30 luglio 2008

NONOSTANTE LA BOCCIATURA DI IERI IN PARLAMENTO LA NORMA "PRECARI A VITA" CHE MANDA IN ORGASMO LA MARCEGAGLIA RESTA IL COREBUSINNES DI QUESTO GOVERNO

Piovono pietre sui lavoratori precari

Tanto tuonò che infine piovve anche sui lavoratori con contratto a termine.
L'attuale governo di centrodestra sta infatti procedendo a una radicale destrutturazione di tale modello contrattuale, annullando le già ridotte tutele dei lavoratori a tempo determinato.
La storia è semplice.
Uno degli aspetti più rilevanti e "progressivi" della L. n. 247/2007 recante norme di attuazione del Protocollo del 23 luglio 2007 (c.d. "Protocollo sul Welfare") è certamente stata l'introduzione di un elementare principio di civiltà: "il contratto di lavoro subordinato è stipulato di regola a tempo indeterminato".
In sostanza, con tale previsione il governo di centrosinistra ha voluto ripristinare senza ambiguità ed incertezze il corretto rapporto regola/eccezione tra contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato e contratto a termine già vigente sotto la legge n. 230/1962 e successivamente cancellato ad opera del Decreto legislativo n. 368/2001.
L'affermazione di tale principio muoveva dalla necessità di garantire alle migliaia di lavoratori a termine del nostro paese alcuni importanti garanzie e tutele: a) nel nostro sistema del mercato del lavoro, la stipula di contratti a termine è una mera "eccezione", legata al verificarsi di esigenze aziendali straordinarie; b) l'onere della prova della sussistenza di tali straordinarie esigenze aziendali grava esclusivamente su colui che le invoca, ossia sul datore di lavoro; c) l'accertamento giudiziale della insussistenza delle ragioni aziendali straordinarie poste a fondamento dell'assunzione a termine determina la riespansione della "regola" e, dunque, la trasformazione del contratto a termine invalido in un contratto a tempo indeterminato.
Principi che devono essere sembrati eccessivamente "rivoluzionari" e "sovversivi" all'esecutivo Berlusconi IV, che ha così proceduto a una loro sostanziale soppressione.
Lo imponeva il rispetto della nuova costituzione materiale ove "la Repubblica è fondata sul Capitale".
E così l'art. 21 del recente decreto legge n. 112/2008 ha introdotto la possibilità per le imprese di apporre un termine alla durata del contratto di lavoro subordinato a fronte di ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo "anche se riferibili alla ordinaria attività del datore di lavoro".
Il che equivale a dire che la stipula dei contratti di lavoro a termine non costituisce più una "eccezione", ben potendo tale strumento negoziale essere normalmente utilizzato per fronteggiare esigenze aziendali concernenti l'"ordinaria attività" dell'impresa. Dove "ordinaria" equivale a "normale", "regolare"; l'opposto, dunque, rispetto alla sussistenza di esigenze aziendali "eccezionali", "straordinarie" o "temporanee" in relazione alle quali si era tentato di limitare l'impiego dei contratti a tempo determinato.
Ecco, dunque, definitivamente riemergere un sistema di coesistenza paritaria dei due modelli contrattuali (senza più alcun rapporto regola/eccezione), con una sostanziale abrogazione del principio introdotto dalla L. n. 247/2007.
In tale contesto si colloca coerentemente anche il recente tentativo di sovvertire, con un emendamento alla manovra finanziaria, il principio illustrato sub punto c), sostituendo la tutela costituita dalla trasformazione del contratto a termine invalido in un contratto di lavoro a tempo indeterminato e dalla conseguente reintegrazione in servizio del dipendente a tempo determinato con una mera tutela risarcitoria parametrata (in analogia a quanto previsto dalla c.d. "tutela obbligatoria" vigente per i licenziamenti illegittimi disposti in aziende con meno di 16 dipendenti) tra le 2,5 e le 6 mensilità dell'ultima retribuzione.
Inutile dire che si tratta dell'ennesimo gravissimo colpo inferto dall'esecutivo di centrodestra al sistema di tutele e di garanzie del lavoro subordinato.
E ciò ad ulteriore conferma del fatto che dietro l'apparente e populistica attenzione per i problemi dei meno abbienti (es. detassazione degli straordinari e dei premi di produttività), l'esecutivo Berlusconi IV sta attuando politiche ed interventi marcatamente di classe e di stampo neoliberista, con l'unico scopo di cancellare, anche sul piano della conflittualità sociale e dei rapporti di produzione, quel che resta della sinistra e dei suoi potenziali ceti di riferimento.
Come dire: il conflitto capitale/lavoro deve stare fuori non solo dal parlamento, ma anche dalle fabbriche e, più in generale, dalla società; il lavoro dipendente deve essere disgregato e disperso, privato di coscienza di classe e di rappresentanza, ridotto in una condizione esistenziale di solitudine e di insicurezza.
In quest'ottica vanno letti i sistematici interventi di destrutturazione del diritto del lavoro e del sistema di relazioni sindacali (es. depotenziamento del la contrattazione collettiva nazionale) attuati dal governo di centrodestra.
C'è da augurarsi che, nella più assoluta inerzia delle attuali opposizioni parlamentari, le forze politiche e sociali antagoniste che ancora esistono nel paese (prc in testa) sappiano trovare la forza di rialzarsi e, superando i dissidi interni, di elaborare modalità nuove e più avanzate di lotta e di iniziativa politica e sociale.

Roberto Croce

28 luglio 2008

VII CONGRESSO PRC - il documento politico approvato dalla maggioranza dei delegati e in base al quale è stato eletto nuovo segretario Paolo Ferrero

RICOMINCIAMO IL CAMMINO PER LA RIFONDAZIONE COMUNISTA INTERROTTO DALL'ESPERIENZA DEL GOVERNO PRODI. UN PARTITO SOCIALE CONTRO LE DESTRE

1
Il Congresso considera chiusa e superata la fase caratterizzata dalla collaborazione organica con il PD nella fallimentare esperienza di governo dell’Unione, dalla presentazione alle elezioni della lista della Sinistra Arcobaleno e dalla sbagliata gestione maggioritaria della direzione del partito.
Il Congresso prende atto che nessuna delle mozioni poste alla base del VII Congresso nazionale del PRC è stata approvata.
Ritiene necessario e prioritario un forte rilancio culturale, politico e organizzativo del Partito della Rifondazione Comunista.
Respinge la proposta della Costituente di sinistra e qualsiasi ipotesi di superamento o confluenza del PRC in un’altra formazione politica. Il tema dell’unità a sinistra rimane un campo aperto di ricerca e sperimentazione, partendo da questa premessa.
2
Il rilancio del PRC deve essere caratterizzato in primo luogo da una svolta a sinistra. L’esperienza di governo dell’Unione ha mostrato l’impossibilità, data la linea del PD e i rapporti di forza esistenti, di un accordo organico per il governo del paese.
La sconfitta delle destre populiste e della politica antioperaia della Confindustria è il nostro obiettivo di fase. A tale fine, la linea neocentrista che caratterizza oggi il Partito Democratico è del tutto inefficace e sarebbe quindi completamente sbagliata la proposta di ricostruzione del centro sinistra; ci ridurrebbe in una collocazione subalterna all’interno di un contesto bipolare.
Al contrario è necessario costruire l’opposizione al governo Berlusconi, intrecciando la questione sociale con quella democratica e morale, in un quadro di autonomia del PRC e di alternatività al progetto strategico del PD.
E’ importante recuperare l’idea che l’opposizione non è una mera collocazione nel quadro politico ma si configura come una fase di ricostruzione, di radicamento e di relazioni sociali, di battaglia culturale e politica. Nella crisi della globalizzazione capitalistica l’alternativa la si costruisce nella lotta sociale e politica contro il governo Berlusconi, i progetti confindustriali e le visioni fondamentaliste e integraliste. Dentro questa prospettiva è indispensabile rafforzare la sinistra di alternativa, avviando una collaborazione fra le diverse soggettività anticapitaliste, comuniste, di sinistra e aggregando le realtà collettive ed individuali che si muovono al di fuori dei partiti politici sui diversi terreni sociali, sindacali e culturali.
3
Il rilancio del PRC parte dalla ripresa dell’iniziativa sociale e politica. La promozione di lotte, la costruzione di vertenze, la ricostruzione dei legami sociali a partire da forme di mutualità, sono indispensabili al fine di qualificare dal punto di vista dell’utilità sociale il ruolo storico dei comunisti e della sinistra. Così come sono elementi necessari per valutare l’efficacia della nostra presenza nelle istituzioni e per ribadire la nostra alterità e intransigente opposizione rispetto alle degenerazioni della politica. Anche in vista delle prossime elezioni amministrative, ferma restando la piena sovranità dei diversi livelli del partito, anche alla luce dell’importanza assunta dai governi locali nel dispiegarsi di politiche di sussidiarietà, privatizzazione e securitarie, è necessario verificare se gli accordi di governo siano coerenti con gli obiettivi generali che il partito si pone in questa fase.
La lotta contro la manovra economica antipopolare del governo delle destre, l’opposizione alle iniziative razziste e discriminatorie contro i migranti e i rom, il contrasto ai progetti di attacco al pubblico impiego e alla pubblica amministrazione, l’opposizione alla controriforma della giustizia e la questione morale, rappresentano terreni decisivi di iniziativa, di mobilitazione e di allargamento di un movimento di massa contro le politiche del governo.
E’ quindi necessario, fin da subito, che il nuovo gruppo dirigente del partito lavori ad ogni possibile forma di coordinamento della sinistra politica, sociale e culturale al fine di mettere in campo la più ampia e forte mobilitazione contro il governo e la Confindustria. In questo quadro è necessario lavorare per la realizzazione di un nuovo 20 ottobre, una grande manifestazione di massa e una campagna politica di autunno che, partendo da quanti diedero vita all’appuntamento dello scorso anno, raccolga nuove forze, in particolare le espressioni di movimento e di lotta. Rientra in questo percorso l’impegno ad organizzare per il prossimo autunno la Conferenza Nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori.
Non è però sufficiente una manifestazione; la ripresa di una iniziativa di lotta, richiede in primo luogo la messa in campo di una forte iniziativa in difesa delle condizioni di vita e di lavoro delle classi popolari; dalla difesa dei Contratti Nazionali di Lavoro alla questione dei salari e delle pensioni, dalla questione dirimente della lotta alla precarietà all’iniziativa contro la disoccupazione nel Mezzogiorno, dalla lotta per la casa alla difesa e sviluppo del welfare.
E’ centrale la questione del reddito, a partire dalla difesa del potere di acquisto di salari e pensioni che va tutelato anche attraverso un meccanismo di difesa automatica del valore reale delle retribuzioni e dal tema ineludibile del salario sociale.
Si tratta di terreni decisivi per ricostruire l’unità del mondo del lavoro, tra nord e sud, tra lavoratori pubblici e privati, tra italiani e migranti, e per ricomporre le attuali cesure tra lavoratori garantiti e atipici. Si tratta di declinare queste lotte intrecciandole al conflitto di genere ed alle relazioni intergenerazionali. Solo la ripresa del conflitto di classe può evitare che la guerra tra i poveri prenda piede nel nostro paese, sedimentando razzismo e xenofobia.
Pur nel rispetto dell’autonomia del sindacato, non possiamo che sottolineare la necessità assoluta che vengano superate le logiche concertative che hanno reso impossibile la difesa dei lavoratori e delle fasce a basso reddito. In questo quadro, riaffermando la necessità di una piena autonomia del sindacato da partiti, governo e padronato, auspichiamo la costruzione di una ampia sinistra sindacale che ponga al centro i nodi della democrazia e della ripresa del conflitto. Così come salutiamo positivamente ogni forma di coordinamento e di cooperazione nell’ambito del sindacalismo di base.
Riteniamo opportuno favorire ogni elemento di conflitto dal basso nei luoghi di lavoro, la rinascita di un protagonismo dei lavoratori e delle lavoratrici, l’emergere di momenti di auto-organizzazione, tutti elementi decisivi affinché la battaglia anticoncertativa assuma una dimensione di massa. In questo quadro è necessario un forte investimento nella costruzione della presenza organizzata del partito nei luoghi di lavoro.
Intrecciati con la questione sociale in senso stretto, sono cresciuti nel paese importanti movimenti di lotta su temi decisivi quali la laicità dello Stato, la difesa della Costituzione repubblicana e antifascista, il rilancio della scuola e dell’università pubblica, il diritto alla libertà di orientamento sessuale e la lotta contro ogni forma di discriminazione, omofobia, violenza alle donne e attacco alle loro libertà, al diritto di scelta e di decisione sul loro corpo com’è il tentativo di attacco alla 194 e la legge sulla procreazione assistita, la difesa dell’ambiente su questioni che interessano contesti locali ma pongono problemi generali relativi al modello di sviluppo. Basti pensare alle lotte contro la Tav, contro le grandi opere, contro la proliferazione di inceneritori e rigassificatori. Si deve dare un sostegno attivo a questi movimenti lavorando per una ricomposizione dei conflitti in una strategia globale di trasformazione.
Diritti sociali, civili, ambientali sono per noi le diverse facce di uno stesso progetto: l’alternativa di società.
In questo quadro il VII Congresso del PRC ritiene necessario il lancio di una stagione referendaria sulle questioni della precarietà, della democrazia sui luoghi di lavoro, dell’antiproibizionismo, da gestire con il più vasto schieramento possibile.
4
Il PRC, riprendendo il percorso cominciato a Genova, ribadisce la propria internità al movimento mondiale contro la globalizzazione capitalistica e, in questo quadro, la volontà di intensificare la collaborazione e le relazioni con i partiti comunisti e progressisti, con tutti i movimenti rivoluzionari e le importantissime esperienze latino-americane che si collocano contro le politiche neoliberiste e di guerra, con i popoli in lotta contro l’occupazione militare e per l’autodeterminazione.
In Europa, in particolare, lavora ad un rafforzamento dell’unità delle forze comuniste e di sinistra alternative al Partito Socialista Europeo, sia nell’ambito del Partito della Sinistra Europea sia in quello del Gruppo Parlamentare Europeo della Sinistra Unitaria Europea-Sinistra Verde Nordica, al quale aderiranno i futuri eletti.
Per questo motivo il Congresso dà mandato agli organismi dirigenti affinché alle prossime elezioni europee siano presentati il simbolo e la lista di Rifondazione Comunista – SE sulla base del programma che sarà definito nel prossimo autunno. Questa decisione si deve accompagnare alla ricerca di convergenze, in occasione delle elezioni europee, tra forze anticapitaliste, comuniste, di sinistra, sulla base di contenuti contrari al progetto di Trattato di Lisbona e all’impostazione neoliberista e di guerra dell’ Unione Europea. Il Congresso ritiene gravissima qualsiasi manomissione della legge elettorale per le europee e impegna tutto il partito a contrastare questo progetto con il massimo di mobilitazione democratica di massa.
In Italia, in vista del prossimo vertice del G8, il PRC si deve impegnare, nelle istanze del movimento contro la globalizzazione, a ricostruire lo schieramento di forze politiche e sociali che condusse la mobilitazione contro il G8 di Genova, senza tacere sulle responsabilità del governo Prodi e sull’accondiscendenza del governo Soru nell’individuazione della sede del vertice in Italia alla Maddalena.
Il PRC deve impegnarsi, nell’ambito del movimento pacifista, in ogni lotta contro le guerre in corso nel mondo, contro la NATO e contro tutte le basi militari straniere, a partire da quella di Vicenza, e deve impegnarsi per il ritiro dei contingenti italiani dai teatri di guerra.
5
Il Congresso ritiene necessario rilanciare il partito e il progetto strategico della rifondazione comunista ed impegna il nuovo gruppo dirigente a promuovere ed incoraggiare un effettivo e pluralistico dibattito politico e teorico che prosegua nel segno dell’innovazione e della ricerca. In questo quadro, la ricerca sul tema della nonviolenza non riguarda per noi un assoluto metafisico ma una pratica di lotta da agire nel conflitto e nella critica del potere.
E’ parimenti necessario rilanciare l’indagine sulla morfologia del capitalismo contemporaneo, allargare il lavoro di inchiesta sulla nuova composizione di classe e sulle forme di organizzazione del conflitto.

Il rilancio del partito è impossibile senza la cura del partito stesso.
Il Congresso impegna il nuovo gruppo dirigente a procedere nella riforma del partito, in particolare mettendo in discussione il carattere monosessuato e separato della politica, muovendo dalle indicazioni emerse dalla Conferenza di Organizzazione di Carrara.
E’ necessario impedire ogni degenerazione del partito in senso leaderistico e plebiscitario ed ogni subordinazione del partito alle rappresentanze istituzionali e ai rapporti verticistici con altre forze politiche.
La gestione unitaria del partito, nel rispetto di eventuali dialettiche interne agli organismi dirigenti a tutti i livelli, deve essere intesa come partecipazione ai processi decisionali e non come mero diritto di critica a decisioni assunte da maggioranze o, peggio ancora, da cerchie ristrette di dirigenti.
La democrazia non è una forma qualsiasi di funzionamento del partito. Non si deve ridurre alla pura dialettica tra diverse posizioni né confondere in alcun modo con forme plebiscitarie di consenso. Il tesseramento deve essere strumento di partecipazione alla vita del partito, al suo progetto politico e alle sue decisioni. Non deve mai ridursi a strumento burocratico di conta interna. La democrazia necessita di partecipazione libera ed informata alla formazione di decisioni circa gli indirizzi politici di fondo e le scelte più importanti. In questo quadro la democrazia di genere è elemento essenziale della trasformazione della società per un mondo in cui eguaglianza e differenza siano elementi fondativi dell’autocostituzione di soggettività critiche, consapevoli, sessuate.
Gli organismi dirigenti a tutti i livelli non devono essere retti da una logica elitaria e devono essere fondati sul principio di responsabilità. La rotazione degli incarichi, la non commistione di incarichi di partito con incarichi istituzionali di governo, il rinnovamento costante degli organismi e il superamento del loro carattere monosessuato, l’introduzione di codici etici relativi ai comportamenti connessi ai privilegi sono obiettivi che il Congresso indica come prioritari al nuovo gruppo dirigente.
Il Congresso impegna infine il nuovo gruppo dirigente a lavorare, con gli strumenti opportuni, al miglioramento della formazione di tutti gli iscritti, dai militanti di base ai dirigenti nazionali”.

26 luglio 2008

OGNI ANNO A BOLOGNA PER NON DIMENTICARE UNO DEI GIORNI PIU' NERI PER LA DEMOCRAZIA

XXVIII ANNIVERSARIO DELLA STRAGE ALLA STAZIONE
Sabato 2 agosto 2008 - Giornata in memoria delle vittime di tutte le stragi

PROGRAMMA

ore 6.30 - 8.30 - Parco della Montagnola, Piazza VIII Agosto: arrivo da tutta Italia delle staffette podistiche "Per non dimenticare"

ore 8.00 - 14.00 - 1 e 2 agosto - Stazione centrale- stand Poste Italiane - vendita e annullo francobollo commemorativo

ore 8.30 - Sala Rossa - Palazzo d'Accursio: incontro con i familiari delle vittime della strage del 2 agosto 1980

ore 8.45 - Sala del Consiglio comunale - Palazzo d'Accursio: incontro con l'Associazione Familiari Vittime della Strage alla Stazione di Bologna ed i rappresentanti delle città, degli enti e delle associazioni aderenti alla manifestazione

ore 9.15 - Piazza Nettuno: concentramento e corteo, con i Gonfaloni delle città, lungo via dell'Indipendenza

ore 10.10 - Piazza Medaglie d'Oro: intervento del Presidente dell'Associazione Familiari Vittime della Strage alla Stazione di Bologna, Paolo Bolognesi. Seguono un minuto di silenzio in memoria delle vittime e gli interventi del Sindaco di Bologna, Sergio Cofferati e di un rappresentante delle Istituzioni

ore 11.00 - Primo Binario - Stazione di Bologna: deposizione di corone al cippo che ricorda il sacrificio del ferroviere Silver Sirotti deceduto nella strage del treno Italicus

ore 11.15 - Piazzale EST - Stazione di Bologna: partenza treno straordinario per San Benedetto Val di Sambro, deposizione di corone alle lapidi che ricordano le vittime degli attentati ai treni Italicus e 904 Napoli-Milano; interventi del Sindaco di San Benedetto Val di Sambro Gianluca Stefanini, del Presidente dell'Associazione treno 904 Napoli- Milano Antonio Celardo e della Presidente della Provincia di Bologna Beatrice Draghettio

re 11.30 - Chiesa di San Benedetto - Via Indipendenza, 64: Santa Messa celebrata da S.E. Mons. Ernesto Vecchi, Vescovo ausiliare Chiesa di Bologna

ore 11.40 - Piazzale Cotabo - Via Stalingrado 65/13: deposizione di corone al monumento in ricordo dei tassisti deceduti il 2 agosto 1980

ore 17.00 - Centro sportivo Pallavicini - Via M.E. Lepido, 194/10: 5a edizione "Lo sport ricorda" partita di calcio fra Consiglio Comunale di Bologna e Stazione di Bologna Centrale

ore 21.15 - Piazza Maggiore: CONCORSO INTERNAZIONALE DI COMPOSIZIONE 2 AGOSTO - XIV EDIZIONE riservato a partiture per sintetizzatori, campionamenti e orchestra
Il concerto sarà trasmesso in diretta da RAI Radio Tre ed in differita televisiva da Rai 3 Al termine proiezione del film "Tempo Inverso", del regista Filippo Porcelli sulla strage del 2 agosto e sull'attentato alle Twin Towers di New York realizzato all'interno del progetto NowHere a cui hanno partecipato studenti universitari italiani e americaniVi invitiamo a partecipare numerosi.

Il Presidente Paolo Bolognesi

24 luglio 2008

G8 GENOVA 2001. Un documento pubblicato da "Repubblica" conferma alcune reticenti dichiarazioni dell'allora ministro Scajola

E' confermato: a Genova nel 2001 agenti Usa con le armi in pugno
Nelle istituzioni c'è chi sa, interroghiamolo
Qualcuno aveva dato l'ordine di sparare, nel luglio 2001 a Genova? L'interrogativo torna con tutta la sua drammaticità, perché Carlo Giuliani è stato ucciso e non ha avuto neanche un processo, perché furono almeno 20 i colpi di pistola sparati in quei giorni, e messi a verbale dai carabinieri, e perché la domanda è di nuovo d'attualità.
Infatti, il quotidiano la Repubblica ha riportato, in questi giorni, stralci di un documento nelle mani della magistratura genovese, secondo il quale, durante i giorni del G8, un contingente di militari e agenti dei servizi statunitensi era stato autorizzato all'uso della armi sul territorio italiano, ed era pronto a sparare per fermare eventuali aggressioni ai propri rappresentanti istituzionali. Tale documento verrebbe utilizzato dal procuratore generale di Genova, Ezio Castaldi, per ricorrere contro alcuni dei 25 manifestanti, accusati di devastazione e saccheggio e infliggere loro condanne più dure. Il tribunale aveva infatti riconosciuto loro di essersi trovati, allora, in via Tolemaide, in una situazione di guerriglia, causata da un plotone dei carabinieri che caricò all'improvviso le tute bianche, mentre era diretta in altra parte della città. Secondo il procuratore, invece, l'intervento dei carabinieri in tale circostanza, non fu determinato da un errore, ma dalla necessità che «entrassero in azione, e con mezzi estremi, le forze di sicurezza degli stessi stati partecipanti al G8». Il procuratore precisa inoltre che «dette forze di sicurezza, per lo più statunitensi, erano infatti dislocate ampiamente nella zona rossa.... ed erano pronte alla reazione immediata ed armata...».
Mi è tornata immediatamente alla memoria l'audizione svolta al Senato il 21 febbraio 2002, dall'allora ministro dell'Interno Scajola, con i parlamentari della commissione Affari costituzionali di Camera e Senato.
In quell'occasione Scajola si era scusato, e aveva dovuto chiarire alcune dichiarazioni "in libertà", rilasciate a giornalisti, nelle quali aveva detto tra l'altro: «..fui costretto a dare l'ordine di sparare se avessero sfondato (o violato) la zona rossa.... presto forse sapremo quali disposizioni qualcuno aveva avuto». Naturalmente l'audizione non chiarì a chi si riferisse il «qualcuno» e il ministro smentì le sue stesse parole, riconoscendo che nessuno, secondo le leggi italiane, può dare l'ordine di sparare, poiché questa estrema ed eccezionale scelta attiene all'esclusiva responsabilità di chi opera in una determinata circostanza. Precisò, inoltre, che il riferimento all'uso delle armi riguardava le preoccupazioni di quei giorni per gli attacchi terroristici al presidente Bush.
Aggiungo che, nel corso dell'indagine parlamentare svolta dopo i fatti del luglio 2001, l'allora questore di Genova ha sostenuto tenacemente che il corteo delle tute bianche non era autorizzato, fino a quando gli esponenti del Genova social forum non hanno esibito le carte prodotte proprio in questura.
Non solo, dunque, ogni particolare che viene disvelato dovrebbe essere usato a difesa dei 25 manifestanti, ma dovrebbe spingere a fare davvero piena luce su una vicenda che ancora ci inquieta e ci indigna, e che offre un'immagine dubbia della democrazia nel nostro paese.
Queste limitate, ma importanti, notizie confermano, tra l'altro, quanto sostenni nella relazione di minoranza in parlamento, e cioè che il G8 di Genova non fu un affare solo italiano, e che la gestione delle forze dell'ordine, fin dalla preparazione, ebbe una regia internazionale.
In questi giorni, per la prima volta, ho pensato che forse non ci sarà mai giustizia per chi, alla scuola Diaz, nelle vie di Genova, o a Bolzaneto è stato picchiato o torturato.
Sul piano delle responsabilità individuali, infatti, la magistratura ha fin qui dimostrato tutti i suoi limiti, sia per le difficoltà oggettive di riconoscere gli autori dei reati, sia per la reciproca copertura tra esponenti delle forze dell'ordine presenti in quelle occasioni.
Anche per questo, rimane particolarmente insopportabile la bocciatura della proposta di legge per l'istituzione di una commissione d'inchiesta parlamentare, che almeno ricostruisse i fatti, e ci restituisse un riconoscimento collettivo su quanto effettivamente avvenuto.
Quel voto non ha solo archiviato le vicende di Genova fra i tanti misteri italiani, ma ha probabilmente impedito definitivamente a molti ragazzi che da anni chiedono giustizia di recuperare la fiducia nella politica e nelle istituzioni.
Ora non ci si attende neanche più il risarcimento morale di conoscere la verità circa le responsabilità politiche e istituzionali, e per questo sono suonate particolarmente apprezzabili le parole del procuratore Zucca nel processo della Diaz, quando ha sostenuto che «le colpe di chi porta la divisa sono molto più gravi di qualunque azione dei black bloch».
Contro questa condizione di impunità di poliziotti, carabinieri, ecc. non ci si può rassegnare.
Perciò, questo ennesimo squarcio che ci offre il documento depositato presso l'ufficio impugnazioni del tribunale di Genova, deve essere l'occasione per tornare ad interrogare chi occupa rilevanti incarichi istituzionali. Non si può pensare di ospitare nel 2009 una riunione del G8 in Italia, quando sono ancora aperte ferite così profonde nella nostra memoria e nella nostra democrazia.

Graziella Mascia

Liberazione

21 luglio 2008

Lavoro e Salute con Pino Ciampolillo contro le intimidazioni mafiose. Le istituzioni democratiche devono uscire dal colpevole silenzio

Da un mese Pino Ciampolillo se ne sta barricato in casa dopo che, insieme ad un'altro compagno del Comitato di lotta "ISOLA PULITA" di Isola delle Femmine in Sicilia, ha ricevuto le ennesime minacce: "per voi le bare sono pronte", " le vostre case salteranno in aria".

Per leggere l'articolo clicca sull'immagine

18 luglio 2008

LA DISUMANITA' DEL "PACCHETTO SICUREZZA" E L'UMANITA' DEL PROCESSO DI REINSERIMENTO NELLA SOCIETA', A PARTIRE DALLA NEGAZIONE DELLA PAROLA "CARCERE"

ONESTA’ INTELLETTUALE E NUOVE LOCUZIONI

Una autorevole associazione di volontariato ha lanciato una proposta: cancellare definitivamente da tutti i testi formativi la parola “carcere” e sostituirla con una locuzione conforme al dettato costituzionale: Istituto di Rieducazione Civile.
Ho trascorso trentatre anni in questo pianeta carcerario rifiutato e sconosciuto, in questo recinto dove pochi vogliono guardare, e quei pochi che lo fanno difficilmente riescono a mettere insieme la consapevolezza per un progetto di rinascita effettivamente condiviso.
Ho attraversato in lungo e in largo i perimetri dei suoi crateri detentivi, osservandone i cambiamenti, vivendone i mutamenti, e nonostante le spinte in avanti dettate dal riconoscimento e dal rispetto della dignità umana, continuo a rimanere perplesso di fronte a certe etichettature futuristiche, che sono certamente aspettative oneste, ma distanti anni luce dalla vere priorità che investono l’intera organizzazione penitenziaria.
Il carcere è cambiato, gli operatori sono cambiati, i detenuti sono cambiati, il sangue e le rivolte sono memoria storica, i deliri di onnipotenza surclassati dai troppi suicidi in deliranti commiserazioni.
Alla solidarietà costruttiva, requisito indispensabile al buon andamento di un istituto penitenziario, è subentrata una rancorosa indifferenza, come se l’unica prassi vincente e risolutiva sia l’esclusione e il silenzio per chi ha sbagliato e paga il proprio debito, e se accade che si riesca a riparare in qualche modo, c’è pure il disprezzo per quanti condividono la fatica della risalita al consorzio sociale.
Un uomo rimane in carcere trenta-quaranta anni, ha imparato qualcosa, ha perduto qualcosa, ha acquisito altre cose, di certo non è più espressione di una violenza senza limite, né di una stanchezza parassitaria, può addirittura incontrare una condizione particolare che è vitale in un essere umano, la quale giorno dopo giorno soggiorna nell’interiorità.
Modificare e sostituire con una nuova locuzione il carcere?
In questi anni di restrizione e di impegno personale ho compreso che lo strumento liberante dalla propria condizione finanche disumana, è il lavoro, la possibilità di lavorare comporta un’assunzione di responsabilità verso se stessi e gli altri, nel lavoro vi è la possibilità di fare convergere maturità e formazione, consegnando finalmente sostanza e coerenza all’irrinunciabile ideale della rieducazione, troppo spesso relegata a una alienante e vana attesa.
Non è importante innovare la parola, ma una proposta educativa che consenta al detenuto di alimentare esperienze urgenti e corrette di lavoro, perché saranno queste a favorire un effetto profondamente pedagogico, nella fatica delle relazioni con le persone, una presa in carico della nostra dignità, per ripensare a noi stessi, a ciò che stiamo facendo, a ciò che vogliamo essere oggi.
Una giustizia equa raccoglie le istanze della società, ma tiene presente che esistono uomini che hanno scontato decenni di carcere per tentare di riparare al male fatto, ritrovando un senso e un ruolo sociale definito per non esser rispediti nuovamente a una umanità ignorata e esclusa.

Vincenzo Andraous

16 luglio 2008

LA SENTENZA SUL MASSACRO DI GENOVA 2001 CONFERMA CHE VIVIAMO IN UN PAESE FONDATO SULL'IMMUNITA'. L'IMPUNITA', L'IMMORALITA', L'INGIUSTIZIA!

"...cercavi giustizia e incontrasti la Legge..." De Andrè
E’ una sentenza che indigna
La sentenza del tribunale di Genova sui pestaggi compiuti dalla polizia nella caserma di Bolzaneto, durante il g8 del 2001, ha visto 45 imputati di cui solo quindici condannati e 30 assolti, mentre su 80 anni di carcere chiesti ne sono stati comminati 24



Questa sentenza è sicuramente figlia del senso di impunità che regna nel paese, rappresentato al meglio dalla recente bocciatura della commissione d’inchiesta sui fatti di Genova in Parlamento.
Tale epilogo, che nega di fatto la gravità dei fatti accaduti, indigna non solo per la decurtazione degli anni di condanna comminati e la prescrizione dei reati accertati, ma anche per altri aspetti inquietanti che emergono ad una più approfondita analisi:
• su 21 episodi di reato contestati c’è stata assoluzione perchè non è stato possibile identificare l’autore.
• Su 22 episodi di reato contestati c’è stata assoluzione perchè è stato ritenuto che il reato non esistesse.
• Su 23 episodi di reato contestati c’è stata assoluzione per prova non completa o insufficiente.
• solo per 13 episodi di reato c’è stata un’assoluzione piena.
Ne consegue è che non c’è stata la possibilità di identificare i responsabili a causa del muro di omertà ed alla copertura reciproca tra funzionari di vertice sia di polizia penitenziaria che carabinieri, fatto che non dovrebbe regnare tra le forze dell’ordine.
Di fatto a Bolzaneto ci fu una sospensione dei diritti civili e costituzionali e a questo proposito non si può tacere del comportamento dell’allora Procuratore capo del Tribunale di Genova che proprio qualche giorno prima del G8 emanò un provvedimento per il differimento collettivo degli imputati che non consentiva agli arrestati di poter contattare i propri familiari e i propri avvocati, creando di fatto un contesto ambientale sfavorevole.

14 luglio 2008

Rifondazione Comunista da tempo denuncia l’irregolarità delle operazioni di pagamento non dovuto alle cliniche private

PRC: DEL TURCO, ASSORDANTE IL SILENZIO DI VELTRONI E MARINI SU ARRESTI
Dichiarazione di Maurizio Acerbo, portavoce del comitato di gestione del Prc
Non mi unisco al coro di solidarietà nei confronti degli arrestati della politica regionale abruzzese. Difficilmente questi possono apparire nel ruolo di martiri. Come prevedibile il coro è bipartisan, come trasversale è stato l’intreccio politica-affari nella sanità abruzzese, come trasversale è la tendenza a oscurare l’emergenza corruzione nel ceto politico nazionale. Il dato di fatto è che il gigantesco imbroglio delle cartolarizzazioni, ideato e concretizzato negli anni del governo regionale di centrodestra, è proseguito con l’arrivo alla guida della Regione del centrosinistra. E’ emblematico che i provvedimenti della magistratura abbiano raggiunto l’ex-assessore regionale alla Sanità di Forza Italia e i suoi attuali vertici regionali. Rifondazione Comunista può con orgoglio affermare di aver sempre denunciato l’irregolarità delle operazioni di pagamento non dovuto alle cliniche private. Lo abbiamo fatto negli anni della giunta di centrodestra e negli anni del centrosinistra. Non è un caso che il nostro rappresentante in giunta non abbia votato la cartolarizzazione, non è un caso che il nostro partito abbia presentato esposti alle procure abruzzesi. Certo, le prime rivelazioni dell’inchiesta vanno oltre le nostre più pessimistiche previsioni.
Nell’esprimere il mio apprezzamento personale per il lungo lavoro di indagine portato avanti dalla Guardia di Finanza e dalla Procura di Pescara non posso esimermi da una più generale considerazione politica.
E’ impressionante la sequenza di inchieste giudiziarie che riguardano il PD abruzzese. Dall’inchiesta che ha condotto all’arresto del sindaco e di quasi tutto il centrosinistra di Montesilvano per la Tangentopoli edilizia a quelle relative al cosiddetto partito dell’acqua, che coinvolgono il neoassessore regionale Donato Di Matteo e l’ex – deputato Giorgio D’Ambrosio fino a quella relativa al sindaco di Pescara e segretario regionale del PD. La gran parte delle materie su cui la magistratura ha aperto filoni di indagini sono state oggetto di forti scontri tra Rifondazione Comunista e il PD. Si pone per noi sempre più il tema dell’impossibilità di condividere esperienze unitarie con forze politiche così fortemente caratterizzate dall’insensibilità per la questione morale come diventa assordante il silenzio del PD nazionale su quello che accade nel feudo di Franco Marini. Consiglio all’onorevole Walter Veltroni di esaminare l’opportunità di commissariare il PD abruzzese e avviare la ricostruzione di una classe dirigente meno affetta da propensioni affaristiche.

12 luglio 2008

LIBERTA' PER UNA DONNA MALATA. PER UNA DONNA CHE HA SBAGLIATO MA CHE HA SAPUTO RIPRENDERE UN RUOLO NELLA SOCIETA' CIVILE.

Peggiorano le condizioni di salute di Marina Petrella in carcere

Le condizioni di salute di Marina Petrella, l’ex brigatista rinchiusa nelle carceri parigine dall’agosto 2007, tornano a far discutere la stampa francese. Dopo la firma del decreto di estradizione, la fuoriuscita italiana condannata all’ergastolo e riparata in Francia nel 1993 sotto la protezione della dottrina Mitterrand, è stata nuovamente ricoverata nell’ospedale psichiatrico di Villejuif per essere trasferita nei giorni scorsi presso il servizio medico-psichiatrico di Fleury Merogis.Nell’edizione in edicola ieri, sia Libération che le Monde hanno dedicato ampio spazio alla vicenda, riportando stralci delle perizie mediche che descrivono «uno stato depressivo gravissimo», traversato da «una crisi suicidaria sincera» assolutamente «incompatibile con la detenzione».

La Petrella definisce la sua cella una «camera mortuaria» e ripete che a questo punto la sua morte «è l’unico regalo d’amore che potrò fare alle mie figlie perché permetterà loro d’elaborare finalmente il lutto» che il carcere a vita impedirebbe. Intervistato, Louis Joinet, l’architetto della dottrina Mitterrand, spiega che ovunque nel mondo «la maggior parte dei processi di ritorno alla pace o alla democrazia comportano un margine d’impunità e passano per una amnistia». In Italia gli anni erogati e scontati raggiungono la cifra di 50mila. Ancora troppo pochi?Lo stato di salute della Petrella e l’opportunità di curarla fuori dal carcere erano già stati evocati dalla signora Carla Bruni-Sarkozy in una intervista apparsa il 20 giugno sempre su Libération .

Dando prova di una inattesa apertura, la prima donna di Francia aveva risposto a una precisa domanda sulla sorte da riservare ai rifugiati italiani sfuggendo i tradizionali cori giustizialisti che ormai echeggiano su entrambi i versanti delle Alpi. «Il diritto d’asilo deve essere rispettato per tutti i rifugiati. Ma i terroristi sono da considerarsi tali?». L’interrogativo per nulla retorico segnalava, in realtà, la mancanza di unanimità all’interno dello stesso governo. Nei mesi scorsi l’entourage del primo ministro aveva più volte lasciato filtrare la presenza di forti perplessità sulla vicenda. Pare che lo stesso François Fillon fosse contrario alla firma del decreto ma piuttosto incline ad archiviare la procedura, sulla falsa riga di quanto in passato avevano fatto gli altri governi di destra come di sinistra.

Sembra che il primo ministro si sia dovuto inchinare alla volontà dei falchi dell’Eliseo solo dopo l’ultimo vertice italo-francese, svoltosi il 3 giugno a Palazzo Chigi. Mentre lo staff tecnico del governo italiano preparava gli strumenti normativi per salvaguardare l’immunità penale del nostro presidente del Consiglio, Berlusconi chiedeva al presidente francese garanzie certe sulla consegna di Marina Petrella. I ben informati dicono che in quella sede Sarkozy abbia fatto la sua scelta definitiva. In cambio di quali decisive contropartite ancora non è chiaro.

Il presidente francese, si sa, è politico pragmatico, non dà nulla in cambio di nulla. Quanto alle strategie dell’esecutivo italiano, dopo che il ministro della giustizia Alfano ha richiamato nel suo cabinetto gli stessi funzionari che lo avevano retto durante i 5 anni della gestione Castelli, nulla lasciava dubitare che vi sarebbe stato un rilancio delle richieste d’estradizione. Agitare il "fantasma della lotta armata" si è rivelato un investimento politicamente redditizio.

Paolo Persichetti
venerdì 11 Luglio 2008

UN PAESE BLOCCATO NELL'OCCUPAZIONE, NELLA QUALITA' E NELLA SICUREZZA DEL LAVORO. NONOSTANTE IL GRANDE SFRUTTAMENTO E I MISERI SALARI.

Rapporto Istat: le ore lavorate crescono, ma il paese resta fermo. Non è questione di ore

La produttività - e dunque anche la competitività del paese - nulla ha a che fare con l’aumento dell’orario di lavoro. E’ quanto emerge dallo studio dell’Istat diffuso ieri, utile a smontare, nero su bianco, il chiodo fisso degli imprenditori, insistenti nel sostenere che per aumentare la produttività del lavoro (il vero tarlo italiano) è necessario aumentare l’orario di lavoro. E magari poterlo gestire unilateralmente senza i lacci e lacciuoli della contrattazione.
I dati diffusi ieri dall’Istat - nella serie storica dal 1993 al 2007 - mostrano l’esatto contrario. Nel 2007 il numero di ore complessivamente lavorate nel paese è aumentato dell’1,7% rispetto all’anno precedente, più della crescita del prodotto interno lordo (Pil) che è risultata pari all’1,5%. Ciò nonostante, la produttività (ossia il prodotto interno lordo per ora lavorata) è scesa dello 0,2%. Più in generale, dal ’93 al 2007 il monte ore lavorate è cresciuto del 10,7%, mentre la produttività ha seguito tutt’altro andamento.
Nella classifica dei trenta paesi più industrializzati, gli italiani sono tra coloro che lavorano di più e che guadagnano meno, secondo l’Ocse. Cosa che, secondo l’Istat, riflette alcune caratteristiche del nostro sistema produttivo: la forte presenza di piccole imprese che assorbono gran parte dell’occupazione dipendente e dove mediamente gli orari di lavoro sono superiori a quelli delle grandi imprese, come anche la modesta quota, pur se in crescita, di part time, fino alla pratica del ’secondo lavoro’ che in Italia ha dimensioni rilevanti.
Per la prima volta l’Istat utilizza il «monte ore complessivo» delle ore lavorate per misurare la produttività. Un indicatore «importante», perchè considera nell’insieme delle ore lavorate (retribuite e non retribuite) anche gli straordinari. Dal ’93 al 2007 le ore lavorate sono passate da oltre 41 milioni a poco meno di 46 milioni, e ancora più consistente è risultato l’aumento dei posti di lavoro (+ 13,7%). Nello stesso periodo, la produttività (e cioè il Pil per ora lavorata) mostra tassi di crescita molto bassi, con variazioni negative negli stessi anni (’96, ’98, 2002, 2003 e 2007) in cui invece il monte ore lavorate si attestava su tassi di crescita superiori all’1% (e pari, rispettivamente, all’1,3%, all’1,9%, all’1%, all’1,2% e all’1,7%).
Scomponendo il dato per settori di attività, emerge che sono i servizi ad assorbire circa il 67% di tutte le ore di lavoro impiegate nel processo di produzione del reddito, mentre l’industria ne assorbe il 27,5% e l’agricoltura il 5,5%; nel ’93, le quote risultavano pari rispettivamente al 61,9%, al 29,7% e all’8,4%. Interessante è anche il dato della pubblica amministrazione dove dal ’92 diventa più vincolante il blocco del turn over e dove dunque il monte ore lavorate si contrae del 14,3%, con l’eccezione di sanità e istruzione, dove si registrano incrementi rispettivamente del 23,5% e dell’8,1%.
Effetto anche, secondo l’Istat, della spinta crescente verso forme di lavoro più flessibili e verso regimi orari diversificati che interessano anche i lavoratori a tempo pieno. Osservando le ore lavorate per posizione professionale, emerge come sia il lavoro dipendente a contribuire maggiormente alla produzione del reddito. Infine, è in aumento il monte ore destinato a seconde attività (il ’secondo lavoro’), che nel 2007 è risultato pari al 5% delle ore complessivamente lavorate in posizioni lavorative dipendenti, e all’11% di quello degli indipendenti.
«Le ore lavorate tuttavia non riflettono la qualità e l’efficienza del fattore lavoro», avverte l’Istat. Ma la sostanza è che per aumentare la produttività, e dunque la competitività del paese, serve innovazione, di processo e di prodotto. Non si andrà molto lontano, come i dati dell’Istat mostrano chiaramente, continuando a far leva sull’orario di lavoro (straordinari e quant’altro) come industriali e governanti sostengono ormai quotidianamente.


Sara Farolfi

Il Manifesto

del 10/07/2008

10 luglio 2008

Il governo manda l'esercito per eliminare la protesta popolare contro lo scandalo affaristico dei rifiuti, contro la democrazia e la salute

Scandalo rifiuti in Campania:
i decreti legge di maggio (n. 61 del 11 maggio 2007 e n. 90 del 23 maggio 2008)
a chi servono?

Franco Ortolani
Ordinario di Geologia, Università di Napoli Federico II

Il mese di maggio sembra essere propizio per l’emanazione di decreti legge che dovrebbero risolvere lo scandalo-emergenza rifiuti in Campania. Lo scorso anno il governo Prodi emanò il DL n. 61 dell’11 maggio nel quale erano indicate le discariche che dovevano essere immediatamente realizzate per chiudere lo scandalo rifiuti: S. Arcangelo Trimonte (BN), Savignano Irpino (AV), Terzigno (NA) e Serre (SA). Nonostante il DL sia stato trasformato in legge il 7 luglio 2007, solo la discarica di Serre è stata realizzata e aperta nel mese di settembre 2007; S. Arcangelo Trimonte (BN) e Savignano Irpino (AV) sono state aperte oltre un anno dopo l’emanazione del DL n. 61 che naturalmente non è servito a risolvere lo scandalo rifiuti ma lo ha esaltato.

Il 23 maggio 2008 il governo Berlusconi ha emanato un nuovo DL, il n. 90 che prescrive (articolo 9) la realizzazione delle seguenti discariche per contribuire significativamente alla chiusura dello scandalo rifiuti: 1) Sant’Arcangelo Trimonte (BN)–localita’ Nocecchie; 2) Savignano Irpino (AV)–localita’ Postarza; 3) Serre (SA)–localita’ Macchia Soprana; 4) Andretta (AV)–localita’ Pero Spaccone (Formicoso); 5 e 6) Terzigno (NA)–localita’ Pozzelle e localita’ Cava Vitiello; 7) Napoli localita’ Chiaiano (Cava del Poligono–Cupa del cane); 8) Caserta–localita’ Torrione (Cava Mastroianni); 9) Santa Maria La Fossa (CE)–localita’ Ferrandelle; 10) Serre (SA)–localita’ Valle della Masseria.

Le discariche devono essere realizzate nel pieno rispetto della normativa comunitaria tecnica di settore allo scopo di consentire lo smaltimento in piena sicurezza dei rifiuti urbani prodotti nella regione Campania (anche rifiuti urbani non selezionati e non trattati e rifiuti pericolosi). Le discariche 1 e 2 dell’elenco erano già individuate nel DL dell’11 maggio 2007 e sono state aperte da circa un mese, ad oltre un anno dalla prescrizione della loro attivazione.
Come mai c’è voluto più di un anno per attivare le due discariche che, secondo le intenzioni del Governo Prodi, dovevano fare uscire la Campania dall’emergenza fin dallo scorso anno? La responsabilità è semplicemente del Governo Prodi che non ha dato un incarico perentorio di immediata realizzazione delle discariche, prima al Commissario di Governo Pansa che tra l’inizio di luglio e la fine di dicembre 2007 non ha nemmeno avviato le procedure di emergenza, e poi al Commissario di Governo De Gennaro che ha perso alcuni mesi prima di avviare concretamente la realizzazione degli impianti.

Mentre il sito di Savignano Irpino non presenta particolari problemi geologici ed ambientali, la discarica di S. Arcangelo Trimonte è ubicata in parte in area idonea geologicamente e in gran parte in area a rischio idrogeologico per frane secondo la competente Autorità di Bacino. Per agevolare i lavori di preparazione con reali garanzia di tutela ambientale, il DL 90/08 avrebbe dovuto modificare di poche decine di metri l’ubicazione delle vasche ricadenti lungo il pendio instabile proponendo la loro realizzazione sull’adiacente altopiano argilloso geomorfologicamente stabile. Invece il DL ha riproposto irresponsabilmente le stesse aree instabili già individuate dal DL dell’11 maggio 2007 senza alcuna istruttoria tecnica e senza alcuna indagine geologica preliminare. Le due discariche dovrebbero garantire lo smaltimento dei rifiuti regionali, se non avvengono dissesti, per diversi mesi.

Il sito 3, Macchia Soprana nel Comune di Serre (SA) è già in via di chiusura per saturazione dell’impianto. L’inserimento nel DL significa che si intende ampliare la discarica esistente? Il sito 10, localita’ Valle della Masseria nel Comune di Serre (SA) è già stato oggetto di un tentativo di apertura di discarica lo scorso anno che fu bloccato dal Tribunale di Salerno.
I siti 3 e 10 non sono idonei geologicamente ed ambientalmente perché ubicati poco a monte della captazione di oltre 250 milioni di metri cubi di acqua per l’irrigazione della Piana del Sele e dell’Oasi naturalistica di Persano. L’importanza strategica delle acque del Sele per l’ambiente e l’economia, nel rispetto della buona tecnica, della scienza, delle leggi ordinarie e del buon senso evidenzia palesemente che i siti non sono idonei e che è pura e demenziale follia il loro inserimento in un DL. Tutti i dati che evidenziano l’assurdità e la follia amministrativa di chi ha già realizzato due discariche sulle captazioni e ne vuole realizzare altre due sono contenuti nelle relazioni elaborate lo scorso anno dallo scrivente e consegnate alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti durante l’audizione del 26 luglio 2007.

Il sito 4, localita’ Pero Spaccone sull’altopiano del Formicoso nel Comune di Andretta (AV) è già stato oggetto di un tentativo di realizzazione di discarica circa 10 anni fa. Si tratta di un altopiano argilloso in area altamente sismica che in seguito al terremoto del 1980 è stata interessata da evidenti deformazioni cosismiche rappresentate da fratture che interessavano il suolo e sottosuolo. Per tali caratteristiche il sito non offre garanzie di tutela ambientale e deve essere eliminato dall’elenco, come del resto prescrive anche la legge italiana.

I siti 5 e 6, localita’ Pozzelle e localita’ Cava Vitello nel Comune di Terzigno (NA), come è noto si trovano nel Parco Nazionale del Vesuvio e in area notoriamente caratterizzata da vulcanismo attivo tanto è vero che alcune eruzioni eccentriche del 1760 sono avvenute da bocche apertesi a breve distanza. La legge italiana vieta la realizzazione di discariche in aree di vulcanismo attivo perché le marcate deformazioni del suolo metterebbero fuori uso le impermeabilizzazioni alla base dei rifiuti determinando inquinamento ambientale. I due siti devono essere eliminati.

Il sito 7, Cava del Poligono in Cupa del cane nel Quartiere Chiaiano del Comune di Napoli è l’unico nel quale attualmente, dopo circa un mese e mezzo dall’emanazione del DL 90/08, il Commissario di Governo sta portando avanti una faticosa e deludente progettazione basata su dati conoscitivi acquisiti solo a posteriori e che, tra l’altro, evidenziano la non idoneità attuale geologica, idrogeologica, geotecnica ed ambientale dell’area. Infatti, le ricerche svolte nella Cava del Poligono hanno evidenziato:–instabilità delle pareti di cava già interessate da dissesti negli anni passati; –ammasso tufaceo delle pareti di cava caratterizzato da un notevole pericolo di frana e di crollo di enormi porzioni di roccia; –pericolo idraulico relativo al piazzale di cava che è sottoposto rispetto all’alveo di Cupa del Cane e alle zone limitrofe; –pericolo idraulico relativo all’alveo strada di accesso alla cava in quanto può essere interessato da colate detritiche catastrofiche ed improvvise in seguito ad incendi e ad eventi piovosi eccezionali come quelli del 15 settembre 2001 e del 6-7 giugno 2008; –presenza di un substrato permeabile in grado di assorbire fino a circa 1500 metri cubi di acqua nelle 24 ore; –assenza di livelli impermeabili nel sottosuolo;–presenza di una falda di importanza strategica nel sottosuolo a circa 150 metri di profondità dal piano della cava; –la cava è inserita nell’area protetta del Parco della Collina dei Camaldoli; –a circa 1000-1500 m di distanza, sottovento, si trova la più importante area ospedaliera del Mezzogiorno d’Italia; –la cava si trova inserita in un’area boscata che giunge, con continuità, a lambire l’area ospedaliera e le aree abitate; non si trova in condizioni di essere isolata rispetto alla fauna selvatica che popola la Selva di Chiaiano; –nelle aree vicine (già a poche centinaia di metri) si trovano insediamenti abitativi che sono anche sottovento; –le strade d’accesso sono assolutamente inadeguate e attraversano le aree abitate; –l’area è circondata da piantagioni rinomate di ciliegi; –i primi dati circa la sostenibilità, da parte delle strade esistenti, del nuovo carico dei mezzi pesanti in entrata e uscita si avranno alla fine di luglio 2008. Tali evidenze sottolineano che l’inserimento della cava di Chiaiano nel DL 90 del 23 maggio 2008 è stato incauto.

Il sito 8, Cava Mastroianni in localita’ Torrione nel Comune di Caserta è adiacente ad un’area caratterizzata da cave a fossa colmate di rifiuti (es. la discarica Lo Uttaro) e di accumuli di rifiuti sulla superficie del suolo che hanno già provocato l’inquinamento del suolo, sottosuolo e delle acque di falda, come evidenziato da indagini della Magistratura. La Cava Mastroianni è una cava a fossa con il fondo costituito da rocce permeabili; l’isolamento previsto alla base dei rifiuti non può essere credibilmente garantito per un periodo superiore a 15 anni. Il riempimento della cava, in tale quadro, determinerebbe un ulteriore inquinamento della sottostante falda (a 10-15 m di profondità rispetto al fondo cava) che è ampiamente utilizzata nelle aree circostanti. Il sito non è palesemente idoneo per la realizzazione della discarica.

Il sito 9, localita’ Ferrandelle nel Comune di Santa Maria La Fossa (CE) si trova nella parte centrale della pianura del Volturno caratterizzata da suoli fertilissimi, da una falda molto superficiale (a profondità variabile da 1 a 3 metri dal piano campagna) e da un sottosuolo costituito da sedimenti accumulatisi nelle ultime migliaia di anni, molto soffici e soggetti a rapide e consistenti deformazioni quando sono sottoposti a carichi. Tale area rappresenta un monumento ambientale per le particolari risorse naturali e produttive. La discarica già realizzata dal Commissario di Governo De Gennaro ha provocato un serio inquinamento ambientale, come evidenziato dalla magistratura. L’inserimento del sito nel DL 90/08 può significare che l’area di discarica deve essere ampliata? Il sito non è idoneo per le caratteristiche geologiche, idrogeologiche, geotecniche e ambientali e non può essere usato per la realizzazione di una discarica che garantisca il rispetto delle leggi, della salute dei cittadini e delle risorse idriche superficiali e sotterranee.

I 10 siti indicati nel DL 90 sono spuntati dal nulla; non discendono da un quadro conoscitivo di tutte le aree geologicamente ed ambientalmente idonee dell’intera Campania per la realizzazione di discariche. Benché sia stato evidenziato che nella regione vi sono decine di aree naturalmente idonee per la realizzazione di discariche e che queste devono essere valutate da esperti multidisciplinari e da personaggi credibili tecnicamente, politicamente e amministrativamente, i responsabili politici e amministrativi dello scandalo rifiuti si guardano bene dal seguire un percorso ispirato alla buona tecnica, alla scienza, al rispetto delle leggi ordinarie e del buon senso.
Il DL 90/08 sembra dettato, ancora una volta, dalla palese volontà di non chiudere definitivamente lo scandalo rimandandone la soluzione. Le oggettive considerazioni ambientali sopra esposte evidenziano le criticità ambientale di quasi tutti i siti individuati nel DL 90/08 senza una preventiva ed adeguata indagine. Tali palesi criticità non possono essere superate da semplici opzioni politiche; queste ultime, nell’attuale quadro di non credibilità tecnica, amministrativa e politica possono determinare solo scontri sociali e non possono determinare una onorevole, sia pur tardiva, chiusura dello scandalo rifiuti.
Dal momento che quattro discariche sono già attivate e in via di chiusura, perché poi non sono già iniziati i lavori in tutti gli altri siti (ammesso che siano ambientalmente idonei)? E’ semplice prevedere che fra alcuni mesi si satureranno le discariche di S. Arcangelo Trimonte e di Savignano Irpino e la Campania si troverà in una nuova ciclica emergenza ambientale.
I decreti legge di maggio, allora, non servono ai cittadini campani; non servono a chiudere definitivamente lo scandalo rifiuti. Sembra che siano funzionali a tenere ancora in vita lo stato di emergenza ambientale. E’ una anomalia intollerabile che i decreti emanati di maggio non siano supportati da una preventiva indagine tesa a verificare la realizzabilità tecnica, economica e ambientale degli interventi.



10 luglio 2008
da CARTA on line
http://www.carta.org/


la vignetta è del nostro collaboratore Ferdinando Gaeta

9 luglio 2008

I RICATTI IMPLICITI ED ESPLICITI DI QUESTO SISTEMA ANNULLA LA SOLIDARIETA' DI CLASSE. POTERE DI VITA E DI MORTE NELLE MANI DEGLI IMPRENDITORI

Come c'era da aspettarsi i dipendenti della Umbria Olii difendono a spada tratta Giorgio Del Papa. Lo strazio per loro si rinnova ogni giorno che varcano i cancelli dell'azienda. Ma si sono resi conto oppure no, che in quell'azienda sono morti carbonizzati quattro operai? Si sono resi conto oppure no, dello strazio dei familiari delle vittime? Quell'azienda non doveva neanche riaprire secondo me. Quando i familiari delle vittime leggeranno questa nota, sono sicuro che si arrabbieranno molto (e fanno bene a farlo).
Saluti.
Marco Bazzoni Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza

UMBRIA OLII: LAVORO E FUTURO
Parlano i dipendenti dello stabilimento: il nostro futuro non si può nominare, non esiste I dipendenti dell' Umbria Olii non vogliono entrare nel merito dell'azione legale intrapresa dal titolare dell'azienda, ma, con la seguente nota intendono manifestare il profondo disagio e la grande preoccupazione per come si sta sviluppando la vicenda. Le pesanti dichiarazioni di tutte Istituzioni sono esplicite condanne contro l' AZIENDA e il LAVORO CHE IN ESSA SI SVOLGE ANCORA.Siamo ben consapevoli che tutto ciò avrà una pesante ricaduta su quanto rimane di questa attività produttiva.E' un fatto grave, per noi che ogni mattina varchiamo questi cancelli, sentire frasi come quella " di essere un'azienda moralmente incompatibile con la nostra civile comunità" o trovare affissi slogan del tipo " una legge per salvare il mio futuro".Ma di quale LAVORO e di quale FUTURO si parla? Di certo non del nostro!Nessuno, tra i presenti della manifestazione di sabato scorso, conosce o si informa del LAVORO che in esso si svolge cioè del PROCESSO di TRASFORMAZIONE DEGLI OLI VEGETALI, e delle reali condizioni di LAVORO dei dipendenti dell'azienda.E' stato molto più facile, e fuorviante, in questi mesi, usare la parola RAFFINERIA non accompagnandola da adeguate spiegazioni, ben sapendo che essa suscita immediatamente nell'opinione pubblica l'idea del petrolio.Riteniamo che sarebbe stato giusto, invece, fare chiarezza in questo senso, rispettando il I° articolo della Costituzione Italiana, chiamato più volte in causa. Esso si riferisce al LAVORO di tutti cittadini, senza ESCLUDERE quelli che lavorano alla UMBRIA OLII!E la parola " FUTURO", se non fosse drammaticamente attuale, scritta sul drappo che pende all'ingresso della nostra fabbrica, potrebbe risuonare grottesca proprio perché riferita a noi!Il futuro nostro e delle nostre famiglie sembra non interessare a nessuno, tutti presi in un'unanime condanna. Il nostro futuro e quello delle nostre famiglie non si può nominare, non esiste, sarebbe ammettere la sopravvivenza di questa azienda o peggio sostenere i "biechi interessi della proprietà". Noi, per contro, possiamo solo sperare e contare sulla volontà di "Giorgio Del Papa" di tener fede ai suoi impegni nei nostri confronti !Il futuro nostro e delle nostre famiglie non può essere confuso con un sacrosanto accertamento della verità dei fatti, il nostro futuro e quello delle nostre famiglie non può diventare il prezzo pagato dall'azienda per quanto accaduto quel maledetto sabato di novembre, il nostro futuro e quello delle nostre famiglie non sarà il giusto risarcimento per nessuno! Lo strazio provato il 25 novembre del 2006 SI RINNOVA PER NOI OGNI GIORNO varcando i cancelli e guardandoci attorno.Forse, fino a sabato scorso, ci siamo illusi, concentrati sulla ricostruzione ci siamo stretti in un patto di solidarietà reciproca come sanno fare i lavoratori nei momenti di maggior impegno; abbiamo guardato avanti con qualche prospettiva e speranza vedendo la volontà e la tenacia dell'imprenditore, oggi, alla desolazione delle macerie si è aggiunta la consapevolezza della solitudine e l'incertezza del futuro nostro e delle nostre famiglie.Non pensavamo di dover ricordare una manifestazione così prettamente politica, con un attacco esplicito non solo contro il titolare dell'azienda ma contro l' azienda stessa, la sua attività e i suoi lavoratori riprendendo in pieno un vecchio tema, caro ai comitati locali che, in nome di un falso ecologismo vedono "la fabbrica Killer" antitetica alla vita e alle attività umane della Valle. Tutto questo nella più assoluta inconsapevolezza del ruolo economico e sociale che negli anni l'azienda ha rappresentato, non solo nel territorio, ma nel sistema economico globale di questo settore, coinvolgendo nello sdegno e additando alla riprovazione generale tutti quelli che onestamente, con orgoglio e sacrificio hanno tentato, in questi mesi di rimetterla in piedi e di salvarla.

I DIPENDENTI DELLA UMBRIA OLII

6 luglio 2008

7 e 8 Luglio in piazza contro la vandea reazionaria che produce barbarie nella vita civile

7 e 8 Luglio in piazza,
per i rom e per la giustizia

Se si chiede di scendere in piazza per testimoniare l'opposizione a un governo che stravolge la carta costituzionale, nata dai valori della Resistenza antifascista, richiamando anche che “la legge è uguale per tutti”, non possiamo che essere d'accordo.
E questo significa, innanzitutto, che a ogni cittadina e ogni cittadino deve essere garantita parità di diritti.La più grande violazione di diritti individuali e di principi costituzionali, che garantiscono nel nostro paese una convivenza civile e il rispetto di tutte le convenzioni internazioni per i diritti umani, è perciò la decisione del governo Berlusconi di rilevare le impronte digitali dei rom, bambini compresi.Una schedatura di massa che suscita giustamente l'indignazione di ogni democratico, nonché perplessità sulla sua legittimità da parte del commissario europeo ai diritti umani.Ma questa è solo l'ultimo provvedimento di un governo pericoloso, anche dal punto di vista istituzionale.Lo scontro con la magistratura, con il Csm, con il diritto di cronaca sono solo una parte del nuovo ciclo politico, che il governo Berlusconi ha deciso di inaugurare.Non può infatti sfuggire la linea sistemica di uno “stato di eccezione”, in cui si fa rientrare un pacchetto sicurezza, che imprigiona i migranti fino ai 18 mesi nei CPT, e che dà poteri straordinari a sindaci e prefetti; una militarizzazione del territorio in cui si stravolgono ruoli e poteri degli apparati dello Stato, schierando l'esercito contro qualsiasi manifestazione di conflitto sociale o lotta territoriale, mentre si riapre il capitolo dei privilegi e delle immunità a favore dei potenti.Ma è soprattutto sul fronte sociale che si sta operando un tentativo di sfondamento senza precedenti: di fronte a un paese in profonda crisi economica e strategica, si prevedono misure sull'inflazione programmata che determinerà ulteriori perdite salariali a milioni di lavoratori, già duramente colpiti in questi anni, e con un vertiginoso aumento dei prezzi. Allo stesso tempo governo e confindustria vogliono cancellare l'istituto del contratto nazionale, che offre garanzie collettive, in favore di una individualizzazione del rapporto di lavoro.E' in gioco il ruolo che, storicamente, il sindacato ha svolto nel nostro paese e cioè la tutela dei diritti di tutti i lavoratori.Decreti “blocca-processi”, o sulle intercettazioni telefoniche, sono dunque solo un pezzo di una deriva neo-autoritaria, nella quale si invoca una “sovranità popolare” illimitata e illegittima.Pertanto, la nostra opposizione al governo Berlusconi tiene strettamente legati diritti sociali, politici e giurisdizionali.Non vedere questa unitarietà strategica del governo Berlusconi significa essere miopi, e indirettamente fare lo stesso gioco, accettando cioè la personalizzazione dello scontro, e immolando allo stesso tempo, sull'altare della sicurezza, i diritti di cittadini migranti e rom.Per questo, iscritti ed elettori di Rifondazione comunista hanno partecipato al corteo nazionale di Rom e Sinti, a quelli del gay-pride e sono presenti nelle diverse lotte e vertenze territoriali e settoriali.Per questo invitiamo tutti a partecipare all'iniziativa promossa dall'Arci il 7 luglio a Roma, in piazza Esquilino, dalle 17 alle 20 per “schedatura” pubblica e volontaria: “siamo tutte e tutti rom”.Saremo altresì presenti l'8 luglio in piazza Navona, con le nostre bandiere e le nostre proposte. Le norme salva-potenti hanno sempre incontrato la nostra contrarietà e la nostra opposizione. Ma vogliamo ribadire che la nostra idea di giustizia, contrariamente ad altri, che pure si oppongono a Berlusconi, è un’idea che esclude ogni politica securitaria e giustizialista. E’ quella di una giustizia “mite”, secondo i principi costituzionali, e affronta le ingiustizie sociali. Un'idea di giustizia che si fonda sul diritto inclusivo, sulla democrazia e su una vera sicurezza sociale.A piazza Navona ci saranno tante persone, con opinioni anche diverse. Noi vogliamo essere in ogni luogo in cui si manifesta una opposizione democratica al governo Berlusconi, considerando anche l'assenza di una vera opposizione politica in parlamento.Ma vogliamo sottolineare la nostra determinazione politica e culturale, per ricostruire un tessuto sociale disgregato e smarrito, e per contrastare situazioni e luoghi comuni, che producono fenomeni razzisti, o che fomentano guerre tra poveri. Non è vero che destra e sinistra sono la stessa cosa, non si possono fare appelli ai leghisti per contrastare singoli privilegi, e allo stesso tempo condividere con loro culture razziste e xenofobe, o comunque contrastanti con la storia democratica e di civiltà del nostro paese.La Costituzione italiana non è neutra, ma è chiaramente contro i soprusi e per ogni diritto sociale e di libertà.

Comitato di gestione del Prc

4 luglio 2008

GLI ONESTI POLITICI, I SINDACALISTI E CITTADINI DEVONO FERMARE I PROVVEDIMENTI CHE COLPISCONO LA VITA QUOTIDIANA DI LAVORATRICI E LAVORATORI

La ricetta del Governo per il pubblico impiego:
MENO DIRITTI - MENO SOLDI - MENO OCCUPAZIONE

Nel decreto legge in materia economica emanato dal governo lo scorso 25 giugno, sono previste misure che riguardano i lavoratori pubblici che possiamo definire gravissime. Con la scusa della lotta ai fannulloni il Governo mette le mani nelle tasche, taglia i diritti, diminuisce l'occupazione dei lavoratori pubblici.
MENO DIRITTI/MALATTIA
- Per tutte le malattie inferiori a 10 giorni al lavoratore ammalato verrà pagata unicamente la retribuzione fondamentale, con esclusione di tutte le altre voci dello stipendio
- La malattia superiore a 10 giorni dovrà essere certificata da una struttura sanitaria pubblica
- Nel caso in cui un lavoratore dovesse ammalarsi più volte in un anno, a partire dal secondo periodo di malattia non basterà più il certificato del medico curante: bisognerà sempre farsi certificare la malattia in ospedale
- Le fasce di permanenza in casa per la visita fiscale vengono cambiate: bisognerà essere in casa tutti i giorni dalle 8 alle 13 e dalle 14 alle 20 (compresi i non lavorativi e i festivi)
PART TIME
- Il passaggio al lavoro part time non è più automatico, ma dovrà essere concesso a totale discrezione dell'Amministrazione.
Questo provvedimento è particolarmente grave perché spesso i lavoratori scelgono il part time per far fronte a necessità familiari (la nascita di un figlio, la necessità di assistere i genitori anziani) o per motivi di studio: da oggi non sarà più possibile farlo.
MENO SALARI
- A partire dal 2009 i fondi per la contrattazione decentrata non potranno superare quelli previsti per il 2004 diminuiti del 10%. Il che significa che in molti Comuni non verrà più corrisposto il salario di produttività.
- Per gli statali e per i parastatali è ancora peggio: il Governo ha deliberato di non pagare per il 2009 il salario di produttività previsto da disposizioni di legge. Soltanto a partire dal 2010 questi lavoratori rivedranno i loro soldi, ridotti però del 20%.
Il danno provocato a tutti i dipendenti pubblici non potrà nemmeno essere coperto dai rinnovi contrattuali, per i quali il governo prevede aumenti medi di circa 70 euro a partire dal biennio 2008-2009.
MENO OCCUPAZIONE
Il governo, inoltre, prevede il blocco delle assunzioni e delle stabilizzazioni.
Tutti i precari che fino ad oggi hanno permesso ai servizi di funzionare, saranno quindi rimandati a casa e il loro lavoro dovrà essere svolto dai lavoratori con contratto a tempo indeterminato.
Questi sono provvedimenti che umiliano la nostra dignità di lavoratori e gettano preoccupanti ombre sul futuro nostro e delle nostre famiglie.
I lavoratori pubblici sono lavoratori e cittadini al pari degli altri.
Sono lavoratori che portano avanti servizi fondamentali per il vivere civile tutelando diritti di tutta la cittadinanza: la sicurezza, l'istruzione, l'assistenza, la salute.
Sono lavoratori che hanno diritto come tutti i lavoratori ad un contratto che definisce salario, doveri e diritti.
Sono cittadini onesti che con il loro lavoro portano avanti una famiglia, pagano un mutuo o un affitto, permettono ai loro figli di crescere e di studiare, si garantiscono il diritto ad una pensione dignitosa, insomma: che vivono dello stipendio che guadagnano con il loro lavoro.
I provvedimenti del governo colpiscono la nostra vita quotidiana e il nostro futuro.
DOBBIAMO FERMARLI

2 luglio 2008

a Roma l’8 luglio in piazza Navona alle ore 18, per testimoniare la nostra fedeltà alla Costituzione Repubblicana nata dai valori della Resistenza!

tutti in piazza contro le leggi-canaglia
"Care concittadine e cari concittadini, il governo Berlusconi sta facendo approvare una raffica di leggi-canaglia con cui distruggere il giornalismo, il diritto di cronaca e l’architrave della convivenza civile, la legge uguale per tutti.
Questo attacco senza precedenti ai principi della Costituzione impone a ogni democratico il dovere di scendere in piazza subito, prima che il vulnus alle istituzioni repubblicane diventi irreversibile.
Poiché il maggior partito di opposizione ancora non ha ottemperato al mandato degli elettori, tocca a noi cittadini auto-organizzarci. Contro le leggi-canaglia, in difesa del libero giornalismo e della legge eguale per tutti, ci diamo appuntamento a Roma l’8 luglio in piazza Navona alle ore 18, per testimoniare con la nostra opposizione – morale, prima ancora che politica – la nostra fedeltà alla Costituzione repubblicana nata dai valori della Resistenza antifascista.
Vi chiediamo l’impegno a “farvi leader”, a mobilitare fin da oggi, con mail, telefonate, blog, tutti i democratici. La televisione di regime, ormai unificata e asservita, opererà la censura del silenzio.
I mass-media di questa manifestazione siete solo voi."

On Furio Colombo, Sen. Francesco Pardi, Paolo Flores d’Arcais

Flores d'Arcais a Veltroni: Walter se ci sei batti un colpo (VIDEO)Il direttore di MicroMega chiede al segretario del Pd almeno "una buona ragione" per il suo rifiuto di partecipare alla manifestazione dell'8 luglio e l'invita a un immediato confronto pubblico sul tema.
Walter e i maiali di Orwell (AUDIO)di Antonio TabucchiLeggi-canaglia e non opposizione, per lo scrittore è "emergenza democratica".
8 luglio, perchè aderisco: Moni Ovadia - Margherita Hack - Nicola Tranfaglia (AUDIO)
"Il Corriere delle Sera", ovvero due pesi e due misure di Paolo Flores d'Arcais Il Pd e la sconfitta dei fighetti del partitino di Pierfranco Pellizzetti
Leggi-canaglia Una tranquilla giornata criminale di Antonio ManziniCome sarà la vita in Italia ora che saranno sospesi i processi per decine di reati? Un racconto firmato dall'autore di "La giostra dei criceti" (Einaudi, 2007) e "Sangue Marcio" (Fazi, 2005).
http://www.micromega.net/

Paolo Ferrero: Berlusconi pensa solo ai suoi interessi e sarò in piazza con Di Pietro
L’ex Ministro Paolo Ferrero sarà in piazza con Antonio Di Pietro l’8 luglio a Roma contro il governo Berlusconi. "Sono d’accordo con Antonio di Pietro - annuncia Ferrero - il premier pensa solo ai suoi interessi, non certo a quelli degli italiani.
Ecco perché, raccogliendo l’appello lanciato dal leader dell’Idv ma anche da molte associazioni, gruppi, girotondi, intellettuali e semplici cittadini l’8 luglio sarò anch’io a piazza Navona in difesa dello Stato di diritto e contro l’approvazione delle leggi ad personam".
"Di Pietro però - prosegue Ferrero - deve capire e riflettere anche su un altro punto, altrettanto centrale e decisivo, rispetto a quello della legalità: nell’opposizione al governo delle destre bisogna mettere al primo posto la tutela e il rilancio dei salari e delle pensioni dei lavoratori e dei pensionati italiani.
A Berlusconi e al suo governo, cioè, bisogna opporsi con tutti i mezzi democratici possibili perché non fa nulla per la povera gente, per chi non arriva alla fine del mese, per i ceti popolari, non tanto per quello che fa o dice nel campo della cronaca rosa. Detto questo, ribadisco che, l’8 luglio, sarò in piazza anch’io, a difendere lo Stato di diritto".

1 luglio 2008

STRAGE DI BOLOGNA: PER NON DIMENTICARE, MAI, UNO DEI GIORNI PIU' NERI DELLA DEMOCRAZIA

Newsletter n.9/2008
http://www.stragi.it/


"SOTTO IL SEGNO DELLA SOLIDARIETA'"

INIZIATIVE PRESSO
LA SALA D'ATTESA TORQUATO SECCI

STAZIONE CENTRALE DI BOLOGNA

GIOVEDI 3 LUGLIO 2008 ORE 21,00

"SONGS FROM A ROOM " LIVE

Daniele Biacchessi (voce narrante), Antonio Rigo Righetti (voce, basso elettrico, chitarra acustica), Robby Pellati (percussioni e drum kit),.

Letture sulla memoria dai libri di Ray Bradbury, Leonardo Sciascia, Beppe Fenoglio, Cesare Pavese, Daniele Biacchessi.

Organizzazione: Associazione 2 agosto tra i familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna.

INVITIAMO TUTTI A PARTECIPARE NUMEROSI

IL PRESIDENTE

PAOLO BOLOGNESI