31 ottobre 2008

FERRERO: CONTRO GOVERNO CHE AIUTA SOLO BANCHE E INDUSTRIALI ORA SERVE SCIOPERO GENERALE

STATALI, BENISSIMO HA FATTO CGIL A NON FIRMARE.

Benissimo ha fatto la Funzione Pubblica Cgil e la Cgil tutta a non firmare il protocollo avanzato dal ministro Brunetta per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego. Brunetta proponeva solo la riduzione netta dei salari dei pubblici dipendenti, si rifiuta di valorizzare il lavoro dei dipendenti pubblici, anzi non fa altro che criminalizzarli, non vuole investire nulla per migliorare la qualità e gli stipendi dei pubblici dipendenti, comparto scuola compreso. Il governo Berlusconi, quando vuole, i soldi li trova, come per banche e banchieri, industriali e speculatori, per i lavoratori - pubblici o meno che siano - non li trova mai. E’ per famiglie, lavoratori e pensionati, invece, che bisogna investire risorse, detassare i loro redditi, migliorare il loro lavoro.

Ecco perché la Cgil ha fatto benissimo a non firmare un contratto-capestro che, peraltro, mira anche a smontare il contratto nazionale di lavoro, a svilirlo e ridurne garanzie e protezione. La Cgil ha proclamato lo sciopero generale del pubblico impiego, saremo al suo fianco e al fianco dei lavoratori pubblici. Non resta che un passo, da fare, per la Cgil e per tutto il sindacalismo italiano: indire un grande sciopero nazionale generale contro questo governo, le sue poltiiche e i suoi veri ispiratori, banche e banchieri, industriali e Confindustria.

28 ottobre 2008

ORAMAI LE IMPRESE HANNO CAPITO CHE CON QUESTO GOVERNO AMICO POSSONO COMPIERE LE PIU' GROSSE PORCATE

Lidl denuncia la Cgil «Danni da sciopero»
leggete l'articolo e mandate le solidarieta a roland.caramelle@cgil.tn.it

Non c'è solo il «metodo Sacconi» per contrastare gli scioperi: in attesa della nuova legge preannunciata dal ministro del Lavoro - che restringerà molto le possibilità di protesta - la multinazionale tedesca Lidl applica metodi fatti in casa. La soluzione è quella di denunciare il sindacato che ha organizzato lo stop, insieme ai delegati più in vista: a Trento il colosso dei supermercati low cost ha presentato un esposto contro un sindacalista della Filcams Cgil, Roland Caramelle, e due delegate della stessa sigla. Il motivo dell'azione è legato a uno sciopero svolto nella filiale trentina il 20 settembre scorso, e pare che l'azienda chieda un risarcimento di 74 mila euro. Il condizionale è d'obbligo perché la denuncia non è ancora stata notificata agli interessati, ma la notizia è arrivata dritta dritta dall'azienda qualche giorno fa: il capo area Lidl del Trentino si è infatti recato nella sede del negozio «ribelle», dove ha incontrato le due delegate, il funzionario sindacale e il segretario provinciale della Filcams, comunicando l'avvenuta denuncia.
La somma richiesta, anch'essa riferita dal dirigente Lidl, dovrebbe venire dall'addizione del mancato incasso più una sorta di «danno di immagine» che gli scioperanti avrebbero arrecato al marchio, a causa della diffusione dei volantini ai clienti e della copertura che i media locali hanno dato alla protesta: «L'obiettivo di fatturato giornaliero per la filiale di Trento è di 47 mila euro - spiega Caramelle - Ma il giorno dello sciopero l'incasso è stato di soli 1800 euro. I clienti hanno offerto una solidarietà che in tanti anni che faccio sindacato non avevo mai visto: hanno detto che avevamo ragione a protestare, e che anzi avremmo dovuto farlo prima. E parecchi di loro hanno deciso di recarsi a fare le compere altrove, almeno per quella giornata». In negozio sono rimasti solo alcuni capi e una commessa in periodo di prova.
Anche alla Lidl di Trento, come nel resto d'Europa, la gran parte dei dipendenti è formata da donne: part time, spesso mamme, con stipendi intorno ai 700 euro mensili. Fasce di lavoratori molto deboli dunque, e ogni sciopero riuscito, perciò, è da salutare come un successo. «Ci siamo fermati per la dignità - spiega il sindacalista Cgil - Può sembrare un concetto astratto, se non si conoscono le condizioni quotidiane di lavoro. Ci sono controlli continui nelle borse delle lavoratrici all'uscita del supermercato: temono furti. Poi fanno i cosiddetti 'test carrello': ispettori con carrelli stracolmi, per verificare che venga battuto ogni prodotto. O mettono soldi in più nelle casse, per testare l'affidabilità e le tentazioni al furto». Ma non basta: «Nella filiale - continua la Cgil - c'è un solo bagno per clienti e dipendenti, e le commesse sono costrette a pulirlo. E c'è il grande problema dei turni cambiati all'ultimo momento: per le mamme è impossibile».
La multinazionale del discount, fondata negli anni '30 dalla famiglia Schwarz, si è diffusa dalla Germania in tutta Europa. Il sindacato Ver.di ha dedicato due libri alle vicende dei lavoratori, denunciando una pervicace attività antisindacale: si tratta del «Libro nero» tedesco, focalizzato sulla homeland, e della versione europea, che raccoglie testimonianze da tutti i paesi dove la Lidl si è insediata.

Antonio Sciotto
Rete 28 Aprile/Cgil

25 ottobre 2008

gli sconvolgimenti della civiltà del lavoro da parte di un governo al servizio di ingordi industriali e delle rendite finanziarie dei parassiti

5 provvedimenti che sconvolgono il lavoro e i diritti da maggio a ottobre 2008, tutto quello che si dovrebbe sapere sulle nuove leggi del ministro Sacconi

1. Detassazione degli straordinari Legge 126/24 luglio 2008
Col decreto legge n. 93 del 27 maggio 2008 ( convertito in legge il 24 luglio successivo) il governo Berlusconi inaugura una nuovo regime di tassazione degli straordinari per i dipendenti del settore privato con carattere sperimentale per il periodo dal 1° luglio fino al 31 dicembre 2008.
Gli straordinari e i premi di produttività( ma anche i premi e le gratifiche individuali , il lavoro supplementare, le indennità di reperibilità e turno, e qualsiasi erogazione salariale l’azienda ritenga utile a far crescere la produttività, anche al di fuori di qualsiasi forma di contrattazione ) dei lavoratori dipendenti con un reddito complessivo nel 2007 pari o inferiore a 30.000 euro lordi, saranno tassate con un’aliquota sostitutiva del 10% invece del 20-27% , fino ad un ammontare massimo di 3000 euro.
La detassazione penalizza i lavoratori part- time a basso reddito,rafforza il salario discrezionale e aumenta le disuguaglianze salariali, a svantaggio soprattutto di donne, lavoratori atipici , migranti e i lavoratori più colpiti dai processi di crisi , come quelli del Mezzogiorno.
L’operazione costa allo Stato circa 1.160 milioni di euro, reperiti attraverso la cancellazione di norme che sostenevano l’integrazione degli immigrati, il sostegno alle donne vittime di violenza, e la natura non fiscale degli aiuti per le vittime di usura o di estorsione.

2. Deregolamentazione del mercato del lavoro legge 133 del 5 agosto 2008
Nel decreto legge 112 del 25 giugno 2008, convertito in legge 133 il 5 agosto 2008, sono contenute molte norme di peggioramento delle condizioni di lavoro, di deregolamentazione dei contratti nazionali, di aumento della precarietà, di alleggerimento di controlli e obblighi per le imprese, di forte indebolimento dell’attività ispettiva e quindi delle politiche di contrasto del lavoro nero e irregolare, e di tutela della salute e sicurezza del lavoro.

Viene ripristinato per tutti i settori il lavoro a chiamata,
• il lavoro a tempo determinato è reso possibile anche per “ l’ordinaria attività dell’impresa”, puntando quindi a una sorta di lequivalenza con il “normale” rapporto di lavoro a tempo indeterminato; viene introdotto il principio della derogabilità in peggio rispetto al CCNL attraverso la contrattazione aziendale e territoriale.
Al momento della trasformazione in legge è stato inserita la clausola scandalosa e anticostituzionale che cancella per i procedimenti già in corso ( leggi Poste e Alitalia) il diritto alla reintegra nel posto di lavoro per quei lavoratori per cui il giudice rilevi la nullità della interruzione del rapporto di lavoro, cioè quando si è rilevata la sussistenza di un falso contratto a termine, sostituendolo con un risarcimento economico. Con la contestatissima norma viene agito un principio anticostituzionale , per cui la condizione di diritto dei singoli viene ad essere diversa a seconda del momento in cui abbiano fatto ricorso, pur in presenza di uguali condizioni oggettive, quindi è come se vi fosse scritto “ la legge è differente a seconda del momento in cui fai ricorso” e non già “ la legge è uguale per tutti”
Viene generalizzato il lavoro accessorio, ovvero quello temporaneo, retribuito al di fuori di qualsiasi contratto, tramite un Voucher o Buono prepagato, infatti viene allargata la platea sei soggetti che possono ricorrervi estendendolo a tutte le attività stagionali . In particolare in agricoltura, rischia di diventare la forma normale del rapporto di lavoro, così anche per i collaboratori domestici (in particolare quelli con nastro orario inferiore alle 24 ore settimanal) . Ma ciò che appare più insidioso è il riferimento alle attività saltuarie svolte “durante le vacanze” da studenti di età inferiore ai 25 anni , norma che può dare la stura ad un supersfruttamento del lavoro estivo dei giovani, anche in alternanza allo studio.
si peggiora l’apprendistato , riportando la possibilità di svolgere la formazione tutta interna all’azienda tramite accordo sindacale aziendale e/o con gli enti bilaterali, e quindi abrogando tutte le norme che prevedevano un controllo pubblico sulla qualità e sulla reale svolgimento della formazione, ma anche tutti gli standard minimi . Vengono considerati apprendistato professionalizzante anche i Dottorati di ricerca che possono essere stipulati con convenzioni dirette azienda/università, anche senza il rapporto col sindacato.
Vengono stravolte ed indebolite tutte le norme e gli strumenti di contrasto e prevenzione del lavoro nero e irregolare :.viene abrogata la sanzione per il datore di lavoro se i lavoratori non sono dotati del tesserino di riconoscimento, mentre rimane quella per i lavoratori che non lo esibiscono, annullato il principio della responsabilità solidale tra impresa appaltante ed appaltatrice e si elimina l’obbligo a tenere l’elenco clienti fornitori; vengono cancellati gli indici di congruità come strumento di prevenzione e contrasto del lavoro nero;
Si indeboliscono le misure di controllo all’evasione e all’elusione fiscale, al riciclaggio del denaro sporco e e dell’economia illegale.
Si cancella la legge che tutela le dimissioni volontarie, per contrastare la
pratica delle “dimissioni in bianco”, legge fortemente voluta dalle donne che sono
le più colpite da questa pratica illegittima e ricattatoria, molto più diffusa di quanto il
governo e confindustria ci vogliono far credere. Questa legge non comportava spese per lo Stato, quindi la sua soppressione è puramente ideologica all’insegna della “ semplificazione” ovvero della più completa libertà per i padroni nella gestione dei rapporti di lavoro.
Il Mezzogiorno viene duramente colpito con il Blocco del FAS (Fondo Aree Sottoutilizzate) e con i tagli alle infrastrutture di Sicilia e Calabria per finanziare l’ulteriore riduzione dell’Ici.
si determinano modifiche in peggio della disciplina del lavoro notturno ( è considerato lavoratore notturno solo chi lavora di notte per più di tre ore continuative), il riposo settimanale ( viene calcolato sulla base di 14 gg) e giornaliero ( la reperibilità non interrompe le 11 ore di riposo obbligatorie ), viene abrogato l’obbligo per le imprese a comunicare alle Direzioni provinciali del Lavoro l’effettuazione del lavoro straordinario eccedente le 48 ore settimanali e il lavoro notturno per tutte le aziende non organizzate strutturalmente su turni .
mascherati sotto il tranquillizzante slogan della “semplificazione” vengono numerosi interventi a favore della più completa Libertà d’impresa , contro i diritti dei lavoratori e dal sapore fortemente classista,quali:

> Si istituiscono le Agenzie private per la costituzione d’impresa che potranno autorizzare e certificare l’avvio d’impresa al posto dei pubblici uffici ;
> vengono abrogati libro matricola e libro paga, sostituiti da un nuovo LIBRO UNICO DEL LAVORO in cui i lavoratori vengono iscritti entro il giorno 16 del mese successivo, vanificando in questo modo l’attività ispettiva. Infatti i libri aziendali possono anche non essere tenuti presso il luogo di lavoro, bensì presso la sede del consulente aziendale, che ha altri 15 gg di tempo per consegnarli all’ispettore, nel caso di richiesta dello stesso. Le sanzioni relative al non corretto mantenimento dei libri aziendali sia per il datore di lavoro che per i consulenti diventano irrisorie, così come quelle per la non presentazione entro i tempi previsti.
La copia delle pagine del libro unico, inerenti il singolo rapporto di lavoro, mensilmente possono sostituire la busta paga del lavoratore, senza che il padrone sia obbligato a registrare le presenze e gli orari effettivamente svolti, quindi con un pesante indebolimento della possibilità da parte del singolo lavoratore di poter verificare e controllare le proprie competenze economiche ( indennità turni e reperibilità, pagamento straordinari , trattenute per ritardi, malattie e permessi non retribuiti e quant’altro collegato alla presenza)
> viene abrogata la sanzione per il datore di lavoro se i lavoratori non sono dotati del tesserino di riconoscimento, mentre rimane quella per i lavoratori che non lo esibiscono
> Si depotenziano e si abrogano le misure più significative del recente Testo Unico sulla sicurezza sui luoghi di lavoro, diminuendone le sanzioni e depotenziando la natura pubblica dei controlli;
• NELLA SCUOLA cancellazione di oltre 150.000 posti di lavoro e riduzione dei finanziamenti relativi per oltre 8 miliardi di Euro: aumenterà il numero di alunni per classe; si ridurrà il tempo scuola; verrà cancellato il tempo pieno; tornerà il maestro unico nella scuola elementare; diminuiranno ulteriormente i centri di educazione degli adulti e le scuole serali.
• LE UNIVERSITÀ possono trasformarsi in Fondazioni di diritto privato con regole privatistiche con il trasferimento del patrimonio a favore di soggetti privati ed un finanziamento statale ridotto pesantemente,
• Soppressione della sanatoria per la stabilizzazione dei precari nella pubblica amministrazione ( poi rinviata a giugno 2009 a seguito delle pesanti proteste di lavoratori e sindacati)

3. Indebolimento degli ispettori del lavoro e dell’INPS
Direttiva del Ministro del Lavoro di indirizzo per i servizi ispettivi e attività di vigilanza (18 settembre 2008).
Obbiettivo dichiarato della Direttiva è” portare a compimento il processo di modernizzazione del mercato del lavoro avviato con la <>”.
A questo fine si invita a restringere l’intervento ispettivo ai soli contratti non certificati dagli organi di certificazione, che vuol dire “non sorvegliate dagli enti bilaterali” , istituendo nei fatti una zona franca per tutte quelle situazioni e settori in cui si affermerà la bilateralità ( sindacati e aziende che gestiscono insieme il mercato del lavoro). Contemporaneamente si enfatizza il ruolo di consulenza alle imprese che gli ispettori possono svolgere, stravolgendo la funzione di terziarità ed indipendenza che l’ispettore in qualità di organo di controllo e vigilanza deve costituzionalmente garantire.
Esplicito è il richiamo all’utilizzo in via preliminare dell’istituto della conciliazione monocratica e l’invito a limitarsi all’accertamento delle violazioni sostanziali, liberando l’attività ispettiva dell’eccesso di burocrazia formale di cui oggi risentirebbe.
Il risultato è un grave indebolimento dell’attività di contrasto al lavoro nero e sommerso, dei processi di regolarizzazione dei contratti falsamente parasubordinati, delle verifiche delle condizioni di sicurezza e prevenzione nei posti di lavoro, del contrasto agli abusi in termine di orari di lavoro a proposito dei quali viene fatto un forte richiamo ad operare in coerenza con l’ampliamento della flessibilità previsto del decreto legge 112.
Contemporaneamente, invece, c’è una forte sottolineatura della necessità di dispiegare l’ attività di vigilanza e repressione nei confronti dei lavoratori che, fruendo di ammortizzatori sociali e di indennità pubbliche a vario titolo, svolgono attività in nero, nei confronti dei quali viene richiesta la massima severità e l’accertamento anche del profilo delle”relative ipotesi di reato”.
A conferma del classismo dell’impostazione dell’ impostazione data dal ministro , va sottolineato che invece nulla si dice sulla perseguibilità e sanzionabilità dei datori di lavoro che li utilizzano al nero quei lavoratori.

4. Sterilizzazione del processo del lavoro e mani legate per i giudici del lavoro Disegno di legge 1441 quater attualmente in votazione alla camera
• Gravi sono le limitazionì poste all’ intervento del giudice del Lavoro in tema di controversie individuali relative all’instaurazione del rapporto di lavoro, esercizio dei poteri datoriali, trasferimento d’azienda e recesso, licenziamento, qualificazione dei rapporti di lavoro. Infatti - secondo questo pessimo disegno di legge di chiara ispirazione anticostituzionale- il giudice si deve limitare all’accertamento del presupposto di legittimità, e deve invece astenersi dal valutare condizioni connesse con l’organizzazione del lavoro e della produzione, sempre per salvaguardare il principio della libertà d’inpresa.
Gli effetti di tale norma su tutte le azioni legali tese alla trasformazione di contratti precari ( a tempo determinato o atipici che siano) in contratti a tempo indeterminato è di facile intuizione, così come per tutte le cause che vogliono risalire alle responsabilità dei padroni in caso di incidenti sul lavoro!
Inoltre, in materia di qualificazione dei rapporti di lavoro, viene fatto divieto al giudice (sic!!!) di discostarsi dalle valutazioni espresse dalle parti in sede di certificazione dei contratti di lavoro ( sempre gli enti bilaterali!), inserendo un principio di palese incostituzionalità per cui ciò che viene definito in sede di collegio di certificazione, supera ed ha un valore cogente superiore alla legge, determinando una obbiettiva disparità di diritto e di trattamento tra lavoratori con rapporti certificati e non. Per non parlare della incostituzionalità di norme lavoristiche che delimitano gli ambiti e le materie in cui il giudice può esercitare la funzione giudicante, e le procedure delle stesse.
• Attacco all’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori: in materia di giusta causa di licenziamento si prevede che i contratti individuali, stipulati con l’assistenza o la consulenza d elle commissioni di certificazione ( sempre quindi con “la complicità”tra aziende e sindacati) possano essere previste clausole diverse da quelle stabilite dalla legge 300 e dai contratti collettivi. E che il giudice deve attenersi a queste per valutare al legittimità del licenziamento . Gli effetti di questa norma avrebbero un effetto devastante sulla tutela del licenziamento perché si affermerebbe una pratica di completo aggiramento dell’art. 18 attraverso la stipula di contratti individuali, fortemente vessatori a cui i lavoratori potrebbero consentire pur di essere assunti.
Anche i questo caso va sottolineata l’incostituzionalità di una norma che preveda che un atto pattizio (il contratto di cerificazione) abbia cogenza superiore alle leggi.
Oltre al rafforzamento dell’istituto dell’arbitrato secondo equità, già previsto dalla legge 30/03 e dal decreto 276/03 si prevede la possibilità di costituzione di un “collegio di conciliazione e arbitrato irrituale” composto da un arbitro per ciascuna delle parti più un presidente scelto, in accordo tra gli arbitri di parte, tra professori universitari di materie giuridiche o avvocati patrocinanti in Cassazione.
Credo che sia superfluo sottolineare le gravissime conseguenze di tale norme non solo sulla effettiva tutela del lavoratore ma anche sul commercio tra sindacati- aziende- associazioni professionali che ne potrebbe derivare.
• Impugnativa del licenziamento si prevede la decadenza diritto ad impugnare il licenziamento dopo 120 gg., termine che viene applicato anche per i casi di nullità del licenziamento, e di licenziamento inefficace, di recesso del committente nel caso di collaborazioni, così come nei licenziamenti che implicano la risoluzione di questioni inerenti alla qualificazione del rapporto di lavoro o la legittimità del termine apposto al contratto.
Norma fortemente ricattatoria specie nei confronti di tutti quei lavoratori a termine, che prima di muovere azione legale nei confronti del padrone aspettano a vedere se verranno richiamati per un successivo contratto precario

5. Il libro nero del lavoro
Il Libro verde sul futuro del modello sociale da titolo altisonante “La vita buona nella società attiva” raccoglie ed esplicita le politiche di questo governo in materia di lavoro, previdenza, assistenza e sanità accompagnandole con un forte connotato ideologico regressivo : corporativa, familistica, mercatista e integralista è la società e il modello di convivenza che descrive. La strategia sacconiana delinea un welfare “ che interviene nell’intero ciclo di vita dal concepimento alla morte naturale”, frase che ricorre più volte nel testo e che tradisce una matrice di impianto etico-clericale in cui la vita inizia col concepimento e la morte è solo quella che avviene per consunzione naturale, facendo ben intendere cosa si pensa di temi quali l’aborto ed il testamento biologico e comunque espungendoli dall’ambito dell’intervento pubblico.


Alcuni concetti chiave del libro verde:
> welfare negoziale:abbassamento dell’intervento pubblico, a vantaggio di soluzioni contrattate a livello di settore o territoriale organizzando una vera e propria “cogestione diffusa dei sevizi che danno valore alla persona”. L’obbiettivo è quello di ridurre la spesa pubblica per sanità , previdenza e assistenza, sostenendo la diffusione di forme privatistiche, concordate tra le parti sociali e gestite attraverso gli organismi bilaterali. Perfino la sicurezza e prevenzione sul lavoro viene consegnata alla bilateralità ( Gli RLS farebbero riferimento agli Enti bilaterali). In questo modo il sindacato verrebbe ad essere contemporaneamente il “complice” delle imprese nel delineare le priorità, la qualità e le modalità di accesso delle persone (Gli associati avranno condizioni più vantaggiose ?) ad assistenza , previdenza e servizi, e allo stesso tempo ne condividerebbe la gestione e il business.
 welfare negoziale:abbassamento dell’intervento pubblico ( sia esso centrale, che decentrato a livello regionale), a vantaggio di soluzioni contrattate a livello di settore o territoriale organizzando una vera e propria “cogestione diffusa dei sevizi che danno valore alla persona”. L’obbiettivo è quello di ridurre la spesa pubblica per sanità , previdenza e assistenza, sostenendo la diffusione di forme privatistiche, concordate tra le parti sociali e gestite attraverso gli organismi bilaterali un sistema articolato e diffuso di assicurazioni sanitarie, assistenziali e previdenziali. Perfino la sicurezza e prevenzione sul lavoro viene consegnata alla bilateralità ( Gli RLS farebbero riferimento agli Enti bilaterali). In questo modo il sindacato verrebbe ad essere contemporaneamente il “complice” delle imprese nel delineare le priorità, la qualità e le modalità di accesso delle persone (Gli associati avranno condizioni più vantaggiose ?) ad assistenza , previdenza e servizi, e allo stesso tempo ne condividerebbe la gestione e il business.
Il sindacato attraverso gli organi della bilateralità interverrà:
- nella gestione del mercato del lavoro ( agenzie di collocamento, interinali, certificazione dei rapporti di lavoro )
- nella gestione dei conflitti di lavoro ( collegi di conciliazione ed arbitrato vengono rafforzati nel disegno di legge collegato alla finanziaria fino a prevedere clausole contrattuali in cui sia prevista l’adesione tacita del lavoratore ad un arbitrato preventivo ed alternativo al ricorso al giudice del lavoro )
- nella gestione della formazione , che viene completamente riconsegnata all’iniziativa aziendale per quanto attiene l’apprendistato ( azienda soggetto formativo, già previsto nel decreto 112 ora legge 133)
- nella gestione del sistema degli ammortizzatori sociali ( viene ridotto ad un unico istituto sia l’intervento sulla disoccupazione che quello dell’integrazione al reddito , e prevista la possibilità di concordare condizioni aggiuntive e gestirle attraverso gli enti bilaterali).
L’insieme di questi interventi definisce un sistema corporativo che dal luogo di lavoro si allarga al funzionamento della società, occupando spazi lasciati vuoti dall’intervento pubblico, con comprensibili conseguenze di ampliare la disparità di trattamento tra settori , tra aree geografiche, tra nativi e migranti, tra generazioni e tra i sessi e forse anche tra iscritti ai sindacati e non.
Scompare dal documento qualsiasi intervento in politiche attive del lavoro, rivolte a promuovere a e sostenere l’occupazione di giovani, donne , migranti, popolazioni del mezzogiorno.
Infatti il teorema dell’attuale governo è che la disoccupazione e d il lavoro nero e irregolare si combattono non con una politica di incentivi, non con un’attività capillare ed efficace di vigilanza, bensì con una delegificazione ed un alleggerimento dei datori di lavoro dagli eccessivi obblighi che attualmente disincentivano all’assunzione. Quindi non solo liberalizzazione del mercato del lavoro attraverso il ripristino del lavoro a chiamata, dei voucher lavorativi e la norma anticostituzionale sui lavori a termine inserita nella 133, ma anche indebolimento di tutte le norme relative alla instaurazione e gestione regolare del rapporto di lavoro, imbrigliamento dell’attività ispettiva e del ruolo del giudice del lavoro.
Nulla viene previsto in tema di inserimento lavorativo dei lavoratori migranti, anzi il termine immigrazione, è completamente assente dal libro verde, neanche nel capitolo sulla povertà estrema, quasi che la realtà di accoglienza, sostegno e inserimento lavorativo di donne e uomini migranti non richiedessero politiche mirate. ( infondo il testo non si occupa di sicurezza!!!)
Infine, ovviamente nulla si dice in tema di processi di stabilizzazione in quanto obbiettivo dichiarato del libro verde è dare completa applicazione alla legge 30 e al d. lvo 276/03 e quindi la completa flessibilizzazione e precarizzazione del mercato del lavoro è concepita come condizione di un maggiore sviluppo dell’occupazione. Viene espressa una radicale contrarietà nei confronti di qualsiasi forma di “reddito minimo garantito alle persone in età da lavoro”, considerata esperienza fallimentare, senza indicare alcuno strumento alternativo.
Invece si pone una nuova enfasi sull’intreccio scuola-lavoro, indicando la necessità di un’alternanza durante tutto l’arco delle superiori, non si dice però con quali strumenti (si allude forse ad un uso diffuso dei voucher? E tirocini formativi)
- La famiglia: viene indicata come nucleo fondamentale delle relazioni sociali e strumento primario di sussidiarità al sistema di welfare,.Ne consegue una visione dei servizi di cura per l’infanzia, che giustappone l’intervento in servizi pubblici, con una pluralità di soluzioni privatistiche, che vanno dai nidi aziendali a i nidi di condominio, con l’obiettivo di valorizzare le libere scelte delle famiglie, ovvero strizzando l’occhio a tutto il sistema di asili privati, in prevalenza confessionali. Del resto le scelte della ministra Gelmini in materia di scuola primaria lasciano ben intendere verso quali soluzioni tira il governo.
Sempre pensando alla famiglia e quindi alle donne come soggetto che in essa svolge lavoro gratuito e socialmente non riconosciuto, viene abolito il fondo per sostenere interventi a favore delle persone non autosufficienti, scompare qualsiasi riferimento ai livelli essenziali delle prestazioni sociali e viene indicato il servizio sanitario nazionale come il maggior responsabile del disequilibrio economico dell’attuale sistema di welfare, portando dei dati di proiezione al 2050 del tutto allarmistici e gonfiati rispetto agli studi e agli indicatori fin’ora in essere.
Infatti per sanità e previdenza l’obbiettivo è quello di contrarre fortemente la spesa pubblica attraverso il potenziamento del sistema assicurativo privato ( polizze pensionistiche e sanitarie di derivazione contrattuale o individuale).
Anche per quanto riguarda le pensioni è previsto un innalzamento dell’età pensionabile, una volta completato il percorso dell’allungamento della pensione di anzianità a 62 anni, con un’inisistenza a premere da subito per l’innalzamento dell’età pensionistica per le donne.
Naturalmente scompare completamente qualsiasi accenno al tema della violenza contro le donne come questione sociale che va affrontata anche attraverso un finanziamento di una rete di servizi di prossimità, che sostenga le donne verso un percorso di autonomia economica e personale, che le protegga e le accolga nei momenti più drammatici e le supporti legalmente contro i violenti interni ed esterni alla famiglia.

- Realazioni sindacali : secondo il Sacconi pensiero, ben rappresentato nel testo del libro verde, obbiettivo è il contributo delle parti sociali alla “governance”del sistema che va realizzata superando la cultura antagonista dei rapporti di produzione e cementando ,al contrario, un’alleanza strategica tra imprenditori e lavoratori ( non a caso chiamati collaboratori) attraverso un rinnovato clima di fiducia e complicità tra capitale e lavoro. Strumenti di questa nuova era delle relazioni sindacali, vengono indicati :
l’individualizzazione dei contratti di lavoro , pur in una cornice definita
collettivamente,
la partecipazione dei lavoratori agli utili aziendali, comprese forme di azionariato
 un forte sostegno e sviluppo della bilateralità per la gestione condivisa “dei
servizi che danno valore alla persona” quali sicurezza, formazione, integrazione al
reddito, ricollocamento,certificazione dei rapporti di lavoro, previdenza
complementare e assistenza sanitaria, ( si allude nel documento anche ad
una possibile mutualizzazione della tutela della maternità)
La dimensione territoriale come nuovo luogo della contrattazione collettiva
( contratti regionali al posto di contratti nazionali?)
Pattuizione di un sistema di regole per la prevenzione e moderazione dei conflitti.
(leggi riduzione del diritto di sciopero )

La singolare coincidenza con il cosiddetto documento di “Linee guida” condiviso tra Confinustria e CISL e UIL, salta facilmente agli occhi.
Il libro verde scritto a luglio scorso aveva già anticipato e previsto tutto, compresa , forse la resistenza della Cgil e l’accordo separato.
Tra Sacconi e Marcegaglia, chi è l’ispiratore e chi l’esecutore? Una domanda cui si può dare risposte solo continuando a fare domande….
Nel frattempo la crisi economica e finanziaria ci è piombata addosso.

Barbara Pettine

23 ottobre 2008

Dichiarazione di Paolo Ferrero, segretario nazionale del Prc

SABATO 25 GIORNATA DI MOBILITAZIONE CONTRO IL CAROVITA PROMOSSA DA RIFONDAZIONE COMUNISTA CON PRESIDI E VOLANTINAGGI IN 100 PIAZZE ITALIANE.

Sabato 25 ottobre il PRC organizza una giornata di mobilitazione contro il carovita con presidi e volantinaggi in 100 piazze.
L'obiettivo è evitare che la crisi economica e finanziaria venga fatta pagare ai lavoratori e ai pensionati, così come previsto dai provvedimenti del governo votati anche dall'opposizione parlamentare.
Gli obiettivi della giornata di mobilitazione sono la richiesta di aumentare stipendi e pensioni, di ridurre i mutui sulla prima casa, di mettere sotto controllo i prezzi e di indicizzare salari e pensioni al costo reale della vita.
Riguardo alle polemiche suscitate da questa iniziativa non capisco perché il governo dovrebbe uscire rafforzato dal fatto che i compagni e le compagne di Rifondazione Comunista, il 25 ottobre, invece di starsene a casa come farà Gennaro Migliore, saranno nelle piazze italiane a protestare contro il carovita, distribuendo volantini, raccogliendo firme e – in alcune città – distribuendo il pane ad un euro al chilo.

22 ottobre 2008

AZIONE SOCIALE CONTRO LE POLITICHE AFFAMATORIE DI QUESTO GOVERNO


25 ottobre, 100 piazze contro il carovita
Rifondazione Comunista in tutta Italia contro l'aumento indiscriminato dei prezzi e del costo
della vita. Cerca il banchetto del PRC!
>>> vai su www.rifondazione.it <<<

LETTERA DALLA TERRA DEGLI ULTIMI DELLA TERRA. La crisi delle Borse vista dal Burkina Faso

Qui a Banfora, nel Burkina Faso, siamo tutti molto preoccupati per la grave crisi che ha colpito i mercati finanziari del mondo. Seguiamo con trepidazione lo svolgersi degli eventi, trattenendo il fiato ad ogni dichiarazione preoccupata, ad ogni vertice a Parigi, Londra, Washington.

17/10/2008 - Siamo rimasti senza parole, qui nel Burkina Faso, quando la crisi è iniziata. E il 14 settembre, quando è fallita una grande banca, una certa Lehman Brothers, mandando in fumo in un giorno circa 630 miliardi dollari, una cifra 12 volte superiore a quella che basterebbe a sfamare tutti coloro che soffrono di fame, ci siamo rimasti così male che abbiamo digiunato per 3 giorni. Per fortuna ci siamo abituati e non ci è costata tanta fatica.

Abbiamo atteso con ansia che i grandi della terra si dessero da fare, e abbiamo respirato di sollievo quando il Ministro del Tesoro americano Paulson ha lanciato il suo piano di acquisto per i titoli avvelenati della banche, 700 miliardi di dollari trovati in un batter d’occhio, mentre i soldi per le vaccinazioni obbligatorie per l’Africa non si trovano mai. E siamo rimasti male quando il parlamento americano l’ha bocciato, perché abbiamo pensato a quei poveri manager delle banche e alle loro buonuscite da milioni di dollari che prendevano il volo. Qualcuno qui, per un giorno intero non ha bevuto. Non è stato un gran sacrificio, perché qui spesso l’acqua – quando c’è – è inquinata.

Abbiamo fatto il tifo per il Presidente Sarkozy, per la Cancelliera Merkel, per il Premier Gordon Brown e per il simpaticissimo frequentatore di discoteche Silvio Berlusconi, quando sono fioccati i prestiti di 30 miliardi di euro per Fortis, i 7 miliardi per Dexia, i 35 miliardi di euro per Hypo Re, somme che l’Europa non ha mai dato ai paesi poveri. E siamo stati tristi, quando le borse europee hanno bocciato l’accordo, bruciando il 30 settembre 320 miliardi di euro, una somma che servirebbe a risolvere parte dei problemi dell’assistenza sanitaria nei paesi del terzo mondo. Per protesta quel giorno le donne di Banfora hanno scelto di partorire per strada. Poco male, molte di loro non hanno mai messo piede in un ospedale, forse non sanno neppure cosa sia.

Abbiamo gioito quando il 5 ottobre il G4 ha trovato l’accordo per sostenere le banche, e la Fed ha annunciato un piano per 1.400 miliardi di dollari per far tornare la fiducia degli operatori e del credito che, assieme ai 1.200 spesi in armamenti negli ultimi anni, forse potrebbero risolvere molti problemi: il rachitismo nei bambini, i servizi igenici mancanti, forse pure la casa per chi vive in povertà. Ma non fa niente: l’importante è che poveri miliardari come Abramovich non perdano in un solo giorno 19 miliardi di euro per questa crisi. Ma quando 3 giorni fa le borse europee hanno bruciato in un giorno altri 450 miliardi di euro, che divisi per ognuno dei poveri del mondo farebbero più di 450 euro a testa, che per molti qui a Banfora sono quasi il reddito di un intero anno, abbiamo avuto paura.

Paura, mentre aspettiamo di vedere cosa accadrà dopo le solenni decisioni assunte in questo fine settimana. Trepidiamo con voi, e non pensate che vi stiamo prendendo in giro: siamo davvero angosciati per i vostri piccoli risparmi di gente perbene, per la montagna di soldi perduta dai milionari di tutto il mondo. Pensiamo ai grandi e piccoli sacrifici che vi toccherà fare per qualche tempo, e a quelli di quei poveri miliardari che dovranno rinunciare a qualche piccolo lusso, di tanto in tanto.
E, scusateci se ci permettiamo, anche al fatto che chi pagherà il prezzo più alto, come al solito, saremo noi. Vi siamo vicini, come ogni giorno. Anche se forse non ci fate caso.
Buon tutto!

Carlo Cipiciani

20 ottobre 2008

Il Governo italiano boicotta il pacchetto clima dell`Unione europea, a danno dell´ambiente e degli Italiani

VIETATO RESPIRARE!
Terra! denuncia l'inquinamento da CO2 Ddelle auto in tutti i varchi ZTL di Roma

Roma, 20 ottobre 2008 - Questa notte sono apparsi 200 cartelli stradali nei 40 varchi di accesso alla ZTL di Roma contro l`inquinamento da CO2 da auto. Tornano a colpire gli attivisti dell'associazione ambientalista Terra!


"Vietato l'ingresso al centro storico per i veicoli con emissioni di CO2 superiori a 120 g/km", "Stop CO2", "Vietato respirare!", sono i cartelli stradali che l'associazione Terra! ha collocato nei varchi Ztl di Roma la scorsa notte, per denunciare il crescente inquinamento e i cambiamenti climatici.
Al termine dell'iniziativa gli attivisti di Terra! si sono diretti al Ministero dell'Ambiente per consegnare simbolicamente alla Ministra Prestigiacomo, il premio 'Marmitta d'Oro' per la politica contro l'ambiente del Governo italiano.
Proprio in questi giorni, infatti, i Ministri europei stanno discutendo nuove leggi per limitare i cambiamenti climatici e obbligare le case automobilistiche a investire di più per l'efficienza energetica. Ma l'intero pacchetto clima europeo è stato rimesso in discussione dal governo italiano, che ha minacciato di non rispettare gli impegni già assunti in ambito europeo. È una posizione irresponsabile che compromette le misure per prevenire la catastrofe climatica che ormai tutti gli scienziati danno per certa. Gli esperti infatti sono concordi che per limitare il surriscaldamento al di sotto della soglia prudenziale di 2°C, i Paesi europei dovrebbero ridurre le emissioni di gas serra del 30% entro il 2020, mentre l'Italia rifiuta persino l´obiettivo del 20% proposto dall´Unione europea.
Terra! chiede che il governo italiano torni ad appoggiare il pacchetto europeo sul clima, impegnandosi a sostenere misure innovative. "È in gioco il futuro di tutti noi. Questo governo si sta comportando in modo irresponsabile, minacciando la salvaguardia del pianeta, la sicurezza e la salute dei cittadini - ha dichiarato Daniel Monetti di Terra! - Ridurre le emissioni di CO2 non è un lusso, è una necessità.
I danni che ciascuno di noi pagherà per i cambiamenti climatici e le sue incalcolabili conseguenze, saranno di gran lunga superiori ai costi di investimento richiesti per una maggiore efficienza energetica.
La campagna lanciata da Terra! sull`inquinamento da CO2, ha messo in evidenza che in 50 anni l'industria dell'automobile non ha fatto sostanziali passi in avanti ed é l'unico settore a non aver abbassato le emissioni. Nel 2005 il trasporto su strada è stato responsabile del 20,9% delle emissioni nazionali di gas serra e il 60% di queste emissioni deriva proprio dalle autovetture private. "E il trend è in continua ascesa - conclude Monetti - Questo settore deve fare la sua parte nella lotta ai cambiamenti climatici. È indispensabile fissare a 120 g per Km entro il 2012 i limiti di emissioni di CO2 per le auto di nuova produzione".
Terra! invita tutti a firmare una lettera indirizzata ai parlamentari europei, affinchè si impegnino a tutelare l`ambiente e la salute dei cittadini. E' possibile inviare le lettera con un semplice click dall'indirizzo

http://www.e-terra.it/mail.php
Galleria immagini: http://www.e-terra.it/immagini?gid=8
Per informazioni e interviste: Daniel Monetti, coordinatore Campagna Trasporti cell. 320 2766185 - Monica Pepe, Ufficio stampa cell. 340 8071544

LOTTE TERRITORIALI PER LA DIFESA INTRANSIGENTE DEI DIRITTI ALLA SALUTE E ALLA VITA, AD INIZIARE DALL'ACQUA!

ACQUA BENE COMUNE
Martedì 14 ottobre ’08 si è svolto a Salerno l'incontro regionale del Coordinamento Campano per la gestione pubblica dell'acqua.
Sono molti i cittadini che sul territorio sempre in maniera più consapevole e partecipata si attivano per la tutela dell'acqua come bene da salvaguardare, perchè l'acqua, come l'energia, la scuola, la salute sono quei baluardi sui quali si regge l'ultimo residuo dello stato sociale sancito nella nostra costituzione italiana.

Tra i presenti p. Alex Zanotelli ( missionario comboniano impegnato da molti anni nella difesa dell'acqua come diritto inalienabile dell'umanità e dei beni comuni) , i referenti regionali del Coordinamento e i rappresentanti dei Comitati di Castellammare di Stabia, Pozzuoli, Portici, Roccapiemonte, San Giorgio a Cremano e Salerno; il dr. Argentino presidente del S.I.I.S.- la Società che gestisce l’acqua dell’ATO( Ambito Territoriale Ottimale)4 Sele, e molti cittadini. E' stata resa nota ai presenti la creazione della RETE EUROPEA PER L'ACQUA avvenuta il 21 settembre scorso, a Malmoe, Svezia, in occasione del Social Forum Europeo.
A livello nazionale è evidente come la legge 133 del 5 agosto ’08 sancisca di fatto la mercificazione dei servizi essenziali.
A livello regionale: ATO 2, ed in particolar modo Napoli, sta provando la via della multiutility che dovreebbe inglobare risorse idriche, gas e trasporti in un unico soggetto da esternalizzare. ATO4 ha una gestione pubblica SIIS, che essendo una SPA lascia prevedere la possibilità di immissione di quote sul mercato finanziario con conseguente ingresso di privati.
ATO3 presenta grandi sensibilità locali radicatesi nel territorio attraverso una strenua lotta senza cedimenti, è promotore di una rete solidale.
Si è deciso di rafforzare sempre più il Coordinameto regionale , di dargli una sede fissa (probabilmente a Castellammare-La città dell'acqua e delle Terme stabiane), che sia per tutti punto di riferimento e di confronto, utile anche per l'archiviazione di dati e documenti, pur continuando a tenere degli incontri itineranti onde supportare le azioni di resistenza nelle varie realtà campane.
A tal proposito il Coordinamento Campano per la gestione pubblica dell'acqua esprime piena solidarietà e sostegno al Comitato di Castellammare di Stabia e al Comitato di Nola impegnati attualmente nella raccolta firme per l'attuazione di un referendum consultivo.
Lo stesso sostegno va ai Comitati dell’area Flegrea impegnati nella lotta alla privatizzazione del servizio idrico del Comune di Pozzuoli.
Ribadiamo pertanto che:
Il Coordinamento Campano per la gestione pubblica dell'acqua affronterà il problema della gestione e/o della ripubblicizzazione dell'acqua insieme ai Comitati e alle realtà locali, al Forum Italiano dei Movimenti per l'acqua e a quanti saranno in linea con i principi su enunciati, ben tenendo presente la legislazione nazionale che invece si contrappone ad essi.
Intraprenderà iniziative a livello territoriale, regionale e nazionale, prima fra tutte la sollecitazione dell'approvazione alla Camera della Legge di Iniziativa Popolare presentata l'anno scorso al Governo grazie alle 407.000 firme circa raccolte.

Campania, 16 Ottobre 2008
Coordinamento Campano per la gestione pubblica dell’acqua

18 ottobre 2008

17 Ottobre 08, una data storica per il sindacalismo italiano. Cara CGIL rifletti su questa adesione di popolo, non subire più i ricatti di Cisl e Uil

AVANTI POPOLO
I sindacati di base riempiono piazza San Giovanni dopo un corteo lunghissimo quale mai erano riusciti a organizzare nella loro lunga storia che, sopratutto dalla metà degli anno novanta, dopo l'eliminazione della scala mobile, li ha visti protagonisti di tante battaglie di resistenza contro l'arroganza dei padroni e dei governi e la concertazione subalterna di cgil cisl uil.
Cub-rdb, Confederazione Cobas, Sdl intercategoriale finalmente uniti centrano l'obbiettivo difficile ma necessario di ridare la parola ai lavoratori.
Il cielo di Roma è grigio come un lenzuolo bagnato, come quelli che accompagnano le corse ciclistiche nelle grandi classiche del nord.
La pioggia che scende leggera e insistente non ha fermato questo popolo lavoratore, umiliato e offeso dai provvedimenti del governo Berlusconi, ma ha rialzato la testa per contestare Tremonti, Brunetta, Gelmini i ministri più odiati.
Davanti a tutti i vigili del fuoco, i pompieri con le giacche verdi che chiedono di difendere la protezione civile e di far pagare le tasse agli evasori.
Poi i lavoratori del pubblico impiego tantissimi, ciascuno con un cartello o uno striscione che racconta la fatica di far quadrare il bilancio familiare con mille euro al mese e di far funzionare con pochi mezzi e nonostante i tagli e il blocco del turn over l'amministrazione pubblica e i servizi sociali.
Al centro, non solo del corteo ma di tutta questa mobilitazione straordinaria, il mondo della scuola.
Insegnanti, genitori bambini con le mantelline colorate e gli stivaletti di plastica lucidi e sgargianti si sgolano allegri e chiassosi.
Un gruppo porta una gabbia di ferro per protestare contro i provvedimenti sudafricani della lega nord che vorrebbe istituire l'apartheid in Italia con le classi per immigrati.
Moltissimi i cartelli in difesa del tempo pieno e contro il ritorno al mastro unico. Roba di trent'anni fa: oggi sono quasi tutte maestre che fanno funzionare una scuola primaria tra le migliori al mondo.
Non credo ai miei occhi quando riconosco il sorriso di un macchinista delle ferrovie, sempre taciturno e silenzioso, poco disponibile alla discussione politica e sindacale mentre lavoriamo sul treno, che sorregge lo striscione di una scuola periferica di Roma sud in occupazione.
I suoi colleghi in divisa stanno però quasi tutti più indietro sotto lo striscione che chiede il ritiro dei licenziamenti politici.
Le delegazioni che vengono da tutta la penisola cantano e ballano sotto la pioggia, quelli da Napoli inventano gli slogan più scherzosi.
Gli studenti delle medie superiori sono così numerosi che faticano a sfilare ordinatamente, alla fine si prendono sottobraccio e organizzano un cordone come si faceva negli anni settanta.
Solo così riescono a partire incredibilmente intonando bandiera rossa.
La testa del corteo arriva nella piazza che la coda deve ancora riuscire a muoversi.
In coda, prima degli operai della fiat di cassino e della video color, le organizzazioni politiche: Sinistra critica, comunisti per l'alternativa e altre sigle.
Rifondazione stà in mezzo con lo striscione Torna rifondazione comunista nelle lotte nelle fabbriche nei quartieri e quello del dipartimento scuola.
Ma riconosco compagni un po' dappertutto, con le bandiere del partito e quelle dei sindacati di appartenenza.
Qualcuno ha scelto il cappellino del sindacato e la bandiera del partito, qualcun altro sfila con due bandiere, una sulle spalle come mantellina.
Il Partito ha aderito e il segretario Ferrero sfila in testa applaudito dai passanti.
Ci voleva proprio questa svolta a sinistra.
Molti si danno appuntamento per la manifestazione del 30, qualcuno scuote la testa, ma il sentimento prevalente è unitario: bisogna far dimettere questo governo.
Un po' di saggio estremismo, ma la strada sarà lunga e tortuosa.
Anche lo sciopero che è andato bene nella scuola, nel pubblico impiego e nei trasporti(a parte le ferrovie) non è stato ancora davvero generale.
Ha funzionato a macchia di leopardo, ma ha avuto lo stesso una certa visibilità, più che in passato.
D'altronde il sentimento più diffuso è che questo è solo l'inizio e che la piattaforma andrà fatta vivere nelle iniziative sul territorio.
E' la scuola il centro di questo nuovo movimento, ma la crisi economica e lo spettro materiale della disoccupazione può allargarlo come un fiume in piena.
Molti sono alle prime esperienze sindacali, è la nuova generazione dei lavoratori precari che da gambe alla lotta come quel giovane lavoratore di terra degli aeroporti di Roma che domenica farà l'ultimo giorno di lavoro.
Lui non potrà permettersi il lusso di rassegnarsi.
Ci sono però un po' tutte le generazioni e le tipologie di lavoro e di sensibilità.
Una signora molto elegante raccoglie una bandiera rossa gonfia d'acqua abbandonata sul cofano di un'automobile e se la getta con noncuranza sulle spalle.
Bisognerà avvisare gli stilisti: quast'anno andrà di moda il rosso.
Non ci sono gli operai dello Slai cobas di Melfi, quelli che per dieci anni hanno resistito contro il deserto di Pratola Serra e hanno pagato un prezzo molto alto per quella lotta difficile e solitaria.

Ma la giornata di oggi, come la vittoria ottenuta tre anni fa alla Fiat, è anche merito loro e di tutti quelli che rischiando il licenziamento, da soli, senza soldi, mezzi, distacchi hanno fatto vivere un sindacalismo di classe alternativo e combattivo.
Nella piazza si alternano al microfono sindacalisti e lavoratori, parlano da un tir sistemato orizzontalmente, non c'è il palco ne una buona amplificazione, non si sente quasi niente, ma alla fine il sole di Roma spunta fuori lo stesso a rendere più brillanti e minacciose le bandiere rosse zuppe di pioggia.
D'altronde i comizi si erano potuti ascoltare durante tutto il corteo da improvvisati oratori che spiegavano la piattaforma e raccontavano le loro vite.
Non c'erano neppure quelle 11 operatrici del call center di un ospedale milanese licenziate a quasi cinquantanni, che hanno perso il loro stipendio di 800 euro mensili e a cui la direzione dell'ospedale e la società di lavoro interinale che le aveva assunte ha proposto, dopo una dura lotta, si erano persino spogliate, un lavoro da pulitrici per 500 euro. Ieri erano sulla televisione pubblica a raccontare la loro disperazione piangendo dignitosamente.
Quel lavoro saranno costrette ad accettarlo e dovranno piegarsi all'arroganza di chi le vuole sfruttate e sottomesse. Ma sono sicuro che dopo questo 17 ottobre 2008 anche loro saranno più forti. I padroni stanno seminando vento, ben venga la tempesta. Oggi sulle nostre spalle è piovuta la speranza.

Giuseppe Carroccia
redazione del 18/10/2008

16 ottobre 2008

IL CAPITALISMO E' UN MALATO TERMINALE CHE PRODUCE VIRUS ROVINOSI PER LA VITA DEI LAVORATORI, DI TUTTA LA SOCIETA' DEGLI ULTIMI. SOLUZIONE? LA LOTTA!

CracK!!!
Notizie allarmanti dei telegiornali sui miliardi che la borsa brucia ogni giorno. Banche che saltano come birilli. Mutui, derivati e fallimenti. Cosa sta succedendo per il credito e la finanza? E’ crisi vera, e una crisi di notevoli dimensioni! Ma da dove nasce e dove ci porterà?

Tutto viene alla luce dalle vicende legate ai famosi e famigerati mutui subprime negli USA.
In pratica, negli anni del boom edilizio (parliamo nei primi anni del duemila) gli istituti di credito concessero con molta facilità ai propri clienti i soldi necessari per acquistare la propria casa.
I mutui, di varii tipi e versioni, venivano concessi praticamente a tutti; non solo ai clienti che le banche consideravano affidabili (cioè in grado di restituire i soldi prestati), ma anche a chi si sapeva in anticipo che “non se lo poteva permettere”. A questi ultimi, in particolare, venivano concessi mutui che andavano a coprire anche l’importo totale dell’immobile.
Questi mutui, definiti “subprime”, una volta concessi dalle bache, venivano spesso “cartolarizzati”; ossia, cedevano il credito ad altre banche in cambio di denaro fresco, con cui finanziavano nuovi mutui e cosi via, alimentando una spirale senza fine.
Per consentire più agevolmente questi tipi di passaggi da banca a banca, è intervenuta l’ingegneria finanziaria, che ha creato una serie di prodotti contenenti questi mutui “particolari”.
Tutto sembrava scorrere bene e tutti sembravano guadagnarci: i clienti delle banche (anche quelli più poveri) che avevano ottenuto il mutuo, le banche che incameravano enormi introiti grazie alla concessione a pioggia di crediti a privati e aziende, le società e le banche che collocano i prodotti finanziari in borsa con guadagni a doppia cifra e dividendi distribuiti agli azionisti, per non parlare poi dei dirigenti dei vari istituti di credito che si sono visti crescere i propri compensi in poco tempo di 5/6 volte, e le società di consulenza che (a pagamento) erano chiamate a dare un giudizio sui vari soggetti che intervenivano nelle varie fasi delle manovre finanziarie.
Ma nel 2007 inizia l’inversione di tendenza e si manifestano i primi segnali di crisi.
Il meccanismo si inceppa nel momento in cui quei clienti a cui era stato concesso “generosamente” il mutuo iniziavano a non pagare e a diventare insolventi, cioè incapaci di restituire il prestito contratto con la banca. Parliamo principalmente di lavoratori che vengono ridotti in povertà ulteriore a causa della perdita del posto di lavoro o per altri motivi legati alla crisi economica generale.
L’allargarsi di questa massa di soggetti insolventi ha fatto sì che la credibilità e affidabilità degli strumenti finanziari legati ai “mutui subprime” crollasero vertiginosamente, proprio perché è apparso molto forte il rischio di non vedere restituiti i soldi prestati.
Questa diffidenza del mercato si è poi allargata coinvolgendo tutto il settore del credito specializzato nell’erogazione dei mutui.
Le prime banche a farne le spese sono state quelle degli USA, ma, immediatamente dopo anche quelle della Gran Bretagna. In un primo momento, grazie all’intervento dei Governi, che con i soldi dei contribuenti hanno coperto gli enormi debiti, sono cadute solo le teste dei grandi dirigenti responsabili di queste temerarie manovre finanziarie.
Ma successivamente le cose si sono complicate quando la crisi ha investito anche le “banche d’affari”, cioè quelle isituzioni che avevano contribuito a creare i prodotti derivati sui mutui e li avevano distribuiti in tutto il mercato mondiale.
In un primo momento alcune banche storiche d’affari negli USA sono state fatte fallire, perché sembrava che la presidenza USA , fedele alle tradizioni repubblicane, non volesse essere troppo interventista soprattutto in un settore delicato, appettitoso e strategico come credito e finanza.
Ma ad un certo punto, quando si è avuta la netta percezione della gravità della crisi, il Governo USA (mettendo in soffitta tutte le teorie sul libero mercato e sul liberismo finanziario) si è visto costretto ad intervenire pilotando le altre banche d’affari verso allenaze con partner più affidabili, o concedendo loro la possibilità di trasformarsi, cosi da diventare banche tradizionali, con l’implicita possibilità di ottenere accesso a fondi statali garantiti e alla raccolta diretta di denaro fresco proveniente dai risparmiatori, al fine di non dipendere soltanto dal denaro prestato da altri istituti di credito.
Un caso emblematico è quello che ha visto coinvolto il colosso americano delle assicurazioni AIG (American International Group) fondato nel 1919 e presente in 130 paesi.
Per superare la crisi AIG si era rivolta alle banche per avere un prestito che gli consentisse di superare le difficoltà. Ma gran parte dei soggetti a cui si è trovata a doversi rivolgere erano loro stessi in crisi (sono le banche d’affari che fallirano o dovranno cambiare la loro struttura per tirare a campare) pertanto la prospettiva del fallimento si presentava molto seria.
Pur non avendo AIG, la gloriosa storia di alcune e più importanti banche d’affari, che ciò nonostante sono state lasciate fallire, ma, in virtù delle sue dimensioni e delle sue ramificazioni, non solo nel mercato nazionale, ma anche internazionale, il governo Bush, tradendo la sua filosofia, interviene concedendo un prestito.
L’ottenimento dell’aiuto pubblico è stato sicuramente determinato dalla preoccupazione del Presidente di non creare nell’opinione pubblica la sfiducia e l’idea dell’inutilità nei confronti dell’intero sistema delle assicurazioni (macchina, vita, casa, salute, ecc).

La crisi sembra superare l’Oceano e arrivare nel vecchio continente.
In realtà segnali c’erano già stati con il fallimento mesi fa di una banca inglese legata al mondo dei mutui, ma è in questi giorni, successivamente ai crolli americani, anche in europa l’onda lunga della crisi è arrivata.
È saltata una grande banca della zona euro, con i governi del Benelux costretti ad intervenire per evitare il crack; da mesi ci sono voci su un colosso svizzero che sarebbe sul punto di crollare e anche in Germania il governo della grande coalizione sta studiando un piano per salvare un istituto di credito specializzato in erogazione di mutui.
E in Italia?
Il governo italiano è nella task force europea che preparerà misure per risolvere eventuali crisi, per cui le autorità sono in allerta.
Draghi, governatore della banca d’Italia, Tremonti ministro dell’economia e tutti i maggiori esponenti delle istituzioni economiche finanziarie sostengono che la situazione in Italia è diversa; le banche sono solide e non corriamo rischi.
Dichiarazioni analoghe a quelle che avevamo sentito prima negli Usa, poi in Eurolandia!
La verità è che non esiste solo la crisi che stiamo conoscendo ed è purtroppo vero che tutta la comunità finanziaria è fortemente interconnessa, per cui quello che succede in un mercato, non può non coinvolgere altri mercati e i primi scricchiolii si sono cominciati a sentire anche da noi.
Il primo gruppo bancario è stato negli scorsi giorni colpito da forti perdite in borsa sull’ondata di voci che vedono la banca coinvolta nelle vicende di prodotti finanziari che la stampa si è subito apprestata a definire tossici ( le famose creazioni finanziare che non verranno mai rimborsate ai clienti ).
In giorni in cui tutti i mercati finanziari hanno sofferto, e il settore bancario in particolare, il titolo Unicredito ha visto giorni nerissimi, con sospensioni nelle contrattazione per eccesso di ribasso (il meccanismo creato dagli organi di vigilanza della borsa per evitare speculazioni che possano artificialmente penalizzare un titolo). E’ stato appurato che Unicredito ha il problema di esposizioni con i soggetti e con i prodotti coinvolti nella crisi, ed è di fatto una banca europea per dimensioni e numeri.
I manager della banca, però, si stanno muovendo con tutto il loro peso: emissione di un prestito obbligazionario per miliardi di euro (la banca cioè chiede soldi ai risparmiatori), comparsate in televisione dei propri vertici, possibile vendita di settori del gruppo e infine un aumento di capitale (cioè un aumento dei mezzi economici della banca).
Basterà questo?
Oltre alla crisi legata ai mutui subprime, e ai prodotti finanziari a questi collegati è latente, sicuramente, in italia una crisi dei mutui tradizionali.
Si allarga anche qui il numero di clienti che non pagano, per le stesse ragioni che abbiamo accennato sopra, e banche che non vedranno i soldi che hanno prestato. Sarà inevitabile la rivalsa da parte delle banche sugli immobili, che comunque non consentirà di compensare l’importo erogato, con conseguenze pesanti sul patrimonio e la liquidità delle banche.
Questo lo scenario odierno, in continua e drammatica evoluzione.
Gli esperti hanno più volte richiamato lo specchio del 29; altri hanno sottolineato le analogie, ma anche differenze con gli eventi che furono alla basse della grande depressione.
È indubbio che si tratta della prima vera grande crisi globale del capitalismo finanziario.
I governi europei e mondiali stanno cercando di capire come agire in modo congiunto per salvare il salvabile riversando nelle casse dei principali istituti di credito ingenti somme di denaro. La volontà di non lasciare il settore del credito e della finanza in balia alle “semplici” regole e logiche del mercato, indica con chiarezza qual è il vero ruolo delle istituzioni statali: il comitato d’affari della classe dominante.
Lo hanno dimostrato gli USA: lo stato è intervenuto per salvare un settore che è un ganglio vitale dell’economia. Dietro al paravento della difesa dei risparmiatori, l’azione vera è stata rivolta a far sì che le banche continuino ad essere il riferimento delle imprese per i loro investimenti e i loro processi di ristrutturazione.
Sicuramente i governi riusciranno a mettere in atto provvedimenti per tenere in piedi il traballante castello del sistema finanziario mondiale; ma nulla sarà più come prima per i lavoratori e i piccoli risparmiatori.
Verranno messe a punto nuove regole (invocate dagli stessi che sono responsabili del disastro) e verranno favorite nuove aggregazioni tra banche, con l’obbiettivo di ridurre i competitors e far crescere in dimensioni gli istituti di credito. Ma nello stesso tempo sarà più difficile ottenere prestiti e mutui, e per le aziende ricevere crediti per le proprie attività.
Ma passata la nottata, come diceva il grande Edoardo, ci guarderemo indietro e chi chiederemo se la prossima crisi sarà quella definitiva che seppellirà il capitalismo o sarà l’ennesimo scossone da cui nascerà un nuovo capitalismo, proprio come faceva l’araba fenice.

Reds
Ottobre 2008.

14 ottobre 2008

PAOLO FERRERO, SEGRETARIO DI RIFONDAZIONE COMUNISTA

CRISI, BERLUSCONI COME LE TRE SCIMMIETTE. NON VEDE E NON SENTE, PARLA SOLTANTO. MA PER AIUTARE BANCHE E RIFIUTARSI DI SOSTENERE LAVORATORI, PENSIONATI E FAMIGLIE.
Pur di non mettere soldi su stipendi e pensioni, Berlusconi riesce a negare l’evidenza e ricorda tanto le famose tre scimmiette, con una sola variante: non vede, non sente ma - purtroppo - parla.
Nella giornata in cui è la stessa Confindustria a certificare, se mai ce ne fosse stato bisogno, che il nostro Paese è entrato in una drammatica fase economica recessiva, le parole di Berlusconi sulla crisi sarebbero prive di senso logico se non ne fosse chiara l’intenzione: rifiutarsi di mettere anche sono un euro per aiutare i redditi da lavoro e da pensione delle famiglie italiane, che non arrivano a fine mese, e sostenere l’economia reale.
E’ evidente, infatti, che negare in modo ostinato e pervicace la relazione tra crisi finanziaria e crisi economica serve solo a utilizzare il denaro pubblico per continuare a foraggiare banchieri e speculatori, invece che occuparsi di un serio rilancio dell’economia reale e dunque dei lavoratori, dei pensionati e delle famiglie italiane.

13 ottobre 2008

Con quali terapie si potrà far piazza pulita dei banchieri e dei leader politici che hanno creato la crisi?

CAPITALISMO TERMINALE
Loretta Napoleoni è un'economista italiana che vive a Londra. Il suo ultimo libro è "I numeri del terrore" (Il Saggiatore 2008). Sarà al Festival di Internazionale a Ferrara.
Le siamo grati per questo efficace intervento. Dove sono finiti i propagandisti del "più mercato, meno stato"? Quelli che "il mercato si regola da solo". Quelli che "l'egoismo del singolo porta al bene di tutti"? Spariti, ma non per questo siamo contenti: l'intervento dello stato a sostegno delle banche - e dei bancarottieri e dei loro stratosferici stipendi e liquidazioni - sarà pagato dai contribuenti, tutti i contribuenti, operai e pensionati compresi. Senza avere nulla in cambio.

Il capitalismo è in rianimazione. L'economia canaglia, un tumore aggressivo, ha attaccato uno dei suoi organi vitali, la finanza. Ma poiché il paziente ha la febbre alta, i chirurghi non possono operare per asportare l'indebitamento delle banche, i cosiddetti debiti tossici, cresciuto oltre misura negli ultimi anni. Da giorni il sistema immunitario è andato in tilt: svanita la fiducia, i mercati non combattono più l'infezione. Solo una dose massiccia di antibiotici, il piano di salvataggio proposto da Washington, può stroncarla. Ma questa terapia richiede il consenso dei familiari del malato, il congresso statunitense, che crede poco nella medicina tradizionale e predilige quella alternativa. E' convinto, insomma, che il mercato curerà se stesso.
Il rifiuto di somministrare gli antibiotici ha peggiorato la salute del paziente, l'infezione avanza e minaccia ormai altri organi: la finanza europea e quella russa. I medici fanno di tutto per arginarla. Il governo di sua maestà britannica nazionalizza un'altra banca, la Bradford & Bingley, un gigante del mercato dei mutui. Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo salvano in extremis la banca Fortis. Francia e Belgio corrono in aiuto di Dexia, l'istituto di credito che presta soldi alle amministrazioni locali. Citigroup, sponsorizzata dal governo americano, acquista Wachovia, una delle più grandi banche al dettaglio d'America. In Russia Putin mette a disposizione 50 miliardi di dollari per arginare la caduta della borsa. La sala rianimazione lavora senza sosta per tenere in vita il capitalismo, ma tutti sanno che senza l'intervento chirurgico il paziente rischia di morire.
La situazione è critica anche perché si teme che il tumore si estenda ai linfonodi, il mercato dei prestiti interbancari, il cosiddetto money market, che mantiene in vita l'intero sistema economico. E già alcuni indicatori ci fanno temere il peggio: nonostante l'iniezione di 630 miliardi di dollari da parte della Federal reserve, i prestiti interbancari sono ai minimi storici e i tassi a 24 ore sono schizzati dal 2,4 al 6,8 percento nel giro di pochi giorni. Chi ha contante non lo presta più, compra buoni del tesoro con rendimenti sempre più bassi. E per prevenire il collasso le banche centrali immettono sul mercato interbancario denaro sonante. Tutte queste trasfusioni, però, ritardano solo la crisi perché nessuno ha abbastanza liquidità per soddisfare i bisogni del mercato.
L'unica soluzione è dunque quella chirurgica: il cancro va asportato, ma a quattro settimane dalle elezioni presidenziali convincere il Congresso non è facile. Molti politici sono vicini alla data di rielezione e hanno paura di prendere la decisione sbagliata. L'elettorato poi chiede giustizia e la questione morale è all'ordine del giorno. Si vorrebbe che fossero puniti i responsabili della bolla finanziaria e immobiliare, le banche e i loro manager, e invece il piano di salvataggio li vuole salvare.
Come spiegare agli americani che la responsabilità è anche loro, perché per anni hanno usufruito e abusato del credito facile e a buon mercato? I dati mostrano che non solo gli Stati Uniti si sono indebitati oltre misura, ma anche la popolazione ha smesso di risparmiare. Un confronto con la Cina mette bene in mostra questa anomalia: mentre il Pil pro capite americano è ben cinque volte quello cinese, i cinesi hanno un tasso di risparmio quattro volte più alto di quello degli americani.
Non asportare il cancro, poi, danneggerebbe oltre misura i contribuenti occidentali, e già la minaccia del crollo dei fondi pensione, dell'insolvenza delle banche e della bancarotta delle assicurazioni minaccia il benessere dei cittadini. Ma il piano di salvataggio è solo il primo passo per distruggere un sistema economico diventato canaglia. Asportato il cancro, per distruggere tutte le cellule cancerogene residue ci vorranno la chemioterapia e la radio terapia. Con queste terapie si potrà far piazza pulita dei banchieri e dei leader politici che hanno creato la crisi. I responsabili pagheranno, basta avere pazienza.

di Loretta Napoleoni
(da Internazionale 764, 3 /10/08)
"lavori in corso" periodico online dell'associazione culturale PuntoRosso

12 ottobre 2008

Circa mezzo milione di persone ha sfilato ieri per le vie di Roma

Un fiume di bandiere rosse, una unità dal basso che cresce e che non ha bisogno delle alchimie politiche per ritrovarsi, per lottare.
Dal nuovo Ottobre rosso rinasce l'opposizione
"Torna Rifondazione Comunista, nelle lotte, nelle fabbriche, nei quartieri" diceva uno degli striscioni che hanno attraversato in unamarea di persone, di bandiere rosse, di consapevole allegria la città di Roma in questo caldo e assolato (sembrava estate) pomeriggio dell'11 ottobre. Un lunghissimo corteo, mezzo milione di persone, per dire che questoPaese deve cambiare, che la politica deve tornare a guardare aibisogni della gente e non a quelli di una classe dirigente sempre piùisolata e arrogante, per dire che l'opposizione torna in piazza e c'è,più che mai c'è ed è pronta a farsi sentire, democraticamente, perchiedere rispetto, tutele e diritti. Una marea di persone che hannochiesto di cambiare rotta e lo hanno fatto con tutto l'entusiasmo, l'allegria, la forza di chi non ha più rappresentanza parlamentare, dichi si tenta di tacitare anche sulla stampa, di chi però è sempre piùpresente nelle piazze, negli scioperi e nella vita di tutti giorni. Dichi è incazzato e vuole trovare una forma democratica per urlarlo. Dichi non è più disposto a stare a guardare un potere, un governo che toglie dicendo di dare, che salva i banchieri, ma affossa i piccolirisparmiatori, che dà a Confindustria per togliere ai lavoratori. Incazzati per un potere, un governo che vuole un Paese normalizzato, dove la precarietà sia regola, dove morire per lavorare sia solo undeplorevole effetto collaterale, dove i diritti nel mondo del lavoro,i diritti nel mondo della scuola, i diritti nella vita di tutte e ditutti siano opitional da poter cancellare. Un potere, e un governo, che con Confindustria e Vaticano ci prepara una bella vitanormalizzata, in cui si nasce da una donna costretta alladisoccupazione per non rinunciare al suo ruolo di madre da una societàche non dà servizi sociali, asili e assistenza; in cui si studia(poco) in una scuola controllata e che se non sei ricco finirà moltopresto solo per introdurti al lavoro salariato; in cui poi si lavora, flessibili, precari, non tutelati e a volte morti; in cui si invecchianella povertà, ché anche la pensione, se non hai potuto pagartene unaprivata, non è più un diritto; e in cui si muore presto perché anchela sanità non è un diritto e non potrai permettertela. Questo cistanno preparando. Questa è la società normalizzata che vogliono. Equesto riusciranno a fare, se non si ritroverà la strada per unaopposizione vera, per una opposizione di sinistra e comunista chesappia sconfiggere quella coltre di indifferenza che sta uccidendoquesto Paese.Un altro bellissimo striscione, tra quelli di questa manifestazione,diceva: "Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odiogli indifferenti" riprendendo la frase finale di un brano de La cittàfutura scritto da Antonio Gramsci nel 1917. Proviamo a leggere tuttoquesto brano: "Odio gli indifferenti. Credo come Federico Hebbel che"vivere vuol dire essere partigiani". Non possono esistere i solamenteuomini, gli estranei alla città. Chi vive veramente non può non esserecittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, èvigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.L'indifferenza è il peso morto della storia. E' la palla di piombo peril novatore, è la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmipiù splendenti, è la palude che recinge la vecchia città e la difendemeglio delle mura più salde, meglio dei petti dei suoi guerrieri,perché inghiottisce nei suoi gorghi limosi gli assalitori, e li decimae li scora e qualche volta li fa desistere dall'impresa eroica.L'indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, maopera. E' la fatalità; e ciò su cui non si può contare; è ciò chesconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è lamateria bruta che si ribella all'intelligenza e la strozza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, il possibile bene che unatto eroico (di valore universale) può generare, non è tanto dovutoall'iniziativa dei pochi che operano, quanto all'indifferenza, all'assenteismo dei molti. Ciò che avviene, non avviene tanto perchéalcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uominiabdica alla sua volontà, lascia fare, lascia aggruppare i nodi che poisolo la spada potrà tagliare, lascia promulgare le leggi che poi solola rivolta farà abrogare, lascia salire al potere gli uomini che poisolo un ammutinamento potrà rovesciare. La fatalità che sembradominare la storia non è altro appunto che apparenza illusoria diquesta indifferenza, di questo assenteismo. Dei fatti maturanonell'ombra, poche mani, non sorvegliate da nessun controllo, tessonola tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se nepreoccupa. I destini di un'epoca sono manipolati a seconda dellevisioni ristrette, degli scopi immediati, delle ambizioni e passionipersonali di piccoli gruppi attivi, e la massa degli uomini ignora,perché non se ne preoccupa. Ma i fatti che hanno maturato vengono asfociare; ma la tela tessuta nell'ombra arriva a compimento: e allorasembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che lastoria non sia che un enorme fenomeno naturale, un'eruzione, unterremoto, del quale rimangono vittima tutti, chi ha voluto e chi nonha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chiindifferente. E questo ultimo si irrita, vorrebbe sottrarsi alleconseguenze, vorrebbe apparisse chiaro che egli non ha voluto, cheegli non è responsabile. Alcuni piagnucolano pietosamente, altribestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessianch'io fatto il mio dovere, se avessi cercato di far valere la miavolontà, il mio consiglio, sarebbe successo ciò che è successo? Ma nessuno o pochi si fanno una colpa della loro indifferenza, del loro scetticismo, del non aver dato il loro braccio e la loro attività aquei gruppi di cittadini che, appunto per evitare quel tal male, combattevano, di procurare quel tal bene si proponevano. I più di costoro, invece, ad avvenimenti compiuti, preferisconoparlare di fallimenti ideali, di programmi definitivamente crollati edi altre simili piacevolezze. Ricominciano così la loro assenza daogni responsabilità. E non già che non vedano chiaro nelle cose, e chequalche volta non siano capaci di prospettare bellissime soluzioni deiproblemi più urgenti, o di quelli che, pur richiedendo ampiapreparazione e tempo, sono tuttavia altrettanto urgenti. Ma questesoluzioni rimangono bellissimamente infeconde, ma questo contributoalla vita collettiva non è animato da alcuna luce morale; è prodottodi curiosità intellettuale, non di pungente senso di unaresponsabilità storica che vuole tutti attivi nella vita, che nonammette agnosticismi e indifferenze di nessun genere.Odio gli indifferenti anche per ciò che mi dà noia il loro piagnisteodi eterni innocenti. Domando conto ad ognuno di essi del come hasvolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento dipoter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di nondover spartire con loro le mie lacrime. Sono partigiano, vivo, sentonelle coscienze virili della mia parte già pulsare l'attività dellacittà futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catenasociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovutaal caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c'èin essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi sisacrificano, si svenano nel sacrifizio; e colui che sta alla finestra,in agguato, voglia usufruire del poco bene che l'attività di pochiprocura e sfoghi la sua delusione vituperando il sacrificato, losvenato perché non è riuscito nel suo intento.Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti"."L'indifferenza è il peso morto della storia" ci diceva Gramsci nel1917. Quanta attualità in questo concetto. Proviamo a riflettere tuttee tutti su questo. Anche se in una giornata come questa, la "piazzarossa" dei comunisti a Roma ci ha dimostrato il contrario. Ci ha dinuovo, dopo un anno, detto: ci siamo! Con orgoglio e forza e siamopronti a lottare. Ora non deludiamoli.

Federica Pitoni

9 ottobre 2008

PAOLO FERRERO: CRISI BANCHE, GOVERNO SALVA LA CASTA NON LE FAMIGLIE

"I provvedimenti annunciati da Berlusconi e Tremonti sono a difesa della casta, dei banchieri e delle banche"

Non c’e’ nulla in difesa delle famiglie, che sono quelle che rischiano oggi la bancarotta". Lo ha detto il segretario di Rifondazione comunista, Paolo Ferrero, a proposito delle misure del governo dopo la crisi finanziaria internazionale.
Ferrero ha confermato che Rifondazione e la sinistra saranno in piazza sabato a Roma per una manifestazione nazionale contro le politiche di governo e Confindustria e ha aggiunto: "Noi chiediamo una riduzione delle tasse su stipendi e pensioni e che ci sia, da parte dello Stato, un abbattimento dei mutui sulla prima casa e, in particolare, quelli a tasso variabile.
Soltanto alimentando i consumi si puo’ difendere l’economia reale". Ferrero ha evidenziato come la crisi venga "utilizzata, di nuovo, per redistribuire risorse: dai cittadini che pagano le tasse verso le banche e i banchieri. Percio’ scendere in piazza e’ tanto piu’ necessario proprio per far sentire la voce della gente e per evitare che le risorse vengano date ai soliti noti". (AGI)

8 ottobre 2008

COMUNICATO STAMPA


STRAGE DI BOLOGNA: L'omertà di Stato più volte denunciata dalle vittime anche questa volta è stata più forte della legge
Newsletter n. 0/2008

Apprendiamo dall'Agenzia Ansa che il Tribunale di Sorveglianza di Roma ha concesso la liberazione condizionale alla terrorista pluriomicida Francesca Mambro autrice tra l'altro della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 che causò 85 morti e 200 feriti.
È scandaloso che pur non avendo i requisitisi sia applicato questo beneficio ad una terrorista, che condannata a 7 ergastoli, assieme al marito, il terrorista Valerio Fioravanti ,oltre alla strage alla stazione di Bologna ha assassinato altre 12 persone.
È da tenere presente che la terrorista non ha mai espresso alcun sentimento di distacco dal suo passato e di consapevolezza dell'estrema gravità dei delitti compiuti.
Si noti inoltre che le vittime di questi delitti non hanno mai ottenuto un minimo di risarcimento nonostante le condanne in via definitiva.
È vergognoso che in questo Paese le leggi vengano curiosamente interpretate a favore di questi personaggi e a loro vengano concessi trattamenti di favore.
L'omertà di Stato più volte denunciata dalle vittime anche questa volta è stata più forte della legge.

IL PRESIDENTE
PAOLO BOLOGNESI

7 ottobre 2008

SCIOPERO GENERALE DI PREVENZIONE CONTRO LA SCOMPARSA DELLA CIVILTA' DEL LAVORO. PER UN SALARIO DI BENESSERE, PER LA SICUREZZA SUL LAVORO

DIFENDERE E RILANCIARE IL CONTRATTO NAZIONALE DI LAVORO

Quasi 2.000 euro in meno. A tanto ammonterebbe la perdita dei salari nei prossimi quattro anni applicando il modello proposto da Confindustria sull’inflazione. È quanto emerge da uno studio dell’Ires (l’Istituto di ricerca della Cgil). Il maggiore sindacato italiano spiega il proprio “no” alla proposta che gli industriali hanno portato al tavolo per riformare i modelli contrattuali. Se tornassimo indietro nel tempo e applicassimo il modello proposto dalle imprese, spiega l’Ires, negli ultimi quattro anni un chimico avrebbe perduto 1.465 euro, un metalmeccanico circa mille. E i salari, già sostenuti a malapena dal modello del 1993 che si cerca di superare in questa trattativa, sarebbero destinati a ridursi ancora di più nel prossimo futuro.

Però in compenso le imprese ci rassicurano sul potenziale aumento degli omicidi sul lavoro, di questo passo in meno di quattro anni i morti annuali arriveranno a 2000.

6 ottobre 2008

PAOLO FERRERO, SEGRETARIO NAZIONALE DI RIFONDAZIONE COMUNISTA

FEDERALISMO, RIFORMA STORICA? NO, STORICA FREGATURA PER GLI ITALIANI FATTA PER INTERESSI LEGA E INDUSTRIALI.

Il ministro Tremonti ha ragione a parlare di “riforma storica”, in merito alla riforma del federalismo fiscale varato dal consiglio dei ministri con apposito ddl e vero cavallo di battaglia della Lega Nord. Si tratta, infatti, di una storica fregatura, per gli italiani, talmente “storica” che, purtroppo, il nostro Paese la pagherà a lungo. Con questa ipotesi di federalismo fiscale, infatti, verrà tagliata la spesa sociale e quindi la spesa sanitaria per l’assistenza e verranno alimentate guerre tra poveri, tra i cittadini e le famiglie italiane
del Nord e del Sud, con conseguente riduzione sostanziale dei loro diritti. Il tutto, poi, per accontentare la Lega Nord sul piano politico ma anche gli industriali del Nord, che saranno i veri e soli beneficiari di questa vera e propria controriforma. Contro di essa ci batteremo in tutte le sedi.

1 ottobre 2008

RIFLESSIONI SUL DECADIMENTO DELLA SOCIETA' ITALIANA. CON L'ELIMINAZIONE DEI COMUNISTI DAL PARLAMENTO, LA DESTRA APPLICA IL PROGRAMMA DELLA "P2"

DAL FASCISMO NATURALE ALLA POSTDEMOCRAZIA

di Tommaso Fattori

Fascismo naturale e berlusconismo.
Il "fascismo storico" è un evento non più riproducibile: quella società e quel mondo - le sue condizioni e il suo contesto – sono mutati enormemente. Ma ciò non basta a rallegrarci e tantomeno a rendere la storia orientata verso il meglio. Allo stesso tempo ci sono permanenze profonde, elementi che attraversano il mutamento antropologico avvenuto nel corso del secolo breve: quell'indole nazionale che Luigi Pintor definì il "fascismo naturale" persistente nella società italiana. C'è qualcosa che rende fascismo, craxismo e berlusconismo capitoli diversi di una medesima autobiografia nazionale e non il succedersi -altrimenti inspiegabile- di parentesi in un discorso privo di frasi principali.
Dietro il nuovo "ressentiment" dei salvati nei confronti dei sommersi - in primis gli immigrati- dietro la paura di perdere privilegi acquisiti all'interno di un mondo strutturato su diseguaglianze ritenute inevitabili, resta fermo, al fondo, un elemento di fascismo naturale: il gusto per la sopraffazione attraverso il potere e il denaro. A ciò si è mescolato, a partire dagli anni ottanta, il trionfo del modello acquisitivo individuale. E così la maggioranza degli italiani ha votato Berlusconi non malgrado il conflitto d'interessi, ma grazie al conflitto d'interessi; così una giovane studentessa ha potuto scrivere nel giornale della scuola "sì, ha usato il potere per arricchirsi personalmente: ma chi al suo posto non avrebbe fatto lo stesso?".
Il fascismo, nel contrapporre a "Liberté, Egalité e Fraternité" i principi "Dio, Patria e Famiglia" mostrava il suo fondo tradizionalista, religioso e antimoderno. Il berlusconismo è qualcosa d'innovativo, in grado di coniugare questi elementi arcaici a fenomeni di modernità volgare. I programmi con cui Mediaset ha fatto la sua fortuna ne sono uno stupefacente condensato. E alla tradizione antiamericana della destra fascista si è sostituita la rivendicazione della tradizione occidentale e dello scontro di civiltà, elemento che connette gli elettori di Bush e di Berlusconi.
Dal partito unico al sistema unico.
Di certo è rintracciabile una declinazione tipicamente italiana di quel processo globale la cui direzione è la postdemocrazia, secondo la fortunata definizione di Crouch. Ma è davvero tutta farina del sacco della destra? In Italia la cultura postdemocratica è stata coltivata dalla destra berlusconiana ma anche dalla galassia confluita nel Partito Democratico. Aziende che si fanno partiti e partiti che si fanno aziende, senza più iscritti (come il PD, appunto): corporazioni di imprenditori del mercato politico. Forza Italia, partito di cui non si ricorda un congresso degno di questo nome nè un vero dibattito interno, ha il merito d'aver aperto la strada. Dunque non un partito unico, ma un sistema unico sì, sempre più protetto da qualsivoglia controllo diretto degli elettori, garante di nuove sovrapposizioni fra Res Publica e poteri privati. Un sistema che, escludendo la sinistra dal Parlamento, è stato capace di scaricare quel pezzo di corporazione meno assimilabile e integrabile.
Ma questa privatizzazione della politica e di ogni spazio pubblico (per non dire della privatizzazione di beni comuni e servizi fondamentali, dove il modello delle Spa e delle Multiutility è ancora una volta bipartisan, scusate il termine) è andata di pari passo con la "comune" costruzione di una nuova memoria pubblica, della quale l'antifascismo non doveva più far parte. L'antifascismo è stato visto come un ostacolo alla modernizzazione del paese (a ragione, considerati i tratti di questa modernizzazione). Un'operazione intellettuale pronta a risolversi in operazione politica. Non per caso la Bicamerale mostrò subito come la Costituzione – nata dall'antifascismo- fosse un impaccio di cui liberarsi almeno in parte.
Il Sindaco e la storia.
Pure i propugnatori di questa operazione culturale non stanno necessariamente a destra. Persino quando si tratta della rivalutazione del fascismo storico. La considerazione delle "ragioni dei ragazzi di Salò" iniziò con l'ineffabile Violante e arriva alle recenti parole del ministro della difesa, stupefacentemente pronunciate in occasione dell'otto settembre. Nel frattempo resta diffuso nel paese l'immaginario di un fascismo bonario. Pochi nostri concittadini sanno dell'uso dei gas nelle guerre coloniali. Ancora meno sanno che i militari italiani hanno sterminato un migliaio di persone, fra cui donne e bambini, bruciandole vive nella grotta in cui si erano rifugiate. Una scoperta - fatta dallo storico Dominioni- che sulla stampa nazionale fu un'autentica meteora; il Corriere della Sera, tra l'altro, titolò: "Le foibe italiane in Africa". Le foibe? Se la coscienza civile tedesca, a partire dal tanto vituperato sessantotto, iniziò a fare i conti con il nazismo, in Italia persiste un rapporto spensierato con il passato, fatto ancora di miti e leggende, di "italiani brava gente".
Le leggi razziali del trentotto?
Un tributo dovuto all'alleato nazista, qualcosa di estraneo al fascismo. Eppure quelle leggi non solo furono precedute dal censimento razzista degli ebrei italiani ma anche dai crimini e dal sistematico razzismo nelle colonie, compresa l'obliata legge contro il madamato per impedire l'imbastadimento del puro sangue italiano. La rimozione del nostro recente passato - si sfoglino i libri di testo delle scuole superiori - significa che quando un sindaco sgombera un campo Rom non vede nè può vedere alcuna relazione con il razzismo coloniale, nè con le leggi razziali. Le azioni del presente sono come sospese nel nulla.
Così oggi possiamo ripartire da zero, o meglio, da tolleranza zero. Complici i giornali, che aiutano a costruire il terribile pericolo urbano incarnato dai lavavetri ai semafori ma minimizzano la bomba molotov lanciata contro una macchina di Rom nei dintorni di Firenze, definendola "una bravata".
Anomalie italiane in "anomie" globali.
Sarebbe sbagliato ignorare le anomalie italiane, derubricare le differenze specifiche o, peggio, sottovalutare i caratteri estremi della via italiana alla postdemocrazia planetaria. La destra berlusconiana è una campionessa di estremismo postdemocratico: al decisionismo e alla personalizzazione del potere, al dispregio per l'universalità dei diritti e delle funzioni di controllo del potere, ha sommato la ripetuta fabbricazione di leggi ad personam e ha reso pacifica la condizione di un presidente del consiglio che domina televisioni pubbliche e private. In questo senso è illuminante la grande metafora del "comunismo", mattone del lessico della destra. Con audace slittamento semantico questa parola denota, in senso complessivo, ogni idea di limite al potere o più popolarmente di limite al "far ciò che si vuole"; il comunismo rappresenta le tasse,
le leggi, talvolta la Costituzione, che è addirittura "sovietica" secondo una dimenticata definizione dello stesso Berlusconi. Perciò era comunista il democristiano Scalfaro e lo è la magistratura, che limita il sovrano nella sua potestà assoluta.
Tuttavia la crisi dei "fondamentali" della democrazia costituzionale non è solo italiana. Questa crisi ha condotto al superamento funzionale del principio basilare della divisione dei poteri nel continente in cui il principio è nato: il Parlamento europeo è poco più di una camera di consultazione e il Consiglio d'Europa –composto dagli esecutivi- legifera. Il trattato di Lisbona, poi, prevede una Commissione che assommerà ancora di più potere esecutivo e legislativo, come se nulla fosse. D'altra parte in molti teorizzano la necessità di un'efficace governance postparlamentare. C'è infine da considerare il ciclo contemporaneo di guerre preventive d'aggressione scatenato dagli Stati Uniti, che hanno così polverizzato il fondamento della Carta delle Nazioni Unite. In altri termini, l'eversione costituzionale è un tratto generale del nostro tempo e non solo uno spiacevole incidente italiano.
Lo stesso si può dire a proposito dello scricchiolio costituzionale dei vecchi Stati nazione. Dalle torture di Bolzaneto a quelle istituzionalizzate di Guantanamo, spazi situati al di là dei diritti costituzionali, assieme ai tribunali speciali antiterrorismo. Cosa è complessivamente il Patriot Act? Quale imbarbarimento culturale ha potuto spingere il (post) liberal Panebianco - sul Corriere della Sera un paio d'anni fa- a riconsiderare le ragioni dei rapimenti di stato e delle torture al fine di prevenire mali peggiori, come gli attentati terroristici?
Il nostro governo prende le impronte ai Rom; Zapatero ha fatto sparare sui migranti nelle "sue" terre africane; l'intera Europa assassina ogni anno migliaia di persone con la militarizzazione delle frontiere, in gran parte ipocritamente esternalizzata (vedi accordi con la Libia). Le politiche sull'immigrazione dell'UE hanno il solo effetto di rendere piu' mortali e tortuosi i tragitti di chi comunque cercherà di emigrare, trasformando il Mediterraneo nella più grande fossa comune del continente dopo la seconda guerra mondiale. Il tutto per volontà di governi costituzionali, il tutto nell' indifferenza dell'opinione pubblica.
E' vero, in Italia s'afferma più nettamente che altrove il principio secondo cui chi vince le elezioni avrebbe un mandato assoluto del popolo, che lo legittimerebbe a far ciò che vuole. Le Costituzioni, al contrario, sono un sistema di limiti e obblighi al potere della maggioranza: la loro ragione fondamentale è la garanzia dei diritti fondamentali di tutti, a maggior ragione quelli di chi sia, di volta in volta, minoranza. Ma, fatte salve le caratteristiche di degrado morale e civile del nostro paese, davvero vi sono differenze di sostanza fra i modelli Bush, Berlusconi e Putin? Nella concentrazione postdemocratica di potere economico e politico? Negli Stati Uniti mai Berlusconi avrebbe potuto divenire presidente, ma è fatto di poca consolazione se guardiamo al governo dei petrolieri Bush e Cheney: sono varianti della medesima occupazione e del medesimo controllo dei poteri pubblici da parte di poteri economici, finanziari e tecnologici.
Radici della postdemocrazia.
I consumatori postcittadini assistono consensualmente al progressivo sostituirsi del mercato capitalistico - divenuto "mercato" tout court- alla politica e alla vita. E' il trionfo del diritto privato su quello pubblico; sul piano sovranazionale è l'affermarsi di una potente lex mercatoria prodotta dagli uffici legali delle grandi Corporation, nel vuoto di diritto planetario.
Sarebbe interessante discutere se questo processo abbia una possibile radice in uno dei vizi originari delle nostre democrazie costituzionali: il non aver posto limiti all'arricchimento privato e alla cultura acquisitiva, e l'averne addirittura fatto un diritto assoluto (per quanto implicito) oltre che effettivamente garantito. Tutte le nostre democrazie garantiscono cioè il funzionamento di una società nella quale il singolo individuo può accrescere la ricchezza personale senza alcun limite, almeno in linea di principio.
Al medesimo tempo è proprio il mercato capitalistico -ottimo e unico sistema di produzione e distribuzione della ricchezza - ad esser divenuto la fonte principale di legittimazione delle istituzioni politiche: è il nuovo collante sociale, è la sostanza della postdemocrazia e la fonte del consenso. Che poi la democrazia abbia tratti autoritari è un fatto che diviene secondario e inessenziale. Ciò che i postcittadini ricercano è prima di tutto l'assicurazione di un certo grado di benessere, coincidente con il consumo privato, e la possibilità di arricchirsi, elementi che devono essere prioritariamente garantiti e ai quali possono essere sacrificati altri diritti (prima di tutto quelli altrui, naturalmente, come dimostra la produzione di un diritto speciale per gli immigrati). A questo si somma la psicosi securitaria, dove la paura spinge a rinunciare volontariamente a parte della propria libertà e dei propri diritti in nome della sicurezza. E anche attorno alla paura la destra ha saputo coagulare il suo blocco sociale, di massa.
Certo, il consenso ai tempi della propaganda fascista e il consenso oggi, al tempo degli imperi televisivo-mediatici, si costruisce in maniera diversa. Sembra definitivamente scomparsa ogni forma di coercizione. Contemporaneamente i postcittadini sono sempre più incapaci d'aver cognizione dei meccanismi attraverso cui sono portati a volere ciò che vogliono o a sapere ciò che sanno. Il problema è come si formano le opinioni, attraverso quali strumenti e con quale coscienza del processo. Non è solo questione di agenda setting, è che la produzione d'immaginario è divenuta un' industria vera e propria, in grado di realizzare enormi profitti attraverso la trasformazione dei nostri orizzonti simbolici. Si tratta dei modelli televisivi, dei divi, dei miti e delle forme di vita che questa fabbrica di senso veicola, per fare l'esempio più banale.
Se infine pensiamo che il postcittadino formerà le sue primitive capacità critiche all'interno della scuola delle tre " i " (impresa, internet, inglese), la postdemocrazia è servita. Lo studente delle tre i dovrà imparare ad eseguire, non a decidere, perchè la postdemocrazia è assenza di partecipazione democratica, è scelta fra opzioni già predeterminate, è desiderio di decisioni rapide. Se il fascismo storico è stato negazione della democrazia, la postdemocrazia non coincide con la "non democrazia", ma allo stesso tempo non è meno pericolosa.


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