12 settembre 2012

I due quesiti referendari sul lavoro per liberarci dell'art.8 della manovra berlusconiana e ripristinare nel suo testo originario l'art.18 fatto a pezzi dal governo Monti, sono stati depositati ieri in Cassazione dal comitato promotore. Uno schieramento politico e sociale che si costituisce su un programma, e non a prescindere da esso. Paolo Ferrero, segretario del Prc, dichiara: «Il referendum che abbiamo presentato stamattina ha un solo obiettivo, difendere i lavoratori dai disastri fatti dalla Bindi e dal Pd».

 
UN PATTO PER IL LAVORO CHE AGITA LA POLITICA
 
La foto di gruppo davanti al Palazzaccio sembra una foto d'epoca. In prima fila tutti i pezzi del puzzle che disegnava il governo Prodi: Di Pietro, Vendola, Ferrero, Diliberto, Bonelli. Manca solo Prodi con il suo partito. In seconda fila, però, nell'istantanea ci sono la Fiom con il volto di Francesca Re David, Alba con Alberto Lucarelli, due giuslavoristi del rango di Romagnoli e Alleva. Appena più defilati troviamo un pezzetto della maggioranza Cgil con la presenza di Gianpaolo Patta e infine il motore di un'operazione politica e sociale che porterà un po' di scompiglio nel Pd e nella Cgil e di lavoro in campagna elettorale: Gianni Rinaldini, coordinatore della «Cgil che vogliamo».

I due quesiti referendari sul lavoro per liberarci dell'art.8 della manovra berlusconiana e ripristinare nel suo testo originario l'art.18 fatto a pezzi dal governo Monti, sono stati depositati ieri in Cassazione da un comitato promotore arcobaleno. È uno schieramento politico e sociale che si costituisce su un programma, e non a prescindere da esso. E sui programmi la foto di gruppo non può certo essere quella di Vasto di un anno fa - Bersani, Di Pietro e Vendola. Per dissolvere ogni eventuale equivoco, la presidente del Pd Rosi Bindi ha fatto battere dalle agenzie una dichiarazione di fuoco, in contemporanea allo scatto della foto davanti alla Corte di Cassazione: questi referendum, dice, sono «un grave errore». Ai reprobi Bindi ricorda che allo sbudellamento dell'art.18 ha contribuito anche il suo partito, il Pd. Un modo per chiedere ai suoi militanti coerenza e, per usare un termine un po' più forte, obbedienza.
Uno a cui è inutile chiedere obbedienza è l'eurodeputato Pd Sergio Cofferati, l'uomo-simbolo che da segretario della Cgil portò in piazza tre milioni di persone con cui si riuscì a impedire a Berlusconi di liberarsi dell'art.18. Operazione riuscita alla grande al governo Monti, con il sostegno essenziale del Pd come ricorda la sua presidenta, senza che la Cgil mettesse in campo lo sciopero generale nazionale. Cofferati ha spedito una lettera non lascia dubbi: si può cambiare lavoro nella vita, dal sindacato alle istituzioni alla politica, ma sui diritti dei lavoratori le idee non possono cambiare: «Gli impegni parlamentari di Strasburgo mi impediscono di essere lì con voi, ma voglio dirvi che aderisco con convinzione alla promozione dei referendum abrogativi dell'art.8 della legge 138bis e delle norme che hanno di fatto cancellato l'art.18 dello Statuto dei lavoratori». Cofferati denuncia l'attacco ai diritti in atto in tutt'Europa, una risposta sbagliata alla crisi. «La raccolta delle firme sarà anche l'occasione per riproporre una discussione sui temi del valore sociale del lavoro e dell'importanza vitale dei diritti delle persone».
Con toni diversi, tutti i soggetti promotori (i firmatari sono 15) mettono in evidenza la centralità della difesa dei diritti («il ripristino della civiltà del lavoro», dice Vendola) e l'importanza di un'alleanza che potrebbe prefigurare un futuro schieramento. Di Pietro - che dopo aver presentato in solitaria i referendum, con il suo passo indietro ha consentito di trasformarli in una battaglia comune del fronte antiliberista - chiama in causa Bersani a cui ricorda. «Casini se va al governo mantiene la riforma Fornero. Il Pd deve decidersi: la appoggerebbe o la sostituirebbe?». Paolo Ferrero, segretario del Prc, dichiara: «Il referendum che abbiamo presentato stamattina ha un solo obiettivo, difendere i lavoratori dai disastri fatti dalla Bindi e dal Pd». La battaglia referendaria si aprirà il 13 ottobre con la raccolta delle firme in una quindicina di città. La Fiom che più di ogni altro soggetto si è spesa contro la cancellazione dei diritti dei lavoratori e perciò è stata estromessa dal lavoro sindacale da molte fabbriche, a partire dalla Fiat di Marchionne, ricorda che gli effetti della controriforma dell'art.18 si fanno già sentire, con i primi licenziamenti individuali per ragioni economiche che dalla legge originaria non sarebbero stati consentiti. A fare i banchetti per la raccolta delle firme non saranno solo le forze politiche promotrici e la Fiom ma anche settori della Cgil: Lavoro e società, guidata da Nicola Nicolosi, sarà in prima fila senza subire i condizionamenti della segreteria Camusso, di cui pure fa parte. Nel corso del direttivo di lunedì, la segretaria della Cgil aveva criticato quei dirigenti dell'organizzazione che avevano deciso di impegnarsi in prima persona nella promozione dei referendum. Il riferimento era anche a Gianni Rinaldini e alla minoranza «La Cgil che vogliamo». Rinaldini ieri si è detto molto soddisfatto per aver contribuito ad allargare l'imminente campagna elettorale ai temi del lavoro e dei diritti.
Nei prossimi giorni sarà lanciato dai promotori un sito dedicato alla campagna referendaria e prenderà vita un comitato di sostegno nazionale ai referendum sul lavoro a cui aderiranno intellettuali, giuristi, forze sociali e sindacali.
 
Loris Campetti

La Corte Costituzionale tedesca ha dato il via libera "condizionato" al meccanismo di stabilità Esm

Una cattiva notizia per l'Italia
 
Una decisione attesa dalla maggior parte degli osservatori internazionali. La corte di Karlsruhe ha dato un sì condizionato al meccanismo europeo di stabilità Esm: la partecipazione di Berlino è fissata a 190 miliardi di euro. Questo significa che ogni aumento richiesto sarà condizionato all'approvazione del Parlamento tedesco, che potrà anche bloccare eventuali aumenti della dotazione dell'Esm. Ma la decisione è ritenuta importante anche perché dà il via libera all'operazione della Bce di acquisto illimitato di titoli di stato dei Paesi in difficoltà, come Spagna e Italia. Infatti, la Bce potrà stampare moneta per comprare bond solo dei Paesi che avranno fatto richiesta di aiuti al fondo Esm.

La sentenza però non deve essere letta come una sconfitta per la Germania e una vittoria per l'Europa e per i Paesi periferici. Infatti, la Germania avrà dalla sua parte sempre il potere di bloccare attraverso il suo parlamento ogni nuova decisione presa a livello continentale sul fondo Esm. I Paesi periferici, come Spagna e Italia, dovranno comunque rispettare 'strette' condizioni (austerità) sia per accedere al fondo Esm che agli altri aiuti della Bce.

Dunque, poco cambia rispetto a ieri. Probabilmente lo spread si abbasserà, il governo Monti andrà avanti con le sue politiche antisociali, la crescita non si vedrà neanche con il binocolo e così via. I compiti a casa i 'tecnici' li hanno fatti bene (pensioni, articolo 18, tagli, imu...) e continueranno a farli.

Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista, giudica la sentenza come negativa per l'Italia e ne spiega il motivo: «La Corte di Karlsruhe ha rigettato il ricorso della Linke contro il MES e il Fiscal Compact. I mercati festeggiano ma si tratta di una cattiva notizia: se la sentenza fosse stata favorevole alla Linke sarebbe stato bocciato il Fiscal Compact e il MES e la BCE sarebbe stata obbligata ad intervenire direttamente sui titoli di stato, evitando lo strozzinaggio previsto dal memorandum. Per il popolo e l’economia italiana, bloccare il Fiscal Compact è vitale perché questo folle trattato prevede che lo stato italiano tagli ogni anno e per vent’anni 50 miliardi di debito pubblico. Questo trattato determinerà un massacro sociale, l’aumento della disoccupazione e il pesante impoverimento del nostro paese. Noi però continueremo la nostra battaglia europea in rapporto con gli altri partiti della Sinistra Europea. Il Front de Gauche francese di Mélenchon ha chiesto al Presidente della Repubblica francese di indire un referendum. Per sostenere questa richiesta il Front de Gauche sarà in piazza a Parigi il 30 settembre e noi saremo in piazza con loro. Per costruire l’Europa dei popoli è necessario fermare questa Europa iperliberista».

QUI LA SENTENZA
 
12/9/2012 www.controlacrisi.it

Buttare a mare l'accordo del 28 giugno e lottare per far cadere il governo dei 'tecnici'. L'unica cosa sensata che la Cgil potrebbe fare, il resto è solo manfrina che offende i lavoratori, i disoccupati e i pensionati

NO ai ricatti del futurista Monti

Immaginiamo cosa sarebbe successo se qualsiasi altro presidente del consiglio, anche virtuale come Bersani, avesse affermato di aver aggravato apposta la crisi per risanare il paese.
Di fronte alla ferocia ed al cinismo di un' affermazione di questo genere ci sarebbe stata la rivolta dell'opinione pubblica. Che però oggi è governata dal regime unico montiano e quindi la notizia è derubricata a colore. Come quando i giornali di Berlusconi presentavano le sue battutacce come simpatiche piccole gaffes.
In realtà c'è davvero qualcosa di inquietante e terribile nelle parole del capo del governo. All'inizio del secolo scorso i poeti futuristi, poi confluiti nel fascismo, sostenevano che la guerra è l'igiene del mondo, seleziona razze e popoli. Oggi Monti sostiene che la crisi devastante che stiamo vivendo serve a far crescere il paese, E' la selezione sociale  che prepara il rilancio della competitività: chi sarà sopravvissuto  al massacro sociale diventerà così forte da reggere qualsiasi spread.
Si chiama darwinismo sociale la filosofia di Monti ed è sempre  stata alla base delle più reazionarie delle politiche economiche e sociali.
E' su queste basi che  il presidente del consiglio ha presentato alle 'parti sociali' l'ordine di realizzare entro un mese un patto sulla produttività. Come il suo grande ammiratore Marchionne , Monti sostiene che assicurarsi una maggiore produttività , cioè un maggior sfruttamento del lavoro, attira gli investimenti e garantisce che alla fine ci sia la ripresa.
Tuttavia è proprio la Fiat a mostrare clamorosamente la feroce stupidità di questa ricetta: ai lavoratori sono state imposte  condizioni di lavoro vergognose, per poi lasciarli  a casa perché non si vende e quindi non si produce. E che produttività ci vuole all'Alcoa, quando manca l'intervento pubblico?
Monti si aggrappa all'accordo interconfederale del 28 giugno 2011 per  le sue nuove pretese e  chiede di applicarlo severamente. Questo dimostra due cose.L'accordo del 28 giugno è un accordo sbagliato e punitivo per i lavoratori che ha aperto ed apre la via a tutti i peggiori attacchi ai loro diritti.
In secondo luogo è oramai chiaro che Monti, come in fondo egli stesso rivendica, è parte costituente della crisi italiana e non soluzione ad essa.
Buttare a mare l'accordo del 28 giugno e lottare per far cadere il governo dei 'tecnici', questo è ciò che chiediamo alla Cgil e a tutte le forze che affermano di non condividere l'attuale politica economica e sociale.

Giorgio Cremaschi
12.9.2012

9 settembre 2012

La vicenda di questa splendida terra è paradigmatica della distanza siderale fra la politica delle istituzioni e la vita reale, C’è chi come il segretario del Prc Paolo Ferrero, è sceso in miniera a confrontarsi con questi uomini e queste donne ma per il resto prevale il silenzio o peggio, la commiserazione.

Carbonsulcis, i lavoratori non si rassegnano

Antonello ha 50 anni ed è in miniera da 25. Di questi 15 passati sotto terra, un lavoro che il freddo tecnicismo definirebbe solo usurante, ma che ti modifica in realtà la stessa percezione del mondo. Per lui, come per gran parte dei lavoratori, fra pochi anni – Fornero permettendo – si arriverebbe alla soglia di una strameritata pensione. Ma i fantasmi che incombono sul complesso minerario della Carbosulcis e sulla miniera di Nuraxi Figus, non lasciano grandi speranze.
I lavoratori che sono scesi per protesta nel sottosuolo portando con se l’esplosivo non sono disperati, sono determinati ed esprimono una dignità nel voler difendere un proprio progetto di vita e di lavoro che non trapela dai media mainstream. Per capirlo bisogna attraversare quelle strade, vedere i paesi nati e cresciuti nel periodo d’oro del carbone, quando un lavoro duro e malpagato rappresentava comunque una alternativa alla miseria.
Oggi la chiamiamo archeologia industriale e ci sono zone attrezzate per i turisti dove è possibile vedere i carrelli utilizzati per portare su il carbone, i fabbricati in cui vivevano i lavoratori, quello che resta di alcune miniere ormai chiuse. Iglesias costituiva dal medioevo il maggior centro abitato dell’area, ma tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo non era sufficiente per le esigenze di produzione. Durante il fascismo, per rendere più efficiente l’estrazione del combustibile si giunse a spendere oltre 300 milioni delle vecchie lire di allora per costruire nella Sardegna sud occidentale, a circa 70 km da Cagliari, una città vera e propria, Carbonia, in un area bonificata dalla palude.
Nacque poi l’ACA (Azienda Carboni Italiani) per sviluppare le ricerche di carboni fossili necessari nel Paese dopo le sanzioni connesse all’invasione dell’Etiopia. In 11 anni vennero aperti 22 pozzi che diedero lavoro a quasi 20 mila persone, solo la cittadina crebbe in maniera esponenziale come popolazione passando dai 29.000 abitanti a due anni dalla edificazione ai 60 mila nel 1949. Durò poco, dopo una ventina d’anni la crisi della produzione causò la migrazione di 28 mila persone, la più massiccia emigrazione dalla Sardegna del dopoguerra.
I ragazzi continuano ad andarsene, il reddito della provincia è fra i più bassi del Paese e la disoccupazione supera il 30%, e anche un posto di lavoro in meno significa un dramma. Negli anni sono stati in tanti quelli che si sono ritrovati in mezzo ad una strada. Ad Iglesias si è aperta qualche buona prospettiva turistica ma per Carbonia e per il resto del circondario, la situazione peggiora di mese in mese. Che la Carbonsulcis navigasse in cattive acque era noto da anni e da anni si rinnovano promesse, ipotesi di rilancio fatte proprie dalle istituzioni che si sono succedute, ma nulla di positivo accadeva, i pozzi si chiudevano, poche assunzioni al confronto di tanti lavoratori che finivano senza lavoro.
Le proteste che tanto sono sembrate eclatanti in questi giorni non costituiscono nulla di nuovo, mesi e mesi di confronto aperto e di trattative sindacali, Antonello e i suoi compagni di lavoro sono infastiditi dal fatto che solo ora ci si accorga del loro dramma: Le nostre famiglie si che sono abituate a sostenerci – dice – i nostri vicini di casa, quelli che sanno cosa sono le miniere».
Non hanno gradito di sentirsi narrati come disperati, mostrano dignità e combattività, una tradizione che non muore. Nel 1904 il 4 settembre (ricorre quasi l’anniversario) mentre la delegazione sindacale era in trattative, gli operai si erano riuniti, di fronte alla sede della direzione generale della miniera, in sostegno della delegazione sindacale.
Nel frattempo i titolari della ditta chiamarono l'esercito, che fece fuoco sugli operai uccidendone tre e ferendone molti altri. Quella domenica sarà ricordata come l'eccidio di Buggerru. La risposta del movimento operaio a livello nazionale non si fece attendere ed il 16 settembre si svolse il primo sciopero generale nazionale a cui aderirono i lavoratori italiani di tutte le categorie. I lavoratori erano scesi in sciopero perché la loro pausa fra i due turni di lavoro era stata ridotta arbitrariamente di un ora. Altri tempi?
Oggi le forze dell’ordine non sparano ma quando si tratta di fermare i lavoratori i ruoli sembrano rimasti invariati. «Noi stiamo facendo una forzatura – continua Antonello – ma non vogliamo fare la fine dell’Alcoa, un progetto l’abbiamo presentato, confrontiamoci su quello». C’è fra i lavoratori chi teme che la loro lotta venga strumentalizzata, ci sono stati parlamentari che hanno anche tentato di cavalcare “da destra” la protesta, ma c’è anche un mondo che si è mosso.
Anche Al Jazaeera ha mandato propri cameraman, la vicenda di questa splendida terra è paradigmatica della distanza siderale fra la politica delle istituzioni e la vita reale, C’è chi come il segretario del Prc Paolo Ferrero, è sceso in miniera a confrontarsi con questi uomini e queste donne ma per il resto prevale il silenzio o peggio, la commiserazione. Eppure l’intero territorio in questi giorni si è mobilitato in solidarietà con i lavoratori. Commercianti, artigiani, anziani. Una delegazione di studenti dell’Università di Cagliari è scesa a confrontarsi, vogliono realizzare una inchiesta sulla miniera e coinvolgere i lavoratori in assemblee studentesche. «Ci hanno accolto all’inizio con una “sana diffidenza” – racconta Consuelo – i nostri sembrano due mondi diversi ma in fondo siamo come i loro figli. E allora il dialogo si è infittito, ci siamo sentiti utili, si è sviluppata una curiosità reciproca che può essere produttiva per tutti.
La situazione è molto tesa e dobbiamo andarci con i piedi di piombo e non ci vogliamo fermare qui». Consuelo parla a nome del Collettivo di studenti, che andranno anche al porto ad attendere il ritorno dei lavoratori Alcoa:«Si tratta dello stesso modus operandi da parte delle aziende – prima sfruttano il territorio e le persone utilizzando anche fondi pubblici e poi se ne vanno. Dobbiamo interrompere questo circolo vizioso ed è questa la vera sfida della vertenza».Gli studenti parlano di un clima di clientelismo e di ricatto che ha reso inesistente il senso di bene pubblico, dicono che se ci sono speranze di cambiamento queste possono arrivare solo dalla gente che ci vive e criticano tanto il comportamento dei partiti che dei sindacati. Sono anche convinti che il carbone non abbia un futuro e che i danni ambientali e l’impoverimento sociale che si sono determinati siano collegati. Dagli universitari esce una grande maturità, parlano di percorsi di lungo periodo che non si fermano all’ingresso della miniera. Ma se il carbone, per come è stato finora estratto, per molti rappresenta il passato – non è detto che non riprendano piede progetti anche ecocompatibili – lascia perplessi il destino che si continua a voler imporre alla produzione di alluminio negli stabilimenti Alcoa di Portovesme. L’alluminio è una sostanza fondamentale per gran parte degli oggetti di uso odierno ma l’Alcoa è di proprietà di una multinazionale statunitense che considera troppo alti i costi di produzione e di estrazione di allumina. Se la chiusura di Carbosulcis è rinviata per l’Alcoa il 3 settembre comincerà una lenta agonia che potrebbe essere interrotta solo se giungeranno investitori stranieri disponibili ad acquisirne la proprietà.
Stesso territorio e identica espropriazione di ricchezza e di condanna all’impoverimento ma fortissima voglia di combattere ancora, gesti eclatanti e trattative che sembrano non potersi concludere mai. Cariche e caschi di lavoro battuti al suolo, Roma che risuona del clamore di 70 dignitosi e orgogliosi lavoratori che non chiedono elemosine, assistenza, ammortizzatori sociali, ma lavoro.
Stefano Galieni

 

Per la Siria si prepara scientificamente il modello libico, dopo l'Irak e la Yugoslavia. Crimini informativi per far diventare auspicabile l'occupazione militare per risolvere la crisi siriana. Un’intervento militare preparato da una serie di bufale propagandistiche pompate dai nostri media

Disordinate considerazioni sull’informazione di guerra

Gli unici telegiornali che seguo sono - scusate la banalità - Tg3 e Tg La7. Sono senza dubbio i migliori (o meno peggiori) telegiornali della tv generalista e ritengo siano anche i più seguiti tra quella fetta di italiani che cerca un’informazione più "di qualità" e più indirizzata ai grandi temi di politica interna ed internazionale.

Riporto però con un po’ di perplessità, ma senza particolare stupore, il servizio sulla Siria di Lucia Goracci trasmesso durante il Tg3 del 28/09.(1) La Goracci inizia parlando dell’autobomba fatta esplodere - verosimilmente - da forze anti-Assad durante un funerale nel quartiere a maggioranza cristiano e druso di Damasco; passa poi a parlare della carneficina operata dalle forze regolari del regime ad Homs e dell’esodo di massa dei profughi. Fin qui, tutto regolare e abbastanza equilibrato, per quanto sia difficile ormai distinguere - su queste vicende - la verità dalla propaganda. E la propaganda, appunto, arriva verso la fine del servizio, quando la Goracci ci ricorda che“«le altre potenze, Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, non intendono intervenire; a meno che - ha ricordato il Presidente francese Hollande, ieri - Assad non compia il crimine di usare le armi chimiche. Come se i jet, gli elicotteri, l’artiglieria pesante, non bastasse, già, a provocare tutto questo.»”“”Qualche mese fa invece Chicco "Mitraglia" Mentana fu anche più esplicito: introducendo un servizio, usò queste testuali parole, che mi appuntai nell’intenzione di scrivere qualcosa in proposito (magari con un titolo del tipo «Ma Chicco Chicco non lo sa»):“«c’è un paese (...) in cui la situazione è ormai fuori controllo e la comunità internazionale fa finta di non accorgersene; anzi, a volte esprime preoccupazione anche fortissima ma non fa come ad esempio è avvenuto in Libia, cioè intervenire per frenare il mattatoio.»”Fra l’altro nel servizio che seguiva, se non ricordo male, si definiva l’Arabia Saudita un «alleato storico di Damasco» (?!), il che sarebbe uno strafalcione indegno di una testata così prestigiosa.

Per Mentana, e forse anche per la Goracci, il modello libico sembra quindi auspicabile per risolvere la crisi siriana. Un’intervento militare preparato da una serie di bufale propagandistiche pompate dai nostri media e smontate ad esempio dal giornalista Rai Amedeo Ricucci in un intervista rilasciata a Libera TV (2) e in un’ottima puntata della trasmissione La storia siamo noi dall’eloquente titolo Guerra, bugie e TV (3); madre di tutte le bufale fu quella sulle tombe del cimitero di Tripoli spacciate per fosse comuni di oppositori e sui 10000 morti assassinati dal regime nella fase precedente all’invasione straniera.

Sembrano dimenticare poi la spirale di pulizia etnica scatenata da milizie legate al CNT contro la popolazione nera (4). Su questo punto ricordo un’altro servizio del Tg3 - al quale va però riconosciuto il merito di aver dato spazio a riflessioni scottanti su alcuni aspetti di questa guerra, come ad esempio la "provvidenzialità" della morte del colonnello Gheddafi, che da vivo rischiava di mettere in forte imbarazzo molti "capoccia" occidentali - che mostrava alcuni prigionieri neri, presentati come «presunti mercenari di Gheddafi», che sobbalzavano al rumore di una raffica di mitra, evidentemente un’esecuzione. Il commento dell’inviato, cito a memoria, suonava più o meno così: " chi non aveva pietà nel gioprno del trionfo, oggi sobbalza per una raffica di mitra " , dando per scontato che quei "negri" fossero per forza ex-miliziani gheddafiani e criminali di guerra. (Perché si sa: le truppe regolari libiche del vecchio regime e i gheddafiani sono per forza tutti criminali e tagliagole). Forse rendendosi conto dell’opera di disinformazione di cui ci si stava rendendo responsabili, lo stesso servizio fu riproposto il giorno successivo, ma con un commento molto più equilibrato.

Per quel che riguarda il conflitto siriano, mi rendo conto di poter dire poco. La situazione sembra estremamente complicata ed è difficile, come si è detto, valutare le informazioni che arrivano a noi. Posso ad esempio far notare però il silenzio dei media occidentali sulle posizioni e sull’attività del "Comitato nazionale di coordinamento per il cambiamento democratico", la coalizione delle forze di opposizione al regime siriano contrarie all’ipotesi di un intervento militare straniero e alla settarizzazione del conflitto.(5)




(2) Ecco tutte le bugie che ci hanno raccontato sulla Guerra libica, Libera TV, http://www.libera.tv/videos/1151/ecco-tutte-le-bugie-che-ci-hanno-raccontato-sulla-guerra-libica.html

(3) Guerra, bugie e TV, La storia siamo noi, http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntata.aspx?id=827Sui miti diffusi dalla propaganda bellica segnalo anche: Maximilian C. Forte, La Top Ten dei Falsi Miti sulla Guerra in Libia, Peacelink, 31 agosto 2011; http://www.peacelink.it/mediawatch/a/34656.html Pubblicato originariamente sulla testata americana online CounterPunch.org.

(4) Lorenzo Cremonesi, Incendi, terrore, caccia all’uomo. La città dei neri non esiste più, Corriere.it, 16 ottobre 2011; http://www.corriere.it/esteri/11_febbraio_23/libia-cronaca_1938f84a-3f45-11e0-ad3f-823f69a8e285.shtml. Libia: il Cnt aveva dato l’ok alla caccia al nero, Globalist.it, 1 novembre 2011; http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=2939&typeb=0&Libia-il-Cnt-aveva-dato-l-ok-alla-caccia-al-nero.

(5)Giovanni Sarubbi, Una via pacifica alla soluzione della crisi, Il Dialogo; http://www.ildialogo.org/cEv.php?f=http://www.ildialogo.org/noguerra/N...Sulla vicenda siriana rimando inoltre a una selezione di articoli del cronista dell’Indipendent Robert Fisk, pubblicati in italiano del Fatto Quotidiano (http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/rfisk/); al sito http://www.contropiano.org/ o - con qualche cautela - al rito sibialiria.org/, forse eccessivamente orientato su posizioni alternative.

Cat zu Felics
8 settembre 2012

www.bellacioa.org

Lettera aperta a quella grossa parte degli elettori del PD che ancora credono nella natura riformista e di sinistra dell'ex PDS, ex DS, presto ex PD perchè la traversata verso il liberismo non è ancora compiuta. Per compierla definitivamente devono ottimizzare la legge elettorale truffaldina.

Piccolo manuale di rientro alla realtà per elettori Pd
 
L'elettore Pd è uno dei più creduloni esistenti sul mercato della comunicazione politica internazionale. Ha votato il partito per avere un argine contro Berlusconi e il Pd, con il cavaliere, ci ha fatto un governo. Ha votato PD per salvaguardare welfare, lavoro e pensioni e si è visto tagliare stato sociale, articolo 18 e prestazioni pensionistiche. Ha votato il partito democratico a difesa della costituzione e il PD, con Berlusconi, l'ha modificata inserendo il liberismo del pareggio di bilancio stravolgendo radicalmente l'idea di economia presente nella carta del '48 (che il liberismo lo conosceva, infatti non ci fu inserito).
Adesso si balocca con l'ultima delle fantasie "i successi del governo Monti". Una fiction di fantascienza estrema di produzione Repubblica-Unità-Tg3 che va in onda solo in Italia. Tant'è vero che quando sugli schermi italiani si parlava delle lodi della Merkel a Monti, sui giornali tedeschi si commentavano le dure, reali contrapposizioni tra Italia e Germania. Per non dire dell'aumento RECORD del debito pubblico, della grave situazione della bilancia import-export, del crollo della produzione industriale, dell'aumento dei disoccupati. Tutti successoni recenti del governo Monti.
 Del parco buoi di creduloni che ha votato Pd nel 2008, secondo le rilevazioni degli istituti di marketing e facendo proiezioni sui risultati delle amministrative di maggio, ha già disertato un pò piu' di elettore su quattro. Sempre troppo pochi, perchè l'improbabile partito di Bersani si tiene stretto un nucleo fatto del 25% di votanti ancora utile per mandare definitivamente in malora questo paese. E' a questo tipo di credulone che bisogna dire "la festa è finita, non puoi recarti nell'urna con quelle strane idee come se tu andassi a berti un aperitivo". E' a questo genere di pericolo pubblico, che pure si sente investito di senso di responsabilità mentre compie il folle gesto di votare Pd, che bisogna saper parlare. Ecco due argomenti che persino un tipo di credulone conclamato che vota Pd potrebbe capire.
-CHIMERA numero uno. Il prestigio di Monti e di Draghi, convincerà la Merkel sulle misure necessarie per salvare l'euro tramite la Bce.
 Prima di arrivare alla verità, cioè che questa moneta unica e questo sistema bancario continentali produrranno sempre sfracelli, bisogna atterrare nella realtà. E per il nostro elettore piddino non si tratta di passaggi facili. Il primo da fare è capire che i successi di Monti esistono solo su Repubblica e nei tg della Berlinguer. La prova? Semplice basta leggere le agenzie di stampa. Monti va da Obama, chiede un intervento sulla Grecia e Obama dice no. Monti va dalla Merkel, ottiene regolarmente dei no, e la stampa italiana parla delle "lodi della Merkel a Monti". Monti va da Rajoy chiede che la Spagna non faccia richiesta di aiuti, perchè poi il commissariamento toccherebbe all'Italia, e Rajoy fa capire all'Europa (gli italiani non contano, c'è il black out informativo) che chiederà gli aiuti. Monti va in Cina chiede investimenti e non arrivano. Infine Monti va da Hollande che non solo non gli concede nulla ma gli dice "bello, se hai bisogno di aiuti ti fai commissariare". E lo sapete perché? Perchè la Francia, con 511 miliardi di euro, è il paese maggiormente esposto in Europa in acquisti di debito pubblico italiano. AL CONTRARIO di quanto raccontato nelle fantastiche fiction di Repubblica e del Tg3, la Francia ha tutto l'interesse a fare gioco di squadra con la Germania perchè l'Italia salvaguardi il capitale francese. Gioco di squadra, cementato da interessi comuni e incrociati, come in Grecia.
 Insomma, i successi di Monti non ci sono. Quindi la Merkel non è in grado di convincerla. Ma andiamo ai numeri. Ecco qui un servizio di Der Spiegel
 Cosa dice? Testuale "Le imprese tedesche approfittano della crisi dell'euro" Già perchè l'attuale situazione dell'euro, quella che per Bersani dovrebbe vedere Monti (in virtù dei suoi fantastici successi) convincere la Merkel a invertire la rotta, è ottima per le imprese tedesche. Tassi bassissimi di finanziamento, addirittura in negativo. Un vantaggio competitivo, come dice lo stesso Der Spiegel, sulle imprese italiane e spagnole. Stesso discorso per lo stato tedesco che si finanzia con denaro a costo zero mentre l'Italia fa i conti con lo spread.
La realtà è dura ma, a differenza dei corsivi di Giannini su Repubblica, reale. La Germania non ha alcun interesse a cambiare l'attuale situazione dell'euro, quella che stiamo pagando. Ha invece interesse a tenerci nell'euro a queste condizioni, altrimenti un eventuale marco sarebbe troppo caro. Per farlo basta trovare in Italia, un Monti o un Bersani. Capito il gioco caro il nostro elettore Pd?
 Infatti, è notizia recente, la Merkel ha ribadito che è contraria all'intervento permanente della Bce sul mercato dei titoli di stato. Perchè abbasserebbe il costo del finanziamento dello stato in Italia alzando quello della Germania. Se la Bce intervenisse infatti, i tedeschi, e le loro imprese, si finanzierebbero a costo più alto e gli italiani a costo più basso. Già, perchè la Germania sta bene solo se i capitali affluiscono verso Berlino, visto che fuggono dall' Italia a causa della situazioneè a rischio.
-CHIMERA numero due. Il governo Monti è il governo del rigore.
Anche qui prima di passare alla verità, che per il nostro elettore piddino comporta l'uscita da un forte stato di tossicodipendenza da luoghi comuni, ci vuole un pò di realtà.
 Perchè al nostro elettore non bastano i numeri. Se il debito pubblico sale a livelli record, come sta accadendo con Monti, la colpa sarà sempre di Berlusconi, della lentezza delle riforme o delle sentenze sommarie al calcioscommese.
Allora raccontiamo una storiella (vera). C'è una banca, Jp Morgan, che in primavera ha perso 9 miliardi di dollari in movimenti speculativi. Un bel botto, non c'è che dire. Prima di rivelare tutto questo, per cadere in piedi, ha bisogno di rientrare da qualche vecchio credito. Che potrebbe essere anche inesigibile. La nostra Jp Morgan fa il giro del pianeta, bussa a tutte le porte e qualcuna apre. Una di quelle che apre è il governo Monti. Che regala a Jp Morgan un bell'assegno di 3,5 miliardi di euro riguardanti gli interessi su dei titoli a tasso variabile (non diciamo speculativi sennò il nostro elettore piddino non regge) contratti nel '97. Ma da chi? Dall'allora direttore generale del Tesoro, Mario Draghi. Insomma, in un momento di crisi invece di fare resistenza, e poteva farlo, all'attore speculativo Jp Morgan, Mario Monti ha dato un assegno alla banca americana pari all'ammontare della riforma delle pensioni votata alla bersagliera ad inizio anno. Rigore ed equità non c'è che dire.
 Comunque, va detto al nostro elettore piddino, "qualcosa" c'è stato anche per le banche italiane. Il comma di un bel decreto, votato anch'esso alla bersagliera, dove si trasformano i crediti inesigibili delle banche in moneta sonante per 2,5 miliari di euro (mezza spendig review di qui alla fine dell'anno). Ma dove è possibile tutto questo ben di dio?
 Ma nel magico mondo del governo Monti sostenuto con senso di responsabilità (ci mancherebbe) dal Pd. Dove si regalano 2,5 miliardi alle banche senza neanche chiedere in contropartita prestazioni migliori per i cittadini.
Non basta? A parte la scomparsa dell'Imu per la chiesa, l'Italia sta finanziando le banche fallite a causa della speculazione (che stanno strozzando le rispettive popolazioni) in Irlanda, Portogallo, Spagna, Grecia. Un conto da nulla, si stima una venticinquina di miliardi entro la fine dell'anno.
Per finire, l'Ocse ha prodotto un rapporto dove si stima che paesi come il nostro almeno fino al 2015 non vedranno "ripresa". E che titoli ti sparano le produzioni cinematografiche lisergiche associate (Corriere-Repubblica, Tg dall'1 al 7 etc.)? "Monti, la ripresa è vicina". A questo punto, per la prima volta in vita sua, anche un piddino può capire la verità elementare. Ovvero che, in alternanza, lo stanno rapinando e prendendo per il culo. E quando sente i suoi leader che recitano "Monti oltre Monti" a questo punto può fare solo il gesto dell'ombrello.
Uscire dallo stato di allucinazione è difficile. Ma come un hippie degli anni '60 che aveva esagerato con i funghi, anche il nostro elettore PD può trovare la strada smarrita di casa. Basta controllare la manina nel momento in cui sta per fare scempio sulla scheda.
ps. Il direttore del Giornale Sallusti è stato applaudito alla festa dei Democratici a Reggio Emilia. E' evidente che nel Pd ci sono degli creduloni irriducibili che, in nome della governabilità, applaudirebbero anche Mussolini. Ma se, dopo un elettore su quattro, dal PD se ne va via anche un altro questo paese forse si salva.
(red)

7 settembre 2012

"Perché non agire prima sullo spread. Una montagna di bugie in questi mesi" ''Con la decisione della Bce che fa un passo nella direzione giusta, anche se e' assurdamente limitata ed accompagnata da vere e proprie porcherie, lo spread e' sceso decisamente. A questo punto risulta evidente che in questi mesi ci hanno raccontato montagne di bugie. Per abbattere lo spread non serve a nulla tagliare lo stato sociale o l'articolo 18 dello statuto dei lavoratori, perche' la speculazione sui titoli di stato dipende integralmente dall'acquisto dei titoli di stato da parte della Bce. E' bastata una limitata decisione in tal senso per far scendere lo spread. E' altrettanto evidente che lo spread si poteva bloccare un anno fa e che questo non e' stato fatto volutamente: i governi europei, a partire da Monti, ci hanno volutamente terrorizzato con lo spread al solo scopo di poter tagliare la spesa sociale. I governi hanno consapevolmente lasciato via libera agli peculatori al fine di regalargli soldi e di terrorizzare i popoli e tagliare i diritti: sono dei banditi''. Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione Comunista/Federazione della Sinistra

Draghi-Monti, ovvero i dottori che curano la malaria con l'aspirina

Ieri mentre Mario Draghi schiacciava la testa del serpente Buba l'Ocse tagliava la previsione del Pil a -2,4% nel 2012. Lo strabismo della stampa italiana ha regolarmente ignorato il dato, tutta impegnata a celebrare SuperMario che finalmente si è degnato di annunciare – solo annunciare, per carità – un provvedimento che poteva mettere in campo un anno fa. Ora staremo a vedere quale sarà la controreazione dei tedeschi, che su questa partita non si giocano solo una tornata elettorale ma uno dei perni di un modello economico in transizione.

Ciò che Draghi ha fatto è una sorta di piccola purga depurativa, l'aspririna che tenta di curare la malaria. Ma la realtà è ben altra. E questo, molto banalmente, perché il tempo che si è lasciato trascorrere ha cambiato molti elementi strutturali, soprattutto nei rapporti tra le varie economie dell’Europa. Tutto questo ha un peso anche se nessuno lo vuole riconoscere.

"Il sentiment in generale è che molto di quanto è stato detto è stato già prezzato – dice Eric Viloria, operatore valutario a New York - visto che negli ultimi giorni sono trapelate molte indiscrezioni. Abbiamo comunque la revisione al ribasso delle stime sul Pil dell'Eurozona da parte della Bce, relative a quest'anno, e tale elemento suggerisce che ci sarà una ulteriore contrazione nell'Eurozona e che il fondo non è stato toccato. Questo è un fattore che sta pesando sull'euro".

La palla ora passa di nuovo ai mercati, oltre che all’Italia e a quei paesi in odore di default che ora verranno letteralmente radiografati dalla speculazione. I pochi punti di spread rosicchiati tra ieri e questa notte non sono sicuramente sufficienti a definire un cambiamento di direzione. E questo per il semplice motivo che “l’onda ribassista”, per dirla intermini semplici, sicuramente non mancherà di riparametrare le sue strategie a partire dal nuovo punto di attestazione dello spread. Non si può non ricordare come l'attacco oltre ad essere sistemico è anche individuale. E questo fa la differenza nelle strategie di difesa. I ribassisti del resto ne avrebbero più di qualche motivo nell'affilare le armi. A partire da quel buco sulla crescita che l’Italia e i paesi del Mediterraneo, Francia compresa, continuano a mostrare senza pudore. Senza pudore è la parola giusta- Perché va bene studiare una tattica furbetta per tentare di far fronte all’Idra dei mercati ma pensare che tutto possa essere risolto con qualche annuncio ad effetto è davvero un suicidio. I cosiddetti mercati funzionano, su questi aspetti, con delle regole molto precise.

Innanzitutto per essere efficace il “risparmio sullo spread” si deve stabilizzare. Solo così può dare quel guadagno atteso che ad occhio e croce, se sono giuste le previsioni di Draghi e Monti, dovrebbe aggirarsi sui tre miliardi. “Stabilizzazione” è la vera parolina magica. Perché è qui che Monti dovrà mettere in atto la seconda fase del suo “lavoro sporco”. Che consisterà nel mettere in campo ulteriori provvedimenti di austerity per passare all’incasso. La prima prova arriverà con l’aumento dell’Iva. E ne vedremo delle belle. Il tutto condito con una assenza totale di politica economia e, soprattutto, di una minima politica dei redditi. Qualcuno potrebbe dire che non ce ne sono i margini. Ma la realtà è che siamo incagliati proprio su quel punto. Il sospetto è che la strategia del Governo, se così vogliamo chiamarla, sia tutta imperniata sulla vendita a pezzi del Bel Paese. Da qui l’insistenza sulle riforme del lavoro e su alcune grandi opere che solo i capitali stranieri sono in grado di portare a termine. Ma questo, ancora una volta, graverà sulle spalle, già distrutte dei lavoratoori e delle lavoratri, dei disoccupati e delle disoccupate, dei precri e delle precarie.

L'Italia ha una classe dirigente ormai cotta. E non sembra avere idee convicenti su cosa e come produrre. Tanto più che nel tentativo di risolvere la crisi abbiamo deciso di amputarci dal lavoro, che era stato comunque un motore importante dello sviluppo. I suoi modelli sono stati tutti letteralmente bruciati e divorati dal profitto. Ora non resta che raccomandarci a qualche santo. E non può essere certo San Mario.

Fabio Sebastiani
7/9/2012 www.controlacrisi.org

Vendola e Clini non arrossiscono neppure di fronte all'evidenza. Quando la politica si allontana a tal punto dai cittadini, si copre di vergogna

Clini e Vendola, tacito accordo per non coprire i parchi minerali dell'Ilva

Le dichiarazioni del Procuratore della Repubblica dott. Franco Sebastio sul parco minerali dell'Ilva di Taranto fanno chiarezza su un "papocchio" che - complici i decisori politici - si trascina da troppo tempo. Il Procuratore Capo ha dichiarato infatti: "Innaffiare i parchi minerali è inutile e anzi dannoso". E ha precisato: "In assenza di un sistema di scolo convogliato e impermeabile, provoca inquinamento ulteriore: Dobbiamo aggiungere un'alta ipotesi di reato?"
Ma l'azienda Ilva, Vendola e Clini sembrano marciare compatti per mantenere la situazione esistente. E Clini preme su Vendola per mettere il silenziatore all'Arpa Puglia che si è espressa invece per la copertura dei parchi minerali.
Il ministro Clini è infatti intervenuto personalmente presso la Regione Puglia per richiamare all'ordine l'Arpa Puglia, colpevole di eccessiva "parlantina" sulla questione. Clini è arrivato a dichiarare: «Ho già fatto presente alla Regione che in questa fase in cui l’Arpa è coinvolta nel gruppo di lavoro per la nuova Aia, non è il caso che la stessa Arpa assuma iniziative individuali: è opportuno che faccia il suo lavoro all’interno della procedura. Non si può giocare su due tavoli: dichiarare all’esterno le soluzioni migliori e lavorare all’interno su altre. Se l’Arpa fa parte del gruppo di lavoro partecipa con gli altri. Se ognuno si mette a parlare della situazione che piace di più, abbiamo smesso di lavorare in gruppo».
E la Regione Puglia, invece di difendere l'operato dell'Arpa, ha incassato la sollecitazione del Ministro perché anch'essa non vuole coprire il parco minerali dell'Ilva.
La strategia di Vendola e Clini è: meno se ne parla della copertura e meglio è.
Nella precedente AIA la copertura non è stata prevista.
A nulla è valso il clamore delle intercettazioni telefoniche che hanno sollevato il velo su questa oscura vicenda fatta di contatti segreti.
Nonostante lo sconcerto, Vendola non cambia e ancora oggi evita di dire: "Copriamo i parchi minerali". Anzi li vuole spalmare di un miracoloso gel che ha fallito negli anni scorsi.
Vendola, invece di ascoltare l'Arpa, ha ascoltato l'Ilva e ha continuato a dare credibilità ai fallimentari metodi di irrorazione e filmatura dei cumuli. La Procura infatti ha accertato - dati alla mano - che la polverosità riscontrata è aumentata nelle ultime perizie invece di diminuire. Ma Vendola, ignorando tutto ciò, il 17 agosto ha annunciato a Taranto un nuovo accordo con l'azienda che ripropone quei sistemi che il Procuratore definisce, esplicitamente, "inutili e dannosi".
Tutto questo porta al crollo verticale della credibilità di un Presidente della Regione Puglia che ascolta l'azienda controllata e non l'agenzia ambientale che la controlla.
Ricordiamo che il 27 agosto una tempesta di vento ha colpito il parco minerali Ilva di Taranto. Dato che non è coperto, il quartiere Tamburi di Taranto è stato sommerso da una nube di polvere. E' in quella occasione che l'Arpa Puglia ha dichiarato - un un rapporto tecnico sull'accaduto - che solo la copertura dei parchi può evitare il ripetersi di simili disastri.
E' scandaloso che Clini chieda all'Arpa di non pronunciarsi neppure di fronte a simili disastri.
E' scandaloso che Vendola non dica che vanno coperti i parchi minerali neppure dopo questo ennesimo episodio.
Quando la politica si allontana a tal punto dai cittadini, si copre di vergogna.
Vendola e Clini non arrossiscono neppure di fronte all'evidenza.
Né il poeta né il tecnico sembrano avere rimorsi sulla coscienza e marciano assieme verso la rimozione della realtà. A loro la realtà non interessa.
Per fortuna è ormai cominciato il conto alla rovescia: la Procura entrerà in azione. E' solo questione di giorni. E Taranto potrà ritornare a respirare.

Alessandro Marescotti
Presidente di Peacelink
6 settembre 2012 www.salutepubblica.net

5 settembre 2012

Palestina. La disoccupazione a Gaza dopo il blocco israeliano ha raggiunto il 50%. Molti ragazzi la affrontano imbottendosi di pillole antidepressive e psicofarmaci a basso costo

Ihab, torcia umana nell'inferno di Gaza

Un giovane di 21 anni si dà fuoco nella Striscia perché disoccupato, come l'ambulante di Sidi Bouzid la cui morte fece esplodere la primavera tunisina. Ma questa volta non accade nulla e l'Onu avverte: dal 2020 impossibile vivere qui soccupato tunisino Mohamed Bouazizi che ha innescato la rivolta contro il dittatore Ben Ali.

GAZA CITY. «Vado a cercarmi un lavoro». Ihab Abu Nada domenica scorsa aveva salutato così la madre uscendo di casa. Poi è sparito fino a quando radio e televisioni hanno riferito che un 21enne di Gaza si era dato fuoco perché disoccupato. Le ustioni, gravissime, non gli hanno dato scampo. Ihab si è spento domenica sera senza riprendere conoscenza, gettando nella disperazione il padre, Sufian, che sabato sera lo aveva esortato a trovare un lavoro, qualsiasi lavoro pur di portare qualche soldo a casa. «Siamo una famiglia povera, guadagno pochissimo e la vita costa sempre di più - spiega Sufian - mi sono ridotto a raccogliere la frutta e la verdura buttata via dai commercianti. Ihab era l'unico che poteva darci una mano». Troppa pressione su Ihab. Il giovane non ce l'ha fatta. Fragile di fronte ad una condizione insostenibile, si è tolto la vita imitando il gesto del giovane disoccupato tunisino Mohamed Bouazizi che ha innescato la rivolta contro il dittatore Ben Ali.

La frattura politica

Il passo estremo fatto da Ihab Abu Nada ha squarciato il silenzio che regna sulla disperazione di tanti giovani di Gaza, tra le prime vittime delle conseguenze del blocco israeliano della Striscia e anche della spaccatura tra Fatah e Hamas, tra il governo di Ramallah e quello di Gaza. Una frattura che ha riflessi immediati sull'elaborazione di politiche economiche «nazionali». La disoccupazione tra i giovani di Gaza è sempre stata alta, intorno al 20 per cento secondo le statistiche ufficiali. Negli ultimi anni però, a causa del blocco, ha raggiunto il 50 per cento. E a Gaza molti ragazzi affrontano la crisi imbottendosi di pillole antidepressive e psicofarmaci a basso costo. «Se un giovane si toglie la vita a causa della povertà, vuol dire che a Gaza c'è una bomba che rischia di esplodere», avverte Rami Saleh, uno studente dell'università islamica . «Occorrono risposte immediate», aggiunge da parte sua Kamel, un altro studente, lanciando critiche al governo di Hamas: «Ogni giorno apprendiamo di nuovi progetti edilizi e di fondi che vari paesi arabi mettono a disposizione del governo (del movimento islamico). Per noi non fanno nulla, forse il lavoro c'è ma solo per quelli che sono di Hamas».

«Invivibile» dal 2020

Le cose non potranno che peggiorare. Gaza, chiusa nella morsa del blocco israeliano e della spaccatura tra Fatah e Hamas, sopravvive sempre di più con l'aiuto delle Nazioni Unite e di altre istituzioni internazionali. I traffici clandestini, attraverso i tunnel sotterranei con il Sinai (che l'Egitto ha fatto demolire solo in parte), garantiscono profitti enormi alle poche famiglie (già ricche) che li gestiscono e al governo di Hamas (che ha imposto una tassa sul contrabbando). Offrono però ben poco alla popolazione dal punto di vista dell'occupazione (sarebbero meno di tremila i palestinesi direttamente coinvolti nello scavo dei tunnel e nei trasporti sotterranei). Su questa base si inseriscono i risultati delle ultime ricerche pubblicate dalle Nazioni Unite. Uno studio, il più ampio ed articolato fatto in questi ultimi anni, avverte che Gaza non sarà più «vivibile» a partire dal 2020. Qualche palestinese ha accolto questo dato commentando che già oggi «non è vivibile», se si tiene conto del milione e 650mila palestinesi che risiedono in quel fazzoletto di 390 kmq che rappresenta il territorio della Striscia. Lo studio pubblicato dalle Nazioni Unite però va preso molto sul serio perché mette in evidenza la gravità di una situazione che raggiungerà il suo limite massimo tra meno di otto anni.

«Se non saranno fatti investimenti per garantire agli abitanti acqua, istruzione, energia e sanità, a Gaza sarà impossibile vivere a partire dal 2002», ha spiegato qualche giorno fa Maxwell Gaylard, a nome delle Nazioni Unite. Tra otto anni, ha aggiunto Gayland, la popolazione crescerà di altri 500mila, con la percentuale di under 18 ben più alta dell'attuale 51 per cento. La revoca del blocco israeliano e la riapertura dei valichi resta il fattore determinante per rilanciare l'economia di Gaza e avviare la realizzazione di infrastrutture civili. È questo il primo decisivo passo per invertire la tendenza. Se è vero che il Pil di Gaza è cresciuto nel 2011 del 28 per cento (grazie alle generose donazioni giunte da vari paesi arabi, Qatar in testa, al governo di Hamas), è altrettanto vero che la base di partenza era minima dopo i gravissimi danni (oltre a 1.400 morti) causati dall'offensiva israeliana «Piombo fuso» del 2008. La ricostruzione seguita alla guerra ha garantito migliaia di posti di lavoro sino ad oggi ma in futuro le cose andranno diversamente. Per questo le Nazioni Unite prevedono che la crescita sarà più lenta nei prossimi anni.

L'acqua che non c'è

Gaza, dice Robert Turner, direttore delle operazioni dell'Unrwa (l'agenzia dell'Onu che assiste i profughi palestinesi), avrà bisogno entro il 2020 di 440 nuove scuole, altri 800 posti letto negli ospedali e di almeno altri mille medici. Una delle sfide principali sarà garantire acqua potabile ad oltre due milioni di palestinesi, poiché la domanda crescerà di almeno un 60 per cento nei prossimi anni. Le riserve idriche di Gaza non saranno più disponibili per il consumo umano tra appena quattro anni, avverte Jean Geobold dell'Unicef. Servono perciò subito 350 milioni di dollari per costruire un impianto di desalinizzazione ed investimenti massicci per il trattamento delle acque di scarico. Oggi solo un quarto delle acque nere di Gaza vengono trattate prima di finire in mare.

«Un effetto di questo quadro sono le malattie respiratorie e le gastroenteriti che colpiscono prima di tutto i bambini», spiega Mohamed al-Kashef, direttore generale del dipartimento per la cooperazione internazionale del ministero della salute di Gaza. Secondo l'Unicef il 26 per cento delle malattie in età pediatrica registrate nella Striscia sono il risultato del problema-acqua. «La fine del blocco (israeliano) e del conflitto - dice Jean Geobold - e l'apertura dei valichi, sono fondamentali per salvare Gaza e dare una speranza ai giovani».

Michele Giorgio

5/7/2012 www.ilmanifesto.it

4 settembre 2012

All'INPS vergognoso e spudorato attacco al sindacato conflittuale.Martedì 12 settembre, in occasione della convocazione della Commissione di disciplina dell'INPS chiamata a ratificare il licenziamento di tre miliitanti sindacali, manifestazione generale dell' Unione Sindacale di Base sotto la direzione generale dell'Istituto di previdenza.

Negli ultimi tempi sono cresciuti in maniera preoccupante i segnali di attacco nei confronti dell'USB.

Fioccano denunce per le nostre partecipazioni ai momenti conflittuali che, seppur ancora insufficienti, stanno segnando l'unica resistenza ai provvedimenti assunti da Monti e dai suoi ministri banchieri.
Viene pesantemente messa in discussione la stessa esistenza del pluralismo sindacale attraverso il tentativo di ridurre gli spazi e le agibilità sindacali con la scusa della riduzione della spesa.
Si tenta di decapitare, attraverso i licenziamenti, le strutture di direzione dell'organizzazione, da quelle aziendali alle più antiche e conflittuali strutture nazionali quale quella dell'Inps, che ha dato i natali al sindacalismo di base nel pubblico impiego oltre trent'anni fa.
Bisogna alzare la guardia!
L'ultimo episodio in ordine di tempo, quello dell'INPS, rende plasticamente la misura di quanto sta accadendo.
Tre dirigenti sindacali nazionali dell'USB pubblico impiego, impegnati quotidianamente nell'organizzazione del conflitto all'INPS a difesa della previdenza pubblica, sono stati proposti per il licenziamento immediato senza preavviso per aver prodotto un comunicato sindacale indigesto all'amministrazione. Il 12 settembre sono chiamati a difendersi di fronte alla commissione di disciplina nazionale dell'Ente previdenziale per il reato di lesa maestà! La colpa che si imputa loro, infatti, e' quella di aver costantemente denunciato, come fanno tutte le strutture USB nelle aziende in cui operano, i continui misfatti compiuti dalla dirigenza a danno del personale e/o della funzionalità della pubblica amministrazione.
Addirittura si imputa, oggi ai tre compagni della direzione nazionale ma era già accaduto recentemente nei confronti di dirigenti di Federazioni territoriali, il fatto che anche i dirigenti sindacali, pur se in distacco e quindi non alle dipendenze dell' ente, devono esimersi dall'esprimere giudizi negativi sull'operato delle amministrazioni o di dirigenti dell'amministrazione pena l'accusa di "rottura del rapporto fiduciario"!
Insomma bocche cucite e omertà sui misfatti, le furfanterie, i danni provocati alla pubblica amministrazione in nome di un incomprensibile rapporto fiduciario, oppure il licenziamento in tronco!
Difendere i servizi pubblici da chi fa di tutto per svenderli per favorire interessi privati non solo non e' considerato un merito ma addirittura diventa motivo di licenziamento!
Non siamo cosi' ingenui da accettare l'idea che questo episodio non sia parte di una strategia tesa a ridimensionare fortemente il ruolo conflittuale dell'USB nell'INPS e che il capo del personale dell'INPS, uomo noto per le sue spregiudicate incursioni nella normativa a proprio favore, abbia "solo" voluto punire "con il licenziamento immediato e senza preavviso" dei mascalzoni rei di aver scritto un comunicato un po' meno forbito del solito.
Né pensiamo che questo episodio possa ritenersi un incidente di percorso di un funzionario pizzicato con le mani nella marmellata e desideroso di vendetta personale.
E' evidente che c'è nell'aria un clima di preoccupazione per quanto potrà accadere nei prossimi mesi, quando diverranno esecutivi provvedimenti odiosi e sbagliati che colpiranno non solo i lavoratori pubblici ma le stesse funzioni della pubblica amministrazione, a danno dei servizi e delle garanzie per i cittadini.
Basta leggere con un po' di attenzione le dichiarazioni dei vari ministri che profetizzano un autunno caldo, sopra a tutte quelle del Ministro degli interni, per capire che si stanno predisponendo azioni di contenimento, con ogni mezzo a disposizione, del conflitto sindacale e che queste azioni non escludono l'attacco mirato a chi si rende colpevole di organizzazione del conflitto, anche quando questo e' praticato per difendere la funzione sociale e progressiva della pubblica amministrazione di fronte all'aggressione scomposta ed avida di un privato senza scrupoli e alle scellerate scelte di gestione di una dirigenza lottizzata e subordinata.
E' necessaria una risposta collettiva unitaria e forte di tutta l'USB - cosa questa ovvia e scontata - ma anche di tutti coloro che ritengono indispensabile garantire la libertà di fare sindacato, di libera espressione del dissenso alle scelte del governo e dei vertici delle pubbliche amministrazioni, di pluralismo e di utilizzo del conflitto nel confronto tra interessi contrapposti.
Il conflitto non è reato!
L'USB non si licenzia!
Martedì 12 settembre, in occasione della convocazione della Commissione di disciplina dell'INPS chiamata a ratificare il licenziamento dei nostri tre dirigenti sindacali manifestazione generale sotto la direzione generale dell'Istituto di previdenza.
 
03/09/2012
www.usb.it
 

3 settembre 2012

Come ogni estate le zone di intervento delle Brigate di Solidarietà Attiva aumentano e le fila dell’associazione si ingrossano. La formula è quella di sempre, autogestione, orizzontalità, rifiuto della delega, ma non smette di funzionare.

I BRIGANTI SONO DAPPERTUTTO! DA MODENA A LECCE, UNA COMUNITÀ IN LOTTA

Tre anni dopo l’Aquila è ancora quello di cui i compagni hanno bisogno.
In primo luogo di ritrovare un significato “altro” del chiamarsi compagni.
L’opportunità di poterlo fare, forse per la prima volta, intendendo “chi mi sta affianco, chi condivide con me la fatica e il sudore” sia che si tratti di un camion da scaricare che di una importantissima assemblea alle due di notte.
Un discorso di affinità, prioritario e diverso rispetto al “compagno” di filone ideologico, di sigla partitica, di centro sociale.
E poi la sempre rinnovata sorpresa che la nostra autogestione funziona, in mezzo al caos in cui versano le più potenti e finanziate macchine statali e cattoliche.
E funziona proprio perchè è libera e paritaria, nessuno da ordini ma nessun compito rimane non svolto. Una certezza teorica granitica, ma vederla dispiegarsi in tutto il suo splendido potenziale fa un altro effetto.
L’orgoglio di rispondere ad ogni divisa che si avvicendava allo spaccio popolare di Cavezzo:
“qui non ci sono capi campo, può parlare con chiunque di noi.”
E poterselo permettere perchè SI, siamo noi che stiamo raccogliendo tutto quel materiale donato da ogni parte d’Italia e lo stiamo distribuendo capillarmente anche fuori dai campi organizzati come nemmeno la protezione civile riesce, tant’è che vi ha rinunciato.
Il senso di comunità, quella “casa comune” della “sinistra” sfilacciata di cui da almeno due decenni si va vagheggiando in teoria, e che solo sul terreno della lotta pratica può divenire realtà.
Anche questo avviene puntualmente ad ogni progetto Bsa: Compagni dal Veneto e dal Piemonte, dalla Lombardia e dall’Emilia, dalla Toscana e dal Lazio, dall’Abruzzo, dalla Campania, dalla Puglia, dalla Calabria.
Persone che si erano allontanate dalla politica militante delle zone di provenienza per disgusto, persone che riescono a mettere da parte i delicati equilibri politici di cui invece fanno parte appieno a “casa” e ritrovano, nelle differenze, il gusto e il senso di fare politica militante assieme, nella pratica, senza etichette.
Persone che a “casa” sono soffocate da gerarchie e curriculum vitae fossilizzati, che nella nuova “casa politica dei briganti” trovano almeno temporaneamente spazio e libertà di espressione, e spesso diventano cardini insostituibili per la buona riuscita del lavoro sul campo, proprio perchè non essendoci capi, ognuno trova naturalmente il suo posto.
La capacità, nonostante o forse grazie a questa natura spavaldamente variegata, di intervenire ovunque interfacciandosi e collaborando con i soggetti più disparati, sempre nell’interesse del progetto politico. Associazioni antirazziste, partiti, sindacati, associazioni cattoliche, centri sociali, collettivi. Un soggetto aperto verso l’esterno senza perdere niente in fedeltà ai capisaldi di organizzazione interna e di coerenza e responsabilità verso la pratica politica.
I briganti quest’estate sono nell’Emilia terremotata, a Cavezzo e a Fossoli, dov’è nata la “Libera repubblica”. Sostenendo le esperienze autogestionarie che da sole sorgono in mezzo all’emergenza, portando tutta l’esperienza dell’intervento nel terremoto in Abruzzo senza pretendere di replicarlo, ma anzi facendo dell’adattamento e della valorizzazione delle forze locali la pratica quotidiana. Unire la distribuzione di beni di prima necessità (lo spaccio popolare “Silvio Corbari” di Cavezzo e le quotidiane “volanti rosse” di distribuzione) con la sensibilizzazione politica alla gestione dell’emergenza, allecause tenute fuori dal discorso mediatico (come mai molte degli edifici crollati sono di nuovissima costruzione? Perchè chi ha costruito massicciamente negli ultimi anni possiede molte migliaia di appartamenti sfitti? Saranno sempre loro a ricostruire? E come lo faranno?) ed infine l’attenzione e la partecipazione dal basso alla ricostruzione. Perchè non finisca come all’Aquila, “Ricostruiamo la Bassa dal Basso”, come rivendica la popolazione Emiliana.
Lo stiamo facendo non da corpi estranei al tessuto sociale, ma dando forza ed eco ai comitati locali che si stanno impegnando in questa direzione, che è anche la nostra.
Sono a Foggia, dove si cerca di riprodurre quanto fatto a Nardò negli anni passati, innestandosi su un lavoro locale che va avanti da 5 anni. Una situazione di sfruttamento dalle dimensioni immense (18.000 braccianti in un’area vastissima) controllata da organizzazioni mafiose extraregionali (Campania) e molto sfaccettata.
La scuola di Italiano, lo sportello legale, assemblee e una radio autorganizzata dai braccianti sono i mezzi con cui iniziare un complesso percorso sui diritti e le condizioni di lavoro a partire dal “Ghetto”, il principale insediamento di braccianti (circa 800) presso S.Severo, per poi cercare di spostare l’intervento anche nel resto della Capitanata e a San Gervasio, con staffette quotidiane.
Sono a Nardò, cercando di evitare che il lavoro fatto in questi anni risulti tutto sprecato, spazzato via dalla complicità che si nasconde sotto le dichiarazioni d’intenti delle istituzioni e dall’intervento dell’associazionismo assistenzialista, un lavoro di monitoraggio “low profile” sulle condizioni dei lavoratori e la ripresa del caporalato dopo lo sciopero dell’anno scorso el’inchiesta di Maggio, stando ben attenti a non farsi “risucchiare” dalle istituzioni in altro che non sia la campagna “Ingaggiami contro il lavoro nero” con la quale siamo sempre intervenuti a Nardò.
Gli interventi in Puglia sono parte di un lavoro sulla filiera dei prodotti agricoli dalla raccolta fino alla grande distribuzione che durante l’anno ha significato entrare in contatto con numerose “reti”, dalla Puglia a Rosarno, che si occupano del tema, ma anche seguire le lotte all’interno delle cooperative della logistica al nord (Esselunga di Pioltello) nel quadro generale di un approccio politico che vede nel lavoro bracciantile solo l’aspetto più cruento e palese di uno sfruttamento connaturato alla struttura del capitale.
Un progetto nazionale che dura tutto l’anno, e che si affianca alle libere iniziative delle varie brigate sui territori, che in autonomia continuano le loro pratiche politiche locali.
A mio parere le Bsa sono un formidabile tentativo di dare forma a quanto lucidamente prescritto da
Colin Ward, urbanista anarchico recentemente scomparso, docente alla London school of economics:
“La rivoluzione non dev’essere un momento insurrezionale con cui prendere il potere, situato in alto, e modificare la società. Rivoluzione dev’essere invece allargare dal basso le esperienze autogestionarie, contropotere, fino a farle diventare la “società” tutta, la cui gestione dall’alto sarà poi svuotata di significato dal cambiamento strutturale della società stessa.”
Sporcandosi le mani di compromessi e di quella realtà troppo spesso distante dai discorsi, dalle teorizzazioni, che si vanno facendo durante tutto l’anno di “militanza politica” all’interno dei movimenti sociali, dei partiti, delle associazioni.
“Ogni generazione deve porsi un obiettivo rivoluzionario da essa raggiungibile, non infinitamente distante, fino a diventare utopico.”
Le Brigate di Solidarietà Attiva sono giovani ma crescono di lotta in lotta, all’insegna del motto “prima fare poi parlare”.
E la cosa migliore è che non è un marchio registrato, ma una pratica.
Usatela, con qualsiasi nome.


Victor Kibalcic
www.fatelargo.tk

2 settembre 2012

Questo è un messaggio da Misrek Masih, di Islamabad, al Presidente del Pakistan. "Le chiediamo di garantire la sicurezza e la libertà di Rimsha, una ragazza mentalmente disabile incarcerata ad Islamabad che è stata accusata di blasfemia, per cui è prevista la pena di morte. Le chiediamo di usare la sua influenza per salvare questa giovane ragazza e di intraprendere un'iniziativa per proteggere le minoranze in Pakistan."

Presidente Zardari, salvi mia figlia: 24 ore rimaste!

La scorsa settimana una folla inferocita ha minacciato di bruciare viva mia figlia, e tra 24 ore un giudice deciderà se potrà tornare in libertà o restare in carcere. Rimsha è una minore che soffre di ritardo mentale e spesso non controlla le sue azioni. Nonostante ciò la polizia locale in Pakistan l'accusa di aver dissacrato il Corano, e abbiamo paura per la sua vita.

Adesso è rinchiusa in un carcere di massima sicurezza, e tra qualche ora siederà in un tribunale che sulla base delle leggi del Pakistan contro la blasfemia potrebbe condannarla a morte Siamo una povera famiglia cristiana che assiste alla furia della folla sul caso di mia figlia, e molte altre famiglie hanno affrontato simili intimidazioni che le hanno costrette a fuggire o a vivere nella paura. Mal'attenzione internazionale sul caso di Rimsha ha dato forza ai leader musulmani in Pakistan per pronunciarsi contro questa ingiustizia e costretto il Presidente Zardari a considerare il caso.

Vi prego di aiutarmi a tenere viva la protesta mondiale sul caso di mia figlia. Vi chiedo di firmare la mia petizione al Presidente Zardari per salvare Rimsha e chiedere che la nostra e le altre famiglie appartenenti alle minoranze in pericolo siano protette. Avaaz farà arrivare questa campagna ai media locali e internazionali, che qui sono seguiti con grande attenzione da tutti i politici:
http://www.avaaz.org/it/pakistan_save_my_daughter/?tSgaUcb

Una folla inferocita ha chiesto l'arresto di mia figlia dopo che un imam locale ha iniziato a incitare le persone contro di lei, affermando che aveva dissacrato il Corano. Alcuni l'hanno minacciata di morte e hanno bruciato case di cristiani nella nostra comunità. Prego che alla sua deposizione questo sabato il caso contro di lei sia abbandonato e possa tornare a vivere con noi.

La nostra famiglia è in grave pericolo, e addirittura parlare delle leggi sulla blasfemia in Pakistan può essere fatale: l'anno scorso il Ministro pakistano per le minoranze è stato ucciso dopo aver chiesto che fosse tolta la pena di morte per il reato di blasfemia. La situazione è talmente grave che molti dei vicini cristiani del nostro quartiere popolare di Islamabad hanno dovuto abbandonare le loro case.

Rispettiamo i diritti religiosi degl! i altri. Chiediamo solo la sicurezza di nostra figlia e della nostra comunità e vorremo che tutto ciò non fosse mai accaduto. Siamo lieti che il Consiglio degli Ulema, una rete di ecclesiastici ed eruditi musulmani qui in Pakistan, abbia dichiarato: "Non vogliamo vedere ingiustizie commesse contro alcuno. Faremo di tutto affinché si possa mettere fine a questo clima di paura". Con il tuo aiuto possiamo non solo liberare Rimsha ma fare di questo incidente l'inizio di una più ampia comprensione tra comunità in Pakistan. Ti chiedo di firmare questa petizione e di condividerla con i tuoi amici.
http://www.avaaz.org/it/pakistan_save_my_daughter/?tSgaUcb

Con speranza e determinazione,

Misrek Masih con il team di Avaaz

P.S.: Questa petizione è stata creata sul nuovo sito delle Petizioni della Comunità di Avaaz, che permette a chiunque, in qualsiasi luogo, di lanciare un! a petizione su un tema che ritengono importante. Per far partire la tua, clicca qui:
http://www.avaaz.org/it/petition/start_a_petition/?bv17479

Il ministro degli esteri del governo Monti, denunciano le organizzazioni non governative, fa pericolosi accostamenti tra aiuti umanitari e sostegno del governo italiano all'opposizione siriana.Sudditi degli USA e dei mercanti d'armi, come tutti i ministri degli altri governi

Ong contro Terzi, no a nuove guerre "umanitarie"

Il Ministro degli Esteri italiano Terzi è intervenuto su la Repubblica facendo un pericoloso accostamento tra aiuti umanitari e sostegno del governo italiano all'opposizione siriana. Le Ong italiane che lavorano nella crisi umanitaria siriana, riunite nel Tavolo Mediterraneo e Medioriente, hanno espresso forte preoccupazione per queste dichiarazioni, chiedendo una riunione urgente al Ministero ed un tavolo di coordinamento.
Le Ong chiedono soprattutto di evitare che con posizioni simili si metta a repentaglio il lavoro quotidiano di molti operatori che con imparzialità ed indipendenza distribuiscono aiuti a tutti coloro che ne hanno bisogno. Chiedono anche che le scelte italiane per gli aiuti umanitari siano frutto di analisi sui bisogni e non dipendano da agende politiche.
È una presa di posizione importante delle Ong perché chiedono di non favorire un intervento armato e, di fatto, di non ripetere gli errori commessi, ad esempio, in Afghanistan ed Iraq. Paesi dove la confusione tra interventi umanitari ed azioni militari ha messo a rischio il lavoro di moltissimi operatori, identificati loro malgrado, con le scelte di guerra del governo italiano. La principale differenza da allora è che non ci sono soldi. Il Ministero degli Esteri ha speso poco per la crisi siriana, cercando di attingere ad aiuti umanitari già in magazzino e, di fatto, giocando un ruolo minimo rispetto ad altri paesi. Le organizzazioni italiane lavorano infatti con fondi propri o internazionali, senza alcun aiuto da parte del governo. In questo frangente ci si aspetterebbe almeno una sensibilità maggiore rispetto all'emergenza ed ai rischi che corrono gli operatori.
I siriani rifugiati nei paesi della regione sono più dei 180.000 ufficialmente registrati dall'Onu e la crisi peggiora ogni giorno. Più di un anno di violenza e repressione da parte del regime di Assad e la guerra civile stanno facendo fuggire sempre più persone traumatizzate ed impoverite nei paesi confinanti. Paesi che non hanno una reale capacità d'accoglienza. In Siria ci sono almeno un milione e mezzo di sfollati. L'arrivo dei rifugiati siriani in Libano ed Iraq mina degli equilibri già molto fragili, facendo correre molti rischi a chi opera per loro. Chi cerca di portare aiuti direttamente in Siria, come alcuni fanno con cautela, rischia la vita. E' un lavoro importante che si cerca di fare mentre le superpotenze internazionali e regionali litigano sul destino della Siria e la gente muore e scappa ogni giorno. E' un lavoro difficile perché il blocco di paesi anti-Assad sta rendendo Giordania, Iraq, Libano e Turchia le retrovie per l'opposizione armata, giocando sulla pelle dei profughi.
La sensibilità del Ministero degli Esteri sulla Siria potrebbe essere espressa anche con azioni puntuali e meno eclatanti, che peraltro sarebbero più rispettose del mandato tecnico e pro-tempore del governo. Rispondendo ad esempio positivamente alle sollecitazioni delle Ong. Attivando un sistema per la protezione degli attivisti per i diritti umani minacciati nel mondo arabo: dal Bahrain alla Siria stessa. In modo da rilasciare visti rapidi a chi rischia la vita per difendere i principi a cui anche la nostra costituzione è ispirata. Promuovendo un'azione Europea per accogliere sul territorio dell'Unione i rifugiati siriani, con particolare attenzione ai rifugiati palestinesi, a cui è impossibile scappare dalla Siria. Sostenendo le importanti iniziative di pace promosse da realtà della società civile italiana come la Comunità di S.Egidio, che ha riunito a Roma a fine luglio l'opposizione non-armata siriana.
Chi fa solidarietà sta lavorando da tempo. Speriamo che il Ministero, oltre alle dichiarazioni spericolate, accolga le richieste delle Ong e, soprattutto, cominci a considerare chi opera nella solidarietà non uno strumento dell'agenda politica, da rendere possibilmente embedded, ma soggetti portatori di valori, esperienze e conoscenze. Nena News

Domenico Chirico
1 settembre 2012  http://nena-news.globalist.it