27 febbraio 2013

Cne sarà di Rivoluzione civile, del buono che malgrado tutto ha prodotto, del tentativo - nato troppo tardi, sotto uno stato di necessità e dunque troppo fragile - di coniugare il risanamento morale del Paese con una trasformazione dei rapporti economico-sociali?

"Tutto cambia". Ma non come volevamo


C'è molto comprensibile disorientamento nelle file del Pd, passato nel giro di qualche ora dal sogno di un salto epocale nel proprio segno al bagno di realtà che gli hanno imposto le urne con la resurrezione di Berlusconi e la vittoria travolgente del M5S. Neppure l'esorbitante premio di maggioranza incassato grazie al porcellum gli garantisce infatti alcunchè e la piega politica che prenderà la politica italiana è quanto mai avvolta nell'incertezza. D'acchito, pare che Bersani avesse pensato di dimettersi, per poi reagire ed essere tentato di assumersi la responsabilità di un governo di minoranza. "Chiederemo in parlamento i voti di Grillo", sembra avesse detto ad un certo punto. Un'ipotesi rocambolesca e ad altissimo rischio, perché implicherebbe la rottura dell'alleanza naturale che prima e durante la campagna elettorale pareva scontata e più consona alla cultura politica dei Democrat, quella con il Centro liberale di Mario Monti. Ci ha pensato il capo del M5S, in ogni caso, ad escludere, così ha detto, "qualsiasi inciucio". Per poi rispondere alla domanda dei giornalisti che ipotizzano un "governissimo" Pd-Pdl: "Certo che lo faranno, ma dureranno sette o otto mesi": un requiem.

Berlusconi, intanto, ha preso il toro per le corna e ha fatto sua la prima, vera mossa politica, quella, appunto, di proporre in proprio "una grande coalizione per una maggioranza di unità nazionale".

Per fare cosa? Riforme isituzionali? E quali? Per cambiare la Costituzione in senso presidenzialista? Perché conti meno (o molto meno) il parlamento e più (o molto più) l'esecutivo? E la crisi, destinata ad aggravarsi? Con quale linea politica, con quali proposte potrebbe essere affrontata da una siffatta maggioranza? Interrogativi forti, che in queste ore tormenteranno il Pd nel quale, si può esserne certi, riaffioreranno i contrasti sopiti dopo le primarie.

Quanto al Movimento5Stelle, che ora è il primo partito d'Italia, ma senza organi né statuto, esso dovrà, gioco forza, darsi una struttura, formare un gruppo parlamentare, individuare dei ruoli e delle procedure. Quando sei così grande, non puoi più limitarti al gioco di rimessa. Le zone d'ombra, le ambiguità, le indeterminatezze ed anche le contraddizioni nascoste da una campagna elettorale imperniata sul tuonante "Tutti a casa", devono trasformarsi in qualcosa di propositivo, qualcosa che assomigli ad una linea politica e ad un programma. Il M5S non potrà più solo sputare sulle pietanze altrui. Dovrà emanciparsi, crescere. Oppure implodere e rifluire.

A meno che la Grosse Koalition prenda vita sul serio. Se ciò avverrà, vedrete che Grillo, scommettendo sull'incancrenirsi della crisi, metterà ancor più alla frusta i partiti intruppati nel governo, accentuerà l'alterità del suo movimento, metterà un carico da novanta sulla sua già robusta critica antisistema, assorbendo ancor più il malcontetnto e il rigetto popolare per la casta immobile che riproduce se stessa e violenta i cittadini.

Rimane da capire che ne sarà di Rivoluzione civile, del buono che malgrado tutto ha prodotto, del tentativo - nato troppo tardi, sotto uno stato di necessità e dunque troppo fragile - di coniugare il risanamento morale del Paese con una trasformazione dei rapporti economico-sociali.

E resta di capire anche cosa noi - noi comunisti di Rifondazione, voglio dire - vogliamo fare di noi stessi, per ricostruire un'analisi, una teoria, una ideologia, un progetto di società ed una pratica che lo accompagni, capace di farlo vivere fra le masse e di realizzarlo. La critica dell'Europa della moneta deve essere condotta fino alle estreme conseguenze. Per farlo occorre un di più di quello che ci abbiamo messo sin qui. Serve quella "nuova narrazione" diventata chiacchiera e del tutto abortita nelle mani di Vendola. Un disegno credibile, economicamente fondato, di come sia possibile combatterere la crisi organica del capitale per fondare un nuovo modello politico e sociale, dove la democrazia sia qualcosa di profondamente diverso dai riti plebiscitari di autocrati e tecnocrati. Altrimenti prevarranno l'antieuropeismo reazionario di Berlusconi o la jacquerie di Grillo.

Dino Greco
26/02/2013 www.liberazione.it

24 febbraio 2013

Memoria di Stalingrado. E' forse esagerato paragonare l'oppressione e l'annientamento dei popoli da parte della barbarie nazifascista con le politiche distruttrici e le guerre d'occupazione militari ed economiche di Stati sovrani messe in atto dai capitalisti europei? Socialismo o barbarie è sempre più attuale!

Settant'anni fa la battaglia che decretò la sconfitta nazista

Ai sovietici costò un milione di morti. Con la famosa "direttiva 41" su quel fronte Hitler scaraventò 900mila soldati, 1260 cari armati, più di 17mila tra cannoni e mortai, 1640 aerei da combattimento, i quali effettuarono 133mila incursioni nei soli primi tre mesi, una media di quasi 2000 al giorno. È la battaglia che segnò la svolta della Seconda guerra mondiale e decretò la sconfitta nazista. 17 luglio 1942-3 febbraio 1943, Stalingrado. Settanta anni fa.
Se vi capiterà di andare In quella città che oggi si chiama Volgograd ma che allora si chiamava Stalingrado, siano lievi i vostri passi: ogni metro di quella terra fu bagnato dal sangue dei soldati che la difesero casa per casa. Difficile da dimenticare. Sarà stato il 1985, chi scrive si trovava a Volgograd, ai piedi del Colle Mamai, dove arde la Fiamma Eterna in memoria dei caduti. Si avvicina una donna molto vecchia, è avvolta in uno scialle nero, cammina a fatica, si trascina fino in cima, si inginocchia, prende una manciata di terra, se la porta al cuore e scoppia a piangere. Lì era morto il soldato diciottenne che era suo figlio.
È intitolato "Stalingrado", il libro scritto da Vasili Ciujkov, il generale cui era assegnata la difesa della città. Praticamente è il suo diario di guerra, perché, dice, «non posso morire senza aver narrrato come la mia generazione difese Stalingrado, come lì fu inferto il colpo mortale al nazismo».
"Il Nemico alle porte" è il titolo del film che il regista francese J.J. Annaud ha dedicato alla difesa della città, quando, negli ultimi tre mesi, i nazisti sembrano ormai vicini alla conquista finale. Il Nemico era veramente alle porte. «Per 180 giorni e per 180 notti si prolungò la battaglia sulle vie d'accesso alla città - scrive il testimone oculare Ciujkov - nei sobborghi e nei quartieri stessi, senza che mai cessassero il rombo dei cannoni, il fuoco delle mitragliatrici, le esplosioni, i lamenti dei feriti. La città arse, soffocata dal fumo e dalla polvere. Dalla cima del Colle vedevamo solo gli scheletri degli edifici diroccati e mucchi di macerie. Non resistettero le pietre, ma resistette la gente».
Per impedire al Nemico di fare un solo passo avanti in più, si adotta il "combattimento ravvicinato", una vera e propria guerriglia urbana (sotto le bombe). «Ogni rovina, ogni scheletro di edificio, ogni pozzo, ogni mucchio di macerie era una postazione. Ci si batteva per ogni metro, per ogni piano, non solo per ogni strada o vicolo».
A questo "combattimento ravvicinato" Ciujkov dedica più di un capitolo. Uno si intitola "Il Colle di Mamai". «I combattimenti più furiosi si svilupparono alla stazione e nei pressi della borgata Minin. Durante la giornata la stazione passò di mano quattro volte...Dalla mattina del 16 settembre era iniziata quella serie di attacchi e contrattacchi, di scontri mortali corpo a corpo, che durò intorno all'altura fino al gennaio del 1943».
È entrata nella leggenda la "Casa di Pavlov". Pavlov non è certo il nome del nome del suo proprietario, scrive Ciujkov, bensì quello del comandante che «coi suoi soldati seppe trasformarla in fortezza». I tedeschi non riuscirono mai a prenderla, «il combattimento per questa casa durò per più di 50 giorni e 50 notti». Oggi è un Museo.
La "Casa di Pavlov" è solo un esempio. «In città vi furono decine, centinaia di obiettivi difesi con altrettanto accanimento; in essi si lottava, con alterno successo, per settimane, combattendo per ogni stanza, per ogni ingresso, per ogni gradino delle scale».
Onore alle armi. Ciujkov riporta un brano testuale tratto dal libro del generale tedesco Hans Doerr, intitolato "La campagna di Stalingrado". «Il periodo di combattimenti iniziato alla metà di settembre per la zona industriale di Stalingrado può essere definita guerra di posizione o di "fortezza". Per ogni casa, per ogni stanza, per ogni cisterna d'acqua si ingaggiava una lotta furiosa. La distanza tra le nostre truppe ed il nemico era estremamente minima. Ma, nonostante il massiccio impiego dell'artiglieria e dell'aviazione, era impossibile disimpegnarsi dal settore del combattimento».
Il cecchino del film di Annaud, Vasili, non è un'invenzione cinematografica. Vasili Zaitsev, il comandante Ciujkov lo ha conosciuto bene. E racconta di come Vasili fu incaricato di eliminare il maggiore Konings. «Accadde alla fine di settembre. Una notte i nostri uomini catturarono una "lingua" che ci disse che da Berlino era arrivato in aereo il direttore dei tiratori scelti, maggiore Konings, con il compito di uccidere prima di tutto il migliore tiratore scelto sovietico». Chi ha visto il film, sa chi ha vinto. Nel libro di Ciujkov, lo racconta lo stesso Zaitsev. Appena Kulikov, il suo compagno di missione, «lentamente, come solo sa farlo un tiratore molto esperto, cominciò a sollevare l'elmetto, il nazista sparò. Convinto di aver finalmente ucciso il tiratore sovietico cui dava la caccia da quattro giorni, il tedesco fece uscire mezza testa da sotto la lamiera. Era quello che aspettavo. Feci centro. La testa del nazista si abbatté ed il cannocchiale del suo fucile, immobile, splendette al sole fino a sera».
Sono i giorni terribili. «Le nostre perdite erano molto pesanti. Il 15 ottobre le divisioni di Zholudev e di Gorishny persero circa il 75 per cento dei loro effettivi...Nella 112a divisione e nella 115a brigata di fanteria sono rimasti in tutto 152 uomini...L'armata è stata nuovamente tagliata in due...I resti della 137a divisione sostengono duri combattimenti...L'aviazione tedesca aumentò di nuovo le incursioni fino a 2000 al giorno»...
E altri immensi problemi incombono. Molte delle regioni industriali sono ormai in mano al nemico: bisognava «fare entrare in funzione al più presto i centri industriali per la difesa trasferiti all'est, organizzare la messa in opera degli stabilimenti evacuati, praticamente dal nulla, assicurare loro la mano d'opera, l'energia, le materie prime».
Sono in marcia i cavalieri dell'Apocalisse. E però a pagina 268 compare il capitolo "Le fonti della vittoria"', lì dove si racconta come «la 62ma armata coprì combattendo la distanza tra il Volga e Berlino».
Stanno per iniziare gli ultimi tre mesi per von Paulus. «Il 19 novembre è iniziata la controffensiva dei fronti sud-occidentali e del Don. Il 20 novembre passa all'offensiva anche il fronte di Stalingrado». Il disegno sovietico è di «rinchiudere in una tenaglia» tutto il raggruppamento nemico della città. «Il 23 novembre l'accerchiamento è una realtà».
Ancora sessanta giorni di durissimi scontri. Ed è la fine per quel Nemico alle porte. «Il 31 gennaio i soldati della 64ma armata presero prigioniero il comandante della 6a armata tedesca, generale feldmaresciallo von Paulus, con tutto il suo Stato Maggiore. La sera stessa i soldati della 62a armata catturarono lo Stato Maggiore della 295a divisione di fanteria tedesca con il suo comandante generale Korfes». Ciujkov conosce i nomi. «Questi generali hitleriani furono fatti prigionieri da tre soldati della 62a armata, guidati dal diciottenne segretario del Komsomol di un reggimento di collegamento, Mikhail Porter, che era giunto alla riva del Volga dopo aver combattuto a Odessa, Sebastopoli e Kerc».
A Berlino il primo T34 sovietico entrò il 9 maggio 1945.

Maria R. Calderoni
24/02/2013 www.liberazione.it

22 febbraio 2013

La chiusura della campagna elettorale di Rivoluzione Civile al Gran Teatro di Saxa Rubra a Roma, va inquadrata sotto queste due parole apparentemente distanti ma terribilmente connesse. Si è giocata una scommessa, riempire un teatro che ospita 3500 persone senza copertura mediatica adeguata – l’oscuramento ha continuato a pesare – senza impiego di enormi risorse economiche ma solo, si fa per dire con l’energia, la voglia di partecipazione e militanza di tanti e tante che hanno raggiunto il luogo dell’evento anche giungendo da molto lontano.

 

Volontà e idee per la Rivoluzione

Con queste parole Antonio Ingroia ha scaldato il popolo di Rivoluzione Civile al Gran Teatro:
Io non ho paura perché voi non avete paura. Noi, rivoluzionari, non abbiamo paura perché siamo tanti e andremo avanti sino in fondo contri i mafiosi, i complici dei mafiosi, i corrotti, i grandi evasori fiscali, i partiti della casta, le banche della cricca, i padroni come Marchionne, le industrie degli armamenti. Perché noi siamo per la verità, per la giustizia, per l’eguaglianza, per i diritti dei senza diritto, per restituire il potere ai senza potere. Contro l’Italia dei disastri ma per vincere questa battaglia dobbiamo fare una rivoluzione. La rivoluzione dei cittadini onesti.
E le vere rivoluzioni si fanno non ergendosi a salvatori della patria. Io non sono un salvatore della patria, anzi, per citare una frase di un grande uomo importante: “ Io non sono un liberatore. I liberatori non esistono. Sono solo i popoli che si liberano da se” e questo grande uomo è Che Guevara.
Per fare una rivoluzione noi abbiamo forza, volontà e idee. Ma per fare una rivoluzione occorre innanzitutto cuore , passione ed emozione. Le tenebre di questa Italia sono il buio della democrazia e dell’ingiustizia, il buio della miseria e della disoccupazione. Nei primi mesi del 2012 sono fallite circa 300.000 aziende. Più di mille al giorno. La disoccupazione giovanile è al 37% e quella femminile è la più alta d’Europa. I prezzi sono aumentati ed è crollato il potere di acquisto di salari e pensioni. Sono 350.000 gli esodati senza lavoro e senza pensione e 260.000 i precari nella sanità e nella scuola.
L’Italia ha un cuore di tenebra e allora per uscire dal tunnel della crisi abbiamo bisogno di una vera rivoluzione e oggi rivoluzione in Italia significa risolvere innanzitutto la questione morale del nostro Paese. Trenta anni fa un grande uomo politico della nostra storia Repubblicana lo disse ma rimase inascoltato: “La questione morale esiste da tempo, ma ormai essa è diventata la questione politica prima ed essenziale perché dalla sua soluzione dipende la ripresa di fiducia nelle istituzioni, la effettiva governabilità del paese e la tenuta del regime democratico”. Era Enrico Berlinguer.
Chi dice di sentirsi l’erede di questi ideali ha tradito quel patrimonio politico culturale ed etico. Ecco perché ci vuole la Rivoluzione Civile. Siamo noi che portiamo avanti quella battaglia, e per portare avanti quella battaglia bisogna abbattere questa classe dirigente irredimibile che sta divorando il paese rubando denaro pubblico e condannando alla povertà fasce sempre più ampie della popolazione. “ Io non sono un liberatore. I liberatori non esistono. Sono solo i popoli che si liberano da se”.
E’ ormai incontenibile la deriva immorale che ha investito l’intera classe dirigente caratterizzata da un neo capitalismo di rapina e dall’affarismo politico degli intrallazzi. MPS, Finmeccanica, Eni Saipem. Sono soltanto gli ultimi anelli di una lunga catena, la bancarotta etica del sistema per essere rovesciata ha bisogno di una rivoluzione. Una classe dirigente ormai agonizzante, asserragliata dentro il fortino del potere dove detengono tutte le armi; le armi del potere politico, del potere economico-finanziario e del potere dell’informazione. Gli Italiani onesti sono stufi, è il momento di dire basta a questa classe dirigente, il momento di espugnare quel fortino assediato ormai da milioni di italiani sempre più indignati, impoveriti ed inferociti. Come fare? Guardiamo in faccia la realtà e smascheriamo le menzogne. Prima menzogna: l’Italia è un Paese povero. In Italia non ci sono ricchezze da investire nello stato sociale e quindi nei servizi per i cittadini e negli investimenti per rilanciare la ripresa economica e creare nuovi posti di lavoro. È falso.
L’economia sommersa è arrivata al 31% del PIL. L’illegalità, tra corruzione ed evasione succhia 180 miliardi di euro l’anno. L’economia mafiosa ammonta a più di 150 miliardi di euro. Totale circa 400 mld di euro l’anno a fronte dei 2000 mld di euro di debito pubblico. Un paese civile non può accettare questo. Non può accettare un’economia dell’ illegalità come componente del sistema. E rispondiamo a chi provocatoriamente ci dice che noi presentandoci alle elezioni rischiamo di favorire Berlusconi. Diciamo che noi siamo gli unici veramente alternativi alle sue politiche. Noi siamo gli unici che abbiamo messo nel nostro programma l’obiettivo non di contrastare ma di eliminare la mafia. Un ministro di Berlusconi (Lunardi) disse: “Con la mafia bisogna convivere”. Noi la vogliamo sconfiggere.
Noi, inoltre, faremo la legge sul conflitto di interessi, a differenza del Pd che l’ha solo annunciata. Questa è la differenza tra noi e loro. Questa è la prova di come il partito democratico non abbia voluto risolvere il conflitto d’interessi e noi lo faremo non appena metteremo piede in parlamento. A differenza del Pd, avvieremo una politica per debellare la mafia e la casta dei corrotti e dei grandi evasori fiscali. Noi abbiamo la proposta di legge Ingroia-LaTorre. Quando parlo di confische ai patrimoni dei grandi evasori fiscali non mi riferisco certo alle piccole evasioni degli scontrini fiscali e cose del genere. Io parlo di chi viene processato per grandi evasioni fiscali: per fare un esempio a caso: Silvio Berlusconi è stato condannato per frode fiscale. Quando sarà in vigore questa normativa l’alto commissariato potrà fare l’accertamento su tutto il patrimonio di Berlusconi!
Ma noi la legalità la vogliamo tutelare non soltanto per colpire i sistemi criminali e le caste, ma anche per premiare l’Italia della legalità che ha pagato fino ad oggi il conto per tutti. A cominciare dai tanti, troppi disoccupati, sempre di più nel nostro paese, ai lavoratori con sempre meno diritti. Ai pensionati, ai giovani. Noi queste risorse le togliamo all’economia dell’illegalità per darle al Paese, all’Italia degli onesti. E come facciamo? Innanzitutto noi le tasse di chi ne ha pagate troppe fino ad oggi le vogliamo abbassare davvero. Prevediamo un meccanismo automatico di riduzione che avviene in modo proporzionale ed automatico per ogni euro di evasione fiscale che viene recuperato dallo stato. Così fa uno stato che si rispetti e che vuole appassionare i cittadini alla lotta alla legalità e non solo: perché noi quello che recuperiamo lo vogliamo mettere in un fondo pubblico gestito da una banca pubblica, un istituto pubblico di credito che agevoli l’economia della legalità. In questo fondo, che chiameremo il fondo della legalità, vogliamo che affluiscano non solo quanto tolto dalle truffe, ma anche dalla BCE e dal Sistema bancario privato.
Questo fondo, gestito da una banca pubblica, mette a disposizione delle imprese virtuose crediti agevolati al 2%. E non basta. Ci sono i fondi europei che spesso non utilizziamo. Entro il 2013 bisogna spendere 31 miliardi per progetti e noi diciamo che si devono spendere per la formazione dei giovani e per la gestione delle nuove tecnologie. E inconcepibile che noi versiamo all’Europa come avviene 15 miliardi di euro l’anno e ne riceviamo solo 8. Per questo proponiamo la costituzione di un nucleo nazionale di valutazione e predisposizione dei progetti per lo Stato e le Regioni.
Questa è l’Italia che vogliamo: più equa (patrimoniale e abolizione IMU prima casa), dalla parte dei lavoratori (abolizione riforma Fornero, reintroduzione articolo 18, legge sulla democrazia sindacale e diritto di voto ai lavoratori su contratti e accordi che lo riguardano), introduzione del salario minimo garantito, cancellazione delle 42 forme di contratto precario e promozione del contratto a tempo indeterminato come rapporto di lavoro standard, un piano straordinario per l’occupazione giovanile e femminile, introduzione reato di femminicidio, la risoluzione della questione degli esodati garantendo a chi ha sottoscritto accordi entro il dicembre 2011 l’accesso alla pensione con le vecchie regole. Perché uno stato serio non cambia le regole dopo.
Vogliamo il rispetto dei diritti civili (matrimonio omosessuale e adozione), la difesa dell’ambiente per un’Italia pulita e sana e la tutela del territorio e della salute dei cittadini contro la speculazione dei grandi gruppi industriali (Vedi ILVA Taranto).
Ci dicono: ma da dove prendete questi soldi? Li prenderemo dalle tasche dei corrotti, degli evasori fiscali, dei mafiosi e dei loro complici, da quelle dei super ricchi e noi vogliamo tagliarla spesa pubblica.. Direte: voi volete tagliare la spesa pubblica? Ma voi non siete gli spendaccioni che volete spendere? Sì, perché noi vogliamo smascherare la menzogna della casta che dice di aver tagliato la spesa pubblica. Non è vero, hanno tagliato solo la spesa sociale e noi invece vogliamo tagliare dove loro la spesa pubblica l’hanno aumentata per fare un favore alle grosse industrie. Avete capito di cosa parlo? Parlo dei tagli alla spesa militare che noi faremo. (F35- Ritiro truppe- Revoca decisione intervento MALI).
Più scuola pubblica, più università pubblica. La cultura serve a rendere i cittadini consapevoli. Non è facile realizzare tutto questo. Ecco perché ci vuole una rivoluzione. Come diceva Che Guevara, la vera rivoluzione deve iniziare dentro di noi. La prima rivoluzione sarà quella della verità e della responsabilità. Smascherare le menzogne di tutti. Smascherare la menzogna politica di chi in questa campagna elettorale ha detto il falso.
Berlusconi che arriva al punto di raggirare tanti italiani con una lettera che costituisce il reato e per questo lo abbiamo denunciato. Vergogna!
Monti che ha avuto la spudoratezza di promettere di togliere le tasse che lui stesso con convinzione ed obbedienza verso i poteri forti ha messo sulle spalle degli italiani. Vergogna!
Il Centro Sinistra ed in particolare il leader Bersani che dice di voler cambiare l’Italia per stare dalla parte dei lavoratori e andrà in Parlamento con questa dichiarazione di intenti e con un accordo già siglato con Monti. Caro Nichi Vendola: ti sei dimenticato di aver firmato questa dichiarazione? Come fai a dirti di sinistra avendo firmato questa dichiarazione? Tradendo le aspettative e le speranze dei lavoratori che in te hanno creduto e forse ancora credono e lo dico non per arraffare voti, ma per amore di verità, gli elettori sappiano. Smascheriamo le troppe menzogne che si sono dette in campagna elettorale.
E infine non possiamo fingere di non vedere il più grande bluff elettorale che si consuma in questi giorni che si chiama Beppe Grillo un uomo di spettacolo che regala spettacoli gratuiti nelle piazze d’Italia e dove affluiscono migliaia di spettatori contenti di assistere allo sberleffo del comico contro il potere. Ma questa non è politica che può cambiare il Paese. Non basta lo sberleffo, non basta la protesta, noi siamo contro la casta noi siamo contro il potere corrotto, contro i soprusi, contro la violazione dei diritti, siamo per la costituzione di questa repubblica e noi diciamo agli elettori l’Italia che vogliamo.

E tu, Beppe che Italia vuoi? Vuoi un’Italia antifascista o vuoi un’Italia che strizza l’occhio a Casa Pound. Di fascisti ne abbiamo. L’Italia che sta dalla parte della magistratura contro i mafiosi e i corrotti o l’Italia che ha paura della magistratura? Perché hai detto che hai paura della magistratura?
Ecco perché noi siamo diversi da tutti gli altri. Ecco perché noi stiamo facendo la Rivoluzione Civile con la quale cacceremo a pedate questa classe dirigente marcia e corrotta, entreremo nel fortino assediato e cambieremo l’Italia. Perché noi cambieremo la politica e realizzeremo quello che diceva John Kennedy: useremo il tempo della politica come uno strumento e non come una poltrona.
E lo faremo nel segno della giustizia e della verità. Perché andremo in parlamento anche per aiutare la magistratura ad illuminare le stanze buie della verità negata. L’Italia ha bisogno di aria pulita. L’aria pulita della giustizia sociale e della verità perché non c’è democrazia senza giustizia sociale e non c’è democrazia senza verità. Perché noi vogliamo giustizia sociale e noi vogliamo la verità sui misteri più bui della storia del nostro Paese. Anche in questo siamo rivoluzionari perché, come diceva Gramsci, “la verità è sempre rivoluzionaria”. Questa è la rivoluzione civile e io, come diceva Martin Luther King ho un sogno “I have a dream”, il sogno della rivoluzione, e questo è un sogno che si avvera, una speranza che si realizza e una scommessa che si vince. Vinciamo insieme. Viva la rivoluzione dei cittadini onesti.

 22 feb 2013

21 febbraio 2013

Un governo Bersani Monti, coperto a sinistra dal contributo di Vendola e sostenuto dalla concertazione con CGIL CISL e UIL, sarà forse rassicurante per per i " mercati", ma per i lavoratori, i precari, i disoccupati, i pensionati, i giovani?

Mettiamoli in minoranza

Si apprende che i fondi e le agenzie della speculazione finanziaria internazionale stanno sondando l’Italia per sapere che fare dopo il voto, se far salire lo spread, o lucrare sulla fuga di capitali, o altro ancora.

Questo perché, anche se la campagna elettorale ha fatto finta di dimenticarsene, il nostro paese fa sempre parte della schiera dei paesi debitori del sud Europa, precipitati in una depressione senza fine per colpa delle politiche di austerità e rigore.

Paesi tra i quali spicca ancora la Grecia, nella quale nulla è migliorato e che si prepara ad un nuovo sciopero generale contro il massacro sociale in corso senza interruzione da tre anni. Massacro che è stato voluto e amministrato da governi che hanno deciso di obbedire ai diktat di quegli stessi signori che ora stanno testando il nostro voto.

La terzomondizzazione della Grecia, secondo la brutale definizione di alcuni economisti, è una infamia che pesa su tutte quelle classi dirigenti di destra e sinistra che in Europa l’hanno voluta o accettata. È una macchia che colpisce tutta la retorica europeista, è il segno di una caduta generale della nostra democrazia, sottoposta al potere delle banche e della finanza internazionale.

Sappiamo benissimo per quale voto e quale governo vota questo potere. Esso vuole un governo Bersani Monti che continui la politica delle "riforme" , magari come ci chiede la OCSE rendendo ancora più facili i licenziamenti. Cioè proseguendo nella strada che ci sta sempre più avvicinando alle condizioni sociali della Grecia.

Berlusconi è fuori gioco per questi signori perché travolto dalle incapacità personali, dagli scandali, dal conflitto di interessi. Il rischio che torni al governo è pressoché nullo, basta parlare con le persone normali che faticano tutti i giorni per capirlo.

Ma un governo Bersani Monti, coperto a sinistra dal contributo di Vendola e sostenuto dalla concertazione con CGIL CISL e UIL , sarà forse rassicurante per per i " mercati", ma per noi?

Secondo un appello sottoscritto, tra gli altri, da Rodota’, Eco, Zagrebelsky, a questo punto la sola cosa utile da fare sarebbe quella di votare il centrosinistra, per dare forza e credibilità all’unico progressismo realisticamente praticabile di fronte al potere dello spread. Con tutto il rispetto per gli insigni firmatari dell’appello, non ci siamo proprio e almeno per tre ragioni di fondo.

La prima è che nel programma Italia Bene Comune c’ è scritto a chiare lettere che tutti gli impegni assunti in Italia e in Europa si mantengono. Quindi il fiscal compact, il pareggio di bilancio costituzionalizzato, il vincolo usuraio del debito non si toccano, e con essi non si tocca il vero cuore dell’agenda Monti, da cui prendono linfa tutte le politiche di austerità e rigore.

In secondo luogo è difficile dimenticare che Bersani Monti e Berlusconi han governato assieme decidendo terribili controriforme sulle pensioni sull’articolo 18 e hanno impostato una politica di tagli sociali chiamata spending review, i cui danni hanno appena iniziato a manifestarsi.

Tutta la campagna elettorale si è svolta attorno alla Imu, ma nessuno di questi tre ha minimamente accennato a voler cancellare le controriforme sociali approvate.

Infine bisogna sempre ricordare che questo confronto elettorale avviene sulla base di una vergognosa legge truffa, che Bersani e Berlusconi in primo luogo, Monti in seconda battuta, si sono ben guardati dal modificare per evidenti interessi di bottega. Sulla base di essa il probabile vincitore, stando ai sondaggi il centro sinistra, dovrebbe ottenere il 55% dei seggi alla camera con meno del 35% dei voti validi. Che a loro volta corrisponderebbero a meno del 20% di tutto il corpo elettorale.

No, non c’è nessuna stabilità e neppure credibilità democratica in un risultato come questo, che stravolge il senso profondo della nostra democrazia costituzionale, che non è quella degli Stati Uniti. Ed è uno stravolgimento del principio della rappresentanza che non viene sanato se, invece che la destra berlusconiana, questa volta dovesse vincere il centrosinistra.

Aggiungo che i tre schieramenti che hanno sostenuto il governo Monti, approvato il fiscal compact e la riforma costituzionale del pareggio di bilancio senza neppure sognarsi di chiedere con un referendum il consenso ai cittadini, sono meno della metà di tutto il corpo elettorale.

Non si sanano i guasti profondi della nostra democrazia affidandone il risanamento al solito centrosinistra che in questi venti anni berlusconiani ha governato per quasi la metà del tempo.

Ci vuole una rottura democratica profonda, che restituisca al popolo il potere vero di contare e decidere, sottraendo questo potere ai decisori occulti che ancora una volta si preparano ad imporre, come in Grecia, i loro interessi con il ricatto dello spread.

Facciamo sì che tutta le principali componenti della classe politica che ha governato negli ultimi venti anni siano punite dal voto e che raccolgano meno del 50% del consenso nel corpo elettorale. E facciamo sì che dalla loro messa in minoranza nel paese parta la riscossa della nostra democrazia costituzionale.

È ora che i padroni dello spread siano messi di fronte ad un paese reale che che decide di accettare la loro sfida alla democrazia.

Giorgio Cremaschi
20/2/2013 "Comitato NO Debito"

20 febbraio 2013

Il 24 e 25 Febbraio in Italia si voterà per il rinnovo del Parlamento. E' un voto importante per l'Italia ed anche per i destini di tutti i popoli europei, che si trovano a vivere gli effetti della crisi del capitalismo finanziario , delle politiche neoliberiste e di austerità che stanno facendo pagare ai giovani, ai lavoratori, alle donne il prezzo più alto. In tutta Europa ci battiamo contro il fiscal compact e le politiche di austerità. Politiche recessive che aggravano la crisi e che aiutano solo la speculazione e le banche. Politiche sostenute insieme da governi di centrosinistra e centrodestra. Politiche che creano sempre più disoccupazione, disuguaglianza sociale e attacco ai diritti sociali, al welfare e ai beni comuni.

Tsipras, Lafontaine, Melenchon, Lara e Laurent sostengono la Rivoluzione civile di Ingroia

Vogliamo ringraziare tutte le forze politiche, i leader e gli esponenti della Sinistra europea che hanno sottoscritto oggi un importante appello di supporto a Rivoluzione civile e al candidato premier Antonio Ingroia. Alexis Tsipras, leader greco di Syriza, Oskar Lafontaine, fondatore della Linke tedesca e i suoi attuali Presidenti Bernd Riexinger e Katja Kipping, Cayo Lara, coordinatore di Izquierda Unida in Spagna, Jean Luc Mélenchon, del Front de Gauche francese, Pierre Laurent, presidente del Partito della Sinistra Europea e segretario nazionale del PCF- Front de Gauche, sono tra gli altri firmatari di quest’appello per un’Europa dei popoli e non delle banche». Di seguito il testo integrale dell’appello e tutti i primi firmatari. APPELLO Il 24 e 25 Febbraio in Italia si voterà per il rinnovo del Parlamento. E’ un voto importante per l’Italia ed anche per i destini di tutti i popoli europei, che si trovano a vivere gli effetti della crisi del capitalismo finanziario, delle politiche neoliberiste e di austerità che stanno facendo pagare ai giovani, ai lavoratori, alle donne il prezzo più alto. In tutta Europa ci battiamo contro il fiscal compact e le politiche di austerità. Politiche recessive che aggravano la crisi e che aiutano solo la speculazione e le banche. Politiche sostenute insieme da governi di centrosinistra e centrodestra. Politiche che creano sempre più disoccupazione, disuguaglianza sociale e attacco ai diritti sociali, al welfare e ai beni comuni. Per questo è importante che anche in Italia si affermino le forze della sinistra che hanno combattuto contro Berlusconi e il governo Monti e che propongono un programma alternativo. Un programma che metta al primo posto le persone e non il profitto, la lotta per la piena occupazione, la giustizia sociale, i diritti, la difesa dell’ambiente, la pace e il disarmo. Per queste ragioni sosteniamo e invitiamo a votare la lista Rivoluzione civile di Antonio Ingroia, composta da uomini e donne della società civile e da forze politiche e sociali che si oppongono al neoliberismo, chiaramente alternative a Berlusconi come a Monti e a chi lo ha sostenuto. Un voto per un’Italia e un’Europa più giusta. Un’Europa dei popoli e non delle banche.

Primi firmatari:
Pierre Laurent, Presidente del Partito della Sinistra Europea, segretario nazionale PCF – Front de Gauche – Francia, Jean Luc Melenchon, candidato presidenziale Front de Gauche, Presidente Parti de Gauche – Francia, Alexis Tsipras, Vice-presidente Partito della Sinistra Europea, Presidente Syriza – USF Grecia, Bernd Riexinger e Katja Kipping, Presidenti Die Linke Germania, Oskar Lafointane, Die Linke Germania, Cayo Lara, Coordinatore generale di Izquierda Unida – Spagna, Maite Mola, Vice Presidente Partito della Sinistra Europea, PCE – Izquierda Unida, Francis Wurtz, già capogruppo GUE-NGL al Parlamento Europeo – PCF – Front de Gauche, Jose Luis Centella, Segretario Nazionale Partito Comunista spagnolo, Andros Kyprianou, segretario nazionale Akel-Cipro, Joan Josep Nuet, Coordinatore generale Euia (sinistra unita e alternativa) Catalogna – Spagna, Milan Neubert, Presidente Partito del Socialismo democratico, Repubblica ceca, Juha-Pekka Väisänen, segretario nazionale Partito comunista Finlandese, David Wagner, portavoce nazionale Dei Lenk Lussemburgo, Mirko Messner, segretario nazionale Partito Comunista austriaco, Attila Vanaij, segretario nazionale Partito dei lavoratori Ungheria, Willy Meier, eurodeputato e responsabile esteri  Izquierda Unida – Spagna, Dieter Dhem, parlamentare Die Linke – Germania, Kostas Barkas, deputato Syriza – USF, Yiannis Bournos, della direzione di Syriza – USF – esecutivo sinistra europea, Natasa Theodorakopoulou, della direzione di Syriza – USF – esecutivo sinistra europea, Stelios Pappas, della direzione di Syriza – USF, Nikolaj Villumsen, parlamentare e responsabile Europa Alleanza Rosso Verde Danimarca, Inger V. Johansen, Alleanza Rosso Verde Danimarca, Mireia Rovira, responsabile Esteri Euia Catalogna (Spagna), Toni Barbara e Angels Tomas, Euia Catalogna, Serge Urbany, parlamentare Dei Lenk (la sinistra) Lussemburgo, Andre Hoffmann, Fabienne Lentz Murray Smith, Dei Lenk Lussemburgo, Christine Mendelsohn e Jean Francois Gau PCF- Front de Gauche, Celine Meneses, Parti de Gauche – Front de Gauche – Francia, Claudia Haydt, Die Linke – Germania, Jiri Hudecek e Miroslava Hornychova Partito del socialismo democratico – Repubblica ceca, Waltraud Fritz, Partito Comunista austriaco, Margarita Mileva, Ivan Genov, portavoci Bulgarian Left, Emmi Tuomi e Yrjö Hakanen, Partito Comunista Finlandese.

15 febbraio 2013

Semplice e sensata iniziativa mediatica a Roma, da estendere in tutta Italia per non lasciare nulla d’intentato al nostro impegno quotidiano in questa difficile campagna elettorale per Rivoluzione Civile, cancellata dai giornali e dalle televisioni se confrontiamo i flash con le ore concesse, in particolare, a Bersani, Monti e Berlusconi. Per non parlare dell’attacco mediatico a Ingroia da una satira di parte.

Tre cose rivoluzionarie che puoi fare subito, sì proprio tu!

Car* compagn*,

dobbiamo sapere fin d’ora che nelle ultime due settimane della campagna elettorale la lotta per noi si farà ancora più dura: continuerà e si accentuerà la cancellazione mediatica (come la scandalosa esclusione di Ingroia dall’ultimo appello elettorale del venerdì sera, che sarà riservato solo a Monti, a Berlusconi e a Bersani!) e, soprattutto, si accentuerà la violenta campagna del Pd e di Sel per cancellarci, con la scusa del cosiddetto “voto utile” (in questo caso utile a…loro, cioè per fare la maggioranza con Monti, Casini, Montezemolo e il Vaticano, come peraltro Bersani e Vendola hanno già promesso per scritto di fare).

Dobbiamo fare qualcosa! Noi non possiamo permettere che anche nel prossimo Parlamento sia presente solo chi sostiene le politiche della Confindustria e delle Banche contro i lavoratori, contro i giovani, contro i pensionati. Ma noi non abbiamo le Tv che ci cancelllano, non abbiamo dalla parte nostra i quotidiani “indipendenti” (sic!) come “La Repubblica “, il “Corriere della sera” o il “Messaggero”, non abbiamo milioni di euro da spendere in campagna elettorale (a proposito: chissà da dove mai provengono quelli che gli altri, e la destra in particolare, spendono a piene mani?).

Noi abbiamo però delle cose (che gli altri non hanno): le nostre buone ragioni e le nostre convinzioni. E abbiamo inoltre le nostre facce e le nostre voci, la nostra volontà di parlare con tutti e con tutte. E con queste armi dobbiamo combattere e vincere.

Dunque: che fare? Come fare?

Noi ti proponiamo di fare, proprio tu, tre piccoli/grandi gesti rivoluzionari che ci permetteranno di vincere le elezioni e di ridare speranza alla nostra classe e ai nostri giovani:

1) Ti chiediamo di entrare in contatto con Rivoluzione Civile. Se sei collegato alla rete internet con un computer, ti puoi collegare a http://www.rivoluzionecivile.it (e a Roma al www.liberaroma.it ) per avere notizie, argomenti, appuntamenti, e, soprattutto, materiali elettorali (il Programma di Rc, la lista dei candidati, il “kit rivoluzionario”, etc.); se invece non hai accesso facile alla rete, ti chiediamo di recarti alla più vicina sede (ad es. del Prc o del PdCI o dei Verdi o dell’IdV o degli altri movimenti e partiti che appoggiano Rivoluzione Civile). Anche dedicarci un’ora del tuo tempo può essere prezioso.

2) Ti chiediamo di diventare attivo/a, cioè di cambiare il normale atteggiamento di passività che il ventennio di rincoglionimento televisivo-berlusconiano ha purtroppo indotto nei cittadini e nelle cittadine del nostro Paese: puoi telefonare alle radio che ascolti, puoi scrivere ai giornali che leggi, puoi collegarti via Facebook e Twitter e dire la tua, puoi mandare ai tuoi conoscenti e amici le cartoline elettorali che abbiamo preparato (ad es. quelle che troverai da scaricare e stampare in www.liberaroma.it, ma puoi chiedercele anche direttamente stampate: dieci cartoline costano solo 1 euro). Se giri molto in bicicletta o in motorino, puoi perfino indossare la pettorina di Rivoluzione Civile (anche questa, che cosa solo 5 euro, puoi chiedercela a www.liberaroma.it).

3) Ti chiediamo soprattutto di parlare con dieci persone, per convincerle e votare Rivoluzione Civile. Nessuno/a è troppo giovane o troppo vecchio per tirarsi indietro a questo compito che è davvero molto importante. Come si fa in pratica? Facile: fatti un elenco di dieci nomi (se votano già Rivoluzione Civile, non vale!) e comincia a parlare con ciascuno/a di loro ora (ora! Oggi stesso, non alla vigilia del voto). Cerca di capire le obiezioni che ci fanno, di risolvere i loro dubbi, di cancellare le false notizie su Rivoluzione Civile che probabilmente hanno ascoltato da altri, di argomentare la necessità del voto per Rivoluzione Civile. Spiega loro anche come si vota, ad esempio che alla Camera e al Senato non si può scrivere il nome del candidato (altrimenti si annulla il voto), che invece alla Regione c’è la possibilità di dare una preferenza, e una sola, e così via.

Ti chiediamo di parlare coi dieci conoscenti che hai scelto anche considerando la loro specifica condizione di vita e lavorativa; insomma se si tratta di uno studente informalo sugli impegni prioritari che la lista Ingroia propone per la scuola e l’Università pubblica (mentre tutti gli altri hanno definanziato la scuola e sostenuto i privati); se è un precario o un disoccupato spiega le nostre proposte sul salario sociale o di cittadinanza; se è un pensionato ricòrdagli l’impegno di Rivoluzione Civile ad aumentare le pensioni minime e spiegagli che la nostra concreta proposta di una patrimoniale sui grandi patrimoni (sui radditi da un milione e mezzo di euro un su) serve anche a questo; se è giustamente incazzato per l’Imu e rischia di credere alle frottole di Silvio “Vanna Marchi” Berlusconi, ricordagli che Berlusconi l’Imu l’ha approvata per ben due volte. Una prima volta perché l’Imu l’hainventata e votata il Governo Berlusconi (Meloni e La Russa compresi), solo che l’hanno … rinviata ipocritamente di un anno, e poi una seconda volta lo stesso Berlusconi l’Imu l’ha poi votata in Parlamento, come tutto il Pdl, come i centristi di Monti e Casini e come il Pd; informa il tuo interlocutore che solo Rivoluzione Civile propone seriamente l’abolizione totale dell’Imu sulla prima casa e per le altre case che sia di carattere progressivo (cioè proporzionale al reddito); se è un lavoratore o una lavoratrice spiega che solo Rivoluzione Civile si è impegnata a restaurare l’art. 18 dello Statuto dei diritti dei lavoratori (che il Governo Monti, col voto di Pdl e Pd ha colpito), e così via. Troverai tutto il materiale necessario (e le necessarie documentazioni e argomentazioni) nei “Materiali” di Rivoluzione Civile.

Poi, alla fine di ogni settimana fai il punto dell’elenco dei dieci nomi che avevi messo per scrtto: se non hai già raggiunto l’obiettivo di convincere dieci persone insisti, se invece lo hai già raggiunto prova addirittura a moltiplicarlo per due, o per tre…

Con chiunque parli non mancare mai di sollevare tre temi per noi fondamentali: quello della difesa intransigente e dell’impegno per l’attuazione della Costituzione antifascista (altro che dirsi non antifascista, come ha fatto Grillo con i nazifascisti di Casa Pound!); quello della lotta alla mafia, di cui Antonio Ingroia con la sua storia è un simbolo vivente, e anzi della lotta alle masso-mafie (come dice il nostro sindaco di Napoli De Magistris) essendo l’intreccio fra mafie e massonerie, fra “poteri forti” borghesi, banche e criminalità organizzata una parte integrante del tessuto di potere capitalistico italiano; e infine quello della lotta per la pace, che implica il nostro no ai 16 miliardi decisi dal Governo Monti (ancora: col voto di Pdl e Pd!) per i bombardieri F35, e il nostro impegno per il ritiro immediato dei soldati italiani impegnati in guerre all’estero (anche questo siamo solo di Rivoluzione Civile noi a chiederlo! Basterebbe questo per votare Rivoluzione Civile, non ti pare?).

Naturalmente anche noi di “Liberaroma” siamo a tua completa disposizione per aiutarti a risolvere dubbi e criticità. E facci sapere come sta andando e che problemi incontri.

Se i 53.000 “contatti” di “Liberaroma” facessero ciascuno questo lavoro rivoluzionario, ebbene ciò basterebbe a farci vincere. Insomma, devi essere cosciente che davvero il risultato delle elezioni dipende da te. Dunque al lavoro e alla lotta.

Buona rivoluzione civile!

Libera Roma

15/02/2013 www.liberazione.it

14 febbraio 2013

L'elenco dei morti quotidiani sul lavoro sarà presto affiancato da quello dei suicidi per disoccupazione? In Italia è possibile!

Lavoro negato e suicidi agevolati

Altri due suicidi dopo l’addio alla vita di Giuseppe Burgarella, tragico atto accusatorio verso questo sistema politico-economico, senza tralasciare le responsabilità sindacali delle tre maggiori sigle che paiono sempre più le tre scimmiette: non vedo, non sento, non parlo. Ieri la notizia di altre due persone, una precaria che si è lanciata nel vuoto e una disoccupata che si è impiccata, due donne che hanno sputato in faccia a questa vita che non vale la pena di vivere. Un mal di vivere che trova epocali e drammatiche conferme nelle statistiche del disagio giovanile, ma anche di adulti di ogni età che si trovano senza strumenti propri e senza protezioni sociali a far fronte alla valanga di pesi materiali e paure psicologiche conseguenti al creparsi dei modelli sociali alla base della nostra civiltà costituzionale. I suicidi a causa di difficoltà economiche e di prospettive occupazionali sono atti di eutanasia spintanea e assistita, di quell’assistenzialismo statale che invece di creare futuro, seppur di sopravvivenza, porta alla morte di persone stritolate da questo stato di cose presenti. Dopo il suicidio di Burgarella, Bersani, durante il suo viaggio elettorale a Torino, ipocritamente si è avventurato a definirlo “una coltellata”, vorremmo chiedergli a chi, a suo parere, fosse diretta quella coltellata sferrata con in mano la Costituzione? Un atto di dignità, e di rispetto verso quella morte e quelle altre dell’anno scorso, sarebbe stato l’autocritica per le politiche messe in atto dal suo partito, direttamente o per delega e in combutta con la destra nel governo Monti, e l’affermazione urlata dal microfono “chiediamo perdono per le scelte sbagliate che abbiamo fatto”.
La velenosa sorgente di questi drammi è politicamente collocata trasversalmente, come si dice in gergo politichese, è bipartisan e non ci sono scappatoie parolaie e giustificazioni di contingenza di fase economica e politica. Chi ha memoria retroattiva ricorda benissimo le teorizzazioni di D’Alema, poi divenute leggi, sulla precarietà “ la flessibilità è un’opportunità ” campeggiava su giganteschi manifesti come nei salotti televisivi e sugli organi di stampa della “sinistra responsabile”, La Repubblica e L’Unità, ben coadiuvati dai giornali dei poteri storici, Il Corriere della Sera e La Stampa. Questa memoria è la vera coltellata che dovrebbe ferire la coscienza della classe politica che parla a prescindere dalla realtà.
Quella realtà che Burgarella, prima di decidere di morire, ha rammentato agli smemorati con una lista di tutte le persone morte di disoccupazione in questi ultimi anni, e scrivendo il suo nome in fondo a questa lista. Da far rabbrividire ogni coscienza viva di questo malandato Paese. Un Paese nel quale non esiste nei più il senso di civiltà del lavoro e dello spirito fondante della Repubblica Italiana, già fondata sul lavoro. Non esiste più neanche in quelle forze sociali che dovrebbero rappresentare, a prescindere dai governi in carica, lo specchio delle contraddizioni sociali. E’, a questo punto, amaramente gratificante sentire la segretaria della Cgil, Susanna Camusso, affermare bisogna comprendere "il senso di disperazione", che colpisce tanti lavoratori che hanno perso il lavoro. Come mai non l’ha compreso molto tempo prima?  I segnali, seguiti dai fatti con licenziamenti brutali di miglia di lavoratrici e lavoratori e con la delocalizzazione di centinaia di piccole medie aziende, sono davanti agli occhi di tutti da anni e molte volte davanti alle critiche, dall’interno della Cgil e dall’esterno da parte di forze politiche come Rifondazione, ha reagito da leader politica affine alle scelte del PD piuttosto che da indipendente leader sindacale. Questa snaturata posizione della Cgil ha consentito alla coppia dell’horror Monti/fornero (con l’attiva complicità di Cisl e Uil) di portare il mortale attacco alle conquiste di oltre quarant’anni di lotte e di legislazione democratica. Fa oggi tanta rabbia registrare, da un’inchiesta della Cgil, che sul precariato “la riforma Fornero è stata un flop” perché il 27% ha visto il proprio contratto non rinnovato, il 22% è scivolato verso un contratto precario peggiore, solo il 4% è passato a un contratto precario con maggiori tutele. Gli altri non hanno visto ancora alcun cambiamento.
Questa è l’amara realtà sulla quale bisogna fare mea culpa, con estrema sincerità per essere credibili e rispettosi del monito lanciato da questi suicidi.

franco cilenti
13/2/2013

La crisi e i suoi drammi sociali spiegati in quattro minuti, con semplicità....ma nella politica italiana è la semplicità che è difficile a farsi. Il voto a Rivoluzione Civile può invertire la rotta verso la ragione e rimettere in moto i naturali processi cognitivi

Un video che non vedrete mai in tv.

Su questo link La crisi spiegata in 4 minuti.

12 febbraio 2013

RIVOLUZIONE CIVILE: UN PROGRAMMA PER GOVERNARE L'ITALIA


Vogliamo realizzare una rivoluzione civile per attuare i principi di uguaglianza, libertà e democrazia della Costituzione repubblicana, nata dalla Resistenza.
Vogliamo realizzare un “nuovo corso” delle politiche economiche e sociali, a partire dal mezzogiorno, alternativo tanto all’iniquità e alla corruzione del ventennio berlusconiano, quanto alla distruzione dei diritti sociali, del lavoro e dell’ambiente che ha caratterizzato il governo Monti.

Per l’Europa dei diritti, contro l’Europa delle oligarchie economiche e finanziarie.
Vogliamo un’Europa autonoma dai poteri finanziari e una riforma democratica delle sue istituzioni. Siamo contrari al Fiscal Compact che taglia di 47 miliardi l’anno per i prossimi venti anni la spesa, pesando sui lavoratori e sulle fasce deboli, distruggendo ogni diritto sociale, con la conseguenza di accentuare la crisi economica. Il debito pubblico italiano deve essere affrontato con scelte economiche eque e radicali, finalizzate allo sviluppo, partendo dall’abbattimento dell’alto tasso degli interessi pagati. Accanto al Pil deve nascere un indicatore che misuri il benessere sociale e ambientale;
Per la legalità e una nuova politica antimafia
che abbia come obiettivo ultimo non solo il contenimento ma l’eliminazione della mafia, che va colpita nella sua struttura finanziaria e nelle sue relazioni con gli altri poteri, a partire da quello politico. Il totale contrasto alla criminalità organizzata, alla corruzione, il ripristino del falso in bilancio e l’inserimento dei reati contro l’ambiente nel codice penale sono azioni necessarie per liberare lo sviluppo economico;
Per la laicità e le libertà.
Affermiamo la laicità dello Stato e il diritto all’autodeterminazione della persona. Siamo per una cultura che riconosca le differenze. Aborriamo il femminicidio, contrastiamo ogni forma di sessismo e siamo per la democrazia di genere. Contrastiamo l’omofobia e vogliamo il riconoscimento dei diritti civili, degli individui e delle coppie, a prescindere dal genere. Contrastiamo ogni forma di razzismo e siamo per la cittadinanza di tutti i nati in Italia e per politiche migratorie accoglienti;
Per il lavoro. Non vogliamo più donne e uomini precari.
Siamo per il contratto collettivo nazionale, per il ripristino dell’art. 18 e per una legge sulla rappresentanza e la democrazia nei luoghi di lavoro. Vogliamo creare occupazione attraverso investimenti in ricerca e sviluppo, politiche industriali che innovino l’apparato produttivo e la riconversione ecologica dell’economia. Vogliamo introdurre un reddito minimo per le disoccupate e i disoccupati. Vogliamo che le retribuzioni italiane aumentino a partire dal recupero del fiscal drag e dalla detassazione delle tredicesime. Vogliamo difendere la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro;
Per le piccole e medie imprese, le attività artigianali e agricole.
Deve partire un grande processo di rinascita del Paese, liberando le imprese dal vincolo malavitoso, dalla burocrazia soffocante. Vanno premiate fiscalmente le imprese che investono in ricerca, innovazione e creano occupazione a tempo indeterminato. Vanno valorizzate le eccellenze italiane dall’agricoltura, alla moda, al turismo, alla cultura, alla green economy;
Per l’ambiente.
Va cambiato l’attuale modello di sviluppo, responsabile dei cambiamenti climatici, del consumo senza limiti delle risorse, di povertà, squilibri e guerre. Va fermato il consumo del territorio, tutelando il paesaggio, archiviando progetti come la TAV in Val di Susa e il Ponte sullo Stretto di Messina. Va impedita la privatizzazione dei beni comuni, a partire dall’acqua. Va valorizzata l’agricoltura di qualità, libera da ogm, va tutelata la biodiversità e difesi i diritti degli animali. Vanno creati posti di lavoro attraverso un piano per il risparmio energetico, lo sviluppo delle rinnovabili, la messa in sicurezza del territorio, per una mobilità sostenibile che liberi l’aria delle città dallo smog;
Per l’uguaglianza e i diritti sociali.
Vogliamo eliminare l’IMU sulla prima casa, estenderla agli immobili commerciali della chiesa e delle fondazioni bancarie, istituire una patrimoniale sulle grandi ricchezze. Vogliamo colpire l’evasione e alleggerire la pressione fiscale nei confronti dei redditi medio-bassi. Vogliamo rafforzare il sistema sanitario pubblico e universale ed un piano per la non-autosufficienza. Vogliamo il diritto alla casa e il recupero del patrimonio edilizio esistente. Vogliamo un tetto massimo per le pensioni d’oro e il cumulo pensionistico. Vogliamo abrogare la controriforma pensionistica della Fornero, eliminando le gravi ingiustizie generate, a partire dalla questione degli “esodati”;
Per la conoscenza, la cultura, un’informazione libera.
Affermiamo il valore universale della scuola, dell’università e della ricerca pubbliche. Vogliamo garantire a tutte e tutti l’accesso ai saperi, perché solo così è possibile essere cittadine e cittadini liberi e consapevoli, recuperando il valore dell’art.3 della Costituzione, rendendo centrali formazione e ricerca. Vogliamo portare l’obbligo scolastico a 18 anni. Vanno ritirate le riforme Gelmini e il blocco degli organici imposto dalle ultime leggi finanziarie. E’ necessario accantonare definitivamente qualsiasi progetto di privatizzazione del sistema di istruzione e stabilizzare il personale precario. Vogliamo valorizzare il patrimonio culturale, storico e artistico, come afferma l’art. 9 della Costituzione. Vogliamo una riforma democratica dell’informazione e del sistema radiotelevisivo che ne spezzi la subordinazione al potere economico-finanziario. Vogliamo una legge sul conflitto di interessi e che i partiti escano dal consiglio di amministrazione della Rai. Vogliamo il libero accesso a Internet, gratuito per le giovani generazioni e la banda larga diffusa in tutto il Paese;
Per la pace e il disarmo.
Va ricondotta la funzione dell’esercito alla lettera e allo spirito dell’articolo 11 della Costituzione a partire dal ritiro delle truppe italiane impegnate in missioni di guerra. Va promossa la cooperazione internazionale e l’Europa deve svolgere un’azione di pace e disarmo in particolare nell’area mediterranea. Va abrogata la riforma Monti delle Forze Armate, vanno tagliate le spese militari a partire dall’acquisto dei cacciabombardieri F35 e di tutti i nuovi armamenti.
Per una nuova questione morale ed un’altra politica.
Vogliamo l’incandidabilità dei condannati e di chi è rinviato a giudizio per reati gravi, finanziari e contro la pubblica amministrazione. Vogliamo eliminare i privilegi della politica, la diaria per i parlamentari, porre un tetto rigido ai compensi dei consiglieri regionali e introdurre per legge il limite di due mandati per parlamentari e consiglieri regionali. Vogliamo una nuova stagione di democrazia e partecipazione.
 
Scarica il programma completo


LISTE CANDIDATI "RIVOLUZIONE CIVILE":

CAMERA (PDF) - SENATO (PDF)

9 febbraio 2013

Con loro due, in combutta con Monti, Casini e Fini, Lavoro, diritti, democrazia saranno rimessi sotto il tappeto per accontentare ancora una volta gli avvoltoi della troika


Denunciamo Pd e Sel per truffa aggravata ai danni del popolo di sinistra

E' troppo? Niente affatto. Nel diritto italiano, la truffa è l'ottenimento di un vantaggio a scapito di un altro soggetto indotto in errore attraverso artifici e raggiri (Wikipedia). E' quello che il centrosinistra sta facendo. Hanno utilizzato l'esca delle primarie per far apparire il tutto come un grande progetto partecipato di sinistra per poi portare gli elettori dritti in bocca allo 'squalo' Monti attraverso l'accordo ormai firmato con il sangue per il nuovo governo di 'responsabilità'. Molti elettori di sinistra si stanno svegliando e sono anche abbastanza arrabbiati, altri ancora si illudono che Bersani farà qualcosa di diverso dal precedente governo. Ma la truffa è giorno dopo giorno sempre più evidente. Le vere intenzioni di Bersani (Vendola ha solo una responsabilità oggettiva in questo caso) sono scritte a chiare lettere sui giornali esteri e oggi anche su alcuni quotidiani nostrani (ultimo il sole24ore "Noi e Monti unica area di governabilità"). Qualcuno del centrosinistra potrebbe difendersi dicendo che le persone sanno leggere e votando sono consapevoli di cosa stanno sostenendo. Ma questo è vero in piccola parte, perché in giro, nelle piazze e anche in tv, la maggior parte dei candidati del centrosinistra (già questo nome è una truffa per intenderci) si dichiara contro Monti e le sue politiche. Peccato che poi, come chiedono i mercati, si farà il governo Monti-Bersani-Vendola e il fiscal compact, quella diavoleria che prevede 50 miliardi di tagli alla spesa sociale all'anno, sarà il vero programma da attuare nei prossimi cinque anni. Lavoro, diritti, democrazia saranno rimessi sotto il tappeto per accontentare ancora una volta gli avvoltoi della troika, quelli che hanno massacrato la Grecia per capirci. Il gioco truffaldino di Bersani & C. consiste nel dire la verità ai mercati con articoli e interviste fatti uscire ad hoc nei momenti giusti mentre al popolo di sinistra vengono somministrate grandi quantità di bugie ogni giorno. Se questa non è una mega truffa...

Antonio Ferraro

No al Fiscal compact, si al welfare compact

22 anni. Se stiamo guardando l’età di una donna o un uomo, 22 anni significano fiducia e speranza nel futuro, precarietà permettendo, sulle molte scelte che ancora si possono fare, considerando che attualmente l’aspettativa di esistenza nei paesi occidentali si aggira attorno agli 80 anni di vita. Ma se stiamo guardando i dati della produzione industriale che ci dicono che oggi i volumi prodotti sono quelli di 22 anni fa, ovvero il livello registrato nel 1990, allora la percezione cambia: è la fotografia di una incapacità di risposta alle crisi e ai mutamenti globali.
Le cifre diffuse dall’Istat indicano un calo del 6,7% della produzione industriale media del 2012. E questo dato giunge al termine di una settimana dove già avevamo potuto osservare il Presidente della Corte dei Conti parlare di recessione, iniquità e corruzione, mentre l’Inps certificava l’esplosione della cassa integrazione. Proviamo allora a mettere assieme, in un unico quadro, tutti questi scenari: inasprimento fiscale sulle fasce deboli, calo dei consumi, crollo della domanda, spirale recessiva, fallimenti e chiusure di aziende, crollo della produzione, licenziamenti, nuova cassa integrazione, nuovo crollo dei consumi, nuovo inasprimento della spirale recessiva. L’ insostenibilità del quadro dipinto è palese.
E i dati dell’Istat di oggi dicono anche che la crisi, troppo spesso dipinta come un meteorite giunto casualmente a contatto atmosferico, e dunque essenzialmente frutto di mele marce che amano dilettarsi nei campi della finanza anziché arare l’economia reale, in realtà è conseguenza diretta in primo luogo della destrutturazione di una politica economica pubblica, di attacchi ai salari e alle pensioni, di aver lasciato mano libera ai capitani coraggiosi prima e al mercato tout court dopo, altro che lacci e lacciuoli. I dati presentati sono in buona sostanza una precisa accusa politica. Per dirla con i sostenitori della decrescita, se fossimo tornati ai livelli di produzione del 1990 in presenza di fattori di benessere sociale in crescita, in autosufficienza energetica da fonti alternative a quelle fossili, in una fase di riconversione di tutte le principali produzioni del Paese, il dato potrebbe significare di aver preso la strada giusta. Ma purtroppo in questo caso stiamo parlando soltanto di assenza di alternative al dato così come si presenta. E le risposte offerte ad ogni sollecitazione di intervento sono tutte frasi immancabilmente estrapolate dal vocabolario liberista, dal sostegno privilegiato alle banche che poi producono speculazione anziché credito, all’ imposizione dell’austerità, alla dismissione del patrimonio pubblico, e così via. Prima di attendere la prossima certificazione della crisi da parte di un istituto statistico, allora, sarebbe opportuno che si iniziasse seriamente a produrre politiche alternative all’esistente. Nulla di particolarmente allarmante, almeno per chi sta dentro il 99% che è sotto ricatto da parte del restante 1%, e cioè far pagare la crisi a chi la crisi l’ha generata. E’ come ipotizzare un fiscal compact che funziona al contrario. Potremmo chiamarlo welfare compact: si tolgono 45 miliardi di euro l’anno dalle politiche liberiste di speculazione, privatizzazioni e spese militari e si incrementano di 45 miliardi di euro l’anno politiche per i servizi, per l’occupazione, per i beni comuni. Il tutto per un ventennio, così come impone oggi la ratificazione del patto di bilancio europeo in tema di tempistiche per la riduzione del debito pubblico.
Da 22 anni, per non dire da molto prima, la logica che oggi ispira il fiscal compact non ha funzionato. E’ così assurdo ipotizzare altro?

8/2/2013 www.rifondazione.it

Intervista a Piergiovanni Alleva, giurista del lavoro, “L’abuso è generale e oggi è vergognoso, il 93% delle assunzioni è con contratti precari, sarebbe come dire che il 93% delle assunzioni corrispondono a esigenze lavorative temporanee, non è possibile. Ritornare al contratto a tempo indeterminato per tutti e senza indugi”.

“Contratto indeterminato per tutti”

Nel frattempo la disoccupazione giovanile sale: dal 20,3% del 2007 al 36,6% di dicembre. Chiediamo ai principali candidati alle elezioni, quali sono le proposte che attueranno in caso di vittoria, partendo dalla necessità o meno di un contratto unico di lavoro per tutti, all’introduzione del reddito minimo di disoccupazione, passando per i problemi del pubblico impiego, che accentua il dualismo tra lavoratori protetti e non che caratterizza, rispetto ai partner europei, il mercato del lavoro italiano.

Non ha dubbi Piergiovanni Alleva, ordinario di Diritto del lavoro all’università di Ancona e candidato, secondo in lista al Senato in Campania per Rivoluzione civile. È suo il programma sul lavoro e welfare della lista guidata da Antonio Ingroia. È responsabile della consulta giuridica della Cgil.

Cosa si deve fare per contrastare la precarietà, in particolare quella giovanile?
La nostra proposta è di due tipi, una di merito e l’altra di strumenti. Per quanto riguarda il merito dobbiamo fare una revisione dei tipi di contratti. I contratti diversi da quelli a tempo indeterminato devono esistere nella misura necessaria. Per esempio l’apprendistato è giusto che continui ad esistere, così come il contratto a termine, ma quando la necessità è effettivamente temporanea come con la maternità.

Bisogna estendere il contratto a tempo indeterminato a tutti?
Sì, come dice la direttiva europea numero 70 del 1999, la numero 70, la forma normale deve essere il contratto a tempo indeterminato e le eccezioni vanno giustificate. Però serve un controllo preciso. L’abuso è generale di oggi è vergognoso. Sappiamo che solo il 13-15% di contratti a termine rispetta la normativa, il resto è abuso. E questi contratti dovrebbero essere trasformati a tempo indeterminato. Non succede perché il lavoratore ha paura e non c’è trasparenza. Ci vorrebbe un’anagrafe del lavoro pubblico in modo che tutti possano conoscere la struttura occupazionale dell’impresa. I dati ci sono già ma sono segreti. Ce li hanno i Centri per l’impiego a cui le aziende devono fare obbligatoriamente denuncia del lavoratore assunto (con qualsiasi tipo di contratto) entro 5 giorni.

Prevedete una riforma degli ammortizzatori sociali, un reddito di cittadinanza?
Naturalmente sì. Attenzione però, il discorso va articolato. L’ammortizzatore sociale è qualcosa che deve esser collegato al lavoro, quindi va esteso a tutti i lavoratori, anche precari. Accanto ai sussidi di tipo assicurativo, basati su una contribuzione del lavoratore, ci deve essere il reddito minimo garantito.
Quindi nel primo caso paga l’Inps mentre per gli altri è lo Stato che deve reperire le risorse?
Esatto. C’è in tutta Europa, a parte Italia e Grecia. Si tratta di un cambio importante, che ci svincola da un sistema di welfare, il nostro, di origine assicurativa e corporativa.


Pensate a tagli e mobilità per i lavoratori del settore pubblico?
Nel settore pubblico lo Stato prende in giro se stesso, si mettono dei limiti e poi si evadono. Da una parte ci sono dei blocchi assuntivi drastici e dall’altro si assume un sacco di gente precaria perché abbiamo ancora la pianta organica, che ormai è preistoria: assumere a tempo indeterminato è considerata una spesa fissa e non va fatta, mentre assumere un precario è considerata una spesa corrente, come comprare la carta igienica. Oggi si assume un precario ma non lo si può regolarizzare.

La vostra proposta qual è?
Noi puntiamo a una vera unificazione del mondo del lavoro. Dobbiamo toglierci dalla subcultura autoritaria che risale a Mussolini, che sul pubblico facciamo controlli sulla legittimità del singolo atto, invece che di risultato. I controlli sui risultati devono essere severi, come nelle aziende private, un debito spaventoso, per esempio, dove essere punito. Questa rivoluzione nella pubblica amministrazione è più che matura, tutta la dottrina è d’accordo su queste cose. Con la legge Brunetta si è tornati indietro: è un problema politico ma anche culturale, bisogna trovare alleanze trasversali.

Laura Preite
8/2/2013 www.ilfattoquotidiano.it