31 luglio 2013

Il Piano per il Lavoro proposto da Rifondazione Comunista è uno strumento per lottare, per ricomporre un campo di forze con un proposta di alternativa.


Ecco i primi materiali inerenti la campagna sul lavoro di Rifondazione comunista, che partirà con la raccolta di firme a settembre. Scaricate e diffondete!
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Palermo, disoccupato si getta nel vuoto dal quinto piano. Si è presentato negli uffici del Cefop, il centro di formazione professionale in cui aveva lavorato fino a pochi mesi fa, e si è lanciato nel vuoto dal quinto piano dello stabile a poca distanza dall'assessorato regionale al Lavoro in via Imperatore Federico a Palermo. E' morto così Roberto De Lisi, 40 anni, sposato e con figli. Le condizioni dell'uomo, soccorso da un medico e trasportato d'urgenza all'ospedale di Villa Sofia, erano apparse subito disperate. Licenziato nel dicembre scorso, secondo quanto riportato dall'Ansa, De Lisi partecipava attivamente alle proteste insieme ai suoi colleghi chiedendo di riottenere il posto di lavoro. LE Un sit in permanente degli ex dipendenti Cefop si svolge davanti la sede di un altro assessorato, quello alla Formazione, che si trova in un'altra zona della città, in viale Regione siciliana, per chiedere al governo siciliano risposte sul futuro occupazionale. Tra un mese, gli ex lavoratori del Cefop non percepiranno più il sussidio di disoccupazione: il primo settembre, dopo 7 mesi, non avranno più accesso al "paracadute" sociale. “De Lisi era stato assunto nel 2005, lavorava come amministrativo - dice un ex dipendente del Cefop, che da giorni protesta davanti alla nuova sede dell'assessorato alla formazione - E' il quinto suicidio dal 2011, quando siamo stati messi in casa integrazione, per la prima volta, ad oggi. Nessuno ci ascolta, ci ignorano tutti, siamo disperati". (da PalermoToday) 31/07/2013

DL Lavoro-Iva, via libera dal Senato con i soldi per le aziende e niente per la Cig

Via libera dell'aula del Senato al decreto lavoro-Iva . Il provvedimento e' stato approvato con 203 si', 35 no e 32 astenuti. Ora il decreto passa alla Camera in seconda lettura che lo dovrà approvare entro il 9 agosto. Nel giorno in cui l’Istat segnala il nuovo record sulla disoccupazione giovanile, il Governo del “fare come ci pare” ripropone il solito pannicello caldo.
 Il testo ha subito alcune modifiche, come tutti i decreti omnibus che si rispettino. E così di emendamento in emendamento è spuntata una tranche di 25 miliardi nel capitolo dei debiti della pubblica amministrazione verso le imprese. Un “atto dovuto” potrebbe obiettare qualcuno. Certo, ma il contrasto con il buco di risorse per la cassa integrazione è troppo evidente per formulare un giudizio positivo.
 Oltre al rifinanziamento della cassa in deroga (per chiudere il 2013 servono ancora 1,4 miliardi, dicono le Regioni), rimane aperta la partita sui contratti più flessibili in vista di “Expo 2015”, che è stata rinviata a un accordo tra le parti; e anche la richiesta di allargare fino ai giovani di 35 anni il nuovo incentivo per le assunzioni (decontribuzione con un tetto mensile di 650 euro), che è stata stoppata nel corso dell'esame nelle commissioni Lavoro e Finanze del Senato. Forse verrà affrontata più avanti. Per problemi di copertura finanziaria è stato pure deciso di far rimanere al 50% (anziché farla salire al 70%) la dote Aspi per le aziende che assumono disoccupati.
 Tra gli altri provvedimenti, il rinvio ad ottobre dell’aumento dell’Iva al 22%. Il Governo in questo modo si ritrova con un buco di circa un miliardo. Confermati invece gli aumenti degli acconti per Irpef e Ires. Ad avere la peggio sono le sigarette elettroniche, per le quali scatta una imposta di consumo del 58,5% e il divieto di pubblicità.
 Il “dl Lavoro”, rimanendo al perimetro dei temi occupazionali, prevede il bonus assunzioni per i giovani, di età compresa tra i 18 ed i 29 anni, cocn la condizione di un incremento occupazionale netto. L'incentivo vale anche per le trasformazioni di contratti di lavoro dipendente (con soggetti aventi i suddetti requisiti anagrafici) da tempo determinato a tempo indeterminato, accompagnate da ulteriori assunzioni a incremento. Il bonus è pari a un terzo della retribuzione mensile lorda (ai fini previdenziali) per un periodo di 18 mesi, ed è corrisposto al datore di lavoro unicamente mediante conguaglio nelle denunce contributive mensili.
 Inoltre, le linee guida sull’apprendistato, che puntano a fare dell’apprendistato la “modalità tipica” di entrata dei giovani nel mondo del lavoro. Il campo di applicazione riguarda tutte le imprese e non solo le pmi e le micro-imprese. Ci sono 19 milioni per tirocini formativi e di orientamento.
 Aspi. Chi assume a tempo pieno e indeterminato un lavoratore che fruisce dell’Aspi avrà un contributo mensile pari al 50% sul residuo dell’assegno che non sarà percepito dal lavoratore.
 Mezzogiorno Per auto impiego e auto imprenditorialità ci saranno 80 milioni. Altri 80 andranno per la promozione e realizzazione di progetti promossi da giovani e soggetti svantaggiati. Per i cosiddetti “Neet” del Sud sono a disposizione 160 milioni. Inoltre la social card verrà estesa a tutto il Sud con 167 milioni di euro per il biennio 2014-2015.
 Riforma Fornero. Viene modificata la legge Fornero abrogando il divieto di proroga del contratto ‘acausale’ che non potrà più avere una durata complessiva superiore ai 12 mesi, comprensivi dell’eventuale proroga. Inoltre, tornano a dieci e venti giorni gli intervalli obbligatori tra un contratto e l’altro.
 Job on call. Il Turismo viene esentato dal limite delle 400 giornate complessive in tre anni per il lavoro intermittente. E torna la sanzione amministrativa per l’omessa comunicazione della durata della prestazione anche per il datore di lavoro che ha regolarmente versato i contributi.
 Dimissioni in bianco. Estensione ai contratti di collaborazione coordinata e continuativa, anche a progetto, delle tutele contro le “dimissioni in bianco”.
Associazione in partecipazione. La norma prevede che l’azienda goda dei benefici per la trasformazione a tempo indeterminato del contratto e il lavoratore deve però rinunciare al contenzioso pregresso.
 Disabili. Il fondo per il diritto al lavoro dei disabili viene incrementato con 10 milioni di euro nel 2013 e 20 milioni nel 2014.
I dati sulla disoccupazione giovanile oltre il 39%, al 12% quella media, con quella maschile ai massimi storici,  "sono impressionanti - commenta Paolo Ferrero - frutto di quella vera e propria guerra dichiarata dai governi contro gli italiani". "Per questo Rifondazione Comunista propone di rovesciare le politiche di austerità - aggiunge - e di dar vita immediatamente ad una piano del lavoro per 2 milioni di posti di lavoro. I soldi ci sono, basta prenderli ai ricchi, riprendere la sovranità sul debito pubblico, smetterla con gli sprechi come gli F35 e la Tav".

Fabio Sebastiani
31/07/2013 www.liberazione.it

29 luglio 2013

In Piemonte avanza spietatamente la criminalizzazione dei luoghi di partecipazione. E' "semplicemente" la criminalizzazione del dissenso di massa. Per il potere la semplicità è facile a farsi, hanno strumenti spietati, vedi gli altoparlanti mediatici. Non ci faremo intimidire. Solidarietà a tutte e tutti coloro che sono colpiti dalla repressione, che in ogni caso non fermerà la lotta e il sostegno ad essa

Perquisizioni No TAV, Paolo Ferrero: Letta peggio di Erdogan. Giorgio Cremaschi: Assurda accusa di terrorismo
 "Le perquisizioni odierne - compresi i locali dove c'è la sede di Rifondazione Comunista - e le accuse pesantissime agli attivisti No Tav sono l'ennesimo, inaccettabile episodio di criminalizzazione della protesta. Il governo, non avendo alcuna ragione nel merito della costruzione dell'opera e dello sperpero di denaro pubblico, si comporta peggio di Erdogan in Turchia: cerca di stroncare la protesta con la repressione più brutale. Le accuse di terrorismo contro quella che è una lotta di popolo sono una pura persecuzione e un utilizzo del Codice penale come arma impropria. Questa repressione però non fermerà le ragioni di chi si oppone all'alta velocità sulla Torino-Lione: non ci faremo intimidire". Questo quanto dice Paolo Ferrero del PRC.
 
Dello stesso tono le dichiarazioni di Giorgio Cremaschi della Rete 28 aprile che ha dichiarato : "Dopo la bellissima e pacifica marcia popolare, a cui in tanti abbiamo partecipato con le nostre famiglie e abbiamo mostrato tutta la forza e il consenso del movimento No Tav, il palazzo ha puntualmente reagito.
Ancora una volta si gioca la carta della vergognosa accusa di terrorismo. Perquisizioni assurde a tappeto, alla ricerca di chissà quali prove di attività eversive e terroriste, si sono succedute nella valle.
È una vergogna e una provocazione a cui bisogna reagire con la più vasta campagna di solidarietà. Mi pare chiaro il senso dell'operazione politica in corso, voluta dal governo PD PDL e dal suo regime politico informativo, giudiziario. Si vuole ancora una volta accostare lotta e terrorismo, per criminalizzare una lotta popolare giusta e aperta a cui il regime non vuole dare risposte politiche.
Siamo di fronte ad un altro momento di degrado della nostra democrazia e ad un'altra manifestazione di una repressione inaccettabile, che
 copre il fallimento politico e economico del partito della Tav.
Solidarietà a tutte e tutti coloro che sono colpiti dalla repressione, che in ogni caso non fermerà la lotta e il sostegno ad essa
."
 
 
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No tav. PRC Torino: Giù le mani dalla "credenza"
 
Ezio Locatelli, segretario provinciale Prc di Torino a proposito delle perquisizioni effettuate in data odierna contro attivisti e abitazioni Notav ha rilasciato la seguente dichiarazione:
 
Esprimo sconcerto e indignazione per le perquisizioni a tappeto nelle case di attivisti NoTav in Valsusa e a Torino e le notifiche degli avvisi di garanzia per attività eversive finalizzate al terrorismo disposte dalla Procura della Repubblica di Torino. I reati contestati farebbero riferimento a quanto avvenuto la sera del 10 luglio a Chiomonte a seguito della marcia verso le reti del cantiere osteggiata dalle forze di polizia e conseguenti scontri. Tra le molte perquisizioni effettuate va registrato l'intervento di una decina di unità di polizia che ha interessato alle sei e trenta di questa mattina un locale dell'osteria “La Credenza” di Bussoleno dove alloggia un attivista NoTav a cui sono stati sequestrati computer e materiali informativi vari. Come tutti sanno “la Credenza” è lo storico punto di riferimento dei NoTav della Valle, sede sindacale e del locale Circolo di Rifondazione Comunista. Alle compagne e ai compagni che gestiscono la “Credenza” e a tutti gli attivisti e i cittadini in lotta contro il Tav va la nostra vicinanza e solidarietà.
Avremo modo di conoscere i dettagli e i risvolti dell'operazione però una cosa la possiamo dire con assoluta certezza: disconoscere l'opposizione al Tav, criminalizzare la protesta, trasformarla in un problema di ordine pubblico non porterà a nulla se non al risultato di gettare benzina sul fuoco. Forse è proprio in questa direzione che i gruppi affaristici, una classe politica e di governo screditata vogliono andare nel tentativo vano di spezzare e indebolire la protesta. Questo tentativo va respinto. La risposta deve essere ferma, partecipata coinvolgendo tutte le espressioni democratiche nel respingere ogni forma di intimidazione e provocazione. Rifondazione Comunista come sempre sarà a fianco del movimento NoTav della Valsusa.

29/7/2013

28 luglio 2013

La battaglia contro il Ttip può assumere il valore della battaglia che è stata vinta in america latina contro l’Alca, l’accordo di libero commercio delle americhe che Wasghington voleva concludere con il sub continente e che grazie all’azione dei movimenti sociali prima e ai governi progressisti che si sono affermati poi è stato respinto al mittente

Il Ttip, ovvero la deregulation planetaria

L’offensiva neoliberista contro i diritti del lavoro, l’ambiente e i diritti sociali, non conosce tregua né confini.
Nelle scorse settimane sono iniziati i negoziati per l’approvazione del Ttip, il nuovo trattato di libero, anzi liberissimo scambio fra Ue e Usa. Ttip significa trattato transatlantico sul commercio e sugli investimenti.
A volerlo sono soprattutto Usa e Gran Bretagna. A storcere un po’ il naso i francesi, che temono per l’invasione della produzione audiovisuale e culturale americana, da loro frenata e che hanno ottenuto che questo settore venga escluso. Ma in realtà tutti hanno votato a favore dell’avvio delle trattative. Nel consiglio europeo lo hanno fatto i capi di stato ( incluso Letta, non si capisce se con mandato o meno del nostro Parlamento) Nel Parlamento europeo, come sempre accade hanno votato insieme a favore dell’avvio dei negoziati conservatori e socialisti europei, ormai campioni incontrastati del liberoscambismo neoliberista.


L’oggetto della trattativa non saranno i dazi commerciali, già bassi fra le due sponde dell’atlantico, ma quelli che vengono definite barriere non tariffarie. Ovvero quell’insieme di norme e e regolamenti specifici per categorie di prodotti che non sono omogenei.
Qual è il rischio di una trattativa di questo tipo? Che l’abbattimento delle barriere non tariffarie significhi la deregolamentazione totale in settori come l’agricoltura o i servizi, la definitiva mercificazione di salute, istruzione, beni comuni. Il potere assoluto delle multinazionali sulle nostre vite.
La retorica che accompagna la preparazione del trattato naturalmente parla di storica opportunità. Ma a ben guardare, il beneficio economico che scaturirebbe da questo nuovo trattato, visto il già imponente volume di scambi commerciali esistente, è irrisorio. Le previsioni più ottimistiche, fatte dalla stessa Commissione Europea, parlano di un aumento del Pil dell’eurozona dello 0,5% in dieci anni. Ovvero il nulla.


 A rimetterci con questo trattato saranno come sempre i lavoratori e i diritti sociali e ambientali, subordinati alla logica spietata del profitto.
Coloro che guadagnerebbero da questo trattato sono solo le grandi multinazionali, che vedrebbero abbattute regole di garanzia sociale e ambientale, quelle a tutela dei consumatori e, questa è la parte più importante e taciuta, garantiti i loro profitti nel caso qualche stato voglia approvare norme sull’ambiente o sociali che ne possano intaccare gli interessi. Questo punto era il cuore anche di precedenti trattati come il Mai( Accordo multilaterale sugli investimenti) e l’Alca. Ovvero la possibilità per le compagnie sovranazionali di essere aldilà delle leggi degli stati nazione, e di poter garantire attraverso arbitrati internazionali i propri interessi.

 Altro elemento critico del trattato in discussione è il capitolo servizi. Pubblici e sociali. Alla vigilia dello smantellamento in corso del sistema pubblico di welfare in corso in europa, in particolare nei paesi del sud, a fare gola alle multinazionali e ai fondi pensioni e d assicurativi d’oltreoceano è l’apertura di questo mercato, dove a farla da padrone sarebbero i colossi statunitensi.
Punto altrettanto delicato è quello dell’agricoltura, con la questione degli ogm e della salvaguardia delle produzioni europee.
I tecnici al lavoro per la scrittura del trattato non sono neutrali. Sono agenti delle multinazionali. Saranno loro, con i loro uffici lobbistici a dettare le norme e le materie da trattare.

 La battaglia contro il Ttip può assumere il valore della battaglia che è stata vinta in america latina contro l’Alca, l’accordo di libero commercio delle americhe che Wasghington voleva concludere con il sub continente e che grazie all’azione dei movimenti sociali prima e ai governi progressisti che si sono affermati poi è stato respinto al mittente. Di quella contro il già citato Mai del movimento anti globalizzazione.
Dobbiamo lavorare per questo in tre direzioni. Primo informare su cosa è veramente questo trattato e sui suoi effetti nefasti per l’economi a europea e per il suo sistema sociale.
Secondo promuovere mobilitazioni a livello nazionale , europeo, e anche fra Europa e usa, costruendo coordinamenti e un vero e proprio movimento contro quella che si appresta a d essere una nuova rapina ai danni dei diritti sociali e ambientali, mettendo il rifiuto del Ttip come punto di tutte le piattaforme delle mobilitazioni sociali e politiche dei prossimi mesi contro l’austerità.
Terzo, e spetta a noi, dare vita alla campagna decisa comunemente come Partito della Sinistra Europea contro il Ttip, decisa a Porto nello scorso esecutivo di Luglio.

Fabio Amato
Resp. Dipartimento Esteri PRC

L’appello a non stravolgere la Costituzione, che vede tra i promotori, costituzionalisti del calibro di Alberto Lucarelli, presidente dei comitati ‘Viva la Costituzione’, Alessandro Pace e Massimo Villone, giuristi come il magistrato di Cassazione Mimmo Gallo, esponenti di primo piano dell’associazionismo italiano come don Ciotti di Libera, personaggi politici come Paolo Ferrero e Antonio Di Pietro, e giornalisti come Sandro Ruotolo e Beppe Giulietti di Articolo 21, tanto per citarne alcuni, ha raggiunto circa 95.000 firme on line in soli tre giorni.

 
Costituzione, l'appello "Non vogliamo la Riforma della P2" verso le 100mila firme

L’appello (www.change.org), ospitato dal Fatto Quotidiano, mira ad impedire lo sfregio della Carta Costituzionale attraverso la modifica dell’articolo 138 che è la chiave della Carta.
 
Il testo dell'appello
Ignorando il risultato del referendum popolare del 2006 che bocciò a grande maggioranza la proposta di mettere tutto il potere nelle mani di un “Premier assoluto”, é ripartito un nuovo e ancor più pericoloso tentativo di stravolgere in senso presidenzialista la nostra forma di governo, rinviando di mesi la indilazionabile modifica dell’attuale legge elettorale.
In fretta e furia e nel pressoché unanime silenzio dei grandi mezzi d’informazione la Camera dei Deputati ha iniziato a esaminare il disegno di legge governativo, già approvato dal Senato, di revisione dall’articolo 138, che fa saltare la “valvola di sicurezza” pensata dai nostri Padri costituenti per impedire stravolgimenti della Costituzione.
Ci appelliamo a voi che avete il potere di decidere, perché il processo di revisione costituzionale in atto sia riportato sui binari della legalità costituzionale.
Chiediamo, innanzitutto, che l’iter di discussione segua tempi rispettosi del dettato costituzionale, che garantiscano la necessaria ponderazione delle proposte di revisione, il dovuto approfondimento e anche la possibilità di ripensamento.
Chiudere, a ridosso delle ferie estive, la prima lettura del disegno di legge costituzionale, impedisce un vero e serio coinvolgimento dell’opinione pubblica nel dibattito che si sta svolgendo nelle aule parlamentari.
In secondo luogo vi chiediamo di restituire al Parlamento e ai parlamentari il ruolo loro spettante nel processo di revisione della nostra Carta costituzionale.
L’aver abbandonato la procedura normale di esame esplicitamente prevista dall’articolo 72 della Costituzione per l’esame delle leggi costituzionali, l’aver attribuito al Governo un potere emendativo privilegiato, l’impossibilità per i singoli parlamentari di sub-emendare le proposte del Governo o del Comitato, la proibizione per i parlamentari in dissenso con i propri gruppi di presentare propri emendamenti, le deroghe previste ai Regolamenti di Camera e Senato, costituiscono altrettante scelte che umiliano e comprimono l’autonomia e la libertà dei parlamentari e quindi il ruolo e la funzione del Parlamento.
Vi chiediamo ancora che i cittadini possano liberamente esprimere il loro voto su progetti di revisione chiari, ben definiti e omogenei nel loro contenuto.
L’indicazione generica di sottoporre a revisione oltre 69 articoli della Costituzione, contrasta con questa esigenza e attribuisce all’istituendo Comitato parlamentare per le riforme costituzionali indebiti poteri “costituenti” che implicano il possibile stravolgimento dell’intero impianto costituzionale.
Non si tratta di un intervento di “manutenzione” ma di una riscrittura radicale della nostra Carta fondamentale non consentita dalla Costituzione, aperta all’arbitrio delle contingenti maggioranze parlamentari.
Chiediamo che nell’esprimere il vostro voto in seconda lettura del provvedimento di modifica dell’articolo 138, consideriate che la maggioranza parlamentare dei due terzi dei componenti le Camere per evitare il referendum confermativo, in ragione di una legge elettorale che distorce gravemente e incostituzionalmente la rappresentanza popolare, non coincide con la realtà politica del corpo elettorale del nostro Paese. Rispettare questa realtà, vuol dire esprimere in Parlamento un voto che consenta l’indizione di un referendum confermativo sulla revisione dell’articolo 138.
Vi chiediamo infine di escludere dalle materie di competenza del Comitato per le riforme costituzionali la riforma del sistema elettorale che proprio per il suo significato politico rilevantissimo ha un effetto distorsivo nell’ottica della revisione costituzionale.
E’ in gioco il futuro della nostra democrazia.
Assumetevi la responsabilità di garantirlo.

Tra i firmatari:
Alberto Lucarelli, Gianni Ferrara, Don Luigi Ciotti, Raniero La Valle, Paolo Maddalena, Cesare Salvi, Massimo Villone, Silvio Gambino, Domenico Gallo, Antonio Ingroia, Beppe Giulietti, Antonello Falomi, Raffaele D'Agata, Mario Serio, Antonio Di Pietro, Paolo Ferrero.

RedAzione
28/07/2013 www.controlacrisi.org

Il Piano per il Lavoro proposto da Rifondazione Comunista è uno strumento per lottare, per ricomporre un campo di forze con un proposta di alternativa.

Lavoro: Un progetto contro il governo di larghe intese e le politiche liberiste

C’è un urgenza evidente. E’ quella di rompere lo stallo. Lo stallo di un paese in cui non esiste un’opposizione sociale e politica minimamente adeguata a quanto sta accadendo. Un paese in cui disagio e disperazione sociale rischiano di essere confinati nella dimensione della rabbia individuale più che in conflitti collettivi capaci di durata, sedimentazione di coscienza, progetto di alternativa.
A questa necessità è indispensabile dare una risposta, provando a ricostruire opposizione e conflitto contro le politiche del governo e dell’Europa di larghe intese, a rimettere insieme il campo della sinistra di alternativa, ad avanzare una proposta di trasformazione.
Il governo Letta-Alfano, ha rinviato molti nodi a partire da quelli che più hanno occupato il dibattito pubblico, dall’Imu all’Iva, ma l’immagine del “governo del rinvio” stretto tra le contraddizioni della coalizione che lo sostiene, finisce per contribuire ad abbassare il livello della denuncia tanto dell’impianto di fondo, quanto delle singole scelte assunte o annunciate.
 Il “governo del rinvio” non ha rinviato di peggiorare la situazione in materia di sicurezza del lavoro nel “decreto del fare”. Né di liberalizzare l’uso dei contratti a termine, ampliare il ricorso al lavoro accessorio, intermittente, al falso lavoro autonomo, peggiorando persino la controriforma Fornero. E il plauso all’accordo Expo 2015 che “può essere modello nazionale” secondo Letta, inaugura il modello del lavoro puramente gratuito “volontario”, un’inedito assoluto fino ad oggi.
 Per altro verso dalla nomina di Di Gennaro ai vertici di Finmeccanica, alle dichiarazioni di Saccomanni al G20 di Mosca, a quelle dello stesso Letta sulla “cessione di partecipazioni pubbliche nazionale e anche degli Enti Locali”, è evidente quale sia la strategia del governo: una nuova ondata di privatizzazioni del residuo patrimonio pubblico, delle aziende partecipate come dei servizi pubblici locali.
Sono scelte certo non inattese, ma su cui è necessario che si alzi il livello della denuncia. Sono scelte che proseguono ed estremizzano le politiche iperliberiste: quelle politiche che sono non solo all’origine della crisi generale, ma della crisi specifica che colpisce in particolar modo il nostro paese.
A che cosa è dovuta infatti quella vera e propria “crisi nella crisi” che ci consegna una caduta di reddito, occupazione, produzione ed investimenti molto peggiore della media europea se non agli effetti delle manovre dei governi Berlusconi e Monti, combinati con la particolare intensità e gravità della stagione delle privatizzazioni nel nostro paese, con l’idea che la sola politica industriale fosse la precarizzazione, la compressione di salari e diritti del lavoro? L’Italia è stata seconda solo al Giappone nei processi di privatizzazione degli ultimi venticinque anni: un bilancio totalmente fallimentare, di cui ora ci si appresta a lanciare la fase conclusiva.
E’ con questa consapevolezza che abbiamo lavorato a definire la proposta di Piano per il Lavoro. Con la consapevolezza che il rimedio non può stare nel male, che la soluzione della crisi non può venire né in Italia né in Europa dalla continuazione estremistica delle politiche che l’hanno prodotta, ma dal rovesciamento di quelle politiche.
Il Piano per il Lavoro vuole creare almeno un milione e mezzo di posti di lavoro in tre anni, iniziando a dare una risposta ai 3milioni e 140 mila disoccupati, ai tre milioni di persone che un lavoro lo vorrebbero ma non lo cercano perché pensano che sia impossibile trovarlo, ai 520mila lavoratrici e lavoratori in cassa integrazione a zero ore.
E vuole farlo redistribuendo la ricchezza, ricomponendo il mondo del lavoro, proponendo un nuovo intervento pubblico, progettando un diverso modello di sviluppo che ponga il tema del “cosa, come, per chi produrre”.
Vuole essere una piattaforma di ricomposizione, laddove pone il tema strategico della riduzione dell’orario di lavoro settimanale e nell’arco della vita, perseguendo l’obiettivo delle 32 ore settimanali e della radicale rimessa in discussione della controriforma delle pensioni: per superare quella prima grande divisione tra chi è costretto ad orari di lavoro sempre più lunghi e per un tempo sempre più lungo, e chi è costretto a sbattersi dalla mattina alla sera nella ricerca di un lavoro che non c’è o è sempre più precario e privo di diritti.
 Vuole essere una piattaforma di ricomposizione laddove propone il salario orario minimo da definirsi sulla base dei minimi contrattuali per tutte le prestazioni lavorative, lavoro parasubordinato e stage compresi, perché ad uguale lavoro tornino a corrispondere uguali diritti e retribuzione, e laddove istituisce il reddito minimo per chi un lavoro non ce l’ha, universalizzando garanzie e tutele in caso di disoccupazione.
Vuole essere una proposta di nuovo intervento pubblico, per ricostruire una capacità di programmazione democratica dell’economia, dal credito alle politiche industriali, dalla conoscenza al welfare. Vuole proporre un’idea di pubblico egualitario e partecipato, il pubblico dei “beni comuni” in cui è centrale il protagonismo delle realtà locali, delle lavoratrici e dei lavoratori, delle associazioni e della cittadinanza attiva.
E vuole essere un progetto di modello di sviluppo alternativo, per una riconversione ecologica e solidale dell’economia, capace di rispondere non solo alla crisi economica e sociale, ma a quella climatica e ambientale, dandosi gli obiettivi della riqualificazione e riconversione delle produzioni, della salvaguardia del territorio e della natura, dell’economia della conoscenza, della cura delle persone.
Si può fare? Si può fare con un intervento che reperisca le risorse da chi si è arricchito in questi anni a scapito della maggioranza della popolazione: con una patrimoniale che colpisca la scandalosa concentrazione di ricchezza esistente in un paese in cui l’1% delle famiglie possiede lo stesso patrimonio del 60% meno abbiente, ripristinando una progressività reale del fisco, contrastando la grande evasione fiscale, tagliando le spese per la guerra e quelle per le grandi opere inutili.
 Si può fare, dicendo no al Fiscal Compact e alle politiche che stanno aggravando la crisi, distruggendo la società e la democrazia in Italia ed in Europa.
Il Piano per il Lavoro è uno strumento per lottare, per ricomporre un campo di forze con un proposta di alternativa. E’ molto più realistico della continuazione delle politiche neoliberiste. Perché dalla crisi si esce solo rimettendo a tema un progetto di trasformazione, l’eco-socialismo del XXI secolo.

Roberta Fantozzi
Segreteria nazionale PRC

27 luglio 2013

Considerando il diritto alla salute e dunque alla vita il più inviolabile e sacro dei diritti umani, esprimiamo la nostra solidarietà e il nostro incondizionato appoggio alle cittadine e ai cittadini siciliani, ai comitati No Muos e al Comitato Mamme No Muos di Niscemi

No-Muos, per il diritto alla salute

Una vera e propria beffa ai cittadini siciliani la decisione del Presidente della Regione Rosario Crocetta, che dopo aver, nel marzo scorso, revocato la concessione per l'installazione del Muos a Niscemi, ha pensato bene, nei giorni scorsi, di fare marcia indietro revocando a sua volta, nell'imbarazzo generale, la revoca imposta ai lavori.
Una decisione incomprensibile, che tradisce ogni fiducia riposta nelle istituzioni dai tanti cittadini, comitati, organizzazioni locali e non che in questi mesi hanno sostenuto la battaglia contro la costruzione del potente (e nocivo) sistema satellitare di difesa targato Usa sul territorio della Trinacria.
Dal canto nostro, considerata l'emblematicità della vertenza contro il Muos, il suo potente impatto sulla salute e le questioni sottese che esso solleva (dalla sovranità nazionale, alle politiche di difesa, al diritto di autodeterminazione delle comunità locali sul proprio territorio) avevamo disposto che, nell'ambito della 2° edizione del Premio Donne Pace Ambiente Wangari Maathai, promosso dall'Associazione A Sud in collaborazione con la Casa Internazionale delle Donne e con il patrocinio della Commissione delle Elette del Comune di Roma, che ha l'obiettivo di visibilizzare l'impegno delle donne nella difesa del territorio e dei diritti, uno dei premi fosse assegnato proprio ad una attivista del comitato Mamme No Muos di Niscemi, Concetta Gualato.
Un contributo simbolico al sostegno di una lotta che ci vede tutte e tutti al fianco delle comunità siciliane nel tentativo di sventare l'ennesimo attacco al diritto alla salute e alla salubrità del territorio.
La recente decisione del presidente Crocetta, che ci lascia senza parole, dimostra una volta ancora l'assoluta cecità delle istituzioni politiche rispetto alle richieste che giungono dai territori e dai cittadini e conferma la pericolosissima tendenza a sovra ordinare al rispetto di diritti inviolabili e costituzionalmente garantiti altri tipi di interessi affatto generali.
Ancor più scandaloso che il dietro front della Regione faccia riferimento al contestato parere emesso nelle scorse settimane dall'Istituto Superiore di Sanità, secondo cui il Muos non farebbe male alla salute di chi vi abita accanto. Parere considerato dai comitati e dai tanti tecnici che in questi anni hanno lavorato a dimostrare il contrario, basato su presupposti scientifici tutt'altro che inattaccabili.
Per queste ragioni, e considerando il diritto alla salute e dunque alla vita il più inviolabile e sacro dei diritti umani, esprimiamo la nostra solidarietà e il nostro incondizionato appoggio alle cittadine e ai cittadini siciliani, ai comitati No Muos e al Comitato Mamme No Muos di Niscemi, in mobilitazione da giorni contro quest'ennesimo attacco alla sovranità popolare e alla giustizia sociale ed ambientale che dovrebbe invece orientare ogni scelta di buon governo.

Associazione A Sud
Casa Internazionale delle Donne
Zero Violenza Donne
Associazione daSud
Coop. Be Free
Action A
Bambini senza Onde
EVA Pescomaggiore

La commissione allargata del Premio Donne Pace Ambiente Wangari Maathai

27/07/2013

Ricordiamoci sempre: il tumore di questo tempo è davanti a noi, lo chiamano capitalismo

UN CANCRO DA ESTIRPARE DI NOME CAPITALISMO

Soggiogare il popolo italiano non è mai stato difficile, abbiamo nel dna la venerazione verso i potenti e “più saranno sanguinari, tanto più gli agevolati e faccendieri del ...sistema troveranno spazio e i bastardi si consegneranno alla storia come autorevoli statisti”. Quel che si prospetta non è una rivoluzione, ma una guerra dove i poveri cadranno nelle piazze sepolti dalla miseria e dalla carità, non siate ottimisti perché il risveglio potrebbe rivelarsi ancor più amaro, non abbiate timore di rivendicare i vostri diritti purchè partano dal basso, non dagli affiliati e ruffiani del potere, dalle finte opposizioni, il popolo è l’unica resistenza possibile.
I cenni storici da annoverare in questa realtà plastificata procurano essenze alquanto cagionevoli per i protagonisti colonizzatori, così come la manipolazione appare come fulcro essenziale per incanalare ragioni e sentimenti sul versante della falsità. Il ventesimo secolo passa attraverso le due guerre mondiali e i geniali riflessi riassuntivi portano gli studiosi a revisionare misfatti e tragedie, tanto che nessuno osa dire che la prima guerra mondiale, per certi versi fu cruenta e apocalittica come la seconda; diventa un gioco da ragazzi dimenticare i 4000 morti al giorno nelle battaglie, senza aggiungere che ogni guerra proveniva da una crisi. In realtà la shoa ha cancellato e ha concesso il beneficio di non revisionare i secoli dedicati alla santa inquisizione o l’annientamento sistematico degli indios in america o le guerre segrete nei paesi dove non esiste civiltà e sviluppo, così come è stato facile riproporre maggior visibilità alla bomba di Hiroshima e tralasciare quella sganciata, dopo pochi giorni, a Nagasaki.
Tutto parte da quella strana mania di etichettare, classificare al fine di porsi limiti mentali rinchiusi in uno spazio striminzito, difeso da una potenza millenaria prototipo del Sacro Romano Impero, un po’ Vaticano, indissolubile e indistruttibile e un po’ Nato, poteri pubblicizzati sia dalle credenze popolari che dall’autorità di poteri occulti internazionali o, meglio, multinazionali. Se alla prima bomba atomica la giustificazione dell’inconsapevolezza non ha suscitato perplessità, sulla seconda la riproduzione storica ha insabbiato il carattere vigliacco di un popolo guerrafondaio come gli States. Ancora oggi è impossibile farfugliare il numero dei morti, come nessuno ha il coraggio di ammettere che quelle due bombe e la strage conseguente sono l’equivalente netto di due campi di sterminio e se, da un lato, molti professano la crudeltà della guerra, dall’altra qualcuno giustifica in modo volgare e scioccante l’operato vizioso dell’aviazione Statunitense.
I giornali e molti libri riportano quel che i colonizzatori suggeriscono, tanto che nessuno osa dire che i genocidi, le stragi in nome della religione, le disparità sociali e la conseguente esportazione della democrazia hanno superato di gran lunga i morti dovuti all’olocausto, come nessuno affermerebbe che la più grande tragedia proviene dalla vigliaccheria insita nel capitalismo. Presto detto! nessuna strage o genocidio può essere sepolto, non esistono morti da ricordare e altri da dimenticare, la morte è la fine, non va barattata con il falso, la morte è seria, le stragi dimenticate non sono peccati veniali, chi induce a seppellire la memoria ha il solo intento di rinverdire la coscienza.
La guerra riassume solo lutti, non conquiste e questa è una guerra senza paradossi, e tanto più il capitalismo seppellirà la memoria, tanto più verranno a galla teschi e vomitevoli compromessi, ancor oggi offuscati dal “disonesto sapere”. I vincenti non sono sempre dei bravi maestri. Questo non è il solito discorso antiamericano o antisionista, personalmente leggo la storia per non impantanare nei soliti dubbi. Qualcuno scrisse che la storia si perdona per natura, bene io perdonerei quasi tutto a questo capitalismo coloniale, perdonerei le guerre, perdonerei misfatti e falsi storici, perdonerei l’incoscienza e l’incapacità di ravvedersi; non posso, però, perdonare l’aver sottratto alla platea il palco dei teatri e sostituirlo con le pellicole. Perché le pellicole sono amorfe, inanimate e senza volti, basta tagliarle dove sanguinano e sostituirle con una scena elegante, magari lussuriosa, pur di occultare, tra effetti brillanti, le anime incendiate dall’ignoranza.
No, nessuna scusa a questa manipolazione! Il rancore non è più un sentimento, ma uno stato di fatto, il capitalismo ha sottratto all’uomo la coscienza, l’arte e l’essenza stessa del vivere in comune, la stortura dei messaggi è l’arma di distruzione di massa. Non potrei mai scusare la riconversione culturale e la ridefinizione sociale atte a modellare un nuovo mondo o, meglio, ordine mondiale dove il cittadino torna servo e i governanti trasformarsi in imperatori del mercato e divise pronte a tutto pur di avallare questa regressione degna dei peggiori regnanti storici, avvezzi alla calunnia e al cinismo, al ricatto e all’allusione.
Abbiamo multinazionali che sventolano le bandiere nato e cittadini persuasi dalla pubblicità. Non Vi piace questo? Allora, toglietevi dalla mente le malsane e pericolose speranze e non affrettatevi nella corsa per salire a bordo di questo scempio, vedremo ancora milioni di morti, al punto che l’olocausto sembrerà un lutto cittadino e il regresso sosterrà nuovi faraoni, non siate passivi perché abbandonare la lotta è un gesto vigliacco quanto il falso sobillato dai giornali. Ricordiamoci sempre: il tumore di questo tempo è davanti a noi, lo chiamano capitalismo, noi non abbiamo scelta o lo combattiamo, oppure possiamo tirarci indietro e goderci il resto dell’infelicità!
 
Antonio Recanatini 
26/7/2013 www.bellaciao.it
 

26 luglio 2013

Cuba, 26 luglio 1953

Oggi a Cuba si festeggia la nascita della rivoluzione e noi ci uniamo nei festeggiamenti ai compagni e alle compagne cubane. Il 26 luglio del 1953 infatti ci fu il fallito assalto alla caserma Moncada che rappresenta la prima azione – fallita – del movimento che portò alla rivoluzione. Cuba ci piace anche per questo: in un capitalismo che glorifica i vincitori e il successo recitando ogni giorno il “guai ai vinti”, Cuba festeggia la rivoluzione a partire da una sconfitta, da un insuccesso. I compagni cubani hanno ben chiaro che vincere non significa avere ragione e perdere non significa avere torto. Fidel dopo questa sconfitta scrisse un libro dal titolo: “la storia mi assolverà”. Anche in Italia abbiamo da imparare molto dai compagni cubani, a valutare sconfitte e vittorie sul progetto storico della rivoluzione, evitando di fare nostri i giudizi disfattisti dei nostri nemici

Paolo Ferrero
Segretario di Rifondazione Comunista
26 luglio 2013 www.paoloferrero.it/
 

25 luglio 2013

Subito mobilitati i "No Muos" dopo il voltafaccia del presidente Crocetta. Nonostante Il Rapporto dell'Istituto superiore della sanità, nelle parti riguardanti l'inquinamento chimico proveniente da Gela e lo stato di salute della popolazione, conferma l'assolta inopportunità della installazione del Muos presso la base Nrtf di Niscemi

La marcia indietro di Rosario Crocetta

Con una nota indirizzata ieri al ministero della Difesa - che evidentemente la attendeva con trepidazione - il governatore Crocetta ha fatto marcia indietro: via libera agli americani, avanti tutta con il Muos. Questo nonostante la Relazione dicesse esplicitamente trattarsi di un parere scientifico, non utilizzabile a fini autorizzativi, per i quali andavano seguite le procedure di legge. Questo nonostante il motivato parere contrario dei suoi stessi tecnici della Regione che hanno allegato alla Relazione la loro Nota di otto pagine ricevuta da Crocetta il 12 luglio. Ragioni poi esplicitate in un Rapporto di 150 pagine da parte di un Gruppo di lavoro comprendente docenti universitari ed esperti di eccellenza a livello nazionale, inviatogli il 21 luglio mediante posta certificata.
 L'undici luglio si è tenuta l'ultima riunione del Tavolo tecnico sul Muos presso l'Istituto superiore della sanità: come da verbale della riunione, i lavori si sono conclusi con un Rapporto al quale era allegata la Nota che dissentiva su parte delle conclusioni del Iss, specialmente sulla questione della pericolosità del Muos e della valutazione dei campi elettromagnetici della base Nrtf. Il 18 luglio, il Rapporto Iss è stato diffuso agli organi di stampa privo degli allegati. Vi era un accordo fra gentiluomini che prevedeva la diffusione completa del Rapporto: direi che tutto ciò è stato superato dal fatto che neppure l'ente che l'ha commissionato si sia preso la briga di tenerne conto in maniera completa. Evidentemente le fortissime pressioni esterne - ricevute anche dal sottoscritto ma qualificate come irricevibili - altrettanto non erano per altri.
Il Muos non è un impianto astratto, ma è proposto per la installazione presso la base Nrtf di Niscemi. Nell'ambito della gestione del rischio dovuto al Muos a Niscemi non si può pertanto prescindere dalla sua valutazione integrata insieme alle altre sorgenti di rischio rilevante nell'area. I campi elettromagnetici (Cem) emessi fin dal 1991 dalle antenne Nrtf a Niscemi hanno valori prossimi o superiori ai livelli di attenzione stabiliti dalla Legge italiana, come si evince da misurazioni effettuate da Arpa Sicilia negli anni, che sono in motivato contrasto con la recente campagna di misurazione effettuata da Ispra. Sia per le antenne che per il Muos manca un modello previsionale atto a determinare la distribuzione spaziale dei Cem, come previsto dalla legge.
Valutazioni teoriche approssimate effettuate per il Muos, seguendo la normativa italiana, indicano che il rischio dovuto agli effetti a breve e lungo termine è rilevante e ne sconsigliano l'installazione presso Nrtf Niscemi: effetti a breve termine dovuti ad incidenti, effetti a lungo termine dovuti ad esposizione cronica, interferenza con apparati biomedicali elettrici. La procedura autorizzativa per il Muos a Niscemi nel 2011 era completamente al di fuori delle prescrizioni di legge ed era stata giustamente revocata.
Ogni proponimento di ripresa dei lavori doveva essere a valle di una nuova procedura autorizzativa. La letteratura scientifica recente conferma gli effetti dei Cem a lungo termine, soprattutto se si prende in considerazione quella indipendente e non viziata da conflitti di interesse. Il Rapporto del verificatore del Tar supporta pienamente la sentenza che parla di priorità e assoluta prevalenza del principio di precauzione (art. 3 dlg. 3.4.2006 n. 152), nonché dell'indispensabile presidio del diritto alla salute della Comunità di Niscemi, non assoggettabile a misure anche strumentali che la compromettano seriamente.
Il Rapporto dell'Istituto superiore della sanità, nelle parti riguardanti l'inquinamento chimico proveniente da Gela e lo stato di salute della popolazione, conferma l'assolta inopportunità della installazione del Muos presso la base Nrtf di Niscemi.
Infine il Muos viola anche e soprattutto ben tre prescrizioni della normativa sul paesaggio, insistendo in un Sito di interesse comunitario, in una zona di massima tutela del piano paesaggistico di Caltanissetta e in area "A" della Riserva Sughereta. Insomma, se è vero che la tutela del paesaggio rientra tra i principi fondamentali della Costituzione, come si concilia con ciò il Muos a Niscemi? Usiamo la lingua dei padri: hoc erat in votis, ubi maior, minor cessat.

Massimo Zucchetti
Tecnico della regione Sicilia

Il peggio, comunque, deve ancora arrivare. E riguarda la sessione contrattuale su orario di lavoro, turni e riposi. Se le premesse sono queste è lì che gli imprenditori daranno la zampata finale. E' lì che verrà concentrato l'attacco sulla flessibilità

Expo, ecco come l'accordo tra le parti distribuisce i soldi della formazione alla casta sindacale

Ad una prima lettura il cosiddetto accordo sull’Expo (in realtà è un Protocollo d’intesa) formalmente non sposta poi così tanto l’asticella rispetto alle norme effettive vigenti. Alla fine utilizza il contratto del commercio, che per ammissioni degli stessi sindacalisti è già di per se pieno di ‘buchi’ dal punto di vista dei diritti dei lavoratori, e incarta tutto dentro un bel pacchetto fatto di “commi e buone intenzioni” il cui obiettivo è quello di rendere le relazioni sindacali e l’utilizzo degli addetti il più trasparente possibile ed esigibile quel che è scritto nelle norme (si dice per esempio che le buste paga devono essere regolari sia sotto l'aspetto retributivo che contributivo!). Senza questo passaggio, Expo’ spa avrebbe potuto, e dovuto, operare, con più o meno gli stessi strumenti, lasciando però la porta aperta a qualche slabbratura di troppo, soprattutto dal punto di vista della sicurezza e della trasparenza. La trasparenza, e la legalità, è un punto sensibile di questo grande evento internazionale perché non c’è stato appalto fino ad ora che non abbia visto l’interessamento della magistratura.
 Come sottolinea Antonio Lareno, che per la Cgil cura proprio il “Progetto Expo”, si tratta di un testo puramente difensivo che non peggiora né migliora niente. Non per questo, però, è meno pericoloso e pieno di insidie. Ci sono due o tre luoghi in cui la minestra cucinata è davvero indigesta.
Il primo è tutto politico, e riguarda l’estendibilità del “laboratorio Expo”. Expo, per definizione, è un evento temporale. E la temporalità, del resto, è stata uno dei criteri ispiratori del protocollo stesso. Come si intenda estendere questa temporalità alla generalità delle imprese resta un mistero. O meglio, si potrebbe cominciare con le grandi opere. E’ tuttavia lecito considerare la grande opera come un utilizzo temporaneo di forza lavoro? C’è poi un secondo punto politico, che riguarda i rapporti sindacali tra le parti sociali e il Governo. Il protocollo Expo dovrebbe porre un argine al cosiddetto articolo 8, quello inserito nottetempo dal ministro Maurizio Sacconi, dimostrando sul campo che si possono fare accordi aziendali senza andare ad intaccare più di tanto il contratto nazionale, come pretende appunto Maurizio Sacconi, e come ha scritto chiaramente in quell’articolo. Quanto potrà reggere questa logica, di accordo aziendale in accordo aziendale? Non si fa prima a mettere fuori legge l’articolo 8? E’ un terreno tutto perdente, non ci sono dubbi. C’è già chi, come fa il Sole 24 ore oggi, scrive come con questa logica si potrebbe addirittura bypassare la sentenza della Cassazione sulla rappresentanza. La Fiom è avvertita. La cosiddetta emergenza nazionale della crescita e l’occupazione giovanile finiranno per asfaltare qualsiasi diritto del lavoro. E i sindacati lo dovranno accettare senza colpo ferire, anche perché anche loro hanno sottolineato la stessa cosa. Un bel capolavoro. Se avessero costruito una piattaforma contro la crisi le cose, forse, sarebbero andate diversamente; ma questo è un altro discorso.
 Nel merito, invece, il Protocollo Expo, più di qualche bruttura la mette in campo. A cominciare da quel lavoro volontario, che viene in qualche modo ufficializzato. Si tratta di qualche centinaio di persone, non poche visto che i cosiddetti "regolari" sono ottocento. Il sindacato non ha provato nemmeno ad entrare nel merito dell’organizzazione del lavoro. Ha dovuto accettare il fatto che ormai in “qualsiasi grande evento” è prevista una quota di lavoro volontario. Questo lavoro è stato sì quantificato e regolamentato, ma sul fatto che l’azienda copra con il suo utilizzo “processi produttivi” che potrebbero essere occupati da lavoro retribuito non si dice niente. O meglio, i concetti utilizzati sono molto sfumati e difficilmente verificabili. Addirittura, oltre a quello “ufficiale” rimarrà fuori sacco una quota di lavoro volontario che attualmente sfugge alla percezione diretta, tipo l’opera dell’associazione “Ex Carabinieri”, una associazione che a Roma viene utilizzata per esempio in metropolitana nelle varie fermate al posto della guardiania di addetti Metro o vigilantes.
 A ben guardare anche gli stage non saranno pagati con una regolare busta paga. Nel Protocollo di Intesa si parla di rimborso spese (più i buoni pasto). La presenza della busta paga è importante perché è attraverso questa che si controllano i vari istituti contrattuali e il relativo valore in denaro. Gli straordinari, ad esempio; o la produttività, oppure lo stesso inquadramento, che nel caso dell’Expò è molto basso, non a caso. Si tratta di voci che verranno godute da una ristretta cerchia di persone.
 Come si è capito, l’epifania del Protocollo d’Intesa, non è certo per i lavoratori, che faticheranno con compensi poco sopra l’assegno della pensione sociale (stage). La ciccia è, manco a farlo apposta, per i sindacati, che attraverso gli enti bilaterali e organismi vari, si spartiscono la torta della formazione e dei servizi al lavoro. Migliaia di ore per le quali sono previste finanziamenti pubblici che verranno pagate profumatamente alla casta sindacale e al funzionariato vario. Senza contare l’invisibile mano delle agenzie interinali, sempre pronte a “reperire” persone sul mercato. Ci si chiede, ma con tutta questa disoccupazione che c’è è davvero così impossibile trovare persone disposte a lavorare?
 Il peggio, comunque, deve ancora arrivare. E riguarda la sessione contrattuale su orario di lavoro, turni e riposi. Se le premesse sono queste è lì che gli imprenditori daranno la zampata finale. E' lì che verrà concentrato l'attacco sulla flessibilità, già ampliamente spalmata su questo primo testo. Ai padroni la flessibilità non sembra mai abbastanza. E non perderanno l'occasione per riaffermarlo con tutta la forza possibile.

Fabio Sebastiani
24/07/2013 www.liberazione.it

24 luglio 2013

G8 Genova 2001: i racconti di Mauro Biani

Diaz. La vignetta è nel mio libro “Chi semina racconta, sussidiario di resistenza sociale“. Più di 240 pagine e 250 vignette e illustrazioni/storie per raccontare (dal 2005 al 2012) com’è che siamo finiti così.
Ora l’idea è di cominciare a realizzare la seconda raccolta di storie, ma l’editoria alta che viene dal basso di “Mamma-Altrinformazione“, ha bisogno di finire la tiratura per poter finanziare il prossimo libro. Siamo esigenti con noi stessi e voliamo, ma decollando coi piedi per terra. Allora, è semplice:
andate in fondo alla pagina linkata e acquistatelo on line.

Il profilo di salute dei minori stranieri è condizionato da molteplici fattori ed eventi che li interessano congiuntamente ai loro genitori o specifici per la loro condizione di minore. I dati presentati evidenziano il ruolo determinante delle politiche di accoglienza, integrazione ed inserimento sociale. Sono esse che agiscono direttamente su quei “determinanti sociali” che sappiamo condizionare in modo significativo la salute del minore straniero (e chiaramente anche italiano).

Politica, migrazioni e salute. A farne le spese sono i più piccoli

All’inizio di luglio 2013 la Regione Lombardia ha bocciato la proposta  di estendere il pediatra anche ai figli di immigrati irregolari. Ciò ha prodotto una vasta polemica che ha fatto emergere una grande ignoranza sui temi specifici, sia in ambito normativo  che scientifico-organizzativo.
In questo primo semestre del 2013 il minore straniero è entrato nel dibattito nazionale per una serie di eventi politici e tecnici: da una parte il confronto sulla cittadinanza e, dall’altra, in ambito sanitario, il dovere di iscrizione al SSN dei figli di irregolari. Il primo ha innestato un dibattito politico acceso, con parti fortemente contrastanti, ideologicamente determinato ma, a nostro avviso, ingiustificato vista l’assoluta “necessità” di avere dei “nuovi italiani” e dei futuri cittadini pienamente inseriti; la seconda ha fatto emergere la volontà di contrapposizione politica anche su fatti apparentemente scontati (tutelare la salute di ogni bambino). All’inizio di luglio 2013 la Regione Lombardia ha bocciato la proposta (che, in realtà, proposta non è, visto che c’è un Accordo recepito e pubblicato in Gazzetta della Repubblica[1]) di estendere il pediatra anche ai figli di immigrati irregolari. Ciò ha prodotto una vasta polemica che ha fatto emergere una grande ignoranza sui temi specifici sia in ambito normativo (ritorna in auge la volontà di denunciare gli immigrati ritenendo ciò, sbagliando, possibile) e scientifico-organizzativo (la tutela della salute dei più piccoli relegata ai pronto soccorso degli ospedali). E’ chiaro che la demagogia aspetta assist politici (in questo caso la mozione presentata in Regione Lombardia dal centro sinistra[2]) per esprimere il “meglio” di se stessa. Spiace sentire dichiarazioni pretestuose e false sulla pelle dei più piccoli rilasciate anche da medici con incarichi istituzionali[3] che in scienza e coscienza hanno il dovere di non escludere alcuno.

La salute
Il profilo di salute dei minori stranieri è condizionato da molteplici fattori ed eventi che li interessano congiuntamente ai loro genitori o specifici per la loro condizione di minore. Tra gli altri ricordiamo la possibilità di avvenuta esposizione nel Paese di provenienza a eventuali specifici fattori di rischio (ambientali, microbiologici, culturali e/o comportamentali); il percorso migratorio, a volte particolarmente logorante sul piano fisico e psicologico; e, al momento dell’arrivo nel Paese ospite, la capacità di accoglienza della società – condizionata dallo status giuridico – e il grado di accessibilità e fruibilità dei servizi socio-assistenziali. L’essere soli, ricongiunti in rapporto all’età, nati in Italia, adottati o figli di irregolari condizionerà significativamente il loro profilo di salute e le possibilità di intervento[4].
La letteratura internazionale[5] e nazionale[6] ha concentrato i propri studi in particolare sulla nascita ed in tutti si evidenziano esiti peggiori tra gli stranieri[7]: maggiore prevalenza di nati pretermine tra le straniere, di nati con basso peso[8] e di punteggio Apgar a cinque minuti inferiore a 8[9] ed anche un eccesso di natimortalità. Proprio da analisi in questo settore[10](di cui abbiamo un monitoraggio certo e diffuso), si evidenzia, da una parte un graduale avvicinamento dei profili di mortalità infantile e neonatale tra stranieri ed italiani nel complesso (segno di politiche che progressivamente producono inclusione), e dall’altra persistenti disuguaglianze tra popolazioni di riferimento “di partenza”, in particolare per coloro che provengono da alcune nazioni africane ed asiatiche, e per aree geografiche “di arrivo”: sono i residenti nel Sud e nelle Isole a presentare uno svantaggio rispetto alla situazione nazionale, segno evidente di un difficoltoso percorso di insediamento tra le famiglie immigrate specialmente nell’area del Mezzogiorno, in cui gli stessi italiani risultano, nel confronto con le altre regioni, ancora penalizzati per mortalità infantile e neo-natale.
L’analisi delle Schede di Dimissione Ospedaliera (SDO) evidenzia come la maggior parte dei ricoveri ordinari pediatrici (0-14 anni) si verificano nella classe di età al di sotto dei 5 anni (come per altro anche tra i minori italiani) e sono l’8,9% sul totale dei ricoveri pediatrici per minori con i genitori provenienti da paesi a forte pressione migratoria (PFPM) regolarmente residenti, e lo 0,7% per i non residenti (presumibilmente figli di immigrati irregolari). Interessante l’evidenza di come il peso medio dell’impegno assistenziale (e del costo) del ricovero nei minori stranieri non residenti sia significativamente più alto rispetto ai minori italiani ed agli stranieri residenti: 1,07 versus rispettivamente 0,71 e 0,73. Anche la durata media di degenza è quasi doppia: 8,5 giorni rispetto ai 4,7 giorni degli italiani e 5,7 degli stranieri residenti[11]. Tutto ciò fa presupporre come le condizioni di salute per i minori figli di immigrati irregolari o con incertezza giuridica (STP ed ENI[12]) siano già gravi all’atto del ricovero ed il trattamento più complesso. Infine una vasta indagine dell’Istat evidenzia, ad esempio, come i minori presenti in Italia nati in paesi non europei, hanno minore probabilità di sottoporsi ad una visita specialistica così come i minori privi della cittadinanza italiana anche se sono nati e cresciuti in Italia[13].
La tutela
I dati presentati evidenziano il ruolo determinante delle politiche di accoglienza, integrazione ed inserimento sociale. Sono esse che agiscono direttamente su quei “determinanti sociali” che sappiamo condizionare in modo significativo la salute del minore straniero (e chiaramente anche italiano). Rimandando ad altri testi un eventuale approfondimento[14], non deve sorprendere come da tempo le maggiori società scientifiche[15] che si occupano della salute degli immigrati e specificatamente dei minori stranieri, abbiano fatto proposte che spesso esulavano di specifici interventi sanitari. La salute deve essere tutelata in “tutte le politiche” e quindi sono comprensibili le strette alleanze tra mondo scientifico e società civile nel promuovere proposte ed attenzioni[16]. Nello specifico ambito del diritto alla tutela sanitaria dell’immigrato e del minore in particolare, l’Italia si è dotata da tempo di una normativa inclusiva ed equa seppur con diversa applicazione in ambito locale[17]. Per uniformare l’applicazione in tutto il territorio nazionale, per dare quindi una interpretazione condivisa e garantire un diffuso ed equo accesso al Servizio Sanitario Nazionale (SSN) di tutti gli immigrati presenti in Italia ed in particolare dei minori, dopo un lungo ed intenso lavoro preparatorio, il 20 dicembre 2012, la Conferenza Permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano ha approvato un Accordo[18] che, tra l’altro, prevede l’iscrizione al SSN e l’assegnazione del pediatra di libera scelta anche ai minori con i genitori in condizioni di irregolarità giuridica[19]. Questo atto completerebbe la visione inclusiva delle norme che già prevedono per i minori stranieri con i genitori presenti regolarmente, i minori non accompagnati, i neonati figli di irregolari per i primi 6 mesi di vita, l’iscrizione al SSN. Prima dell’approvazione dell’Accordo solo 6 ambiti territoriali prevedevano una copertura sanitaria anche per questa tipologia di minori:
Toscana: ciò avveniva già da tempo in maniera “discrezionale” in varie Aziende Sanitarie Locali (ASL). Con Delibera 120 del 20.02.2012 la Regione stabilisce l’iscrizione al Servizio Sanitario Regionale (SSR) del minore indipendentemente della presenza del pds (permesso di soggiorno) del genitore.
Umbria: tutti i minori STP (come gli adulti) possono scegliere il pediatra (e anche il medico di medicina generale – mmg) del SSR direttamente con il codice STP.
Puglia: anche se con atti contraddittori (prima viene stabilito l’obbligo all’iscrizione al SSR dei minori STP – Legge Regionale – L.R. – 10 luglio 2006, n. 19, successivamente viene garantito il pediatra di libera scelta ma non l’iscrizione – L.R. 4 dicembre 2009, n. 32), i minori STP ed ENI possono accedere al pediatra di libera scelta ed al mmg.
Friuli Venezia Giulia: una vecchia delibera (340 del 2007) mai ritirata, prevede la possibilità ai pediatri di libera scelta di visitare minori STP fino a 14 anni, è scarsamente applicata.
Provincia Autonoma di Trento: tutti i minori STP (come gli adulti) possono scegliere il pediatra (e anche mmg) del SSR direttamente con il codice STP, non è una iscrizione al SSR ma esiste una copertura completa.
Molise: il documento istruttorio della Deliberazione Regionale 1302 del 30 dicembre 2009, fa intendere la presa “in cura dei piccoli figli di immigrati irregolari” da parte dei “pediatri di base” per “obbligo deontologico”.
L’Accordo ha il merito di avere dato “l’interpretazione autentica” della normativa in essere; non ha infatti aggiunto nessuna nuova norma, compresa quella del pediatra per i minori figli di immigrati non in regola con il soggiorno che deriva direttamente dalla ratifica italiana della Convenzione per i diritti del fanciullo[20]. L’analisi che ha convinto tutte le Regioni e Province Autonome ad approvare il documento in seno di Commissione salute della Conferenza delle Regioni (settembre 2011), il Ministero della salute a proporla per un Accordo (ottobre 2012) e congiuntamente con tutte le Regioni ad approvarla (dicembre 2012), parte dai dati sopra esposti. Sono evidenti le disuguaglianze nell’accesso e nella salute dei minori immigrati, in particolare quelli con i genitori temporaneamente non in regola con il soggiorno, in parte colmabili garantendo il percorso organizzativo più efficace e di prossimità quale quello del pediatra di libera scelta. La scelta ha certamente una valenza etica non discriminatoria e di equità, ma anche un calcolo economico che assicura la sostenibilità: trasferire le domande inappropriate dal pronto soccorso al pediatra, riuscire a prevenire il numero di ricoveri impropri, ridurre comunque i tempi di degenza con la certezza di una adeguata continuità assistenziale, sono argomenti sufficienti per giustificare tale impostazione.
Ad oggi (10 luglio 2013)[21] solo le Regioni Lazio, Puglia, Campania, Calabria, Liguria, Friuli Venezia Giulia e la Provincia Autonoma di Trento hanno formalmente ratificato l’Accordo ma non introducendo, al momento, alcuna significativa novità. In particolare si evidenza purtroppo proprio la lentezza e l’indecisione[22] sull’aspetto dell’iscrizione al SSR dei minori, figli di immigrati senza permesso di soggiorno. In questa dinamica, in cui si nota anche silenzio di un Ministero della salute che ha gli strumenti per porre fine all’indecisione diffusa, si innesta la polemica lombarda[23], di cui, sinceramente, non ne sentivamo il bisogno!

Salvatore Geraci 
President Società Italiana di medicina delle Migrazioni.

Bibliografia
1.       Accordo, ai sensi dell’articolo 4 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, tra il Governo, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano sul documento recante: «Indicazioni per la corretta applicazione della normativa per l’assistenza sanitaria alla popolazione straniera da parte delle Regioni e Province autonome». (Rep. Atti n. 255/CSR). (13A00918) (GU Serie Generale n.32 del 7-2-2013 – Suppl. Ordinario n. 9)
2.       Mozione 000070 [PDF: 65 Kb]. Milano, 26 giugno 2013
3.       Sui quotidiani sono apparse delle dichiarazioni ma si attende la pubblicazione del verbale della seduta del 2 luglio 2013. Regione Lombardia: resoconti integrali anno 2013
4.       Si veda ad esempio: Bambini immigrati: tutela legale e politiche socio-sanitarie. Medico e bambino 2011; 5
5.       Angela Spinelli e Giovanni Baglio. Le donne immigrate e la maternità: una scommessa di civiltà per l’Italia e per l’Europa. Salute Internazionale, o3.12.2009
6.       Cacciani L, et al. Perinatal outcomes among immigrant mothers over two periods in a region of central Italy. BMC Public Health 2011; 11:294
7.       Geraci S, Marceca M, Baglio G, (a cura di). Sistema sanitario e immigrazione. Il caso delle donne e dei minori. In “Il Lazio nel mondo. Immigrazione ed Emigrazione”. Secondo Rapporto, Idos, Roma, 2013
8.       È interessante come in recenti studi effettuati a Roma nel più grande ospedale italiano (Policlinico Umberto I) si evidenzi come questo rischio accomuni bambini nati da straniere provenienti da alcune aree dell’Africa e bambini italiani riconosciuti solo dalla madre (De Curtis M, Lucchini R; 2013)
9.       Lauria L, Andreozzi S. (a cura di). Percorso nascita e immigrazione in Italia: le indagini del 2009. Roma: Rapporto Istisan 11/12, 2011.
10.   Nei rapporti Osservasalute è possibile trovare dati esaustivi in particolare sui temi della salute degli immigrati, sulle nascite da genitori stranieri e sulla mortalità infantile e neonatale. Dal 2005: rapporti annuali.
11.   Ministero della salute/Agenas; elaborazioni a cura dell’Osservatorio Diseguaglianze della Regione Marche.
12.   STP: Straniero Temporaneamente Presente. È il codice sanitario attribuito allo straniero non comunitario privo di permesso di soggiorno.
ENI: Europeo non iscritto. È il codice sanitario identificativo attribuito al cittadino comunitario in condizione di fragilità sociale e privo di altra copertura sanitaria.
13.   Istat Rapporto: Salute e ricorso ai servizi sanitari della popolazione straniera residente in Italia. Anno 2005. Pubblicata 11 dicembre 2008
14.   Marco Mazzetti. Scuola e salute: di quali leggi abbiamo bisogno. Salute Internazionale, 19.04.2010
15.   Si vedano gli Appelli della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni, della Società Italiana di Pediatria e del suo Gruppo di Lavoro Nazionale Bambino Immigrato, della Associazione Culturale Pediatri, della Federazione Italiana Medici Pediatri: Appelli.
16.   In particolare si vedano i rapporti del Gruppo di Lavoro per la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (Gruppo CRC) che è un network attualmente composto da 85 soggetti del Terzo Settore che da tempo si occupano attivamente della promozione e tutela dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza ed è coordinato da Save the Children Italia. Ultimo Rapporto: 6° Rapporto di aggiornamento sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia
2012-2013 [PDF: 1,9 Mb]
17.   Caritas Diocesana di Roma. Salvatore Geraci, Manila Bonciani e Barbara Martinelli. La tutela della salute degli immigrati nelle politiche locali [PDF: 1,8 Mb]. Aggiornamento luglio 2010. Quaderni di InformaArea, n. 7, giugno/luglio 2010
18.   Stato Ragioni: documenti [PDF: 6 Mb]
19.   Salvatore Geraci. Nessuno sia escluso. Salute Internazionale, o9.01.2013
20.   Commissione parlamentare per l’infanzia.  Legge 27 maggio 1991, n. 176. Ratifica ed esecuzione della convenzione sui diritti del fanciullo. New York, 20 novembre 1989
21.   Sul sito www.simmweb.it è possibile seguire il monitoraggio sul recepimento dell’accordo da parte delle Regioni e sull’attuazione dello stesso.
22.   Le Regioni aspettano indicazioni nazionali che al momento non sono state date nonostante un lavoro congiunto con l’Agenzia delle Entrate; e poi c’è il nodo irrisolto dei minori comunitari in condizioni di fragilità sociale (ENI), non espressamente citati in Accordo ma che certamente non possono avere un trattamento discriminatorio rispetto ai non comunitari.
23.   Lombardia : negato il diritto al pediatra di base ai bambini stranieri senza documenti dopo i sei mesi di vita. Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione, 03.07.2013