i governi costituenti di questo sbocco a destra dalla crisi della seconda repubblica. Uno sbocco in termini di taglio del welfare, minori diritti dei lavoratori e riduzione della democrazia con manomissione della costituzione. Insomma, siamo in una fase di passaggio verso il peggio. Quanto a Berlusconi, è possibile che esca di scena, ma, paradossalmente, avendo vinto. I vent'anni si possono senz'altro chiudere con la fine politica di Berlusconi, la sentenza è pesante. Ma realizzando, sul piano economico-sociale, esattamente le cose che voleva: il presidenzialismo, via la costituzione, magistrati sotto controllo, welfare, diritti dei lavoratori. Cioè proprio i temi in discussione, quelli che chiamano riforme. Insomma, l'eventuale uscita di scena di Berlusconi non equivale alla sua sconfitta politica, ma anzi ad un inveramento del suo disegno politico, che, per certi versi, non ha più bisogno di Berlusconi, perché è diventato senso comune di questo accrocchio centrodestra-centrosinistra.

Romina Velchi
02/08/2013 www.liberazione.it

 

1 agosto 2013

A Bologna, contro il fascismo e per la difesa della Costituzione dagli attacchi di questo sciagurato governo

Domani, 2 agosto, Paolo Ferrero parteciperà, con una delegazione di Rifondazione comunista, alla commemorazione della strage fascista di Bologna.

«Una presenza – dichiara Ferrero – che ha quest’anno un duplice significato: da un lato contro il fascismo – autore della strage di Bologna – e gli ignoranti revisionisti del PDL che ogni anno perdono l’occasione per tacere. Dall’altra a difesa della Costituzione che il governo Letta vuole stravolgere con procedure truffaldine. Questo governo sciagurato, non contento di svendere l’Italia ai potentati economici, vuole anche stravolgere la democrazia: non lo permetteremo e invitiamo il popolo italiano a far sentire la sua voce e la sua indignazione».