30 ottobre 2007

SINDACATI MALATI

PRECARI SI RESTA
I sindacati sono sorprendenti. Non hanno partecipato alla manifestazione del 20 ottobre «in odore», a loro giudizio, di anti governativismo e poi infilano uno dopo l’altro tre giorni di scioperi nel pubblico impiego, nella scuola e nell’università. Non che lo sciopero non sia sacrosanto. Ma è troppo chiedere perché il 20 ottobre non si sarebbe potuto essere contro il governo [ammesso che qualcuno avesse voluto] e si può invece essere contro la finanziaria del governo per ben tre giorni consecutivi? Misteri del sindacato che giriamo al segretario della Flc Cgil Enrico Panini che tra l’altro, dal palco, a conclusione della manifestazione della scuola di sabato scorso ha detto che la manifestazione era per «ricordare alla politica e al Paese che ci sono problemi non rinviabili e anche testimoniare la rabbia crescente dei lavoratori contro scelte sbagliate e dannose per il lavoro e per la scuola pubblica». Sottoscriviamo. Ancor più quando ha aggiunto che quel giorno in piazza non c’erano «né bamboccioni né fannulloni né bulli» ma «donne e uomini capaci e responsabili, che pretendono risposte, non promesse né tanto meno appellativi inaccettabili». Replica, in tono minore con lo sciopero di università e ricerca di oggi. Il problema dei problemi è la valanga di ricercatori precari, ampiamente [auto]rappresentati nel corteo del 20 ottobre e una finanziaria che, come quella del 2007, promette poco e non mantiene nulla. Replicano oggi gli studenti che, come nella protesta del 12 ottobre scorso, chiedono al governo di mantenere le promesse di stabilizzazione e di rimangiarsi la legge sul numero chiuso all’università che non garantisce l’accesso e la legalità.

Anna Pizzo
quotidiano online

28 ottobre 2007

I MALI DEL GOVERNO


Episodio inedito del Dr House

Che culo! Noi che siamo raccomandati abbiamo avuto la possibilità di visionare alcuni episodi ancora inediti in Italia della serie televisiva Dr House. Uno in particolare ci è sembrato spettacolare.
Nella clinica del Dr House si presenta un individuo, anzi ce lo portano, perchè lui è incapace di camminare, come nella migliore tradizione americana il team di dottori si scapicolla per salvargli la vita. Dalle prime analisi si capisce subito che il caso non solo è disperato, ma risulta che la malattia è totalmente sconosciuta. Anche il Dr House si trova con le spalle al muro, arreso di fronte a un caso così complicato.

E non gli servono le brillanti intuizioni che solitamente balenano nella sua testa. Difatti il paziente dovrebbe essere già morto, secondo la scienza, invece respira ancora. Nella tasca dei pantaloni del paziente trovano una carta d'identità: nome Governo, cognome Prodi, età neppure 2 anni. 2 anni? ed è così già brutto? così ad occhio e croce ne dimostra almeno 50. Mistero. Stato civile: sposato con la sig.ra Classe Lavoratrice, ma le lettere trovate in suo possesso dimostrano con tutta evidenza che la tradisce con la Sig.ra Confindustria e non disdegna saltuarie avventurette con la sig.rina Idea Di Destra, un vero puttanone.

Mentre il Dr House e i suoi s'interrogano sul da farsi, l'infermiere più basso del mondo, tale Silvietto, corre avanti e indietro nel corridoio gridando: "Lo stiamo perdendo, lo stiamo perdendo", "Morirà prima dell'estate, anzi dopo le ferie, prima di natale, a anno nuovo, per carnevale... no per pasqua", falsa Cassandra, rammentando tutti e 365 giorni dell'anno, prima o poi c'azzecca. Risultati delle analisi: il Sig.Governo Prodi non ha il cuore l'ha sostituito col PIL, il fegato, alias la Sinstra "Radicale" è ormai in cirrosi con tutto quello che si è dovuta bere, i polmoni, altrimenti detti Partito Democratico, sono al loro posto: un po' a destra e un po' a sinistra, il problema è che invece di alimentare i globuli "rossi" li trasforma in globuli "bianchi" che si divorano tutto, buono e poco buono.

Il pancreas Di Pietro travasa bile perchè non gli fanno fare il Ministro della giustizia. L'intestino Mastella, sovraccaricato, va in diarrea, s'infiamma l'appendice Radicale (la boninite) e va in peritonite Dini: la Dinitonite Il Dr House decide di tagliare prima che sia troppo tardi: si comincia con le pensioni dei lavoratori, anestetizza con CGIL-CISL-UIL, e procede.

Poi si passa al taglio del futuro dei giovani, somministrando alte dosi di pillole di precarietà, le terribili Cococò. Poi in tutta fretta si tagliano le tasse agli industriali, ficcando il cuneo fiscale laddove non batte il sole ai lavoratori. In corsa si taglia via un bel po' di pubblico a vantaggio dei privati (scuola e sanità). Infine, mossa disperata, la DICOtomia, ovvero il taglio d'una società laica a scapito della morale mormona dilagante.

Non vi riveliamo la fine, come si usa nel genere, vi diciamo solo che comunque vada il lavoro sporco è stato già fatto. Qualcuno doveva pur farlo.

Scritto da Hotmetal
domenica 28 ottobre 2007

20 ottobre

Carta settimanale

In edicola da sabato 27 ottobre in tutta Italia 32 pagine–€ 2,00


Quando durerà il 20 ottobre? Secondo gli organizzatori molto a lungo.
Le opinioni di Marco Revelli,
Gabriele Polo, Piero Sansonetti, Tonino Perna, Ornella De Zordo, Alessandro Santoro, Claudio Giorno.
Storie di rom, di lavoratori Vodafone, di vicentini no base, di sindacalisti «disobbedienti».
Inoltre, un reportage dall’Argentina che si avvicina alle elezioni politiche.
E interviste a Keny Arkana, la rapper delle banliueues, e al regista cult Francis Ford Coppola.

25 ottobre 2007

Servizi socio-sanitari e rifugiati

Si allega comunicato stampa relativo alla presentazione del Rapporto di Ricerca "Servizi socio-sanitari e rifugiati" embargato alle ore 14.00 di oggi 25 ottobre 2007
Cordiali saluti

Federico Fossi Servizio Centrale SPRAR/Progetto IntegRARsiVia d'Ara Coeli 3, 00186 RomaTel. +39 06 6976 82 207Fax +39 06 6792 962www.serviziocentrale.itwww.integrarsi.anci.it

Roma, 25 ottobre 2007

COMUNICATO STAMPA

IL MEDICO DI MEDICINA GENERALE FIGURA CHIAVE PER I RIFUGIATI


E’ stato presentato questo pomeriggio a Roma il progetto di ricerca “Servizi socio-sanitari e rifugiati. Mappatura dei servizi socio-sanitari sui territori dello SPRAR”, realizzato da ANCI/Servizio Centrale in partenariato con l’Unità Psicosociale e di Integrazione di OIM – Organizzazione Internazionale per le Migrazioni e con la Caritas diocesana di Roma - Area sanitaria. Il rapporto rappresenta una prima indagine qualitativa sui servizi socio-sanitari presenti sui territori dei progetti di accoglienza del Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR) e sulle opportunità di accesso da parte dei Richiedenti Asilo, Rifugiati e titolari di protezione Umanitaria (RARU).
L’équipe dei ricercatori ha proceduto a raccogliere e analizzare 801 schede sanitarie di RARU e ha realizzato interviste con i referenti dei 102 progetti della rete di accoglienza dello SPRAR.
Dalla ricerca emerge che le persone interessate sono per il 60% uomini, principalmente nati tra il 1971 e il 1980, nonché per oltre il 77% proveniente dal continente africano. I problemi sanitari espressi sono principalmente: problemi di carattere gastro-interico; patologie odontoiatriche; problemi psichiatrici. Nel 51% dei casi i problemi/bisogni sono stati espressi direttamente dal beneficiario; nel 17,8% emersi grazie a un controllo medico. Sono principalmente richiesti: ricorso al medico di medicina generale (29.46%); visite specialistiche (25.22%); pratiche amministrative (16.35%). Il medico di medicina generale viene scelto principalmente, ricercando la combinazione tra competenza e sensibilità (68%), a conferma della centralità delle dinamiche relazionali per la presa in carico di RARU
Da evidenziare l’alta percentuale di soddisfazione sulle risposte del Sistema Sanitario e di risoluzione dei problemi sanitari: ciò conferma come il nostro sistema sia realmente universalistico ed equo. La difficoltà forse è entrarci ma questa ricerca ha espresso con evidenza quale sia la più efficace porta d’accesso: il medico di medicina generale.
Dalla ricerca emergono quindi le criticità assistenziali nel nostro sistema che sono enfatizzate proprio nella mancata risposta a soggetti più fragili: l’ambito dell’odontoiatria, quello della riabilitazione fisioterapica e protesica, quello ancora più delicato delle risposte all’area del disagio psichico. Proprio in quest’ultimo ambito emerge tutta la difficoltà del nostro sistema di rapportarsi con l’alterità culturale e in parte con la fragilità sociale.
Sul piano dell’integrazione sociale viene la conferma che tanto più si interviene sull’autonomia delle persone, ad esempio nell’ambito del collocamento lavorativo, tanto maggiore è la percezione di soddisfazione anche in campo sanitario.
Lincontro prosegue domani venerdì 26 ottobre 2007 presso la Fondazione Idente di Studi e di Ricerca, in via Aurelia 773, dalle ore 9.00.


Per informazioni: Federico Fossi, tel. 06 697682207, stampa@serviziocentrale.it

24 ottobre 2007

LA DEMOCRAZIA DEI POTENTI IN ARMI

Questo video sulla libertà di parola negli Usa gira già da un po' di tempo. Questa è la versione con sottotitoli in italiano. Quantomeno indignante.

clicca su
Democrazia USA

SXnet - mercoledì 24 ottobre 2007
2007 © SXnet

DIRITTI E LEGALITA'

Non c'è alcuna legalità senza giustizia sociale

Luigi Ciotti

Milletrecento operatori del sociale, privato e pubblico, amministratori, politici, associazioni. E otto «cantieri» di lavoro per confrontarsi, studiare, proporre. «Strada facendo 3» a Cagliari, dopo Torino (2002) e Perugia (2005), vuole essere un altro tratto di cammino. Perché questo ci chiedono le persone: essere sempre un passo più in là. Per accorciare la distanza tra la disperazione e la speranza, tra l'inerzia e il cambiamento, tra lo sfruttamento e i diritti. Ci chiedono di essere costruttori di una giustizia che si misuri anche in termini di prossimità.
E' proprio questa giustizia, oggi, a essere minacciata. Non è tanto l'evidente difficoltà a portare avanti i temi sociali più scomodi, ma il venire meno della cornice culturale che deve accompagnare il cambiamento. Emergono semplificazioni, scorciatoie. Il presente è assediato dalla paura e dal bisogno di sicurezza. C'è molta solitudine, molte forme di egoismo, sfiducia, fastidio e ostilità verso il prossimo. La cronaca parla di sassate ai campi rom, di due morti suicidi ieri in un Cpt. Noi abbiamo una grande responsabilità: le scelte sociali devono essere frutto di un processo collettivo che tiene conto di una profonda trasformazione culturale.
Il perno di questa trasformazione è la saldatura tra la libertà e la responsabilità, la capacità di vivere la propria libertà in rapporto con gli altri, non a scapito degli altri.
L'esigenza di sicurezza è sacrosanta, ma va assicurata entro le regole dello Stato di diritto e del sistema delle garanzie. Non si tratta di giustificare il crimine, ma bisogna avere il coraggio di riconoscere che chi vive ai margini, senza opportunità di integrazione, è più incline a commettere reati rispetto a chi è integrato. Tutti i dati lo confermano. In uno dei cantieri di Strada Facendo, il filo conduttore sarà proprio la sicurezza, una sicurezza che parte dai diritti e dalle responsabilità. Che non si dimentica che la vita delle persone viene prima delle leggi perché è delle leggi il fondamento.
Negli ultimi anni c'è stata una crescita della solidarietà. Confesso di essere preoccupato di questa crescita perché ho visto, al tempo stesso, una diminuzione dei diritti e delle garanzie sociali. Dunque, provocatoriamente, dico che vogliamo meno solidarietà e più diritti, cioè più giustizia. Vogliamo società più accoglienti e più giuste, più accoglienti perché più giuste. Vogliamo società che abbiano il coraggio di ripensarsi e di rifondarsi a partire dagli ultimi. Di ripartire dai più fragili, esclusi o inclusi - tante persone economicamente e culturalmente garantite, ma povere e fragili dentro - senza dimenticare la lezione di don Milani, il suo monito ad andare a cercare le persone, ma anche quella di Basaglia, che ha voluto annullare la distanza, la relazione di «potere» fra medico e malato.
La nostra sfida è quella di produrre una nuova coscienza nel segno della giustizia e della solidarietà, dei valori etici e civili. Dobbiamo dirci ancora una volta che l'accoglienza e la legalità si incontrano sul valore della giustizia. La giustizia è il filtro critico che verifica la serietà dell'accoglienza e la validità della legalità. La giustizia bisogna desiderarla, amarla, fare sacrifici per averla. Ricordando un monito del Vangelo, che può essere accolto da tutti, credenti e laici: «Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te».

Il Manifesto del 20 ott. 2007

23 ottobre 2007

MIGRANTI, CITTADINI ITALIANI

Per la libertà
e i diritti
dei migranti
Mobilitazione nazionale

27 ottobre a Brescia,

28 ottobre a Roma

La legge Bossi-Fini è ancora in vigore e non sembra ci sia la volontà di abrogarla, nemmeno di superare gli aspetti più razzisti che continuano a provocare il peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro dei migranti. Abbiamo sentito nell'ultimo anno tante promesse, nessuna si è tradotta in realtà.Nei fatti non abbiamo visto alcuna discontinuità con i governi precedenti. Anzi abbiamo assistito ad un aumento di episodi razzisti di una gravità allarmante: amministratori locali che incitano la popolazione a cacciare rom e migranti.I migranti non sono considerati persone, soggetti che vogliono affermare i propri diritti sociali e politici, ma donne e uomini da usare nelle fabbriche, nel commercio, nelle cooperative come forza lavoro precaria e sottopagata.
Da quasi due anni i migranti e le loro famiglie sono costretti a pagare centinaia di euro per ogni rinnovo del permesso di soggiorno. Gran parte di questi soldi vanno alle Poste Italiane senza che forniscano un servizio e un'assistenza adeguati. L'accordo tra lo Stato e le Poste si è rivelato solo un grande affare per le Poste e le casse dello Stato, un ulteriore costo per i migranti e un notevole allungamento dei tempi per rinnovare i permessi di soggiorno. Bisogna trasferire tutte le pratiche dalle questure e dalle Poste agli enti locali, comuni e circoscrizioni, in modo che i migranti non siano più costretti a fare umilianti code davanti agli sportelli e perché finalmente i permessi di soggiorno siano una normale certificazione amministrativa.

Il legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro continua ad essere il principale motivo della precarietà dei migranti oltre che rappresentare un costo economico e sociale eccessivo per i migranti: basti pensare che per lavorare i migranti devono avere una casa idonea con tanto di certificazione a norma degli impianti idraulico e elettrico.

La diffusione dei cosiddetti regolamenti e patti sulla sicurezza sta alimentando un clima sociale ostile nei confronti dei migranti. I CPT continuano a essere aperti e svolgere la loro funzione repressiva e di controllo della libertà dei migranti.

E' necessaria una nuova sanatoria, base di partenza per l'introduzione della regolarizzazione permanente, di tutti i migranti presenti sul territorio.

E venuto il momento che i migranti e gli antirazzisti riprendano la parola e si mobilitino in prima persona in due scadenze nazionali: il 27 ottobre a Brescia e il 28 ottobre a Roma.

Sabato 27 ottobre ore 15.00 piazza della Loggia - Brescia

· per l'abrogazione del protocollo di intesa con Poste Italiane basta dare i soldi alle poste per i permessi di soggiorno.

· per la rottura netta del legame tra il permesso di soggiorno e il contratto di lavoro, fonte di precarietà e di ricatto sui luoghi di lavoro.

· per la chiusura definitiva dei Centri di Permanenza Temporanea (CPT) in cui continuano ad essere rinchiusi i migranti che non hanno commesso alcun reato. No ai regolamenti e ai patti sulla sicurezza che colpiscono i migranti e alimentano il razzismo
· per la sanatoria e la regolarizzazione permanente di tutti/e i/le migranti presenti sul territorio

· per l' abrogazione della Bossi-Fini

· per il rimborso dei contributi pagati per chi rientra definitivamente nel proprio paese

Adesioni
Associazione Diritti per tutti (Immigrati in lotta), Coordinamento Immigrati Cgil Brescia e Provincia, Forum delle Associazioni degli Immigrati, Associazione Multietnica Castegnato, Centro islamico Vobarno e Valle Sabbia, Associazione islamica Mohammadiah, Associazione Sri Lanka-Italia, Tavolo Migranti ,Centro sociale Magazzino 47, Radio Onda d'Urto, Centro sociale 28 maggio SdL Intercategoriale, Centro islamico Bresciano, Confederazione Cobas, Associazione Sinistra Critica, Circolo Fai-Arci, Associazione Italia - Bangladesh, Giovani Comunisti Brescia, Associazione Il Maghreb, Associazione Essalam, Associazione Immigrati Franciacorta, Centro Islamico di Sarezzo, Coordinamento Immigrati Bergamo, Coordinamento Migranti Bologna, Gruppo Migranti Torino, Rete Cittadini di Fatto Milano, Laboratorio antirazzista L'Incontro La Spezia, Coordinamento Migranti Vicenza, Federazione RdB/CUB, Aiscafrica Modena, Associazione Ci Siamo Anche Noi, Coordinamento Nazionale di Organizzazioni ed Associazioni Peruviane in Italia, Cooperativa Pavese Sicurezza e Solidarietà, Associazione Dimensioni Diverse - Milano, Partito Umanista di Milano, Coordinamento Nord Sud del mondo Milano, Prc Federazione di Brescia, Associazione Interculturale Todo Cambia Milano, Associazione lavoratori senegalesi della Vallesabbia, Comunita Immigrati Valcamonica, Kollettivo Studenti in Lotta di Brescia, Le Scuole Senza Permesso di Milano, Collettivo studentesco aca'toro Mantova, Mantovantagonista, Collettivo femminista colpo di streghe di Mantova, Centro delle Culture, ADL Padova-Verona-Treviso, Coordinamento Migranti Verona, Razzismo Stop,

21 ottobre 2007

1 MILIONE DI PERSONE DI TUTTE LE ETA'


ROMA
20 OTTOBRE,
io c'ero
Scritto da daniela

Stamani avevo ancora tanto sonno. Ma è stato davvero un bel risveglio.
Perchè non è stato un sogno. Ieri ero davvero a Roma, ieri ho visto davvero una delle manifestazioni più belle. Si dice sempre, è vero. Però stavolta c'era qualcosa in più. Non c'era solo un no, un milione di no. C'era la voglia di costruire un futuro diverso, la voglia di dire ci siamo, siamo qua, siamo tanti. Tante bandiere, ma per dire di andare oltre quelle bandiere. Tanto rosso, che rimarrà sempre il nostro colore. Ma cercando quel filo (rosso) che unisce un popolo che descrive molto bene una giornalista dell'unità oggi, raccontando chi era a Roma:
C’erano i precari ma anche i loro genitori che, per aiutare i figli, si ritrovano anch’essi a dover vivere una imprevedibile precarietà. C’erano i lavoratori di grandi aziende che davanti a sé hanno la fine di un contratto e quelli ormai prossimi alla pensione. C’erano le donne che lottano per non essere discriminate ma anche contro la violenza. I bambini nelle carrozzine con il tettuccio alzato a proteggerli dal freddo improvviso. Cani al guinzaglio, anche loro con un look di lotta. Gli striscioni della Val di Susa contro la Tav e quelli di Vicenza contro l’ampliamento della base militare. C’era anche il cartello estremo e solitario di una precaria che inneggiava al ritorno di Berlusconi «così la sinistra ricomincia a pensare». Anziani in un lento incedere. Pronti al ballo ed al coro i più giovani. Hanno sfilato per ore gli operai. Al fianco dei rappresentanti di quella piccola borghesia che solo fino a poco tempo fa credeva di essere indenne dai problemi della quotidianità. Ed ora si trova a fare i conti con la difficoltà di scavallare la quarta settimana del mese coniugando le troppe rinunce e le legittime curiosità. I nuovi poveri. Un popolo colorato. Un po’ arrabbiato. Molto disponibile al dibattito. Un popolo che ci ha tenuto a mostrare la sua faccia vera. Fatta di storie che, sarebbe bello, potessero tutte a lieto fine.
C'era la gente. E sicuramente c'erano persone che domenica scorsa sono state a votare e molte altre (ce lo dice la matematica più che l'istinto), che al referendum non hanno votato o hanno votato sì. Culture diverse? Quelle probabilmente stanno altrove. Quello che ho visto arrivare a piazza san giovanni era un unico popolo, che rende sempre più assurde e anacronistiche divisioni che appartengono, stavolta sì, alla fine del '900. Chi non c'era perchè non poteva sa che chi era in piazza era lì anche per l*i. Non come altre volte, quando tutti siamo scesi a Roma per difendere un articolo fondamentale sperando che tutti poi sarebbero stati al nostro fianco per aiutarci ad averlo quell'articolo. Adesso, invece, chi c'era c'era per tutti coloro che non potevano.

20 ottobre 2007

LA SINISTRA IN PIAZZA PER UN GOVERNO UTILE AI DEBOLI

1 MILIONE DI DONNE E UOMINI CONTRO
LA PRECARIETA' E TUTTE LE INGIUSTIZIE

19 ottobre 2007

STAMPA GUERRAFONDAIA

GIORNALI IN TRINCEA

Paolo De Gregorio – 18 ottobre 2007

Nel panorama italiano della “libera stampa” (libera di dire ciò che gli ordinano i padroni della medesima), vi è il maggior quotidiano, per tiratura, il Corriere della Sera, famoso per aver offerto spazi eccezionali alla clerico-fascista guerrafondaia Oriana Fallaci,che si muove come un partito politico, apertamente ed esageratamente filo-atlantico, che non va a cercare notizie, punti di vista a confronto, origine dei problemi, ma propaganda TESI POLITICHE a favore della strategia USA. Risulta incredibile il pensiero personale di Franco Venturini nell’editoriale di oggi, 18 ottobre, che agisce da agit-prop e non da giornalista, che recita così: “l’Iran vuole conquistare il riconoscimento di primaria influenza regionale, l’America questo non può permetterlo perché ne risulterebbe diminuita la sua influenza con annessi rischi energetici. E in casi del genere una superpotenza sa cosa fare.” Il partito dell’attacco “PREVENTIVO” all’Iran, che come ogni paese ha diritto a possedere armi che altri stati già posseggono, nella sua cellula del Corriere della Sera, già lavora a preparare l’opinione pubblica alla inevitabilità di questa aggressione preventiva con il solito arsenale di falsità sui pericoli che corre il “mondo libero”. Benzina sul fuoco in una situazione in cui Bush parla di 3° guerra mondiale, dove Putin pone il veto su una eventuale aggressione all’Iran, ed è di pochi giorni fa un bombardamento israeliano in territorio siriano, umiliante e frustrante per la Siria, e la Turchia si appresta ad invadere il Kurdistan irakeno. Come al solito, per chi le vuole vedere, le ragioni di queste gravi tensioni sono elementari e sempre le stesse: vi è una falsa democrazia, gli Usa, che con la forza militare vuole mantenere controllo e privilegi su parti del mondo lontanissime dal proprio territorio, per stravolgere proprio le leggi del “libero mercato” che prevedono che ogni paese sia LIBERO di vendere a chi gli pare il suo petrolio e che per questa sua materia prima possa essere pagato nella moneta che desidera. Paradossalmente proprio il paese capofila del capitalismo e della cultura del mercato libero, da 50 anni, impone al mondo il dollaro come moneta obbligatoria con cui denominare il petrolio, il cui prezzo viene fissato a New York e a Londra da due sole borse di proprietà degli Usa (Nimex e Ipe) E’ inutile scomodare lo scontro tra civiltà, tra religioni, la ridicola minaccia che tra qualche anno l’Iran avrà la bomba, il terrorismo. Sono tutte sceneggiate per non confessare i biechi interessi di continuare a difendere il dollaro e di mantenere il controllo su più della metà del petrolio mondiale. La cosa misteriosa invece è il calcolo politico dei dirigenti iraniani, che puntano ad una arma che non può essere usata, mentre non hanno ancora la benché minima capacità di resistere ad un attacco aereo o missilistico che può essere operato in qualsiasi momento, conoscendo il cinismo e la storia degli Usa. L’Iran odierno può essere portato all’età della pietra da una campagna di bombardamenti americani, senza che un solo marine prenda terra, e senza nessuna perdita di piloti. La tentazione americana di fare questo passo è straripante, per vendicare il fallimento in Irak ed è l’occasione per Bush per appuntarsi la medaglia di aver fermato la “minaccia degli ayatollah”. Le basi e le portaerei sono già lì, sembra brutto non utilizzarle! Personalmente, se fossi un dirigente iraniano, userei denaro e militanti per destabilizzare i regimi filoamericani dell’Arabia Saudita, del Pakistan, e dell’Egitto, che sono regimi debolissimi e in crisi identitaria, e penserei a progettare e produrre armi DIFENSIVE che facciano pagare caro qualsiasi attacco esterno. Ma si sa, FIDES et RATIO difficilmente convivono e la prepotenza imperialista è lì pronta ad approfittare di ogni errore e ogni contraddizione.

18 ottobre 2007

PRECARIETA' E INCIVILTA'


MENTRE IN ITALIA I POTERI FORTI AL GOVERNO E ALL'OPPOSIZIONE GIOCANO CON LA VITA DELLE PERSONE

La «legge 30» condannata anche dall’Onu

«Con il pretesto della flessibilità per modernizzare il mercato del lavoro, la legge 30 del 2003 ha creato una situazione di precarietà preoccupante. Secondo le statistiche ufficiali, i contratti a termine sono diventati quasi l’unico modo che hanno i giovani di trovare un impiego ma poi è raro che questi si traducano in lavori stabili, con un rapporto di uno a 25. Stanno aumentando le distorsioni del mercato del lavoro, specialmente nel sud del paese dove la diminuzione del tasso di occupazione ha raggiunto livelli allarmanti». Non sono le considerazioni note della sinistra radicale o dei metalmeccanici Fiom, critici sul Protocollo del governo perché conserva gran parte della legge 30, ma le osservazioni della Commissione di esperti dell’International labour organisation, Ilo, agenzia delle Nazioni unite per i diritti del lavoro, che ha preso in esame il caso italiano.

È passata quasi inosservata la notizia che il nostro governo, tramite il ministro Damiano, è stato convocato in un’audizione speciale nel corso della 96° Conferenza internazionale del lavoro, a giugno a Ginevra, per discutere della situazione in Italia e degli effetti della legge 30, che ha suscitato non poche perplessità nella comunità internazionale. L’Ilo, lo ricordiamo, ha un ruolo normativo e di controllo sull’applicazione delle norme internazionali, oltre che di sostegno ai governi impegnati nel perseguimento del «Lavoro dignitoso», Decent work, contro la deregolamentazione dell’occupazione e la negazione dell’intervento pubblico di protezione sociale. Dai verbali dell’audizione italiana, emerge con chiarezza «l’incompatibilità» delle riforme del governo Berlusconi rispetto alla Convenzione 122 sulle politiche del lavoro. La Convenzione, ratificata dall’Italia nel 1971, impone agli Stati membri l’adozione di «programmi diretti a realizzare un impiego pieno, produttivo e liberamente scelto» e in generale «l’elevazione dei livelli di vita, attraverso la lotta alla disoccupazione e la garanzia di un salario idoneo».

Invece, secondo la Commissione composta da 20 giuslavoristi di tutto il mondo, «l’unico fine perseguito dal vecchio governo è la liberalizzazione del mercato del lavoro secondo un modello di contrattazione sempre più individualizzata, a discapito di politiche territoriali di sviluppo nell’industria e nella ricerca, fondamentali per assicurare competitività nei settori innovativi, anziché cercare di competere con le economie emergenti sul costo del lavoro». Pertanto, dopo avere ascoltato sindacati e imprese, dopo una valutazione della legge 30 e delle sue forme contrattuali, dopo un’analisi dei dati sull’andamento dell’occupazione italiana, la Commissione ha dato le sue indicazioni, individuando alcune priorità da seguire per rimediare ai danni dell’ultima riforma e rispettare la Convenzione 122. In sintesi, è stato richiesto «un ritorno alla centralità del rapporto di lavoro a tempo indeterminato come forma tipica di occupazione», attraverso una concertazione che vada a beneficio dei lavoratori, in termini di condizioni salariali e di vita, e non solo delle imprese. Inoltre, sono da affrontare con urgenza i problemi del lavoro irregolare, le persistenti disparità territoriali e di genere nell’occupazione, la dispersione scolastica, la disoccupazione di lunga durata, i bassi livelli di istruzione e, come indicato dal sindacato, la questione dell’età pensionabile, non risolvibile con scaloni più o meno alti, ma con forme migliori di flessibilità in entrata e in uscita. Il governo dovrà presentare un rapporto dettagliato sulle misure prese in questa direzione e sul loro impatto.

Tuttavia, a parte un’effettiva ripresa del dialogo sociale, non sembra che il Protocollo sul welfare sia in linea con le osservazioni dell’Ilo riguardo alle modifiche radicali della legge 30, che poi coincidono con le posizioni iniziali del sindacato e della sinistra, tutta, ai tempi del governo Berlusconi. «Anche se le indicazioni non vanno nel dettaglio degli strumenti da adottare, con il Protocollo siamo ancora molto lontani dalle raccomandazioni che la Commissione di esperti ha dato», conferma Leopoldo Tartaglia del dipartimento internazionale Cgil e delegato del sindacato confederale alla Conferenza, coerente con i contenuti della piattaforma sindacale Cgil, Cisl e Uil di giugno. È interessante notare che «i rappresentanti della Confindustria presenti a Ginevra non hanno fatto commenti sulla descrizione della situazione italiana - racconta Tartaglia -, anzi hanno detto di apprezzare le intenzioni del governo attuale di combattere il lavoro precario e irregolare». All’audizione dell’Ilo non ha partecipato il ministro Damiano, seppure convocato formalmente, ma Lea Battistoni, che al ministero è direttore generale del mercato del Lavoro. Dopo avere premesso che il nuovo esecutivo è in carica da troppo poco tempo per mostrare già i risultati delle proprie politiche, Battistoni ha rassicurato la Commissione spiegando che le richieste dei sindacati erano state prese in considerazione e che non c’è motivo di preoccuparsi per il mancato rispetto delle convenzioni internazionali da parte dell’Italia: «Questa discussione – ha detto – sembra appartenere al passato, a un altro governo».

GOVERNO, SINDACATO, CONFINDUSTRIA

WELFARE, REFERENDUM, 20 OTTOBRE
UN CONSIGLIO
Come rispondere a chi dice assurdità riguardo protocollo, referendum, 20 ottobre…
Da qualche giorno sentiamo dire insistentemente le seguenti parole “va rispettato il pronunciamento democratico di milioni di lavoratori, il protocollo Damiano non si tocca”.
Al di là del fatto che lo stesso è stato ritoccato, e in peggio, sul tema della precarietà dietro il ricatto bello e buono di Confidustria, resta davvero qualcosa di straordinariamente clamoroso e inafferrabile nelle discussioni di questi tempi.
E a tutta questa gran confusione -che gran parte dei media e i cosiddetti “esperti di settore” non fanno che acuire- basterebbe forse replicare con una secca quanto stringente questione.
Ma davvero vogliono farci credere che il protocollo Damiano darà una qualche speranza alle tante e ai tanti precari di questo paese? Giovani e meno giovani? Davvero vogliono sostenere ancora la balla dello scontro intergenerazionale?
Questo è il consiglio.
Mi spiego.
In queste ore che ci separano dal grande appuntamento del 20, a chi vi dirà “ma ormai la manifestazione è inutile” voi ponetegli seccamente e senza timori le questioni cui sopra si allude.
Scommette che nessuno, che non sia un cattiva fede, potrà darvi torto e alla fine converrà con voi nel dire che il 20 ottobre serve eccome.
Per i precari,per i migranti,per i pensionati,per l’ambiente, per la pace…La piena riuscita della manifestazione di sabato serve a tutte e tutti.
Sentitevi responsabili, ne vale del nostro futuro…

Ci vediamo tutte e tutti a Roma. Ore 14.00 piazza della Repubblica.
scritto da FREE20
18 ottobre 2007

17 ottobre 2007

ALLARME DEGLI PSICOLOGI NELLE CARCERI

Le carceri scoppiano

Susanna Marietti
Associazione Antigone

Nei primi cento giorni dello scorso anno i suicidi sono stati il 67% delle morti in carcere. L'indulto votato solo un anno e mezzo fa è servito da traino per riempire di nuovo gli istituti appena svuotati. Proprio ieri il Ministero della Giustizia ha sventolato con la mano destra i dati delle carceri di nuovo sovraffollate. Lo stesso Ministero che con la mano sinistra ha stilato una parte del pacchetto sicurezza presto in discussione in Consiglio dei Ministri

Gli psicologi penitenziari si apprestano a stilare un documento rivolto al Governo nel quale denunciano lo stato di crisi in cui versano le loro attività, con tutte le conseguenze che ciò si porta dietro. Lo hanno raccontato ieri in una conferenza stampa romana organizzata dal Consiglio nazionale dell'Ordine degli psicologi e dall'Associazione unitaria psicologi italiani. Le risorse umane ed economiche che vengono destinate al settore non permettono di dedicare a ciascun detenuto più di 12 minuti al mese. Troppo pochi, per far fronte a quella fucina di malesseri psichici che è la vita penitenziaria. L'Osservatorio sulle carceri di Antigone ha rilevato come gli ansiolitici siano di gran lunga i farmaci più distribuiti nelle galere, andando a coprire con creatività ogni sorta di male.

E, infatti, nei primi cento giorni dello scorso anno i suicidi sono stati il 67% delle morti in carcere. E, infatti, l'aggressività all'interno delle carceri crescerà al punto da lasciar prevedere disordini significativi nei prossimi anni. Quegli stessi disordini che la povera legge Gozzini, periodicamente sotto i cannoni di calcolatori e interessati allarmisti, si riproponeva di contenere. La legge era nata per rispondere a un pensiero complessivo della pena, che la voleva ancor più rispondente alla funzione rieducativa assegnatale dalla Costituzione di quanto non lo fosse dopo la sola riforma di undici anni addietro, e si sforzava di proporre al detenuto un percorso penitenziario tale che l'intraprenderlo fosse conveniente tanto per lui quanto per la società esterna. Le dure rivolte penitenziarie vissute nel decennio precedente divennero memoria storica. La legge funzionò tanto sotto questo versante quanto sotto quello della reintegrazione in società dei detenuti sottoposti a misure alternative, infinitamente meno recidivi di coloro (purtroppo moltissimi) per i quali non si ebbe la possibilità o il coraggio di applicare la legge Gozzini.
Un pensiero complessivo della pena, viveva dietro quella legge. Un pensiero complessivo della pena, è quello che oggi, e da tanto tempo ormai, manca nella gestione politica del sistema penale e penitenziario. Gli psicologi penitenziari, operatori carcerari che dovrebbero essere inseriti in una conduzione integrata della quotidianità detentiva, sono costretti a uscire dalla cornice e a raccontarci che quei disordini che il legislatore volle impedire attraverso un progetto organico rientrano dalla finestra a causa di una semplice inedia di conduzione. Non si sono stanziate risorse per l'assistenza psichica, e quella che poteva essere una direzione comune verso cui il sistema si incamminava va slabbrandosi nelle tante problematiche dei singoli detenuti. Solo 404 psicologi sono pochi per 46.000 detenuti, già 2.000 in più di quelli che le carceri potrebbero contenere. La rapsodicità politica e amministrativa trova qui un altro esempio. L'indulto votato solo un anno e mezzo fa è servito da traino per riempire di nuovo gli istituti appena svuotati. Proprio ieri il Ministero della Giustizia ha sventolato con la mano destra i dati delle carceri di nuovo sovraffollate. Lo stesso Ministero che con la mano sinistra ha stilato una parte del pacchetto sicurezza presto in discussione in Consiglio dei Ministri. Un'altra parte riguarda la criminalità organizzata.

Ancora ieri, dagli Stati Uniti arrivava la notizia che un italiano detenuto non ci sarebbe stato restituito per il pericolo che avrebbe corso di venire sottoposto al durissimo regime penitenziario del 41 bis. L'Italia rischia di violare le convenzioni internazioni in materia di tortura, ci è stato detto. Mastella questo lo sa bene, se solo pochi mesi, in audizione davanti alla Commissione parlamentare antimafia, raccontò del suo proposito, sì, di inasprire il 41 bis, ma di farlo sottovoce e a passi felpati, per non incorrere nei rimproveri della Corte europea dei diritti umani, già in passato schivati per un pelo.

Ora siamo alla vigilia di un possibile nuovo pacchetto sicurezza. Rivolgiamo un appello a tutte le forze di sinistra affinché impediscano ulteriori stravolgimenti in senso illiberale del nostro sistema di giustizia.

17/10/07

da Aprileinfoline

SALUTE DELLA DEMOCRAZIA

L'incredibile farsa

Pietro Ancona - 17 ottobre 2007

PD, Nascita del caudillismo all'italiana

Siamo in presenza di una manipolazione della democrazia che non conoscevamo, non abbiamo mai conosciuto nelle proporzioni di questo ottobre dal referendum sul protocollo del 23 luglio alle primarie per la elezione del Segretario del PD il primo Segretario di un Partito politico che viene eletto non dagli iscritti o dagli organismi (Congresso, Comitato Centrale) ma dalla piazza, una piazza nella quale votano per la prima volta ragazzi di 16 anni. Numeri astronomici ( quattro milioni di si incontrollati per incatenare per sempre alla legge Biagi i lavoratori; settantacinque per cento per un Segretario. E' vero che l'antica grecia aveva l'agorà ma (sebbene l'elettorato civico fosse limitato) si eleggevano organismi e mai persone.
La misura della degenerazione di questa antidemocrazia è legata al fatto che tutti i concorrenti di Veltroni sapevano di non avere alcuna possibilità di farcela dal momento che anche loro avevano deciso per Veltroni e che il loro "piazzamento" ha valore soltanto per la gerarchia oligarchica del Partito. Una incredibile farsa!
Rosy Bindi, Letta e i due di cui non ricordo il nome l'hanno fatto per la "carriera"!!

Non mi convincerò mai all'idea che stiamo assistendo ad una fase bellissima della democrazia come vogliono farci credere i massmedia che da mesi ci martellano e ci lavano accuratamente il cervello in vista dell'evento mirabolante.
Intanto quando si recano a votare i cittadini il Segretario ha spiazzato qualsiasi controllo futuro del suo Partito:nessun organismo potrà criticarlo, se necessario dimissionarlo dal momento che non ne avrebbe i poteri. I poteri sono delegati a cinquanta milioni di cittadini cioè a nessuno!!
Noto come i massmedia controllati dalla Confindustria si stropicciono le mani per la contentezza ed "assugliano" (siciliano: "assugliare fare " come Jago con Otello a danno di Desdemona) Veltroni contro la sinistra "estremista", "radicale", massimalista", ricattatrice.....
C'è voluto un grande apparato di mezzi per svuotare completamente di ogni contenuto la democrazia. Non mancano che l'abolizione della Costituzione (panebianco), leggi tipo "incarcera e butta la chiave", abolizione del diritto dei lavoratori ad avere un contratto.
Pare che la Post Democrazia USA e la Costituzione di Putin siano fortemente invidiate ed agognate!

13 ottobre 2007

CONSULTAZIONI A PERDERE

Vi invio una mia vignetta per un'eventuale pubblicazione sul vostro giornale. Cordiali saluti
Ferdinando Gaeta

11 ottobre 2007

DOMENICA 14 OTTOBRE A NAPOLI

PER LA SICUREZZA SUL LAVORO

Gentilissimi, tutti voi, nello scorso Aprile, avete prontamente sottoscritto una petizione da noi lanciata che puntava ad assumere 1000 nuovi ispettori del lavoro per fermare latragica escalation di infortuni mortali che stava insanguinando l'Italia durante ilprimo trimestre del 2007. Avete espresso una tensione partecipativa importante, cheha determinato una inversione di tendenza spingendo il Governo ad avviare nuovamentele immissioni di personale ispettivo. Pensiamo che il vostro contributo sia necessario anche oggi.
Domenica 14 ottobre in P.zza Dante a Napoli, il movimento politico La Sinistra organizza una giornata di dibattiti ed incontri sui temidella sicurezza sui luoghi di lavoro, sulla legalità , sull' antimafia sociale,finanza etica, scuola e nuovi modelli educativi, la giornata si chiuderà con unconcerto di Elio e le Storie Tese. Mentre saranno in corso le elezioni primarie delPartito Democratico, a Napoli le persone che non si ritrovano nel perimetro politicodisegnato da Walter Veltroni sono invitate in piazza Dante per dare vita ad una discussioneorizzontale sui temi che ci uniscono, sulle battaglie in atto e quelle da lanciareper avvicinare finalmente le istituzioni alla società reale.

Quindi invitiamo tuttii residenti in Campania a recarsi in piazza Dante il 14 ottobre per partecipare al cambiamento, chiediamo inoltre a tutti i non residenti in Campania di aderire all' iniziativa sottoscrivendo l' apposito form all' indirizzo

7 ottobre 2007

LAVORATRICE, LAVORATORE, PENSIONATO, PENSIONATA: VOTA NO

Welfare, Ferrero: o cambia o non lo voto

Assemblee calde, il No cresce tra gli operai

Nelle grandi fabbiche proteste e fischi contro il protocollo. I tre segretari di Cgil, Cisl e Uil prendono atto e annunciano: modifiche possibili. Il governo possibilista. Ma da Confindustria arriva il diktat: accordo intoccabile. Martedì il "Precary Day" una consultazione alternativa sugli accordi di luglio rivolta a precari e senza diritti

Il muro attorno al protocollo di luglio comincia a sgretolarsi. I tre segretari di Cgil, Cisl e Uil Epifani, Bonanni e Angeletti hanno cominciato a far cadere qualche rigidità. Del resto, la pressione del fronte del "No" anche ieri si è fatta sentire. Nei luoghi di lavoro, a cominciare dalla Piaggio di Pontedera, il "fischiometro" è tornato su valori alti. Intanto, dal governo arrivano segnali positivi. Per il ministro Ferrero, se il testo rimane tale e quale «non ci sono le condizioni per votarlo». Gli fa eco il segretario del Prc Franco Giordano: «Il giudizio è negativo e con le altre forze della sinistra chiediamo modifiche sia sulla parte previdenziale sia sulla parte del lavoro». Anche il presidente del Consiglio Romano Prodi è incappato, in qualche modo, nella contestazione. E' accaduto a Torino dove un prete-operaio, don Gianni Oderda, delegato Fiom dell'Avio, gli ha consegnato il documento in cui il "Comitato Rsu per il no" ribadisce la sua contrarietà al protocollo sul welfare.

1 ottobre 2007

SOMMARIO SETTEMBRE

  • POLITICHE SOCIALI vota NO al referendum sindacale sul walfer
  • OMICIDI QUOTIDIANI morti bianche un problema etico
  • POLITICHE MIRATE a Torino si sperimentano le narcosale
  • COMITATO ETICO scienza e vita delegate al Vaticano?
  • SOLIDARIETA' da Medi Senza Frontiere utile consulenza al ministro Ferrero
  • VERSO IL 20 OTTOBRE si può fare diversamente a sinistra
  • 20 OTTOBRE la forza fa l'Unione
  • PROVVEDIMENTI ANTISMOG ci aiutano a respirare o ci mungono come mucche?
  • INVITO DALLA CAMPANIA un anno scolastico contro la camorra
  • MORTI SUL LAVORO la strage quotidiana continua nel silenzio dei media
  • MANIFESTAZIONE 20 OTTOBRE "vorrei svegliarmi il 21 ottobre"
  • PETIZIONE BENI COMUNI lettera a lavoroesalute dai sindacati
  • GLOBALIZZAZIONE vs SALUTE la Novartis contro i farmaci generici
  • POLITICHE SANITARIE in un film l'analisi del mortale sistema USA
  • SANITA' PUBBLICA anche al Servizio Sanitario pugliese serve uno scossone
  • VERSO IL 20 OTTOBRE documento di convocazione
  • SU LIBERAZIONE parla Ingrao, non bisogna aver paura della piazza
  • EUROPA quali politiche sanitarie contro la privatizzazione in atto
  • SICUREZZA LAVORO lettera al ministro dai Rappresentanti dei lavoratori
  • POLITICHE REPRESSIVE E LAVAVETRI uno schifo irrefrenabile .....