30 aprile 2008

STRAGI SUL LAVORO, UNA STORIA ITALIANA, QUOTIDIANA

Il primo maggio esce in italia il libro
"Di fabbrica si muore"
di Alessandro Langiu e Maurizio Portaluri
Ed. Manni editori.
Un reportage e un testo teatrale che ricostruiscono la storia esemplare e drammatica di Nicola Lovecchio, operaio del petrolchimico di Manfredonia.

Pagine 120 Prezzo € 12,00
in libreria da maggio 2008 - Manni Editori
Via Umberto I - 73016 San Cesario di Lecce
tel/fax 0832.205577
e-mail: info@mannieditori.it - agnesemanni@mannieditori.it

ITALIANI, UN POPOLO DI GAMBERI?

Dallo studio emerge un voto ancora clientelare
Centralisti e leaderisti.

Il Censis fotografa gli elettori italiani

Un leader forte e riconoscibile insieme alla presenza visibile e concreta di uno Stato centrale; pochi valori di riferimento e, soprattutto, una politica che sappia risolvere i problemi quotidiani delle persone attraverso favori e piccoli privilegi: «Dalle emergenze sanitarie alla ricerca di un posto di lavoro sino all'accelerazione delle pratiche della pensione, si evidenzia l'abitudine a rivolgersi a un politico per risolvere un problema e spesso per vedere tutelato un proprio diritto». Insomma, l'Italia del 2008 fotografata dal Censis, l'istituto di ricerche sociali diretto da Giuseppe De Rita, ci consegna un'immagine per certi aspetti molto vicina a quella degli anni '50; l'Italia degli Achille Lauro, il sindaco napoletano che distribuiva scarpe spaiate e soldi divisi a metà da ricomporre solo in caso di voto.
Non solo favori e clientele però. Nel documento presentato ieri, il Censis illustra anche le aspettative che gli italiani ripongono nel nuovo governo Berlusconi: infrastrutture, servizi, salari ed un forte Stato centrale. Un dato piuttosto bizzarro quest'ultimo se consideriamo il trionfo leghista del 14 aprile scorso.
«Un primo aspetto che può forse sorprendere in una elezione a cui sta seguendo una vera e propria ubriacatura di localismo - registra il Censis - con conversioni repentine verso la centralità del territorio, è l'aumento della quota di italiani che ritiene che in una nuova distribuzione di poteri tra le istituzioni occorre privilegiare il ruolo dello Stato centrale per assicurare l'equilibrio tra le varie parti del Paese; diminuisce, invece, la quota che richiama il potenziamento delle Regioni come rappresentanti degli interessi dei diversi territori».
Gli italiani si aspettano inoltre una serie di investimenti pubblici che migliorino le infrastrutture (ferrovie, strade e aeroporti), i servizi pubblici (nettezza urbana), la giustizia e la scuola. Poi le riforme. Sanità, pensioni, giustizia e scuola sono i settori in cui gli elettori ritengono urgente una radicale riforma. Altro dato degno di nota è «il lento declino del richiamo a ideali e valori». Solo il 45% degli intervistati all'uscita dai seggi ha infatti ammesso di avere scelto «sulla base della identificazione con i valori e gli ideali dello schieramento che ha votato».
Nessun riferimento, invece, alla questione sicurezza. In un Paese disegnato come l'ultima frontiera della criminalità, gli italiani rispondono con un corale "abbassateci le tasse". Una richiesta però che entra in conflitto con quella di chi chiede più servizi.
Poi l'eterno capitolo riforme. Una questione che ha attraversato la storia della Repubblica e che si riaffaccia anche in questo inizio di XXI secolo: più del 50% degli intervistati si aspetta un accordo tra le coalizioni per promuovere le tanto sospirate riforme istituzionali.
Per quanto riguarda le caratteristiche dell'offerta politica, gli italiani hanno perso di vista una collocazione ideale "al Centro" dove si posiziona l'8,9%, mentre entrambe le coalizioni maggiori risultano decisamente sbilanciate sui versanti estremi: «il 27,7% degli elettori del Centro-destra si autodefiniscono di destra, mentre il 25,5% di quelli del Centro-sinistra, si autocollocano decisamente a sinistra».
Altro dato interessante emerge dal profilo socio-economico degli elettori dei diversi partiti. Il Partito democratico ha un elettorato con una più consistente presenza femminile e di giovani che sono il 18% del suo elettorato. Gran parte di essi hanno un livello di istruzione medio-basso (il 30,9% ha al massimo la licenza elementare). Dipendenti pubblici e privati sono inoltre le professioni più rappresentate. Non a caso il 41% degli elettori si attribuisce un livello di reddito basso.
Un'antropologia elettorale diversa da quella del Popolo delle libertà dove prevalgono i 30-40enni single- che sono il 33,9% dell'elettorato - con un livello di istruzione piuttosto «equidistribuito tra la media inferiore, il diploma e la laurea. Meno presenti coloro che hanno scolarità più bassa».
Sul piano geografico pesa molto l'elettorato meridionale e, più in particolare, i residenti nelle città tra 5 e 30 mila abitanti (il 37,3% del suo elettorato) e quelli residenti in città tra 30 e 100 mila abitanti. «Quasi il 41% degli elettori del Pdl è occupato a tempo indeterminato». Le professioni che più si sono riconosciute in questo nuovo partito sono gli imprenditori e i liberi professionisti. Per quanto riguarda la Lega, il suo elettorato è composto soprattutto da maschi single. Particolarmente significativa la presenza di elettori che definiscono il loro livello economico come medio.

Davide Varì
Liberazione
30/04/2008

29 aprile 2008

MARTIRI, FUCILI E COLTELLI: PARLAMENTO O TAVERNA

Aprono le Camere, specchio della crisi.
Bossi grida e minaccia

29/04/2008 - Lo spettacolo ha inizio. Il pubblico non manca, ha pagato il biglietto per vedere all’opera per la terza volta Berlusconi e la sua squadra. La scena è rappresentata dalle aule di Palazzo Madama e Montecitorio a ranghi completi per la sedute inaugurali. Manca la sinistra, quella vera, l’unica che è rimasta in questo paese da quando Veltroni e il Pd hanno adottato come parola chiave il riformismo, rifuggendo dall’orrido socialismo, anche se moderato, e ancor più da un qualsiasi contatto con chi, ostinatamente, tenta di collocarsi entro il panorama europeo dove la parola sinistra ha ancora diritto di cittadinanza. Le Camere sono lo specchio della crisi di questo paese, del terremoto che ha sconvolto grandi città e piccoli paesi, che ha colpito la Capitale, Roma, una vera e propria calamità nazionale. E non si scorge neppure in lontananza quella fase di assestamento che segue i terremoti. Ma quelli politici hanno un percorso tutto particolare che parte della elezione del presidente del Senato, Renato Schifani, un siciliano ex democristiano, passato in Forza Italia. Eletto al Senato per la prima volta nel 1996 nel collegio Altofonte-Corleone. Già Corleone.,cittadina da cui ha preso nome uno dei più potenti clan mafiosi, quello dei “ corleonesi”, appunto, prima con Totò Riina e poi con Bernardo Provenzano, arrestato dopo 43 anni di latitanza. Torniamo a Renato Schifano, avvocato di Cassazione che nell’ultima legislatura ha ricoperto il ruolo di presidente del gruppo dei senatori di Forza Italia.. Non ha mai brillato nel firmamento istituzionale, una figura grigia, si potrebbe dire, che l’ha spuntata sul governatore della Lombardia, Roberto Formigoni, grazie alla “sicilianità” ed ai voti portati al Pdl dal Mpl di Lombardo e anche dall’Udc di Cuffaro, ex presidente della Regione, che si è “imbattuto” nella giustizia ed ha riportato una condanna. Diventa la seconda carica dello Stato, la terza verrà aggiudicata domani alla Camera quando Gianfranco Fini sarà eletto presidente. Un atto dovuto da Berlusconi cui il leader di An, dopo averne detto peste e corna, era tornato con la coda fra le gambe, un premio “ fedeltà” come nei concorsi a punti nelle catene dei supermercati Mentre Schifani con 178 voti ( qualche consenso in più di quelli della maggioranza, forse da parte di senatori a vita) è stato eletto al primo colpo, Fini dovrà attendere la quarta votazione. Nel frattempo anche Gianni Alemanno che deve abbandonare lo scranno parlamentare si è presentato alla Camera per raccogliere la sua dose di applausi. Le opposizioni, quella del Pd,in primo luogo come gesto di “ cortesia” hanno deciso di votare scheda bianca. Dietro gli applausi e i sorrisi della maggioranza berlusconiana però già sono carichi i “ fucili”, argomento tanto caro a Bossi il quale è già pronto a disseppellire l’ascia di guerra, i fucili appunto. Bossi ha parlato a nuora per rispondere a suocera. Rivolgendosi alla sinistra ha affermato di non sapere cosa vuole ma” noi siamo pronti; se vogliono fare gli scontri io ho trecentomila uomini sempre a disposizione, se vogliono accomodarsi.” A chi gli ricorda l’invito di Berlusconi ad usare toni un po’ più moderati il “senatur” replica : “ I fucili sono sempre caldi.” Ancora rivolto al cavaliere lo definisce “ sposa della Lega”, un offesa indelebile per un “macho” come il berlusca. E come sposa fedele “ esegua gli ordini”. Gli ordini riguardano il governo. “ Alla fine. -sbraita Bossi- troverà la soluzione. Sono fiducioso sennò avrei preteso i ministri prima del voto dei presidenti delle Camere, quando avevo il coltello dalla parte del manico”. Non contento, richiama i cronisti e precisa: “Questa è l’ultima occasione o si fanno le riforme, il federalismo, o facciamo casino” Poi torna a “trecentomila uomini” definendoli “ martiri pronti a battersi. E non schreziamo. Mica siamo quattro tatti. Credte che avremmo difficoltà a t rovarevgli uomini?Verrebbero giù dalle montagne”.
Insomma fra Martiri, fucili e coltelli lo spettacolo è iniziato.

Alessandro Cardulli

28 aprile 2008

VI0LENZA GUIDATA A SCOPI POLITICI? OGGI IN QUESTA NERA ITALIA TUTTO E' POSSIBILE

STUPRO ROMA: LURIDA MACCHINAZIONE FASCISTA ?

E' UN FATTO DI UNA GRAVITA' ECCEZIONALE CHE NON PUO' PASSARE SOTTO SILENZIO, ANCHE SE SIAMO SOLO IN UNA FASE DI INDAGINI E DI "SOSPETTO" PERO' AVVALORATA DA PARECCHI ELEMENTI... MA I NAUSEABONDI INGREDIENTI CI SONO TUTTI PER CONSIDERARE QUESTA VICENDA "STRANA", TUTTA DA CHIARIRE...

"la Repubblica" e la procura della Repubblica di Roma si chiedono: Cosa è accaduto esattamente la sera del 16 aprile nella macchia che circonda la stazione di La Storta? Ma, soprattutto, cosa è accaduto nelle ore e nei giorni immediatamente precedenti e successivi?
Mercoledì 16 aprile. Una studentessa sudafricana viene avvicinata da un uomo, Joan Rus, romeno di 37 anni, che, minacciandola con un coltello, la costringe ad appartarsi in un terreno, dove le usa ripetutamente violenza, prima di sferrarle una violenta coltellata all'addome. Una pattuglia dei carabinieri, che è stata allertata da due uomini lo arresta. La ragazza viene ricoverata con prognosi riservata all'ospedale San Filippo Neri.
La notizia viene taciuta fino alle 14 di sabato 19 aprile, quando, dopo la convalida dell'arresto del romeno, è il comando del nucleo provinciale a darne conto, evitando di indicare sia le generalità della vittima che quelle dei testimoni del fatto, ma offrendo una suggestione: "L'episodio ricalca fedelmente la drammatica vicenda di Giovanna Reggiani (n.d.r.: stuprata e scaraventata in un fossato da un romeno dopo una rapina, cosa che le procurò la morte)".
Il fatto non presenta alcun dubbio. La ragazza è stata violentata. La ragazza ha rischiato di morire per il colpo che ha ricevuto. Joan Rus è il suo carnefice. Non ha avuto complici nell'aggressione.
Uno due uomini che hanno allertato i carabinieri si chiama Massimiliano Crepas. L'altro, che appare il più loquace, è tale Bruno Musci. Ha 53 anni, fa il meccanico, ha cinque figli. Ha precedenti per spaccio di stupefacenti e rissa, e anche due dei suoi ragazzi, Marco e Roberto, navigano in acque agitate (uno di loro è detenuto).
Domenica 20 aprile, Musci è al San Filippo Neri dove, dice, è andato a far visita al fidanzato della figlia. Dove - sostiene - casualmente scopre essere ricoverata la ragazza sudafricana. E dove - sostiene ancora - altrettanto casualmente, incontra Barbara Bardelli, candidata nella lista della Rosa Bianca di Mario Baccini. Il giorno successivo, lunedì 21 aprile, Bruno Musci è sullo sfondo della stretta di mano che sigilla l'apparentamento elettorale e la firma del patto per la legalità tra Baccini e Alemanno (la foto viene pubblicata dal "Messaggero").
Lunedì 21, Gianni Alemanno si presenta non annunciato al nucleo provinciale dei carabinieri, per una visita di cortesia. Musci è ospite di ogni rete televisiva che offra un microfono. Viene battezzato l'"angelo salvatore", nessuno dice nulla sul "chi è" e sul "chi è stato"... Il romeno è difeso da avvocati di fiducia che non può permettersi e per giunta di destra. La foto di Musci con la stretta di mano Alemanno-Baccini campeggia su tutti i giornali...
l'avvocato di Joan Rus, il rumeno accusato della violenza si chiamano Francesco Pettinari ed Antonio Sansoni. Voi penserete...difensori d'ufficio??..ma de che... sono avvocati di uno degli studi legali più grandi di Roma... ed allora ci si chiede.. ma come fa un uomo rumeno, che si dice avere tanti problemi di soldi, a pagare un avvocato del genere.... per giunta cerchi un po' e scopri che Francesco Pettinari ha difeso...udite udite... il magistrato Vittorio Metta indagato nell'ambito del processo "Lodo Mondadori" insieme a Berlusconi, Pacifico, Previti e il giudice Squillante....coincidenze ?... qualcuno ha sentito le televisioni parlarne???? se poi ci mettete che Pettinari è stato iscritto da giovane all'MSI dove, guarda caso, ha iniziato la sua brillante carriera Alemanno... insomma... qualche dubbio è lecito averlo su questa vicenda!!! Perché i carabinieri hanno taciuto la notizia per tre giorni? Perché gli avvocati di Rus hanno chiesto una perizia psichiatrica che, di fatto, rende impossibile di qui alle prossime settimane il suo interrogatorio? Esistono risposte. I carabinieri spiegano di aver taciuto la notizia finché è stato possibile, sia per individuare possibili complici, sia per l'impegno al rispetto della privacy assunto con i genitori della ragazza, una coppia di diplomatici. Gli avvocati di Rus (Antonio Sansoni e Francesco Saverio Pettinari, già nello studio di Wilfredo Vitalone) riferiscono di essersi trovati per caso nel processo (Sansoni, un civilista, avrebbe conosciuto Rus in occasione di un trasloco) e di aver chiesto la perizia perché il romeno disturbato lo sarebbe davvero.
Una commerciante romena che conosceva Rus si presenta in Procura, riferendo di aver raccolto voci nella comunità secondo cui, quel tipo "avrebbe fatto di tutto per soldi. Anche qualcosa che potesse screditare la comunità stessa".
Musci, interrogato in Procura, ammette di essere andato un po' a mano libera nelle interviste che ha rilasciato. Riferisce della decisione di farsi testimonial della campagna del centro-destra. Spiega, soprattutto, che la sera della violenza, fu soltanto l'insistenza dell'amico a convincerlo a tornare sul luogo dell'aggressione. E che, comunque, una volta tornati sul posto, la decisione fu comunque di non intervenire. Di chiamare il 112 e andarsene, prima di incontrare casualmente una pattuglia dei carabinieri. "Angeli"...

COME E' "BUONA PRASSI" ITALIANA (VEDI ACCUSE A DELL'UTRI DI COMPRAVENDITA DI VOTI CON LA 'NDRANGHETA...PRIMA DELLE ELEZIONI NAZIONALI) GLI APPROFONDIMENTI VERRANNO RESI NOTI SOLO DOPO IL BALLOTTAGGIO DI ROMA (ALEMANNO-RUTELLI).
NEL FRATTEMPO AL SOLO PENSIERO CHE CI SIANO TANTE E TALI OMBRE SU UNA VICENDA IN CUI E' COINVOLTA DRAMMATICAMENTE UNA DONNA FERITA NEL FISICO E NELLA PSICHE, MI PROCURA IL VOLTASTOMACO E LA RABBIA DI CHI VORREBBE...
REPUTO I FASCISTI CAPACI DI QUESTO E BEN ALTRO (SONO INNUMEREVOLI GLI EPISODI DI VIOLENZA SUBITE DALLE DONNE PER MANO FASCISTA, VEDI ANCHE I MOSTRI DEL CIRCEO E LA VIOLENZA SESSUALE A FRANCA RAME) A FRONTE DELLA LORO VIGLIACCA E NOTORIA DEMAGOGIA, MA SE QUESTA VICENDA VENISSE IN SEGUITO CONFERMATA RAPPRESENTEREBBE UNA DELLE PIU' ATROCI E SCHIFOSE PAGINE SCRITTE DAI "NERI" NELLA LORO SQUALLIDA ESISTENZA. E NON SO QUANTO, CHI NE HA IL POTERE, POTREBBE UN GIORNO FARGLIELA PAGARE...

http://blog.libero.it/charlye1957

ULTIMORA:
E dalle audizioni di Massimiliano Crepas, uno dei due uomini che hanno avvertito i carabinieridi quanto stava accadendo, una prima novità che modifica il racconto delle prime ore: i due testimoni la sera dello scorso 16 aprile si imbatterono soltanto per caso nella pattuglia dei carabinieri a cui denunciarono l'aggressione, vicenda resa pubblica dagli stessi carabinieri solo tre giorni dopo i fatti. Nei prossimi giorni i pm hanno in programma di eseguire un sopralluogo nella zona dell'aggressione e anche di raccogliere la testimonianza della studentessa. Da questi due atti istruttori dovrebbero giungere, oltre che dettagli sullo stupro e l'accoltellamento, anche chiarimenti su alcuni punti della vicenda rimasti oscuri e in particolare su aspetti riguardanti la ricostruzione dei fatti. La procura sta, infine, cercando anche riscontri alla testimonianza su Joan Rus fatta da una romena. Si tratta di una commerciante della Storta, che riferì nei giorni scorsi di voci che circolavano nell'ambiente dei romeni di un gesto fatto per screditare la stessa comunità.
I pm stanno ricostruendo il profilo dell'aggressore e del suo entourage. In questo contesto non è escluso che nei prossimi giorni gli investigatori sentiranno alcuni parenti di Rus che abitano a Roma. Secondo la testimonianza della commerciante romena, l'aggressore non viveva in una baraccopoli, ma in un appartamento non lontano dal luogo dello stupro. La moglie di Rus, partita in autobus per la Romania proprio la mattina del 16 aprile, giorno dell'aggressione, avrebbe avuto un impiego in una struttura sanitaria della capitale.

27 aprile 2008

IN EUROPA UN 25 APRILE RECENTE DA NON DIMENTICARE

Portogallo: come nacque
la mitica immagine del '74
Quel soldato che infilò

un garofano nel fucile

Il garofano rosso non è un simbolo della tradizione socialista rilanciato dalla singolare rivoluzione militar-democratica che il 25 aporile 1974 ha liberato i portoghesi dal regime parafascista di Salazar. Nessuno aveva programmato di usare il garofano rosso: né i capitani democratici stanchi della guerra coloniale in Angola e Mozambico, che avevano formato il Movimento delle Forze Armate ed esautorato in poche ore il regime, né i partiti e i movimenti politici più o meno clandestini che si preparavano dall'estero alla riscossa. Ci sono però due versioni sulla genesi del garofano rosso come simbolo della Rivoluzione d'aprile. Alcune venditrici di fiori della centrale piazza Rossio avrebbero offerto i garofani ai soldati insorti, e qualcuno di loro ebbe l'idea di infilarli nei fucili. Oppure si è trattato dei garofani che il proprietario di un ristarante aveva comprato a centinaia per offrirli ai clienti nel primo anniversario del suo locale. Ma quello non era un giorno per andare al ristorante, così il padrone mandò a casa i camerieri riempiendoli di tutti quei fiori inutilizzabili. Dice la leggenda urbana che una delle cameriere, di nome Celeste, vide che la gente offriva ai soldati cibo, sigarette, liquori. Lei aveva solo garofani. Li volete? E un soldato infilò un garofano nella canna del suo fucile creando quella mitica immagine della Rivoluzione d'aprile che fece il giro del mondo.
Ero arrivato a Lisbona, ragazzo-giornalista di "Lotta Continua", pochi giorni dopo il 25 aprile '74. In tempo per partecipare alla enorme prima manifestazione libera del 1° maggio, con metà almeno della popolazione di Lisbona che si accalcava attorno allo stadio, dove il socialista Mario Soares e quello comunista Alvaro Cunhal, appena tornati in patria dall'esilio, parlavano da alleati. Nel corteo uno slogan sovrastava tutti gli altri. "El pueblo unido jama serà vencido", stroncato 8 mesi prima dai militari in Cile, ritornava nella traduzione "O Povo Unido Jamais serà Vencido". E tutto grazie a militari di tutt'altra formazione e ispirazione. I comizi finirono nello stadio sotto un cielo plumbeo. L'ultima volta che ero stato in uno stadio ero prigioniero, a Santiago del Cile. Una bella rivincita...


Paolo Hutter

26 aprile 2008

Fuori i comunisti dal Parlamento: il golpe "P2" di Licio Gelli va avanti? Una lettura del retroterra che ha portato all'eliminazione della sinistra

Elezioni 2008: le cose non dette

Il “piano” che prevedeva “l’assassinio” della sinistra italiana era già pronto da un pezzo ed era noto agli stessi interessati. Ma essi, invece di reagire, denunciando le mire in atto da parte del PD, e invece di approfittare dell’occasione offerta loro con la manifestazione del 20 ottobre contro la precarietà, hanno preferito far cadere i legami con i movimenti che avevano protestato con loro, per scegliere la via di inseguire i “carnefici”. I partiti di sinistra si sono comportati come “vittime” che, di fronte alla pistola che vuole uccidere, invocano pietà, sperando di convincere il “carnefice” a desistere, né d’altra parte mi meraviglia tale comportamento, vista la condotta e i risultati dei partiti della sinistra cosiddetta radicale nel governo Prodi…
Il riassetto del mondo, perseguito dalle forze liberiste, prevede una razionalizzazione globale dei sistemi nei vari Paesi che porti alla ristrutturazione delle istituzioni, in modo che esse si semplifichino e possano far passare più agevolmente le misure necessarie per conseguire i propri affari e per allungare meglio le loro mani su tutto quanto è statale, sui beni comuni, sui servizi dello stato sociale e, naturalmente, sulla scuola. Funzionale a tali disegni è la spinta verso modifiche costituzionali che prevedano: 1) il Presidenzialismo e il Federalismo e 2) l’espulsione dai parlamenti dei partiti comunisti o comunque di sinistra radicale. Tutte cose che in Italia erano previste dal secolo scorso dal piano Gelli.
Al primo provvedimento in Italia già si era lavorato durante il governo Prodi, infischiandosene del risultato referendario del 2006, tanto che è approdato mesi fa alla Camera, proveniente dalla commissione Affari costituzionali, un testo unico targato Ulivo-AN, che prevede, tra l’altro, un aumento dei poteri del Presidente del Consiglio (fiducia del Parlamento a tale figura e non al Governo, nomina e cambio dei ministri a discrezione del Presidente del Consiglio, senza passare per il Parlamento) e la modifica del Senato in Senato federale (con senatori eletti dai Consigli regionali e dal Consiglio delle autonomie locali e di età superiore ai 18 anni). Per poter far passare tale disegno, e magari peggiorarlo, poteva giovare l’accordo con la controparte e l’eliminazione dell’impaccio a sinistra, in modo da raggiungere una maggioranza parlamentare tale da evitare il ricorso al referendum popolare.
Infatti, riguardo al secondo provvedimento citato all’inizio, Veltroni ha pensato di imitare l’esempio europeo che lo avrebbe portato più vicino alla meta (americana) e ha trovato “a fagiolo” ciò che emergeva l’anno scorso dalle elezioni francesi. La Francia era già più avanti nel disegno autoritario liberista (apparente contraddizione in termini…) perché il gollismo aveva già conferito il carattere di Repubblica presidenziale al Paese. Qui le elezioni politiche del 2007 sono state anticipatrici di ciò che è successo da noi oggi e tale coincidenza è accaduta non per puro caso, ma perché Veltroni ha perseguito lo stesso disegno elettorale di Ségolène Royal, con cui si è incontrato (confrontare la stampa dell’epoca), ma ritenendo di poter conseguire un risultato migliore con l’accordo con il centro (Bayrou in Francia, Casini in Italia). Poiché Casini non si è mostrato disponibile, ha poi ripiegato per un accordo di massima con lo stesso avversario per il cambiamento bipartisan delle istituzioni.
Tutti i nostri politici sapevano che Ségolène Royal non è riuscita a strappare voti a quel centro su cui ha puntato, ma ha contrastato l’avversario Sarkozy fagocitando, in nome del “voto utile” i consensi della sinistra, la quale ne è rimasta “annientata” o comunque catapultata fuori dal parlamento.
Queste osservazioni aggiungono qualcosa per ricostruire il lucido disegno al servizio dei poteri forti perseguito dal PD, quando ha scelto di correre da solo, per chi ancora nutrisse qualche dubbio e stesse ancora a lacrimare sul “povero Veltroni” che ha perso contro il “nano”, senza tentare minimamente di ragionare con distacco su ciò che è accaduto e perché.
Contemporaneamente permettono di fare qualche luce in più sulla sinistra, che ha preferito ripiegare in un’autentica rotta (tra l’altro ben poco dignitosa, quando si è messa ad inseguire il carnefice), pur di non denunciare quanto stava accadendo e tentare, almeno nell’ultimo scorcio, di distinguersi dalle forze di governo e collegarsi alle forze che dovrebbero costituire il suo elettorato: cioè alle donne e agli uomini delle fabbriche, della scuola e a tutti coloro che si richiamano ai movimenti per la pace, contro la precarietà, contro il razzismo, contro la TAV, contro la privatizzazione dell’acqua e dei beni comuni, per i rifiuti zero, per un rapporto diverso con la natura e contro lo specismo, ecc.
Il futuro ora riparte dalla resistenza che sapranno opporre i lavoratori e i movimenti. Le difficoltà tuttavia non possono essere nascoste. Partiti parlamentari che possano difenderci nelle aggressioni, che possano essere portavoce del dissenso all’interno delle istituzioni sarebbero utili. Ma vorranno e sapranno i reduci dei partiti comunisti e di sinistra assumersi la responsabilità di ripartire dalla società per risorgere? Sapranno comprendere e sostenere i bisogni degli sfruttati nelle fabbriche, dei precari, delle donne e degli uomini che ogni giorno subiscono ingiustizie e rischiano la vita in un mondo sempre più alienante e cinico, a misura dei dominatori?
Una cosa è certa per noi che viviamo nella scuola: o, dopo lo tsunami abbattutosi sulla scuola statale, ad opera dei vari governi che si sono succeduti, puntiamo sulla “nostra” autonomia e riusciamo a tirar fuori gli artigli usati gli scorsi anni per organizzare una resistenza allo sfascio nelle scuole e riempiendo le piazze, collegandoci alla rete dei vari movimenti di difesa dei cittadini e dei beni comuni e ai lavoratori oppure non lamentiamoci più, perché sarà un inutile lamento.

Gemma Gentile

Napoli

24 aprile 2008

PER IL MIO AMICO PARTIGIANO, PER I MIEI FIGLI.......

25 APRILE 2008 CON LA SINISTRA FUORI DAL PARLAMENTO RIPRENDIAMO IL CAMMINO

Io ho votato a Sinistra, niente PD, niente voto disgiunto. Al risultato catastrofico delle elezioni, la mia reazione è stata l’incredulità, ma forse, ancora prima il sentimento è stato molto simile al lutto. Tre anni fa morì un caro amico, partigiano, lo avevo sentito parlare della Resistenza nella mia scuola elementare, lui portava la sua testimonianza a noi bambini e per anni è stato la mia memoria e quella dei miei figli, il mio sentire da adulta, alla sua morte fu: “e adesso chi racconterà e chi ricorderà?”. Questa sembrerà la solita esagerata reazione “femminile” agli eventi, ma il sentire di adesso è simile: “adesso chi ci pensa?”, perché se è vero che il progetto della SA non aveva l’esclusiva della rappresentanza dei ceti disagiati e di chi può solo rimetterci dalla gestione della cosa pubblica da parte della destra (tant’è che non è stata votata), è anche vero che gli unici a portare avanti certe istanze, pur fra mille errori, eravamo noi, anzi siamo noi. Non essere più in Parlamento dunque, mi dà questa sensazione di caduta senza paracadute, che la razionalità certo mi sta aiutando a domare trasformandola in pensieri e progetti, ma per me è stato un lordone (in piemontese : grosso e forte schiaffo sul muso) che mi ha lasciato abbastanza senza fiato. Allora riparto da Rifondazione, riparto dal 25 aprile, alla fiaccolata mi guarderò un po’ intorno, ritroverò ossigeno dai miei valori di sempre, che certo non cambieranno per la batosta elettorale, mi metterò (anzi lo sto già facendo) a fare quelle minuziose analisi politiche che tanto in passato mi innervosivano, perché questa volta, per risalire, bisogna metterci ancora di più tutti insieme.

Silvia Falco

25 APRILE 1945-25 APRILE 2008

QUESTO WEEK END C'E' UN BEL PONTE RICORDATI CHE L'HANNO COSTRUITO LORO

L'attacco ai valori fondanti della nostra Repubblica, al nostro sistema di principi democratici su cui si fonda la convivenza civile ed il patto che il nostro popolo ha siglato per unire e fare crescere il Paese, all'indomani della Liberazione dal nazifascismo, è profondo e trasversale.
Ogni giorni assistiamo ad una continua politica di revisionismo e di messa in discussione del valore universale della nostra Costituzione e del carattere democratico della lotta di Liberazione.
Il mondo dell'informazione, della cultura, dello spettacolo, la politica e i poteri economici, tendono a dimenticare che la nostra libertà è figlia del sacrificio di chi ha scelto di liberare il Paese; siamo figli della Resistenza e del suo ideale civile e morale, del suo insegnamento al rispetto reciproco, al suo senso di comunità, di laicità, di dialogo tra le culture e le idee, del valore profondo delle istituzioni democratiche e del parlamentarismo.
Chi ci porta a dimenticare o a distorcere la realtà della storia lo fa per distruggere il patto di
convivenza siglato con la scelta repubblicana e laica con cui la nostra nazione ha scelto di vivere ed organizzarsi.
Non accettiamo che la nostra identità nazionale, figlia della Resistenza, sia mortificata o infangata,
stravolta.
Le realtà sociali in cui viviamo sono sempre più caratterizzate da solitudini diffuse e da forme
qualunquistiche di giudizio nei confronti dei fenomeni sociali ed economici che abbiamo di fronte, da fenomeni di parcellizzazione sociale che portano a scatenare vere proprie guerre tra poveri, esattamente ciò che non volevano i padri costituenti.
La crisi della politica e delle istituzioni non fa altro che alimentare questi fenomeni e accrescere le
forme di qualunquismo ed egoismo sociali.
Senza una risposta di massa, civile, trasversale dei settori sociali e culturali più avanzati, rischiamo che nuove idee autoritarie, ammantate da forme di comunicazione o di partecipazione passiva alle scelte, possano riportarci in una condizione di restringimento delle libertà personali e collettive, ad una contrazione del nostro sistema democratico e civile.
L'antifascismo diventa, quindi, uno strumento quotidiano per riaffermare i caratteri democratici e pluralisti della nostra società.
Non accettiamo una idea "reducistica" e formale della memoria antifascista, riteniamo che la nostra democrazia si possa espandere, il nostro Paese possa progredire solo se, ogni giorno, si sostanzia un impegno "militante" in difesa della nostra libertà e del carattere progressivo, includente del nostro testo costituzionale.
Non può esserci libertà solo attraverso l'uso strumentale del sostantivo. La libertà è confronto,
dialogo difficile, complicato, fatto di mediazioni e di punti di incontro, mai di imposizioni o di semplificazioni che abbiano come scopo di ridurre gli spazi della discussione e del confronto.
La libertà si ricerca e si consolida anche attraverso l'educazione delle nuove generazioni, attraverso
il loro coinvolgimento, la loro responsabilizzazione, facendoli sentire parte di un processo inarrestabile che dal 25 aprile '45 trasforma il nostro Paese e cerca di renderlo sempre più giusto, sempre più aperto, più inclusivo, tollerante e rispettoso degli altri e delle culture del
nostro pianeta.
Per queste ragioni sentiamo forte l'esigenza di fare della manifestazione del 25 aprile 2008 un grande momento di popolo, più che delle istituzioni, la festa della nazione, delle libertà mai certe se non difese ogni giorno.
Facciamo appello alle donne e agli uomini del Piemonte, ai sinceri democratici, a coloro che credono ancora nella travolgente passione di trasformazione che la Liberazione ha rappresentato a partecipare alla giornata di mobilitazione, di festa, di pace e di tolleranza che si terrà il 25 aprile, per tutta la giornata, in Piazza Castello a Torino.


LE MANIFESTAZIONI IN TUTTA ITALIA
SU www.anpi.it

23 aprile 2008

MENTRE IN ITALIA LA SINISTRA E' NEI GUAI.....

OTTIME NOTIZIE DAL PARAGUAY
Fernando Lugo, vescovo sospeso 'a divinis' dal Vaticano, esponente della Teologia della liberazione, ha vinto domenica scorsa le elezioni politiche in Paraguay alla testa di una coalizione di sinistra con un programma di ridistribuzione della ricchezza e delle terre e sarà quindi il nuovo presidente.
Finiscono così finalmente i 61 anni di dominio del partito colorado che, dopo la fine della dittatura
del generale Stroessner, anche lui un colorado, ha continuato a governare un paese ridotto alla miseria, afflitto da una corruzione colossale e tenuto sotto il dominio della Casa Bianca. Con l'eccezione della Colombia e del Perù, tutti i paesi dell'America latina hanno ora governi di sinistra o di centro sinistra.
In ogni caso non più subalterni agli Usa. E questa è un'ottima notizia che un po' ci risolleva il morale.

DOMANDA RETORICA E FAZIOSA: QUANTI LAVORATORI DELL'ALITALIA HANNO VOTATO PER LUI E I SUOI SOCI?

Ahi.....L'ITALIA
da http://tornalasino.blogspot.com/

22 aprile 2008

LETTERA APERTA A VELTRONI, DA UN AMICO

Si può fare…....
a pezzi la sinistra

Ciao Walter, mi scuserai ma sono ancora troppo di sinistra per non avercela con qualcuno, e quindi anche con te. Lo so, lo so, la colpa è di chi perde, di chi non si rinnova, di chi invecchia e inesorabilmente crepa. La colpa di chi muore all’improvviso è quella di non essersi guardato dentro, analizzato, indagato. Ma noi non siamo morti all’improvviso, no, siamo stati avviati lentamente al mattatoio come un branco di cavalli da tiro ormai zoppi. Meglio così, meglio morti che cavalli da circo dove si da la zampa al domatore, come un cane. Abbiamo sbagliato tutti? Ebbene sì, il richiamo al voto utile non ha impedito il ritorno di Berlusconi alla guida del Parlamento. Ha impedito però che la sinistra avesse ancora un posto, un ruolo,proprio in quel Parlamento dove aveva difeso le istanze della democrazia e del diritto fondamentale, primario, di uomini e donne che reclamavano il bisogno di esercitare e confrontare quella voce di minoranza che si opponeva, contrastava. Certo, anche allora impediva o rallentava il pieno regime di quell’ardita governanza. Tanto si fece e tanto si bastonò che quella voce scomparve dal Parlamento. Erano altri tempi, era tonante l’appello giornaliero di chi più aveva potere e più ne voleva, per meglio “gestire” le cose da fare. Tornando ai giorni nostri, quella sinistra di cui facevo e farò sempre parte si lasciava condurre alla mattanza. Alla vigilia di una strana Domenica delle Salme , in quell’Aprile copiato ai primi giorni di Novembre, si era ripetutamente udito quell’agghiacciante “finalmente liberi!” . Caro Walter, liberi di fare cosa? Di risanare il bilancio dello Stato incrementando le migliori e le peggiori Lotterie Nazionali? Invitando i più speranzosi a investire i loro risparmi sui numeri ritardatari? Puntando lo stipendio sulle combinazioni del Bingo? Ricordi? Amico Walter, anche per me eri l’uomo della fantasia, della speranza, ma prendevi delle cantonate anche tu. Ogni tanto si deve dire anche di no al manovratore, e quella tua prima trovata, quando eri Ministro dei Beni Culturali nel primo Governo Prodi la cito solo per esempio: incrementiamo il gioco delle lotterie per usare i proventi a fin di bene. In questa infelice idea di raggiungere il bene attraverso il più classico dei miraggi da propinare agli sciocchi, in questa visione opaca e radente dell’agire, appare l’etica e la morale pelosa dei nuovi ideali liberisti, appare il limite di chi saprebbe indicare la via più conveniente, non quella giusta. Certo, l’immondizia per le vie di Napoli val bene un “sì” all’inceneritore ma vale anche un “no” a chi vedeva nella raccolta differenziata un impedimento al proliferare di quel tipo di impiantistica. Avanti, Berlusconi ha già detto che se rispetterai il tuo programma vi troverete sicuramente d’accordo. Ora tocca a te a dire qualche volta “no”, spero. E dunque, c’era proprio bisogno, Walter, di spaventare grandi e piccini di sinistra agitando “Il ritorno della Mummia”? Che stronzata, ci sono cascati quasi tutti, col risultato che la sinistra è morta e la mummia è più viva che mai. Non è stato bello, via, frugare nelle tasche di una sinistra generosa e persuasa è stato come portare via la pipa al nonno. Queste cose un vero Ranger non le avrebbe mai fatte, Walter. Ora ti saluto, scusami di nuovo, ma devo rinforzare i tiranti della mia tenda, si alza il vento e ho un freddo boia, quest’inverno non finisce mai e il nostro accampamento è in buca. Vieni a trovarci, ho ancora la pipa che un tempo abbiamo fumato insieme al vecchio “Aquila della notte”. La nostra Riserva è tra Pistoia e Prato sottovento all’inceneritore di Montale. Non temere per la diossina, l’abbiamo appena riparato: tutto bene.

Scritta da Sauro Sardi
21 aprile 2008

21 aprile 2008

UNA PORCATA DI LEGGE ELETTORALE PER UN GOVERNO DI POCHI

Elezioni 2008: come ottenere
la maggioranza dei seggi con appena
il 36% degli elettori

Berlusconi ha vinto le ultime elezioni è potrà disporre di una solida maggioranza parlamentare sia alla Camera che al Senato; il paese ha ormai acquisito il bipartitismo e l’opposizione veltroniana è chiamata a fare un’opposizione costruttiva.
Questo, in sostanza, il giudizio definitivo circa il risultato delle ultime elezioni politiche.
A prima vista, come poter contraddire tanto unanimismo?
Invece si può e si deve. E non per partito preso, bensì perché così c’impone la lettura dei “numeri che contano”. Numeri in parte noti e, purtroppo, per una buona parte di difficile reperibilità, quale il risultato delle schede bianche e nulle e l’impatto avuto dalla protesta nei seggi con il non ritiro o la restituzione delle schede.
E’ in ogni caso sufficiente fare due conti per avere un quadro della situazione molto vicino alla realtà, tenendo per altro presente l’indiscutibile aumento di oltre 3 punti percentuali dell’astensione. Per quanto tutti facciano finta di nulla, stiamo parlando di oltre 1.300.000 elettori che, diversamente dal 2006, per le elezioni del 2008 ha deciso di rimanere a casa o di far parte di coloro che si sono addirittura recati nei seggi per non ritirare le schede con un atto pubblico da far mettere a verbale.
A questo nuovo esercito di non votanti, si debbono poi da aggiungere oltre 300.000 elettori che hanno deciso di votare scheda bianca o di annullare la scheda nella cabina o restituendola.
Dall’elaborazione dei dati a disposizione, infatti, le schede bianche e nulle risultano aumentate di circa l’1% dei voti validi.
In totale, l’astensione più schede bianche e nulle passa dagli 8.844.258 del 2006 agli oltre 10.500.000 del 2008. Un “partito della protesta”, costituito da oltre 1.700.000 elettori, potenzialmente in grado di superare con facilità la soglia di sbarramento del 4%.
Pur trovandoci, però, di fronte a dei numeri incontestabilmente importanti, sia il ceto politico che tutto il sistema dell’informazione si sono immediatamente attivati per nascondere la diminuita rappresentatività del nuovo Parlamento.
Nessuno che metta in evidenza, infatti, che una parte consistente dell’elettorato, pur nella costrizione di dover esprimere un voto utile a forze politiche non in grado di rappresentarlo, ha deciso di chiamarsi fuori dal gioco: sia adottando una delle forme di non voto; e sia votando al di fuori dei due schieramenti maggiori.
Vediamole, quindi, le novità introdotte da questa tornata elettorale all’insegna del bipartitismo, partendo dal confronto con i risultati con le elezioni del 2006.
Il centro-destra, che nel 2006 ottenne soltanto 277 seggi alla Camera, nel 2008 ne conquista ben 340 pur passando dai 18.977.843 elettori del 2006 ai 17.063.874 del 2008.
Quasi 2 milioni di voti in meno e ben 63 Deputati in più!
Di fronte all’assurdità di un simile dato, diventa d’obbligo cercare di comprendere l’effettiva rappresentatività della nuova maggioranza parlamentare.
Rapportando, infatti, il numero di elettori di centro-destra al numero degli aventi diritto, si scopre che si supera appena il 36%, mentre nel 2006 si era, per entrambi gli schieramenti, ad oltre il 40%.
Siamo cioè di fronte ad un’ampia maggioranza parlamentare che può governare, può modificare la Costituzione, può nominare le più alte cariche dello Stato e tanto altro ancora, pur rappresentando soltanto il 36% del corpo elettorale.
Sì, il Palazzo è sempre più lontano dal paese reale, e questa volta non si tratta di una sensazione: sono i numeri a dirlo.
Una preoccupante assenza di legittimità rispetto alla quale torna al centro dell’attenzione l’estrema facilità con la quale l’attuale legge elettorale ha consentito:
al centro-destra di ottenere la maggioranza parlamentare pur rappresentando poco più del 36% del corpo elettorale; alla ridotta concezione della democrazia veltroniana di cancellare dal Parlamento tutto quello che si muoveva alla propria sinistra.
Un risultato elettorale per nulla innovativo, ma che segnala invece l’esistenza di una pericolosa
deriva antidemocratica.

Franco Ragusa
www.riforme.info

19 aprile 2008

DAL "VOTO UTILE" PRE ELEZIONI ALL'ALLARMISMO POST ELEZIONI CONTINUA LA DISONESTA' POLITICA E INTELLETTUALE CONTRO LA SINISTRA PRESENTE NELLA SOCIETA'

Cossiga, si sa, è ossessionato dalle Br come Macbeth dall'ombra di Banco, e si può capire perché. Ma non è il solo a vaticinare un futuro di tregenda per una sinistra sociale privata del suo «contenimento» parlamentare. Gianfranco Fini, Bobo Maroni e Pierluigi Castagnetti non sono da meno

L'ombra di Banco
Ida Dominijanni

Le stagioni politiche passano, Francesco Cossiga resta. E vaticina. L'ultimo vaticinio è il seguente: sparita la sinistra parlamentare, ventilate le larghe intese, le Br sono di nuovo dietro l'angolo e il loro brodo di coltura già ribolle: «antiberlusconiani, operai della Fiom, precari, giovani no-global, centri sociali, insomma tutti coloro che un tempo erano rappresentati da Rifondazione comunista», e di cui ora dovrà farsi carico il Pd di Veltroni, se vorrà scongiurare la rinascita del terrorismo. Cossiga, si sa, è ossessionato dalle Br come Macbeth dall'ombra di Banco, e si può capire perché. Ma non è il solo a vaticinare un futuro di tregenda per una sinistra sociale privata del suo «contenimento» parlamentare. Gianfranco Fini, Bobo Maroni e Pierluigi Castagnetti non sono da meno, nelle loro condoglianze pelose a Fausto Bertinotti: senza forma istituzionale, a sinistra si spalanca la vertigine di un informe conflitto. Capito a che serviva un drappello di sinistra in parlamento? Non a rappresentare un pezzo di società, ma a frenare questa minacciosa ed endemica slavina. Da qui a tradurre la questione sociale in questione criminale, e il conflitto in problema di ordine pubblico, il passo è breve. Una significativa anticipazione s'era già vista negli alti lai sulle molotov di uova lanciate contro il leader della popolare (visto il voto) lista «aborto no grazie». Si comincia criminalizzando le uova e si finisce chissà dove: anche se il paragone storico più proprio per il prossimo futuro non sembra quello di Cossiga con gli anni Settanta, quando la sinistra in parlamento c'era eccome, ma semmai quello col regime, unica stagione prima di questa della storia nazionale in cui invece non c'era.Il troppo evidentemente storpia, e infatti il tracollo della sinistra parlamentare, da possibile trofeo del bipartitismo montante, s'è trasformato prestissimo in uno scomodo impiccio. Per Cossiga, Fini, Castagnetti e non solo per loro. Anche il Pd si ritrova con una bella gatta da pelare. Sul lato sinistro era previsto che vincesse, non che stravincesse. Avendo stravinto, il lato sinistro resta scoperto, e senza lato sinistro il centro non è più centro: traballa. Cossiga come al solito straparla, ma straparlando come al solito coglie un punto: con la Sinistra fuori dalle quinte, chi reciterà la sua parte in commedia? Se oggi o domani a qualcuno viene la bislacca idea di scioperare, e non c'è Bertinotti a interpretarlo, come farà Veltroni a mollarlo? Il copione s'è strappato. Lo sa anche Veltroni, che ieri infatti ha subito annunciato che sarà sua cura tenere aperto il dialogo con chi in parlamento ci sta, ma anche con chi non ci sta. Una presenza assente che rischia di diventare pure per lui il fantasma di Banco. Anche nel Pd, c'è chi non si accontenta del doppio risultato - un partito nuovo, e un nuovo bipartitismo - incassato dal segretario, e conta sul pallottoliere i voti che avrebbe dovuto strappare alla destra e che invece ha strappato alla sinistra.

dal quotidiano il manifesto

18 aprile 2008

IL KILLER DELLA SINISTRA IN PARLAMENTO

Caro Walter
hai fatto un disastro...
Piero Sansonetti

Caro Walter Veltroni,
ti scrivo poche righe. Non so se le prenderai in considerazione. Magari lèggile, in virtù della nostra vecchia amicizia. La devastante sconfitta subita dalla sinistra non può nascondere la sconfitta molto severa subita dal Pd. Tu avevi impostato la campagna elettorale su due o tre idee (e alcuni atti). Cominciamo dagli atti: la destabilizzazione del governo Prodi, che ha portato alla sua caduta; la rottura a sinistra, con l'accusa - alla sinistra - di essere massimalista e incompatibile con il governo. Le idee che hai proposto erano altrettanto chiare. Prima, l'Italia può essere governata solo con un sistema bipartitico, perché il pluralismo porta ad un eccesso di democrazia e a scarsa efficienza; seconda, l'Italia può essere solo governata dal centro, perché occorre mettere insieme un blocco costruito sulla borghesia-forte, che è garanzia di stabilità, e puntellato da politiche moderate, talvolta repressive, che ristabiliscano il principio di autorità, di selezione, di italianità, che rovescino, cioè, il guazzabiglio culturale e anarchico del sessantotto. Terza idea: per compiere questa operazione di "restaurazione" moderata occorre sconfiggere Berlusconi che è un borghese "anomalo", populista , un po' peronista.
Caro Walter, cosa ti è riuscito di questo tuo progetto? La rottura a sinistra ti è riuscita, ed ha portato alla cacciata della sinistra dal Parlamento. Ti è riuscita l'affermazione dello schema bipartitico. Ti è riuscito lo spostamento a destra dell'asse politico del paese. Punto e basta. La battaglia con Berlusconi, che avevi promesso di vincere - e su questa promessa hai conquistato il consenso di tanti elettori di sinistra.... - l'hai persa clamorosamente. Il risultato elettorale della destra è stato il più forte degli ultimi 15 anni. Il Pd non ha conquistato neppure un voto su quel fronte. Ma il suo comportamento conservatore - persino reazionario talvolta, pensa alle campagne contro i lavavetri, i mendicanti, i rom - ha sdoganato i sentimenti più di destra. Il trionfo della Lega si spiega anche così. La politica è questo: se rompe delle barriere poi succede che tutta l'opinione pubblica subisce uno spostamento a catena.
Caro Walter, questa tua linea ha portato l'Italia al disastro. Non credi di avere una porzione di responsabilità?

Liberazione

17/04/2008

17 aprile 2008

ULTIMI INSERIMENTI

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SPUNTI DI DISCUSSIONE POST CATASTROFE

TUTTO PERDUTO?
di Bruno Carchedi
Forse non ci rendiamo ancora pienamente conto di tutte le conseguenze che ci saranno a seguito del disastro elettorale della Sinistra. Prima fra tutte, l'esclusione da ogni spazio televisivo dedicato al dibattito politico. Per tutti i cinque anni di durata della prossima legislatura, l'opinione pubblica conoscerà da Tv e radio solo le posizioni politiche dei partiti di destra e di centro, ma non della sinistra - socialista o comunista o ambientalista o cattolica che sia. Queste voci, ben presenti nella società, saranno ridotte al silenzio.
L'operazione veltroniana, miseramente fallita sul versante del PdL, è del tutto riuscita a sinistra. La Sinistra l'Arcobaleno, data in partenza sul 10% (la somma dei consensi elettorali dei partiti costituenti), ha perso i due terzi del proprio elettorato. In parte sul fronte del voto utile, in parte sul fronte dell'astensione, in parte verso altri partiti, in particolare - ahinoi - verso la Lega per quanto riguarda i ceti più popolari.
Chi a sinistra ha votato Veltroni, pur non essendo d'accordo con il programma del Pd, ha di fatto
disperso il voto - altro che voto utile! - tratto in inganno dai falsi e giornalieri annunci di Veltroni sulla progressiva "rimonta" e quindi sulla reale possibilità di battere Berlusconi, dando il voto a un candidato che non poteva vincere, ma contribuendo in modo determinante all'operazione "tabula rasa" a sinistra, il vero obiettivo di Veltroni. Il quale ha mentito sapendo di mentire, spacciando agli ingenui per realtà una sua invenzione fraudolenta. Ne è prova il distacco finale fra i due schieramenti - di quasi 10 punti - alla faccia del cosiddetto "pareggio". Si dirà che in campagna elettorale (quasi) tutto è permesso. Per noi no. E questo la dice lunga sulla personalità del leader buonista che ha voluto "correre da solo".
Un parlamento saldamente in mano alla destra con un partito neo centrista - unica "opposizione" - che sta solo aspettando un fischio del Cavaliere per imbarcarsi in operazioni trasversali ai danni
dei lavoratori, dell'ambiente, delle diversità di genere e di orientamento sessuale, della laicità dello stato, ecc. I Rom e i senza casa avranno una vita ancora più dura, per non parlare dei migranti poveri. Dobbiamo aspettarci uno stravolgimento della Costituzione e una nuova legge elettorale fatta su misura per impedire in modo permanente il rientro della Sinistra in Parlamento. Chi a sinistra si è astenuto, ha di fatto agevolato questi processi.
Ma quello che forse è più allarmante è il generale spostamento a destra del corpo elettorale, con
l'affermazione della Lega al nord e dell'Mpa al sud. Ciò che testimonia di un arretramento culturale e civile che è il risultato di un processo degenerativo la cui origine si può collocare addirittura nel craxismo degli anni '80, e su cui occorrerà riflettere nei prossimi tempi.
Avere escluso dalle istituzioni la Sinistra ha il preciso significato di avere escluso dalle istituzioni il
conflitto sociale e di avere avviato gli equilibri politici su un piano inclinato al fondo del quale è prevista - fra l'altro - l'eliminazione del Contratto nazionale, da sostituirsi con tanti contratti regionali. Se deve esserci federalismo, questo deve valere anche per il sindacato, no? E su questo la disponibilità del Pd è ampia, molto ampia.
Tutto perduto, allora? Certo che no. Ma un nuovo inizio ha bisogno, come minimo, di un nuovo
modo di fare politica. Uno dei segnali più allarmanti c'è stato il giorno dopo le elezioni. Tutti avevamo previsto una sconfitta, ma nessuno l'aveva prevista di queste proporzioni. Quale peggiore indicatore della separatezza esistente fra sinistra e società?
La sinistra dovrà ricostituirsi su basi nuove, intrecciando - all'interno di un progetto di superamento del capitalismo - la radicalità degli obiettivi con il metodo della partecipazione democratica dal basso. A questo devono poter partecipare tutti: reti, movimenti, associazioni, partiti. A questo occorre predisporsi da subito.

15 aprile 2008

ECCO LA GRANDE OPERA DI WALTER VELTRONI


LA WATERLOO DELLA SINISTRA
I primi ad abboccare allo sciagurato appello al “voto utile” sono stati proprio coloro che non dovevano farlo. Non bastava lo slogan “Io corro da solo”, che sembra il titolo (brutto) di un brutto film del brutto, di per sé, bernardobertolucci. Film che può piacere solo ai walterwentroni (pancia piena non crede al digiuno). Un amico mi ha tormentato fino all’ultimo, giocando anche la carta dell’ironia: “Bisogna Wotare”. “Per procurarsi una bella Walterloo” gli ho risposto, in tempi non sospetti. Oggi il morto è sulla bara, come si dice, e il risultato della bella mossa del piddì, che ha annichilito la sinistra e non ha sfondato al centro, è sotto gli occhi di tutti. Restiamo nel campo proverbiale: Wentroni mi pare quel marito che per far dispetto alla moglie si tagliò i… Veltroni. Risultato: paese alla destra, irrimediabilmente. E lui, il cinephile d’essai, a sfogliare la margherita. Ma la comica delle comiche è sentire il filosofo adelphico, la cassandra di Venezia, il Cacciari da salotto e dal magico balsamo, che parla della “lunga marcia del P.D.” e della sua virtù di aver finalmente fatto fuori la sinistra arcaica che, a suo dire, è fuori dal mondo. Meno male. Se il mondo è questo, dove trionfa la barbarie, dove i pedoni sono autorizzati a farsi far fuori dai suv degli imprenditori ebbri, è meglio essere arcaici. Voglio andare a fare il guardiacaccia: anzi: il guardiacacciari!

Fabio Norcini

13 E 14 APRILE 2008, I GIORNI DEGLI OCCHI BENDATI

Le elezioni della povertà cancellata
Marco Revelli
Potrebbe sembrare incredibile. Persino impossibile. Eppure è così. Il tema che dovrebbe essere al centro del dibattito politico, tanto più nel suo momento cruciale, la chiusura di una campagna elettorale in cui si decidono gli equilibri futuri e l’assetto del paese, al centro non c’è. E neanche alla periferia, che ne so, magari annidato in qualche passaggio secondario di un comizio… Niente. I due protagonisti principali di questa desolante vicenda elettorale di molto hanno parlato, di Ronaldinho e di Totti, di donne e di film, l’uno svendendo bolli automobilistici, l’altro spacciando l’ottimismo come nuova virtù teologale, ma alla questione neppure un accento.
E gli altri, i «piccoli», erano probabilmente troppo occupati a portare a casa la pelle, per guardarsi anche solo intorno.
Mi riferisco, naturalmente, all’allarme lanciato dal Direttore generale della Fao, il senegalese Jacques Diouf, proprio a Roma, proprio nel giorno della kermesse finale della nostra campagna elettorale, a proposito della «crisi alimentare globale» in corso, destinata ad aggravarsi drammaticamente nei prossimi mesi: «Se il cosiddetto Nord del mondo non cambierà modello di sviluppo–ha detto–, la bolletta per i cereali nei paesi poveri continuerà a crescere e le rivolte popolari e sociali che oggi colpiscono Egitto, Tunisia, Senegal, Burkina Faso, Camerun, Guinea, Haiti e tanti altri paesi poveri, dilagheranno». Il giorno prima Robert Zoellick–non un esasperato agitatore no-global ma il presidente della Banca Mondiale–, non era stato meno allarmante, dichiarando che «l’aumento dei prezzi degli alimentari taglierà almeno sette anni sul cammino della riduzione della povertà» a livello modiale, ottenendo la stessa sordità da parte del mondo politico. E anche [con poche eccezioni, tra cui questo giornale], in quello giornalistico.
Eppure, se si guardano i dati, allarmi come questi appaiono persino moderati. Addirittura reticenti. Ci parlano di un’emergenza globale in atto, destinata molto probabilmente a cambiare radicalmente gli scenari politici e sociali, non solo alla periferia del mondo, ma anche nei suoi vari centri, nelle cittadelle dello sviluppo e del cosiddetto benessere. Il prezzo del grano, ad esempio, che nell’ultimo anno ha subito un aumento del 56 per cento–come è stato detto in questi giorni–è tuttavia da almeno un quinquennio [da quando siamo entrati in una nuova fase della globalizzazione, cioè che sale con continuità: costava 161 dollari alla tonnellata nel 2003, è salito a una media del 10 per cento all’anno fino al 2006, poi del 10 per cento al mese a partire dall’inizio del 2007. Oggi costa più di 480 dollari, con un aumento di più del 400 per cento nel quinquennio! Il riso, che costava 300 dollari alla tonnellata nel 2000, oggi è quotato 880 dollari [quello di media qualità, mentre quello aromatico di alta qualità «schizza per la prima volta oltre i mille dollari», esattamente come la quotazione dell’oro].
Il frumento entra costitutivamente nell’alimentazione di base di almeno due terzi della popolazione mondiale: quella che destina all’alimentazione circa l’80% del proprio reddito. Dal riso dipende la sopravvivenza di due miliardi e mezzo di persone nella sola Asia, dove si concentra oltre un miliardo di poveri assoluti [quelli con meno di 2 dollari al giorno]. E’ stato calcolato che per ogni punto percentuale in più nel prezzo dei cereali, circa 16 milioni di persone si aggiungeranno a quelli che già sono a «rischio fame»; e che già allo stato attuale delle cose nel mondo circa 25 mila persone al giorno muoiono di fame o per cause correlate alla povertà. Che accadrà se l’attuale dinamica dei prezzi dovesse prolungarsi, o anche solo se non si verificasse una consistente riduzione?
La questione è tanto più allarmante se si considerano le cause «dell’inflazione alimentare». Giocano, va detto, alcuni fattori contingenti: condizioni climatiche avverse, il gelo cinese, la siccità australiana, i parassiti del riso vietnamiti. E la devastante «finanziarizzazione» del mercato alimentare–il boom dei futures sui cereali, diventati appetitose occasioni di investimento speculativo dopo la crisi dei mutui e la caduta del mercato azionario–da cui dipende la catastrofica «volatilità» dei prezzi alimentari [solo nell’ultima settimana alla «borsa» del riso il costo è salito di 100 dollari…]. Ma tutti gli analisti sottolineano le ragioni «strutturali» del fenomeno. Tutti, con esasperante monotonia, ricordano, nell’ordine, oltre ai mutamenti climatici [che non possono più essere considerato una «contingenza» ma una costante connessa con le attività umane], la riduzione delle terre coltivate e delle risorse idriche consumate dall’industrializzazione, l’aumento del tenore di vita di parti non maggioritarie ma consistenti di popolazione in Cina e in India (e dunque il mutamento del loro regime alimentare), oltre alla dissennata corsa ai biofuels, ai carburanti biologici, scatenata dall’Occidente, Stati uniti ed Europa in testa, come risposta alla crisi petrolifera. Fattori questi tutti, senza eccezione, difficili da modificare in tempi brevi, connessi come sono al nostro sistema di vita. Fattori «strategici» del modello socio-produttivo e dello stile di vita caratteristico della «società globale» quale è stata pensata e realizzata come unico sistema possibile e perseguibile! E quale si rivela, invece, umanamente e socialmente insostenibile.
Siamo dunque, si direbbe, alla resa dei conti. O meglio: al punto in cui l’umanità–il pianeta–ci presenta i conti della nostra follia. Può darsi che a Roma si considerino semplici rumori di fondo lo strepito delle rivolte per il pane [e per il riso] che viene dalle periferie dell’impero. E che affaristi e buonisti variamente contrapposti o ricombinati, pensino che potremo continuare a giocare nella fiera della vanità che è diventato lo spazio politico mediatizzato; che le cose serie saranno il bollo auto o le grandi opere, il business di Publitalia o quello delle cooperative non più rosse. Ma non sarà così. Intanto perché la tragedia delle periferie è detinata a varcare i nostri confini, non solo in forma di flussi migratori, ma anche di «inflazione alimentare» indotta. Di «importazione di poveri» non solo perché i poveri del mondo muoveranno verso di noi, ma anche perché i nostri poveri aumenteranno. Già stanno aumentando, con i prezzi alle stelle della pasta, del pane, del riso e del latte. E poi perché nessuno può più, moralmente, ritenersi innocente per quanto avviene là, nel momento in cui, anche solo con una scelta di consumo, un pieno in più all’auto, un investimento in banca, un piatto in tavola, si decide il destino [mortale] di altri, invisibili ma reali.
Forse allora, davvero, quello di questi due giorni è stato un gioco, a cui milioni di noi abbiamo giocato con gli occhi bendati.

il manifesto

14 aprile

13 aprile 2008

I numeri dicono che per fermare Berlusconi bisogna votare LA SINISTRA ARCOBALENO.

C'è qualcosa di più pericoloso
di Berlusconi:
l'Italia senza Sinistra

in Parlamento


Liberazione
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12 aprile 2008

QUESTA PORCATA DI LEGGE ELETTORALE E LA MAFIA


Rischio brogli sul voto degli italiani all'estero. Occhi puntati su cinquantamila schede bianche che la 'ndrangheta potrebbe aver manomesso a favore di uno schieramento politico. Nell'inchiesta della Dda di Reggio Calabria coinvolti un faccendiere calabrese e un parlamentare siciliano. Dell'Utri e tira in ballo l'ex governatore di Nassiriya Barbara Contini. Oggi candidata Pdl
Dalle prime notizie, trapelano ipotesi che si vanno facendo sconcertanti. La prima è che la Dda di Reggio Calabria ha ammesso di condurre un'inchiesta «delicatissima» sui presunti brogli nel voto in America Latina. Un'inchiesta nata, in base alle primissime rivelazioni, su un'indagine sulla cosca Piromalli della 'ndrangheta di Gioia Tauro. Nell'inchiesta sarebbero coinvolti Aldo Miccichè e il senatore di Forza Italia Marcello Dell'Utri. In pratica si indaga sul presunto voto risultato da circa 50mila schede bianche.
La notizia ieri è stata confermata. E l'indagine è stata avviata sulle intercettazioni tra alcuni esponenti in carcere dei Piromalli in cui si faceva riferimento al voto all'estero. Ai Piromalli - svelano gli inquirenti - sarebbe collegato l'imprenditore Miccichè. E sarebbe coinvolto come detto anche il senatore di Forza Italia Marcello Dell'Utri il quale replica di «non aver ricevuto alcun avviso di garanzia». «Non conosco personalmente Micciché ma l'ho sentito per telefono - aggiunge il senatore - e l'ho messo in contatto con Barbara Contini perché lui si è offerto di occuparsi dei voti degli italiani all'estero». Eppure sull'indagine in corso al momento è caduto il veto dei pm. Il momento delicatissimo in vista del voto di domani impone per oggi la massima riservatezza, ha precisato il procuratore di Reggio Calabria Francesco Scuderi. Altre notizie verranno svelate dopo lo scrutinio.

11 aprile 2008

APPELLO 13 e 14 APRILE

FACCIAMO UNA SCELTA
DI PARTE
Noi sosteniamo le liste de “La Sinistra, l’Arcobaleno”, e

il candidato-premier
Fausto Bertinotti

Promotori
Pietro Ingrao; Marco Bellocchio, regista; Luciana Castellina, giornalista e scrittrice; Mario Ceroli, scultore; Marcello Cini , filosofo della scienza; Luciano Gallino , sociologo; Paul Ginsborg ; Margherita Hack, astronoma; Lea Melandri, saggista e femminista; Mario Monicelli, regista; Achille Occhetto; Valentino Parlato, giornalista; Tamar Pitch, docente Univ. Perugia; Rosanna Praitano, presidente circolo Mario Mieli; Giuseppe Prestipino, filofoso; Marco Revelli , storico; Gianni Rinaldini , segretario generale Fiom; Rossana Rossanda; Paolo Rossi, attore, da anarchico; Edoardo Sanguineti, poeta e saggista; Aldo Tortorella; Mario Tronti, flosofo; Dario Vergassola, attore.

Arti, letteratura e mondo dello spettacolo
Primi firmatari
Francesco Baccini, cantautore; Nanni Balestrini, scrittore; Achille Bonito Oliva, critico d'arte; Edoardo Bruno , critico cinematografico; Sergio Cammariere, musicista; Ascanio Celestini, regista e attore; Pippo Delbono, regista e attore teatrale; Marco Gastini, pittore; Leo Gullotta, attore; Wilma Labate , regista; Citto Maselli , regista; Lea Massari, attrice; Roy Paci, cantante; Paolo Pietrangeli , regista; Paolo Poli, attore; Andrea Rivera , attore e musicista; Pasquale Scimeca, regista; Tiziano Sclavi, scrittore; Daniele Segre, regista; Daniele Silvestri, cantautore; Ambrogio Sparagna, editore e vignettista; Statuto, gruppo musicale; Bebo Storti, attore e autore teatrale; Tiziana Donati Tosca, cantante; Daniele Vicari, regista; Gilberto Zorio, scultore; Uccio Aloisi, musicista; Carmine Amoroso, regista; Fabrizio Apolloni, attore; Gianluca Arcopinto, produttore cinematografico; Marcello Argilli, scrittore; Giorgio Arlorio, sceneggiatore; Gino Auriuso, attore e presidente FedItArt; Davide Barletti, regista; Paolo Benvenuti, regista; Mauro Berardi , produttore cinematografico; Cloris Brosca , attrice; Sylvano Bussotti, musicista; Francesca Calvelli, montatrice cinematografica; Enrico Capuano, musicista; Giuseppe Casa, direttore artistico Martelive; Pasquale Catalano, compositore; Daniele Cenci, critico letterario; Nando Citarella, musicista; Anna Cochetti, critico d'arte; Ludovico Corrao, presidente Orestiadi; Ninni Cutaia, direttore ETI; Maria Rosa Cutrufelli, scrittrice; Toni D'Angelo, regista; Felice De Maria, direttore della fotografia; Ivan Della Mea, cantante; Ugo Delucchi, artista e vignettista; Marco Dentici, scenografo; Francesco Di Giacomo, cantante Banco del Mutuo Soccorso; Pippo Di Marca, regista teatrale; Gaspare Di Stefano, attore; Don Pasta, musicista; Ennio Fantastichini, attore; Andrea Frezza , regista e scrittore; Roberto Giannarelli, regista; Francesco Gnerre, scrittore; Giovanni Greco , direttore artistico Teatro Lido; Fabio Grossi, regista e attore; Giovanni Guidi , musicista; Alessandro Kokocinski, pittore; Alessio Lega, musicista; Giampiero Lisarelli, attore; Sebastiano Lo Monaco, attore; Fabiomassimo Lozzi, regista; Carla Marcotulli, cantante; Pino Marino, cantautore; Gerardo Mastrodomenico, attore; Magda Mercatali, attrice; Pippo Mezzapesa, regista; Lucia Mirisola, costumista; Raffaella Misiti, cantante Acustimantico; Vincenzo Monaci , Teatro Eliseo; Elisa Montessori, disegnatrice e pittrice; Nidi d'Arac, gruppo musicale; Antonio Nocera, pittore e scultore; Alessandro Occhipinti, scrittore e autore teatrale; Mirko Pagliacci, pittore; Rocco Papaleo, attore; Fausto Paravidino, regista; Renzo Paris, poeta e critico letterario; Parto delle nuvole pesanti, gruppo musicale; Ulderico Pesce , attore e autore teatrale; Luigi Pestalozza, musicologo; Carlo Pestelli, cantautore; Massimo Piesco, regista; Alessandro Piva, regista; Rocco Quaglia, ballerino; Radici nel cemento, gruppo musicale; Fausto Razzi, compositore; Alessandro Rossetti, sceneggiatore; Giuliana Ruggerini, scrittrice; Nino Russo , regista; Massimo Sani, regista; Andrea Satta , musicista dei Tete de Bois; Paola Scarnati, dirigente Unione Circoli Cinematografici Arci; Angelo Schiavi, musicista; Pino Strabioli, regista e conduttore tv; Aldo Terlizzi, regista; Barbara Valmorin, attrice; Netta Vespigani, artista.

Saperi, Università e Ricerca
Primi firmatari
Piergiovanni Alleva, giuslavorista Univ. Politecnica Marche; Vezio De Lucia , urbanista; Angelo D'Orsi, storico; Gianni Ferrara , costituzionalista Univ. La Sapienza; Carlo Flamigni, docente Univ. Bologna; Francesco Garibaldo, sociologo; Augusto Graziani , docente Univ. La Sapienza; Francesco Indovina, urbanista; Gianni Mattioli, fisico Univ. La Sapienza; Giorgio Parisi, fisico Univ. La Sapienza; Franco Piperno, docente Univ. Cosenza; Giuliano Pisapia , giurista; Edoardo Salzano, urbanista; Amos Andreoni, giuslavorista Univ. La Sapienza; Andrea Bagni, insegnante; Vincenzo Bavaro, giuslavorista Univ. Bari; Piergiorgio Bellagamba, docente Univ. Ascoli Piceno; Fabio Bentivoglio, filosofo e scrittore; Piero Bevilacqua, docente Univ. La Sapienza; Flavia Bianchi, urbanista; Francesco Bilancia, docente Univ. Chieti-Pescara; Olivia Bonardi, giuslavorista Univ. Statale Milano; Bruno Bosco, docente Univ. Milano Bicocca; Caterina Botti, docente Univ. Roma; Emiliano Brancaccio , docente Univ. del Sannio; Sergio Brenna , urbanista; Yuri Brunello, docente Univ. Federal de Bahia; Luca Cafiero, filosofo; Maria Grazia Campari, giurista e avvocata; Pietro Paolo Cannistraci, docente storia dell'architettura; Francesco Carchedi, ricercatore sociale; Aldo Carra, osservatorio IRES Cgil; Valerio Cerretano, docente Univ. Glasgow; Lido Chiusano, storico della filosofia; Stefano Ciccone , docente Univ. Tor Vergata; Nicola Cipolla, presidente CEPES; Federico Coen, direttore "Lettera Internazionale"; Gastone Cottino, docente universitario; Marco Cuniberti, giuspubblicista Univ. Statale Milano ; Alessandro Dal Lago , docente Univ. Genova; Paolo De Nardis, sociologo; Fabio De Nardis, sociologo; Elisa Del Chierico, ricercatrice universitaria; Elena Del Grosso, biologa femminista; Arturo Di Corinto, docente universitario; Alfonso Di Giovine, costituzionalista; Ferdinando Di Orio, rettore Univ. L’Aquila; Andrea Fasullo, docente Univ. Camerino; Pino Ferraris, sociologo; Franco Focareta, giuslavorista Univ. Bologna; Carlo Formenti, docente Univ. Lecce; Mauro Gamboni, CNR; Mario Giovanni Garofalo, giuslavorista Univ. Bari; Fausto Gentili, L'officina della memoria Foligno; Monica Giansanti, insegnante; Massimo Ilardi, sociologo; Carlo Innocenti, ricercatore; Eugenio Iorio, docente Univ. Bari; Andrea Lassandari, giuslavorista Univ. Bologna; Fabrizio Lemme, docente Univ. Siena; Guido Liguori, storico del pensiero politico; Paolo Lucchesi, docente Univ. Roma Tre; Giorgio Lunghini, economista; Fabio Marcelli, docente Univ. La Sapienza; Oscar Marchisio, economista; Graziosi Marina, insegnante femminista; Carlo Marino, docente Univ. Palermo; Grado Marletto, economista; Luigi Mascilli Migliorini, storico; Pietro Masina, docente Univ. Orientale; Corrado Mauceri, Ass. Per la Scuola della Repubblica; Giovanni Mazzetti, economista; Danielle Mazzonis , ricercatrice; Monica Mc Britton, giuslavorista Univ. Salento; Lodovico (Lodo) Meneghetti, urbanista; Sandro Morelli, direttore rivista “Quale Stato”; Giovanni Naccari, giurista; Luca Nivarra, giuslavorista Univ. Palermo; Alberto Olivetti , docente Univ. Siena; Maurizio Oliviero , docente Univ. Perugia; Guido Ortona, docente Univ. Piemonte Orientale; Stefano Ossicini, fisico Univ. Modena e Reggio Emilia; Renzo Paris, poeta, narratore e saggista; Tonino Perna , docente Univ. Messina; Riccardo Petrella , docente Univ. Lovanio; Roberto Felice Pizzuti, economista; Gabriella Poli, presidente IRES Verona; Alessandro Portelli, docente Univ. La Sapienza; Michele Prospero, docente Univ. La Sapienza; Enrico Pugliese, sociologo; Emilio Raimondi, docente Univ. Strasburgo; Giulietta Rak, ricercatrice; Riccardo Realfonzo , docente Univ. Sannio; Massimo Roccella, giuslavorista Univ. Torino; Bernardo Rossi Doria, urbanista; Massimo Ruffini, economista; Marino Ruzzenenti, insegnante; Raffaele Salinari, docente Univ. Urbino; Antonia Sani, Ass. Per la Scuola della Repubblica; Mario Santostasi, pubblicista; Enzo Scanduzza, docente Univ. Sassari; Ernesto Screpanti, docente universitario; Carla Sepe , giurista; Luigi Spedicato, docente Univ. Sannio; Marcello Strazzeri, preside Scienze sociali e Politiche Univ. Sannio; Claudio Strinati, sovrintendente Beni culturali Roma; Francesca Stroffolini, docente universitario; Massimo Taddia, formatore; Gianni Tamino, docente Univ. Padova; Maria Vittoria Tessitore, docente Univ. Roma Tre; Monica Toraldo di Francia, Comitato Nazionale di Bioetica; Carlo Vallauri, storico; Roberto Veneziani, docente University of London; Bruno Veneziani, giuslavorista Univ. Bari; Pasquale Voza, docente Univ. Bari.

Movimenti sociali e politici
Primi firmatari

Giorgio Airaudo, segr. gen. Fiom Piemonte; Gian Franco Benzi, dirigente Cgil; Marco Bersani , Attac Italia; Massimo Brancato, segr. gen. Fiom Napoli; Giuseppe Chiarante, ARS; Susan George, presidente onorario Attac Francia; Giuliano Giuliani, Comitato Verità e Giustizia per Genova; La Karl du Pignè, drag queen; Fabrizio Nizzi , Action; Mimmo Pantaleo, segr. gen. Cgil Puglia; Bianca Pomeranzi , Rete femminista ; Carla Ravaioli , giornalista e ambientalista; Massimo Serafini, dirigente Legambiente; Paola Agnello Modica, segretaria nazionale Cgil; Vittorio Agnoletto , parlamentare europeo; Andrea Agostani, Legambiente Genova; Mario Agostinelli, unaltra lombardia; Andreina Albano , dirigente Arci; Giancarlo Albori, segreteria nazionale Slc - Cgil; Andrea Allamprese , dirigente Cgil; Roberto Allotta, dirigente Arci; Andrea Amaro, dirigente Cgil; Andrea Amendola, segr. prov. Fiom Napoli; Franco Argada , coordinamento ARS; Vincenzo Argentato, segr. gen. Fiom Benevento; Luigi Attenasio , presidente Psichiatria Democratica Lazio; Fulvio Aurora, Medicina Democratica; Asghari Bahram, dirigente Cgil; Carlo Baldini, dirigente Cgil; Gino Barsella, dirigente Punto Critico; Paolo Belloni, dirigente Cgil; Giovanni Berlinguer , europarlamentare; Rosalinda Brucculeri , ecologa; Antonio Bruno , Comitato Verità e Giustizia per Genova; Franco Bruno , segr. prov. Fiom Napoli; Cesare Caiazza, dirigente Cgil;Silvio Canapé, Spi - Cgil Piemonte; Elisabetta Cancellieri, dirigente Cgil; Michele Cappiello, dirigente Arci; Wilma Casavecchia, dirigente Cgil; Sergio Caserta, ARS; Salvatore Cavallo, Rsu AnsaldoBreda Napoli; Lilli Chiaromonte, dirigente Cgil; Raffaella Chiodo, operatrice cooperazione internazionale; Carmen Cordaro, dirigente Arci; Renzo Craighero, mediatore culturale; Roberto Cresca , ambientalista; Michele Curto, presidente ong Terra del Fuoco; Roberto D’Andrea, segr. nazionale Nidil - Cgil; Ferruccio Danini, dirigente Cgil; Luciano De Vescovi, dirigente Arci; Sandro Del Fattore, dirigente Cgil; Gianni Di Cesare, dirigente Cgil Abruzzo; Mario Di Costanzo, Rsu Fiat Pomigliano; Angelo Di Gennaro, Psichiatria Democratica Lazio; Andrea Di Stefano, direttore di "Valori"; Tommaso Fattori, ambientalista; Marco Fenaroli, segr. gen. Cgil Brescia; Antonio Filippi, dirigente Cgil; Maurizio Filipponi, Comitato 1° maggio; Alfio Foti , dirigente Arci; Luigi Giannattasio , Libera associazione; Roberto Giordano, dirigente Cgil; Sergio Giovagnoli, dirigente Arci; Patrizio Gonnella, Ass. Antigone; Stefania Grasso, Ass. Familiari vittime di mafia; Dino Greco, dirigente Cgil; Renato Grimaldi , ambientalista; Sally Kane, dirigente Cgil; Rachid Khay, dirigente Arci; Adriano Labbucci, presidente consiglio provinciale Roma; Enzo Lacorte, dirigente Cgil; Gaetano Lamanna, dirigente Cgil; Maurizio Landini, segr. naz. Fiom; Rita Lavaggi, Forum Ambientalista Genova; Salvo Leonardi, Ires - Cgil; Nicola Maiolino, segr. naz. Fisac - Cgil; Gigi Malaroda, glbtq Torino; Francesco Manganiello, Rsu Fiat Pomigliano; Michele Mangano, presidente naz. Auser; Maurizio Mascoli, segr. gen. Fiom Campania; Eugenio Melandri, Chiama l’Africa; Filippo Miraglia , dirigente Arci; Emilio Molinari, Contratto mondiale per l'acqua; Andrea Montagni, dirigente Cgil; Luisa Morgantini, europarlamentare; Franco Mungari, Spi - Cgil Calabria; Pasquale Nappa, segr. gen. Spi - Cgil Verona; Antonio Nasti, Rsu Alenia Pomigliano; Nicola Nicolosi, dirigente Cgil; Diego Novelli, ex sindaco di Torino; Gaia Pallottino, ambientalista; Massimo Paolicelli, presidente ass. Obiettori non violenti; Francesco Percuoco, Rsu Fiat Pomigliano; Ciro Pesacane , presidente Forum Ambientalista; Ornella Pucci, dirigente Arci; Bruno Ravasio, dirigente Cgil Lombardia; Gian Franco Riccò, dirigente Cgil; Riccardo Rifici , esperto acque; Paolo Righetti, segreteria Cgil Verona; Tiziano Rinaldini , dirigente Cgil; Alessandro Rizzo, Sinistra Rossoverde ; Angela Ronca, dirigente Cgil; Maria Letizia Sabatino, ambientalista; Giancarlo Saccoman, segreteria nazionale Spi - Cgil; Mario Sai, dirigente Spi - Cgil; Umberto Saleri, dirigente Cgil; Antonio Santorelli, Rsu Avio Pomigliano; Anna Schiavoni, giornalista e esperta di cooperazione internazionale; Maria Luisa Severi , Rialto occupato; Piero Soldini, dirigente Cgil; Anita Sonego, Libera Università delle Donne; Massimiliano Sport Bianchini, dirigente Arci; Claudio Stacchini, segr. Cgil Torino; Stefano Sylos Labini, Ass. Nuovo Municipio; Cecilia Taranto, dirigente Cgil; Leopoldo Tartaglia, dirigente Cgil; Salvatore Tassinari, Ass. per la Sinistra unita e plurale; Laura Testoni, dirigente Arci; Croce Teti, dirigente Cgil; Sergio Tosini, dirigente Cgil; Claudio Treves, dirigente Cgil; Rita Turati, segreteria nazionale Spi - Cgil; Vincenzo Valentino, segr. gen. Spi - Cgil Puglia; Rossana Vallino, ambientalista e animalista; Luciano Vecchia, segr. gen. Fiom Avellino; Stefano Vicini, operatore sociale; Ugo Zamburru, dirigente Arci; Giovanna Zunino, dirigente Cgil.

Mondo delle professioni
Primi firmatari
Ritanna Armeni, giornalista; Loris Campetti, giornalista; Sandro Curzi , cda RAI; Manuela Fraire, psicoanalista; Roberto Tesi Galapagos, giornalista; Aldo Garzia , giornalista e scrittore; Darwin Pastorin , giornalista e scrittore; Piero Sansonetti , direttore di Liberazione; Giuliana Sgrena, giornalista; Carlo Amabile, giornalista; Fabrizio Ammirati, primario cardiologo; Sergio Arena , primario cardiologo; Angela Azzaro, giornalista; Alba Balestra, presidente Associazione Internazionale Incisori; Roberto Balma, dirigente aziendale; Paolo Berdini, architetto; Carlo Bianchini; Patrizia Bianconi, libero professionista; Stefano Bocconetti, giornalista; Luca Bonaccorsi, editore; Stefano Cardinali, giornalista; Paolo Ciofi, saggista; Wilma Cipriani, psicologa arteterapeuta; Simonetta Cossu , giornalista; Anubi D'Avossa Lussurgiu, giornalista; Ercole De Masi , primario gastroenterologo; Fiore De Rienzo, giornalista; Aldo Del Vescovo, primario chirurgo; Piero Di Siena, giornalista; Massimo Fagioli, neuropsichiatra; Antonella Fantò, giornalista; Laura Gallucci, architetta; Michele Gallucci, primario urologo; Giuseppe Gentili , dirigente RAI; Franca Gonella, imprenditrice; Carlo Guglielmi, avvocato; Claudio Jampaglia , giornalista; Luigi Lalloni, medico; Gianni Lanzinger, avvocato; Carlo Lefevre; Gianni Lucini, giornalista e autore; Piero Manni, editore; Elisa Marincola, giornalista; Paolo Mazzotto; Loredana Mozzillo, architetta; Nello Pacifico, giornalista e saggista; Pierluigi Panici, avvocato; Fausto Pellegrini, giornalista; Elma Pierantoni, documentarista; Anna Pizzo , giornalista; Jean Marie Pouget, editore; Bia Sarasini, giornalista; Donatella Scatena, architetto; Pier Scolari, giornalista; Ettore Torregiani, tecnico informatico; Gianfranco Turchetti, primario malattie vascolari; Rino Vaccaro, giornalista e ambientalista.

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Il segretario FIOM-CGIL Rinaldini e 700 sindacalisti Cgil scelgono la Sinistra Arcobaleno

9 aprile 2008

13 e 14 APRILE: FALSITA' SU INTERNET

ELEZIONI: SEGNALIAMO CHE
continuano a girare in Internet email palesemente truffaldine riguardo alla modalità di espressione del voto alle oramai prossime elezioni politiche del 13-14 aprile.
La questione riguarda coloro che, scontenti di come vanno le cose, hanno deciso di votare scheda bianca o nulla o di non andare proprio a votare. In queste email si invita tutte queste persone ad andare ai seggi e mettere in atto un comportamento che viene presentato come legittimo, quello di rifiutare la scheda e di far mettere a verbale il perchè del rifiuto, ma che legittimo non è. Viene poi detto che il voto bianco o nullo andrebbe a favore di chi prenderà più voti. Niente di più falso.
Anche la legge "porcellum" voluta dal governo di destra del 2005, prevede che per il calcolo delle percentuali, per l'assegnazione dei seggi e per il calcolo degli sbarramenti, vengano considerati solo ed esclusivamente i VOTI VALIDI, con l'esclusione quindi dei voti bianchi e nulli. Il voto bianco e nullo ha come unico effetto quello di far abbassare la quantità di VOTI VALIDI necessari per raggiungere i quorum di sbarramento.
Inoltre non è prevista da alcuna norma la possibilità di recarsi al seggio per rifiutare la scheda facendo mettere a verbale una propria dichiarazione sul perchè del rifiuto. I reclami di cui si parla nella legge elettorale possono riguardare solo ed esclusivamente il corretto svolgimento delle operazioni elettorali (timbratura delle schede, accertamento della identità degli elettori, spoglio dei voti ecc) e non certo la messa in discussione della legge elettorale stessa che deve essere fatta con ricorsi specifici all'ordinamento giudiziario.
Rifiutare la scheda e chiedere di mettere a verbale una propria dichiarazione si configura invece come TURBATIVA DEL CORRETTO SVOLGIMENTO delle operazioni di voto (art. 44 D.P.R. 30 marzo 1957, n. 361) dando la possibilità al presidente di far intervenire la forza pubblica per il ripristino del corretto svolgimento delle operazioni di voto.
A noi sembra del tutto evidente che ci sia il tentativo di creare turbamento delle elezioni inducendo gli elettori a mettere in atto comportamenti non corretti sul piano del rispetto delle regole, DANDO LA POSSIBILITA' DI MILITARIZZARE IL VOTO. E' anche del tutto evidente chi può trarre vantaggio dal turbamento delle elezioni.
Invitiamo quindi tutti i nostri lettori a non cadere nelle "bufale internettiane sul non voto" e a vigilare attentamente sullo svolgimento delle elezioni perchè la democrazia non c'è l'ha regalata nessuno. Ognuno voti secondo coscienza senza bisogno di dare adito a turbative che vanno ad esclusivo vantaggio di chi vuole stracciare la democrazia.

Per chi volesse leggere il testo integrale delle leggi elettorali vigenti può scaricarlo dal sito della Camera dei Deputati al seguente indirizzo:
http://www.camera.it/files/pdf/documenti/MANUALE_11marzo2008.pdf

La redazione






ULTIMI INSERIMENTI

TRA LE PROMESSE DEI DUE PIAZZISTI GEMELLI E TV E GROSSI GIORNALI COME PENTOLE DI RISONANZA


La più sgangherata
delle campagne elettorali

di Marco Sferini
Col passare dei giorni abbiamo sperato che la campagna elettorale dismettesse le sembianze di un confronto a due e divenisse veramente una competizione tra programmi, idee e proposte da rendere concretamente tali una volta sorpassata la data delle elezioni. Invece il fiume di parole, di slogan e di battibecchi a ritmo di battuta da ping pong è andato avanti, a percorso tutti i rivoli dell'ipocrisia che erano possibili e termina in una polemica sterile sulla confondibilità del voto e gli errori possibili sulle schede volute con quel Porcellum che oggi Berlusconi e soci vorrebbero cambiare, almeno nella parte riguardante la definizione della presenza dei contrassegni gli uni accanti agli altri.
Non è bene, dicono dalle parti del Popolo della Libertà e anche da quelle dove vola il gabbiano dipietrista, che le due coalizioni principiali siano mescolate con le altre liste. Coalizioni va bene. Ma "principali"? Ora, sappiamo tutti che la maggioranza assoluta dei voti si concentrerà sul Partito democratico e sul Popolo della Libertà. E' un dato palpabile dal generale semplificazionismo che si esige dalla politica in nome di un altrettanto semplificato sistema sociale dove ci sia chi chiaramente detta una linea, e da degli ordini, e chi quella linea o la percepisce come volere insidacabile del "capo" o la subisce perchè non è possibile fare altrimenti.
E' altresì un dato riscontrabile nella comune vulgata quello che è stato inserito nelle menti delle persone come un concetto positivo e che, invece, è un modo per falsare la libera, democratica e paritaria competizione tra tutti coloro che concorrono ad essere in Parlamento per difendere determinati interessi: parlare, infatti, ancora oggi di "voto utile" è così strumentale che resta difficile pensare che qualcuno, a sua volta, possa ritenere che esistano dei voti caratterizzati da una qual certa utilità e che, pertanto, sono voti privilegiati, voti che superano tutti gli altri per una qualità insita in un dogma della politica che non si comprende bene da quale settore ideologico o culturale provenga.
In realtà non esiste una base cultural-ideologica per tutto questo, ma sono una abile regia propagandistica che tende a sminuire l'importanza del confronto tra le diverse opzioni in campo e a calmierare in modo univoco il tasso di interesse che un cittadino o una cittadina possono avere per una forza politica piuttosto che per un'altra.
Il concetto che è passato lungo tutto il tedioso corso di questa campagna elettorale, una delle peggiori della storia della Repubblica, è che esistono solamente due forze politiche capaci di confrontarsi alla pari e, quindi, di competere in adeguata e giusta proporzione per il governo del Paese. Le altre liste sarebbero un magro contorno di un pasto già divorato dai ben pensanti del liberismo, dalle teste soloniche di qualche circolo di intellettuali sia destra che di centro.
La riproposizione di tutto questo la si ha con la polemica sulle schede elettorali, con un ragionamento che sragiona, che fa a pugni con qualunque principio di equipollenza dei diritti di rappresentanza, di tribuna, di esposizione al consenso o meno dell'elettore: essere presenti tutti quanti allo stesso modo sulla scheda, senza la ricerca di quel "risalto" in più che determinerebbe una falsa garanzia di giustizia rispetto ad un ipocondriaco atteggiamento di quelli che si considerano "titani" della politica rispetto ai nanerottoli dispersi qua e là...
Ipocondria politica, politica ipocondriaca: paura? Voglia di alzare lo scontro per raccimolare nell'ultima settimana i consensi che sino ad oggi sono appesi al filo con il cartellino "indecisi"? Tutto naturalmente fa brodo, e di brodaglie cotte o scotte in queste settimane ne abbiamo assaggiate molte: le promesse, che sono poi quelle idee che vengono vendute come delle prostituzioni mentali al miglior imboccone che assimila e digerisce anche i sassi, si sono sprecate, si sono accumulate e, oggi più di ieri, si è promesso l'alfa ma anche l'omega, il nero ma anche il bianco, la Roma ma anche la Lazio, l'Inter ma anche il Milan, il bello ma anche il brutto, il chiaro ma anche lo scuro, il profumato ma anche il mefitico, il disciplinato ma anche l'insubordinato, l'anarchico ma anche lo sbirro. Questo sotto le bianche bandiere veltroniane, sotto i tendoni verdi del Partito democratico.
Pd ma anche Pdl, appunto. Ci perdonerete questa ironia, ma non sappiamo rispondere altrimenti alle canzoncine ("...meno male che Silvio c'è...") che rasentano il decerebramento globale e assoluto delle masse, o agli spot che cadenzano in romanesco "Se po' fa!".
Nel 1994 e anche nel 2001 si pensava che con le trovate di Forza Italia e dei suoi inni il culmine del pecoreccio fosse stato raggiunto, invece il fondo era ancora lontano... Questi aspetti, per così dire "folkloristici" della campagna elettorale, non devono però far dimenticare che sono comunque un riflesso della domanda sociale che viene dal Paese. Se il livello culturale è questo, significa che c'è un evidente impoverimento dei valori, della dignità personale ad essere trattati come cittadini e non come acefali numeri da indottrinare verso un segno di "x" sulla scheda nel segreto dell'urna.
Oltre alla depauperazione sociale, al criminale uso del lavoro come esclusiva variabile dipendente dalle fluttuazioni del mercato e, quindi, alla sua riduzione ad un massacratoio di lavoratori e lavoratrici che ogni giorno muiono per causa della mancata applicazione di norme legislative che prevedono una sicurezza che non esiste nei fatti, c'è un parallelo disinteresse singolare ai concetti di socialità, di comunità, di interesse pubblico.
Le epoche delle esaltazioni del privatismo e dell'imprenditorialità a tutti i costi (anche economici, si intende...) hanno lasciato in eredità a noi tutti quello che oggi ci si mostra come l'efferata maschera del liberismo capitalistico, versione moderna - e non per questo meno tragica - dell'antico sfruttamento padronale sul proletariato.
In mezzo a questa sgangherata sequela di persone, schede, intese più o meno larghe, mostri bicefali dalle sembianze ondivaghe democratico-popololiberticidi, nella miscela nuseabonda dei fac-simile, dei santini e dei manifesti, c'è ancora posto per qualcuno che voglia essere un mohicano? Non l'indiano dei manifesti della Lega, ma un resistente, uno che nonostante la deriva centrista della ex sinistra e quella plebiscitaria della destra non molla la presa, non cede ai ricatti e si divincola come può. Con forze che sembrano mancargli, soffocato quasi dal peso dell'asfissia veltrusconiana, ma certo che, così come non esiste "il" voto utile, così può ancora esistere in Italia proprio quella sinistra che, nessuno lo ammetterà mai pubblicamente, Berlusconi, ma soprattutto Veltroni vorrebbero espungere persino dal vocabolario della politica, non solo dalle aule parlamentari.
A noi la sinistra piace, e ci piace con tanti aggettivi. Ci piace la ricchezza delle differenze, che sono il sale dell'unità perchè legano senza cancellare le identità, le culture, le ideologie. Forse qualcuno si spaventa se diciamo la parola "ideologia"? Può darsi... Ma allora delle due l'una: o non ha mai provato cosa vuol dire battersi per una "idea" (che, a differenza di quanto si può ritenere, è una delle concretezze più belle che possano esistere) o questa "idea" la deve ancora trovare...
Insomma, coraggio! Tra poco voteremo e dopo il voto (ah... dimenticavamo: il nostro invito è a votare la Sinistra l'Arcobaleno!) si aprirà la stagione dei dibattiti a sinistra, tra noi comunisti e tra tutti coloro che, con o senza aggettivi, oggi scelgono il "primum vivere": salvare la sinistra, salvare i suoi valori. Per prima cosa, appunto, vivere. Per seconda cosa filosofare. Ma anche se è seconda, non è affatto meno importante... Altrimenti come sarebbe noiosa la vita!

su redazione del 08/04/2008
http://www.lanternerosse.it/