27 febbraio 2009

Crimini israeliani a Gaza. Per non dimenticare!

Le ferite di Gaza e le nuove armi
Il dottor Ghassan Abu Sittah ed il dottor Swee Ang, due chirurghi inglesi, sono riusciti a raggiungere Gaza durante l’invasione israeliana. In questo articolo descrivono le loro esperienze, condividono le loro opinioni e ne traggono le inevitabili conseguenze: la popolazione di Gaza è estremamente vulnerabile e totalmente inerme davanti ad un eventuale attacco israeliano.

Le ferite di Gaza sono profonde e stratificate. Intendiamo parlare del massacro di Khan Younis del 1956, in cui 5mila persone persero la vita? Oppure dell’esecuzione di 35mila prigionieri di guerra da parte dell’esercito israeliano nel 1967? E la prima Intifada, in cui alla disobbedienza civile di un popolo sotto occupazione si rispose con un incredibile numero di feriti e centinaia di morti? Ancor di più, non possiamo non tener conto dei 5.420 feriti nel sud di Gaza durante le ostilità del 2000. Ma, nonostante tutto ciò, in questo articolo ci occuperemo esclusivamente dell’invasione che ha avuto luogo dal 27 dicembre 2008 al 18 gennaio 2009.
Si stima che, in quei 23 giorni, siano state riversate sulla Striscia di Gaza un milione e mezzo di tonnellate di esplosivo. Per dare un’idea approssimativa di ciò di cui si sta parlando, è bene specificare che il territorio in questione copre una superficie di 360 kilometri quadrati ed è la casa di 1,5 milioni di persone: è l’area più densamente popolata del mondo. Prima dell’invasione, è stata affamata per 50 giorni da un embargo commerciale ma, in realtà, fin dall’elezione dell’attuale governo è stata posta sotto vincoli commerciali. Negli anni, l’embargo è stato parziale o totale, ma mai assente.
L’occupazione si è aperta con 250 vittime in un solo giorno. Ogni questura è stata bombardata, causando ingenti perdite tra le forze dell’ordine. Dopo aver spazzato via la polizia, l’esercito israeliano si è dedicato ai bersagli non governativi. Gli elicotteri Apache e gli F16 hanno fatto piovere morte dal cielo, mentre i cannoni della marina militare hanno condotto un attacco dal mare e l’artiglieria si è occupata della terra. Molte scuole sono state ridotte in macerie, tra cui l’American School of Gaza, 40 moschee, alcuni ospedali, vari edifici dell’ONU ed ovviamente 21mila case, di cui 4mila sono state rase al suolo. Circa 100mila persone sono divenute improvvisamente senzatetto.

Le armi israeliane
Gli armamenti impiegati, oltre alle bombe e agli esplosivi ad alto potenziale convenzionali, includono anche tipologie non convenzionali. Ne sono state identificate almeno quattro categorie:

Proiettili e bombe al fosforo
I testimoni oculari affermano che alcune bombe esplodevano in quota, rilasciando un ampio ventaglio di micro-ordigni al fosforo che si distribuivano su un’ampia superficie. Durante l’invasione via terra, i carri armati erano usi sfondare le mura delle case con proiettili ordinari per poi far fuoco al loro interno con proiettili al fosforo. Questo metodo permette di scatenare terribili incendi all’interno delle strutture, ed un gran numero di corpi carbonizzati è stato rinvenuto ricoperto da particelle di fosforo incandescente. Un preoccupante interrogativo è posto dal fatto che i residui rinvenuti paiono amalgamati ad un agente stabilizzante speciale, che gli conferisce la capacità di non bruciare completamente, fino all’estinzione. I residui di fosforo ancora coprono le campagne, i campi da gioco e gli appartamenti. Si riaccendono quando i bambini curiosi li raccolgono, oppure producono fumi tossici quando i contadini annaffiano le loro terre contaminate. Una famiglia, ritornata al suo orto dopo le ostilità, ha irrigato il terreno ed è stata inglobata da una coltre di fumo sprigionata dal suolo. La semplice inalazione ha prodotto epistassi. Questi residui di fosforo trattato con stabilizzante sono, in un certo senso, un analogo delle mine antiuomo. A causa di questa costante minaccia, la popolazione (specialmente quella infantile) ha difficoltà a tornare ad una vita normale.
Dagli ospedali, i chirurghi raccontano di casi in cui, dopo una laparotomia primaria per curare ferite relativamente piccole e poco contaminate, un secondo intervento ha rivelato aree crescenti di necrosi dopo un periodo di 3 giorni. In seguito, la salute generale del paziente si deteriora ed, entro 10 giorni, necessitano un terzo intervento, che mette in luce una massiccia necrosi del fegato. Questo fenomeno è, a volte, accompagnato da emorragie diffuse, collasso renale, infarto e morte. Sebbene l’acidosi, la necrosi del fegato e l’arresto cardiaco improvviso (dovuto all’ipocalcemia) siano tipiche complicazioni nelle vittime di fosforo bianco, non è possibile attribuirle alla sola opera di questo agente.
È necessario analizzare ed identificare la vera natura di questo fosforo modificato ed i suoi effetti a lungo termine sulla popolazione di Gaza. È anche urgente la raccolta e lo smaltimento dei residui di fosforo sulla superficie dell’intera regione. Queste sostanze emettono fumi tossici a contatto con l’acqua: alla prima pioggia potrebbero avvelenare tutta la Striscia. I bambini dovrebbero imparare a riconoscere ed evitare questi residui pericolosi.

Bombe pesanti
L’uso di bombe DIME (esplosivi a materiale denso inerte) risulta evidente, anche se non è stato determinato con chiarezza se sia stato impiegato uranio impoverito nelle aree meridionali. Nelle zone urbane, i pazienti sopravvissuti mostrano amputazioni dovute a DIME. Queste ferite sono facilmente riconoscibili perché i moncherini non sanguinano ed il taglio è netto, a ghigliottina. I bossoli e gli shrapnel delle DIME sono estremamente pesanti.

Bombe ad implosione
Tra le armi usate, ci sono anche i bunker-buster e le bombe ad implosione. Ci sono casi, come quello del Science & Technology Building o dell’università islamica di Gaza, in cui un palazzo ad otto piani è stato ridotto ad un mucchio di detriti non più alto di un metro e mezzo.

Bombe silenziose

La popolazione di Gaza ha descritto un nuovo tipo di arma dagli effetti devastanti. Arriva sotto forma di proiettile silenzioso, o al massimo preceduto da un fischio, e vaporizza tutto ciò che si trova in aree estese senza lasciare tracce consistenti. Non sappiamo come categorizzare questa tecnologia, ma si può ipotizzare che sia una nuova arma a particelle in fare di sperimentazione.

Esecuzioni
I sopravvissuti raccontano di tank israeliani che, dopo essersi fermati davanti agli appartamenti, intimavano ai residenti di uscirne. Di solito, i primi ad obbedire erano i bambini, gli anziani e le donne. Che, altrettanto prontamente, venivano messi in fila e fucilati sul posto. Decine di famiglie sono state smembrate in questo modo. Nello scorso mese, l’assassinio deliberato di bambini e donne disarmate è stato anche confermato da attivisti per i diritti umani.

Eliminazione di ambulanze
Almeno 13 ambulanze sono state vittima di sparatorie. Gli autisti e gli infermieri sono stati sparati mentre recuperavano ed evacuavano i feriti.

Bombe a grappolo
Le prime vittime delle bombe a grappolo sono state ricoverate all’ospedale Abu Yusef Najjar. Più della metà dei tunnel di Gaza sono stati distrutti, rendendo inutilizzabile gran parte delle infrastrutture atte alla circolazione dei beni primari. Al contrario di ciò che si pensa, questi tunnel non sono depositi per armi (anche se potrebbero essere stati usati per trafugare armi leggere), ma per carburante ed alimenti. Lo scavo di nuovi tunnel, che ora occupa un buon numero di palestinesi, ha talvolta innescato bombe a grappolo presenti sul suolo. Questo tipo di ordigni è stato usato al confine di Rafah e già cinque ustionati gravi sono stati portati all’ospedale dopo l’esplosione di queste trappole.

Conteggio dei morti
Al 25 gennaio 2009, la stima dei morti è arrivata a 1.350. Il numero è in continua ascesa a causa della mole di feriti gravi che continuano a morire negli ospedali. Il 60% dei morti è costituito da bambini.

Feriti gravi
Il numero dei feriti gravi è di 5.450, con un 40% di bambini. Si tratta in massima parte di pazienti ustionati o politraumatici. Coloro che hanno subito fratture ad un solo arto e coloro che, pur avendo riportato lesioni sono ancora in grado di camminare, non sono stati inclusi in questo conteggio.
Nelle nostre discussioni con infermiere e dottori, le parole “olocausto” e “catastrofe” sono state spesso menzionate. Lo staff medico al completo porta i segni del trauma psicologico dovuto al lavoro frenetico dell’ultimo mese, passato a fronteggiare le masse che hanno affollato le camere mortuarie e le sale operatorie. Molti dei pazienti sono deceduti nel Reparto Incidenti ed Emergenza, ancor prima della diagnosi. In un ospedale distrettuale, il chirurgo ortopedico ha portato a termine 13 fissazioni esterne in meno di un giorno.
Si stima che, tra i feriti gravi, 1.600 sono destinati a rimanere disabili a vita. Tra questi, molti hanno subito amputazioni, ferite alla colonna vertebrale, ferite alla testa, ustioni estese con contratture sfiguranti.

Fattori speciali
Durante l’invasione, il numero dei morti e dei feriti è stato particolarmente alto a causa dei seguenti motivi:
* Nessuna via di fuga: Gaza è stata sigillata dalle truppe israeliane, che hanno impedito a chiunque di fuggire dai bombardamenti e dall’invasione terrestre. Semplicemente, non c’era alcuna via di fuga. Anche all’interno dei confini di Gaza gli spostamenti dal nord al sud sono stati resi impossibili dai tank israeliani, che hanno tagliato ogni via di comunicazione. Al contrario della guerra in Libano dell’82 e del ‘06, in cui la popolazione poteva spostarsi dalle aree di bombardamento massiccio a quelle di relativa sicurezza, un opzione di questo tipo era preclusa a Gaza.
* La densità della popolazione di Gaza è eccezionale. E’ inquietante notare che le bombe impiegate dall’esercito israeliano sono “ad alta precisione”. Il loro tasso di successo, nel centrare palazzi affollati, è del 100%. Altri esempi? Il mercato centrale, le stazioni di polizia, le scuole, gli edifici dell’ONU (in cui gli abitanti erano confluiti per sfuggire ai bombardamenti), le moschee (di cui 40 sono state rase al suolo) e le case delle famiglie, convinte di essere al sicuro perché tra loro non si annidavano combattenti. Nei condomini, una sola bomba a implosione è sufficiente a sterminare decine di famiglie. Questa tendenza a prendere di mira i civili ci fa sospettare che gli obiettivi militari siano considerati bersagli collaterali, mentre l’obiettivo primario sia la popolazione.
* La quantità e la qualità delle munizioni sopra descritte ed il modo in cui sono state impiegate.
* La mancanza di difese che Gaza ha dimostrato nei confronti delle moderne armi israeliane. La regione non ha tank, aeroplani da guerra, nessun sistema antiaereo da schierare contro l’esercito invasore. Siamo stati testimoni in prima persona di uno scambio di pallottole tra un tank israeliano e gli AK47 palestinesi. Le forze in campo erano, per usare un eufemismo, impari.
L’assenza di rifugi antibomba funzionali a disposizione della popolazione civile. Sfortunatamente, anche se ci fossero non avrebbero alcuna chance contro i bunker-buster israeliani.

Conclusione
Se si prendono in considerazione i seguenti punti, è ovvio che un’ulteriore invasione di Gaza provocherebbe danni catastrofici. La popolazione è vulnerabile ed inerme. Se la Comunità Internazionale intende evitare ferimenti ed uccisioni di massa nel prossimo futuro, dovrà sviluppare una qualche forza di difesa per Gaza. Se ciò non accadrà, i civili continueranno a morire.

di Dr. Ghassan Abu Sittah e Dr. Swee Ang


Articolo originale: The wounds of Gaza, «The Lancet - Global Health Network», 2 febbraio 2009.
Traduzione di Massimo Spiga per Megachip.
Fonte: http://www.megachip.info/

Storie di banche, assicurazioni, società di costruzioni e produttori d’armi....occhio non sono le solite squallide barzellette del piazzista di Milano

Gli emiri, il Milan, l’Inter, la Juve
e il Ponte sullo Stretto

La notizia dei 500 milioni di euro offerti dall’Abu Dhabi United Group for the Development and Investment (ADGDI) per rilevare il 40% del pacchetto azionario del Milan calcio ha fatto il giro del mondo, mettendo in fibrillazione azionisti, scommettitori e tifosi. Il presidente del Consiglio e proprietario della blasonata squadra italiana, Silvio Berlsuconi, ha smentito qualsivoglia trattativa di cessione, ma ci sono troppe strane coincidenze per poter archiviare frettolosamente l’intera vicenda. Innanzitutto perché dietro l’operazione ci sarebbe lo sceicco Mansour Bin Zayed Al Nayhan, membro della famiglia che governa l’emirato di Abu Dhabi, nonché proprietario del Manchester City, team inglese del solo qualche mese fa aveva chiesto di acquistare Kaká dal Milan, in cambio di 108 milioni di euro.

Poi perché dal 10 agosto 2007, l’Abu Dhabi Investment Authority, il principale fondo degli Emirati Arabi Uniti, possiede il 2,04% del capitale di Mediaset, la cassaforte dell’impero Berlusconi e, secondo alcuni analisti economici, punterebbe a rastrellare un altro 3% delle azioni del biscione, sfruttando l’uragano finanziario che si è abbattuto sulle borse mondiali. Terzo, perché è sotto gli occhi di tutti la convergenza di politiche ed interessi economici tra il governo italiano e il piccolo emirato arabo. A fine gennaio, ad esempio, l’Abu Dhabi Tourism Authority (ADTA), l’autorità statale che dirige l’industria turistica, ha aperto due uffici di rappresentanza in Italia, uno a Roma e uno a Milano. Il 4 febbraio, la sottosegretaria al Turismo, Michela Brambilla, fedelissima berlusconiana, si è recata in Medio oriente per inaugurare il forum del turismo alberghiero Italia-Abu Dhabi ed insignire lo sceicco Sultan Bin Tahnoon Al Nahyan (stretto congiunto del titolare del Manchester) e presidente di ADTA, dell’onorificenza di Grande Ufficiale Ossi della Repubblica italiana.

Il presidente del consiglio e il ministro della difesa Ignazio La Russa, sono andati ben oltre. Hanno inviato il pattugliatore d’altura Comandante Bettica per fare da ambasciatore del complesso militare industriale italiano al salone internazionale della difesa IDEX 2009 organizzato ad Abu Dhabi dal 22 al 26 febbraio 2009. All’appuntamento dei mercanti di guerra, il gruppo Finmeccanica, in buona parte proprietà del Tesoro, si è presentato al gran completo: la controllata Alenia Aeronautica per piazzare aerei antisommergibile e anti-nave ATR-72-ASW ed i velivoli da trasporto tattico C-27J Spartan; Alenia Aermacchi, gli addestratori M-311 ed M-346; Agusta Westland, gli elicotteri da combattimento AW-119 Koala, AW-129, Super Lynx 300 ed NH-90; Oto Melara, i cannoni navali 76/62 e i blindati Centauro; Drs Technologies, i sistemi di rilevamento e sorveglianza utilizzati in mezzo mondo contro i migranti.

C’è pure l’ombra di Abu Dhabi sui lavori del Ponte sullo Stretto di Messina, obiettivo strategico dell’esecutivo Berlusconi. Lo hanno scoperto i magistrati romani che indagavano su un anziano ingegnere italo-canadese, Giuseppe Zappia, che aveva partecipato alla fase di pre-qualifica per la progettazione e l’esecuzione dell’opera. Secondo la Procura capitolina che ne ha chiesto il rinvio a giudizio, il professionista si sarebbe mosso per conto del boss Vito Rizzuto (capo della criminalità organizzata del Canada e stretto alleato del clan Bonanno di New York), intenzionato ad investire nell’operazione Ponte un paio di milioni di dollari provenienti dal traffico di stupefacenti. Sempre secondo i magistrati romani, una parte del denaro per i lavori nello Stretto di Messina sarebbe dovuto arrivare dalla riscossione di una ingente somma in Medio oriente da parte dell’ingegnere Zappia e di alcuni associati del Rizzuto. In particolare, il professionista italo-canadese aspirava ad entrare in possesso di un miliardo e settecento milioni di dollari corrispondenti al valore di alcuni lavori realizzati ad Abu Dhabi dalla ZMEC - Zappia Middle East Company Ltd., società costituita nel paradiso fiscale delle Isole Vergini. Nell’emirato arabo, tra il 1979 e il 1982, mister Zappia aveva progettato un acquedotto di oltre quattrocento chilometri ed ottenuto ben otto contratti di costruzioni civili. Sorsero tuttavia dei contrasti con gli enti committenti e la vicenda finì davanti ad un tribunale civile degli Stati Uniti d’America.

Ottenute le commesse e avviati i lavori ad Abu Dhabi, intorno alla metà del 1982, la ZMEC si vide prima ritardare il pagamento di una tranche, poi ricevere comunicazione del blocco dei restanti pagamenti. Nel gennaio 1983, l’ingegnere Zappia fu costretto a chiedere un prestito alla Emirates Commercial Bank (ECB). L’istituto impose alla ZMEC di trasferire le commesse ad un’altra società internazionale. “Ho dovuto sottoscrivere quest’accordo perché mi minacciarono di mettermi in prigione”, ha dichiarato Giuseppe Zappia.

Due anni più tardi, la ECB ed altre due banche dell’emirato furono ricapitalizzate e si fusero nell’Abu Dhabi Commercial Bank. Dopo aver chiesto ripetutamente alle autorità dell’emirato un congruo rimborso per le attrezzature della ZMEC che erano state sequestrate e cedute ad altre imprese, nel 1994 l’ingegnere citò di fronte alla giustizia americana l’Abu Dhabi Commercial Bank e l’Abu Dhabi Investment Authority, l’autorità statale che qualche anno più tardi avrebbe acquistato una consistente quota azionaria di Mediaset.

Il giudice distrettuale di New York rigettò il ricorso e nel giugno del 2000 arrivò per l’italo-canadese una sentenza d’appello altrettanto sfavorevole. A questo punto, per ottenere l’ambito risarcimento dall’allora presidente del consiglio di Abu Dhabi, Sheikh Kalifa bin Zayed Al Nahyan, Zappia contattò inutilmente il generale in capo dell’esercito USA di stanza nell’emirato ed alcune delle maggiori autorità del mondo arabo, come il sovrano del Marocco, il presidente siriano, il re di Giordania e il presidente palestinese Yasser Arafat. L’ingegnere si affidò allora ad un mediatore d’affari franco-algerino, Hakim Hammoudi, personaggio che secondo la Procura di Roma stava seguendo per conto del boss Rizzuto alcuni affari in Europa e nel Golfo Persico. Alla vigilia della gara per i lavori del Ponte, Hammoudi comunicò a Zappia di essere riuscito a sbloccare il credito avanzato ad Abu Dhabi grazie alla collaborazione di un non meglio specificato “principe” della casa regnante in Arabia Saudita, anch’egli interessato ad entrare nel grande affaire dello Stretto. Il 19 luglio 2003, Zappia veniva intercettato mentre dialogava al telefono con Vito Rizzuto ed Hakim Hammoudi. “Penso che stiamo arrivando alla fine adesso, o no?!”, domandava Rizzuto. “Comunque loro, da come la vedo io, vogliono dare qualche cosa ma non è abbastanza. Vediamo se possiamo prendere di più”. Gli ordini di cattura emessi dalla Procura di Roma nell’ambito dell’inchiesta Brooklin contro Zappia, Rizzuto e Hammoudi impedirono la conclusione della controversia finanziaria con le autorità statali di Abu Dhabi.

A rendere piuttosto ingombranti amicizie e affari dell’establishment italiano con la famiglia che governa l’emirato non c’è solo però l’episodio che ha visto protagonisti Zappia e Rizzuto. Lo sceicco Kalifa bin Zayed Al Nahyan, padre dell’odierno emiro di Abu Dhabi, Khalifa bin Zayed bin Sultan Al Nahyan, sino alla sua morte avvenuta nel 2006 è stato strettamente legato alle organizzazioni dell’estremismo religioso islamico. Negli anni ’60, Sheikh Kalifa bin Zayed visitò il Beluchistan pakistano sotto la protezione di un anziano funzionario dei servizi segreti di quel paese, che lo mise in contatto con molti dervisci e mistici locali. Fu proprio grazie a questi contatti che l’emiro di Abu Dhabi incontrò l’uomo d’affari pachistano Agha Hassan Abedi, divenendone grande amico e collaboratore sul piano economico-finanziario. Agha Hassan Abedi è il fondatore della BCCI, la Bank of Credit and Commerce International, più nota come Criminal Bank, per anni il più importante centro di “lavaggio” del denaro proveniente dal narcotraffico, utilizzata dalla CIA per la conduzione di operazioni clandestine a favore dell’ex alleato Saddam Hussein, del dittatore pakistano Mohammed Zia, della Contra nicaraguese e della resistenza islamica all’occupazione sovietica dell’Afghanistan. Fu proprio grazie all’amicizia con il potente emiro Zayed Al Nahyan, che la BCCI ebbe la possibilità di aprire tre filiali negli Emirati Arabi Uniti.

Il fervore religioso dell’ex capo di governo lo convinse a finanziare la realizzazione ad Abu Dhabi della più grande moschea del mondo, 500 mila metri quadrati di superficie. Il primo lotto dei lavori per un importo di 120 milioni di dollari, fu affidato nel 1996 a due imprese italiane, la Rizzani de Eccher di Udine ed Impregilo. Quest’ultima è oggi capofila della cordata general contractor per i lavori del Ponte di Messina. Attraverso la controllata Fisia Italimpianti, Impregilo ha pure realizzato ad Abu Dhabi sette dissalatori; recentemente ha sottoscritto con l’emirato un contratto per un nuovo dissalatore della capacità di cento milioni di galloni al giorno ed una centrale elettrica di 1.500 MW a Shuweihat, lungo la costa del Golfo Persico.

Ma non finiscono qua i flirt interessi italiani con Abu Dhabi. Nel luglio 2005, la maggiore società d’investimenti del governo, la Mubadala Development Company, ha acquisito il 5% del pacchetto azionario della prestigiosa scuderia automobilistica Ferrari, controllata in parte da Gemina-Fiat, al tempo maggiore azionista d’Impregilo. Successivamente è arrivato l’acquisto del 35% della Piaggio Aereo Industry, storico gruppo produttore di velivoli civili e militari. Mubadala è oggi uno dei maggiori partner internazioni del colosso dell’industria bellica statunitense Lockheed Martin.

Dopo l’automobilismo è arrivato il calcio. Dicevamo del Manchester City. Poi, a fine 2008, l’Abu Dhabi Sports Council, il ministero dello Sport nazionale, ha stipulato un accordo triennale con l’Inter Football Club di Milano per lo sviluppo del calcio giovanile nell’emirato e la formazione degli allenatori delle 5 squadre presenti sul suo territorio: Al Jazeera, Al Wahda, Al Ain, Baniyas, Al Dafra. È notizia di questi giorni il tentativo di scalata al Milan da parte dell’Abu Dhabi United Group for the Development and Investment.

Come se ciò non bastasse, ci sono le cointeressenze “indirette” in un’altra grande squadra del calcio italiano. L’Abu Dhabi Investment Authority possiede il 25% dell’Arab Banking Corporation (ABC), istituto finanziario d’eccellenza in Nord Africa e Medio oriente, con sede a Manama, Bahrain. Un altro 26% delle quote dell’ABC è in mano alla Central Bank of Lybia, la banca centrale dello stato nord africano. Partner strategico del governo di Gheddafi nell’implementazione del piano di privatizzazione di istituti finanziari ed imprese, l’Arab Banking Corporation detiene il 7,5% delle azioni della Juventus di Torino, più altri cospicui pacchetti di Unicredit, Fiat ed ENI.

Gheddafi è un altro leader arabo super corteggiato da Berlusconi & C. I capitali generati dall’export petrolifero fanno gola a banche, assicurazioni, società di costruzioni e produttori d’armi. E chissà che fanta-campionato ci aspetta con emiri e colonnelli a contendersi squadre, calciatori, allenatori e presidenti…

Antonio Mazzeo

26 febbraio 2009

La destra italiana ripercorre la strada già attraversata da Hitler e da Mussolini negli anni trenta. Oggi l'Italia come Repubblica di Weimar?

Attacco al diritto di sciopero
ed al sindacalismo

Nessuno si faccia illusione sulla limitazione dei progetti della destra italiana (e non solo) riguardanti il diritto di sciopero al settore dei trasporti. Sui punti cruciali di attacco alla libertà ed alla democrazia come la istituzione delle ronde, il prelievo delle impronte digitali ai bambini rom, le leggi di detenzione dei clandestini e di maggiorazione delle loro pene in caso di reato ed ora del diritto di sciopero la destra italiana ripercorre la strada già attraversata da Hitler e da Mussolini negli anni trenta. La scelta è stata fatta dal momento che l’opinione pubblica è stata esasperata contro gli scioperi dei lavoratori del settore.Spesso si tratta di lavoratori pendolari o di fruitori dei servizi urbani di fascia medio-povera. Lo sciopero nei servizi pubblici ha già una regolamentazione che risale al 1990, aggiornata nel 2000. Un esame obiettivo dei comportamenti delle categorie da allora ad oggi non evidenzia un cattivo funzionamento della legge. La legge ha garantito gli utenti dei trasporti e lo sciopero selvaggio è una leggenda metropolitana ingigantita ad arte per mettere la gente contro i sindacati ed i lavoratori. Oggi la scelta del governo di stringere e di molto il cappio del divieto risulta particolarmente odiosa e di parte per il fatto che le ferrovie dello Stato sono state privatizzate ed anche l’Alitalia, mentre le aziende municipalizzate hanno già un regime privatistico e molte sono state privatizzate. Ieri una spocchiosa dichiarazione di Mauro Moretti amministratore delegato delle Ferrovie (con stipendio milionario) resa al Senato annunziava la scelta del "macchinista unico", scelta che sarà realizzata anche senza l’accordo dei lavoratori e del sindacato. Non dimentichiamo che è in corso una profonda ristrutturazione dei servizi riguardante la gestione del trasporto ferroviario che renderanno assai più oneroso e difficile il trasporto ai pendolari ed agli stessi ferrovieri. Con i nuovi orari molte persone che viaggiano per raggiungere il posto di lavoro dovranno alzarsi nel cuore della notte dal momento che in nome dell’efficienza e del risparmio si fanno saltare tratte essenziali. L’Alitalia è stata privatizzata e difatto quasi regalata ad una cordata di imprenditori. Non si sa più niente di cosa sta succedendo ai cassaintegrati (diecimila?) ed agli assunti dalla Cai.Si è molto speculato sui "privilegi" dei dipendenti Alitalia per ridurli in uno stato di vero e proprio terrore. Debbono stare molto attenti nel loro rapporto con l’impresa che è pronta ad usare la frusta o la mannaia a seconda del caso. Il lavoratore dovrà vivere la vita dell’azienda con il cuore sempre in trepidazione e l’occhio supplice rivolto al suo capo perchè sia sempre benevolo verso di lui. La presentazione del disegno di legge delega da parte di Sacconi non coglie di sorpresa nè la Confindustria nè la Cisl, l’Uil e l’UGL. La CGIL è l’organizzazione che ha fatto le dichiarazioni più critiche. Ho sentito stamane la Camussi a tg3. Non si è spinta molto avanti nelle critiche. Le norme vietano manifestazioni di protesta come l’occupazione di strade o autostrade che sono state usate anche dai metalmeccanici per richiamare l’attenzione della gente sulla loro protesta. Introduce il referendum preventivo e lo sciopero virtuale. E’ un disegno di legge pensato sopratutto contro i sindacati di base la cui crescita preoccupa quanti ritengono di avere raggiunto con le quattro confederazioni "riconosciute" un punto di equilibrio assai soddisfacente per la Confindustria ed il Governo. E’ veramente strabiliante che subito dopo l’annunzio fatto da Sacconi, il Senatore Ichino del PD, esperto giuslavorista della stessa scuola alla quale si richiama Sacconi, abbia invitato il PD ad approvare la proposta del Governo. Insomma, l’accordo nelle grandi linee c’è già e si tratta di precisare i dettagli. Chissà se le ronde saranno chiamate ad intervenire a difesa degli interessi dei cittadini contro eventuali scioperi contestati dal Governo..... Nessuno si aspetti che la destra al potere si accontenti del settore dei trasporti e delle norme che ieri il Senato ha approvato sul pubblico impiego. Andrà avanti in una situazione in cui l’opposizione politica è stata estromessa dal Parlamento, l’opposizione sociale viene criminalizzata, il lavoro non è più un diritto ma una elargizione che ti devi conquistare leccando la mano a qualcuno....come un cagnolino.

Pietro Ancona
http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/
http://www.spazioamico.it/

La doppia faccia di questo Parlamento di sudditi del potere industriale e del Vaticano

ONU, RATIFICA CONVENZIONE SU DIRITTI DISABILI ATTO IMPORTANTE. MA TAGLI GOVERNO SI SCARICANO SU PERSONE DISABILI

La definitiva ratifica della Convenzione Internazionale sui diritti delle persone con disabilità da parte del Parlamento italiano rappresenta un atto importante che impegna il nostro Paese ad attrezzarsi per favorire una vera inclusione sociale e condizioni di vita dignitose a migliaia di persone che spesso si trovano sole a combattere discriminazioni culturali e strutturali. È certamente uno stimolo per le istituzioni pubbliche ad assumere una maggiore responsabilità attraverso un processo di cambiamento culturale e di miglioramento delle politiche sociali finalizzato all’esigibilità dei diritti fondamentali e alla piena partecipazione. Ma ci chiediamo come un tale processo di avanzamento si possa avviare se contemporaneamente il Governo ha tagliato miliardi di euro alle politiche sociali e agli enti locali. Tutto questo in una fase di crisi che scarica i suoi effetti prevalentemente sulle fasce più deboli della popolazione, comprese le persone con disabilità.
È una grande contraddizione che di fatto già disattende ogni aspettativa di adeguamento delle norme e delle programmazioni in ambito di politiche sociali ai principi delineati nella Convenzione stessa. La coerenza e il rispetto dei diritti di donne e uomini con disabilità dovrebbero far riflettere un Governo e un parlamento che stanno smantellando lo stato sociale per far spazio ad un welfare residuale e caritatevole.

Paolo Ferrero

Segretario nazionale di Rifondazione Comunista

Oramai non ci sono piu' dubbi, stanno imponendo uno Stato confessionale e fascista. Che fare?

“Digiuno e penitenza, a Roma, per tutti i bambini delle elementari e medie"

“Il Comune di Roma- dichiara Valentina Steri, Assessore politiche educative scolastiche Municipio Roma XVI - con una circolare aberrante, che investirà tutti i bambini dai 5 ai 13 anni, frequentanti le scuole elementari e medie, imporrà un lungo periodo di astinenza. Niente carne nelle mense scolastiche per sei venerdì consecutivi, durante il periodo della Quaresima, cioè di un evento religioso celebrato dalla Chiesa Cattolica. E’ un provvedimento intollerabile-prosegue la Steri- con il quale la Giunta Alemanno sancisce l’avvento dello Stato confessionale. L’opera di clericalizzazione dell’Assessore Marsilio prosegue, dopo la pagina nera della cancellazione dei menù etnici. Precetti riservati da una dottrina religiosa, quella cattolica, ai praticanti, saranno legge nella scuola pubblica, che è laica, anticonfessionale, multiculturale. E’ una vergogna il fatto che dei bambini vengano trasformati in fedeli tenuti alla penitenza. Per quanto mi riguarda- conclude Valentina Steri- non applicherò tale circolare nel Municipio Roma XVI, ma il capitolato d’appalto delle mense scolastiche che, proprio nel pieno rispetto delle differenze, della pluralità e della libertà religiosa consente la variazione del menù alle famiglie e alle scuole che ne facciano richiesta”.

24 febbraio 2009

Un inquietante e macabro disegno contro la salute e la vita dei lavoratori

SICUREZZA NEL LAVORO NELLA CRISI ECONOMICA E SOCIALE. IL DISEGNO DEL MINISTRO SACCONI

I grandi temi della vita e della morte sono stati al centro della comunicazione mediatica di queste settimane. Sono temi che animano passioni e coagulano schieramenti contrapposti incapaci di trovare sintesi ragionevoli in grado di garantire la coesione sociale tanto più necessaria in una fase di crisi di sistema.
Le ragioni della ragione, la pietas e il rispetto dell'altro in questi frangenti stentano ad emergere o vengono sommersi dal rumore di fondo della diatriba, nel contempo il fiato gelido della crisi avvolge e oscura i fatti correnti della vita quotidiana di migliaia di uomini e donne che temono per il lavoro che stanno perdendo o perdono la speranza di averne uno in futuro.

E' in questo scenario che il governo, senza una opposizione organizzata che ne mitighi le dissennatezze, procede a tappe forzate per destrutturare le regole che hanno garantito negli ultimi decenni la dignità dei lavoratori dipendenti , dal contratto nazionale al diritto individuale di sciopero ...
Affrontiamo in questo articolo soltanto gli aspetti che riguardano l'attuazione del dettato normativo D.lgs 81/08 in materia di salute e sicurezza sul lavoro.
Gli interventi del governo per smontare le innovazioni del d.lgs 81 sono in atto da tempo. Con il decreto milleproroghe che va al voto di fiducia alla Camera in queste ore vengono rinviati adempimenti e procedure già in prorogatio al 1 gennaio 2009 al 16 maggio 2009.

Le gravi scelte di rinvio, previste nel "milleproproghe", assumono poi un significato ben più allarmante se prendiamo in esame anche il conflitto interistituzionale non ancora emerso pienamente alla luce del sole riguardante il rapporto tra Conferenza delle Regioni, Province Autonome e Governo.

Quali sono i fatti e quali le mancate azioni e risposte del Governo ?
Le Regioni e le Province Autonome avevano inviato al Ministero del Lavoro i nominativi dei propri componenti per l'attivazione dei tavoli previsti al Capo II "Sistema Istituzionale" del titolo I° , costituenti il sistema di governance interistituzionale per l'attuazione della norma .
Così come avevano riconfermato la disponibilità degli esperti regionali per il proseguimento della attività dei gruppi tecnici finalizzata alla revisione del decreto 81/08.
Orbene, a fronte di queste disponibilità della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome si registra la mancata attivazione da parte del Ministero del Lavoro dei tavoli ex art.5 "Comitato per l'indirizzo e la valutazione delle politiche attive e per il coordinamento nazionale delle attività di vigilanza in materia di salute e sicurezza sul lavoro", dell'art.6 "Commissione consultiva permanente per la salute e la sicurezza sul lavoro" e per l'art.12 sull'istituto dell"Interpello".

E' palese che con la mancata attivazione del tavolo previsto dall'art.5 si inibisce il coordinamento nazionale delle attività di vigilanza tra Stato e Regioni impedendo in tal modo la realizzazione di azioni congiunte. In modo analogo la mancata attivazione della Commissione di cui all'art.6 ostacola la definizione di criteri e modalità tramite i quali realizzare programmi concordati di prevenzione e promozione in ambito lavorativo.
Per quanto riguarda poi l'Istituto dell'Interpello siamo al grottesco: la norma rischia, in breve tempo, di venire reinterpretata e riscritta tramite una pioggia "mirata" di interpelli cui risponde un dirigente del Ministero.
Le tematiche riguardanti salute e sicurezza hanno una sede propria nella Commissione per gli interpelli ex art.12 D.lgs 81/08 che non è la Commissione ex.art.9 della Legge 124/04. La reiterazione di risposte date dal Ministero a interpelli è di dubbia legittimità.
E' palese il malessere generato da questa gestione "creativa" delle norme da parte del Ministero che dovrebbe attivare immediatamente la Commissione specifica competente.
D'altra parte il Ministro non ha fatto mistero delle sue opinioni in materia che cerchiamo di riassumere così:
1) il d.lgs 81/08 deve essere completamente riscritto con un intervento su diverse parti
2) secondo il ministro è necessario togliere alle Regioni governo e governance del tema della salute e sicurezza sul lavoro riportando la totale competenza allo Stato centrale con la istituzione di una Agenzia centrale.
3) il ministro vuole un ruolo più pesante degli Enti bilaterali con l'assegnazione ad essi di funzioni anche di certificazione e vigilanza. Un modello neocorporativo che trasforma ad esempio i Rlst da rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza a tecnici dipendenti dall'Ente bilaterale... con quello che ne consegue.

Quindi, a parere di chi scrive, non siamo di fronte a ritardi dovuti alla nota viscosità della burocrazia dello stato centrale: i ritardi, le mancate attivazioni sono parte integrante della strategia per svuotare il d.lgs 81/08 e fare spazio tra breve al "nuovo" modello di Testo Unico voluto dal Ministro Sacconi, quello già bocciato dal Consiglio di Stato nel 2004.

Gino Rubini
Bologna 19 febbraio 2009
http://www.diario-prevenzione.net/

23 febbraio 2009

Gad Lerner: PD verso il baratro...la pagheremo cara. Quando non sono solo i comunisti a parlare con sincerità


Il Pd è un ircocervo, un emulo del PDL col suo stesso programma (o quasi)

Caro Lerner,
da un pezzo sono "costretto" ad ammirarti per le tue appassionate battaglie a difesa della civiltà democratica dell’Italia per i rom, per gli ultimi, per i lavoratori, contro le stragi di una classe imprenditoriale cinica che tuttavia trova appoggi bipartisan.Ti sei fatte molte inimizie e tanti nemici ma sei diventato una delle poche voci democratiche della Repubblica.
Rispondi con sincerità a questa domanda: gli industriali che il PD ha imbarcato nel suo gruppo parlamentare sono gli epigoni di quella bella stirpe olivettiana che credeva e operava per andare oltre i limiti di Keines e verso un comunitarismo e la gestione civilissima della fabbrica nel territorio, nella sua cultura, nel rapporto con la città? Coloninno è come quei tanti industriali e banchieri che negli anni sessanta credettero davvero ad un modello sociale di crescita delle loro aziende con la crescita dei lavoratori?
Non è così: Colaninno, Caleari rappresentano la terza fase PD del rapporto con i lavoratori: a) dalla parte dei lavoratori; b) nè coi lavoratori nè con l’impresa, terzietà; c) dalla parte dell’impresa.
Ho provato un acuto senso di schifo quando Franceschini ha chiesto l’unità dei lavoratori ed ha comunicato il suo dolore per l’attuale divisione. Dolore che riguarda le resistenze della CGIL alla espropriazione del contratto coillettivo nazionale di lavoro! Si capisce che il dolore gli è procurato non dalla Mercegaglia Bonanni ed Angeletti ma dalla CGIL.. Ci fosse stato un solo accenno di Franceschini alle responsabilità di una classe imprenditoriale spesso parassitaria che vive mantenendo i lavoratori italiani in coda ai salari europei, letteralmente con le pezze al culo, non in grado di accedere ai marchingegni riguardanti auto ed elettrodomestici perchè con mille euro al mese non si fa da nessuna parte. Eppure, sebbene tutti sappiamo perfettamente quanta grande sia la sofferenza dei lavoratori italiani, non c’è politico della Oligarchia del Pensiero Unico Nazionale che, senza alcun pudore, non continui a chiedere ad essi e solo ad essi di rinunziare ancora. La proposta di Epifani di tassare un pochino i manager (spesso di stipendi pagati dai contribuenti) ha fatto saltare in aria molti compreso il team giuslavorista del PD... Il problema del PD non è di persone, del loro carisma, delle loro capacità mitologiche nell’olimpo della politica italiana fatta da mille oligarchi più altri centomila e centomila ancora che divorano la Nazione. Il problema del PD è che non convincerà mai la sua base popolare, la base ulivista comunista e cattolica, di fare la politica della Marcegaglia e del Vaticano. Purtroppo la tendenza del PD è quella di essere clone del PDL dappertutto almeno per quanti riguarda le grandi scelte della politica: la politica internazionale, la politica del lavoro, la politica del welfare. Per questo l’Italia non ha bisogno di un secondo e di un terzo partito di centro-destra. Ma di un grande partito socialdemocratico, quello stesso partito socialdemocratico che furono il PCI ed il PSI prima della sciagurata Bolognina e del craxismo.

la vignetta è del collaboratore di Lavoro e Salute Ferdinando Gaeta

22 febbraio 2009

Non sono bestie, sono persone, uomini, donne, bambini. E' un popolo migrante

La verità dei migranti su quanto accaduto a Lampedusa. E ora rischiano di rimanere nei CIE fino a 6 mesi!

«I venti immigrati trasferiti dal Cie di Lampedusa a quello di Torino dopo l'incendio di pochi giorni fa alla struttura dell'isola siciliana hanno ricostruito la loro versione dei fatti, spiegandoci le ragioni alla base della rivolta, ben diverse da quanto hanno dichiarato i responsabili del centro e le forze dell'ordine.
Queste persone - dichiarano Vittorio Agnoletto, eurodeputato Prc, e Alberto Deambrogio, consigliere regionale Prc, che hanno visitato oggi pomeriggio il Cie di corso Brunelleschi insieme a Michele Curto di Libera e all'avvocato Gianluca Vitale - ci hanno spiegato che i disordini sono cominciati per un motivo preciso: si erano rifiutati di firmare la notifica della convalida del decreto di trattenimento nel Cie che faceva scattare i 60 giorni di permanenza dal 29 gennaio e non dal 9 gennaio, giorno dell'effettivo arrivo di queste persone a Lampedusa. Dunque immigrati che si trovavano lì dall'inizio dell'anno rischiavano di dover trascorrere nella struttura 80 o 90 giorni, molto più di quanto previsto. Comprensibile, viste anche le pessime condizioni di vita nel Cie, che si siano opposti a questa presunta grave irregolarità.
Di qui, secondo i venti immigrati incontrati oggi a Torino, sarebbe nata la protesta e in particolare lo sciopero della fame delle persone coinvolte da tale presunto abuso. Al terzo giorno di sciopero della fame, secondo i migranti, le forze dell'ordine li avrebbero picchiati, la situazione sarebbe precipitata, fino ai disordini che tutti abbiamo visto. È importante che questa ricostruzione dei fatti di chi ha vissuto in prima persona la drammatica situazione del Cie di Lampedusa venga presa in considerazione e che si faccia luce su tale denuncia. È ancora più necessaria, alla luce di quanto raccontato da queste persone, l'istituzione di una commissione indipendente d'indagine.
Oggi - concludono Agnoletto e Deambrogio - nel Cie di Torino c'è grandissima ansia relativamente al decreto che prolunga la permanenza in questi centri per gli immigrati. Le 76 persone che si trovano già nella struttura piemontese, inclusi i tunisini arrivati da Lampedusa, si chiedono infatti se anche per loro varrà questo provvedimento».

Non un passo indietro davanti all’arroganza del Governo!

Il Governo apre la discarica di Chiaiano. La lotta per la salute e la democrazia continua

Mentre a Napoli in questa settimana si svolgerà il convegno internazionale sulla strategia Rifiuti Zero, per uno smaltimento dei rifiuti senza discariche ed inceneritori, Bertolaso autorizza l’apertura della discarica di Chiaiano.
Il sito è presidiato da polizia e militari. Nessun ascolto è stato dato ai cittadini. Bertolaso non ha voluto nemmeno aspettare la sentenza del Tar sul ricorso fatto dai cittadini contro l’apertura.
Quella di Chiaiano è una discarica illegale perchè contro le normative europee che vietano discariche di rifiuti indifferenziati, fatta al centro di un quartiere, inidonea dal punto di vista geologico (giornalieri sono i crolli delle pareti della cava). Sorgerebbe inoltre in una zona già devastata dallo smaltimento illegale amianto compreso.
Bertolaso intanto è indagato nell’inchiesta "Rompiballe" che ha visto arrestate 25 persone della struttura commissariale da lui presiduta per illeciti e corruzione in quello che in Campania è un vero e proprio affare.
La mobilitazione dei cittadini continua. Non un passo indietro avanti all’arroganza del Governo! La lotta per la salute e la democrazia continua!

PROSSIMI APPUNTAMENTI
Dopo il corteo di ieri sera a Marano questi sono gli appuntamenti antidiscarica, in una settimana certamente decisiva per il futuro stesso della resistenza di Chiaiano: Ogni giorno appuntamento alle 17.00 al Presidio per iniziative di mobilitazione

Agghiacciante quadro della corruzione in Italia, degli sperperi del denaro pubblico nei settori delle consulenze, della sanità, dei rifiuti...........

Corte dei Conti: le frodi Ue sull'Iva mettono paura, tanti gli evasori

Le frodi Iva tra i Paesi Ue ''hanno cifre enormi che vengono sottratte ai legittimi bilanci. Si tratta di cifre importanti''. Lo ha detto il presidente della Corte dei Conti, Tullio Lazzaro, intervenendo alla presentazione della relazione annuale della Corte dei Conti europea. Si tratta di cifre, ha aggiunto il presidente a margine, da ''mettere paura. Se tutti pagassero i tributi ci sarebbe un minore carico fiscale. La massa degli evasori infatti è notevole''. La Corte dei Conti italiana, spiega Lazzaro, ''svolge un lavoro molto impegnato su questo fronte''. Altro punto su cui interviene il presidente è quello relativo alla spesa: ''Non ci si può permettere il lusso di sprecare le risorse. Da ogni euro deve entrare il massimo possibile di efficienza. I cittadini hanno il diritto di sapere dove vanno a finire i loro soldi''. Compito della Corte, in particolare, è quello di ''garantire'' il giusto impegno delle risorse, ''quindi per noi è necessario sapere e accertare. Infatti garantire l'efficienza significa conoscere, fare chiarezza sulla spesa''. Compito questo delle istituzioni, che devono assicurare che il cittadino non perda fiducia nelle istituzioni e quindi nella politica. Inoltre, nella pubblica amministrazione ''bisogna eliminare le zone d'ombra, cioè dove c'è corruzione''. E solo se c'è trasparenza ''viene meno la condizione di corruzione''. Il controllo, spiega ancora Lazzaro, è lo strumento attraverso cui garantire la trasparenza. ''Vorrei dalla politica un'opera etica - conclude - che dica ai cittadini qual è l'interesse ad avere dei controlli''.

20 febbraio 2009

Dichiarazione di Alfio Nicotra, segretario regionale Prc Lombardia. Raccogliamo l'appello dei medici Cgil

Sabato 21 tutti in piazza a Milano contro la deriva reazionaria
ore 14.30 Porta Venezia
L'appello di oggi dei medici milanesi della Cgil ai colleghi, perché adempiano pienamente la missione sanitaria rifiutando di trasformarsi in delatori degli immigrati irregolari, come vorrebbe il governo, è un appello alla disobbedienza civile di alto valore morale e politico. Dobbiamo raccoglierlo e diffonderlo.

Varando l'ultimo pacchetto sicurezza, con questa e altre norme inquietanti come l'istituzionalizzazione delle ronde, hanno spalancato le porte alla barbarie istituzionalizzata, si creano nuovi presupposti per la costruzione di occhiuto stato di polizia.
La Lombardia e in particolare Milano, dove il potere delle destre è più radicato e pervasivo, sono da tempo immerse in questo processo degenerativo.
Gli assalti e gli sgomberi militari dei campi Rom, la caccia al diverso promossa da sindaci e vicesindaci sceriffi, le vessazioni persino con leggi e regolamenti contro i cittadini stranieri e in particolare musulmani, le botte agli operai che chiedono lavoro (Innse Presse), l'accanimento fanatico contro i centri sociali autogestiti. Così le istituzioni locali percorrono la strada dell'autoritarismo, fomentano la guerra tra i poveri, spargono a piene mani i veleni del razzismo e della xenofobia. Così le destre sostengono sui territori l'edificazione di uno stato spietato con i deboli e debole con i forti, per i quali si depenalizzano i reati di rilevanza economico-sociale e si varano leggi ad personam, si cerca di mettere il bavaglio all'informazione in materia di verbali e di atti processuali
A questa ondata reazionaria senza precedenti, dobbiamo resistere e reagire con forza sul piano etico e politico.
Per questo, contro le nuove norme autoritarie e razziste, per difendere la Costituzione attaccata con le parole e con i fatti dalla destra illiberale e clericale al potere, Rifondazione comunista chiama i suoi miltanti a scendere in piazza sabato prossimo a Milano, insieme al più vasto schieramento democratico di partiti, associazioni e personalità della società civile.

15 febbraio 2009

Il cavaliere e il Padrino. La storia della loggia massonica P2, il suo programma che Berlusconi sta attuando, con il silenzio dell'opposizione ombra


Cosa c'è scritto nel "Piano di rinascita" di Licio Gelli, capo della Loggia P2

Era nascosto nel doppiofondo di una valigia, quella di sua figlia Maria Grazia: la Guardia di Finanza lo scopre e lo sequestra all'aeroporto di Fiumicino dove la donna era appena atterrata un giorno di luglio del 1982: è il documento numero 1, il Programma di Licio Gelli, quello che il capo della loggia Propaganda 2, P2 per gli amici, ha intitolato senza battere ciglio "Piano di rinascita democratica". Quello appunto reso noto e pubblicato negli atti della Commissione parlamentare d'inchiesta che indagò sulla loggia piduista e riferì al Parlamento dopo due anni e mezzo di lavori.
Capitolo per capitolo. Il testo è lungo diverse cartelle e suddiviso in varie parti, data di nascita 1979, trent'anni fa. Rileggiamolo punto per punto.
Premessa «Va rilevato che i programmi a medio e lungo termine prevedono ritocchi alla Costituzione successivi al restauro delle istituzioni fondamentali». E precisamente. Giustizia . Modifica della Costituzione per quanto riguarda: 1) «Responsabilità del Guardasigilli verso il Parlamento sull'operato del Pm»; 2) «Riforma del Consiglio superiore della magistratura che deve essere responsabile verso il Parlamento». Governo . Modifica della Costituzione: 1) «Per stabilire che il presidente del Consiglio è eletto dalla Camera all'inizio di ogni legislatura e può essere rovesciato soltanto attraverso l'elezione del successore; 2) «per stabilire che i ministri perdono la qualità di deputati». Parlamento . Modifica della Costituzione «per dare alla Camera preminenza politica (nomina del Primo Ministro) ed al Senato preponderanza economica (esame del bilancio)». E «per effettuare in uno stesso giorno ogni 4 anni le elezioni nazionali, regionali e comunali». Presidente della Repubblica . Modifica della Costituzione per «ridurre a 5 anni il mandato, sancire l'ineleggibilità ed eliminare il semestre bianco». Regioni . Modifica della Costituzione «per ridurne il numero e determinarne i confini secondo criteri geoeconomici più che storici». Sindacato . «Regolare la vita dei sindacati limitando il diritto di sciopero nel senso di: 1) introdurre l'obbligo di preavviso; 2) escludere i servizi pubblici essenziali (trasporti, pubbliche amministrazioni in genere); 3) limitare il diritto di sciopero alle causali economiche ed assicurare comunque la libertà di lavoro». Scuola . «Selezione meritocratica». Stampa . «Abolire tutte le provvidenze agevolative con onere del pubblico erario, e abolire il monopolio Rai-Tv».
Il Piano prevede anche, nell'ambito del capitolo "Programmi", la riduzione del numero dei parlamentari, l'abolizione delle provincie; l'abolizione della validità legale dei titoli di studio; la responsabilità civile (per colpa) dei magistrati; la normativa per l'accesso in carriera (esami psico-attitudinali preliminari). E, nota bene, la «concessione di sgravi fiscali ai capitali stranieri per agevolare il ritorno dai capitali dall'estero».
Questa la cornice, il "contenitore" ben delineato e a prova di forza (esecutivo in botte di ferro). Ma poi occorrono i "Procedimenti" - cosa e come fare a breve, medio e lungo termine -: anch'essi indicati nel Piano in modo dettagliato. E', in sostanza, il "mondo politico" tenuto in pugno. Ed ecco come. «Selezionare gli uomini e affidare ai prescelti gli strumenti finanziari sufficienti a permettere loro di acquisire il predominio nei rispettivi partiti» (con tanto di nomi e cognomi, e precisamente: «Mancini, Mariani e Craxi per il Psi; Visentini e Bandiera per il Pri; Orlandi e Amidei per il Psdi; Andreotti, Piccoli, Forlani, Gullotti e Bisaglia per la Dc; Cottone e Quilleri per il Pli; Covelli ("eventualmente", sic) per la Destra Nazionale»).
Se però questi politici, pur abbondantemente foraggiati, non rispondono allo scopo, allora bisogna aggiornare la tattica. E precisamente: «Usare gli strumenti finanziari stessi per l'immediata nascita di due movimenti, l'uno sulla sinistra (a cavallo fra Psi-Psdi-Pri-liberali di sinistra) e l'altro sulla destra (a cavallo tra Dc e Destra nazionale)». L'abbiamo visto, l'abbiamo visto...
Un occhio attentissimo, poi, bisogna dare «alla stampa (e ai giornalisti): occorrerà «redigere un elenco di almeno 2 o 3 elementi per ciascun quotidiano o periodico... Ai giornalisti acquisiti dovrà essere affidato il compito di "simpatizzare" per gli esponenti politici di cui sopra». E quali e quanti giornali? Il Piano è anche qui molto preciso; questi, uno dietro l'altro, i giornali, quotidiani e periodici, da "influenzare": «Corriere della Sera, Giorno, Giornale, Stampa, Resto del Carlino, Messaggero. Tempo, Roma, Mattino, Gazzetta del Mezzogiorno, Giornale di Sicilia, Europeo, Espresso, Panorama, Epoca, Oggi, Gente, Famiglia cristiana». Un orizzonte a 360 gradi. Mica scemo.
Questo è il «primo tempo». Il Piano Gelli passa poi al «secondo tempo». E cioè. «Acquisire alcuni settimanali di battaglia; coordinare tutta la stampa provinciale e locale attraverso una agenzia centralizzata; coordinare molte tv via cavo con l'agenzia della stampa locale; dissolvere la Rai-Tv in nome della libertà di antenna».
Quanto ai sindacati - materia importantissima nel programma piduista - «la scelta prioritaria è la sollecitazione alla rottura, seguendo cioè le linee già esistenti in certi settori della Cisl e della Uil, per poi agevolare la fusione con gli autonomi, acquisire con strumenti finanziari i più disponibili fra i confederati allo scopo di rovesciare i rapporti di forza all'interno dell'attuale Trimurti», sic.
Dulcis in fundo, nota bene: «Detti programmi possono essere esecutivi, occorrendo, con normativa d'urgenza, cioè con decreti legge», sic sic.
Un bel giro d'orizzonte, che ci è purtroppo familiare, oggidì. A suo tempo, il presidente della Commissione parlamentare sulla P2, l'on. Tina Anselmi (Dc), sottolineò senza giri di parole «l'ampiezza e la gravità di tale piano, che coinvolge, ad ogni livello di responsabilità, gli aspetti più qualificati della vita nazionale». Tanto che, «a questa vasta e complessa operazione può essere riconosciuto un disegno generale di innegabile valore politico»; il quale - sempre secondo la Anselmi - si traduce essenzialmente in uno «strumento di intervento per operazioni di controllo e di condizionamento» (buono anche ai giorni nostri?).
Licio Gelli oggi ha quasi novant'anni. Sia pure agli arresti domiciliari, vive da gran signore nella sua villa di Castel Fibocchi (al momento dell'arresto, a Cannes, dove si era rifugiato dopo la fuga, la polizia gli pizzicò 2 milioni di dollari in lingotti d'oro); e se la spassa un sacco, atteggiandosi pur sempre a maestro e propinando articoli, interviste e comparsate tv, mediante i quali guarda e giudica dall'alto le cose e gli uomini della politica italiana, qui e ora. Giustamente soddisfatto. Anzi gratificato. Ne ha di che. I suoi uomini infatti ancora sono lì dentro, lì dove c'è il potere. A cominciare dal number one, il presidente oltranzista Berlusconi. Nel famoso elenco, 962 nomi, lui aveva bensì la tessera numero 625 («fu Roberto Gervaso, mio amico, a presentarmi Gelli, non ho mai pagato la quota, ero un semplice libero muratore apprendista»...); ma ha scalato la vetta con una velocità da lasciare a bocca aperta (o forse no...) ed è lui ora il primo. Anzi, Il Primo e Il Migliore, parola di Gelli, «Berlusconi è un uomo fuori dal comune. Un uomo del fare. Di questo c'è bisogno in Italia: non di parole, di azioni».
Ma non solo lui. All'elenco piduista, in queste ore, gli abbiamo ridato un'occhiata, tanto per rinfrescare la memoria (quell'elenco «fu un memorabilissimo casino - scrive Stefano Di Michele nel suo "I magnifici anni del riflusso", Marsilio - Si trovò, si fa per dire, ogni ben di Dio, generali e manager, giornalisti e politici»). E, tra quei quasi mille, è pur vero che alcuni ancora risultano ben piazzati là dove si decide, fuori e dentro il governo del Cavaliere. Ma è lo spettacolo d'insieme a impressionare. Lo dice con disarmante arroganza lo stesso Licio Gelli, in una intervista a Repubblica , settembre 2003. «Guardo il Paese, leggo i giornali e penso: ecco qua che tutto si realizza poco a poco, pezzo per pezzo. Forse sì, dovrei avere i diritti d'autore. La giustizia, la tv, l'ordine pubblico. Ho scritto tutto trent'anni fa».

Punto per punto, il piano sta diventando realtà
Direzione Gelli La strada percorsa


Veramente l'aveva già detto - anzi scritto - Umberto Bossi, in quel suo libro dato alle stampe nel 1995 - "Tutta la verità", Sperling&Kupfer - pagina 31-32. «Berlusconi è la materializzazione di un sogno antico, accarezzato da quel tale Licio Gelli... Andate a rileggervi il "Piano di rinascita". Forza Italia è un partito tutt'altro che nuovo, è la riedizione - con lo stile e i mezzi degli anni Novanta - delle "premonizioni" gelliane. Al pari della Loggia P2, il partito berlusconiano è un'invenzione di uomini di potere, una creatura costruita in laboratorio e messa in circolazione attraverso il monopolio televisivo privato». E di seguito: «La P2 era nata per tutelare grandi interessi affaristico-massonici attraverso il controllo del potere politico e dei corpi dello Stato; Forza Italia nasce allo scopo di preservare il potere politico-affaristico del gruppo Fininvest e delle "entità" che lo hanno generato, non più tutelato dall'asse di ferro Dc-Psi».
Premessa e analisi giuste, però poi Bossi a quanto pare ci è passato sopra; ma, a proposito, che ne è stato, della «materializzazione del sogno accarezzato da quel tale Licio Gelli»?
Ne è stato (e ne è).
Nascita di due partiti strategici , a destra e a sinistra. Sicuramente uno è il Partito della Libertà, proteso oggi a inglobare anche An (e, nell'ottica gelliana, sull'altro versante, potrebbe andar bene il Pd...).
Ripartizione di competenze fra le due Camere . Data dal 1997 il Progetto Bicamerale, al lavoro soprattutto Massimo D'Alema e Silvio Berlusconi, leader dei maggiori schieramenti. Progetto allora fallito, ma sempre in agenda, e sempre perseguito, come si vede soprattutto in questi giorni.
Divisione tra ruolo del Pm e del giudice; responsabilità del Csm verso il Parlamento . Entrambi obiettivi anch'essi da sempre nell'agenda politica di tutti i governi Berlusconi (e parzialmente raggiunti, lodo Alfano).
Riduzione del numero dei parlamentari; abolizione delle provincie; abolizione della validità legale dei titoli di studio . Nel programma elettorale di Forza Italia e Popolo delle libertà, sempre all'attenzione.
Concessione di sgravi fiscali per il ritorno dei capitali esportati . Misura più che realizzata, sotto forma del condono detto "scudo fiscale".
Controllo dei media . Tre canali televisivi acquisiti; controllo (diretto o indiretto) di svariate testate giornalistiche; propri uomini ben fidati collocati sia ai piani alti che a quelli bassi della tv pubblica (verso la quale continuano le manovre verso la privatizzazione): è questa la vicenda paradigmatica che merita di essere raccontata più estesamente.
E' il Lodo Mondadori, ad esempio, detto anche la Guerra di Segrate. E' lo scontro finanziario all'ultimo sangue che vede Silvio Berlusconi e Carlo De Benedetti in lotta per la conquista del gruppo Mondadori, tra plurimi clamorosi processi, avvocati corrotti e corruttori, governo e partiti in campo: prendi la Mondadori e scappa, alla fine il Cavaliere ce la fa e diventa padrone di Panorama, Epoca (oggi defunto) e di tutto il resto del più forte gruppo editoriale italiano, mentre alla Cir di De Benedetti restano La Repubblica e L'Espresso .
Ed è l'incredibile scalata della Finivest nel campo dell'editoria e della comunicazione televisiva, pronuba la famosa Legge Mammì (fortissimamente voluta da un grande amico di nome Bettino Craxi). Nata nel 1978, inizia da una Società Europea di Edizioni che controlla il Giornale ; l'anno dopo arriva Telemilano, poi in sequenza ReteItalia e Publitalia; presto Telemilano, che va alla grande, si trasforma in Canale 5; nel 1983 il gruppo si espande ancora e acquisice Italia 1 e poi Rete 4 (1984), nonché il settimanale Sorrisi e canzoni , uno dei più importanti periodici di spettacolo e tv. Nel 1996, la Fininvest esce dalle attività televisive e fonda Mediaset, dove confluiscono i tre canali italiani, nonché Telecinco, la tv che nel frattempo è stata aperta in Spagna e ormai piazzata tra le più importanti reti iberiche. Ovvero il Biscione trionfante: una storia esemplare di come si dà l'assalto al settore-chiave dei mezzi di comunicazione, come Gelli comanda.
Tanto per citare. Ma è la parte essenziale del Piano piduista, quella che la lunga mano berlusconiana si sforza egregiamente di portare avanti; la parte essenziale, vale a dire l'assorbimento degli apparati democratici della società italiana dentro le spire di un autoritarismo legale, alla Gelli appunto. Una manovra di lunga lena che ha subito una clamorosa accelerazione sotto l'alibi della tragedia Eluana Englaro. Un'accelerazione e anche un definitivo "svelamento".
In sequenza e contemporaneamente: attacco al capo dello Stato; modifica della Costituzione (bolscevica) una volta per tutte; rafforzamento dell'Esecutivo, colpendo insieme l'autonomia legislativa del Parlamento (pioggia di decreti) e le prerogative dell'ordine giudiziario (la falsa riforma); deriva populista (la legge sono io), previo smantellamento dello Stato di diritto e dell'equilibrio istituzionale dei poteri.
Sergio Flamigni, ex parlamentare Pci, storico del terrorismo, ha fatto parte della Commissione parlamentare d'inchiesta sulla P2 e il suo giudizio è netto: «Licio Gelli ha ragione di essere soddisfatto dell'esecutivo Berlusconi, perché il Piano di rinascita della P2 è diventato il programma dell'attuale governo, in tutti i settori, dalla giustizia all'economia e alle riforme istituzionali. L'ispirazione fondamentale è quella».
E' già tutto scritto. Firmato Gelli

"Il venerabile" Chi è

Figlio di un mugnaio, pistoiese, classe 1919, Licio Gelli, da giovane fascista nel '35 parte volontario con la spedizione delle camicie nere in Spagna, a combattere nelle file di Franco. Torna in Italia nel 1939, militante attivo del Fascio di Pistoia, collaboratore fisso del settimanale locale della federazione e del Guf, l'organizzazione universitaria. Nel '43 aderisce alla Repubblica di Salò, e diventa ufficiale di collegamento tra il governo fascista e il Terzo Reich. Dopo la guerra, entra in contatto con la Cia attraverso Michael Ledeen ed è collaboratore di agenzie di "intelligence" britanniche e americane, nonché stretto amico di Peròn. E' "Maestro Venerabile" della P2, la Loggia segreta cui risultano iscritti politici, alti gradi militari, industriali, funzionari pubblici, giornalisti. Dopo la scoperta della lista-scandalo in seguito ad una ispezione della polizia, Gelli fugge in Svizzera, dove viene arrestato mentre, a Ginevra, cerca di ritirare decine di migliaia di dollari. Evade dal carcere e ripara in Sudamerica, prima di costituirsi nel 1987. Coinvolto nell'operazione Gladio; processato (depistaggio) per la strage di Bologna (85 persone uccise, 200 feriti); riconosciuto colpevole nella bancarotta del Banco Ambrosiano (un "buco" di 1,3 miliardi di dollari); rinviato a giudizio per l'associazione segreta P2. Nel 1994 è stato condannato a 12 anni di carcere. Attualmente è agli arresti domiciliari nella sua villa di Castel Fibocchi.


Maria R. Calderoni
Liberazione
14/02/2009

13 febbraio 2009

QUEL DOCUMENTO "NASCOSTO" CHE FA TREMARE LE BANCHE EUROPEE

Un documento segreto di 17 pagine in cui, senza tanti giri di parole, stava scritto che le banche europee sono sedute sopra una montagna di assets tossici quantificabile in oltre 18 trilioni di euro

È questa l’unica, vera grande novità emersa dal vertice Ecofin di martedì e di cui nessuno ha parlato. Nel dossier, inoltre, si dice chiaramente che se gli Stati tenteranno l’ennesimo salvataggio ricomprando quei titoli spazzatura per ripulire i bilanci, i rischi di default sul debito saranno enormi e potranno gettare l’Unione Europea in uno stato di crisi ancora più profondo di quello attuale. Nel mirino per i rischi di rifinanziamento del debito in caso di un secondo intervento di salvataggio delle banche sono Spagna, Italia, Grecia, Portogallo, Irlanda e Gran Bretagna.

«È essenziale - recita il documento - che il supporto offerto dai governi per garantire sollievo ai bilanci delle banche non sia di scala tale da far crescere preoccupazioni riguardo l’iper-indebitamento o problemi finanziari». Quindi, in entrambe le ipotesi i guai seri sembrano affacciarsi solo ora per l’Europa: se gli Stati staranno attenti al debito come richiesto dall’Ue, le banche presenteranno altri pesanti perdite e svalutazioni. Se invece si farà leva sul debito, il rischio di default statale non sarà più solo una remota ipotesi tecnica. La Commissione Europea ha infatti valutato che gli assets a rischio pesano per il 44% dei bilanci delle banche europee. I cosiddetti strumenti finanziari pesano nei “trading book” delle banche per qualcosa come 13,7 trilioni di euro, l’equivalente del 33% dei bilanci degli istituti di credito dell’Ue.

Oltre a questo ci sono 4,5 trilioni di euro di cosiddetti “available for sale instruments”, pari all’11% dei bilanci delle banche Ue: in totale 18,2 trilioni di assets da eliminare. Inoltre, tutto ciò che finisce nel “trading book” è soggetto alla valutazione mark-to-market, cioè al valore di mercato mentre ciò che va nel “banking book” sono per lo più prestiti o altri assets che le banche pensano di poter portare a maturazione: peccato che tra gli strumenti soggetti al mark-to-market ci siano anche gli “available for sale instruments”, strumenti finanziari poco fa quantificati in 4,5 trilioni di euro.

Il summit Ue di fine febbraio aveva tra le priorità proprio l’indicazione di una modalità condivisa per l’eliminazione degli assets tossici attraverso il loro acquisto da parte degli Stati ma a questo punto il timore si è trasferito sul continuo allargamento dello spread dei titoli di Stato emessi dalle varie nazioni: l’Europa, insomma, si sta sgretolando sotto il peso degli interessi sempre maggiori chiesti per il cosiddetto “rischio paese” e per il debito pubblico ormai fuori controllo di troppi membri. All’Ecofin ne hanno discusso, ma nessuno si è sentito in dovere di dircelo.

Mauro Bottarelli

http://www.ilsussidiario.net/

12 febbraio 2009

Dalle mascalzonate del governo e dei media su Eluana, alle misure razziali contro i migranti, le miserie di una italietta integralista e neofascista

Giornalismo: contro Englaro al servizio del potere

Solo Berlusconi poteva dire che Eluana era in grado di avere un figlio. Che aveva un bell’aspetto. Solo prezzolati mascalzoni che si definiscono giornalisti potevano accreditare, senza batter ciglio, queste incredibili affermazioni. Quando un parlamentare friulano, un ex socialista, ora del Pdl, amico di Beppino Englaro, gli ha detto che non era così, ha risposto: “Io ho informazioni diverse”. Ma lui è il presidente del Consiglio, quello che dice entra nelle case di milioni di italiani, che guardano la tv, ascoltano, la radio, leggono i giornali. Come si dice in gergo “ fa opinione”.
Aveva il dovere di informarsi prima di scatenare la guerra contro la famiglia Englaro. No, doveva fornire ai giornalisti in libro paga e non, le notizie ghiotte, quelle che dovevano far apparire Beppino, padre coraggio” come un uomo perfido, che mandava a morte la figlia. I giornalisti a libro paga n on aspettavano altro. In testa alla classifica della disinformazione un tale che presta la sua opera per l’Avvenire, il giornale della Conferenza episcopale, invece di invocare la pietà cristiana incita all’odio. A leggere gli articoli che compaiono sul giornale dei vescovi sembra che Eluana se la spassasse: gite fuori porta, magari un piatto di bucatini all’amatriciana o un piatto tipico del Friuli, in grado di deglutire, magari in grado di usare cucchiaio e forchetta. Addirittura si è arrivati fino ad una allucinante domanda rivolta da una giornalista a chi aveva avuto occasione di entrare nella camera della clinica “ La Quiete”: “ Ti ha detto qualcosa?” Estremizziamo? No, cogliamo solo alcune “ perle” prodotte dal giornalismo italiano che non dato davvero belle prova di sé. Anche l’Autorità per le garanzie nella comunicazione ( Agcom) ha espresso un giudizio certo non lusinghiero. Anzi.
La cosa più grave è che i media, tv in testa, hanno diffuso per giorni e giorni, l’immagine di una giovane, bella, sorridente, che sprizzava vitalità. Hanno provocato una duplice sofferenza a Beppino: quella di dare un’immagine di una persona che non c’è più e quella di ricordargli ,in ogni momento, la felice gioventù di sua figlia. Lui ha sempre rifiutato di fornire una foto di Eluana, come era, nel letto della clinica. Per il rispetto dovuto alla figlia. C’è voluta una giornalista della redazione Rai del Friuli, che era stata invitata a visitare Eluana a raccontare quale fosse lo stato di questo povero corpo martoriato. Ma anche su questo racconta si è tentato di stendere una cortina di silenzio. C’è voluto il primario, il professor De Monte, che accompagnava gli ispettori inviati dal ministro Sacconi Maurizio, il “generale “incaricato da Berlusconi di organizzare l’attacco alla famiglia Englaro, a sollevare il velo di omertà, davvero vale usare questa parola, steso da capo del governo. ministri, mezzi di informazione. Ha sollevato il lenzuolo che copriva Eluana, “ tanto siamo tutti medici”, ha detto. Ha chiesto agli ispettori, braccio armato del ministro come i carabinieri dei Nas inviati a Udine: “Vi pare che possa avere figli?”. Sarebbe interessante sapere cosa hanno scritto i burocrati ministeriali. Hanno visto o si sono tappati gli occhi. Ai giornalisti chiediamo: ci sono tanti specialisti di “ retroscena”, tanti capaci di guardare dal buco della serratura, possibile che nessuno di costoro sia riuscito ad avere notizie sul reale stato fisico di Eluana? Forse non l’hanno mai cercate.
Che dire del Vespa che fa arrivare a Porta a Porta familiari di giovani che da qualche anno vivono in stato vegetativo, che dopo essere passati da cliniche e ospedali, sono tornati a casa,accuditi dai genitori? O del Vespa che manda in onda servizi su “case dei risvegli” dove soggiornano giovani privi di coscienza? Servizi giornalistici che mostrano la sofferenza e , al tempo stesso, l’amore di genitori, spose, mariti, figli che hanno, comunque la possibilità di carezzare. C’è chi è sopravissuto per diciassette anni in stato vegetativo salvo i rarissimi casi di una qualche ripresa? Ancora: quando si dice che “ Eluana è morta di fame e di sete” non sarebbe utile far conoscere quali sono le sostanze che compongono alimentazione e idratazione. Potrebbe scriverlo , se lo volesse ,un direttore come quello del Giornale, Mario Giordano, che sempre da Vespa, si trasforma da giornalista in neurologo, cardiologo,nutrizionista, nefrologo,chirurgo e da lezione a un medico del valore di Ignazio Marino. Infine ci sono i media che rilanciano accuse sanguinose contro l’equipe di medici e infermieri che ha attuato il protocollo, insinuando che ci siano stati interventi “ extra protocollo”: Dall’autopsia risulta che non c’è stata alcuna irregolarità. Ma non fa notizia.Non farà notizia neppure che è stato dato il nullaopsta per il rito funebre per la sepoltura e i funerali si svolgeranno giovedì o venerdì. Il padre e la madre non parteciperanno per "evitare l’assedio mediatico". La fa invece un altro ministro, quello che deve mettere in stato di salvaguardai il presidente Berlusconi, Alfano Angelino, Guardasigilli, il quale afferma: “Eluana è morta di sentenza”. La barbarie è completa. Il giornalismo è moribondo.


Alessandro Cardulli
La vignetta è del collaboratore di Lavoro e Salute Ferdinando Gaeta

Giorgio Cremaschi: “CON IL 13 FEBBRAIO RIPARTE IL SINDACALISMO CONFLITTUALE E DI CLASSE”


Il 13 febbraio sarà una grande giornata

Tutte le indicazioni e i segnali che vengono dai luoghi di lavoro dicono che la partecipazione dei metalmeccanici e dei pubblici, assieme alle delegazioni di altre categorie, sarà superiore alle aspettative e riuscirà a forare il totale silenzio che fino ad oggi c’è stato da parte dei mezzi di comunicazione di massa.Lo sciopero e la manifestazione avranno un doppio significato. Il primo è quello di chiarire che la linea governativa e confindustriale sulla crisi, non ha alcun consenso reale nei luoghi di lavoro. Anche chi non sciopera, anche chi non ha la forza di manifestare, non è d’accordo. E questo avrà comunque un effetto.La seconda ragione dello sciopero è quella di mettere un punto fermo definitivo sulla possibilità che la riforma del sistema contrattuale possa essere progressivamente assorbita nella contrattazione e nei luoghi di lavoro. Anche qui è chiaro il dissenso di massa. Se ci fosse un referendum tra i lavoratori l’accordo verrebbe sonoramente bocciato per la semplice ragione che in tempi di crisi nessuno è disponibile a ridimensionare o a far venir meno le garanzie e le condizioni del contratto nazionale.Con la manifestazione si apre quindi una fase nuova, difficile, ma anche piena di possibilità per il rilancio di un sindacalismo conflittuale e di classe. Sicuramente in queste settimane gli industriali e il governo, e con essi settori sindacali e dell’opposizione, hanno pensato e sperato che la Cgil facesse, più in grande, la stessa operazione dell’Alitalia. Prima dire di no poi, dopo un po’ di tempo, aderire all’accordo con qualche piccola correzione. La manifestazione del 13 e la mobilitazione successiva chiariscono che questa via è impercorribile. La realtà è che lo scontro sulla crisi apre un’inevitabile confronto tra due diverse linee sindacali. Una è quella di puro adattamento e di pura compatibilità assunta da Cisl e Uil, l’altra è quella del conflitto per un altro modello di sviluppo e per una diversa distribuzione della ricchezza. Che può partire dal no della Cgil all’accordo. Si apre una situazione favorevole come non mai per una riforma in senso conflittuale e antagonistico del sindacalismo confederale. Anche perché i segnali che vengono da tutta Europa ci dicono che il moderatismo sindacale è in crisi ovunque e che ovunque è la stessa situazione sociale a pretendere la ripresa del conflitto. Si avvicina sempre di più quindi la necessità di una nuova piattaforma e di una nuova pratica sindacale, innanzitutto per la Cgil e poi per tutto il movimento sindacale.

9 febbraio 2009

Resistenza e ribellione civile contro il golpismo strisciante di governanti ripugnanti e pericolosi

BATTERE L'OFFENSIVA CLERICO-FASCISTA

Ieri è stata una grande giornata di mobilitazione contro il governo Berlusconi e l’offensiva clerico fascista che il presidente del consiglio ha aperto. Berlusconi non è rimasto con le mani in mano e ha puntato dritto all’obiettivo dicendo a proposito della Costituzione quello che lui considera l’insulto peggiore e cioè che è sovietica.Berlusconi ha cioè deciso una offensiva in grande stile, in cui il destino della povera Eluana è evidentemente un puro pretesto. L’obiettivo di Berlusconi è lo sfondamento del quadro di regole in cui vive il nostro paese; questo al fine di poter modificare in modo duraturo i rapporti di forza tra le classi e determinare una uscita da destra dalla crisi. L’offensiva di questi giorni va ad aprire nuovi contenziosi in una situazione che vede già numerosi fronti aperti. Principalmente quattro.
In primo luogo, in sintonia con Confindustria, ha aperto il fronte sindacale, come nel 2002, puntando ad isolare la Cgil e a distruggere il sindacato come espressione autonoma della classe.In secondo luogo Berlusconi ha aperto il fronte con la Magistratura cercando di metterle la mordacchia, sia sulla riforma della giustizia che sulla vicenda delle intercettazioni.In terzo luogo il governo ha approvato un decreto sicurezza che radicalizza l’estremismo della Bossi Fini e costruisce sul piano legislativo il migrante come capro espiatorio.Da ultimo, in sintonia con il Vaticano, ha aperto l’offensiva contro il Presidente della Repubblica, mettendo definitivamente in discussione ogni parvenza di laicità dello Stato e l’equilibrio dei poteri che ci consegna la nostra Costituzione.
Nella concezione fascista che caratterizza la cultura di Berlusconi, il potere derivante dal popolo deve essere assoluto, privo di vincoli e di regole: un potere sovrano per l’appunto, come ci ha insegnato il teorico Carl Schmitt, tanto caro ai nazisti. Il tutto avviene in un contesto di crisi economica pesantissima, destinata a durare a lungo, in cui milioni di persone vedono peggiorare la propria condizione di vita e guardano al futuro con paura. La mia opinione è che Berlusconi abbia aperto troppi fronti e che le reazioni ad ognuno di questi si possano sommare. Taluni pensano che Berlusconi stia facendo una manovra diversiva, per nascondere i problemi della crisi economica. A me non pare. Sia perché la logica che lo guida è una linea politica compiuta, espressione aggiornata del Piano di Rinascita democratica di Licio Gelli. Sia perché mi pare possibile nella concreta situazione italiana lavorare a sommare questi fronti, facendo si che le questioni democratiche non nascondano quelle sociali e viceversa.
E’ del tutto evidente che il principale vantaggio di cui gode Berlusconi è dato dall’ignavia dell’opposizione parlamentare. Il PD guidato da Veltroni ha nei confronti di Berlusconi un atteggiamento a dir poco schizofrenico: oggi dice che è un fascista ma ieri ci si è accordato per riscrivere le regole del Paese, dalla legge elettorale contro la sinistra alla riscrittura dei regolamenti parlamentari per permettere al governo di operare in modo più spedito. Come se non bastasse, sui contenuti sociali, il PD chiama alla mobilitazione contro il governo ma parallelamente lascia completamente isolata la Cgil, una cosa che non era mai accaduta nell’Italia repubblicana. Da parte sua, Di Pietro agisce il suo populismo giustizialista unicamente per lucrare sulla crisi del PD, ma non costruisce nulla a positivo. E’ una forma di estremismo di centro che ci presenta un Berlusconismo rovesciato. Si può affermare con chiarezza che la principale forza di Berlusconi è data dall’inconsistenza dell’opposizione. Va anche registrato che tra le forze della sinistra ex parlamentare il grado di consapevolezza dei problemi non mi pare altissimo se è vero com’è vero che le nostre proposte di costruire un coordinamento delle opposizioni di sinistra è regolarmente caduto nel vuoto.
In questo contesto noi dobbiamo fare due cose.La prima è lavorare a massimizzare il conflitto, la denuncia, l’aggregazione su ogni singolo problema. Dalla questione sociale alla giustizia alla laicità dello stato alla democrazia. Costruire su ognuno di questi terreni il massimo di iniziativa politica, culturale, di mobilitazione, sia nazionale che sui territori. Tutti i fronti vanno agiti cercando il massimo di allargamento dei medesimi, il massimo di coinvolgimento di tutti gli interlocutori disponibili, il massimo di efficacia.La seconda è costruire una opposizione efficace, che padroneggi i diversi fronti di lotta e proponga una alternativa complessiva, evitando ogni scorciatoia frontista che in nome della difesa della democrazia lasci indietro le altre questioni, a partire dalla questione sociale. Non può essere il PD la spina dorsale di questa opposizione. Oggi per difendere la democrazia occorre difendere i salari e per battere il razzismo occorre bloccare i licenziamenti e generalizzare gli ammortizzatori sociali.Agire consapevolmente su due livelli evitando cortocircuiti frontisti è la vera sfida che oggi devono ingaggiare i comunisti per sconfiggere il clericalismo fascistoide di Berlusconi.

Paolo Ferrero
segretario nazionale Rifondazione Comunista

Resistenza e ribellione civile contro il golpismo strisciante di governanti ripugnanti e pericolosi

Berlusconi sta cercando di fondare la Terza Repubblica: la sua

L'«operazione Eluana» è un atto apertamente eversivo dell'ordine costituzionale ancora, nonostante tutto, esistente.
Il capo del governo italiano, che ha giurato fedeltà alla Costituzione, annuncia - rispondendo al Capo dello Stato, che, in nome della Costituzione, non firma un decreto illegale - di avere intenzione di «modificare la Costituzione».
Non c'è dunque il minimo equivoco circa quello che sta accadendo: si tratta di un tentativo di colpo di stato, di un atto eversivo che il capo del potere esecutivo annuncia contro entrambi gli altri poteri dello stato di diritto, il Parlamento e l'Ordine Giudiziario. E contro il garante della divisione dei poteri, cioè il Presidente della Repubblica.
Ammette dunque, il fellone, di star facendo una cosa illegale.
Ma la fa ugualmente.
Non sappiamo se già, a questo punto della disputa, si possa parlare di reati del rango dell'alto tradimento e dell'attentato alla Costituzione. Ma sospettiamo che siamo già molto vicini a questa soglia. Sicuramente ci stiamo avviando all'uscita dal terreno della disputa democratica e all'ingresso sul terreno degli atti di forza.
Prepariamoci a resistere, in tutte le forme lecite, incluse quelle legali, certamente chiamando a raccolta tutte le forze disponibili.
Resta solo una notazione a margine: questo è il punto terminale di uno scivolamento durato 19 anni. Con questo figuro, eversore e piduista fin dai suoi primi vagiti politici, la sinistra ha dialogato, accreditandolo come un interlocutore. Adesso dovrebbe essere chiaro che si è introdotto nel corpo democratico del paese un cavallo di Troia che con la nostra democrazia non aveva intenzione di convivere.
Vorremo sperare che questa prova decisiva aiuti tutti a capire che chiunque dialoghi con l'eversione diventa complice di essa.

di Giulietto Chiesa
su Mega Chip del 09/02/2009
www.megachip.info

7 febbraio 2009

Il decreto del governo contro la salute e i diritti degli immigrati è un'attentato alla salute pubblica della nazione

Appello ai medici e tutto il personale sanitario all’obiezione di coscienza e alla disobbedienza civile

E’ il tempo della barbarie, senza mezzi termini. E’ il tempo del tradimento di Ippocrate, il tempo della paura e dell’arroccamento identitario intorno alla tutela militare del proprio luogo. L’approvazione della legge 733 “disposioni in materia di pubblica sicurezza” rappresenta un punto di snodo, di carattere apocalittico per la civiltà giuridica e il sistema di valori intorno ai quali si riconosce una società. Siamo alla guerra di tutti contro tutti e di tutti contro i più deboli. Il medico potrà diventare spia e nemico numero uno di chi ha bisogno di cura, sarà più difficile raggiungere i cari in altre parti del Mondo, vengono riconosciute le ronde dei cittadini, i senza fissa dimora saranno schedati. Una vera dichiarazione di guerra civile. E il resto del Paese, la parte sana della società rimane sconcertata, prova reazioni, tenta la strada dell’obiezione di coscienza. Reagisce senza rappresentanza utile. Perché il Parlamento, dentro il gioco bipolare fallito voluto dalle maggiori forze politiche, è ormai inutile terreno per esibizioni di propaganda, luogo in cui le voci del dissenso non trovano spazio per essere incisive, per evitare il baratro legislativo e civile. In tempo di guerra dichiarata non basta menare fendenti verbali ad uso stampa, serve attrezzarsi in uno sforzo all’altezza della sfida che ci viene consegnata. Non sono sufficienti le reazioni indignate, occorre prepararsi allo scontro civile, mettersi in testa che la barbarie non è alle porte, è entrata nei corpi sociali, con tanto di battesimo istituzionale. Quando si parla di “fare società”, occorre oggi capirne il senso profondo, consapevoli che le maglie larghe dell’agire in controtendenza rispetto al corso dominante delle cose, si sono ristrette. Perché la dissidenza è indicata come disfunzionale, perché l’informale è denunciato come antisociale e pericoloso, perché la devianza è il logo dentro il quale si intendono rinchiudere simbolicamente e giuridicamente strati sempre più ampi della società. Devianti e antisociali i “clandestini”, devianti gli insegnati fannulloni, devianti i lavoratori pubblici, devianti saranno i medici obiettori, devianti (e malati da curare) i gay, le lesbiche, i trans, deviante chi fa opposizione fuori dal disgustoso bon ton istituzionale della maggioranza della nostra classe politica, deviante chi applica la Legge difendendo Eluana Englaro dal martirio voluto dalle gerarchie vaticane, devianti le donne che non sapranno adattarsi al ruolo ufficiale nella famiglia ufficiale. Deviante una parte di società che dovrà opporsi al declino civile in cui stiamo precipitando. E’ il momento della disobbedienza civile e istituzionale, della rinuncia e delle scelte coraggiose. E’ il momento dello scatto etico nei fatti, dell’assistenza ai clandestini, del servizi sanitari paralleli e gratuiti, dell’accoglienza a chi sarà braccato; è il momento in cui anche gli enti locali dovranno scegliere se aderire o sabotare, se applicare le norme o pensare una nuova forma di welfare informale e fuori legge; è anche il momento dell’esposizione personale, del ritorno alla passione civile dispiegata nei mille rivoli delle pratiche quotidiane di resistenza. I cittadini e gli amministratori che non si arrendono dovranno inventare altre forme di inclusione e di promozione di cittadinanza, difendere con i denti quelle già esistenti, dovranno sostenere le scuole per cittadini immigrati illegali, dovranno schierarsi inventare un nuovo codice etico attraverso il quale informare il proprio agire istituzionale e sociale. Le scuole dovranno non applicare le tabelle orarie proposte, dovranno avere il coraggio di smarcarsi dalle direttive comunali che ripropongono enclaves etniche e linguistiche nelle classi, i medici, insieme agli altri operatori sociali del territorio saranno chiamati a immaginare forme solidali di assistenza, ognuno sarà chiamato a trovare il proprio posto in questo nuovo contesto. Partiamo da noi, dai luoghi in cui siamo presenti, attrezziamoci per resistere e progettare altre forme di relazione sociale. Non siamo pronti, dobbiamo esserlo.

Gianluca Peciola
Andrea Catarci
PRC/sinistra europea

5 febbraio 2009

Un nuovo movimento operaio europeo per fermare una crisi che riporta alla memoria tragiche epoche di crisi con sbocchi reazionari e repressivi

Crisi economica: prime proteste di massa nell'Est Europa

Per la prima volta dal 1989 grandi cortei di protesta hanno invaso il centro di diverse capitali dell’ Est europeo. In particolare in Lituania, Lettonia, Estonia e Bulgaria. Ma primi fermenti si registrano anche in Polonia, Repubblica Ceca, Ucraina.Le manifestazioni sono state non solo fortemente partecipate, ma anche molto determinate, avendo dato luogo in alcuni casi a veri e propri assedi ai palazzi governativi. Ed altrettanto dura è stata la risposta dei vari regimi, che hanno mandato contro i dimostranti le forze speciali della polizia armate fino ai denti, che sono intervenute con estrema violenza contro i dimostranti, provocando decine di feriti. Altro che democrazia! Al primo impatto con la protesta popolare i nuovi governanti del dopo ’89 hanno disvelato il loro vero volto. Un volto truce, che cerca di tacitare con la violenza il malcontento popolare provocato da una politica che ha creato ricchezza abnorme per pochi privilegiati e miseria crescente per la maggior parte della popolazione.E’ significativo notare come la protesta sia esplosa praticamente in contemporanea in tutti i paesi interessati: il 13 gennaio, in Lettonia, il 14 in Bulgaria, il 16 in Lituania. E’ stato proprio nella capitale di quest’ultimo paese, Vilnius, che il governo ha risposto nel modo più violento. Davanti al Parlamento, le decine di migliaia di dimostranti sono stati affrontati da un ingente schieramento di polizia, che ha caricato con estrema violenza, provocando decine di feriti ed effettuando un’ ottantina di arresti. Ma anche in Lettonia sono state oltre 100 le persone tratte in arresto tra i manifestanti.Ma cosa sta avvenendo in quei paesi? Avviene semplicemente che la crisi economica sta porgendo il conto ai vari governi iperliberisti di quei paesi di un finto, quanto evanescente, sviluppo basato su privatizzazioni, abbattimento del welfare e prestiti internazionali ( per lo più da parte dell’ Fmi) con conseguente vertiginoso aumento del debito pubblico. Le classi dirigenti (politiche ed economiche) di quei paese, agendo come veri e propri sudditi corrotti delle oligarchie economiche occidentali e interne, hanno consentito la svendita alle multinazionali di tutto il patrimonio economico statale. Interi comparti produttivi svenduti per pochi dollari e poi fatti chiudere dai nuovi proprietari, in modo da provocare la dipendenza estera di quei paesi nel fabbisogno primario. Distruzione totale dell’agricoltura e affossamento dell’industria manifatturiera e di trasformazione legata ai prodotti e alla domanda interni.In compenso, grazie a una politica di contenimento salariale e una politica fiscale fortemente iniqua e contraria a ogni principio perequativo ( si pensi che in molti di questi paesi vi è addirittura un’unica aliquota fiscale uguale per tutti, indipendentemente dall’ammontare del reddito, in genere attestata attorno al 15-20%) e alle spropositate agevolazioni tariffarie concesse agli investitori esteri, hanno attirato un forte flusso di investimenti dall’estero, che hanno portato ad una vertiginosa, quanto effimera, crescita del Pil; tanto che i paesi baltici venivano definiti “le tigri dell’est europeo”, avendo punte di crescita annua fino all’ 8-10%.
Ma la cuccagna è finita presto. Un grande bluff, un castello di sabbia che ha cominciato a sgretolarsi già qualche anno fa, quando gli investitori esteri hanno cominciato a dislocare ancora più a est le loro aziende, laddove il costo della manodopera era ancora più basso e dove nel frattempo erano state costruite nuove infrastrutture. Ma il colpo di grazia lo ha inferto l’odierna crisi economica mondiale. L’estrema dipendenza estera di questi paesi ha, come prevedibile, moltiplicato esponenzialmente gli effetti negativi della crisi. Le prime aziende che le grandi fabbriche occidentali hanno cominciato a chiudere sono state proprio quelle impiantate nell’ Est europeo, come hanno fatto, e stanno continuando a fare, la Wolksvagen in Repubblica Ceca e la Fiat in Polonia. Per non parlare del fatto che la crisi finanziaria ha messo a repentaglio tutto l’impianto privatistico su cui sono state improntate la previdenza pubblica ( in particolare le pensioni), la sanità (basta essenzialmente sulle assicurazioni private) e l’ istruzione (largamente dipendente, soprattutto ai livelli universali, dalle sponsorizzazioni private).Le manifestazioni di protesta sono scoppiate nel momento in cui i vari governi liberisti (sia di centrodestra che di centrosinistra) hanno approvato misure anticrisi che, tanto per cambiare, vanno ancora una volta a colpire i salari e le pensioni. Il primo ministro lituano, Andrius Kubilius, ha addirittura varato un decreto che diminuisce del 15% i già miseri stipendi dei lavoratori del settore pubblico, aumentando per giunta anche il prelievo fiscale dalle loro bustepaga. Nel frattempo, cresce l’indebitamento estero. Il governo estone, ad esempio, è fortemente debitore soprattutto nei confronti del sistema bancario dei paesi nordici ( in particolare nei confronti della Svezia). Ma anche quello della Lettonia è non da meno. E così, questo paese, che nel 2007 aveva fatto registrare una crescita del 10%, è entrato in recessione prima degli altri, già a patire dalle metà del 2008.Il ministro delle Finanze lituano ha annunciato l’intenzione di chiedere un prestito di ben un miliardo di euro alla Banca europea degli investimenti (Bei) per affrontare la crisi interna. Un prestito che, però, potrà mettere delle toppe nell’immediato, ma in realtà servirà solo ad aggravare, in prospettiva, la situazione con un ulteriore incremento del debito. La situazione in Lettonia è in assoluto la più allarmate, avendo questo paese conseguito l’anno sorso il peggiore risultato economico tra i paesi dell’Unione europea. Sono moltissimi i lavoratori che hanno già perso il posto di lavoro e si ritiene che per almeno per tutto il 2009 non riusciranno a trovarsene un altro. Gli analisti più indipendenti prevedono che, entro il 2008, tutti i paesi dell’ Est entreranno in una fase di grave recessione. E prevedono pure l’esplosione, anche in forme violente, del malcontento popolare.

Claudio Buttazzo

MENTRE IN ITALIA...
ECCO I NEFASTI EFFETTI SUI LAVORATORI DELL'ACCORDO DI CISL-UIL-CONFINDUSTRIA E GOVERNO
Il testo dell'accordo (PDF) firmato il 22 gennaio tra Cisl,Uil, Ugl, e Confindustria