30 gennaio 2008

DEMOCRAZIA IN COMA VIGILE

Ego me absolvo

"I fatti non costituiscono più reato". Con questa formula il leader di Forza Italia è stato assolto nell'ambito dell'ormai ventennale vicenda Sme. Quegli stessi fatti, che solo poco tempo fa hanno costituito reato per Previti e Squillante, non lo costituiscono più per Silvio Berlusconi. Grazie a una legge che lui stesso ha varato quand'era capo del Governo

I tempi cambiano, e anche la semantica giudiziaria è costretta ad adattarsi: "I fatti non costituiscono più reato". Quel più, aggiunto alla vecchia formula di rito, comporta l'assoluzione dell'imputato. Quei fatti, che prima costituivano reato ed oggi non lo costituiscono più, sono i fatti relativi alla ormai quasi ventennale vicenda Sme, partita all'origine dall'accusa a Silvio Berlusconi e Cesare Previti di aver "ammorbidito" con oltre 400 mila dollari, passati al capo dei gip romani Renato Squillante, la sentenza per strappare definitivamente a Carlo De Benedetti il comparto alimentare italiano venduto dall'Iri presieduto da Prodi. Quegli stessi fatti, che solo poco tempo fa hanno costituito reato per Cesare Previti e Renato Squillante, che sono stati condannati, non lo costituiscono più per Silvio Berlusconi.
Processato per falso in bilancio (il troncone era stato stralciato dal processo principale), l'ex presidente del Consiglio e leader di Forza Italia è stato assolto dal tribunale di Milano proprio con questa formula che inserisce il "più". In effetti, dal 16 aprile 2002, è operativa la depenalizzazione del reato di falso in bilancio, varata dal governo Berlusconi che, accanto alla depenalizzazione per i responsabili, prevede un aggravamento di pena per gli organi societari che rivelino segreti professionali. Tanto per mettere a tacere che, magari, decida di pentirsi e svelare gli affari del boss.

Così Silvio Berlusconi imputato è stato assolto grazie ad una legge varata sotto Silvio Berlusconi capo del Governo. Non solo: dato che la vicenda si riferisce a (ma solo all'epoca) reati compiuti fra il 1986 e il 1989, il pm, Ilda Boccassini, aveva chiesto l'assoluzione per prescrizione. I giudici, su richiesta dei difensori di Berlusconi, hanno deciso invece per la nuova formula: "Il fatto non costituisce più reato".

Già in appello nell'aprile scorso, sentenza poi confermata in ottobre dalla Cassazione, il leader di Forza Italia era stato assolto dall'accusa di corruzione dei magistrati con formula piena. In prima istanza, invece, l'assoluzione era arrivata per prescrizione di reati. Con l'atto finale del tribunale di Milano sull'accusa di falso in bilancio, Berlusconi esce dalla vicenda Sme - durata processualmente una decina d'anni - completamente pulito. Gli unici responsabili a pagare restamo Cesare Previti, l'ex gip romano Renato Squillante e l'avvocato Pacifico, visto che nessun tribunale è riuscito a negare il passaggio degli oltre 400 mila dollari.

La storia della Sme, alla fine, segue le orme di quasi tutti i grossi scandali italiani che vedono investiti uomini e centrali di potere। Ma, in più, lascia alcune tracce che hanno attirato sull'Italia, negli anni passati, l'attenzione critica di molti Paesi europeo. Resta la storia di un processo infinito, altalenante tra mosse giudiziarie e mosse politiche, che non porta molto onore né alla giustizia né alla politica italiana. E' accaduto di tutto, in questo processo, persino una ispezione inviata dall'allora ministro della giustizia Caselli nei confronti dei magistrati che imbastivano l'accusa, ispezione seguita da un'inchiesta da cui poi sono usciti puliti, ma con tempi ormai vicini alla prescrizione per gli imputati. E' nata, sull'onda di questo e altri processi che vedevano imputati l'ex premier o suoi sodali, la famigerata legge Cirami sul legittimo sospetto, che doveva servire a far trasferire i processi da Milano. Non c'è riuscita, ma si sono avvicinati ancora di più i tempi della prescrizione. Che non sono però bastati per Previti e Squillante.

http://www.aprileonline.info

29 gennaio 2008

DEMOCRAZIA IN COMA VIGILE

La caduta del governo Prodi è il risultato di un’azione graduale e congiunta dei cosiddetti “poteri forti”, per avere un’idea di cosa si muove quando gli interessi questi poteri sono anche lontanamente scalfiti, vi invitiamo a leggere due inchieste giornalistiche

Cade il governo all’ombra della squadra e compasso

Marcello Pamio - 28 gennaio 2008

A cavallo tra la Xa legislatura (finita il 22 aprile 1992) e la XIa legislatura (iniziata il 23 aprile 1992) di Giuliano Amato, s’inserisce l’inchiesta del Procuratore di Palmi, Agostino Cordova.
Un’inchiesta delicatissima sui rapporti tra massoneria, ’ndrangheta calabrese e politica, che sviluppò decine e decine di faldoni composti da centinaia di migliaia di pagine!
Cordova svolse approfondite indagini sulle obbedienze italiane, arrivando ad accertare che nessuna di esse risultava svolgere le nobili attività dell’arte muratoria, ma che molte invece erano dedite ad attività affaristiche e in alcuni casi illecite, e all’interno delle logge, importanti politici andavano a braccetto con mafiosi e criminali!
Tutta la colossale inchiesta del Procuratore di Palmi finì a Roma, e come si sa, Roma è la capitale non solo dell’Italia ma anche degli insabbiamenti giudiziari. Quando infatti si vuol archiviare una inchiesta, basta spostarla lì.

Il 25 aprile il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga attraverso un messaggio televisivo si dimette dalla carica, con ben due mesi di anticipo, e sarà sostituito da Oscar Luigi Scalfaro.
Il 23 maggio a Capaci, lungo l’autostrada, 1000 chili di tritolo cancellano in un istante la vita (ma non certo la memoria!) del giudice Giovanni Falcone, della moglie Francesca Morvillo e degli agenti della scorta: Antonio Montinaro, Rocco Di Cillo e Vito Schifani.
Giovanni Falcone, stava indagando - tra le altre cose - sui flussi di denaro sporco, e la pista stava portando a pericolosi collegamenti tra mafia e importantissimi circuiti finanziari internazionali.[1] Aveva anche scoperto che alcuni prestigiosi personaggi di Palermo erano affiliati ad alcune logge massoniche di Rito Scozzese Antico e Accettato (R.S.A.A. nonostante il nome ha sede a Washington).

Il 2 giugno al largo di Civitavecchia sul panfilo della Regina Elisabetta II (Sua Maestà ufficialmente è arrivata in Italia per mettere dei fiori sulla tomba di Falcone!) avviene il più grande saccheggio dei patrimoni pubblici d’Italia, per opera dei potentati bancari.
In quell’incontro (vero e proprio complotto) i rappresentanti della finanza internazionale (poteri anglo-olandesi e statunitensi) discussero assieme ad esponenti del mondo bancario e societario italiani le privatizzazioni e le riforme politiche per l’Italia, nel contesto del “progetto euro”. Non a caso il Trattato di Maastricht, che codifica il sistema euro-EMU, fu sottoscritto proprio quell’anno.[2]
Giulio Tremonti, presente sul panfilo - per sua stessa ammissione - come “osservatore”[3] disse al Corsera che la “crociera sul Britannia simbolizzò il prezzo che il paese dovette pagare tanto per ‘modernizzarsi’ quanto per restare nel club”
Tra i partecipanti c'erano i rappresentanti delle banche Barings e S.G. Warburg, Merrill Lynch, Goldman Sachs, Salomon Brothers, Mario Draghi direttore generale del ministero del Tesoro, Beniamino Andreatta dirigente ENI, Riccardo Galli dirigente dell’IRI, ecc.
Importanti aziende (come Buitoni, Locatelli, Neuroni, Ferrarelle, Perugina, Galbani, ecc.) sono state svendute ad imprenditori che agivano in comune accordo con l’élite finanziaria anglo-americana, altre (Telecom, ENI, IRI, ecc.) sono state smembrate e/o privatizzate.

Il 19 luglio il giudice Paolo Borsellino salta in aria in via d’Amelio, assieme alla scorta (Emanuela Loi, Walter Cosina, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli e Claudio Traiana).
In settembre 1992 lo speculatore ungaro-statunitense-israeliano George Soros (presente pure lui nel Britannia) lancia un attacco speculativo alla lira.
Carlo Azeglio Ciampi (che per i suoi preziosi servigi verrà premiato con la Presidenza della Repubblica) all’epoca è governatore di Bankitalia e Lamberto Dini Direttore Generale.
Tale criminoso attacco da parte dell’élite anglo-olandese e statunitense, rappresentata in quella circostanza dall’israelita Soros (agente dei Rothschild), portò ad una svalutazione della lira del 30% e il prosciugamento delle riserve della banca d’Italia che fu costretta (ovviamente era tutto concordato) a bruciare 48 miliardi di dollari nel vano tentativo di arginare la speculazione.
L’enorme crisi portò alla scioglimento del Sistema Monetario Europeo (SME).

Nello stesso periodo s’inserisce pure la grandiosa bufala di Tangentopoli che ha avuto altri obiettivi rispetto a quelli paventati mediaticamente. Manipulite è servito ad attaccare obiettivi politici ben precisi, e dare a noi popolo l’illusione di una pulizia che invece non è mai avvenuta. I poteri forti, quelli veri, hanno continuato a lavorare nell’ombra, assolutamente indisturbati…
La veloce carriera politica del superpoliziotto Antonio di Pietro, oggi Ministro della Repubblica, dovrebbe far riflettere…

Dopo gli assassini dei due grandi magistrati e soprattutto grazie a Manipulite, l’inchiesta Cordova è andata nel dimenticatoio: tutta l’attenzione mediatica è stata dirottata altrove!
Arriviamo ai nostri giorni, perché il 27 marzo del 2007, il procuratore di Catanzaro Luigi De Magistris inizia una inchiesta da nome particolare Why Not (sulla falsariga di quella di Cordova) proprio sui rapporti tra criminalità organizzata (mafia, n’drangheta, camorra, ecc.), politica e finanza.
L’inchiesta parte dalla Calabria ma si estende rapidamente al resto d’Italia e finiscono nel mirino politici (di destra e sinistra), consulenti a livelli altissimi, finanzieri, un generale della Guardia di Finanza, magistrati, affaristi, alcuni spioni dei servizi segreti (il capogruppo del Sismi di Padova e uno del Cesis) e anche dei massoni. Ventisei perquisizioni e venti indagati.

Sono ufficialmente indagati tra gli altri il Presidente del Consiglio Romano Prodi (per abuso d’ufficio), l’ex Ministro della Giustizia Clemente Mastella (per abuso d’ufficio, finanziamento illecito ai partiti, truffa all’Unione europea e allo Stato italiano).[4]
Si tratta di finanziamenti illeciti per milioni di euro alla Compagnia delle Opere che passeranno nelle logge occulte di San Marino, per poi svanire nel nulla, esattamente come l’inchiesta De Magistris! Farà la medesima fine di quella del procuratore Cordova.
In una recente intervista al Corsera, De Magistris sfoga denunciando una “strategia della tensione per opera di una manina particolarmente raffinata: poteri occulti e massoneria, soprattutto”. [5] Continua dicendo che da quando ha iniziato “a indagare sui finanziamenti pubblici europei. Da allora, è scattata la strategia delle manine massoniche”.[6]

I media - tutti controllati - hanno veicolato la notizia falsa dell’iscrizione di Mastella nel registro degli indagati per violazione della Legge Anselmi sulle associazioni segrete. Ma la cosa più interessante è che Mastella stesso, prima che le agenzia di stampa lanciassero la notizia falsa, aveva rilasciato una dichiarazione che con le associazioni massoniche lui non ha nulla a che fare!
E’ stato avvisato in anticipo dall’amico giornalista o è semplicemente cascato nella trappola che gli è stata preparata per far cadere il suo governo? Quale trappola vi chiedereste? Alla fine sarà tutto più chiaro.
De Magistris ha fatto il grave errore di sollevare il velo o grembiulino delle fratellanze occulte e della loro interconnessione con la politica, gli affari istituzionali, il denaro riciclato e la mafia.

Il popolo non deve sapere che se l’Italia è unita (o controllata?) lo si deve ai massoni (la storia del Risorgimento è infatti una storia massonica: Giuseppe Garibaldi, Camillo Benso, Umberto I erano fratelli. Come pure i primi passi del parlamento italiano: erano massoni Francesco Crispi, Agostino Depretis, Giuseppe Zanardelli, Mameli e il suo inno “Fratelli d’Italia…”).
Il popolo non deve sapere tutto questo, e neppure che oggi l’Italia, e tutti i gangli vitali dell’economia della finanza, delle telecomunicazioni, ecc., sono nelle mani di fratelli legati da giuramenti di sangue!

Forse sto esagerando?
Durante l’incontro della Gran Loggia del Grande Oriente d’Italia (la prima loggia per obbedienza in Italia con 18 mila fratelli) tenutosi a Rimini dal 13 al 15 aprile 2007, dopo l’inno garibaldino “All’armi” e “C’era una volta il West” di Morricone, il Gran Maestro Gustavo Raffi ha letto il saluto di un grande amico della massoneria, il Presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga. Successivamente, arriva anche il saluto ufficiale del governo Prodi, letto in sala (davanti a migliaia di massoni con grembiulino, il collo cinto da una fascia di raso terminante con un medaglione), dal sottosegretario delle politiche giovanili Elidio De Paoli.[7]

Avete capito? Il governo dello Stato italiano, per voce di De Paoli, saluta i massoni di Palazzo Giustiniani! Cosa questa non strana, perché Prodi è stato (e forse lo è ancora) legato alla più potente banca ebraica privata del mondo, la Goldman Sachs , ed è membro dell’Aspen Institute for Humanistic Studies, di cui ne è stato anche il direttore, passando per la Fabiana (Fabian Society) London School of Economics, ospite sempre gradito anche dall’Opus Dei, la massoneria del vaticano.
Sempre a Rimini non poteva mancare all’appuntamento lo storico Paolo Prodi, fratello questa volta di sangue del più famoso Romano, che definisce la massoneria del Grande Oriente come una “delle più importanti agenzie produttrici di etica che abbia creato al suo seno la storia dell’Occidente[8]”
Numerosi poi sono stati i prestigiosi relatori delle tre giornate (tra cui il giornalista Oscar Giannino), ma per problemi di spazio non è possibile elencarli tutti.

Per meglio comprendere a che livelli è infiltrata la massoneria, è necessario tornare indietro di qualche anno e precisamente all’11 luglio 2002 quando il Gran Maestro Giuliano Di Bernardo deposita a Roma, presso un notaio, l’atto costitutivo degli Illuminati, la cui sede si trova al numero 31 in piazza di Spagna.[9]
Membri di quest’ordine, che ricorda gli Illuminati di Baviera, sono: Carlo Freccero (già direttore di Rai2 ed ex programmista di Fininvest),[10] Rubens Esposito, (avvocato responsabile degli affari legali per la Rai ), Sergio Bindi (tredici anni consigliere di amministrazione della Rai), il medico Severino Antinori (lo specialista in fecondazione artificiale), il filosofo Vittorio Mathieu (rappresentante dello spiritualismo cristiano), il generale Bartolomeo Lombardo (ex direttore del Sismi) e moltissimi altri.
Quindi troviamo uomini legati ai media, all’esercito, alla finanza, all’economica, ecc.
Vicina agli Illuminati di Di Bernardo sembra anche essere oggi anche una delle realtà ebraiche più importanti a livello internazionale, un vero e proprio simbolo della “Israel Lobby”.
Possiamo ricordare l’Anti-Defamation League, braccio armato del B’nai B’rith (B’B’, la potentissima massoneria ebraica), l’AIPAC, ecc.
Questi sono solamente alcuni nomi dei numerosissimi fratelli che lavorano nel mondo bancario, nel mondo societario, all’interno delle istituzioni, della politica, ecc.

Tutto questo per concludere, che parlare di massoneria, poteri forti, Stato, mafia, poteri bancari, crimine organizzato è la stessa medesima cosa. Non sto dicendo che tutti i massoni sono disonesti, ma come disse qualcuno: “non ho mai conosciuto un criminale che non fosse un massone”. Verità sacrosanta.
Il collante tra i vari gruppi appena visti è la tessera di appartenenza a qualche loggia occulta, coperta o meno, di stampo massonico o paramassonico. Anzi possiamo affermare senza paura di smentita, che per giungere ad occupare determinate poltrone o carriere, è necessario appartenere a qualche loggia. Il motivo è presto detto: all’interno di una gerarchia verticistica piramidale si è meglio controllati dai vertici!
Ecco perché la caduta del governo Prodi è stata volutamente provocata con lo scopo di distrarre e distogliere l’attenzione pubblica dirottandola su qualcos’altro apparentemente molto più importante.

Il bubbone stava per scoppiare di nuovo, l’ennesima inchiesta della magistratura (questa volta è toccato a De Magistris) stava per concludere che la politica, come la mafia, sono strumenti nelle mani della libera muratoria deviata! E questo non sa da fare…
Passeranno le settimane, i mesi, e poi tutto tornerà come prima: ci sarà un nuovo governo, nuove promesse agli elettori, nuove illusioni di democrazia, nuovi scontri televisivi (tutti fasulli) tra politici nei teatrini confezionati ad hoc, come per esempio “Porta a Porta”, “Ballarò”, “Matrix”, il tutto con i sogni tranquilli dell’élite economico-finanziaria, che riposa sempre all’ombra del compasso e della squadra…

Poi verrà un giorno, che un altro spregiudicato e incosciente magistrato aprirà una inchiesta che porterà alla luce, per l’ennesima volta, la collusione tra massoneria, apparati dello Stato e criminalità organizzata, e naturalmente finirà tutto con un attentato, con un cambio di governo e lo spostamento a Roma dell’indagine. Pochi se ne accorgeranno perché il restante popolo sarà intrattenuto, rimbambito e deviato dalla luciferica televisione…
Questa è l'Italia!

[1] “Come è stata svenduta l’Italia” di Antonella Randazzo, www.disinformazione.it/svendita_italia2.htm
[2] Movimento internazionale per i diritti – Solidarietà, Movisol - www.movisol.org/ulse275.htm#anchor
[3] Intervista a Giulio Tremonti, Corriere della Sera del 23 luglio
[4] «Contro di me i poteri occulti Ora rischio pallottole e tritolo», Corriere della Sera del 21 ottobre 2007
[5] Idem
[6] Idem
[7] “Fratelli d’Italia”, Ferruccio Pinotti, ed. BUR
[8] Agenzia di stampa Ansa
[9] Op. cit. pag 464
[10] Idem
www.disinformazione.it


Scandali, affari e misteri : tutti i segreti dello IOR

Curzio Maltese

LA CHIESA cattolica e’ l’unica religione a disporre di una dottrina sociale, fondata sulla lotta alla poverta’ e la demonizzazione del danaro, "sterco del diavolo". Vangelo secondo Matteo: "E’ piu’ facile che un cammello passi nella cruna dell’ago, che un ricco entri nel regno dei cieli". Ma e’ anche l’unica religione ad avere una propria banca per maneggiare affari e investimenti, l’Istituto Opere Religiose.

La sede dello Ior e’ uno scrigno di pietra all’interno delle mura vaticane. Una suggestiva torre del Quattrocento, fatta costruire da Niccolo’ V, con mura spesse nove metri alla base. Si entra attraverso una porta discreta, senza una scritta, una sigla o un simbolo. Soltanto il presidio delle guardie svizzere notte e giorno ne segnala l’importanza. All’interno si trovano una grande sala di computer, un solo sportello e un unico bancomat. Attraverso questa cruna dell’ago passano immense e spesso oscure fortune. Le stime piu’ prudenti calcolano 5 miliardi di euro di depositi. La banca vaticana offre ai correntisti, fra i quali... come ha ammesso una volta il presidente Angelo Caloia "qualcuno ha avuto problemi con la giustizia", rendimenti superiori ai migliori hedge fund e un vantaggio inestimabile: la totale segretezza. Piu’ impermeabile ai controlli delle isole Cayman, piu’ riservato delle banche svizzere, l’istituto vaticano e’ un vero paradiso (fiscale) in terra. Un libretto d’assegni con la sigla Ior non esiste. Tutti i depositi e i passaggi di danaro avvengono con bonifici, in contanti o in lingotti d’oro. Nessuna traccia.

Da vent’anni, quando si chiuse il processo per lo scandalo del Banco Ambrosiano, lo Ior e’ un buco nero in cui nessuno osa guardare. Per uscire dal crac che aveva rovinato decine di migliaia di famiglie, la banca vaticana verso’ 406 milioni di dollari ai liquidatori. Meno di un quarto rispetto ai 1.159 milioni di dollari dovuti secondo l’allora ministro del Tesoro, Beniamino Andreatta. Lo scandalo fu accompagnato da infinite leggende e da una scia di cadaveri eccellenti. Michele Sindona avvelenato nel carcere di Voghera, Roberto Calvi impiccato sotto il ponte dei Frati Neri a Londra, il giudice istruttore Emilio Alessandrini ucciso dai colpi di Prima Linea, l’avvocato Giorgio Ambrosoli freddato da un killer della mafia venuto dall’America al portone di casa.

Senza contare il mistero piu’ inquietante, la morte di papa Luciani, dopo soli 33 giorni di pontificato, alla vigilia della decisione di rimuovere Paul Marcinkus e i vertici dello Ior. Sull’improvvisa fine di Giovanni Paolo I si sono alimentate macabre dicerie, aiutate dalla reticenza vaticana. Non vi sara’ autopsia per accertare il presunto e fulminante infarto e non sara’ mai trovato il taccuino con gli appunti sullo Ior che secondo molti testimoni il papa porto’ a letto l’ultima notte. Era lo Ior di Paul Marcinkus, il figlio di un lavavetri lituano, nato a Cicero (Chicago) a due strade dal quartier generale di Al Capone, protagonista di una delle piu’ clamorose quanto inspiegabili carriere nella storia recente della chiesa. Alto e atletico, buon giocatore di baseball e golf, era stato l’uomo che aveva salvato Paolo VI dall’attentato nelle Filippine. Ma forse non basta a spiegare la simpatia di un intellettuale come Montini, autore della piu’ avanzata enciclica della storia, la Populorum Progressio, per questo prete americano perennemente atteggiato da avventuriero di Wall Street, con le mazze da golf nella fuoriserie, l’Avana incollato alle labbra, le stupende segreterie bionde e gli amici di poker della P2.

Con il successore di papa Luciani, Marcinkus trova subito un’intesa. A Karol Wojtyla piace molto quel figlio di immigrati dell’Est che parla bene il polacco, odia i comunisti e sembra cosi’ sensibile alle lotte di Solidarnosc. Quando i magistrati di Milano spiccano mandato d’arresto nei confronti di Marcinkus, il Vaticano si chiude come una roccaforte per proteggerlo, rifiuta ogni collaborazione con la giustizia italiana, sbandiera i passaporti esteri e l’extraterritorialita’. Ci vorranno altri dieci anni a Woytjla per decidersi a rimuovere uno dei principali responsabili del crac Ambrosiano dalla presidenza dello Ior. Ma senza mai spendere una parola di condanna e neppure di velata critica: Marcinkus era e rimane per le gerarchie cattoliche "una vittima", anzi "un’ingenua vittima".

Dal 1989, con l’arrivo alla presidenza di Angelo Caloia, un galantuomo della finanza bianca, amico e collaboratore di Gianni Bazoli, molte cose dentro lo Ior cambiano. Altre no. Il ruolo di bonificatore dello Ior affidato al laico Caloia e’ molto vantato dalle gerarchie vaticane all’esterno quanto ostacolato all’interno, soprattutto nei primi anni. Come confida lo stesso Caloia al suo diarista, il giornalista cattolico Giancarlo Galli, autore di un libro fondamentale ma introvabile, Finanza bianca (Mondadori, 2003). "Il vero dominus dello Ior - scrive Galli - rimaneva monsignor Donato De Bonis, in rapporti con tutta la Roma che contava, politica e mondana. Francesco Cossiga lo chiamava Donatino, Giulio Andreotti lo teneva in massima considerazione. E poi aristocratici, finanzieri, artisti come Sofia Loren. Questo spiegherebbe perche’ fra i conti si trovassero anche quelli di personaggi che poi dovevano confrontarsi con la giustizia. Bastava un cenno del monsignore per aprire un conto segreto".

A volte monsignor De Bonis accompagnava di persona i correntisti con i contanti o l’oro nel caveau, attraverso una scala, in cima alla torre, "piu’ vicino al cielo". I contrasti fra il presidente Caloia e De Bonis, in teoria sottoposto, saranno frequenti e duri. Commenta Giancarlo Galli: "Un’aurea legge manageriale vuole che, in caso di conflitto fra un superiore e un inferiore, sia quest’ultimo a soccombere. Ma essendo lo Ior istituzione particolarissima, quando un laico entra in rotta di collisione con una tonaca non e’ piu’ questione di gradi".

La glasnost finanziaria di Caloia procede in ogni caso a ritmi serrati, ma non impedisce che l’ombra dello Ior venga evocata in quasi tutti gli scandali degli ultimi vent’anni. Da Tangentopoli alle stragi del ’93 alla scalata dei "furbetti" e perfino a Calciopoli. Ma come appare, cosi’ l’ombra si dilegua. Nessuno sa o vuole guardare oltre le mura impenetrabili della banca vaticana.

L’autunno del 1993 e’ la stagione piu’ crudele di Tangentopoli. Subito dopo i suicidi veri o presunti di Gabriele Cagliari e di Raul Gardini, la mattina del 4 ottobre arriva al presidente dello Ior una telefonata del procuratore capo del pool di Mani Pulite, Francesco Saverio Borrelli: "Caro professore, ci sono dei problemi, riguardanti lo Ior, i contatti con Enimont...". Il fatto e’ che una parte considerevole della "madre di tutte le tangenti", per la precisione 108 miliardi di lire in certificati del Tesoro, e’ transitata dallo Ior. Sul conto di un vecchio cliente, Luigi Bisignani, piduista, giornalista, collaboratore del gruppo Ferruzzi e faccendiere in proprio, in seguito condannato a 3 anni e 4 mesi per lo scandalo Enimont e di recente rispuntato nell’inchiesta "Why Not" di Luigi De Magistris. Dopo la telefonata di Borrelli, il presidente Caloia si precipita a consulto in Vaticano da monsignor Renato Dardozzi, fiduciario del segretario di Stato Agostino Casaroli. "Monsignor Dardozzi - raccontera’ a Galli lo stesso Caloia - col suo fiorito linguaggio disse che ero nella merda e, per farmelo capire, ordino’ una brandina da sistemare in Vaticano. Mi opposi, rispondendogli che avrei continuato ad alloggiare all’Hassler. Tuttavia accettai il suggerimento di consultare d’urgenza dei luminari di diritto. Una risposta a Borrelli bisognava pur darla!". La risposta sara’ di poche ma definitive righe: "Ogni eventuale testimonianza e’ sottoposta a una richiesta di rogatoria internazionale".

I magistrati del pool valutano l’ipotesi della rogatoria. Lo Ior non ha sportelli in terra italiana, non emette assegni e, in quanto "ente fondante della Citta’ del Vaticano", e’ protetto dal Concordato: qualsiasi richiesta deve partire dal ministero degli Esteri. Le probabilita’ di ottenere la rogatoria in queste condizioni sono lo zero virgola. In compenso l’effetto di una richiesta da parte dei giudici milanesi sarebbe devastante sull’opinione pubblica. Il pool si ritira in buon ordine e si accontenta della spiegazione ufficiale: "Lo Ior non poteva conoscere la destinazione del danaro".

Il secondo episodio, ancora piu’ cupo, risale alla meta’ degli anni Novanta, durante il processo per mafia a Marcello Dell’Utri. In video conferenza dagli Stati Uniti il pentito Francesco Marino Mannoia rivela che "Licio Gelli investiva i danari dei corleonesi di Toto’ Riina nella banca del Vaticano". "Lo Ior garantiva ai corleonesi investimenti e discrezione". Fin qui Mannoia fornisce informazioni di prima mano. Da capo delle raffinerie di eroina di tutta la Sicilia occidentale, principale fonte di profitto delle cosche. Non puo’ non sapere dove finiscono i capitali mafiosi. Quindi va oltre, con un’ipotesi. "Quando il Papa (Giovanni Paolo II, ndr) venne in Sicilia e scomunico’ i mafiosi, i boss si risentirono soprattutto perche’ portavano i loro soldi in Vaticano. Da qui nacque la decisione di far esplodere due bombe davanti a due chiese di Roma". Mannoia non e’ uno qualsiasi.

E’ secondo Giovanni Falcone "il piu’ attendibile dei collaboratori di giustizia", per alcuni versi piu’ prezioso dello stesso Buscetta. Ogni sua affermazione ha trovato riscontri oggettivi. Soltanto su una non si e’ proceduto ad accertare i fatti, quella sullo Ior. I magistrati del caso Dell’Utri non indagano sulla pista Ior perche’ non riguarda Dell’Utri e il gruppo Berlusconi, ma passano le carte ai colleghi del processo Andreotti. Scarpinato e gli altri sono a conoscenza del precedente di Borrelli e non firmano la richiesta di rogatoria. Al palazzo di giustizia di Palermo qualcuno in alto osserva: "Non ci siamo fatti abbastanza nemici per metterci contro anche il Vaticano?".

Sulle trame dello Ior cala un altro sipario di dieci anni, fino alla scalata dei "furbetti del quartierino". Il 10 luglio dell’anno scorso il capo dei "furbetti", Giampiero Fiorani, racconta in carcere ai magistrati: "Alla Bsi svizzera ci sono tre conti della Santa Sede che saranno, non esagero, due o tre miliardi di euro". Al pm milanese Francesco Greco, Fiorani fa l’elenco dei versamenti in nero fatti alle casse vaticane: "I primi soldi neri li ho dati al cardinale Castillo Lara (presidente dell’Apsa, l’amministrazione del patrimonio immobiliare della chiesa, ndr), quando ho comprato la Cassa Lombarda. M’ha chiesto trenta miliardi di lire, possibilmente su un conto estero".

Altri seguiranno, molti a giudicare dalle lamentele dello stesso Fiorani nell’incontro con il cardinale Giovanni Battista Re, potente prefetto della congregazione dei vescovi e braccio destro di Ruini: "Uno che vi ha sempre dato i soldi, come io ve li ho sempre dati in contanti, e andava tutto bene, ma poi quando e’ in disgrazia non fate neanche una telefonata a sua moglie per sapere se sta bene o male". Il Vaticano molla presto Fiorani, ma in compenso difende Antonio Fazio fino al giorno prima delle dimissioni, quando ormai lo hanno abbandonato tutti. Avvenire e Osservatore Romano ripetono fino all’ultimo giorno di Fazio in Bankitalia la teoria del "complotto politico" contro il governatore. Del resto, la carriera di questo strano banchiere che alle riunioni dei governatori centrali non ha mai citato una volta Keynes ma almeno un centinaio di volte le encicliche, si spiega in buona parte con l’appoggio vaticano. In prima persona di Camillo Ruini, presidente della Cei, e poi di Giovanni Battista Re, amico intimo di Fazio, tanto da aver celebrato nel 2003 la messa per il venticinquesimo anniversario di matrimonio dell’ex governatore con Maria Cristina Rosati.

Naturalmente neppure i racconti di Fiorani aprono lo scrigno dei segreti dello Ior e dell’Apsa, i cui rapporti con le banche svizzere e i paradisi fiscali in giro per il mondo sono quantomeno singolari. E’ difficile per esempio spiegare con esigenze pastorali la decisione del Vaticano di scorporare le Isole Cayman dalla naturale diocesi giamaicana di Kingston, per proclamarle "missio sui iuris" alle dirette dipendenze della Santa Sede e affidarle al cardinale Adam Joseph Maida, membro del collegio dello Ior.

Il quarto e ultimo episodio di coinvolgimento dello Ior negli scandali italiani e’ quasi comico rispetto ai precedenti e riguarda Calciopoli. Secondo i magistrati romani Palamara e Palaia, i fondi neri della Gea, la societa’ di mediazione presieduta dal figlio di Moggi, sarebbero custoditi nella banca vaticana. Attraverso i buoni uffici di un altro dei banchieri di fiducia della Santa Sede dalla fedina penale non immacolata, Cesare Geronzi, padre dell’azionista di maggioranza della Gea. Nel caveau dello Ior sarebbe custodito anche il "tesoretto" personale di Luciano Moggi, stimato in 150 milioni di euro. Al solito, rogatorie e verifiche sono impossibili. Ma e’ certo che Moggi gode di grande considerazione in Vaticano. Difeso dalla stampa cattolica sempre, accolto nei pellegrinaggi a Lourdes dalla corte di Ruini, Moggi e’ da poco diventato titolare di una rubrica di "etica e sport" su Petrus, il quotidiano on-line vicino a papa Benedetto XVI, da dove l’ex dirigente juventino rinviato a giudizio ha subito cominciato a scagliare le prime pietre contro la corruzione (altrui).

Con l’immagine di Luciano Moggi maestro di morale cattolica si chiude l’ultima puntata dell’inchiesta sui soldi della Chiesa. I segreti dello Ior rimarranno custoditi forse per sempre nella torre-scrigno. L’epoca Marcinkus e’ archiviata ma l’opacita’ che circonda la banca della Santa Sede e’ ben lontana dallo sciogliersi in acque trasparenti. Si sa soltanto che le casse e il caveau dello Ior non sono mai state tanto pingui e i depositi continuano ad affluire, incoraggiati da interessi del 12 per cento annuo e perfino superiori. Fornire cifre precise e’, come detto, impossibile. Le poche accertate sono queste. Con oltre 407 mila dollari di prodotto interno lordo pro capite, la Citta’ del Vaticano e’ di gran lunga lo "stato piu’ ricco del mondo", come si leggeva nella bella inchiesta di Marina Marinetti su Panorama Economy. Secondo le stime della Fed del 2002, frutto dell’unica inchiesta di un’autorita’ internazionale sulla finanza vaticana e riferita soltanto agli interessi su suolo americano, la chiesa cattolica possedeva negli Stati Uniti 298 milioni di dollari in titoli, 195 milioni in azioni, 102 in obbligazioni a lungo termine, piu’ joint venture con partner Usa per 273 milioni.

Nessuna autorita’ italiana ha mai avviato un’inchiesta per stabilire il peso economico del Vaticano nel paese che lo ospita. Un potere enorme, diretto e indiretto. Negli ultimi decenni il mondo cattolico ha espugnato la roccaforte tradizionale delle minoranze laiche e liberali italiane, la finanza. Dal tramonto di Enrico Cuccia, il vecchio azionista gran nemico di Sindona, di Calvi e dello Ior, la "finanza bianca" ha conquistato posizioni su posizioni. La definizione e’ certo generica e comprende personaggi assai distanti tra loro. Ma tutti in relazione stretta con le gerarchie ecclesiastiche, con le associazioni cattoliche e con la prelatura dell’Opus Dei. In un’Italia dove la politica conta ormai meno della finanza, la chiesa cattolica ha piu’ potere e influenza sulle banche di quanta ne avesse ai tempi della Democrazia Cristiana.

(Hanno collaborato Carlo Pontesilli e Maurizio Turco)

ripreso in Nuova Masada http://www.masadaweb.org/

28 gennaio 2008

SUCCESSO DELLA – DIE LINKE/SINISTRA EUROPEA -

DALLA GERMANIA UNA SPERANZA
PER LA SINISTRA

I risultati delle elezioni dei lander in Assia e Bassa Sassonia confermano il rafforzamento della sinistra in Germania:la Die Linke entra per la prima volta nei parlamenti di due importanti regioni dell'Ovest. 28/01/2008 - I risultati delle elezioni dei lander in Assia e Bassa Sassonia confermano
il rafforzamento della sinistra in Germania:la Die Linke entra per la prima volta nei parlamenti di due importanti regioni dell'Ovest, riaffermando la sua dimensione di forza nazionale e alla sinistra della socialdemocrazia. I numeri dicono che sarebbe possibile, se vi fosse la volontà politica, una
maggioranza di sinistra. Non solo, la campagna elettorale intera ha visto un dibattito segnato da questione sociale e ambientale.
Si pensi all'Assia, dove il recupero della SPD è avvenuto anche sulla base di una netta scelta per il superamento del nucleare. Vedremo se prevarranno nella SPD le spinte moderate, tese a garantire una continuità con l'agenda neoliberista della grande coalizione, oppure quelle favorevoli al cambiamento e quindi a cercare di sperimentare una nuova ed inedita stagione di governi di
sinistra. Questo risultato conferma che una sinistra unita può incidere sullo scenario politico europeo.

In Italia, di fronte alla crisi del sistema politico, si prenda spunto da questa esperienza per costruire una sinistra unita, capace di lanciare un progetto politico autonomo e in grado di rappresentare le istanze di trasformazione e di giustizia sociale. Per far fronte alla drammatica condizione di milioni di lavoratori e lavoratrici, alla precarietà dilagante e alla crisi del modello neoliberista".

Dichiarazione di Fabio Amato, responsabile esteri Prc-Sinistra


MENTRE IN ITALIA

IL CENTRO MODERATO FA CADERE IL GOVERNO

La crisi della politica ha toccato il fondo.
Si è consumata, infatti, una vera congiura di Palazzo senza alcuna relazione con i problemi reali vissuti da milioni di persone in questo Paese.
Il governo non cade sui salari che sono troppo bassi o su un altro contenuto importante. Il governo cade perché, alla fine, i cosiddetti moderati hanno scavalcato il fosso e hanno deciso di accodarsi alla corte di Berlusconi.

Non casualmente il governo cade nel momento che, anche grazie alla battaglia fatta dalla sinistra e dai sindacati, era stata posta all’ordine del giorno una verifica sulle politiche economiche e sociali per ridistribuire a salari e pensioni le risorse derivanti dal risanamento dei conti e dal recupero dell’evasione fiscale.
Non si tratta di poca cosa ma di ben 12 miliardi di euro, il valore di una intera finanziaria.

Il governo cade perché, finalmente, si era arrivati alla decisione di tassare le rendite finanziarie al 20%, almeno come è nella media europea.
Nessuno dimentichi, infatti, che mentre imprenditori e grandi manager prendono migliaia di euro di aumenti attraverso le stock options, tassate al 12,5%, i lavoratori, dopo lotte e scioperi che costano sacrifici e soldi, prendono poche decine di euro che sono tassate almeno al 27%. Per questo avevamo chiesto, tra l’altro, la detassazione degli aumenti derivanti dai contratti nazionali.

Questo centro moderato è contro l’Europa perché, non solo vuole impedire la redistribuzione del reddito e la tassazione delle rendite speculative, ma vuole impedire l’affermazione di diritti che vengono riconosciuti nei Paesi più avanzati d’Europa, come le Unioni Civili, e addirittura vuole levare diritti fondamentali alle donne come la legge sull’aborto.

Nel corso di questi mesi quelle stesse forze sono state la zavorra che ha impedito un rinnovamento del Paese, attraverso il sistematico svuotamento del programma concordato. Permeabili a poteri finanziari e imprenditoriali, in cerca permanente di legittimazione da parte delle gerarchie ecclesiastiche, quelle forze risultano incompatibili per l'oggi e per il domani a ogni ipotesi di governo alternativo della società italiana.

Si verifichi ora se ci sono le condizioni per concordare, in un breve e delimitato lasso di tempo, una legge elettorale sulla base del sistema tedesco: voto proporzionale, sbarramento per impedire la frammentazione e i partitini personali.

Si apre una nuova stagione politica !
Ora e' tempo di costruire la sinistra unita e plurale। Per dare alle giovani generazioni, alle lavoratrici e ai lavoratori di questo paese una rappresentanza reale e una speranza concreta di trasformazione


PRC/SINISTRA EUROPEA

26 gennaio 2008

LA POLITICA SPIEGATA CON PASSIONE E SEMPLICITA'

Intervista ad Haidi Giuliani sulla caduta del Governo Prodi

‘‘Ha vinto il partito trasversale dei corrotti e dei corruttori’’

Senatrice Giuliani agli occhi di tanti elettori-sostenitori questo Centrosinistra è stato un Calvario, lei come lo giudica?

‘‘Lo è stato ancora di più per noi della sinistra antagonista. Abbiamo sempre avuto le mani legate, siamo stati bloccati, ostacolati. Ci siamo sentiti non in una maggioranza ma in una gabbia. Quest’ultima è una personale emozione ma credo tanti colleghi del mio gruppo parlamentare hanno condiviso tale sofferenza’’.

Parecchie critiche sono state mosse anche alla Rifondazione di governo, stare nell’Unione ha significato perdere la propria identità?

‘‘Secondo me no. La nostra identità è chiara fra chi è dentro o fuori il partito come me – Giuliani è subentrata al Senato a Malabarba come indipendente nell’ottobre 2006, ndr -. Possiamo dire, e non solo ora che il governo è caduto, che abbiamo commesso un grosso errore di valutazione. Si pensava davvero di poter realizzare il famoso programma pur ciclopico che fosse. Da quando sono stata investita dell’incarico ho cercato di comprendere anche personalmente tutto ciò che si potesse fare. Per quanto occorre riconoscere che su alcuni punti vitali per la nazione questo governo si sia mosso risanando i conti pubblici, che il passato centrodestra aveva saccheggiato, e facendo pagare le tasse agli evasori. E avete visto quanto disappunto s’è creato nei partiti che quell’evasione tollerano o proteggono’’.

Ora tutti pensano al futuro anche Rifondazione che si smarca dal governo e torna a rivolgere lo sguardo ai movimenti ‘

‘Se Rifondazione ha scontentato qualcuno non è stato per sua volontà. Il partito non ha mai smesso di prendere posizioni decise, ricordo le scelte sulle guerre in Afghanistan, sulla base di Vicenza che sono costate critiche al governo da parte dell’opposizione. Purtroppo il precedente discorso dell’essere ostaggi in una maggioranza, dove certe forze fanno pesare il loro dirigismo o i loro ricatti, è sotto gli occhi di tutti. Oggi siamo qui vittime di queste tattiche’’.

Ma i movimenti hanno avuto poco dal partito, il matrimonio non sembra riuscito

"Il problema è annoso, direi generazionale. E’ difficile tradurre nelle istituzioni spinte che le istituzioni fanno difficoltà ad accettare. Prendiamo l’esempio dei Tav: conciliare le esigenze dei valligiani e il servizio dell’alta velocità ferroviaria già di per sé non è semplice. Se s’aggiungono tensioni e incomprensioni attorno a forme di protesta che vengono giudicate illegali e se le trattative diventano impossibili i due mondi non riescono a comunicare prima che a comprendersi. E su certe questioni i margini di mediazione risultano scarsissimi’’.

Caso clamoroso il fallimento della commissione parlamentare su Genova, la real politik è prevalsa su tutto il resto

‘‘Si sa da chi siamo stati affossati: dagli stessi alleati dell’Udeur e dell’Italia dei Valori. Che Forza Italia e Aenne votassero contro era scontato ma quando le componenti amiche con cui s’è cucito un copiosissimo programma, che ha visto la stessa sinistra cedere su molti punti, si mettono di traverso ecco la dimostrazione del fallimento d’un’esperienza come questa del Governo Prodi che ha marciato continuamente claudicando’’.

Il caos della Legge Elettorale però non lascia spazi alle microformazioni e molti hanno guardato alla mossa di creare la Sinistra-Arcobaleno solo con questo scopo

‘‘Non lo so. E sono la persona meno adatta per esprimere giudizi. Posso però testimoniare che fra il gruppo dei senatori la è stata una realtà, abbiamo lavorato insieme, in armonia e con sentita coesione. Finché le sinistre autentiche non riusciranno a essere unite ci saranno gli effetti disastrosi che abbiamo davanti in queste ore. Non parlo d’un partito unico, penso a una coalizione di partiti fortemente coerenti su un programma che sia un vero programma da rispettare’’.

Problemi reali come carovita, precarietà legalizzate dalla Legge 30, morti bianche hanno visto piuttosto assenti sia il PD sia la sinistra radicale‘

‘Stavolta spendo una parola nei confronti del governo appena impallinato: non ne ha avuto il tempo. Le forze come quelle citate che rappresentavano l’Unione e l’Esecutivo stesso hanno per un anno e mezzo lavorato su risanamento dei conti e fisco, ora doveva iniziare la fase sociale puntando soprattutto sulla sicurezza sul lavoro, che è l’unica sicurezza di cui l’Italia ha bisogno. Era iniziata una rete fitta di controlli, qualcuno ha detto a causa del dramma della Thyssen, ma era iniziata. Con frequenti ispezioni nei luoghi di lavoro a rischio e l’organizzazione di commissioni che avrebbero portato in Parlamento ulteriori ritocchi alle leggi per incrementare le verifiche, rendere più severe le pene, scongiurare le tragedie. Ma non ci hanno fatto lavorare, siamo stati ostaggio della demagogia delle destre. Ha vinto il partito trasversale dei corrotti e dei corruttori’’.

Ora cosa farà?

‘‘Tornerò a casa, a impegnarmi nuovamente dal basso come ho sempre fatto. Ero venuta qui per aiutare i compagni e con l’ambizione di seguire quella commissione che è stata affossata. Ho un unico rimpianto: dover restituire il tesserino con cui avevo accesso nei luoghi di detenzione e potevo spendere il mio mandato per sostenere le contraddizioni di quelle strutture’’.

a cura di Enrico Campofreda

25 gennaio 2008

ITALIETTA

Quindici anni
da buttare

Piero Sansonetti

Il governo Prodi è arrivato al capolinea, l'Unione è fallita, il Partito democratico fortemente indebolito. Ma se vogliamo essere onesti dobbiamo dire che è arrivato al capolinea un intero quindicennio, quello iniziato dopo "Tangentopoli", fondato sul bipolarismo e sul nuovo corso leaderistico e spettacolare della politica italiana. E' stato un periodo che ha visto diverse coalizioni di destra e di centrosinistra alternarsi alla guida del paese, con fragore di spade e lance, con lotte feroci di ceti politici. Ma senza contrapposizione di idee. Sono state solo lotte di potere. Le ultime tre legislature, coi governi Prodi-D'Alema-Amato, e poi Berlusconi e poi di nuovo Prodi, hanno sancito un modo di governare debole e arrogante, basato sull'autoesaltazione, spesso ridicola, dei leader, e sulla delega delle grandi scelte ai centri di potere esterni. La Confindustria, il Vaticano. Il risultato è stato quello di un fortissimo spostamento di ricchezze verso l'alto - cioè dai poveri ai ricchi, dal lavoro dipendente ai profitti e alle rendite - una forte riduzione dei diritti sociali e civili, un rinsecchimento del dibattito culturale. E tutto questo è avvenuto al di fuori di un disegno politico, di un'idea del futuro.
Non è così? Non abbiamo registrato, nonostante l'alternarsi delle maggioranze, una degenerazione della politica, sempre più invadente verso la società e sempre meno interessata a governare, a respingere le ingerenze, ad assumersi le sue responsabilità?
Il risultato, quasi plasticamente, lo abbiamo avvertito ieri in Senato. Ascoltando quel senatore che insultava il collega di partito e gli diceva "merda e frocio", e poi l'on Mastella - che ha aperto la crisi per motivi personali e di sfida verso la magistratura - mescolare argomenti politici rozzi e impresentabili con gli splendidi versi di un gran poeta, Neruda, un uomo nobile e coraggioso che credeva nella politica come lotta di valori - lotta fino alla morte - e che oggi certo sentirebbe i brividi se scoprisse di essere stato citato per scopi così bassi.
Non è il fallimento solo di un ceto politico. E' il fallimento di tutta la classe dirigente. Chi esce a pezzi da questo quindicennio è la borghesia italiana, che oggi non riesce più a orientarsi, non sa dove cercare rappresentanza politica perché per tutti questi anni ha concepito la politica solo come un "abbeveratoio", una macchina dispensatrice di favori, di mance, di soldi, di leggi addomesticate. Oggi la borghesia italiana è divisa, e di fronte alla gravità della crisi economica internazionale rischia di dilaniarsi ancora di più, e di far pesare sulla democrazia italiana le sue divisioni e la sua strutturale debolezza culturale e anche economica.
La sinistra può salvarsi solo se riesce a tirarsi fuori da questa palude. Ha un compito titanico dinanzi a sé. Quello di gettarsi a corpo morto nella battaglia per la riforma della politica, cioè della democrazia. Guardate che se questo compito non lo assume la sinistra non lo assume nessuno. Di sicuro non Berlusconi, non il Pd. Non hanno le doti per farlo. Scriveva Pasolini all'inizio degli anni '70: «E' certo che in questo momento la presenza di un grande partito all'opposizione è la salvezza dell'Italia e delle sue povere istituzioni democratiche. Il Pci è un paese pulito in un paese sporco, un paese onesto in un paese disonesto, un paese intelligente in un paese idiota, un paese colto in un paese ignorante...».
Se la sinistra accetterà di sobbarcarsi l'impresa, se sarà a questa altezza, c'è ancora una speranza. Sennò è buio fitto.

25/01/2008


da Liberazione

24 gennaio 2008

ITALIETTA







QUELLI CHE....ARRAFFANO SPORCHI PROFITTI E FANNO GLI GNORRI

La "monnezza" e le tre colpe di Confindustria

Perché le industrie che riciclano o inceneriscono o smaltiscono tutte le merci e gli imballaggi, che sono evidentemente in numero e in volume uguali a quelle che le hanno prodotti dovrebbero esistere al Sud mentre le imprese che appunto li fabbricano dovrebbero restare al Nord?

La monnezza non è una colpa morale, ma il prodotto dell'uomo, e non essendo un prodotto naturale, come le feci, ma artificiale, oggi nel mondo moderno possiamo ben dire che la maggior produzione di monnezza è assolutamente industriale. E' l'industria e per esteso Confindustria a produrre la monnezza napoletana!
Ma possiamo attribuire a Confindustria delle colpe per la tragedia annunciata della monnezza in Campania o dobbiamo davvero credere che sia tutta colpa dei Napoletani?
Si possiamo anzi dobbiamo!

Confindustria, ma sarebbe più esatto dire l'intero sistema delle imprese italiane e delle multinazionali che operano nel nostro territorio sono colpevoli a mio avviso, ma non sono né un magistrato né un politico per portare ulteriormente avanti le mie accuse, per tutta una serie di motivi osceni che hanno creato nel tempo questo atroce collegamento tra camorra, politici e monnezza dei quali al momento non riusciamo a liberarci in nessun modo.

Spetta infatti al sistema industriale stabilire equamente in Italia le sue sedi permettendo ai lavoratori parità di accesso al lavoro: oggi invece tutte le imprese sono praticamente localizzate nel Nord causando al Sud disoccupazione, costringendo al lavoro nero, facilitando la camorra nel reperimento della manodopera.
Sono presenti al Sud solo imprese legate alla produzione agricola (pomodori, pelli, mozzarelle, mele annurche, noci) ma a partire da adesso è a tutti chiaro che lo sversamento incontrollato di rifiuti tossici, ovviamente provenienti dalle industrie e quindi dal Nord, stanno causando un inquinamento delle falde acquifere tale da causare non solo la morte di piante e animali, ma gravi rischi mortali o di malformazione fetale negli uomini per l'accumulo dei veleni negli animali superiori della catena alimentare.
Il Sud insomma è condannato a morire di tumori o a non nascere per via delle mutazioni fetali e nel frattempo a non trovare lavoro, a causa degli sversamenti illegali guarda caso delle imprese del Nord, mentre le imprese agricole, le uniche sopravvissute da noi, vengono violentemente danneggiate anche quando i loro prodotti non sono ancora inquinati.

Non è finita qui, seppure mi piacerebbe, perché purtroppo al Sud continuano ad arrivare le merci e gli imballaggi, necessariamente tra l'altro, prodotti al Nord dalle imprese italiane o dalle multinazionali, ma siccome il sistema industriale e confindustria non sono sensibili al tema nessuno di questi rispetta minimamente i criteri di eco-logicità, crollando di conseguenza nell'eco-criminalità evidentemente, come sto lentamente dimostrando. I prodotti del Nord e delle multinazionali non essendo facilmente riciclabili oppure essendo gli imballaggi in eccesso rispetto alle necessità, pretendono in ogni caso uno smaltimento ed un pretrattamento, cioè delle imprese specifiche che in Campania sono al momento assolutamente assenti. Le imprese di smaltimento, di riciclaggio o di incenerimento sono comunque delle industrie e quindi Confindustria mi dovrebbe spiegare perché non ne realizza mai nessuna in Campania.

D'altra parte mi dovrebbe spiegare anche perché le industrie che riciclano o inceneriscono o smaltiscono tutte le merci e gli imballaggi, che sono evidentemente in numero e in volume uguali a quelle che le hanno prodotti dovrebbero esistere al Sud mentre le imprese che appunto li fabbricano dovrebbero restare al Nord. E' evidente che la criminale programmazione sul territorio italiano che ha localizzato a Nord tutte le imprese produttive non può prevedere le imprese di smaltimento e pretrattamento al Sud a meno di una ulteriore profonda scissione psicotica, ma di fatto la gestione attraverso le imprese della camorra, ancora non ufficialmente iscritte a Confindustria, stanno già alacremente lavorando in questo modo proprio grazie al consenso ed al materiale fornito dalle imprese del Nord sia quando si tratta di rifiuti tossici, sia quando si tratta di rifiuti solidi urbani.

E' infatti una diretta conseguenza dell'assenza di industrie legali al Sud per il riciclaggio, l'incenerimento o lo smaltimento che obbliga a richiedere servigi dai camorristi. I politici locali, che non voglio certo giustificare per questa via essendo la programmazione delle imprese sul territorio anche di loro competenza, sono costretti di fronte all'emergenza cronica a smaltire in qualche modo i troppo evidenti cumuli di rifiuti urbani e così questi vanno a confondersi con quelli tossici attraverso la stessa mano santa di quelle imprese della camorra, che in fondo ci forniscono volenti o nolenti un servizio necessario che nessuno in Italia e nel mondo al momento è disposto a darci.

A mio avviso le imprese della camorra che producono merci con il lavoro nero così come quelle che sversano rifiuti tossici e rifiuti urbani in ogni angolo della fu Campania Felix sono le uniche vittime innocenti del caso: esistono infatti a causa della criminale politica di Confindustria che ci ha abbandonato ad un destino da terzo mondo e forse meriterebbero al Sud un maggiore riconoscimento legale visto che sono le uniche che provvedono a fare lavorare milioni di cittadini altrimenti condannati alla disoccupazione dai nostri politici e dalla Confindustria.


La strega maligna
23 gennaio 2008
http://www.aprileonline.info/

23 gennaio 2008

SALUTE DELLA DEMOCRAZIA: ARRIGO BOLDRINI, UN GRANDE OPERATORE

ADDIO COMANDANTE BULOW

Dopo Giovanni Pesce restiamo orfani di un altro grande uomo costruttore dell’Italia democratica. Arrigo Boldrini, nato a Ravenna il 6 settembre 1915, morto a Ravenna il 22 gennaio 2008 a 92 anni. Medaglia d’Oro al Valor militare, Presidente onorario dell'ANPI.
Impossibile dire di Arrigo Boldrini in poche righe, a cominciare dall’educazione all’amore per la libertà ricevuta dal padre, una popolare figura di internazionalista romagnolo, sino alle sue gesta nella Resistenza e sino all’attività politica e parlamentare nel dopoguerra.
Oggi è un dovere di ogni persona libera ricordare quest’uomo che ha speso la vita per spiegare che l’antifascismo, comunque venga declinato, comunque si presenti nella storia moderna, è la Democrazia! Di fronte alle miserie di oggi e del lavorio per restringere gli spazi di democrazia sostanziale modificando la Costituzione, splende ancor di piu’ il pensiero della lezione umana di questo comunista.
Proprio oggi, nel 60° anniversario della Costituzione è un dovere delle Istituzioni - che rappresentano i valori della Resistenza, fondamenta della libertà – ricordare la figura di Arrigo Boldrini per mobilitare le migliori energie del Paese, come ha ricordato Bertinotti:

"Per la realizzazione dei grandi obiettivi programmatici della Costituzione ancora oggi possono essere mobilitate le migliori energie del Paese". Lo afferma il presidente della Camera Fausto Bertinotti in uno dei passaggi del suo saluto nell'Aula di Montecitorio per il sessantesimo anniversario della Costituzione. "C'é una grande risorsa del Paese, ancora in larga misura non utilizzata, ed è la ricchezza della sua società civile, delle sue articolazioni, dei suoi giacimenti di solidarietà e partecipazione, delle organizzazioni democratiche di base. Ma - ribadisce Bertinotti - non si possono trascurare, d'altra parte, i rischi che si evidenziano nelle disuguaglianze, nelle manifestazioni di crisi della coesione sociale, nelle manifestazioni di violenza che segnano drammaticamente l'altra faccia della modernizzazione in corso". "Perciò - ammonisce il presidente della Camera - bisogna tornare allo spirito della nostra Costituzione".

http://www.anpi.it/uomini/boldrini.htm

22 gennaio 2008

SALUTE DELLA DEMOCRAZIA

Genova 2001
Cosenza 2008.
Sette anni di vergogne

Erano passati pochi giorni dalla manifestazione di un milione di persone contro la guerra in Iraq che aveva concluso il Forum Sociale Europeo di Firenze, una delle più importanti esperienze di partecipazione democratica realizzate nel nostro paese.
La notte del 15 novembre 2002 venti persone che erano state fra gli organizzatori di quel Forum furono arrestate dai reparti speciali dei ROS e dei GOM. Ad altri cinque furono notificati gli arresti domiciliari. Quarantatre persone finirono indagate nel filone di inchiesta. Le irruzioni di uomini armati fino ai denti e con il volto coperto terrorizzarono molte famiglie a Cosenza, Napoli e Taranto.
Tredici persone furono rinviate a giudizio, accusate di aver voluto “sovvertire violentemente l’ordine economico costituito nello stato” per essere stati fra gli animatori delle grandi manifestazioni di popolo in occasione del vertice OCSE di Napoli e del G8 di Genova nel 2001.
Quel processo, iniziato il 2 dicembre 2004 presso la Corte di Assise di Cosenza, è alle sue battute finali. La requisitoria del Pubblico Ministero è prevista per il 23 gennaio, e poco dopo sarà emessa la sentenza.
Solo un mese fa il Tribunale di Genova ha comminato più di un secolo di carcere a ventiquattro manifestanti. Sono stati inflitti fino a 11 anni di carcere utilizzando reati da codice di guerra come l’accusa di “devastazione e saccheggio”.
Nessuno ha invece pagato per le inaudite violenze compiute dalle forze dell’ordine sui manifestanti a Genova, giudicate da Amnesty International la più grave violazione dei diritti umani in Europa dal dopoguerra.
Nessuno dei dirigenti responsabili ha dovuto rendere conto degli errori ed orrori commessi: al contrario, sono stati tutti promossi. I processi per la macelleria della Diaz e le torture a Bolzaneto si avviano alla prescrizione per decorrenza dei termini. L’omicidio di Carlo Giuliani è stato archiviato senza un processo. Il Parlamento ha respinto la richiesta di istituzione di una Commissione di Inchiesta. Al contrario, gli imputati di Cosenza rischiano pene severissime.
Ancora una volta c’è bisogno di difendere la dignità calpestata del nostro paese e le garanzie democratiche –nel sessantesimo della Costituzione. Una volta ancora bisogna pretendere verità e giustizia sui fatti di Genova, e difendere il diritto a costruire un “un altro mondo possibile”.
Il nostro paese è pieno di lotte, vertenze nazionali e locali, resistenze e proposte per i diritti umani, sociali, civili, politici, ambientali, per la difesa dei beni comuni, contro la guerra e il riarmo. L’attivismo civile e la mobilitazione sociale dovrebbero essere considerato una risorsa di questo paese.
Al contrario, tante di queste lotte finiscono sotto processo e tante persone rischiano di vedersi rovinata la vita per il loro impegno sociale. Crediamo sia necessario allargare la riflessione, la solidarietà e l’iniziativa unitaria di fronte ai segnali di una deriva securitaria e repressiva contro ogni forma di diversità e di dissenso.
Agli imputati di Cosenza viene contestato di essere protagonisti attivi del movimento altermondialista e delle lotte per il cambiamento, attività che viene quindi considerata sovversiva e cospirativa.
Questo processo riguarda perciò fino in fondo tutti coloro che credono doveroso impegnarsi per una società e un pianeta più giusti e che vogliono per tutti e per tutte il diritto ad agire, ad opporsi, a praticare e vivere alternative.

E’ tempo di tornare a Cosenza da ogni parte d’Italia, come facemmo il 23 novembre del 2002 protestando insieme a tutta la città.
Costruiamo insieme una nuova grande manifestazione a Cosenza sabato 2 febbraio
per liberare chi è sotto processo da accuse inaccettabili
DIFENDIAMO IL DIRITTO A VOLER CAMBIARE IL MONDO

il calendario delle mobilitazioni in Italia su www.sinistraeuropea.it

Le adesioni collettive e individuali vanno inviate a: liberitutti@inventati.org

Alcune tra le prime adesioni di organizzazioni: Arci, Associazione Beati i costruttori di pace, Associazione per la Pace, Carta, Confederazione Cobas, Fiom-Cgil, Giovani Comunisti/e, Global meeting network, Partito della Rifondazione Comunista, Rete controg8 per la globalizzazione dei diritti, Assessorato Politiche sociali ed Immigrazione Provincia di Cosenza, Associazione Baobab, Associazione La Kasbah, Associazione Yairaiha Onlus

Alcune tra le prime desioni individuaIi: Vittorio Agnoletto, europarlamentare; Marco Bersani, Attac Italia; Mauro Bulgarelli, senatore; Gianni Fabbris, coordinatore nazionale Altragricoltura; Haidi Giuliani, senatrice; Francesco Martone, senatore; Eugenio Melandri; Sandro Morelli, direttore di «Quale Stato»–Rivista trimestrale della Funzione pubblica Cgil;

21 gennaio 2008

SCONTRO CERCATO COL LANTERNINO DALLA CHIESA

FERRERO, RICOSTRUIRE SEPARAZIONE STATO E CHIESA

"Avendo sostenuto nei giorni scorsi che il Papa doveva parlare all'Universita' - proprio in nome dei principi di liberta' sostenuti da Galileo - non posso non sottolineare come quella di oggi sia stata a tutti gli effetti una manifestazione politica e come proprio questa continua sovrapposizione tra dimensione di fede e dimensione politica sia all'origine dell'insofferenza che emerge nella societa' italiana nei confronti del Vaticano. La pretesa di poter intervenire continuamente nella dialettica politica senza che le proprie posizioni vengano contestate, in nome del fatto che si tratterebbe di posizioni non politiche ma religiose, mi pare una pretesa eccessiva, priva di fondamento e al di fuori della lettera e dello spirito del Concordato, che regola i rapporti tra la Chiesa Cattolica e lo Stato Italiano, "ognuno nel proprio ordine indipendente e sovrano". Anche per questo e' sempre piu' urgente varare una legge sulla liberta' religiosa in Italia, superando la legislazione sui "culti ammessi" del 1929". Lo afferma il ministro per la solidarieta' sociale Paolo Ferrero.

DEMOCRAZIA USA SINONIMO DI BUGIA


SUL QUOTIDIANO Liberazione
puoi leggere il settimanale anche su www.liberazione.it

Il vizietto di Washington

L'arte di creare "casus belli" viene studiata dagli strateghi militari da quando esiste la guerra ma sono gli americani quelli che sembra ne abbiano usufruito di più, affinandone le procedure.

All'alba del 6 gennaio scorso, proprio alla vigilia del viaggio di Bush in Medio Oriente, si è sfiorato il confronto armato nel Golfo Persico. Tre navi da guerra della U.S. Navy e cinque piccole velocissime imbarcazioni dei Guardiani della Rivoluzione di Teheran che pattugliano le acque ...

19 gennaio 2008

CONSIGLI IN EDICOLA

Carta settimanale numero 1
del 2008

In edicola da venerdì 18 gennaio
in tutta Italia 32 pagine – € 3,00

Carta torna in veste nuova.

Reportage da Pianura, tra la gente che blocca la discarica.

L’altra storia di Perugia, oltre gli obiettivi delle telecamere che l’hanno invasa nelle ultime settimane.

Il 1968 e i decenni che lo hanno seguito raccontati da
Franco Piperno,
Tano D’Amico,
Lanfranco Caminiti,
Franco Berardi Bifo.

Un saggio di Marco revelli sulle nuove povertà.

Viaggio tra i ragazzi di strada del Guatemala

18 gennaio 2008

.........NON SOLO IN CAMPANIA

SANITA' CALABRIA
La moltiplicazione del malaffare

Pino Tassi

A Vibo Valentia, in Calabria, città alla ribalta per i casi di malasanità, c'è chi chiede un referendum per dividere la città in due comuni.E tutto questo mentre l'ultima finanziaria favorisce l'accorpamento dei piccoli comuni e le grandi città parlano ormai da tempo dell'importanza della nascita aree metropolitane

Da oltre dieci anni si parla della costruzione del nuovo ospedale. Dal 1998 mille sono stati i proclami di politici e amministratori sulla realizzazione imminente di un nuovo e meraviglioso ospedale. E mentre ci si trastullava l'ospedale vecchio veniva trascurato sempre di più, le ristrutturazioni e l'ammodernamento non venivano realizzate. E mentre si trafficava i soldi ( a disposizione addirittura dal 1988 ) per la ristrutturazione del vecchio ospedale sono rimasti chiusi in un cassetto e i casi di mala sanità sono aumentati in modo esponenziale.

Oggi la stessa musica, lo stesso ritornello, risuona nelle dichiarazioni di alcuni Consiglieri regionali che con proclami roboanti parlano del nuovo comune di Vibo Marina o meglio Porto Santa Venere come grande occasione per risolvere i gravi problemi di quella comunità. E in attesa della nascita del nuovo comune che succederà di Vibo Marina, di Bivona, delle altre frazioni? Continueranno a vivere nell'oblio, nell'abbandono, in attesa della realizzazione del miracolo?I primi effetti già si vedono. Di fronte alle osservazioni tecniche giuste del sen. Murmura e alla sua lucida analisi politica gli si risponde con cavilli e bizantinismi tirando in ballo perfino la Costituzione repubblicana. Il pericolo è di avvitarsi in una discussione astratta, surreale e nefasta.

E tutto questo mentre l'ultima finanziaria favorisce l'accorpamento dei piccoli comuni e le grandi città parlano ormai da tempo dell'importanza della nascita aree metropolitane. Noi invece ci auguriamo di dividerci e di separarci. Oggi Lamezia Terme è la terza città della Calabria. Che sviluppo avrebbe avuto quella realtà se non si fosse unificata, saremmo di fronte a tre piccoli comuni senza alcun peso. A Cosenza si discute di come creare un'area metropolitana che unifichi le tre realtà in cui è divisa, vivendo la separazione amministrativa come un vincolo burocratico allo sviluppo. Noi invece abbiamo una classe politica così provinciale e attenta al proprio particolare che va all'incontrario. L'emarginazione di Vibo Marina non è dovuta a scelte che hanno privilegiato il centro città, perché se Sparta piange Atene non ride. E' tutta la città di Vibo Valentia ad essere abbandonata, senza una prospettiva, da una classe politica e amministrativa inadeguata.
Perché Vibo Marina non è stata emarginata da una classe dirigente forestiera, ma è stata condannata ad un ruolo marginale da amministratori e capi popolo, spesso del posto, che hanno puntato solo sulla distruzione e sullo sfruttamento delle risorse e delle bellezze naturali di quel posto, con una cementificazione selvaggia, con insediamenti industriali sbagliati e deleteri, che non hanno mai visto il porto come volano di una politica di sviluppo.

Gian Antonio Stella ha denunciato "l'andazzo mortale". Nella sanità si piegano le esigenze dei cittadini e degli ammalati alla gestione clientelare dei posti di lavoro e degli incarichi. Nella vita pubblica dando la precedenza alle proprie sorti politiche e al proprio futuro. Per cui al fianco di tante persone che pensano in buona fede che l'autonomia comunale potrà portare ad un beneficio ve ne sono tante altre che pensano alla propria sorte.
C'è chi pensa a crearsi un bacino elettorale in vista delle prossime elezioni regionali, c'è chi si vede già sindaco, c'è chi più modestamente consigliere comunale e poi c'è tutto uno stuolo di consulenti, portaborse, dipendenti, faccendieri.
Vibo Marina e Bivona non hanno bisogno di nuovi Masanielli o capi popolo, che la facciano rinchiudere in se stessa, ma hanno bisogno di una classe dirigente aperta che sappia guardare al mare e oltre il mare come una risorsa da valorizzare e non da sperperare.
Vibo Valentia è una realtà importante per la sua identità, per il suo ruolo di capoluogo di provincia, per la sua varietà territoriale, per la sua ricchezza di attività imprenditoriali, non tagliamola fuori da qualunque prospettiva di sviluppo.

*Coordinatore provinciale Sinistra democratica

15 gennaio 2008

IN CAMPANIA ANCHE NEL SINDACATO..............

Se il Sindacato Licenzia la Sicurezza

Ciro Crescentini è un , per ora ex, funzionario della Fillea-Cgil di Napoli. A settembre dell’anno scorso, dopo 25 anni di lavoro nell’organizzazione, è stato licenziato, al termine di una serie di contrasti con i dirigenti sindacali. Al momento dell’esonero, era responsabile dello sportello antimobbing della Fillea, e si occupava di vertenze nella zona nord di Napoli. Al suo attivo centinaia di denunce di irregolarità e lavoro nero nei cantieri edili del napoletano.
Qui <http://www.youtube.com/watch?v=9cRW_x2mFRk&feature=related>
potete trovare un servizio girato dalla troupe di Ballarò. Le motivazioni addotte dal sindacato per giustificare il suo licenziamento appaiono insostenibili: scadenza di mandato, turn over. Turn over, dopo venticinque anni? Più plausibile appare un’altra ragione: Crescentini è un sindacalista ’scomodo’. Fa troppe denunce, e non rispetta gli equilibri di potere in una zona delicata come il napoletano. Ci siamo rivolti direttamente a lui, e gli abbiamo posto alcune domande sulla sua vicenda, sul lavoro nero a Napoli, su cosa significhi ’sicurezza’ nei cantieri di quella zona. Data la sua lunga esperienza, quanto segue è una lettura veramente istruttiva.


L'INTERVISTA A CRESCENTINI SU
http://www.cadutisullavoro.it/blog/?p=71#more-71

Tra pochi giorni, il 18, il Tribunale del lavoro di Napoli discuterà della vertenza avviata da Ciro Crescentini, che chiede di essere reintegrato nel suo posto di lavoro. Intanto, in centinaia hanno aderito alla petizione in suo favore, indirizzata al segretario generale Epifani. E’ evidente che ormai il caso va oltre la specifica vicenda di un vero sindacalista, onesto e coraggioso, ma investe questioni più generali, ed una su tutte: quale deve essere il ruolo del sindacato in un sistema sociale governato da un liberismo ormai senza freni. Dalla risposta a questa domanda dipende la vita di milioni e milioni di lavoratrici e lavoratori. E quando parliamo di vita, lo facciamo in senso letterale.
Chi volesse aderire alla petizione, la trova Qui
http://www.petitiononline.com/crescen7/petition.html

13 gennaio 2008

CONCERTO DI SOLIDARIETA' ATTIVA


Sabato 19 gennaio ci sarà una serata di solidarietà per le famiglie dei 7 lavoratori morti alla Thyssenkrupp.
L'ingresso è ad offerta libera e l'intero ricavato andrà alle famiglie.

Si esibiranno:
- Musicando e Via
- Egin
- Manacuma
- El Tres

- Lucilla Galeazzi

energie solidali

Sabato 19 gennaio - ore 22.00
Evadamo Music Club Arci

Via Schiapparelli 16/B - Torino





12 gennaio 2008

Inceneritori e discariche? La scelta è superata...


Il mondo sta esaurendo le materie prime.
L'unica vera soluzione è il riciclaggio

Sabina Morandi

Indubbiamente, come scriveva ieri Tommaso Sodano su Liberazione , oltre a essere indecente il linciaggio mediatico del popolo inquinato ha un che di paradossale. Del resto i paradossi, quando si tratta di rifiuti, si sprecano. Come definire altrimenti l'attacco che il ministro Bersani ha scatenato qualche mese fa contro gli Ordini dei medici dell'Emilia Romagna colpevoli di avere scritto una lettera agli amministratori locali per chiedere «di non procedere alla concessione di nulla-osta alla costruzione di nuovi inceneritori» prima di avere completato lo studio sull'impatto che potrebbero avere sulla salute della popolazione. Ma questi medici di che s'impicciano? Gli inceneritori, come le discariche, s'hanno da fare, anche se violano tutte le normative che questo stesso Stato si è dato in materia di ambiente o di salute. Di paradosso in paradosso, allargando il discorso al di fuori e al di là dell'emergenza, colpisce la totale incapacità di ragionare su tempi lunghi e di proporre - almeno in astratto - una vera svolta su di una questione - quella dei rifiuti - che è stata tranquillamente lasciata nelle mani della criminalità per vent'anni.
Già, vent'anni. Vent'anni fa la Germania si lanciava in un programma di riciclaggio su vasta scala che l'ha trasformata in leader mondiale del settore. Oggi i tedeschi possono perfino importare la spazzatura e trattarla - a caro prezzo - nei loro impianti ad alta tecnologia. Nel frattempo noi aprivamo nuove discariche e finanziavamo la costruzione di nuovi inceneritori non proprio a norma mentre una marea di soldi sparivano nel nulla. La raccolta differenziata restava (e resta) un miraggio a sud di Roma (e in molti quartieri della capitale) mentre la salute degli abitanti della Campania diventava oggetto di studio per le riviste scientifiche internazionali colpite dall'inusitato aumento di tumori e malformazioni congenite nella zona. Che si possa gestire la cosiddetta emergenza con le proposte di Prodi è ancora tutto da dimostrare ma di certo nemmeno i più ottimisti possono sostenere che si tratti di soluzioni definitive. Il perché è presto detto: di qui a vent'anni l'incapacità di riciclare rifiuti potrebbe condannare il nostro paese alla definitiva de-industrializzazione.
Il problema, oggetto di dibattito nei giornali di tutto il mondo, riguarda il progressivo esaurimento delle materie prime causato, com'è noto, dallo sviluppo accelerato delle nuove potenze (Cina e India) e da un paio di secoli di sfruttamento intensivo da parte di quelle vecchie (Europa e Stati Uniti). Il declino della produzione non riguarda infatti soltanto il petrolio - al quale si riferisce la teoria del famoso picco - ma buona parte delle risorse del sottosuolo, cosa che sta già facendo lievitare il prezzo di alcuni metalli - rendendo conveniente, ad esempio, il furto all'ingrosso di materiali industriali di risulta. Ma se dalle miniere si estrae sempre meno mentre si consuma sempre di più, il prezzo delle materie prime è destinato ad aumentare rendendo sempre più redditizia l'attività di riciclaggio e recupero. Un domani - non fra dieci anni ma nemmeno fra un secolo - potranno conservare un livello decente di sviluppo e di capacità produttive solo quei paesi che, sganciandosi dalle importazioni di commodities sempre più costose, saranno in grado di recuperare quelle che abbiamo allegramente sparpagliato nel territorio negli ultimi due secoli. Senza avere la palla di vetro si può facilmente prevedere che le prossime generazioni si chiederanno perché abbiamo allegramente bruciato tanto ben di dio - sempre ammesso che i soldi per i nuovi inceneritori non spariscano nel nulla - invece di utilizzarlo per nuove produzioni.
Di tutto ciò, naturalmente, non ci si può occupare nel mezzo dell'emergenza, con la spazzatura per strada e la diossina nell'aria. Peccato che non se ne possa discutere nemmeno quando si parla di politica economica o quando vengono distribuiti dei contentini "verdi" in finanziaria: il coraggio non è una caratteristica né dei nostri politici né dei nostri imprenditori, che preferiscono stare aggrappati ai vecchi privilegi piuttosto che tentare la sorte in un nuovo settore come hanno fatto i loro omologhi tedeschi. Ma allora perché, se di problema contingente si tratta, si decide di costruire impianti che avranno bisogno di almeno dieci anni (in Italia anche il doppio) per venire ultimati? E se invece siamo parlando di tempi lunghi perché allora non cominciare a ragionare sul problema che dovranno affrontare i nostri figli? L'anno scorso, al World Social Forum di Nairobi, i rappresentanti delle comunità danneggiate dall'industria estrattiva hanno incontrato gli ambientalisti del Nord del mondo. Noi siamo avvelenati dalle miniere e dai pozzi - dicevano - voi siete avvelenati dai metalli e dalla plastica: non sarebbe il caso di chiudere il cerchio?

10/01/2008


da Liberazione

11 gennaio 2008

CONSIGLI IN EDICOLA

Il paravento dell’emergenza

Con il processo Impregilo, la cui prima udienza si terrà nella seconda metà di gennaio, è tutto un sistema a finire sotto accusa: quello della struttura commissariale.
Protagonista, secondo una commissione parlamentare d’inchiesta di una «simulazione istituzionale».
Tutti i documenti che dimostrano
il malaffare.
Ai danni dello Stato.


Da venerdi 11 gennaio
in edicola

9 gennaio 2008

LA PREVENZIONE DEL CAOS E DEGLI INCENERITORI

Due sacchetti
per uscire subito
e per sempre dall’emergenza

Paolo Cacciari - deputato PRC

Proviamo a superare il grumo di sentimenti – un misto di vergogna e di rabbia–che ci provocano le troppe parole sprecate sul caso dei rifiuti di Napoli. In nome dell’”emergenza” mettiamo un attimo da parte le analisi delle cause e la ricerca dei responsabili. Ogni cosa a suo tempo; chi vorrà potrà sempre dire: “è stata colpa sua”, oppure: “io lo avevo detto”. Muoviamoci invece con puro spirito umanitario e compassionevole per evitare ancora troppe sofferenze alla popolazione napoletana: sia quella che vive nell’immondizia, sia quella che difende il territorio.

Tutti coloro che si occupano seriamente del problema sanno che i rifiuti solidi urbani, domestici, si riescono a smaltire tanto meglio (provocando meno inquinamenti e con meno costi) quanto più vengono differenziati a monte per frazione di materiale e tipologia merceologica. E’ la logica esattamente contraria alla cosiddetta “filiera industriale”, proposta in continuazione dalle lobby dei produttori, che prescrive: cassonetti indifferenziati lungo le strade, autocompattatori sempre più grandi, inceneritori di rifiuti “tal quali” (muniti di foglia di fico per il recupero di modestissime quantità di energia elettrica) ed infine trattamenti vari per sistemate le ceneri e le polveri tossiche prodotte dalla combustione che costituiscono dal 20 al 30 per cento in peso dei rifiuti iniziali bruciati.

Viceversa, un piccolo gesto individuale, un modesto atto di assunzione di responsabilità collettiva sociale, potrebbe innestare un circuito virtuoso, rigenerativo, economico (anche se probabilmente meno profittevole) che si chiama raccolta differenziata. Come ci dicono le centinaia di buone pratiche italiane e straniere, per iniziare basta separare i rifiuti solo per due componenti: in un sacchetto scuro (meglio se biodegradabile, in materiale biologico) si conferiscono gli scarti da cucina e tutti i residui umidi e putrescibili, nell’altro (meglio se trasparente, in modo che sia controllabile il contenuto) i rifiuti domestici solidi. Fatto questo tutto il resto viene da se. I servizi di raccolta si possono organizzare a giorni alterni (ad esempio: i giorni dispari l’umido, i pari il secco).
Al posto degli inceneritori, che nessuno vuole, si possono costruire semplici impianti di compostaggio (biocelle che accelerano la stabilizzazione del materiale riutilizzabile in agricoltura), mentre gli impianti per il confezionamento delle famose “ecoballe” dovrebbero essere riconvertiti in separatori di materiali: plastiche, metalli, carta, ecc.. I sovvalli e i materiali di scarto non recuperabili – inizialmente, realisticamente, saranno molti – potranno essere conferiti in discariche per soli materiali secchi. Ma nessuno avrà più di tanto da preccuparsi, poiché non contenendo materiali putrescibili non si formeranno percolati pericolosi per le falde acquifere, né biogas puzzolenti.

Troppo semplice? Una riorganizzazione dei servizi sulla base della separazione umido/secco può richiedere un paio di giorni per l’informazione alla utenza e un altro paio per riorganizzare i servizi di raccolta. In attesa del potenziamento dei centri di compostaggio campani si potrebbe “esportare” fuori regione solo questa tipologia di rifiuti. Nel giro di un mese nelle discariche andranno solo rifiuti secchi non putrescibili. Con grande beneficio per le popolazioni.
Per una volta, un’emergenza si risolverebbe in una diminuzione degli impatti ambientali, in una decrescita dei costi e degli sprechi. Viceversa Naomi Klein potrà trarre dalle vicende dei rifiuti napoletani un nuovo capitolo al suo Shock Econmy.
Il capitalismo crea disastri ambientali per trasformarli in opportunità. Più grandi sono le distruzioni, più finanziamenti, più spesa pubblica, più profitti privati potranno essere lucrati. Le grandi imprese, al pari delle amministrazioni statali, hanno bisogno di momenti di trauma collettivo (Shock and Awe, shock e sgomento, fisico e psicologico) per dedicarsi a misure radicali di “ricostruzione”.
Basteranno tre o quattro inceneritori a salvare Impregilo e Bassolino?

8 gennaio 2008

CONSIGLI IN EDICOLA

l'editoriale

Senza peli sulla lingua
Essere operaio


C’è da masticare amaro, oltre lo sdegno e l’incazzatura. E satiricamente immaginare che dopo l’amoroso monito del Papa agli operai di raccomandarsi l’anima al Signore ogni mattina entrando a lavorare, nobilmente intervenga anche Napolitano a raccomandare loro di non fare troppi sforzi. Ché c’è la sicurezza sul lavoro, in gioco. Sicurezza da affidare da una parte a Dio, come si conviene ad una società credente, e dall’altra parte alle paterne cure del capo dello Stato, pensoso delle civili sorti. A indicare l’uno l’insidia del materialismo, e l’altro il pericolo di cacarsi addosso, come primi rischi per i lavoratori.Degli altri rischi, quelli che ora hanno fatto sei nuove vittime nell’acciaieria ThyssenKrupp di Torino – a rimpinguare il totale nazionale di milletrecento morti l’anno sul lavoro, morto più morto meno, oltre a svariate migliaia d’invalidi e feriti – non parla più nessuno.Anzi, non parlava. Ché la strage torinese insopportabilmente esagerata ha riportato l’argomento d’attualità. Non la condizione operaia in sé, ma il doversi alzare ogni mattina senza sapere di poter tornare a casa la sera, dopo il lavoro quotidiano.E già appare un’attualità trascorsa, nel vorticoso rincorrersi d’eventi sempre nuovi. Non si discute più, e da anni, di cosa vuol dire essere operaio oggi in un paese globalizzato in un capitalismo teso solo al profitto senza più frontiere ed a ricchezze sempre più immense di speculazione finanziaria, e figuriamoci se a breve non si riparlerà nemmeno più di cosa vuol dire doverci anche morire, oggi, nell’essere operaio. Come pure essere muratore, altra categoria a rischio di morte bello alto.E va già bene che i sindacati – oh, la loro evoluzione da guardiani del lavoro altrui a guardiani di posti e privilegi propri – si allertino talvolta sulle buste paga, già vergognosamente basse ma che la logica del mercato vorrebbe ancor più abbassare, in concorrenza con la manodopera orientale.Non siamo cinesi, si oppone il sindacato, un piatto di riso in Italia non ci può bastare. Né si può tornare a trent’anni indietro, a prendere oggi quel che oggi prendono i polacchi e i rumeni e gli slavi in generale, senza contare i marocchini e i senegalesi e quant’altri africani son disposti perfino ad affogare nel mare delle traversate clandestine pur di venire in questo paese di bengodi.E non c’è neppure bisogno di rispolverare il ricordo di Marx, per sentire in quanto abisso è risprofondata oggi la condizione operaia. Il lavoro tornato ad essere un mezzo di produzione senza alcun legame col corpo del lavoratore, e figuriamoci con la sua anima: i suoi sogni d’un futuro migliore, d’un riscatto sociale, d’un orgoglio della propria funzione nella società.Oggi ti si possono chiudere i cancelli in faccia in qualsiasi mattina, quando vai per lavorare, e ti senti dire che la multinazionale proprietaria ha spostato la produzione dove la manodopera costa meno, o comunque dove è più rispondente al mercato lo spostarla. E se non ce la sposta ancora, intanto continua magari a fartici entrare, nella fabbrica pronta al dislocamento, ma con tutti i rischi annessi. Come quelli corsi ogni giorno alla ThyssenKrupp di Torino in dismissione, con la sicurezza sul lavoro affidata a salvaguardie che ormai non c’erano più, quando non richieste addirittura agli operai stessi. Stacci attento te, se non vuoi morire. E chissà perché ci sono morti uguale, alla Thyssen, anche a starci attenti.
****
Continua intanto nei palazzi e nelle palazzine dei politicanti la veemente lite, essa sì fondamentale, sul come farsi eleggere nel modo più modernamente acconcio. E séguita ogni giorno su paginate di stampa e sequele di telegiornali la rassegna di onorevoli facce e onorevolissimi pareri a decantare vizi e virtù dei più vari sistemi elettorali da prendere a modello, ognuno affannato a decantare quello che meglio gli assicuri il posto, su poltrone e poltroncine delle istituzioni in generale, dalle più grandi a Roma alle più piccole in Regioni e Province e Comuni e nelle annesse selve d’Enti d’ogni tipo. Con giornali e televisioni ogni giorno schierati a far credere alla gente che sia quella la questione più vitale.Ché se muoiono un po’ di lavoratori se ne possono sempre trovare altri, ed anche a minor costo. Ma se dovessero restare senza posto i rappresentanti del popolo elettore, chi mai in nome di quel popolo potrebbe ancora gridare che davanti a quei nuovi morti è l’ora di cambiare?

Mario Cardinali

7 gennaio 2008

Non si deve morire per vivere

THYSSEN E IPCA DI CIRIE':
ASSEMBLEA e
FILM DOCUMENTARIO

21 GENNAIO
A COLLEGNO ore 21

il programma su http://www.prctorino.it/

4 gennaio 2008

CONSIGLI IN EDICOLA

da venerdi 4 gennaio

L'intervento

«Ambiente e lavoro, un’unica battaglia»«Il neoliberismo si basa sulla distruzione del pianeta e sulla crescita delle diseguaglianze. Ecco perché la questione ambientale e quella sociale non possono essere affrontate separatamente». Massimo Serafini, direttore di aprile, interviene su left e avverte: «A guidare le danze non sono le priorità umane ma quelle della produzione e del profitto».

L'intervista

Lester Brown: «In gioco la civiltà»Il presidente dell’Earth policy institute lancia l’allarme: «Abbiamo poco tempo per salvare il pianeta e la nostra civiltà». Il nostro modello di sviluppo sta rompendo l’equilibrio naturale. E se la politica non interviene in fretta, l’umanità è spacciata. «Con la globalizzazione o ci salviamo tutti o nessuno». Ognuno faccia la sua parte. Da Washington in giù.

Scenari

Commoner: «E ora social governance»Il noto biologo e ambientalista americano è convinto che il problema del surriscaldamento del clima abbia una soluzione: «Bisogna tornare all’energia solare, ma non basta. Devono essere i cittadini a decidere come orientare il sistema produttivo». E aggiunge: «I nostri politici non sono ancora in grado di guardare il problema ambientale dritto negli occhi».