30 aprile 2009

Da tempo l'unità sindacale è un matrimonio di separati in casa, adesso un'acida metà tradisce col nemico: ha senso continuare a far finta di niente?


Giorgio Cremaschi: 1° maggio senza ipocrisia

Bene ha fatto il comitato centrale della Fiom a considerare prive di senso le manifestazioni per il 1° maggio assieme a Cisl e Uil. Non si tratta solo della gravità di un accordo separato sulle regole contrattuali, che senza alcuna verifica democratica, vuole imporre una nuova costituzione delle relazioni sindacali senza il consenso. Non si tratta neppure del rapporto privilegiato che Cisl e Uil hanno oramai senza freni con il governo. Al punto che sono state le uniche organizzazioni a tacere su quella norma salva-manager che ha suscitato scandalo ovunque. (...)

La questione è molto più semplice. Come si fa ha inneggiare all’unità dei lavoratori assieme a chi, come il segretario della Cisl, ti insulta in continuazione, non ha alcun rispetto, né minimo riconoscimento, della diversità delle posizioni sindacali, cavalca insieme al governo e alla Confindustria una campagna di emarginazione ed esclusione delle tue ragioni e delle tue richieste? Questo è quello che sta facendo da tempo e sempre di più, con un linguaggio rozzo e brutale, ai limiti della violenza, il segretario della Cisl. Ultimamente con un’intervista sgangherata e priva della minima sensibilità, al quotidiano Il Riformista, ove ha paragonato la Cgil alla Bosnia e la Fiom alla Jiahd islamica.

No, far finta di niente, rispondere porgendo l’altra guancia, significherebbe solo danneggiare l’unità sindacale. Che è una cosa seria e utile ma che non può essere trasformata e ridicolizzata in un teatrino ove i gruppi dirigenti fanno finta di andare d’accordo quando poi se ne dicono e fanno di tutti i colori. Basta con questa finta unità ipocrita e burocratica che danneggia e allontana ogni prospettiva di vera unità sindacale.
Bene ha fatto la Fiom a chiedere un chiarimento preventivo su tutto questo. Basta con l’ipocrisia proprio a partire dal 1° maggio. Tutti dobbiamo impegnarci ad affermare che l’unità delle lavoratrici e dei lavoratori non si costruisce sui ricatti, sulle prepotenze, sugli insulti, sugli accordi separati imposti senza alcuna democrazia.

Roma, 29 aprile 2009

27 aprile 2009

SOLIDARIETA' E SOSTEGNO AL FREEDOM THEATRE- JENIN


Luisa Morgantini
Vice Presidente del Parlamento Europeo,

Strasburgo, 22 Aprile 2009

“Vorrei esprimere tutto il mio sostegno e la mia solidarietà al teatro palestinese The Freedom Theatre del campo profughi di Jenin che è stato recentemente bersaglio di violenti attacchi, così come a Juliano Mer Khamis, il Direttore Generale dell’organizzazione, che è stato vittima di minacce di morte.

Apprezzo profondamente il lavoro culturale e l’impegno sociale del Freedom Theatre a Jenin: sono convinta che le loro attività – rafforzando la cultura palestinese e coinvolgendo i giovani in modo creativo- siano una parte fondamentale della resistenza non-violenta, essenziale per preservare la speranza e contrastare l’occupazione militare israeliana che dura ormai da oltre 40 anni.

Per questo mi sento davvero onorata di essere parte del board del teatro e condanno fortemente questi attacchi e minacce che provengono da gruppi del campo profughi che mostrano arroganza e volontà di dominazione e che commettono un grande errore nel considerare il teatro, il cinema e la musica come fattori distruttivi nella lotta (non-violenta) palestinese per la liberazione.

Come già richiesto dal Freedom Theatre durante una conferenza stampa il 20 aprile scorso, chiedo all’Autorità Palestinese e a chiunque condivida i valori della libertà di espressione di fare tutto il possibile per permettere al teatro di continuare a vivere.

Spero veramente che nessun altro attacco venga rivolto al Freedom Theatre, ma che , al contrario, tutti gli sforzi saranno impiegati – nel campo profughi di Jenin così come nell’intero Territorio Occupato Palestinese- per raggiungere l’unità e la coesione di intenti, lottando uniti in modo più efficace in un movimento di resistenza non-violenta sempre più grande, contro l’occupazione e per la libertà e l’indipendenza in uno Stato Palestinese democratico.

Info: Luisa Morgantini, +39 348 39 21 465; +39 06 69 95 02 17

luisa.morgantini@europarl.europa.eu; luisamorgantini.net



http://www.thefreedomtheatre.org/



Di seguito il comunicato stampa (in inglese) del Freedom Theatre.



Press Release
21 April 2009



The Show Must Go On



The Freedom Theatre denies the report in Haaretz newspaper, stating that Zacharia Zubeidi has been appointed the director of the organisation. Juliano Mer Khamis, together with his friends and partners, continue their work as the management of The Freedom Theatre in Jenin Refugee Camp.



On Monday 20 April 2009 a press conference was held in Jenin in response to the recent violent attacks on The Freedom Theatre as well as a death threat directed at Juliano Mer Khamis, the organisation's General Director.

These attacks and threats against the theatre come from small reactionary groups in the camp displaying narrow, racist interests, and considering theatre, cinema and music as destructive factors in the Palestinian struggle for liberation.

In this press conference, The Freedom Theatre called upon Zacharia Zubeidi and all supporters of the organisation to take clear action to protect it from these forces.

Hundreds of inhabitants of Jenin Camp are visiting the theatre in an act of solidarity and support. They believe, as we do, that the future of our Palestinian society lies in the possibility to rebuild our culture, which was crushed by the chains of Israeli tanks.

"In the End, we will remember not the words of our enemies, but the silence of our friends."

- Martin Luther King-

23 aprile 2009

Non è la festa di La Russa e di tutti i post fascisti al governo


Fa capolino ad ogni 25 Aprile, dai tempi dello sdoganamento pesudo-pacificatore dell'onorevole Violante, la consueta polemica sul ruolo delle formazioni combattenti partigiane: da quelle marcatamente "rosse" sino a quelle dai colori più moderati, badogliani, mauri. Moderati non nella ricerca della libertà dal nazifascismo, ma semmai in diverse questioni politiche rispetto ai comunisti.
Ad emulare Julius Evola provano in molti, penne note e meno note. Qualcuno ha un timido successo che si riflette su qualche sceneggiato televisivo, altri producono solo libercoli che circolano al più nei circoli dell'estrema destra per rinverdire le nostalgie del fascio littorio e dell'aquila sui colli fatali di Roma.

Quest'anno non è un libro o un film a generare la polemica, a far vorticare le parole e a conquistare per qualche attimo le prime colonne dei giornali e dei siti Internet. Quest'anno la palma d'oro del revisionismo non va ad un comunista o ad un uomo genericamente di sinistra pentito e convertito al berlusconismo moderno. Quest'anno è proprio un politico proveniente dal Movimento Sociale Italiano, quindi dalla culla del neofascismo italiano per molti decenni, a dare fuoco alle polveri: Ignazio La Russa, ministro della Difesa diventa per un giorno ministro dell'Offesa. Offesa alla storia antifascista di questo Paese, offesa alla memoria e offesa al suo ruolo che, sarebbe bene ricordarlo sempre, è emanazione di una volontà popolare espressa nel Parlamento e, quindi, nei valori e nei princìpi della Costituzione.
E siccome, fino a prova contraria, la Carta del 1948 è non la sintesi ma la concreta esplicazione del nuovo corso democratico dopo la guerra di Liberazione e la fine della dittatura ventennale di Mussolini, siccome nonostante tutti i tentativi di sovversione di questo testo, resta ancora in piedi una architettura di protezione e di garanzia del cittadino e della comunità che deriva proprio dalle radici antifasciste, in qualunque altro paese una dichiarazione fatta contro chi ha contribuito a dare vita alla Costituzione sarebbe un insulto. Con una specifica aggravante in questo caso, poiché proviene da un membro del governo. Per dirla con una metafora, è come se un medico, diventato tale grazie alla scienza che ha studiato, andasse in giro dicendo che quella stessa scienza è cosa intollerabile, deprecabile e da bandire per un bene comune rinnovato, per il benessere suo e di tutti i pazienti.
La Russa afferma che i partigiani comunisti non meritano di essere celebrati e festeggiati perché è il loro amore per la libertà avrebbe nascosto il desiderio di far diventare l'Italia una repubblica sovietica sul modello staliniano.
Queste affermazioni coinvolgono così tanta parte della storia contemporanea che, nell'essere fatte, diventano contraddittorie quasi aprioristicamente perché impossibilitate a contenere il portato di paragoni che esprimono, l'insieme di confronti che esigono porre innanzi a chi ascolta.
E' persino troppo facile smentire il ministro La Russa: il suo esercizio dialettico non è altro se non una presa di posizione che gli deriva da una propria sensibilità politica e che tenta di essere camuffata in odor di perbenismo e di accettabilità da salotto borghese sotto il manto della patria unita, del passato da scordare come eterno scontro e da ricordare invece per una riconciliazione nazionale che i fascisti vorrebbero celebrata oggi che hanno accesso a quelle cariche che pochissimi avrebbero immaginato potessero ottenere solo dieci - quindici anni fa.
La riconciliazione e la pacificazione nazionale non è tema di attualità se non per chi si è sempre considerato al di fuori del patto costituzionale e oggi lo adopera per fare bella mostra del proprio virtuosismo politico e sociale e per mostrare la propria generosità di intenti nel scendere a compromessi dall'alto del potere, che un poco seduce e conquista e inebria e un poco rende pragmatici nel confronto quotidiano con regole, codicilli, questioni di interazione tra le cariche e i poteri dello Stato.
Per chi come me, come noi comunisti, ha sempre ritenuto che la pacificazione nazionale sia stata costruita proprio dall'Assemblea Costituente, proprio con quei 139 articoli e quelle disposizioni transitorie e finali firmate da Umberto Terracini, non può oggi sentire alcun richiamo di unità nelle parole di La Russa ma solo un rancoroso odio verso quella grande dinamica sociale, civile e popolare che è stata la Resistenza, la lotta partigiana fatta di rosso ma anche di verde e azzurro, di rosso e nero insieme uniti nelle poche ma eroiche brigate anarchiche e libertarie.
Chi come noi comunisti ha sempre reputato impossibile scrivere insieme ai fascisti una pagina di storia del dopoguerra ma anche dell'oggi, chi ha sempre pensato che la libertà conquistata fosse per tutti e fosse anche libertà vera quella di poterla negare e rifiutare come tale, chi ha sempre combattuto contro le stragi e le trame nere che hanno tentato di soppiantare la democrazia in Italia, chi ha sempre pensato tutto ciò non può riconoscersi in nessun modo nelle parole del ministro La Russa e in lui come ministro della Difesa.
Noi tra qualche giorno festeggeremo il 25 Aprile contro quelle parole ministeriali che non rappresentano se non il pensiero di coloro che negli anni hanno avuto giustamente paura della forza sociale dei comunisti. Oggi questa forza non c'è più. Oggi questa forza si esprime in altri coraggiosi comportamenti che ci animano tutti i giorni: provare a ricostruire una solidarietà sociale che ha lasciato il posto, a poco a poco, ad una squallida e ipocrita tolleranza e poi ad una ancora più meschina cultura del sospetto, dell'odio e della separazione dal "diverso" da noi.
Io voglio andare contro il comune sentire di molte compagne e compagni che si gettano le mani al viso e dicono che tutto è finito e che per ricostruire la sinistra occorre lasciarsi indietro il comunismo, i suoi valori e la sua storia. Tutta. Io voglio andare contro questo comune sentire perché credo che viviamo in una fase storica sì di sconfitta, e di forte e dura sconfitta anche. Ma non sono assolutamente convinto che questa sconfitta sia per sempre, sia definitiva e totale.
Io penso, per citare le parole di una partigiana inserita in una canzone dei Modena City Ramblers, che "nessuna conquista sia per sempre", e che, pertanto, anche nessuna sconfitta possa essere tale. Il fascismo, infatti, è sempre in agguato e si esprime adeguandosi fedelmente alle mode ai bisogni dei più deboli che sono, purtroppo, i più facili da sedurre con le false promesse del "panem et circenses".
Buon 25 Aprile a tutte e a tutti, perché non è finita, perché non può finire.

di Marco Sferini

su Lanterne rosse.it del 23/04/2009

21 aprile 2009

Una lettera appello al Consiglio d'Europa, al Parlamento europeo, alla Corte europea dei Diritti dell'Uomo e al Commissario per i diritti umani

Il degrado della libertà di critica e di informazione in Italia


All’attenzione:
Del Segretario Generale del Consiglio d’EuropaDell’Assemblea Parlamentare
Della Corte europea dei Diritti dell’Uomo
Del Commissario per i diritti umani

Da: Lucio Manisco, Deputato al Parlamento italiano 1992-1994, 1996 - Deputato al Parlamento Europeo 1994-1999, 1999-2004

Giuseppe Di Lello, Deputato al Parlamento Europeo 1999-2004 - Senatore della Repubblica Italiana 2006-2008

Alessandro Cisilin, Giornalista Roma

18 aprile 2009

Con riferimento alla risoluzione del Consiglio d’Europa 1387 (2004): Monopolio dei media e possibile abuso di potere in Italia; e alla risoluzione del Parlamento Europeo P5TA (2004) 0373: Libertà di espressione e di informazione. Rischi di violazione nell’Ue e particolarmente in Italia della libertà di espressione e di informazione (articolo 11, paragrafo 2 della Carta dei Diritti Fondamentali, 2003/2237 INI), i sottoscritti sottopongono all’attenzione del Consiglio d’Europa e dei suoi organi competenti quanto segue:1.I rilievi avanzati dalla risoluzione del Consiglio d’Europa sono stati ignorati o disattesi negli ultimi cinque anni dai governi Prodi e Berlusconi e da due legislature parlamentari italiane per quanto riguarda il conflitto d’interesse tra proprietà e controllo delle aziende e carica di ufficio pubblico (presidente del Consiglio), gli emendamenti alla legge Gasparri, il duopolio, divenuto ora monopolio, Rai-Mediaset, l’indipendenza del servizio pubblico radiotelevisivo.2.La situazione della libertà di critica, di informazione e di pluralismo mediatico ha registrato soprattutto nel settore televisivo un ulteriore devastante degrado negli ultimi cinque anni.3.A riprova di quanto sopra richiamiamo all’attenzione del Consiglio d’Europa tre ultimi gravissimi episodi che attestano interferenze dirette del potere esecutivo con la libertà di informazione e di critica degli operatori di due programmi del servizio pubblico televisivo e il dominio autocratico del capo del governo su tutti i programmi dello stesso:a)Il programma di giornalismo investigativo “Report” di Milena Gabanelli sulla “social card”, una direttiva del governo a favore dei meno abbienti, è stato fatto oggetto di aspre critiche dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti, e il nuovo direttore generale della Rai Mauro Masi ha immediatamente provveduto a sottoporre ad azione disciplinare il programma stesso da parte del Comitato Etico della Rai. L’onorevole Giuseppe Giulietti (Associazione Art.21) ha stigmatizzato tale misura nei seguenti termini: “L’attacco a Report dimostra che c’è un disegno preciso: la progressiva espulsione dalla Rai dei temi e degli autori sgraditi al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi”.b)Un secondo programma di giornalismo investigativo della Rai, “Annozero”, diretto da Michele Santoro (già sospeso nel 2001 per ‘editto’ del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e poi riattivato con nuova denominazione su sentenze della magistratura italiana), nella puntata del 9 aprile c.a. dedicata alla carenze di misure preventive della Protezione Civile sul terremoto nell’Abruzzo, è stato attaccato tre giorni dopo, domenica 12 alle 16.30, dal presidente del Consiglio in questi termini: “La tv pubblica non può comportarsi in questo modo”. Alle 18 dello stesso giorno il nuovo presidente della Rai Paolo Garimberti e il direttore generale Masi in una nota ufficiale disponevano un esame di “approfondimento” su Annozero. Il direttore generale ordinava quindi al conduttore di Annozero Michele Santoro di programmare una puntata “riequilibratrice” e gli ingiungeva di sospendere la collaborazione di Vauro Senesi, il più noto vignettista politico italiano.c)Secondo quanto riferito dalla stampa italiana, il 17 aprile 2009 il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in una riunione indetta con i suoi alleati di governo (Popolo della Libertà e Lega) nella sua residenza romana ha deciso il nuovo organigramma della Rai assegnando a giornalisti e funzionari a lui fedeli le direzioni dei telegiornali e delle reti, compito questo che dovrebbe essere invece espletato per statuto dal consiglio di amministrazione della Rai.Si appalesa così, con inconfutabile evidenza, un controllo diretto, arbitrario e autocratico del capo del governo sul servizio pubblico televisivo, controllo la cui immediata efficacia censoria viene favorita dalla subordinazione degli organi direttivi della Rai ai poteri del capo del governo, che già controlla le emittenti private Mediaset.I sottoscritti chiedono pertanto al Consiglio d’Europa di predisporre sui suddetti eventi un’indagine conoscitiva dell’Assemblea parlamentare, di monitorare questi e prevedibili nuovi attacchi alla libertà di informazione in Italia, di rinnovare al governo e al Parlamento della Repubblica Italiana, aggiornandoli,i rilievi già avanzati nella risoluzione 1387 del 2004.

Lucio Manisco www.luciomanisco.com - luciomanisco@mclink.it

Giuseppe Di Lellogiuseppe.dilello@tin.it

Alessandro Cisilina cisilin@yahoo.it

Cosa vedono dell'Italia in Europa. Su The Guardian del 21/04/2009

L’ombra del fascismo in Italia

L’obiettivo centrale di Silvio Berlusconi, il primo ministro italiano, è da tempo apparso chiaro e spudoratamente evidente. Fin da quando si è mosso nel vuoto politico creato nel 1993 dai simultanei scandali di corruzione del governo da un lato, ed il crollo del comunismo italiano, a sinistra dall’altro. Il signor Berlusconi ha usato la sua carriera politica e il potere per proteggere se stesso e il suo impero mediatico dalla giustizia. Durante il più lungo dei suoi tre periodi come primo ministro, il signor Berlusconi non solo ha consolidato la sua già forte presa sul settore italiano dei media - di cui ora possiede circa la metà - ma nella passata legislatura si è anche concesso l’immunità dai suoi procedimenti giudiziari. Poi, quando tale legge è stata dichiarata incostituzionale, il neo rieletto Presidente Berlusconi l’ha portata in una nuova veste lo scorso anno e l’ha avuta firmata con successo.Il Signor Berlusconi deve il successo alla sua audacia e in gran parte per alla profonda debolezza dei suoi avversari. La sinistra italiana, in particolare, non è riuscita a montare una efficace opposizione. Eppure, l’ultima azione del signor Berlusconi - la fusione nel suo nuovo blocco del Popolo della Libertà, completato ieri, della sua Forza Italia con Alleanza Nazionale che deriva direttamente dalla tradizione fascista di Benito Mussolini - può lasciare un segno più duraturo nella vita politica italiana di quello lasciato da qualunque altro magnate populista.A differenza della Germania postbellica, l’Italia del dopoguerra non si è mai adeguatamente confrontata con la propria eredità fascista. Come risultato, mentre i neofascisti in Germania non sono mai seriamente riemersi, in Italia, invece, vi sono state importanti continuità - tra cui leggi e funzionari ereditati dall’era Mussolini e la rinascita nel dopoguerra del ribattezzato partito fascista tra di loro - a dispetto di una cultura pubblica italiana ufficialmente antifascista. Quelle continuità sono ora diventate più forti. È il giorno della vergogna per l’Italia.Tuttavia, AN ha percorso una lunga strada in 60 anni. Il suo leader, Gianfranco Fini, ha rigettato i vecchi arnesi politici ed ha portato il suo partito verso il centro. Ha lavorato per più di 15 anni come alleato di Berlusconi. Egli parla della necessità di un dialogo con l’Islam, denuncia l’antisemitismo, e auspica una Italia multietnica - posizioni che il Presidente Berlusconi, con il suo populismo anti-zingari, le campagne anti-immigrati e la sua predilezione per un razzismo soft, dovrebbe sforzarsi di avvicinare.Nonostante le sue lontane origini liberali, l’Italia moderna è storicamente un paese di destra. Eppure è molto scioccante pensare che vi sarà un capo di governo tra i 20 leader del mondo al vertice economico di Londra questa settimana, che ha ricostruito la sua base politica sulle fondamenti gettate dai fascisti e che sostiene che la destra probabilmente rimarrà al potere per generazioni, come risultato.


guardian.co.uk © Guardian News and Media Limited 2009

18 aprile 2009

Bene solo Fiat, grazie agli incentivi. Sos editoria: «Nel 2008 perdite +100%»

L'industria italiana affoga
nella crisi

L'industria italiana affoga nel vortice della crisi economica. Non che nel resto del pianeta le cose vadano meglio, ma i dati sulla produzione industriale diffusi ieri da Eurostat parlano chiaro. E dicono che a febbraio 2009, tra i 16 paesi di Eurolandia, l'Italia è quello che ha messo a segno uno dei più brutti risultati: -3,5% rispetto al gennaio scorso, contro una media continentale del -2,3%. Peggio di noi hanno fatto solo Lituania (-4,1%) ed Estonia (-3,6%). Complessivamente, il calo della produzione industriale nell'Eurozona rispetto a un anno fa è stato del 18,4%. In questo contesto, segni di vita arrivano dal settore auto, sospinto dagli incentivi messi a disposizione dai governi nella gran parte dei paesi europei.Un effetto "dopante" di cui pare abbia beneficiato soprattutto la Fiat, che nel mese scorso ha venduto 131mila 315 vetture nuove, segnando un aumento del 14,7% rispetto a un anno fa. Anche la quota di mercato avanza del 9,2% dal 7,45 di un anno fa e dal 9,2% di febbraio. Il trend di crescita del gruppo Fiat «coinvolge tutti i marchi, sottolinea il Lingotto, che mette in luce «gli ottimi risultati in Germania», dove «il boom di vendite (+212,8%) ha permesso al gruppo di raggiungere una quota del 7,6% (in crescita di ben 4,2 punti percentuali rispetto a marzo 2008), diventando il principale costruttore estero presente nel mercato tedesco e il terzo nella classifica generale». La "performance" positiva della Fiat ha così contribuito a porre un freno al calo complessivo delle immatricolazioni di auto nell'Europa a 27. Calo che comunque prosegue, visto che a marzo, per l'undicesimo mese consecutivo e malgrado tre giorni in più lavorativi, le vendite sono scese del 9% a 1.506.249 unità, contro il -18,3% di febbraio. In Italia le vendite di nuove auto salgono dello 0,2% a marzo contro il -24,4% di febbraio.I parziali successi di mercato della casa torinese non tranquillizzano però affatto i sindacati, preoccupati per le conseguenze del permanere della cassa integrazione in troppi stabilimenti. Anche perché i modelli di cilindrata superiore, come l'Alfa prodotta a Pomigliano d'Arco, non beneficiano degli incentivi.Per questa ragione oggi Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm Uil, Fismic daranno vita a presidi di protesta in oltre 20 città capoluogo di Provincia, a cui parteciperanno i lavoratori del Gruppo Fiat e delle aziende della componentistica auto. A Pratola Serra (Avellino), dove ha sede lo stabilimento Fma, fabbrica del gruppo Fiat produttrice di motori, i lavoratori sfileranno in corteo assieme ai Sindaci della zona.«Chiederemo unitariamente ai Prefetti - fa sapere Enzo Masini, coordinatore nazionale Fiom del gruppo Fiat - di trasmettere al governo l'urgenza di misure per il sostegno al reddito: prolungare la Cassa Ordinaria da 52 a 104 settimane, elevare la copertura all'80% del salario ed estenderla alle migliaia di giovani precari, cacciati dalle fabbriche. Il governo deve anche sapere che l'apertura del tavolo negoziale sul piano industriale con la Fiat e i sindacati non deve avere ulteriori rinvii».Restano inoltre confermate le altre iniziative già decise dai sindacati, che culmineranno con la manifestazione nazionale di tutto il settore dell'Automotive del 16 maggio, a Torino.Oltre che dell'auto, il governo dovrebbe preoccuparsi anche di altri settori vittime della crisi. Ieri è arrivato il grido di allarme degli editori, che nel 2008 hanno registrato un aumento delle perdite del 100% e una contrazione degli utili per i quotidiani. Numeri destinati a peggiorare nel 2009, in particolare per effetto della crisi degli investimenti pubblicitari.Paolo Bonaiuti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega per il settore, allarga le braccia: «Il governo si è già mosso - ricorda Bonaiuti - ma il limite dei 20 milioni di euro già stanziati per ammortizzatori sociali e prepensionamenti - avverte - è invalicabile».

Roberto Farneti
Liberazione
17/04/2009

nella foto - Parco auto REUTERS/Phil Noble

Il terrorismo mediatico di imprenditori civilmente irresponsabili, ma responsabili dei drammi occupazionali di milioni di lavoratori

Nessun sequestro
di nessun dirigente, notizia diffusa ad arte dalla Fiat per screditare
i lavoratori

«Non vi è stato alcun sequestro di nessun dirigente Fiat a Bruxelles, nè il 9 aprile, né mai. La notizia è stata diffusa ad arte dalla Fiat nel tentativo di screditare i lavoratori che difendono il loro futuro contro 24 licenziamenti» - dichiara Vittorio Agnoletto, dopo aver incontrato alcuni delegati sindacali della concessionaria Fiat IAC - Italian Auto Center di Bruxelles.«Continua invece il rifiuto della dirigenza Fiat di aprire qualunque confronto con i rappresentanti dei lavoratori.
L'obiettivo dell'azienda torinese è uno solo e non ha nulla a che vedere con l'attuale crisi economica-finanziaria; l'unico obiettivo della Fiat è licenziare i delegati sindacali maggiormente attivi, infatti tra i 24 lavoratori che sono stati preavvisati di licenziamento ben 12, quindi la metà, gode di "protezione sindacale" sono cioè militanti sindacali, e 6 fra loro sono delegati sindacali.
Alcuni di costoro sono stati precedentemente spostati all'officina Meiser (che insieme al negozio Delta sono i due siti dove Fiat vuole licenziare) da altri siti dell'IAC proprio per poterli poi inserirli nella lista dei licenziati. Questo spiega l'assoluta indisponibilità dell'azienda a confrontarsi con le proposte avanzate dai sindacati per rilanciare l'IAC e il rifiuto di discutere la possibilità di procedere con alcuni prepensionamenti e dimissioni volontarie. La Fiat - continua l'europarlamentare - vuole licenziare alcuni ben precisi lavoratori per decapitare la presenza sindacale sul luogo di lavoro.
Il rischio è che, come già avvenuto nel passato in Italia (basta ricordare la vicenda degli anni '80) il licenziamento degli attivisti sindacali sia per la Fiat il primo passo verso una ristrutturazione più ampia destinata a provocare una lunga catena di licenziamenti. Se la Fiat non accetterà di aprire un reale confronto il 9 maggio diverrà operativo il licenziamento di 24 lavoratori».
Agnoletto ha chiesto di poter intervenire su questo argomento il prossimo 21 aprile a Strasburgo nella seduta plenaria del Parlamento Europeo.

15 aprile 2009

manifestazione nazionale per la presentazione alle elezioni europee e alle amministrative di giugno


A loro importa solo l'audience, come nei miserevoli e decandenti spettacoli d'intrattenimento. informazione da basso impero!

Senza Vergogna

L’immane tragedia del terremoto che ha duramente colpito la gente d’Abruzzo, provocando quasi 300 vittime, oltre 1000 feriti e 27.000 sfollati, ha dimostrato una volta di più la totale perdita di contatto con la realtà e lo stato di totale catatonia nel quale versa l'informazione italiana.


Le immagini del TG1 del 7 aprile, in apertura del quale una fiera annunciatrice imbellettata, esordendo con “Ascolti Record”, sciorinava senza vergogna e con dovizia di particolari i dati del grande successo di ascolti conseguiti dal telegiornale durante i giorni del terremoto in Abruzzo, basterebbero esse sole a far comprendere quale livello di degrado abbia ormai raggiunto l'informazione nel nostro paese. Ascoltando i dati dello share di una catastrofe che per molti abruzzesi ha significato morte e disperazione, enumerati con certosina precisione e insano compiacimento e tradotti in un messaggio promozionale a favore del TG principe di “mamma Rai” è impossibile non restare attoniti e basiti, domandandosi cosa alligni negli atrofici cervelletti di coloro che in Italia gestiscono l’informazione miliardaria.
Menti ottenebrate che traducono le tragedie, il dolore ed i sentimenti umani in algidi dati auditel, utili a rinfocolare il budget pubblicitario. Automi disumanizzati pronti a profondersi in complesse calcolazioni riguardo alla potenziale resa in termini di ascolto di ogni catastrofe. Attori consumati intenti a spettacolarizzare la morte e la sofferenza, alla perenne ricerca di un punto di share in più.
A fare da corollario al raccapricciante siparietto di Rai uno, occorre ricordare come relativamente al terremoto in Abruzzo avesse già avuto modo di mettersi in luce “l’eroe dei rifiuti di Napoli” Guido Bertolaso che avvertito dell’imminenza del sisma dal ricercatore Giuliani lo aveva liquidato definendolo “un imbecille” ed invocandone la denuncia per procurato allarme.
L’immarcescibile Silvio Berlusconi che ha colto nella tragedia un’opportunità per iniziare la campagna elettorale e progettare nuove cementificazioni, non prima ovviamente di avere rincuorato i terremotati abruzzesi dicendo loro che “li avrebbe mandati in vacanza al mare a spese dello Stato”.
“L’eroica” multinazionale dei disastri Impregilo che dopo poco più di un mese dalla conclusione del processo che la vedeva coinvolta nella distruzione del Mugello, risulta essere fra coloro che hanno costruito l’ospedale San Salvatore dell’Aquila. Un nosocomio costato 9 volte più del previsto, uscito dalle conseguenze del sisma molto più lesionato di quanto non fosse logico attendersi da una struttura di questo genere.

Sullo sfondo di tutta questa grottesca situazione, i malcapitati cittadini abruzzesi, costretti perfino a pagare il pedaggio dell'autostrada ogni qualvolta devono recarsi presso le proprie abitazioni lesionate per recuperare le masserizie, ai quali non può che andare la solidarietà di tutti coloro che non si riconosco in questa politica e in questa informazione.

Marco Cedolin
Tratto da:
http://ilcorrosivo.blogspot.com/

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La vignetta è a cura del collaboratore di Lavoro e Salute, Ferdinando Gaeta

12 aprile 2009

Terremoto in Abruzzo: solidarietà attiva

Il campo di accoglienza dei nostri compagni si è trasferito da Tempèra in località San Biagio. Sono stati allestiti la cucina, un piccolo asilo sociale e uno spazio dove poter svolgere attività ricreative e teatro. E' attivo anche il servizio di assistenza psicotraumatologica con due psicologi che operano al campo di San Biagio e in quello di Tempèra.
E' operativo un piccolo ufficio per coordinare i lavori ed un nostro camper come supporto.Da domani funzionerà una seconda cucina in località Camarda.La Federazione Prc di Pescara (via F. Tedesco, 8) funziona come centro di raccolta materiali e di accoglienza per gli evacuati. Singoli o strutture che abbiano la possibilità di accogliere gli sfollati o che vogliano dare il loro contributo sono pregati quindi di chiamare il numero 085.66788 o di spedire una mail a: info@rifondazioneabruzzo.org

Chiunque volesse partecipare all'organizzazione della brigata di solidarietà a San Biagio può chiamare i seguenti numeri:
Yassir Goretz - 338/8154400 - 06/44182434 yassir.goretz@rifondazione.it
Simone Sallusti - 333/8201699 simone.sallusti@rifondazione.it

C'E' URGENTE BISOGNO DI: aggiornamento rifornimenti
Come si organizza una BRIGATA DI SOLIDARIETA'ATTENZIONE! Facciamo un appello a tutti coloro che stanno partendo per portare il loro soccorso:non partite senza aver prima chiamato il numero messo a disposizione.Siate attrezzati e soprattutto autosufficienti sia per quanto riguarda il vitto che l'alloggio. Se volete invece mandare un contributo economico potete spedirlo a:Conto Corrente BancarioRIFONDAZIONE PER L'ABRUZZOIBAN: IT32J0312703201CC0340001497 (dall'estero aggiungere cod. Swift: BAECIT2B)o tramite carta di credito: sottoscrizione online
Campo di accoglienza della Brigata di Rifondazione: guarda le FOTO
per aggiornamenti o informazioni: http://www.partitosociale.org

9 aprile 2009

Terremoti, devastazioni ambientali e stragi di persone: le cause sono naturali ma gli effetti sono causati dal malaffare politico e industriale

L'analisi dell’ex Direttore del servizio sismico nazionale: in un paese con oltre il 70 per cento di territorio a rischio e solo il 18 per cento dell’edilizia in sicurezza.

La prevenzione che non c’è

Le macerie dell’ultimo terremoto costituiscono uno scenario immutabile nel tempo, lo sfondo sul quale più o meno si rappresenta lo stesso copione, almeno sul piano della espressione di intenzioni. Si promette il rapido superamento dell’emergenza fino al raggiungimento di normali condizioni di vita; in tempi contenutissimi si garantisce il passaggio dalle tende alle case; infine la ricostituzione del tessuto produttivo ed infrastrutturale come occasione di sviluppo dell’area. Tutte cose mai avvenute: il ritorno ad una vita normale è lungo e doloroso; il passaggio dalle tende alle case comporta una lunga permanenza in alloggi provvisori per una costosissima ricostruzione quantomeno decennale; per l’Irpinia del terremoto dell’80 si progettò quel tipo di sviluppo che fu poi costellato di illegalità e cattedrali nel deserto. Come ultima cosa si dice che quanto accaduto non dovrà mai più capitare; e si promette un impegno inderogabile sul terreno della prevenzione sismica.
Il 28 dicembre del 2008 si è celebrato l’anniversario del terremoto di Reggio Calabria e Messina. Tante paginate di giornale sulla tragicità di quell’evento, tante commemorazioni, ma la questione su cui concentrare l’attenzione doveva essere soprattutto un’altra.Il Governo Giolitti, terrorizzato dall’immane sciagura, pochi mesi dopo inaugurò infatti la prevenzione sismica in Italia. Da quel tragico evento in poi, chiunque avesse voluto costruire un edificio in un comune iscritto nella lista di quelli sismici, lo avrebbe dovuto fare rispettando una specifica normativa in grado di conferire una più elevata resistenza agli edifici. Da allora, dopo ogni terremoto più o meno distruttivo, nuove porzioni di territorio nazionale sono state classificate: nel 2001 il territorio nazionale appariva classificato come sismico per oltre il 70%. Ma, ad una così ampia delimitazione delle zone dove le esperienze vissute dimostravano la ricorrenza del fenomeno, non ha corrisposto un analogo riscontro in termini di azione di mitigazione del rischio: dopo un secolo di attivazione dell’unico strumento organico di prevenzione, oggi, solo il 18 per cento degli edifici, rispetto all’intero stock di edificato, risulta sismicamente protetto.
Bene, dalle immagini di L’Aquila e dintorni emerge un’enorme assenza di sicurezza e, in queste primissime ore di post-terremoto, nel rispetto delle vittime e delle strutture di soccorso che stanno cercando di fare il loro meglio per risolvere l’emergenza, emerge una macroscopica mancanza di prevenzione, il che induce ad alcune considerazioni a caldo, salvo poi ritornare, con maggior cognizione di causa, su taluni aspetti.
Il terremoto ha colpito L’Aquila e alcuni piccoli paesi abbarbicati sui versanti della Conca dell’Aterno che danno l’impronta al paesaggio dell’Appennino centro meridionale.L’edilizia prevalente nel centro storico del capoluogo così come in quelli di Paganica, Fossa, Onna, Barisciano è intrinsecamente fragile, vulnerabile per caratteristiche tipologiche e costruttive. Insomma, rappresenta in modo emblematico l’elevato rischio sismico di cui è affetto il Paese, dovuto al patrimonio edilizio preesistente rispetto all’introduzione della classificazione sismica del territorio che ha iscritto i comuni dell’Aquila e di tutta la sua provincia dal 1915, quando il terremoto di Avezzano causò 30 mila vittime.
E’ necessaria, dopo quest’ultimo disastro, una riflessione sulla politica di prevenzione anche per queste tipologie edilizie, per i centri storici nel loro complesso, rispetto ai quali con tutta evidenza le iniziative intraprese attraverso strumenti di defiscalizzazione a favore degli interventi di manutenzione straordinaria, che hanno riguardato anche aspetti strutturali, non hanno risolto significativamente il problema. Insomma, i centri storici, ormai in modo diffuso, sono realtà che hanno riacquistato in questi ultimi anni una forte capacità attrattiva, sia sul piano residenziale che turistico. Si riqualificano sul piano estetico, si ristrutturano nel senso della vivibilità, recuperando almeno in parte la loro indispensabilità sul piano socio-culturale, mentre purtroppo, sul piano della sicurezza, sembrano mantenere intatta la loro vulnerabilità.
E’ un problema di risorse? Certamente sì. Lo Stato avrebbe dovuto far di più onorando l’impegno, più volte assunto dopo ogni catastrofe, che la messa in sicurezza del territorio sarebbe diventata la più importante opera pubblica di questo Paese. Ma di soldi, per esempio, ai Beni culturali ne sono stati dati, di interventi ne sono stati fatti, anche qui con esiti a dir poco incerti. Allora, di fronte ai disastri delle chiese e dei monumenti del capoluogo abruzzese emerge un problema di progettazione, di capacità tecniche, di giusta sintesi tra l’esigenza di proteggere dalla distruzione ed i vincoli della conservazione.
Ed infine c’è il cemento armato. Perché gli edifici in cemento «moderni» collassano, si impilano su stessi non lasciando nessuno scampo a chi li abita? Come sostiene qualcuno è un problema più da Procura della Repubblica che tecnico. D’altronde, la normativa sismica pretende che la nuova edilizia nei comuni classificati, e quindi soprattutto gli edifici in cemento armato, consenta di salvare la vita degli occupanti, pur subendo danni, e quindi non ammette giustificazioni spendibili in linea generale. Soprattutto di fronte a ciò che è avvenuto a L’Aquila oggi, alla scuola di San Giuliano di Puglia ieri e all’Ospedale di Sant’Angelo dei Lombardi l’altro ieri.
In senso generale, si può affrontare un ultimo tema legato direttamente al concetto di sicurezza oltre che, evidentemente, alla tutela del territorio. Per chi si occupa di riduzione del rischio sismico, ma in realtà anche di tutte le altre tipologie di rischio naturale, il termine «condono» rappresenta una sorta di anatema, di cupo presagio. L’abusivismo, che i condoni incrementano, soprattutto diffuso nelle aree meridionali del Paese dove più elevata è la pericolosità sismica, ha assunto dimensioni devastanti, e chi costruisce illegalmente non si preoccupa né delle qualità dell’area di sedime né delle caratteristiche strutturali. La speculazione costruisce e basta; realizza qualcosa che poi, una volta condonato, qualcuno abiterà non sapendo che un terremoto abbastanza forte lo potrà tirar giù come fosse di cartapesta. Certo, oggi un nuovo condono in Italia è improponibile, ma si affaccia la minaccia di appendici e superfetazioni di ogni tipo. Basta che non superino il 20 per cento di quanto già costruito abusivamente e poi, magari, condonato.

http://www.eddyburg.it/
[7 Aprile 2009]

7 aprile 2009

Terremoto in Abruzzo: solidarietà attiva

Aggiornamento del 7/4 - h. 16.00:
Rifondazione Comunista ha organizzato Brigate di solidarietà attiva con le popolazioni colpite dal terremoto in Abruzzo.
Il campo di accoglienza dei nostri compagni è stato allestito in località Tempera, a pochi chilometri dall'Aquila.
La Federazione Prc di Pescara (via F. Tedesco, 8) funziona come centro di raccolta materiali e di accoglienza per gli evacuati.
Singoli o strutture che abbiano la possibilità di accogliere gli sfollati sono pregati quindi di chiamare il numero 085.66788

Chiunque volesse partecipare all'organizzazione dei soccorsi può chiamare:

Federazione Prc Pescara: 085.66788 (accoglienza evacuati)
Richi: 339.3255805 (generi di prima necessità come acqua, pasta, latte UHT, biscotti)
Marco Fars: 334.6976120
Francesco Piobbichi: 334.6883166
o spedire una mail al seguente indirizzo:
piobbico@hotmail.com

C'è necessità urgente di: tavoli e sedie, coperte, sacchi a pelo, asciugamani, biancheria, pigiami, tende, gazebo, vestiario soprattutto per i bambini, generi di prima necessità (acqua, latte UHT, pasta, riso, biscotti, zucchero, caffè, pelati, olio, scatolame vario, carta igienica, saponette, sapone da bucato, spazzolini, dentifricio, detersivo per piatti, disinfettanti, carta da cucina, cerotti, guanti, sacchi per la spazzatura, assorbenti, pannolini e pannoloni per neonati e per anziani, omogeneizzati, piatti e bicchieri di plastica etc...)

ATTENZIONE! Facciamo un appello a tutti coloro che stanno partendo per portare il loro soccorso:
non partite senza aver prima chiamato i numeri messi a disposizione.
Siate attrezzati e soprattutto autosufficienti sia per quanto riguarda il vitto che l'alloggio.

Se volete invece mandare un contributo economico potete spedirlo a:

Conto Corrente Bancario
RIFONDAZIONE PER L'ABRUZZO
IBAN: IT32J0312703201CC0340001497

o tramite carta di credito: sottoscrizione online

per aggiornamenti o informazioni: www.partitosociale.org

6 aprile 2009

Clamoroso, denunciato per "procurato allarme" chi aveva previsto il terremoto !

SISMA ABRUZZO: LO STUDIOSO GIULIANI AVEVA PREANNUNCIATO UN FORTE TERREMOTO
Il capo della Protezione civile Guido Bertolaso martedì 31 marzo si era scagliato contro gli "imbecilli" che si divertono a diffondere notizie false.
Tra coloro che diffondevano notizie sul terremoto c’era Giampaolo Giuliani, ricercatore presso i Laboratori nazionali Infn del Gran Sasso che, in seguito allo sciame sismico che sta interessando l’Abruzzo da più di un mese, aveva lanciato l’allarme: la regione sarà colpita il 29 marzo da un terremoto «disastroso». Giuliani è stato denunciato per procurato allarme.
Nella notte del 29 marzo c’era infatti stato a Sulmona un terremoto di 4 gradi della scala Richter.
L’analisi dello scienziato Giuliano Giuliani era basata sull’analisi di un gas radioattivo, il radon, che si libera dal sottosuolo quando le faglie vengono attivate il gas trova una via di fuga giungendo in superficie.
Lo scienziato, ha impiegato due anni per costruire uno strumento in grado di rilevare, osservare e studiare il Radon con l’aiuto di un sismografo che, a causa dell’intenso sciame sismico che ha interessato la zona negli ultimi mesi, ha insospettito lo studioso.
Quella di oggi è comunque stata solo la scossa più forte di uno sciame sismico che si perpetua da mesi.
La magnitudo registrata alle 3.32 di questa notte dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia è di 5,8 gradi della scala Richter, a cui sono seguite diverse repliche, la prima di 4,7 gradi alle 4.37.
Diverse le avvisaglie nelle ultime settimane.
Una scossa violenta di terremoto il 16 gennaio, poi quella di magnitudo 4.0 che aveva fatto tremare la regione Abruzzo il 30 marzo: numerose persone si erano già riversate in strada allora.
Dall’inizio dello sciame sismico, già da alcuni mesi, sono decine gli eventi di magnitudo superiore a 2.0 registrati dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) nel distretto aquilano e nel bacino di Sulmona.
Su richiesta del capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, si era tenuta nella sede della Regione Abruzzo all’Aquila, una riunione degli esperti della Commissione nazionale per la previsione e la prevenzione dei grandi rischi.
Obiettivo del Dipartimento della Protezione civile era quello di «fornire ai cittadini abruzzesi tutte le informazioni disponibili alla comunità scientifica sull’attività sismica delle ultime settimane.
Qualcuno nei giorni scorsi aveva però messo in allarme sulla possibilità del sopraggiungere di scosse più forti e pericolosi per la popolazione abruzzese, ma era stato accusato di "procurato allarme" e di conseguenza denunciato.
Le scosse di terremoto che continuano a scuotere l’Abruzzo non sono tali da preoccupare - aveva spiegato Bertolaso intervenendo a Roma ad un convegno organizzato da ministero dei beni culturali e protezione civile sulla esperienza del terremoto che nel 1997 colpì Umbria e Marche - ma Purtroppo a causa di imbecilli che si divertono a diffondere notizie false siamo costretti a mobilitare la comunità scientifica per rassicurare i cittadini.
Giampaolo Giuliani, però, studioso che fa ricerca ai Laboratori nazionali del Gran Sasso, sostiene ormai da molti anni di aver elaborato un metodo in grado di prevedere l’arrivo degli eventi sismici.
E oggi, dalle ultime notizie, il suo allarme, lanciato esattamente una settimana fa, risulta tragicamente premonitore.
Domenica scorsa, dopo la prima scossa di terremoto che ha avuto come epicentro la zona di Sulmona l’uomo avrebbe telefonato anche al commissariato del capoluogo e alla polizia municipale sostenendo che ci sarebbe stata una scossa di una intensità superiore alla precedente, creando allarmismi tra la popolazione e così denunciato.
La notizia, tra l’altro, indusse il sindaco di Sulmona, Fabio Federico, a un rientro precipitoso da Roma dove stava partecipando al congresso fondativo del Pdl.


GUARDA L’INTERVISTA A GIULIANI:
TERREMOTO ABRUZZO, GIAMPAOLO GIULIANI: ’’SI POTEVA PREVEDERE’’

al link :
http://www.unonotizie.it/video.php?idscheda=169




Di : UnoNotizie

3 aprile 2009

Attacco indiscriminato contro manifestanti pacifici usati come capro espiatorio per la violenza. Come a Genova 2001


La coscienza di classe rinasce contro il G20

La regina Elisabetta rimprovera il Cavaliere nero di Arcore per il suo vociare troppo alto verso Barack Obama e tutto finisce in bellezza, dietro ad una risma di risate che condiscono i buoni propositi dei grandi 20 della Terra. La parola d'ordine del G20 è anzitutto "lotta ai paradisi fiscali", un impegno per combattere quella globale recessione economica che non lascia scampo a nessuno di questi titani e che stritola i più piccoli e deboli stati del mondo.Fuori dalle dorate stanze del summit, la protesta di migliaia e migliaia di persone, giovani soprattutto, provoca una reazione poliziesca repressiva che bastona con i manganelli, che respinge l'avanzare dei corte e che usa tutti i mezzi per fermare quei popoli che, anche se sulla scia della disperazione, acquistano una coscienza sociale che li porta a non stare zitti, ammutoliti nel contesto dei disegni di questi grandi 20.L'asse franco-tedesco chiede che e ottiene che il Fondo Monetario Internazionale torni ad occuparsi di una sorta di mutualismo tra paesi riprendendo l'uso degli Sdr, ossia degli "Special drawing rights". Sono in poche parole dei fondi messi a disposizione dei paesi che ne fanno richiesta e sui quali offrono garanzie altri paesi versando le quote prelevate. L'originaria missione degli organismi fondati a Bretton Woods pare riprendere corpo in questa proposta che, comunque, rischia di assumere proporzioni enormi vista la massiccia crisi economica e finanziaria che attanaglia il globo: il numero dei paesi richiedenti dei fondi di prestito potrebbero essere superiori a quelli che un tempo, si parla degli anni '60 e '70, facevano ricorso a questa specie di mutualismo e di cassa di sopravvivenza.E anche in questo caso spunta il potere economico crescente dell'Asia, della Cina soprattutto. Sarebbe infatti Pechino ad avere quelle risorse necessarie a fornire copertura per la concessione degli Sdr ai paesi in difficoltà. Tutto questo mette al riparo le banche nazionali e centrali dal ricorso allo stampaggio di nuova carta moneta e quindi di aumento dell'effetto inflattivo sulle rispettive economie, ma lega gli stati ad un rapporto di benevola riconoscenza verso Pechino.Il G20 si è poi preoccupato anche dei paesi che sono a cosiddetto "medio reddito", come la Turchia e il Sud Africa, istituendo un fondo apposito che, fatte le dovute stime, sembra comunque insufficiente a coprire la domanda di tutti quei paesi che rientrerebbero nella fascia della "quasi indigenza".E poi c'è il capitolo già citato dei paradisi fiscali, di quei luoghi dove si sono per troppo tempo nascosti tutti quei fondi che hanno consentito alla bolla speculativa di venire fuori, di crescere indisturbata e di esplodere con tutto il suo vigore e la sua forza sulle teste di noi tutti.Mettere mano alla segretezza che avvolge questi eden del denaro sporco e del profitto facilissimo è certo una nobile intenzione, ma sarà parecchio complicato poter decodificare tutte le parole chiave che aprono le serrature dei forzieri di chi non vuole mettere a repentaglio le sue ultime accumulazioni finanziarie nel bel mezzo di una crisi internazionale che non lascia veramente scampo a nessuno.Intanto fuori da questi palazzi dove i destini della finanza, più che del mondo quotidianamente vissuto nella povertà, vengono decisi a suon di decretazioni su grandi movimenti di milioni e milioni di dollari e barili di oro nero, fuori da questi palazzi la protesta non si placa e diventa evidente il disprezzo per le banche, per tutti quegli istituti che sono diventati il simbolo non trascurabile della crisi e che sono assaltati con rabbia perché i moderni proletari non sono più disposti a tacere, a subire in silenzio. Lo hanno detto chiaramente i lavoratori che hanno tenuto in "ostaggio" i loro manager per evitare oltre 700 licenziamenti e altri casi analoghi che hanno scosso la Francia. E hanno lanciato il messaggio, il loro grido di dolore mediante una lotta anche dai tratti estremi ma che è più che giustificata e comprensibile, perchè i livelli di sfruttamento sono giunti ad un punto di non ritorno e parimenti manca una risposta sindacale e politica, come scriveva ieri Emiliano Brancaccio, che sostenga queste lotte e che intercetti questi bisogni sociali. Manca davvero "la Sponda", con la "esse" maiuscola: la Sponda politica in particolare, anche su base nazionale, ma - come si può vedere dallo scoppio simultaneo dei moti di piazza in Germania, Inghilterra, Francia, Repubblica Ceca (in Italia no...) - occorre una intensificazione delle lotte su una piattaforma continentale. Per questo è necessario che la sinistra comunista esca rafforzata dalle prossime elezioni di giugno, perchè al Parlamento europeo c'è bisogno di un grande gruppo della Sinistra Unitara Europea - Verde Nordica. Un antidoto salutare contro questo liberismo buonista e peloso che il G20 mostra come conquista sociale, ma che è un ennesimo affrancamento delle colpe padronali e multimiliardarie dei signori dello scrupolo dimenticato in nome del profitto permanente.

di Marco Sferini
su Lanterne rosse.it del 03/04/2009

Morte e repressione sulla strada dei 20 "grandi"


Come a Genova? Un morto con mistero

E’ ancora fitto il mistero sul manifestante morto dopo i violenti scontri tra polizia e manifestanti nella City di Londra. L’uomo, sulla trentina di cui non si conosce ancora il nome e la nazionalità, sarebbe morto d’infarto - secondo fonti della polizia -, dopo esserstato costretto per ore dentro un cordone delle forze dell’ordine,senza la possibilita’ di lasciare la zona delle proteste. Stando alla versione delle forze dell’ordine, la persona sarebbe stata rinvenuta da due medici della polizia in Saint Michael’s Alley, un vicoletto duecento metri a nordovest della Banca d’Inghlterra, attorno alle sette e mezza. I medici avrebbero cercato di rianimarlo ma non ci sarebbe stato niente da fare. Al momento non si ha nessuna versione alternativa dei fatti, ma nella notte si sono rincorse indiscrezioni –ancora tutte da verificare - che contrastano con la versione offerta dalle forze dell’ordine. La morte del manifestante giunge dopo una giornata in cui la polizia inglese ha represso violentemente le manifestazioni contro il summit del G20 che hanno assediato la Banca d’Inghilterra. Almeno trentadue persone sono state arrestate durante gli scontri che sono continuati fino alla tarda serata con barricate e piccoli fuochi nella zona. Circa un centinaio di manifestanti sarebbero rimasti feriti negli scontri, alcuni con colpi alla testa. Solo un contuso invece tra la polizia che e’ stata bersagliata in maniera relativamente morbida dalla parte piu’ militante della manifestazione che ha tirato frutta, farina, vernice, alcune bottiglie di vetro e scarpe. Le proteste che erano rimaste pacifiche fino alle due sono finite sotto la pressione di migliaia agenti venuti da tutta l’Inghilterra edi reparti anti-sommossa. Gruppi di manifestanti che dopo ore di protesta volevano lasciare l’area della City per tornare a casa o per partecipare ad altre manifestazioni nella zona sono stati costretti dentro cordoni indiscriminati eretti dagli agenti. Ai tentativi di rompere il cordonamento per abbandonare l’area della Banca d’Inghilterra, la polizia ha risposto con cariche, spray urticante e ha pure schierato agenti a cavallo. Il Guardian e l’Independent hanno denunciato la brutalita’ delle forze dell’ordine, criticando in modo particolare l’uso della tattica di cordonamento da parte degli agenti. E’ prassi della polizia inglese nel caso di grandi manifestazioni, isolare gruppi di manifestanti e circondarle e trattenerle per ore in spazi stretti. L’utilizzo del cordonamento e’ considerato da molti come una pratica illegale che viola i diritti fondamentali della persona. Durante le proteste di ieri attorno alla banca d’Inghilterra alcuni cordoni sono andati avanti per oltre sette ore, portando molti manifestanti all’esasperazione. E’ dopo ore passate in uno di questi cordoni che il manifestante morto ieri sarebbe deceduto.

Rifondazione Comunista

1 aprile 2009

Questa Italietta, paese governato da piccoli uomini vista dall'estero. Da The Guardian

L'ombra del fascismo

L’obiettivo centrale di Silvio Berlusconi come Primo Ministro italiano è apparso da lungo tempo sconcertante e vergognosamente ovvio. Sin da quando scese in campo nel vuoto politico creato nel 1993 dai simultanei scandali della corruzione governativa a destra e dal collasso del comunismo italiano a sinistra, il signor Berlusconi ha usato la sua carriera e il suo potere politico per proteggere dalla legge se stesso e il suo impero mediatico. Durante il più lungo dei suoi tre periodi di detenzione del potere, il signor Berlusconi non solo ha consolidato il suo già forte controllo sull’industria dei mass media italiani – oggi egli ne controlla direttamente circa la metà – ma ha fatto approvare una legge che gli ha garantito l’immunità da ogni procedimento giudiziario. Poi, quando quella legge è stata dichiarata incostituzionale, il signor Berlusconi nuovamente rieletto l’ha riportata in vigore con una nuova formulazione lo scorso anno e l’ha reintrodotta nell’ordinamento giudiziario.Il successo del signor Berlusconi è dovuto per un verso alla sua stessa audacia e molto più per l’altro in maggior misura alla sempre più profonda debolezza dei suoi avversari. La sinistra italiana in particolare è venuta meno al compito di dispiegare una opposizione efficace. Pur tuttavia l’ultimo atto del signor Berlusconi – l’unione nel nuovo blocco del Popolo della Libertà, completata ieri, del suo partito Forza Italia con Alleanza Nazionale che discende direttamente dalla tradizione fascista di Benito Mussolini – può aver lasciato una ben più durevole impronta sulla vita pubblica italiana di qualsiasi altro intervento precedentemente posto in atto da questo tycoon populista.Differentemente da quanto accaduto nella Germania postbellica, l’Italia del dopoguerra non ha mai fatto i conti con la sua eredità fascista. Il risultato è stato che, mentre il neofascismo non è mai seriamente tornato in superficie in Germania, in Italia si sono verificate importanti continuità – leggi e funzionari ereditati dall’era mussoliniana, e la rinascita post bellica di un ribattezzato partito fascista – il tutto malgrado una nominale cultura pubblica antifascista. Queste continuità sono ora diventate più solide. E’ un giorno di vergogna per l’Italia.E’ anche vero che AN ha percorso una lunga distanza in sessanta anni. Il suo leader Gianfranco Fini si è spogliato dei suoi vecchi indumenti politici e ha guidato il suo partito verso il centro. Per più di quindici anni ha operato come alleato del signor Berlusconi. Ora parla della necessità di un dialogo con l’Islam, denunzia l’antisemitismo e promuove un’Italia multietnica – prese di posizione che il signor Berlusconi con le sue campagne populiste contro gli zingari e gli immigrati e con la sua propensione per un razzismo soft troverebbe difficoltà a condividere.Malgrado le sue lontane origini liberali l’Italia moderna è storicamente un paese orientato a destra. Rimane peraltro scioccante che un capo di governo tra i venti leaders mondiali nel vertice economico di questa settimana a Londra abbia ricostruito la sua base politica sulle fondamenta poste da fascisti e che ora come risultato rivendichi una probabile permanenza della destra al potere per generazioni a venire.

30-marzo-2009

La vignetta è del nostro collaboratore Ferdinando Gaeta