30 maggio 2008

Via l'Ici con tagli che peggiorano la qualità della vita. Dove è il risparmio per le famiglie? Una semplice partita di giro, anzi................

UNA PRESA IN GIRO
I soldi arrivano da tagli al trasporto locale a quello per l'occupazione, all'ammodernamento delle rete idrica. Inoltre scompare il fondo antiviolenza per le donne, quello per l'inclusione sociale degli immigrati e quello per l'abbattimento degli ecomostri.

Nessuna magia, nessun miracolo. Tremonti taglia la tassa sulla prima casa (niente più Ici da pagare, neppure per i ricchi), detassa gli straordinari, rimanda ancora il redde rationem per Alitalia. Come? Semplice: togliendo fondi a provvedimenti che il nuovo ministro dell'Economia giudica secondari, poco popolari. Via quindi i fondi contro la violenza alle donne, meno soldi per i trasporti al sud, immigrati, università e cultura possono attendere. Se le caveranno da soli. Berlusconi ha sempre avuto grande stima di Tremonti, lo considera il suo piccolo genio. A Napoli, durante il primo appuntamento ufficiale del nuovo governo, lo aveva presentato come un dio in terra. Ma la moltiplicazione dei pani e dei pesci a Tremonti non riesce. Né riuscirà mai. Vale tre miliardi di euro il decreto fiscale del Berlusconi IV, pubblicato ieri in Gazzetta ufficiale, quindi già in vigore. I soldi arrivano da fondi stanziati per interventi che non ci saranno più. Dal trasporto locale a quello per l'occupazione, all'ammodernamento delle rete idrica. Il ministro fa scomparire il fondo antiviolenza per le donne e quello per l'inclusione sociale degli immigrati, quello per l'abbattimento degli ecomostri. Nessuna magia, una semplice partita di giro.
Dove è il risparmio per le famiglie, se alla cancellazione dell'Ici fanno da contraltare tagli che peggiorano la qualità della vita? Tremonti dice che va bene così. Le promesse elettorali devono essere mantenute. A quale prezzo? In dettaglio, sono stati tagliati venti milioni dai fondi contro la violenza alle donne. Pochi in assoluto, moltissimo per gli oltre cento centri antiviolenza che in Italia si occupano di dare protezione e un tetto a donne sole, ragazze-madri maltrattante, per lo più straniere, con bambini piccoli. E ancora, il decreto fiscale si mangia mille e 432 milioni di euro destinati in origine al sud. Spariscono i soldi per il completamento della strada Ionica (350 milioni), per la metro leggera di Palermo (240 milioni), per la ferrovia circum-etnea (250 milioni), per la piattaforma logistica in Sicilia (247 milioni) e per la superstrada Agrigento e Caltanissetta (180). Sono stati cancellati dal bilancio nazionale 721 milioni di euro destinati a rafforzare il trasporto locale, pubblico e su ferrovia, quel pacchetto di misure necessarie per limitare l'uso di mezzi privati, aiutare i pendolari, far diminuire i camion. I tagli più clamorosi riguardano il "Fondo per la promozione del trasporto pubblico locale", 353 milioni di euro stanziati per il triennio 2008-2010. Ancora non basta. La partita di giro di Tremonti va a toccare le politiche ambientali. Spariscono i 30 milioni per il "recupero dei centri storici", i 60 per le isole minori e altri spiccioli per le biotecnologie e per le filiere Ogm free. Cassato anche il "Fondo per la demolizione degli ecomostri", 45 milioni destinati ad abbattere le pustole tipo Punta Perotti che infestano coste e zone di pregio. Aboliti i Fondi per "l'ammodernamento delle rete idrica nazionale" (70 milioni) e per le "forestazione e riforestazione" (150 milioni).
Tecnologie, sport, immigrati, università e cultura: altri settori nei quali vengono drenati finanziamenti per trovare la copertura del decreto fiscale. Forse in pochi piangeranno il taglio alle celebrazioni per la nascita di Giacomo Puccini (un milione e mezzo), al Fondo ordinario delle Università (48 milioni) e alla Formazione artistica e culturale (27). Sono però, questi, soldi che servono anche a tenere in vita le scuole di quartiere e per dare un'alternativa sociale e culturale a chi non se la può pagare di tasca propria. La scure Tremonti spazza via i milioni (95) per "la promozione dello sport di cittadinanza", la cassa per organizzare gare e manifestazioni a livello base e per lo più amatoriale. Tagli anche per i Campionati mondiali di pallavolo 2010 e per quelli di ciclismo. Spariti anche i soldi per lo sviluppo della banda larga (50) e il passaggio al digitale terrestre (20) e per il potenziamento dell'informatizzazione pubblica (31).
Il ministro dell'economia non fa magie. Toglie i soldi da una parte e li mette da un'altra. Ti dà una mela, ti leva i semi per far crescere l'albero.

Frida Nacinovich
Liberazione
30/5/08

29 maggio 2008

Duro affondo dell'associazione per i diritti umani contro il governo: «Gli attacchi a rom e immigrati legittimati da un linguaggio razzista»

«La linea dura è necessaria perché di fronte a delle bestie non si può che rispondere con la massima severità.» Carlo Mosca, prefetto di Roma, a proposito del decreto-legge del governo sull’immigrazione, 27 maggio 2008
Amnesty: in Italia clima xenofobo

Non fa sconti Amnesty International. E soprattutto non ne fa all'Italia. Nel presentare ieri il Rapporto 2008, l'organizzazione si è richiamata idealmente ai sessant'anni della Dichiarazione dei diritti dell'uomo del '48. Ma Paolo Pobbiati, presidente di Amnesty Italia, ha detto che se chi l'ha vergata potesse adesso leggerne gli effetti, rimarrebbe assai deluso. Specie osservando con la lente dei diritti negati quanto avviene oggi nel nostro paese. La relazione sul Belpaese è stata affidata a Daniela Carboni: voce gentile ma staffilate senza appello, a cominciare da una «legittimazione del linguaggio razzista» che ha fatto subito venire in mente le critiche di Madrid.Inevitabile il riferimento al clima di caccia alle streghe nei confronti dei cittadini rumeni e in particolare contro i rom, iniziato con l'omicidio di Giovanna Reggiani da parte di un rumeno, secondo alcuni di etnia rom, il 31 ottobre scorso. Nel Rapporto si dice chiaramente che tale clima xenofobo è stato alimentato dalle «dichiarazioni che alludevano a responsabilità collettive di minoranze e gruppi di migranti» da parte di esponenti politici. A cominciare dall'allora sindaco di Roma Walter Veltroni, secondo cui «prima dell'ingresso della Romania nell'Ue, Roma era la metropoli più sicura del mondo». Pochi giorni dopo Gianfranco Fini aveva dichiarato, riferendosi ai rom: «Mi chiedo come sia possibile integrare chi considera pressoché lecito e non immorale il furto, il non lavorare perché devono essere le donne a farlo magari prostituendosi, e non si fa scrupolo di rapire bambini o di generare figli per destinarli all'accattonaggio. Parlare di integrazione per chi ha una "cultura" di questo tipo non ha senso». Un concentrato di stereotipi che riassumono bene il clima xenofobo che si respira in questi giorni.Non da meno è stato il prefetto di Roma Carlo Mosca, che in seguito al primo provvedimento preso dal governo - il decreto legge urgente sulle espulsioni firmato il 2 novembre, secondo cui le autorità possono motivare l'espulsione di cittadini Ue sulla base di un «pericolo per la sicurezza pubblica» - ha fatto sapere: «La linea dura è necessaria perché di fronte a delle bestie non si può che rispondere con la massima severità». Parole che hanno fatto rizzare i capelli all'Alto Commissariato Onu per i rifugiati, che ha espresso preoccupazione per il clima di intolleranza e per lo «stato di tensione nei confronti degli stranieri alimentato negli anni anche da risposte demagogiche alle tematiche dell'immigrazione messe in atto dalla politica». Stesso monito anche dal presidente dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, che ha messo in guardia l'Italia circa il rischio di una «caccia alle streghe». Interventi che non hanno avuto effetto, dato che nei mesi successivi sono seguite dichiarazioni analoghe.Come risultato di questa campagna, sostenuta anche da molti media, Amnesty ricorda i violenti attacchi a campi rom che si sono verificati nel corso del 2007 fino ad oggi, per ultimo l'incendio del campo di Ponticelli a Napoli, nonché le numerose aggressioni ai danni di cittadini stranieri, come l'episodio del Pigneto. Sul quale ieri è intervenuto addirittura il commissario Ue Spidla, che ha definito «molto preoccupanti» gli attacchi a immigrati e ha chiesto l'intervento delle autorità.Proprio in seguito all'attacco di Ponticelli l'Osce, che si occupa della sicurezza in Europa, ha espresso preoccupazione per la retorica anti-rom e anti-immigrati degli ultimi mesi che rischia di aumentare gli episodi di violenza. Un timore condiviso dall'Onu, che a marzo aveva denunciato le condizioni di «segregazione di fatto» dei rom in Italia, privi di accesso ai servizi essenziali. L'Italia è sotto accusa anche per il «pacchetto sicurezza» che introduce una serie di misure - tra cui il reato di immigrazione clandestina - che, in assenza di una legge organica sull'asilo, mettono a rischio anche i minori migranti e i richiedenti asilo. «Desolante», infine, è per Amnesty il quadro legislativo italiano in materia di tortura e diritti umani, gravemente lacunoso dato che nel nostro codice penale non compare ancora il reato di tortura, aumentando il rischio di impunità per le forze dell'ordine, che non devono rispondere del loro operato a nessun organismo indipendente di controllo né ad alcuna istituzione nazionale di monitoraggio dei diritti umani.

di Junko Terao
su Il Manifesto del 28/05/2008

27 maggio 2008

Rifiuti: notizie e dati che non raggiungono certo le prime pagine della “grande stampa” o libri “best-sellers”. Gli affari della Mercegaglia

LA MILITARIZZAZIONE DEL PROFITTO ASSISTITO IN ITALIA: ANALISI DI FATTI E POSSIBILI SOLUZIONI

Prima che sul versante politico, prima che sul versante tecnico - sanitario o ambientale che sia - per analizzare quello che sta avvenendo in questi giorni a Napoli, nel quartiere di Chiaiano, e non solo, dobbiamo aver chiaro il contesto economico di riferimento.
Il sistema industriale italiano è da diversi anni in grave crisi, soprattutto sul versante produttivo, i gruppi industriali che più contano, e che sono spesso anche i “più avveduti”, sono ricorsi da un pezzo all’ assistenza pubblica, che viene loro elargita sotto varie forme più o meno mascherate dall’interesse collettivo.

Uno dei casi più rilevanti è stato, ed è, quello delle incentivazioni CIP6-Certificati Verdi, che finanziate da una tassa “occulta”, di circa il 7%, sulle bollette elettriche (“i costi più alti d'Europa”) dei consumatori (che avrebbero dovuto finanziare le fonti di energia rinnovabile), hanno beneficato e beneficiano, con finanziamenti annuali miliardari, soprattutto i proprietari di impianti che bruciano residui petroliferi, i rifiuti e/o le cosiddette “biomasse”.

Gli impianti di incenerimento sono assolutamente inutili e superflui, specie nel caso che si attui una corretta gestione dei rifiuti con forme raccolta differenziata domiciliari, trasformazione in compost della parte biodegradabile, “umida”, del rifiuto, riciclo e recupero di materiali; questi dati sono noti ed incontrovertibili, almeno tra gli esperti.
Nella categoria degli esperti non si ritrovano quindi, con tutta evidenza, i politici professionisti, la “grande stampa”, ed anche l’imprenditoria vincente ed assistita, proprietaria, questa, della “grande stampa”.
Un esempio evidente è stato il discorso di insediamento all’assise di Confindustria dove la neo-presidente Emma Marcegaglia ha così affermato: "I sistemi di gestione dei rifiuti sono molto vicini al collasso in molte regioni, anche perché si dice no ai termovalorizzatori, attivi in tutti gli altri Paesi. Paghiamo i costi più alti d'Europa per l'energia.” (http://www.repubblica.it/2008/03/sezioni/economia/confindustria-marcegaglia/assemblea-relazione/assemblea-relazione.html).
Strano, perché la signora Marcegaglia di rifiuti ne dovrebbe sapere qualcosa, visto che ha tre impianti di incenerimento per “combustibile da rifiuti”(CDR) in fase di realizzazione (Massafra, Manfredonia, Modugno), si è poi aggiudicata “l’affidamento del pubblico servizio di gestione del sistema impiantistico di recupero energetico a servizio dei bacini di utenza Lecce1, 2 e 3 ” ( Decreto Commissario Delegato Emergenza Ambientale 26 novembre 2004 n. 275; B.U. della Regione Puglia n.147 del 9-12-2004), e gestisce anche la “Filiera Rifiuti Speciali Oikothen” di Augusta, con autorizzazione peraltro sospesa da Regione Sicilia e Comune di Augusta (http://www.comune.augusta.sr.it/comunicati/2008/maggio/07.05.08.doc), ed inoltre, in altra “colonia” meridionale, a Cutro, in Calabria, ha già in attività una Centrale elettrica “a biomasse” (http://www.marcegaglia.com/energy/it/centrali_energetiche.htm).

Strano, anche, che la signora Marcegaglia si lamenti degli alti costi dell’energia visto che quota parte dei sovrapprezzi elettrici, che il consumatore italiano paga con il meccanismo dei “Certificati Verdi”, già arriva alla sua citata Centrale elettrica di Cutro; a tale proposito potrebbe risultare particolarmente interessante l’ulteriore possibilità di guadagno ottenibile con l’ultima legge Finanziaria, assai vantata anche da sedicenti “amici del popolo” o “amici dell’ambiente”, in quanto per gli impianti di potenza nominale media annua superiore a 1 MW, viene previsto il rilascio dei cosiddetti certificati verdi della durata di ben 15 anni, mentre per impianti di potenza nominale media annua inferiore a 1 MW , su richiesta del produttore, in alternativa ai certificati verdi, la produzione di energia elettrica può essere remunerata da una tariffa onnicomprensiva, anch'essa variabile a seconda della fonte utilizzata, e sempre per un periodo di 15 anni, (http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/SpecialiDossier/2008/risparmio-energetico/finanziaria-risparmio-energetico.shtml?uuid=7634374a-d59d-11dc-b6f8-00000e25108c), quantificata, sempre nella ultima legge Finanziaria, per le cosiddette “biomasse” e per la parte “biodegradabile” dei rifiuti, in 0,24 euro/kWh, ( la centrale di Cutro, che ha una potenza di 14 MW, viene attualmente remunerata con valori dell’ordine di 0,182 euro/kWh , con una garanzia di soli 8 anni, vedi: http://www.globalbioenergy.org/fileadmin/user_upload/gbep/docs/2008_events/Washington/GBEP_side_event/8_Marcegaglia_-_the_Role_of_Biomass_in_Sustainable_Development.pdf).

Risulta quindi assai ragionevole il richiamo della signora Marcegaglia al fatto che “non possiamo più eludere o rinviare quelle scelte, anche difficili e impopolari, che sono indispensabili per non compromettere il nostro futuro»
(http://www.corriere.it/economia/08_maggio_22/marcegaglia_discorso_e22669fe-27dd-11dd-b97e-00144f02aabc.shtml) si tratta di intendere di chi sia il futuro a cui si riferisce “la prima donna al vertice di Confindustria”, mentre sull’impopolarità ci sono meno dubbi.

La mossa del governo è chiara, politicamente efficace ed “apprezzabile”, non solo dalle forze politiche della maggioranza, ma anche quelle dell’opposizione, dai cattolici sedicenti difensori della vita, ai democratici “ombra”, fino ai grandi moralisti e moralizzatori per “via giudiziaria”: si trattava e si tratta, per il governo, come pure per l’, di dare un segnale, “colpire uno per educarne cento” , partendo proprio dal sito più tecnicamente indifendibile, anche perché la vera partita è un’altra: la realizzazione, in Campania, ma anche nel resto d’Italia dei “termovalorizzatori”.
Occorre ricordare come, dopo che per mesi mass media e frotte di politici ignoranti avevano proposto, in modo martellante, la «termovalorizzazione» mediante incenerimento, non solo come soluzione al “problema rifiuti”, ma anche come alternativa alle discariche (dato, quest’ ultimo, assolutamente fantasioso, in quanto se anche la «termovalorizzazione» fosse integrale per tutti i rifiuti, non li eliminerebbe fisicamente, ma si limiterebbe a ridurli a circa il 30% della massa iniziale, oltre a produrrne, a sua volta e in quota non irrilevante, un ulteriore 3-5% e di una tipologia estremamente pericolosa, e tutti questi rifiuti hanno a loro volta bisogno di discariche), si è dovuto finalmente ammettere che è solo con l’utilizzo delle discariche che si può risolvere l’emergenza.
A dispetto infatti di tutte le retoriche inceneritoriste, che sostengono la “termovalorizzazione” come la soluzione di tutto, è stata la chiusura delle discariche allora esistenti in Campania e la mancata previsione di nuove discariche nel cosiddetto “ciclo integrato dei rifiuti”, insieme alla infima qualità degli impianti realizzati dalle imprese del gruppo Impregilo di Cesare Romiti, da quelli che dovevano produrre Combustibile da rifiuti (Cdr) diventato semplicemente «ecoballe» e l’assoluta insufficienza del progetto del primo impianto di «termovalorizzazione», quello di Acerra, (per il quale non veniva previsto, originariamente, nemmeno un soddisfacente sistema di abbattimento degli inquinanti, tanto che il gruppo di lavoro del ministero dell’Ambiente, che successivamente revisionerà il progetto, imporrà «adeguamenti» tecnici per un costo di 25 milioni di euro) che hanno causato l’ ( per maggiori dettagli vedi anche “Camorra di stato e stato di emergenza”, pubblicato sulla rivista “Il Ponte” e facilmente reperibile in rete).
Dal punto di vista tecnico, mentre è necessario realizzare nuove discariche (su scala regionale, e non certo su base provinciale o comunale, se siamo in zone intensamente urbanizzate ), ovviamente in aree idonee dal punto di vista idrogeologico, e distanti dai centri abitati, è assolutamente improponibile la realizzazione di questi impianti in aree urbane, a tale proposito si può ricordare come la prima normativa italiana sulla gestione dei rifiuti, la legge 20 marzo 1941, n. 366, stabilisse una distanza minima di 1000 metri dall'abitato per gli impianti di trattamento dei rifiuti, una norma di puro buonsenso, purtroppo non più ripresa, nelle normative successive, 50 anni dopo, influenzate, queste, anche dalla deriva culturale “ambientalista” che vede la specie umana “parassita di Gaia”.

Quello che sta accadendo a Napoli dovrebbe, infatti, far interrogare tanti “conformisti” sul completo fallimento di una cultura “ambientalista” che non ha saputo, né voluto, emanciparsi dai dettati dell’ egemone, quello “malthusiano” che enfatizza catastrofismi profittevoli, come la crescita della CO2, che è così diventato l’unico “gas nocivo” riconosciuto e certificato, (oltre che merce da trattare nei nuovi mercati dei “diritti all’inquinamento”).
Non a caso, il bombardamento “terroristico” sui “Cambiamenti climatici” serve alla presidente di Confindustria per chiedere una nuova politica energetica che riparta dal nucleare, “unico modo per coniugare politica energetica con riduzione dei costi e cambiamenti climatici” (http://www.repubblica.it/2008/03/sezioni/economia/confindustria-marcegaglia/marcegaglia-eletta/marcegaglia-eletta.html).

Ma il fatto peggiore è che questo catastrofismo “confindustriale”, che viene imposto in tutte le salse, copre e fa trascurare la drammatica crescita degli inquinanti direttamente nocivi per gli esseri viventi, compreso gli esseri umani: dagli inquinanti organici persistenti, diossine e policlorofenili-PCB; ai metalli pesanti, anch’essi persistenti, cancerogeni riconosciuti, teratogeni o estremamente tossici; alle polveri ultrafini (PM0,1 ed inferiori) che non vengono nemmeno misurate; e, collegati a questo, la crescita altrettanto allarmante, dei tumori, anche nei bambini e negli adolescenti; delle malattie degenerative negli anziani, delle malformazioni nei neonati, della sterilità negli adulti.
Esistono numerosi dati scientifici che, in questi ultimi anni, facendo seguito alle ricerche connesse al genoma umano, stanno dimostrando una correlazione diretta e di ampio raggio, prima impensata, tra queste malattie e gli inquinanti ambientali che sono stati prima citati e che, per questo, andrebbero da subito eliminati o, quantomeno, ridotti il più possibile.
Tutto questo viene invece ignorato dagli apparati culturali dominanti, anche quelli “ambientalisti” come pure, a maggior ragione, dai politici governativi che si dotano di tecnici compiacenti, “ancien régime”, meglio se con comuni interessi economici e di “affari”.
Non si evidenziano, o addirittura si nascondono, dati scientifici sempre più solidi ed evidenti che correlano la salute con l’inquinamento da alcuni inquinanti specifici, in ben studiate campagne di disinformazione e manipolazione mediatica.
Una mano a questa manipolazione viene anche data da ben costruiti “eroi anticamorristi”, che focalizzano l’attenzione sulla sola malavita locale, guardandosi bene di evidenziare le responsabilità dei “salotti buoni” della finanza e dell’imprenditoria vincente.
Lo stesso lavoro che viene fatto anche da certi “moralisti confindustriali”, giornalisti della “grande stampa” che denunciano molto sprechi e ruberie pubbliche e, molto meno, o per nulla, le anche maggiori ruberie private.
Così la neopresidente di Confindustria, la signora Emma Marcegaglia può impunemente affermare:”Bisogna tornare al rispetto delle regole. Mi dispiace per la popolazione che sta annegando tra i rifiuti per colpa di piccoli gruppi che stanno provocando incidenti, ma è venuto il momento che lo Stato a Napoli riprenda il suo ruolo. C’è la necessità di sbloccare tutti gli investimenti, dai termovalorizzatori alle ferrovie, alle autostrade che sono stati bloccati per motivi ambientali. Non accetteremo più che piccoli gruppi in malafede blocchino il Paese e ci condannino al declino. Certo bisognerà dialogare con la gente parlando di compensazioni, ma poi bisognerà chiudere con i veti”( “il Sole 24 ore” del 25 maggio 2008) ; linea dura e legalità, dunque, mentre solo alcuni mesi fa la Marcegaglia S.p.a. ha petteggiato una sanzione di 500 mila euro più 250 mila euro di confisca per una tangente di 1 milione 158 mila euro pagata a Lorenzo Marzocchi di EniPower. Oltre al patteggiamento dell'azienda, Antonio Marcegaglia, fratello di Emma, ha patteggiato 11 mesi di reclusione con sospensione della pena (L’Unione Sarda del 28 marzo 2008 in http://www.unionesarda.it/DettaglioUltimora/?contentId=20697).
Notizia che non ha raggiunto certo le prime pagine della “grande stampa” o libri “best-sellers”

Un “Sistema Paese” che per far funzionare, a ogni costo, imprese decotte, ha bisogno dei militari è forse davvero più che “al declino”, declinato da un pezzo.
Resta però un'unica consolazione, la risoluzione dell’emergenza campana, con le discariche, potrà rendere evidente la colossale truffa del sistema inceneritorista, senza il messaggio fuorviante dei rifiuti per strada: sta ai cittadini consapevoli e responsabili; ai tecnici ed ai professionisti che coscientemente seguono la loro deontologia; agli imprenditori coraggiosi che, ostacolati da tutti, hanno realizzato filiere di recupero di materia esemplari; prendersi carico di questo compito, con la consapevolezza di essere la potenziale maggioranza del Paese e per la sua possibile salvezza.

Michelangiolo Bolognini
Medicina Democratica

26 maggio 2008

IN QUESTI TEMPI BUI SUCCEDE ANCHE CHE IL SINDACATO DIMENTICHI IL PROPRIO MESTIERE. SARA' CONTENTA MISS CONFINDUSTRIA. HA SEDOTTO ANCHE LA CGIL?

Meno male che la Cgil dovrebbe dare il buon esempio per la sicurezza sul lavoro.
E' vero che il terreno era stato dato in permuta ( e non venduto), in cambio della costruzioni di uffici, però la Cgil ha sempre una "responsabilità morale" se succede qualcosa.Non se ne può lavare le mani così.Meno male che nessun lavoratore si è infortunato gravemente o è morto.
Marco Bazzoni-Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza.

L’IMPRENDITORE "CGIL" NON RISPETTA

LA SICUREZZA

SUL BLOG "IL MATTONE SELVAGGIO" http://www.mattoneselvaggio.blogspot.com/
è stato pubblicato un video prodotto dagli studenti dell’Università Cattolica di Milano. Nei cantieri(Committente Cgil) gli operai lavorano senza casco !! No, non è uno scherzo !! Guardate questo video. Ovviamente non è Spiderman, ma un operaio che cammina su delle impalcature a più di due metri d’altezza senza alcuna protezione. Si parla tanto di morti bianche, e ogni volta che ne capita una o anche solo se qualcuno si da male si solleva il solito polverone della sicurezza dei cantieri. Le voci più grosse ovviamente si sentono dai sindacati.
Ma c’è qualcosa che non va nel cantiere di via Oglio 8. Non si tratta infatti di un cantiere qualunque, ma di un cantiere della Lega Cooperative e lì si stanno costruendo gli uffici della Cgil e un pensionato universitario. Il terreno era della Cgil di Milano da 25 anni e nel 2006 il sindacato lo ha venduto, ottenendo in cambio la costruzione di uffici. Per il progetto la Regione ha stanziato oltre un milione di euro.
Mancano le basilari misure di sicurezza, e il cantiere è a soli 200 metri dell’Asl. Tre studenti della Cattolica hanno effettuato un report video per denununciare il fatto e lo hanno consegnato al Corriere.
Nel video viene intervistato Roberto Dighera, dell’Asl Milano (responsabile della sicurezza sul lavoro) che ha dichiarato che spesso vengono fatti controlli nei cantieri, e altrettanto spesso vengono fatte multe per le irregolarità riscontrate, come la mancanza di guanti, caschi e imbragature o ponteggi mal fatti, nonostante sia obbligatorio per legge indossarle. Purtroppo però a causa della mancanza di fondi è impossibile tornare nei cantieri periodicamente per verificare che le misure di sicurezza siano state prese.
Il video è stato mostrato a Francesco Aresu della Fillea, il settore edile della Cgil, senza dirgli di che cantiere si trattava. Ovviamente la reazione è stata di condanna dei comportamenti. Il capocantiere, sempre nel filmato, accusa del fatto gli operai stessi perchè "non si possono controllare costantemente". Il che secondo Aresu è una stupidaggine. Ma, messo davanti alla realtà, Aresu "scarica" la responsabilità sulle Asl e gli ispettorati del lavoro. Esulando però da questo caso clamoroso e riportando in auge il dibattito sul problema, insomma : di chi è la colpa se un operaio si fa male ? E soprattutto, quando si decideranno ad adottare qualche misura rigida per evitare le morti bianche ?
In fondo, basta farsi una passeggiata per la città (e non solo) per accorgersi che il problema non è solo del cantiere della Cgil. Caro Epifani, non hai niente da dire ? A Napoli, un dirigente della Fillea Cgil, Ciro Crescentini, è stato prima licenziato e poi espulso dalla sua organizzazione perchè aveva denunciato alla magistratura napoletana di aver ritrovato sulla scrivania del suo segretario generale un suo esposto denuncia inviato all’Ispettorato del lavoro in cui era segnalate aziende e cantieri in nero o che violavano le norme sulla sicurezza antinfortunistiche. Il segretario nazionale Franco Martini ha definito il compagno Ciro Crescentini un "guerrigliero romantico..." Non aggiungiamo altro. Invitiamo il compagno Ciro Crescentini a presentarsi in Procura e consegnare questo video che abbiamo pubblicato...

Stefania Bontempi
lunedi 26 maggio 2008

25 maggio 2008

La storia ha dimostrato che sovente l'intolleranza si è trasformata in persecuzione razziale. E' il percorso di questo governo fascioleghista?

In una sua bellissima canzone, intitolata “Sally”, Fabrizio De Andrè cantava: “Mia madre mi disse/non devi giocare/con gli zingari nel bosco…”.
Questo a testimoniare che il pregiudizio, l’ostilità, la diffidenza verso le comunità gitane è ancestrale


NO ALLE LEGGI XENOFOBE DEL GOVERNO !!!

E’ fatta. Gli elettori del centro destra sono finalmente serviti, …ma anche quelli del centro sinistra, che chiedono a gran voce le garanzie della sicurezza contro qualcuno, potranno essere soddisfatti!
Il nuovo “decreto legge sulla sicurezza” è varato, per difendere “gli italiani onesti che lavorano” (ed evadono): quelli che… “padroni a casa nostra!”, quelli che… “la legalità è la legalità!”, quelli che…”mogli e buoi dei paesi tuoi”, quelli che… “gli immigrati sono una risorsa (purché non scassino i maroni)”, quelli che… “ io sono tollerante ma quelli devono adeguarsi alle nostre regole”, quelli che… “accetto tutti ma gli zingari…!” e anche quelli che… “l’identità cristiana dell’Europa…”
E mentre la demagogia del pugno duro riempirà i palinsesti televisivi e le pagine dei quotidiani, tra pochi giorni questo sarà il paese con il numero di latitanti più alto d’Europa (mezzo milione almeno). Qui i tribunali dedicheranno buona parte delle proprie risorse finanziarie e umane per processare immigrati ed espellere persone che non avendo una destinazione certa non potranno essere espulse!
Così questo sarà il paese dove la legge non sarà più uguale per tutti e i diritti umani calpestati, perché i reati avranno un peso diverso: la pena per l’immigrato non in regola sarà maggiore del 30%. Le carceri si riempiranno, le condizioni di vita all’interno peggioreranno… E i Centri di Permanenza Temporanea diventeranno carceri!
Tra la gente si favorirà la delazione, la discriminazione, il linciaggio e le aggressioni: il diritto di considerare l’altro non più persona ma “clandestino” cioè estraneo, potenziale delinquente…
Ma in verità questo decreto fasullo non sanerà nulla, perché non affronta nessuno dei problemi importanti: non si preoccupa delle condizioni di vita di coloro che hanno bisogno (italiani e/o migranti), non interviene sul lavoro nero e stagionale, non sceglie il terreno del confronto culturale ma solo quello della discriminazione.
Questo governo non si preoccupa nemmeno di sollecitare una necessaria politica europea per la gestione e l’accoglienza degli immigrati e si culla nella stupida illusione, confutata dalla storia, di poter fermare le migrazioni!
A tutto ciò diciamo NO! Noi non ci stiamo!
Noi vogliamo che questo paese sia aperto e accogliente, che dia spazio a tutti, che sappia accettare la diversità e la viva come una risorsa e una possibilità, che sappia affrontare i problemi di tutti quelli che lo abitano, che sappia vedere lontano!
Non ci piegheremo mai alle leggi xenofobe dello Stato, non siamo disposti ad accettare l’idea che i diritti siano prerogativa di una parte solamente di coloro che vivono o attraversano questa terra italiana. Non siamo disposti ad ubbidire ad uno Stato che discrimina le persone e introduce il reato di clandestinità.
Noi disobbediremo! Perché da questo momento: “siamo tutti clandestini!”
Ritroviamoci insieme, insieme ai migranti, facciamo sentire il dissenso e la protesta, organizziamo manifestazione ovunque…!

marco sansoè

segretario PRC federazione Biella

24 maggio 2008

’’Di ora in ora, la situazione degli scontri a Chiaiano, Napoli, si sta facendo sempre piu’ intollerabile e indegna di un Paese civile..." P. Ferrero

Rifondazione:
Il governo deve fermarsi subito
prima che ci sia
una gigantesca emergenza democratica

Il governo deve fermarsi subito, prima che le tante emergenze sociali presenti in questo paese si trasformino in un’unica gigantesca emergenza democratica".
E’ quanto si legge in un comunicato del Comitato di gestione di Rifondazione comunista, a proposito dell’emergeza rifiuti e delle proteste a Chiaiano per l’apertura di una delle dieci discariche previste nel decreto del Governo.
"Le cariche di ieri e di stamattina a Chiaiano, subito dopo il varo di un decreto sull’emergenza rifiuti ispirato al peggior decisionismo autoritario e repressivo, dimostrano che questo governo pensa davvero di poter affrontare il dissenso sociale con il manganello e con la galera.
I fatti gravissimi che si verificano oggi in Campania rischiano di ripetersi, moltiplicati, con le centrali nucleari, il ponte sullo stretto, la base di Vicenza e con ogni manifestazione di dissenso.
Il governo deve tornare al metodo del dialogo e del confronto con le comunità locali, prima che la sbornia autoritaria e repressiva di questi giorni determini nel paese una situazione intollerabile.
Ai cittadini di Chiaiano, impegnati in una giusta mobilitazione per la difesa della loro salute e del rispetto dei princìpi democratici va la nostra più piena e sentita solidarietà. La loro lotta è anche la nostra", conclude la nota.

24 maggio 2008

23 maggio 2008

MENTRE IN ITALIA I SINDACATI SI LASCIANO FAGOCITARE DA UN GOVERNO SFACCIATAMENTE CONTRO LAVORATORI, PRECARI E PENSIONATI. I FRANCESI ESCONO DAL TUNNEL

Più di 700mila manifestanti in oltre 150 cortei in tutta la Francia. Lavoratori in piazza per le pensioni

Più di 700mila manifestanti in oltre 150 cortei in tutta la Francia. E’ andata addirittura oltre le speranze dei sindacati la partecipazione alla giornata di mobilitazione contro il progetto del governo di portare a 41 gli anni di lavoro necessari per ottenere il 100% della pensione. Le organizzazioni di categoria puntavano a mezzo milione di persone in piazza.
A Parigi il corteo, partito dalla Bastiglia, ha riunito circa 70mila dimostranti. C’era anche Bernard Thibaut, segretario generale della CGT, il più grande sindacato del paese :
"Manifestiamo per difendere il sistema pensionistico e il livello delle pensioni. La nostra rivendicazione è semplice : vogliamo che sia assicurato il diritto ad andare in pensione a 60 anni, le misure proposte dal governo non garantiscono questo diritto".
Gli 8 principali sindacati francesi avevano indetto per la giornata anche uno sciopero di 24 ore in vari settori : dai trasporti, alla funzione pubblica.
Secondo i rappresentanti dei lavoratori il vero obiettivo del progetto del governo è quello di ridurre le pensioni, perché, visto l’aumento del precariato, sarebbe sempre più difficile raggiungere l’obiettivo della pensione piena.


da Francia

22 maggio 2008

DETASSARE GLI STRAORDINARI? INDECENTE PROVVEDIMENTO DELLA DESTRA. QUALCHE EURO IN PIU’ IN CAMBIO DI PIU’ LAVORO E PIU’ RISCHI

NO A PROPOSTA SU STRAORDINARI, FARE OPPOSIZIONE SOCIALE
Paolo Ferrero
La proposta sulla detassazione degli straordinari e le altre (presunte) “liberalità” per i lavoratori privati che oggi ha, anche formalmente, avanzato il governo Berlusconi e in particolare il suo ministro all’Economia Giulio Tremonti vuol dire una cosa sola. Invece di usare il “tesoretto” – e cioè i proventi della lotta all’evasione fiscale ottenuti dal governo dell’Unione a guida Prodi – per ridurre le tasse a tutti i lavoratori, e quindi aumentare così il livello medio di tutte le retribuzioni, le destre nostrane oggi al governo vogliono usare queste risorse (soldi che appartengono a tutti gli italiani), per spingere uomini e donne che già oggi lavorano molto di più dei loro colleghi europei a “produrre” – e a rischiare la loro vita, con tanto di relativi e drammatici incidenti sul lavoro che si susseguono a ritmo infernale – e lavorare di più. Si tratta di una proposta inaccettabile perché – oltre alla beffa di stipendi che sono da fame – spingerà gli operai ad allungare il loro orario di lavoro, sottoponendoli a un intollerabile sfruttamento. E’una proposta che contrasteremo con ogni mezzo e che deve vedere la sinistra, l’unica vera e oggi in campo, quelle delle forze della sinistra alternativa, ripartire davvero dal basso, non con vuoti e inutili proclami, e ricostruire l’opposizione politica e sociale alle destre. Nel Paese reale, dove stiamo e intendiamo stare, non nelle aule del Parlamento.

http://www.paoloferrero.it/

20 maggio 2008

L'ITALIA ALL'AVAGUARDIA, NELLA POVERTA', NELL'EVASIONE FISCALE, NEL RAZZISMO, NELLE MORTI SUL LAVORO. CON IL SILENZIO DEI SINDACATI!

Ricchi e poveri, il gap avanza
La disuguaglianza nella distribuzione dei redditi è ai livelli più alti. Lo dice un sondaggio del Financial Times. E lo confermano tutte le istituzioni economiche


La disuguaglianza nella distribuzione del reddito ha raggiunto livelli intollerabili per la gran parte dei cittadini in Europa, Stati Uniti e Asia. Ciò che stupisce non é tanto il dato, quanto piuttosto il fatto che a curare il sondaggio d'opinione (oltre 8.700 questionari, in otto paesi) e a darne notizia é il Financial times. E non é tutto. Una consistente maggioranza di cittadini degli otto paesi (Italia, Francia, Germania, Spagna, Inghilterra, Stati uniti, Cina e Giappone) pensa anche che il gap nella distribuzione del reddito sia destinato ad accentuarsi nei prossimi cinque anni, ed é convinto che i ricchi dovrebbero pagare più tasse dei poveri, mostrando così di vedere nella fiscalità generale uno strumento di giustizia sociale. Che anche la Bibbia del capitalismo, come viene definito il quotidiano economico inglese, si eserciti (a modo suo, naturalmente) sul tema dell'anche i ricchi piangano nostrano, che aveva suscitato tante e tali levate di scudi?
In un rapporto delle Nazioni unite, citato dal quotidiano, si stima che le 50 persone più ricche nel mondo guadagnano più di 416 milioni di poveri. Ma i dati in materia si sprecano e tutte le istituzioni internazionale - dalla Banca mondiale al Fondo monetario internazionale (Fmi), fino alla Banca dei regolamenti internazionali - convergono sull'analisi: nell'arco di un ventennio, a partire dagli anni '80, la distribuzione del reddito é vistosamente peggiorata, polarizzandosi sempre più nella forma piramidale che vede pochissimi ricchi al vertice e moltissimi poveri in fondo. L'ineguaglianza é cresciuta dappertutto, nelle economie emergenti come in quelle avanzate, nei paesi in via di sviluppo e in quelli industrializzati. Il Fmi, nel suo ultimo World economic outlook, la definisce una «chiara inversione di tendenza rispetto al generale declino dell'ineguaglianza che aveva contrassegnato la prima metà del ventesimo secolo». I ricchi, spiega l'istituto monetario, sono diventati sempre più ricchi a danno di quella che una volta si chiamava classe media, i poveri sono rimasti poveri. L'ultima ondata di globalizzazione, per usare le parole del Financial times, ha creato «una super-classe» di persone ricche.
Del gap esistente nella distribuzione della ricchezza tra profitti e salari si é occupato invece l'ultimo rapporto della Banca dei regolamenti internazionalin (Bri): la quota destinata ai profitti é talmente alta (e, specularmente, talmente bassa quella destinata ai salari) da non avere precedenti negli ultimi 45 anni, dice il rapporto.
Perciò non dovrebbe stupire che, in larga maggioranza, i cittadini intervistati, alla domanda 'pensi che il gap tra ricchi e poveri sia troppo alto', abbiano risposto 'sì'. Persino negli Stati uniti, «tradizionalmente più tolleranti rispetto alle disuguaglianze», i 'sì' hanno raggiunto il 78% degli intervistati (l'Italia, con i 'sì' sopra all'80%, si colloca al terzo posto, dopo Germania e Francia), mentre poco più del 60% di costoro pensa che il governo dovrebbe alzare le tasse sui redditi più alti (in Italia, al terzultimo posto nella classifica degli otto paesi, dice 'sì' il 58% degli intervistati). E' stato il Financial times, ultimamente, il più puntuale cronista delle lotte per il pane che sconvolgono il mondo. In Europa, i super stipendi dei manager iniziano a entrare nel mirino dei governi. E in Italia é stato Tremonti a pronunciare l'impronunciabile: una stretta su banche e petrolieri. Parole per ora, nulla di più.

Sara Farolfi
Il Manifesto del 20/05/2008

18 maggio 2008

ITALIANI SMEMORATI? FORSE LA STORIA NON L'HANNO NEANCHE STUDIATA. HANNO SOSTITUITO I LIBRI CON LA TELEVISIONE DEL COMMERCIO DELLE ANIME

I rom: gli ebrei
del XXI secolo
Sta accadendo di nuovo. E anche stavolta è sotto i nostri occhi e non ce ne accorgiamo ; anche stavolta crediamo alla propaganda e non ci rendiamo conto dell’orrore ; anche stavolta mentre in qualche modo, chi più chi meno, la gente si lascia convincere e trascinare nell’odio e nel pregiudizio razziale costruito ed alimentato ad arte, noi stiamo a guardare perché dopotutto –pensiamo- un certo limite non lo si potrà superare. Anche stavolta, quando tutto questo sarà finito, tra molti o pochi anni, diremo che non sapevamo, che non potevamo immaginare… e lo diranno anche i tanti “bravi cittadini” che oggi sono per la tolleranza zero in preda all’isteria securitaria. Ma sarà ammissibile pensare di cavarcela un’altra volta con la stessa scusa ? Credo proprio di no.
Le forze realmente democratiche e progressiste, la vera sinistra sociale e politica di questo Paese hanno subito una grave sconfitta negli ultimi anni, ma di fronte al ritorno della persecuzione razziale, delle deportazioni nei lager (oggi li chiamano CPT), dei pogrom, addirittura di ordinanze e leggi razziali che additano un popolo (i rom) come pericolo ed emergenza nazionale, di fronte ad una campagna propagandistica degna di Goebbels, atta ad istigare il pregiudizio e l’odio razziale nella popolazione, campagna che va avanti da mesi ad opera di mass media e uomini politici di tutto l’attuale arco parlamentare (e a volte anche di quello passato, vedi il caso gravissimo di Apuzzo dei Verdi a Rozzano), di fronte a tutto ciò è dovere di ogni cittadino e di ogni forza di sinistra, democratica, anti-razzista opporsi e far sentire la propria voce, ora.
Scendere in piazza, fare controinformazione militante, smascherare le menzogne della propaganda a cominciare dalla montatura del rapimento della bambina di Napoli (che fa leva su uno dei pregiudizi sui rom piu’ antichi, risalente al Medioevo), evidenziandone le contraddizioni e la stranezza del fatto che queste non siano state colte da polizia e magistratura. Svelare le tecniche della propaganda, portare solidarietà militante e concreta al popolo rom e additare alle masse i veri nemici : una classe dominante che si arricchisce alle spalle della popolazione TUTTA (italiani e non) creando miseria ed emarginazione. Una classe dominante che ha bisogno di stranieri e clandestini ricattabili e deboli per sfruttarli in modo barbaro e arricchirsi sempre di più e contemporaneamente li addita come nemici, pericolosi, criminali per renderli più deboli e per indebolire nello stesso tempo anche i lavoratori italiani ; per fornire un capro espiatorio proprio come fece il nazismo con gli ebrei e con gli stessi rom in un altro periodo di crisi economica.
Questo è quello che va detto : siamo tutti rom, siamo tutti clandestini, perché siamo tutti sfruttati. La vera emergenza sicurezza è quella che ammazza quattro operai al giorno nelle fabbriche e nei cantieri, che ne fa ammalare e ne mutila tanti di più perché per i padroni i profitti non sono mai abbastanza. La vera emergenza è quella di non riuscire ad arrivare a fine mese e spesso nemmeno alla terza settimana. La vera emergenza è la precarietà sul lavoro, i turni massacranti, lo smantellamento di tutte le conquiste dei lavoratori e della Costituzione, l’attuazione del piano Gelli con il consenso di maggioranza e opposizione.
E’ un dovere storico a cui sono chiamate tutte le forze democratiche e a cui la sinistra non può sottrarsi se non vuole davvero scomparire, invece di occuparsi in modo miope e colpevole solo della legge elettorale per le europee.
Dove sono le forze di sinistra, le forze democratiche napoletane ? Dove erano mentre era in atto il pogrom ? Dove sono ora ? Avremmo dovuto accorrere tutti lì, a Ponticelli, in migliaia a difendere i rom e con essi la democrazia e la civiltà ; metterci tra i rom indifesi e le bande per fare quello che le forze dell’ordine non hanno fatto pur essendo loro compito : impedire che il pogrom avvenisse. Questo vale per Napoli come per tutte le altre città : Milano, Roma, dove c’è uno sgombero forzato, una ronda che va a minacciare e a intimidire, dovunque ci siano persecuzioni razziali poco importa se promosse da bande di cittadini (come successe anche dopo l’omicidio Reggiani a Roma) o dalle stesse istituzioni, là dovrebbero scendere in piazza per opporsi tutte le forze democratiche e progressiste.


Il 21 maggio a Napoli ci sarà il primo Consiglio dei Ministri del governo Berlusconi IV. Sarebbe bello, anzi doveroso indire una manifestazione cittadina per andare a gridare al governo e al mondo che noi non ci stiamo, ripudiamo il razzismo, il pacchetto sicurezza, che siamo dalla parte dei rom. Not in my name.
Non potremo usare la stessa scusa una seconda volta.
Adriana Stazio - Napoli

16 maggio 2008

DOMANI VERONA SI FA IN DUE CONTRO IL FASCISMO E IL RAZZISMO

Sabato 17 maggio Verona si trasforma nella capitale della nuova cittadinanza e dell’antifascismo. Corteo e sit- in per Nicola Tommasoli, ucciso da cinque neonazisti e contro la deriva razzista e securitaria.

Nell'Italia dei rastrellamenti ai rom che chiude tutti e due gli occhi di fronte al razzismo a Verona si prepara la giornata di mobilitazione del sabato 17 maggio, nata dopo l'omicidio di Nicola Tommasoli da parte di un gruppetto di nazistoidi. Sono previste due manifestazioni.
Alle 15 un corteo partirà dalla stazione di Verona Porta nuova, promosso da un’assemblea cittadina composta da centri sociali, associazioni, partiti politici e sindacati. E', questa un'iniziativa che sottolinea con maggiore forza i temi dell'antifascismo e denuncia come Verona sia diventata un laboratorio della nuova destra estrema, un luogo di sperimentazione e di infiltrazione delle istanze dei movimenti neofascisti nelle istituzioni locali. «Nicola è stato ucciso – si legge nell’appello che indice il corteo – non perché avversario politico, non perché rappresentava il nemico, nemmeno perché diverso : migrante, comunista, gay, zingaro, barbone. Solo e ‘semplicemente’ perché estraneo, non familiare, non compatibile».
L’appello, firmato da tantissime organizzazioni, centri sociali, delegati sindacali e politici, chiede poi le dimissioni del sindaco leghista Flavio Tosi, «perché simbolicamente è uno dei mandanti morali di questa tragedia».
Un altro appello, questa volta del Coordinamento migranti di Verona e dell’est veronese, cerca di coinvolgere tutte le forze veronesi che non si riconoscono nell'idea di una comunità monolitica e chiusa alle differenze che sembra essere egemone a Verona. I promotori ricordano che «questa morte assurda riguarda tutti i cittadini di Verona. Chi ci è nato e chi ci è venuto ad abitare. Riguarda anche noi, i nuovi cittadini. Perché anche noi abbiamo bambini, figli che vanno a scuola, vicini di casa che sono, come noi, straziati da quello che è accaduto». E convoca una «giornata di partecipazione popolare», in piazza Brà. Cioè la piazza che picchiatori e forze dell'ordine, con modi diversi ma con inquietanti assonanze, cercano di chiudere ai «diversi».
A quelli come Nicola, magari colpevoli solo di avere i capelli lunghi, e ai migranti, che pure vivono e producono ricchezza in questo territorio da anni.
«Il comune dei nuovi cittadini, migranti e veronesi, precari e studenti, si insedia al cuore di Verona – si legge nell'appello di questa seconda manifestazione – Si insedia in Piazza Brà perché niente e nessuno può tenerlo ai margini della cittadinanza nuova che dobbiamo costruire. Dobbiamo costruirla assieme. A partire da un grande concentramento in Piazza Brà alle 17.
Qui, la città che vogliamo dobbiamo iniziare a costruirla e a farla vivere. Ciò che abbiamo davanti come compito è farla finita col fascismo e col razzismo. Ma dobbiamo farlo non come semplice appello retorico; dobbiamo farlo combattendo in maniera efficace gli apprendisti stregoni dell’odio, quelli che oggi balbettano, come il sindaco Tosi, di fronte alla mostruosità che hanno contribuito a generare. Dobbiamo farlo inventando da subito nuovi momenti di socialità e di scambio; di gioia e di meticciamento».

L'appello Verona libera che promuove la manifestazione di piazza Brà è stato firmato da decine di associazioni e centri sociali e da don Andrea Gallo, Moni Ovadia, Ascanio Celestini, Gianfranco Bettin.
Da tutta Italia si muoveranno pullman e treni. Da Roma è prevista la partenza di almeno 300 persone con pullman e automobili. Altre partenze sono previste da Milano [appuntamento alla stazione centrale alle 11], Padova, Trento, Rovereto, Venezia, Vicenza, Treviso, Bologna, Brescia Firenze, Torino, Bergamo.


Per informazioni su come raggiungere Verona, potete consultare
i due blog della manifestazione.

http://verona17maggio.noblogs.org/
http://veronalibera.globalproject.info/

15 maggio 2008

NAPOLI, ROMA......EPISODI DI ODIO RAZZIALE MUTUATI DA PEZZI DI NORD ITALIA IGNORANTE, EVASORE, EGOISTA, MAFIOSO E FASCIOLEGHISTA

DILAGANO LE RONDE,
MA NESSUNO CONDANNA
Opera e Ponticelli…
Dilagano le “ronde”. Chi tace, chi
acconsente, E chi invece s’arrende. C’erano dei bambini
Dentro quelle baracche, ma nessuno “CONDANNA”.
Strette di mano & pacche…
Un triste fumo nero circonda i campi Rom. La “tolleranza zero” che diventa pogrom…
Da Ponticelli a Rostock ?
Sarà forse una tomba a risvegliar dal sonno questo “governo-ombra” ? .
Ma forse io mi sbaglio: “Prioritario” adesso non è spegnere il rogo ma spegnere Travaglio.

(Poesie della Seconda Repubblica)
di Mimmo Lombezzi

Roma, la paura al "Casilino900", dove tutti i bambini vanno a scuola
«Anche Hitler ha iniziato con le espulsioni dei rom. L'Italia è il nostro Paese»

«Io non capisco cosa stia succedendo nel nostro Paese - fa eco Najo Adzovic, coordinatore del campo e scrittore - dal giorno della morte della signora Giovanna Reggiani siamo diventati il pericolo pubblico numero uno. Hanno già provato a sgomberarci, ad abbattere le nostre case, ma abbiamo mobilitato tutti i nostri amici e le ruspe, almeno per ora, si sono fermate».
Già, per ora. Ma a sentire i proclami che arrivano dal nuovo inquilino del Campidoglio c'è poco da stare sereni. Lo sgombero, infatti, è sempre lì che aleggia come un ombra, uno spettro. Una spada di Damocle sospesa sulla testa di ognuna di queste persone, su ognuna di queste esistenze. «Io non so più cosa fare - racconta Klej, con un bimbo appeso al collo che giocherella con la sua collana d'oro - ho otto figli. Sono nati tutti qui, sono italiani. Sette di loro vanno già a scuola e il prossimo anno dovremmo iscrivere anche il più piccolo. Se ci cacciano non so proprio dove andremo e non saprei spiegare ai miei figli perchè non ci vogliono e perchè non potranno più andare a scuola con i loro amichetti. Siamo davvero preoccupati, disperati».
Come se non bastasse ieri l'altro è arrivata anche la notizia del commissario straordinario per l'emergenza rom. «Un commissario? - ripete incredulo Najo - noi non abbiamo bisogno di nessun commissario, noi non siamo un'emergenza, noi siamo un popolo pacifico che non ha mai fatto una guerra e che ha subito un olocausto nel quale sono morti, sono stati uccisi decine di migliaia di nostri fratelli. So di dire una cosa forte - prosegue Najo - ma anche Hitler ha iniziato in questo modo. Lo sterminio è stato un punto d'arrivo di un percorso graduale: prima ci hanno demonizzato, poi ci hanno allontanato dalle città privandoci di qualsiasi forma di lavoro. A quel punto, è evidente che qualcuno ha iniziato a rubare per fame, per nutrire i propri figli. E così il cerchio si è chiuso. E' bastata qualche patata rubata per far dire: "ecco gli zingari rubano"». La fine, anche se troppo spesso qualcuno la dimentica, è nota: 250mila rom deportati e uccisi. E'il Porajmos, la "devastazione", la loro Shoah.
E dire che Najo, col sostegno convinto di tutta la comunità, lavora ventiquattro ore su ventiquattro per aprire il Casilino900 al quartiere. Per prevenire possibili attriti e far conoscere ai cittadini del VII municipio il loro stile di vita e le loro tradizioni. «Spesso - dice sconsolato dalle notizie che arrivano da Napoli - invitiamo i compagni di scuola dei nostri figli. E' un modo per integrarci e tranquillizzare il quartiere». Najo si è imposto affinchè all'entrata del campo ci fosse una scritta "ecumenica": «Figli di uno stesso padre». Una speranza.
Eppure la valanga anti-rom che si è abbattuta sul Paese non risparmia neanche loro. Tanto per cominciare, per chiarire che aria tira, hanno staccato la luce. «E' successo d'improvviso ed ora non abbiamo più la corrente elettrica. Ma la responsabilità non è del nuovo sindaco Gianni Alemanno, la luce ce l'ha tolta la giunta precedente». Un modo carino per far capire loro che la presenza lì non era più gradita. Una delle tante stranezze accadute nei giorni dell'omicidio Reggiani, nei giorni in cui Gianfranco Fini, colui che di lì a poco sarebbe divenuto il presidente della Camera, perlustrava le «zone del disagio» con l'elicottero promettendo decine di migliaia di espulsioni; e nei giorni in cui il sindaco di Roma Walter Veltroni moltiplicava gli sgomberi e correva in consiglio dei ministri per convincere l'allora premier Prodi a varare un nuovo decreto esplusioni.
Parole e decreti che piovevano come macini sulle vite di queste persone. «Quei giorni lì - continua Najo - ci sentivamo assediati. Venivamo tutti additati come assassini e stupratori. Ho provato rabbia e dolore. Noi abbiamo un codice secolare che si fonda sul rispetto assoluto delle donne, dei bambini e dei nostri vecchi. Erano e sono accuse che bruciano come ferite».
E mentre Najo si sfoga, un "vecchio", dal volto rugoso è intento a lavorare un foglio di rame. Accanto a lui una montagnola di rifiuti che seleziona con sapienza. Sono i nostri rifiuti, i nostri scarti che vengono ripuliti e riutilizzati in mille modi. Spesso rivenduti al mercatino di zona che i rom del Casilino900 organizzano ogni domenica. Il "vecchio" non parla italiano, ma saluta gentile con i suoi occhi sereni. «Ne ha passate davvero tante», dice Najo.
Fatto sta che il Casilino900 rischia di essere spazzato via. Li accanto sta nascendo la metropolitana e in molti vorrebbero i rom, tutti i rom, fuori dal raccordo anulare, l'anello autostradale che circonda, delimita la capitale. «Sarebbe una vero dramma, saremmo isolati. Gli anni di scolarizzazione e tutti gli sforzi di mediazione e integrazione sarebbero vanificati, cancellati dalle ruspe».
Nel corso degli ultimi sgomberi voluti da Veltroni, e prima che il nostro si dedicasse alla campagna elettorale, una foto ritraeva un caterpillar della Repubblica italiana sopra un libro, un sussidiario delle elementari schiacciato e immerso nel fango. Un'istantanea devastante: dietro quel libro c'era lo sforzo di chissà quante persone, uno sforzo ed un lavoro per l'integrazione durato anni. Uno sforzo che alla fine aveva vinto. Quel libro era di un bambino rom che frequentava la scuola, la nostra scuola. L'istruzione era un suo diritto e i suoi genitori lo avevano capito. E' bastato il battito di un ciglio del sindaco e un colpo di quel caterpillar per vanificare tutto.
Don Paolo, del seminario romano maggiore, frequenta da circa un anno il Casilino900. E' capitato lì quasi per caso e ha deciso che quel campo poteva servire a far crescere i suoi giovani allievi: «C'è un clima molto confuso intorno alla questione dei rom. Io - continua don Paolo - sono convinto che l'esperienza del Casilino900, pur con tutti i suoi limiti, possa rappresentare un modello. Loro iniziano ad autorappresentarsi, a dialogare e confrontarsi in prima persona con gli amministratori per cercare di soluzioni comuni».
Nel frattempo, mentre nel campo iniziano a preparare il pranzo per i bambini che tornano da scuola, Gianni Alemanno continua a proporre il commissario straordinario per i rom. «Qui non stiamo parlando della storica presenze di sinti o giostrai, o la classica presenza di nomadi nel nostro Paese - ha aggiunto il sindaco - ma di un'invasione che si sta determinando nei confini comunitari con dei flussi crescenti». Eppure, in attesa del supercommissario, delle epurazioni, la vita al Casilino900 scorre lieve. «In fondo - conclude Najo - ne abbiamo passate di peggio».


Davide Varì
Liberazione
15/05/2008

13 maggio 2008

APPELLO DALLA VALSUSA

POCHE PAROLE. URGENTE!

1) Sentiamo la necessità di invitare tutti gli amici a sottoscrivere urgentemente (il tempo stringe) una quota di terreni per l'iniziativa
COMPRA UN POSTO
IN PRIMA FILA
SECONDO ATTO
Alleghiamo il modulo (da restituire firmato ai comitati o ai presidi). per favore fate girare a tutti, stampatene e fateli girare al massimo, URGENTEMENTE.
Chi ha già comperato una quota a Chiomonte può ripetere l'operazione a Venaus il 15 giugno,
MA BISOGNA PRENOTARE ENTRO IL 15 MAGGIO!
Chi ha già comperato a Chiomonte compili la scheda come l'altra volta, scrivendo in fondo alla scheda che ha già acquistato a Venaus.
Specificare questo fatto semplifica la vita al notaio perchè ha già i dati a sue mani e non deve ricaricarli (vedi eventualmente allegato 2).
2) Abbiamo inserito sul ns sito in home il trailer del nuovo video "Il vento che fermò il treno", prodotto da Pro Natura, contenente immagini originali della storia di opposizione al TAV in Valsusa e le argomentazioni tecniche degli esperti. Il link diretto è : http://www.youtube.com/watch?v=SVHi6jMK8aM
Chi è interessato ad avere una copia del film completo ce lo comunichi, presto informeremo anche sul ciclo di proiezioni.
3) Il 15 giugno deve essere un giorno di grande festa a Venaus. Chi ha idee per organizzare musica, spettacoli, motoraduni, campeggi, ed ogni iniziativa adatta all'occasione provi a proporre e coordinarsi con gli altri comitati per mezzo delle solite e-mail.
Il secondo atto di "Compra un posto in prima fila" vedrà la partecipazione di persone della cultura e dello spettacolo che da anni sostengono la battaglia contro gli sprechi. Ognuno faccia il massimo che può per attivare tutti i contatti. Come sempre sarà la fantasia e la caparbietà dei NO TAV a fare la differenza! FORZA RAGAZZI! Il tempo passa in fretta!

P.S. Se qualche amico vuole venire da lontano a firmare, intanto mandategli il modulo e fatevelo restituire in fretta, poi potrete consegnarlo ai comitati entro il 15 maggio.

I migliori saluti, Scrivi a:
Ambientevalsusa info@ambientevalsusa.it

12 maggio 2008

IL PRIMO ATTO DI GOVERNO DELLA DESTRA PER COMPLETARE LA STRISCIANTE PRIVATIZZAZIONE DEL SERVIZIO SANITARIO PUBBLICO CON IL MODELLO LOMBARDIA

VIA IL MINISTERO
DELLA SANITA´!

Il "nuovo" governo ha celebrato a suo modo i trent´anni della promulgazione della legge di riforma sanitaria (23 dicembre 1978 n. 833), inglobando la sanità in un´entità di grande dimensione denominato ministero del Welfare. Un´operazione che porta a compimento un duplice percorso iniziato da tempo. Il primo riguarda l´autonomia delle regioni in tema di organizzazione sanitaria già stabilita con la legge di riforma costituzionale del 2000 e il secondo l´utilizzo del sistema sanitario come fonte di interesse e di profitto.
L´origine di ciò è più lontana, data dalla controriforma del 1992 (Decreto legislativo n. 502 denominato "decreto de Lorenzo"). Sono nate le aziende, i direttori generali, i famosi "Gruppi Omogenei di Diagnosi" (DRG); un sistema indirizzato migliorare la salute, fondato sulla prevenzione si è trasformato in un organismo che si fonda sulla malattia, che la classifica e la paga, quindi, a volte, che la inventa, certamente che la sviluppa. E con essa arricchisce e sviluppa il sistema medico industriale, dei farmaci, dell´edilizia ospedaliera, della ricerca autoreferenziale. Solo accidentalmente questo tipo di organizzazione è al servizio dei cittadini. Oggi con la "finanza di progetto" (ovvero con l´intervento dei privati nel finanziamento delle strutture sanitarie), con le costruzioni di grandi ospedali ed istituti di ricerca, di "città della salute", che non rispondono ai bisogni epidemiologici della popolazione, ma soprattutto fanno fede alle necessità del capitale finanziario, serve eliminare il ministero della sanità, che, nonostante tutto, fungeva da riferimento unitario del sistema. La via verso il rovesciamento dei principi della riforma sanitaria e con questa delle altre leggi che in quell´anno hanno visto la luce, quali la legge 194 sull´interruzione volontaria di gravidanza, la legge 180 di chiusura dei manicomi, (fondamentale e concreta forma di fine dell´esclusione del diverso), è stata accelerata. La conquista della sanità da parte delle assicurazioni private è già cominciata. Medicina Democratica, nata quasi dieci anni prima della legge istitutiva del servizio sanitario nazionale del 1978, costruirà (non celebrerà) il suo congresso nazionale ad ottobre in una città del sud. Un territorio piuttosto disagiato che soffrirà ancora di più delle scelte regionali autarchiche del nord e che ancora di più sarà costretto a rivolgersi ad organizzazioni economiche clientelari, se non malavitose, per avere servizi e strutture di seconda serie.
MedicinaDemocratica è nata, non come organizzazione di medici, ma come Movimento di Lotta per la Salute, non può che riprodurre ed implementare questa modalità che, si è visto, è l´unica a migliorare le coscienze ed ottenere qualche risultato.

Fulvio Aurora
Medicina Democratica nazionale

9 maggio 2008

ULTIMI INSERIMENTI

HANNO FREGATO MILIONI DI POVERI FESSI E ORA FARANNO FESTA PER CINQUE ANNI. CHISSA' SE LANCERANNO QUALCHE OSSO AI DEMOCRATICINI (sotto, le berluschine)

L'ISTAT smentisce l'allarme sicurezza cavalcato dalle destra. E avverte:
più sicuri di Germania, Francia
e Gran Bretagna


Allarme sicurezza? A leggere i dati resi noti ieri dall'Istat, si ha la conferma che la parola d'ordine che ha permesso al centrodestra di vincere le elezioni sia soprattutto propaganda. L'Italia, infatti, è tra i paesi più sicuri d'Europa, tanto che il numero delle denunce presentate nel 2005, pari a 2,5 milioni, colloca i nostro paese al quarto posto dopo Europa, dopo germania, Gran Bretagna e Francia. In diminuzione, in particolare, il numero degli omicidi, anche se aumenta tra le persone la preoccupazione nei confronti della criminalità organizzata. I dati sono pubblicato nel libro «100 Statistiche per il paese», presentato ieri dall'Istat, dal quale si apprende che nel 2005 sono stati denunciati dalle forze dell'ordine all'autorità giudiziaria in media 44 delitti per 1.000 abitanti, con un incremento del 15,6% rispetto al 2002. Gli incrementi dei delitti denunciati tra il 2000 ed il 2005 risultano superiori ai 10 punti percentuali nelle regioni del Nord: Provincia autonoma di Trento (+12%), Valle d'Aosta (+15,2%), Lombardia (+12%) ed Emilia Romagna (+10,5%). Le regioni con una delittuosità superiore a quella media nazionale nel 2005 sono Piemonte, Lombardia, Liguria, Emilia Romagna, Toscana e Lazio. Dall'inizio degli anni Novanta si registra inoltre un calo di diverse tipologie di delitti contro la persona: omicidi, scippi, furti di auto e nelle abitazioni. Per quanto riguarda gli omicidi, sono passati dai 13,1 per milione di abitanti nel 2000 ai 10,3 del 2005, al di sotto della media europea. Sono però in aumento quelli commessi in famiglia. La gran parte degli omicidi si registra nel Sud, in particolare in Campania (22,1 ogni milione di abitanti), Calabria (34,4), Sicilia (14) e Sardegna (14,4). La criminalità risulta poi uno dei problemi prioritari per più della metà degli italiani (58,7%), secondo solo alla disoccupazione (70%). Al Sud è la disoccupazione ad occupare il primo posto nelle preoccupazioni dei cittadini, mentre in molte regioni del Nord il tema della criminalità è maggiormente sentito. È comunque la Campania la regione in cui la criminalità preoccupa di più (72,3%), seguita dalla Liguria (62,7%) e dal Piemonte (60,9%). In molte regioni settentrionali, inoltre, la segnalazione della criminalità si accompagna anche a una elevata incidenza delle preoccupazioni legate all'immigrazione.


8 maggio 2008

TRA LAVORATORI E INDUSTRIALI CGIL-CISL-UIL SCELGONO QUEST'ULTIMI INVECE CHE GLI ULTIMI

Modelli contrattuali
e rappresentanza.
Le segreterie
Cgil Cisl Uil hanno reso noto
il loro accordo
Alcune prime considerazioni

sul modello contrattuale

Come previsto, in materia retributiva,
il contratto nazionale viene ridimensionato. Il suo compito è solo quello di seguire la dinamica inflattiva rinunciando all'obiettivo di redistribuire anche la produttività. Un'altro bel passo indietro.

Fino al 1993 il salario era tutelato dall'inflazione con la scala mobile, e poteva aumentare con il CCNL chiedendo una redistribuzione sui salari della ricchezza prodotta.
Con l'abolizione della scala mobile è rimasto solo il CCNL a cui veniva delegato il recupero inflattivo (su base predeterminata e non reale) e riconosciuta la possibilità di recuperare anche una quota di produttività. Sappiamo poi come è andata ... i salari si sono ridotti.
Ora ci si dice che per aumentare il potere del contratto nazionale e rafforzarne i ruolo a questo va demandato solo il compito di recuperare l'infazione.
Avanti così il prossimo passo sarà che non saremo più noi a chiedere soldi alle aziende ma che saremo noi a darglieli.
Ribadito che il CCNL deve da ora limitarsi a cercare di recuperare solo l'inflazione, Il documento afferma che andrà cambiato il riferimento all'inflazione programmata perchè non sufficiente a tutelare i salari dall'inflazione. A dircelo sono proprio loro, cioè quelli che fino a ieri decantavano l'inflazione programmata come strumento intelligente ed efficace di tutela salariale e che avrebbero bruciato in piazza chi diceva il contrario.
Ma tant'è ..... tutti hanno il diritto di ricredersi.
Il fatto è però che non riescono proprio a uscire dalla strana logica della predeterminazione e quindi ci propongono oggi un altro strumento, intelligentissimo ed efficacissimo (a sentire loro), e cioè "l'inflazione realisticamente prevedibile" (che è poi concettualmente la stessa cosa che ci dicevano essere l'inflazione programmata).
Ma cosa si nasconde dietro a questa pomposa terminologia?
Ci si spiega che "l'inflazione realisticamente prevedibile" andrà calcolata "utilizzando altri indicatori certi quali il deflatore dei consumi interno o l’indice armonizzato europeo corretto con il peso dei mutui".
Cosa voglia dire ciò qualcuno ce lo deve spiegare anche perchè detta come la dicono loro non vuol dire nulla visto che sono dati di riferimento che ognuno può stirare od elaborare a suo piacimento, chi al rialzo e chi al ribasso, e comunque sempre e solo arbitrariamente.
Ci si dice poi che in caso di eventuali divaricazioni nei confronti dell'inflazione reale (che inevitabilmente ci saranno) dovrà essere definito un sistema sicuro di recupero. La stessa cosa che prevedeva l'accordo del 23 luglio 1993 ed abbiamo visto che fine hanno fatto i nostri salari. Se veramente si volessero legare i salari all'andamento dell'inflazione reale, e lo sanno anche loro, l'unico strumento efficace è un sistema automatico come la scala mobile, ma, chissà perchè, questo è considerato tabù.
Comunque il contratto nazionale, nella proposta Cgil Cisl Uil, viene esplicitamente ridimensionato.
Ma, ci si dice, con questa proposta Cgil Cisl uil vogliono aprire una stagione di veri incrementi salariali attraverso lo sviluppo della contrattazione decentrata.
Poi, si va a leggere cosa propongono e cascano le braccia.
Intanto la conrattazione decentrata non è più interativa del CCNL ma sostitutiva del CCNL (sulrecupero della produttività). L'aumento salariale sarà, ancora più di prima, legato alla contrattazione dei premi di risultato (ossia ... qualsiasi aumento dovrà essere erogato solo dopo che avrò aumentato la produttività e la redditività dell'impresa dove lavoro raggiungendo gli obiettivi che avrò precedentemente concordato con l'azienda. Cioè ... per recuperare qualcosa dovrà prima lavorare di più).
Detta in altre parole ciò che Cgil Cisl Uil si propongono (aumentare i salari) è in realtà un impegno a che noi si lavori di più e meglio, cioè come e quanto vuole l'azienda, altrimenti ciccia.
Forse loro non se ne accorgono, ma ciò che dicono e propongono è una vera follia.
Avremo contratti nazionali che ci tutelano meno e dovremo pure lavorare di più se vogliamo avere qualcosa oltre ciò che loro chiamano l'inflazione prevedibilmente attesa.
Ma l'asso nella manica (che secondo loro dovrebbe fare la quadra) è quello di defiscalizzare (a noi ma anche all'impresa) straordinari e premi di risultato. Praticamente l'aumento dei salari viene delegato alle politiche fiscali dello Stato che ovviamente potrà farlo solo riducendo le entrate e quindi risparmiando sulla spesa sociale.
I costi contrattuali delle imprese si ridurranno ulteriormente (anzi ci guadagnano pure visto che la scelta di puntare tutto sulla defiscalizzazione di quote di salario variabile gli farà risparmiare un bel po di soldi) ed il sostegno ai salari sarà sempre più delegato alla disponibiltà di spesa dello Stato ed alle scelte in materia di bilancio ubblico. I pochi soldi che pagheranno le imprese saranno erogati solo in cambio di maggior lavoro.
Ovviamente tutto questo ragionamento, che Montezemolo ha oggi accolto con dichiarazioni di genuino entusiasmo, ci viene presentato come una svolta per rispondere all'emergenza salariale (che secondo loro è caduta dal cielo e non a causa anche delle linee sindacali, concertative e moderate, di questi anni). Ma è un ragionamento che non regge.
Epifani dice che i salari sono sotto di ameno 200 euro (i dati econometrici europei dicono invece 500 euro) ma non riesce (non può) dimostrare come questo nuovo modello contrattuale potrà recuperare il divario semplicemente perchè non è progettato per questo ma solo per ridefinire il patto tra burocrazie sindacali e Confindustria da un lato e per ridefinire il Patto tra le tre centrali sindacali che ambiscono a relazioni sindacali stabili e durature ed a un maggiore accreditamento tra le strutture formali del nuovo ciclo neocorporativo.
Ha ragione Bonanni quando saluta i documento Cgil Cisl Uil sui modelli contrattuali come la fondazione di un nuovo sindacato. Molto meno rivendicativo e molto più collaborativo con quelle forze che oggi concorrono a rifondare le basi neocorporative della società che verrà.

Sulla rappresentanza

Per le nuove regole sulla rappresentanza si sceglie di perpretare la via "Pattizia". e cioè un Patto tra Cgil Cisl Uil e Confindustria quasi che il problema della rappresentanza e della democrazia nei luoghi di lavoro non sia un diritto a prescindere (quindi da rendere esigibile per legge ed a tutti) da quelle che sono le tutele che Cgil Cisl Uil hanno l'interesse a stabilire per se stesse.
Il documento pone come centrale la questione della "misura della rappresentanza". Una questione pensata più per escludere e bloccare sul nascere nuove forme aggregative che possono essere concorrenti con Cgil Cisl Uil che per aumentare la partecipazione dei lavoratori e la democrazia.
Praticamente è come se alle elezioni politiche possono partecipare solo quelle forze che nelle precedenti elezioni hanno ottenuto un tot. Un quadro che ci condannerebbe per secoli ad avere una scelta politica sempre più ridotta.
L'operazione di Cgil Cisl Uil è una vera e propria offesa alla concezione della democrazia sindacale.
L'unico metro democratico per misurare la rappesentatività di una proposta e della lista che la sostiene è quella che questa possa liberamente essere portata alla discussione, alla verifica ed al voto dei lavoratori.
Solo il voto dei lavorator può dire se una proposta o una lista sono rappresentative di ciò che i lavoratori vogliono e chiedono.
Con la nuova proposta di Cgil Clisl e Uil si afferma invece che solo e organizzazioni che oggi hanno la maggioranza possono presumere di essere rappresentate e che i lavoratori possono scegliere solo tra queste. Praticamente Cgil Cisl Uil propongono un Patto tra loro e con Confindustria che deleghi solo a loro il potere di rappresentare i lavoratori, una forma di tutela delle organizzazioni che ricorda molto il Patto di palazzo Vidoni, a Roma, stipulato nel 1925 fra la Confindustria e la Confederazione fascista delle corporazioni.
Questo ragionamento sulla misura della rappresentatività (che ci viene presentato come strada per aumentare la partecipazione ... ma proprio non si vede come) dovrà essere poi sostenuto da nuove regole di elezione delle RSU. Regole che il documento non precisa e che vengono demandate alla verifica successiva tra le categorie e con Confindustria, ma che è facile intuire punteranno a far diventare le RSU immediata espressione delle centrali sindacali nazionali.
Non è un caso che il documento non compia nel dettaglio il percorso fino ad indicare quali dovranno essere queste nuove regole elettive per le Rsu. Sarebbe stato troppo. Meglio incassare per ora il "concetto della misura della rappresentatività delle organizzazioni" da cui, poi, fare derivare le inevitabili conseguenze.

A dirla tutta ... viene da pensare .....

Ora il documento andrà alla riunione dei direttivi Unitari Cgil Cisl Uil che, come prevedibile confermerà quanto già proporsto.
L'impegno formale è poi quello di portare il documento alla discussione ed alla valutazione dei lavoratori. Una discussione da concludere entro il 22 maggio (praticamente solo 7 giorni lavorativi per andare in tutte le fabbriche ... ai ritmi con cui lavora il nostro apparato sindacale non ci crede nessuno!!) guarda caso proprio il giorno dell'insediamento della Marciagaglia, ossia il primo giorno utile per cominciare la trattativa.
E' ovvio che ai lavoratori non si proporrà di votare il documento perchè, come è ormai linea approvata dai nostri segretari, loro hanno ragione a prescindere.
Comunque non è un caso che il documento, pur evidentemente sbilanciato verso la linea liquidatoria di ciò che resta ancora del sindacalismo vertenziale sia stato volutamente mantenuto generico su alcuni passaggi e molto caricato di roboanti ed urlate parole d'ordine per altro debolmente argomentate e sostenute da proposte concrete.
Ci verranno a dire (nelle poche assemblee) ciò che interessa loro di quel documento e cioè ciò che è stato scritto apposta per renderene meno evidenti i reali obiettivi.
Ci verranno a dire che si vuole andare finalmente ad una nuova stagione di aumenti salariai, che bisognerà tornare a contrastare la precarietà, che la contrattazione va resa esigibile ecc.
Ci verranno a dire che la certificazione della rappresentatività serve per aumentare la partecipazione dei lavoratori e che si vuole andare ad un potenziamento della democrazia ecc.
Quello che on ci spiegheranno è come pensano di aumentare veramente i nostri salari e ci verrà da ridere sentirli parlare di democrazia mentre c presentano un documento senza neppure farcelo votare
A dirla tutta viene da pensare che in realtà Cgil Cisl Uil siano state attente a non mettere nel documento proprio tutto quello su cui si sono accordate e su cui hanno già concretizzato i primi affidamenti da parte di Confindustria. Il documento infatti, pur ribadendo la direzione che si vuole intraprendere (assolutamente non condivisibile) su molte cose sembra un documento in bianco dove gli spazi vuoti sono stati (per ora) riempiti di parole d'ordine facili da sparare in una assemblea o in una intervista in modo da poter giustificare come ridimensionando il CCNL si andrà in realtà ad aumentare i salari, e come stringendo le maglie della partecipazione al confronto di idee e di proposte sindacali si vada in realtà ad aumentare la democrazia e la partecipazione
In fin dei conti, ammettiamolo, il nostro apparato sindacale non è stupido e non vuole certo iniziare una trattativa con Confindustria accompagnato da bordate di fischi dalle fabbriche ... quindi meglio non dire .. tutto.

COORDINAMENTO RSU

7 maggio 2008

REGALANO QUALCHE BRICIOLA IN PIU' PER COMPRARSI ANCHE L'ANIMA DEI LAVORATORI, OLTRE AL TEMPO DI VITA E ALLA VITA STESSA

Sull’annunciato provvedimento di detassazione degli straordinari

E’ stato ampiamente annunciato: uno dei primi provvedimenti che il governo Berlusconi III° intende adottare sarà la detassazione totale degli straordinari. Dietro la sua apparente linearità (più si lavora più si guadagna), la misura consente di effettuare alcuna riflessioni sulla natura, le strategie e lo stato di salute del capitalismo italiano.Una prima considerazione è che – nonostante sia stata presentata come una riforma volta al miglioramento delle condizioni retributive (si badi bene: individuali) dei lavoratori – la detassazione degli straordinari costituisce uno “tipico” strumento del capitalismo per incrementare i profitti.Nel valutare l’effettiva portata di tale misura, infatti, l’accento deve essere posto sul prolungamento della giornata lavorativa che la stessa determina.Ed infatti, nella misura in cui la detassazione si prefigge di realizzare l’obiettivo di un generalizzato prolungamento della giornata lavorativa (unica via concessa ai lavoratori per usufruire dell’incremento delle retribuzioni), la stessa finisce col determinare un aumento di quello che Marx definiva “il saggio del plusvalore assoluto”.Il punto è che – come spiega bene sempre Marx – il prolungamento della giornata lavorativa al pari della riduzione del salario al di sotto del valore della forza lavoro rientra tra i “metodi classici” attraverso cui il capitale cerca di combattere la “caduta tendenziale del saggio del profitto”.Questa prima considerazione ne genera un’altra, relativa alle caratteristiche del sistema capitalistico che ricorre a questo genere di misure per fronteggiare la caduta dei profitti.Nel Libro I del Capitale si legge: “sulla base di un modo di produzione esistente, quindi di uno sviluppo dato della forza produttiva del lavoro e di un modo di lavoro corrispondente a questa forza produttiva, il plusvalore può essere prodotto solo prolungando la durata del tempo di lavoro” (capitolo VI); e ancora: “Prolungamento della giornata lavorativa oltre il punto fino al quale l’operaio avrebbe prodotto soltanto un equivalente della sua forza-lavoro e appropriazione di questo pluslavoro da parte del capitale; ecco la produzione di plusvalore assoluto. Esso costituisce il fondamento generale del sistema capitalistico e il punto di partenza della produzione di plusvalore relativo. In questa, la giornata lavorativa è divisa da bel principio in due parti: lavoro necessario e pluslavoro. Per prolungare il pluslavoro, il lavoro necessario viene accorciato con metodi che servono a produrre in meno tempo l’equivalente del salario. Per la produzione del plusvalore assoluto si tratta soltanto della lunghezza della giornata lavorativa; la produzione del plusvalore relativo rivoluziona da cima a fondo i processi tecnici del lavoro e i raggruppamenti sociali” (capitolo XIV).La produzione di plusvalore a mezzo del prolungamento della durata del tempo di lavoro è, dunque, strategia tipica di un capitalismo “arretrato”, incapace di “rivoluzionare da cima a fondo i processi tecnici del lavoro”, di investire e di introdurre innovazioni sia di processo che di prodotto. Non è un caso che Marx collegasse la “sottomissione formale del lavoro al capitale” di cui il prolungamento dell’orario di lavoro è espressione a “processi lavorativi dati, tradizionali”, portando, come esempi per la sua epoca, “il lavoro artigianale o il lavoro agricolo”.Se questa analisi è corretta, si avrebbe una ulteriore conferma del fatto che ci troviamo non già all’esordio di un ciclo espansivo della produzione capitalistica (che giunge persino a incrementare benevolmente, assieme ai profitti, i livelli retributivi) ma nel bel mezzo di una sua crisi; crisi nella quale il nuovo esecutivo intende svolgere un ruolo attivo e marcatamente di classe (con buona pace degli operai che votano Lega), attraverso politiche economiche e interventi come la detassazione degli straordinari, finalizzati esclusivamente ad incrementare, in danno delle retribuzioni, la già cospicua fetta dei profitti sulla torta del pil (si confronti, sul punto, il recente rapporto della Banca dei Regolamenti Internazionali). In sostanza, nell’attuale modello produttivo definito “postfordista” (ma che sarebbe, forse, più corretto definire “prefordista”) la decontribuzione degli straordinari e il conseguente aumento della giornata lavorativa costituiscono – in perfetta coerenza con le politiche di proliferazione dei lavori atipici e irregolari e con il sempre più massiccio ricorso all’esternalizzazioni del lavoro (outsourcing) - una forma di reviviscenza del “salario a cottimo”, ossia di quella forma di salario che, sempre per citare Marx, “tende da un lato a sviluppare l’individualità e con ciò il sentimento della libertà, l’autonomia e l’autocontrollo degli operai, dall’altro a sviluppare la loro concorrenza fra di loro e degli uni contro gli altri”, con conseguente tendenza ad abbassare il livello medio dei salari pur in presenza di un aumento dei salari individuali. Se a quanto sopra si aggiunge le prospettiva, sempre più realistica, di un depotenziamento del contratto collettivo nazionale – ossia della principale rete protettiva dei salari minimi - in favore della contrattazione aziendale, il rischio di una corsa al ribasso delle retribuzioni diventa concreto e il cerchio si chiude, assumendo sempre più la forma di un vero e proprio cappio posto al collo del lavoro dipendente.

Roberto Croce

4 maggio 2008

QUALE CIVILTA' DEL LAVORO CON LA FINE DEL CONTRATTO NAZIONALE?

Lorsignori hanno
finalmente trovato
la strada giusta…

Le ragioni cavalcate da sempre da Confindustria [le loro ragioni] per troncare già l’idea del testo unico approvato poi in extremis dal morente governo Prodi, un documento che, in pratica, impediva lorsignori di avere le mani libere nel perseguire il maggior profitto quando questo avviene sulla pelle e sulla salute dei lavoratori ha finalmente trovato la sponda ideale nelle politiche ultraliberiste della destra e centrodestra. E’ recente l’esternazione di Sacconi, si sempre lui il nostro vecchio amico Maurizio Sacconi, in direzione diametralmente opposta a ciò che auspicavano i lavoratori e, con essi i sindacati. Torniamo indietro nel tempo alla strenua resistenza esternata negli scorsi mesi da Confindustria al Testo Unico, ricorderete che si è sempre messa di traverso cercando di farlo naufragare, una contrarietà che ora con il nuovo governo, molto più sensibile alle sirene della Marcegaglia, rappresentante delle richieste, in tal senso , delle associazioni degli industriali, minaccia di trasformarsi in successo di fatto. Il bravo [in che cosa non ci è dato sapere] Paolo Galassi, presidente dell’associazione delle piccole e medie imprese, ha spiegato che la colpa degli infortuni sul lavoro è da attribuire, in linea di massima, ala carenza di formazione [vallo a spiegare ad un precario] ed all’assenza di una cultura sulla sicurezza che continua a seminare vittime tra lavoratori ed imprenditori [ha detto proprio così, c’è il fatto che io non conosco nessun imprenditore morto per lavorare] e che inoltre il governo Prodi lascia ai posteri un provvedimento sulla sicurezza totalmente inappropriato, guidato da un incomprensibile comportamento persecutorio nei confronti delle aziende, nato, cioè, in assenza di un significativo apporto del mondo dell’imprenditoria. Siamo al delirio, facciamo fare le leggi che riguardano la sicurezza da chi ha tutti gli interessi a non farne, perché queste rappresentano per essi solo lacci e laccioli. A Sacconi [sempre quello di prima] la cosa, evidentemente, sembrava sensata perché come da lui asserito, tutto il lavoro parlamentare e sindacale di questi ultimi mesi di governo Prodi, nel cercare di porre un freno alla mattanza quotidiana nelle fabbriche, nei cantieri e nelle campagne, può essere di fatto mandato al macero, nei grandi magazzini di ciò che è stato. Resto meravigliato dal fatto che tali asserzioni siano state rilasciate dal Popoliberista Sacconi lo stesso giorno in cui i segretari Cgil, Cisl, Uil si incontravano a Roma per discutere, guarda il caso quanto è galeotto, proprio sul tema della sicurezza sul lavoro. Assisteremo così ad una ridiscussione del Testo Unico in chiave Casa delle Libertà tra governo e controparte, solo che la controparte in oggetto non sono i lavoratori ma la Sig. Marcegaglia. Ci attendono altre meravigliose e stupefacenti avventure con il Popolo delle Libertà…Chi vivrà.. vedrà.

Alberto Ripa

1 maggio 2008

1° MAGGIO AMARO PER CHI NON HA AVUTO GIUSTIZIA IN QUESTO SISTEMA ECONOMICO CHE PRETENDE QUOTIDIANI SACRIFICI UMANI SULL'ALTARE DEL PROFITTO

Il tempo del dolore
e la rabbia

Lettera di Lorena Coletti, sorella di Giuseppe Coletti, uno dei 4 operai morti carbonizzati nella strage sul lavoro, che c'è stata alla Umbria Olii di Campello sul Clitunno il 25 novembre 2006.
Sono passati 17 mesi da quel tragico giorno,
ma i familiari attendono ancora giustizia

Mi chiamo Lorena Coletti, mio fratello Giuseppe Coletti, il 25 novembre 2006, è stata una della vittime dell'incendio dell'oleificio di Campello Sul Clitunno.Quel giorno ero a lavoro e ho saputo la notizia tardissimo.L'accaduto si è verificato in pochissimi istanti, durante i quali, i 4 lavoratori, tra cui mio fratello, si trovavano a fare una riparazione a dei silos della Umbria Olii con sede in Campello sul Clitunno.Durante questa riparazione, 2 dei lavoratori, precisamente mio fratello e il proprietario della ditta appaltatrice e datore di lavoro (Sig Manili), erano sul luogo per verificare lo stato dei lavori ormai ultimati.Quando ad un tratto è avvenuta l'esplosione di uno dei silos, che ha sbalzato i quattro lavoratori in aria per oltre 50 metri, facendo ricadere i loro corpi a terra.Dall'esplosione è divampato un incendio, che ha reso ulteriormente difficili i soccorsi e il ritrovamento dei corpi.Da notare che alcuni sono stati ritrovati dopo 3 giorni.
Da quel giorno la mia vita è cambiata, e con la mia quella di mia cognata.Non abbiamo più pace nel nostro profondo sub inconscio.Il 13 febbraio 2008 è iniziato il processo.Ci aggrappiamo ancora ad un filo di speranza, che almeno per una volta venga fatta giustizia, ma se non ci sarà, quei quattro operai, sarà come se fosserò stati uccisi una seconda volta.Ora voglio sfogarmi, sono stata in silenzio per troppo tempo, e adesso non voglio più.Dentro al mio silenzio c'è tanta rabbia, che voglio gridare al mondo intero, specialmente a chi fa i soldi con le vite degli altri.Ho visto sorridere Giorgio Del Papa, vorrei sapere se almeno per una volta si è chiesto quanto è profondo il dolore che noi familiari stiamo portando dentro.
Anche se sono passati 17 mesi dalla tragedia, il nostro dolore è più vivo che mai.E' facile prendersela con dei lavoratori morti, giustificando l'errore umano.Per quello che mi riguarda, mio fratello è stato messo a lavorare sopra una "bomba atomica", ed è esploso con il primo silos, scaraventato in aria per 50 metri, ma Giorgio Del Papa non c'era lì fabbrica.A Del Papa è permesso di andare, di uscire, di aprire altri stabilimenti, di rilasciare interviste, e di incolpare gli operai che lui ha ucciso.Ma io difenderò mio fratello finchè avrò fiato e vita, però Del Papa non lo perdono.Lui si deve mettere in ginocchio, ed implorarmi il suo perdono, con tutte le fiamme che quel giorno hanno fatto morire mio fratello.
Voglio chiedere una cosa allo Stato: Perchè va in carcere un uomo che uccide per legittima difesa, mentre chi uccide quattro uomini, viene lasciato libero come se niente fosse accaduto?Quante vedove devono piangere sui corpi dei loro mariti, quanti padri i propri figli defunti, e quanti fratelli il loro stesso sangue, e quanti figli i loro padri, e quanti nipoti i propri cari?Credo nella giustizia, ma se non ci sarà, credo nella giustizia di Dio.Vorrei solo che Giorgio Del Papa, non avesse più pace per il resto dei suoi giorni, e che passasse tutte le pene che stiamo passando noi in questi 17 mesi dopo la tragedia.
Alla commemorazione del 25 novembre 2007, sui cancelli c'erano dei cartelli, con dei versi presi da una preghiera di San Francesco: "Signore fa di me uno strumento della tua pace; dove è odio fa che io porti l'amore, dove è offesa che io porti il perdono, dove è discordia che io porti l'unione".
Voglio dire una cosa a Del Papa: con queste scritte, lui ha offeso anche San Francesco Patrono D'Italia.Con la sua arroganza ha fatti si, che dove c'era amore ha portato l'odio, dove c'era il perdono ha portato l'offesa, dove c'era l'unione ha portato la discordia, e dove c'era verità ha portato errore.Questo è quello che ha fatto alla nostra famiglia.Mentre San Francesco si è denudato di tutti i suoi beni per aiutare i bisognosi, Giorgio Del Papa ha fatto l'opposto.Quei fiori che lui ha messo dentro il cancello, poteva farne a meno.Di certo non ci sono stati di conforto, ma ci hanno fatto aumentare la rabbia.Gli chiedo solo di mettersi nei nostri panni, e di prendersi la propria responsabilità una volta per tutte, senza fare sotterfugi.Io come mia cognata e tutte le altre famiglie dei lavoratori vittime di questa strage vogliamo e cerchiamo chiarezza su questa vicenda.
Ci è stato ripetuto più volte da diverse autorità, che sicuramente questi incidenti non devono più ripetersi nel futuro, ma a quanto vedo, dalla strage di Campello, le morti sul lavoro sono aumentate. Un altro punto importante, è cosa e quale futuro nell'ambito lavorativo lasciamo ai nostri figli?
Bene, in conclusione tutte noi famiglie, amici e cari, noi vittime delle morti bianche, cerchiamo qualcuno che faccia chiarezza e luce su queste vicende, perché non vengano dimenticate, ma soprattutto, non si ripetano mai più. Saluti.

Lorena Coletti