29 settembre 2007

POLITICHE SOCIALI

Contro la precarietà del lavoro e i tagli allo stato sociale, per i diritti, il salario, le pensioni

Vota NO al referendum sul protocollo del 23 luglio


- Nel 1985 al referendum sul taglio alla scala mobile, che allora tutelava i salari dall’inflazione vinse il sì: da allora per i salari è NON andata meglio

- Nel 1993 al referendum sull’accordo per la concertazione che legava i salari all’inflazione programmata e alla produttività e che introduceva il lavoro flessibile vinse il Sì: da allora per i contratti e per i diritti NON è andata meglio

- Nel 1995 al referendum sulla riforma Dini delle pensioni, che portava a 57 anni l’età minima per andare in pensione e che introduceva il disastroso calcolo contributivo per le future pensioni dei giovani, nonostante il no dei metalmeccanici, vinse il Sì: da allora per le pensioni dei giovani e di chi lavora senza privilegi NON è andata meglio.

2007, referendum sull’accordo del 23 luglio. Questa volta vota NO!

L’accordo del 23 luglio:

- non elimina lo scalone “Maroni”: una parte dei lavoratori all’inizio potrà andare in pensione a 58-59 anni, ma poi l’età pensionabile salirà e a partire dal 2013 (un anno prima di quanto prevedeva lo scalone) tutti dovranno andare in pensione a 62 anni. Con l’introduzione di finestre che prima non c’erano, viene anche peggiorata la pensione di vecchiaia per le donne e per gli uomini: le donne andranno in pensione dopo i 60 anni e gli uomini anche oltre i 65.
- non risolve il problema dei lavori usuranti: solo 5.000 lavoratori all’anno in 10 anni potranno usufruire di uno sconto sull’aumento dell’età pensionistica (vuol dire che alla fine nessuno potrà andare in pensione prima dei 58-59 anni di età);
- taglia ancora le pensioni dei giovani: è stata introdotta, a partire dal 2010, la revisione automatica dei coefficienti di calcolo delle pensioni. Questa misura colpisce proprio le pensioni dei più giovani, che a partire dal 2010 ogni tre anni verranno riviste al ribasso. Già è previsto un taglio del 6-8%;
- conferma le leggi sulla precarietà del lavoro: viene consolidata la pratica di rinnovare all’infinito i contratti precari. Basterà una firma sindacale per prorogare i contratti a termine oltre i 36 mesi. Non ci sono limiti all’uso del lavoro interinale e dei contratti a progetto. Nulla si fa per gli appalti e i subappalti, attraverso i quali le grandi aziende, pubbliche e private, aggirano i diritti dei lavoratori;
- aumenta l’orario e rende più flessibile il salario: le misure a sostegno della competitività favoriscono la flessibilità e l’incertezza dei salari e l’aumento dell’orario di lavoro. La detassazione sui salari riguarda solo la parte totalmente variabile del premio di risultato, invece che gli aumenti certi e per tutti dei contratti nazionali. La riduzione dei contributi sullo straordinario danneggia l’Inps e favorisce l’aumento dell’orario di lavoro ai danni della salute e dell’occupazione.

Possono votare tutti i lavoratori e le lavoratrici dipendenti, i pensionati e le pensionate
i precari e le precarie

Puoi votare sul tuo luogo di lavoro oppure nel territorio presso le sedi sindacali o istituzionali (comuni, quartieri, circoscrizioni …), i giorni 8, 9 e 10 ottobre.
Per votare basta esibire la busta paga, il libretto di pensione o l’attestato dell’ufficio di collocamento o documenti analoghi che attestino la tua condizione di lavoro.

28 settembre 2007

OMICIDI QUOTIDIANI SUL LAVORO

Morti bianche,
un problema etico

Tra ieri e oggi altri tre morti sul lavoro: due a Brescia, uno all'Aquila. Il "luogo del delitto" ancora una volta i cantieri edili, dove il lavoro è oggettivamente più a rischio che altrove, ma anche dove le misure di sicurezza - a causa del selvaggio sistema di subappalti - sono generalmente disattese.Il Parlamento ha approvato una buona legge delega ma, purtroppo, non ha potuto dispiegare la sua efficacia perché il Governo ha nove mesi di tempo per varare i decreti delegati. L'unica cosa che possiamo fare è premere perché si faccia più velocemente possibile.
E' tuttavia vero anche ciò che stamane ha affermato il ministro Ferrero, e cioè che all'impresa italiana, soprattutto a quella piccolissima, manca nel campo della prevenzione degli incidenti quel senso etico della responsabilità che sarebbe necessario. "Le buone leggi - ha dichiarato Ferrero - sono fatte per essere violate. Non possiamo mettere un ispettore del lavoro in ogni azienda".Per estirpare questa dolorosissima malapianta delle "morti bianche", certo ci vogliono le leggi (e si è cercato di farle), ma anche un salto di qualità morale e civile del Paese, a cominciare da chi ha la responsabilità delle imprese.
A questo compito di sensibilizzazione intende contribuire anche la Commissione d'inchiesta del Senato, che sta procedendo in un accurato lavoro di conoscenza e approfondimento. E' però altresì auspicabile che la Commissione d'indagine sul lavoro in Italia, costituita dai Presidenti di Camera e Senato e presieduta da Pierre Carniti, insediatasi proprio oggi, metta il dramma delle morti sul lavoro al centro delle sue analisi sui cambiamenti cui il lavoro è andato incontro in questi ultimi anni.Un'azione di sensibilizzazione va promossa anche verso i mezzi di comunicazione che, al di là delle apparenze, sono ancora troppo distratti in materia, come dimostrato da una bella indagine diretta da Paolo Ciofi per conto della Provincia di Roma.Ma ciò di cui soprattutto c'è bisogno è una lotta decisa alla precarietà, al lavoro nero, alla svalorizzazione del lavoro, all'insieme di fenomeni che da anni affliggono il mondo della produzione e dei servizi nel nostro Paese.
Da questo punto di vista anche nel centrosinistra ci sono troppe timidezze, una subalternità alle ricette neoliberiste sulla flessibilità che non aiutano la maturazione di uno spirito pubblico avvertito, capace di far sentire la sua riprovazione nei confronti di chi si rende responsabile dell'assenza di tutele sui luoghi di lavoro.Una ragione in più perché si realizzi quella svolta nell'azione di governo che la sinistra da tempo invoca.

Piero Di Siena

27 settembre 2007

POLITICHE MIRATE ALLA PREVENZIONE

Torino, si discutono le narcosale

Al consiglio comunale della città è stata presentata da venti consiglieri del centrosinistra una mozione per sperimentare le shotting room. Un' ipotesi che trova favorevoli il sindaco Chiamparino, la ministra Turco e il ministro Ferrero. Levata di scudi del centrodestra

A Torino si è cominciato a discutere di narcosale, più comunemente conosciute come "stanze del buco". Sono stati venti, infatti, i consiglieri di maggioranza che a Palazzo Civico hanno sottoscritto una mozione per invitare l'amministrazione comunale a "predisporre un piano di sperimentazione di sale del consumo rivolte ai consumatori di sostanze illegali con l'obiettivo di intercettare più facilmente i fruitori e ridurre il consumo in luoghi pubblici non idonei". Un tema che tornerà ad essere dibattuto nella stessa commissione Servizi sociali e gioventù fra due settimane, dopo aver ascoltato anche il parere di psicologi e medici che operano nel settore, ma che ha già scatenato la canea politica soprattutto da parte del centrodestra, locale e nazionale.
Sull'esperimento si è comunque registrata una sostanziale convergenza della varie forze che animano la maggioranza di centrosinistra, come dichiarato dallo stesso Marco Grimaldi, esponente di Sinistra Democratica e primo firmatario della mozione. "Il primo passo è stato fatto - ha spiegato al termine della riunione odierna - e la decisione di procedere ad una nuova riunione congiunta delle commissioni per ascoltare nuovamente medici ed operatori va a nostro vantaggio, poiché proprio da loro è venuta la proposta di trovare soluzione sperimentali e alternative al problema droga". "Inoltre - ha concluso - ci fa ben sperare l'apertura fatta dal capogruppo dell'Ulivo in Sala Rossa che pure non era tra i firmatari del documento". Del resto, è stato lo stesso Andrea Giorgis ad avviare la discussione dopo la presentazione del documento, riconoscendo però al tentativo di allestire delle narcosale un valore specifico. "Si alle narcosale - ha sottolineato il capogruppo dell'Ulivo - come luogo dove far emergere il problema del crescente consumo di droga, ma non siano queste un luogo dove l'uso di stupefacenti viene legittimato, perchè deve essere chiaro a tutti che l'obiettivo delle istituzioni è far capire ai cittadini non solo che drogarsi non è un bene, ma che di fronte al problema non si è indifferenti".
Compattamente contraria l'opposizione, con Lega e An a guidare la protesta del fronte scetticista e critico. "Una provocazione illegale", una proposta "delirante, criminale e criminogena", l'ha stigmatizzata il capogruppo aennino Agostino Ghiglia; mentre la forza padana, per voce di Mario Carossa, e soprattutto per quella del suo segretario regionale Roberto Cota, ha parlato di Torino come "un modello negativo di una società che si disgrega", avanzando inoltre al Comune la richiesta di preferire alle narcosale "una struttura di recupero, magari insediandola proprio in una delle zone cittadine in emergenza droga".
Per il momento il sindaco della città Sergio Chiamparino si è detto favorevole a patto che le narcosale rispondano a requisiti specifici. Per lui, infatti, "deve essere innanzitutto un progetto sperimentale rivolto ai tossicodipendenti cronici e che va verificato strada facendo", oltre a dover essere inserito "in un contesto di assistenza sanitaria, psicologica e sociale che si configuri all'interno di un percorso di recupero del tossicodipendente che in ogni caso deve essere consenziente".

Le cosiddette shotting room incassano il sostegno dei ministri della Salute e della Solidarietà sociale. Per Livia Turco soltanto attraverso la sperimentazione si potrà valutare "l'efficacia di questa iniziativa", che però, ci tiene a precisare, "non c'entra con l'antiproibizionismo, ma è una proposta di sanità pubblica già praticata in molti Paesi europei, anche dove vigono politiche proibizioniste. L'obiettivo - prosegue il ministro - è di non lasciare ai margini le persone che non sono uscite dal tunnel della tossicodipendenza, alimentando l'illegalità". Per Paolo Ferrero le shotting room rappresentano un primo importante passo per abbandonare il "terreno ideologico e tener conto delle evidenze scientifiche", come accade già in diversi Paesi europei "dove è stato adottato questo approccio e i risultati sono tangibili". La politica da adottare deve dunque comprendere programmi finalizzati alla riduzione del danno. "Una seria politica di riduzione del danno", la definisce, perché consente "la salvaguardia dello stato di salute dei tossicodipendenti, attraverso la loro integrazione sociale nel territorio e attraverso la possibilità di determinare terapie a scalare".
E se Maurizio Gasparri (An) parla di Chiamparino come di "un sindaco-spacciatore", mentre l'Udc Carlo Giovanardi ravvisa nella scelta un fallimento della politica della ministra Turco - rea, secondo lui, di lanciare "messaggi devastanti e contraddittori su un tema così delicato come quello della droga, plaudendo alla sperimentazione di esperienze fallimentari"-, la sinistra (Sd, Prc, Pdci, Verdi) appare vicina all'iniziativa. Al contrario, a fare da sponda alla critica del centrodestra, anche alcuni settori della maggioranza, riassunti dalla contrarietà della senatrice diellina Paola Binetti. "Sono assolutamente contraria alle stanze del buco. Do' un giudizio negativo, perché il problema della tossicodipendenza va affrontato con misure radicalmente diverse", sostiene la teodem, che aggiunge come l'obiettivo dovrebbe essere quello "di sottrarre i pazienti al dramma della droga, che non è solo un dramma personale, ma anche sociale e politico".

Accoglie con favore l'iniziativa anche il Gruppo Abele, che vede nelle "stanze del buco" uno dei modi per "cercare di rispondere ad una problematica che già da alcuni anni gli operatori hanno evidenziato- sostiene Leopoldo Grosso, portavoce dell'associazione-, sollecitando il ricorso a strumenti innovativi per non lasciare a loro stessi i consumatori più problematici di sostanze psico-attive". Secondo Grosso queste sale consentono di "poter avvicinare persone in difficoltà e che non chiedono aiuto...un primo passo per poter condividere con loro anche percorsi successivi di emancipazione dalle sostanze". Ma non solo. Le sale da iniezione, sottolinea sempre il portavoce del Gruppo Abele, "hanno comunque l'obiettivo di ridurre l'alta mortalità tra i tossicodipendenti e la diffusione di malattie contagiose tra loro e con la popolazione generale. Ne deriva anche un beneficio per i contesti territoriali perchè in questo modo si rende meno aspra la scena della droga in alcune parti della città".
Per Riccardo De Facci, responsabile tossicodipendenze del Cnca (Confederazione nazionale delle comunita' di accoglienza), la strada delle narcosale appare proticabile: "non approviamo l'atto di 'bucarsi' - sostiene - ma riteniamo queste sale uno dei pochi strumenti che possano invertire la marcia di qualcuno che si sta autodistruggendo". "La somministrazione in luoghi molto protetti -aggiunge - può evitare la morte di questi soggetti per overdose", del resto, "e' vitale trovare luoghi di aggancio, anche contraddittori, come le stanze del buco".


Frida Roy

SCIENZA E VITA DELEGATE AL VATICANO?

Presidente così non va

La polemica Anticipiamo la lettera, in edicola con il prossimo numero di "Left", con la quale tre membri del Comitato nazionale (Flamigni, Neri e Corbellini) criticano la gestione di Casavola: troppa "Scienza e vita", poca democrazia


Seguire modalità che siano "rispettose del regolamento vigente", conformi a "prassi ormai consolidate" e coerenti con "gli impegni manifestati nell'assumere la carica", è un esercizio non facile per chi è chiamato a dirigere Enti ed Organismi di rilevanza pubblica, tanti sono i casi di "cattiva gestione". Ma per un giurista, per di più dal 1986 giudice costituzionale e presidente della Corte Costituzionale dal 1992 al 1995, il problema non si sarebbe mai dovuto porre. Ed invece accade che il 76enne Francesco Paolo Casavola si veda criticato proprio per le modalità "con le quali in questi primi sette mesi Lei ha guidato l'attività del Comitato nazionale di bioetica" da tre componenti il Comitato: Carlo Flamigni, Demetrio Neri e Gilberto Corbellini. I tre "rivoltosi" hanno messo nero su bianco la loro insoddisfazione con una lettera inviata sia a Casavola che agli altri componenti del Comitato che ne discute proprio oggi.

Qual'è il timore dei tre? Che le modalità di gestione del Presidente, "penalizzino valori e punti di vista morali che in democrazia hanno la stessa dignità culturale e politica di quelli che Lei personalmente tende a privilegiare. Con l'auspicio che si possa addivenire a un chiarimento, Le elenchiamo i seguenti fatti che ci hanno indotti a manifestarLe la nostra insoddisfazione".
Ecco i fatti controversi di cui in parte 'Left' si è già occupato. Il primo, "è stata la nomina del professor Dallapiccola come rappresentante del Comitato nella commissione incaricata di rivedere le linee guida della legge 40/2004, effettuata senza consultare - come prassi vorrebbe - in alcun modo il Cnb e senza comunque comunicarne l'avvenuta nomina - come regolamento prescrive - all'assemblea. Al di là della inappropriatezza politica della scelta, ovvero di nominare in quella commissione il presidente del comitato 'Scienza e Vita', a destare preoccupazione in noi è stata anche la modalità con cui Lei ha gestito, in plenaria, le richieste di chiarimenti: un goffo tentativo di negare l'evidenza, avallato anche dal prof. Dallapiccola (pure lui se ne era dimenticato?), reso ancor più goffo dalla successiva lettera di scuse che Lei ha inviato al prof. Corbellini, il cui contenuto non lascia altra alternativa che pensare che l'intera vicenda sia stata gestita con deplorevole superficialità. Coloro tra i firmatari della presente che sono stati componenti di precedenti Cnb desiderano anche aggiungere di non aver mai udito da parte del Presidente i toni minacciosi e intimidatori che Lei ha usato senza motivo nei riguardi del Professor Corbellini".

Il secondo fatto, "è stata la modalità piuttosto irrituale (cfr. Verbale della Riunione Plenaria del 30 Marzo 2007) con la quale Lei ha 'indicato' i professori Bompiani, Marini e Dallapiccola come membri di una commissione congiunta Cnb-Cnbb dedicata allo stoccaggio delle cellule staminali. Da sempre -e senza che nessuno ne debba sollecitare il rispetto - prassi vuole che in questo tipo di nomine venga rispettato il pluralismo di idee e posizioni e quindi non si capisce perché Lei abbia privilegiato, di nuovo, tre esponenti del Cnb di analogo orientamento (e sempre afferenti a Scienza e Vita), trascurando di includere un esponente di diverso orientamento e che aveva manifestato la sua disponibilità, cioè la Professoressa Monica Toraldo di Francia".

Il terzo fatto, "è stata la nomina, effettuata senza consultare l'assemblea e senza comunicare alcunché, del prof. Marini come delegato italiano presso il Forum dei comitati etici dei paesi dell'Unione Europea. Consideriamo del tutto inopportuna questa nomina perché la rappresentanza del Cnb presso organismi internazionali è uno dei compiti fondamentali del Presidente, che può certo, come talora è avvenuto in passato, farsi rappresentare a questa o quella riunione da un delegato ( e non necessariamente uno dei vice-presidenti) in caso di momentaneo impedimento: ma una delega ‘perpetua' alla stessa persona potrebbe essere interpretata, a livello europeo, come una mancanza di considerazione e di rispetto per quell'Istituzione, così indebolendo di fatto il prestigio del Cnb nel consesso europeo".

Infine, continua la missiva Flamigni, Neri, Corbellini, "dopo che Lei aveva garantito che il Cnb non sarebbe stato strumentalizzato da nessuna parte e aveva sfidato alcuni di noi a verificare la Sua imparzialità, dobbiamo amaramente constatare che si sono invece avverate le previsioni di coloro che presagivano un uso strumentale delle mozioni, volto a far risultare come espressione di tutto il Cnb alcune posizioni di parte".
Insomma, una gestione del Cnb che tra l'altro ha il compito di "garantire una corretta informazione dell'opinione pubblica sugli aspetti problematici sulle implicazioni dei trattamenti terapeutici, delle tecniche diagnostiche e dei progressi delle scienze biomediche" di parte, unilaterale ma in fondo coerente con i ricorrenti editoriali del suo Presidente sui maggiori quotidiani italiani a fare l'esegesi delle ultime esternazioni di Ratzinger, Bagnasco e Bertone. Nell'ultimo (Messaggero, 18 settembre), Casavola dopo aver attaccato il "razionalismo classico" e elogiato "l'inclusività" della messa in latino, indicava ai "sedicenti laici" le "lezioni di umanità" di Giovenale richiamate da Bagnasco. Come dire, la persona che più di ogni altra dovrebbe permettere agli italiani di informarsi sulle cellule staminali, sugli embrioni, sull'inizio della vita e sulle scelte di fine vita, ha come unica attività di comunicazione la presentazione del Vaticano quale baluardo contro "la diseducazione all'etica comunitaria", con dovizia di esempi: dai "roghi nei boschi" alle "difficoltà del mondo del lavoro".

Delegare al Vaticano gli obiettivi di informazione sottratti al Comitato di bioetica ha l'effetto di un sabotaggio istituzionale: e da Casavola, di cui sono particolarmente significative le sentenze emesse da Presidente della Corte Costituzionale che hanno formulato per la prima volta il principio costituzionale supremo della laicità dello Stato (sent. nr. 203 del 1989; nr. 13 del 1991; nr. 290 del 1992), non se lo aspettava nessuno, e forse i tre "rivoltosi" per primi.
"Egregio Presidente, i firmatari della presente lettera ritengono che non sia più dilazionabile un serio dibattito, in seduta plenaria, su questi fatti che, verificatisi in un così breve arco di tempo, si stenta davvero a considerare casuali. Ciò che ci muove - le assicuriamo - è solo il desiderio di salvaguardare il CNB da ogni possibile strumentalizzazione di parte". Ed "è per questa ragione, tra l'altro, - concludono i tre - che abbiamo ritenuto inopportuno chiedere preventivante l'adesione di altri membri del Cnb a questa lettera, che comunque viene sottoposta all'attenzione di tutti".

23 settembre 2007

POLITICHE DI SOLIDARIETA' E INTEGRAZIONE

DA MEDICI SENZA FRONTIERE UTILE CONSULENZA PER IL MINISTRO FERRERO

Su Lancet le carenze del sistema di accesso alle cure per gli stranieri in Italia e in Europa

La prestigiosa rivista medica “The Lancet” ospita sul numero dell'8 settembre 2007, nella sezione “corrispondenza”, un interessante dibattito sulla necessità per i Paesi europei di garantire l’accesso all’assistenza sanitaria agli immigrati, a prescindere dal loro status giuridico. Su Lancet appare anche una lettera a firma dei responsabili della sezione italiana di Medici Senza Frontiere in cui si riportano le esperienze dell’organizzazione umanitaria Nobel per la Pace in Italia dove, a dispetto di una legge avanzata, i servizi effettivamente offerti agli stranieri sono scarsi e poco fruibili.

22 settembre 2007

VERSO IL 20 OTTOBRE


SI PUO' FARE DIVERSAMENTE.....
A SINISTRA
Il Forum per la Sinistra Europea - Socialismo XXI invita
a partecipare alla manifestazione del 20 ottobre


La manifestazione del 20 ottobre è un appuntamento importante. La piattaforma che la indice, oltre alla necessità di un sistema pensionistico equo e civile, afferma le ragioni di chi vuole difendere le conquiste del welfare, in primo luogo contro la precarizzazione del lavoro.
Ma è anche un appuntamento per ridare voce e fiducia alle lotte, ai gruppi sociali, alle persone che hanno pensato che un governo di centrosinistra significasse l'avvio di un processo di trasformazione positiva del paese.

Perciò la manifestazione del 20 serve anche per ricordare al governo, e alla coalizione che l'ha espresso, la necessità di rispettare gli impegni presi con le cittadine e i cittadini che li hanno votati al tempo delle elezioni. Il popolo della sinistra richiede un reale cambiamento.

In tal senso la posizione della Fiom e di Lavoro e Società, che esprimono una valutazione negativa dell'accordo del 23 luglio, è un atto al quale va il nostro appoggio.

Il 20 ottobre deve essere anche l'occasione per affermare che in discussione è l'attuale modello di sviluppo. Questo mette in dura sofferenza gli strati deboli della società ma anche il clima, l'ambiente, i beni comuni, la pace. E il benessere sociale è dato sì da salari e pensioni adeguate, ma anche da servizi, da condizioni ambientali e territoriali, da beni comuni a disposizione di tutti, da strumenti equi ed efficaci di redistribuzione del reddito.

La manifestazione ha per noi anche altri significati. Quello, intanto, della risposta all'incivile deriva securitaria, culturalmente fascista, a cui sta concorrendo gran parte della politica e dell'informazione. L'insicurezza sociale viene dirottata guardando ai migranti, ai soggetti deboli ed emarginati, spostandola quindi dai mali veri della nostra società, quali le grandi mafie, l'evasione fiscale di classe, l'illegalità dei grandi potentati economici e finanziari, la precarietà del lavoro e della vita. Il secondo significato è di richiamare la necessità di una nuova etica pubblica, fatta di comportamenti onesti, trasparenti e sobri di chi abbia potere, abbia cariche pubbliche, abbia responsabilità politica e anche qui c'è da lamentare il comportamento degli esponenti di gran parte delle forze politiche. Giustamente sta mobilitandosi il fastidio e il rifiuto del popolo della sinistra.

Il Forum Sinistra Europea - Socialismo XXI è una delle reti del nuovo soggetto politico Sinistra Europea, e come tale parteciperà all'evento del 20 ottobre. Agiremo per far partecipare quante più persone, gruppi, organismi possibile per la migliore riuscita. E' in gioco il destino della sinistra italiana. E' in gioco, in ultimo, la democrazia in questo paese.

18 settembre 2007


ANTISMOG O PROVVEDIMENTI CLASSISTI?

CI AIUTANO A RESPIRARE
O CI MUNGONO COME MUCCHE?

di Arnaldo Sanità

Il riferimento è alle ultime pseudo novità che il buon Sergio Chiamparino, Sindaco di Torino nonché pretoriano in loco di Fassino. Sarà la democristianità ormai dilagante, sarà che ormai si sente talmente tronfio dell’ultimo plebiscito (quasi bulgaro), ottenuto alle ultime amministrative, sarà un certo non so che, ma qui c’è qualcosa che non funziona.

Sto parlando delle ultime iniziative riferite a quei ricconi che possiedono un’auto. In molti hanno odiato l’Assessore provinciale alla Qualità dell'aria, Dorino Piras, per i provvedimenti sulla limitazione del traffico, tant’è che tra Piras e Chiamparkozy, ci sono stati anche incontri a muso duro. Lui Sergiozy, vista l’aria (sembra una battuta) che tirava ha dichiarato solennemente sulla testa di una Ferrari testarossa, che a Torino...................”mai più targhe alterne!” e così fu.

Intanto in Regione hanno deciso di limitare la circolazione alle auto degli sfigati euro...... mi sono talmente sentito in colpa per avvelenare l’aria che mia figlia respira, che sono andato sulle spese per cambiare auto, per poi scoprire che la mia scassona fumosa o finiva in meridione dove non ci sono queste limitazioni o nei paesi dell’est. Insomma una sagra degli sfigati. Intanto Sergiozy fa nascondere gli autovelox nei bidoni della monnezza, piazza auto civetta (una Clio bianca ed una Punto rossa......neh!) qua e la, aumenta le tariffe della zona blu, per poi uscire con la trovata dell’imposta (tassa) per circolare in città, da uno a quattro euro il giorno secondo dove decideranno di mettere la dogana.

Questa la mia avvelenata cronaca alla quale seguono le mie avvelenate considerazioni. Quando il perfido Piras ha spinto per la limitazione della circolazione delle auto, era un’iniziativa che toccava tutti, in altre parole di fronte all’incontrovertibile verità che l’aria è avvelenata, tutti eravamo chiamati a fare degli sforzi ed a contribuire con AZIONI CONCRETE. Intanto il Sindaco Sergiozy ci mungeva con gli autovelox e riceveva le lamentele delle madamin con la Smart, quelle dei salotti buoni per intenderci, dove girano i voti radical-chic, che facevano notare che andare a prendere l’aperitivo al Caval ‘ad brons in Piazza Castello con il tram era sicuramente “OUT”, forse da qui nasce il giuramento della “Testarossa” . Adesso cicciano fuori con l’aumento delle tariffe della zona blu, mettendoci la foglia di fico dell’esenzione per i redditi bassi, che notoriamente vanno in giro con la Smart, epoi con la tassa per girare nella città dove vivi. Assessori, capigruppo, notabili e lacché gridano al miracolo: che bello, Torino come Londra e Milano, basta l’ah! Perchè me la prendo tanto?

Ovvio questa è l’affermazione che i tubi di scappamento dei monoreddito inquinano di più dei tubi di scappamento delle madamin con la Smart o del medico, avvocato, commercialista con il SUV BMV. Infatti, per gli sfigati l’aumento di 10 cent della benzina rappresenta un problema, per chi ha i soldi che escono dalle orecchie, anche se la benzina costasse dieci euro al litro, sarebbe un dettaglio, puoi capire quaranta euro al mese, roba da barboni!

Sto esagerando? Non credo e vi faccio un esempio concreto che in caso di querela potrei produrre come prova con nome e cognome. Questa Signora (con la S maiuscola) ha trent’anni, vive sola con una figlia di sei anni, ha un contratto part-time che le permette di guadagnare circa cinquecento (500) ricchi euri al mese, alzandosi alle quattro di mattina per fare le pulizie in una banca (in chiaro) e con quattro ore in nero di pulizie riesce a mettere insieme ben quattrocento (400) ricchi euri, totale NOVECENTO (900) ricchissimi euri! Da quest’esorbitante somma ci leviamo il mutuo per la casa di lusso,la rata della macchina, luce gas, telefono, scuola, quel gran lusso di vestirsi e mangiare. Un giorno mi ha detto che si è trovata a scegliere quale visita fare: a lei od alla figlia? Una scemenza? No care madamin con la SMART, perchè i ticket sanitari costano ed ovviamente la visita l’ha fatta la bimba ( e se la mamma si ammala?). Ora questa Signora per muoversi a fare le pulizie ed arrivare a tempo al lavoro deve ammollare circa 4,5 ore di pulizie in nero a Sergiozy tutti i mesi, ovviamente pulizie in nero fatte a casa della madamin con la SMART.
Qui si sta sostenendo l’ardita tesi che chi paga, caro Assessore all'ambiente comunale Mangone, può impestare l’aria, chi non ha soldi è un inquinatore. Come non bastasse quella ditta privata, di proprietà della FININVEST?, mi pare si chiami GTT, aumenta per agevolare la situazione, il biglietto dei mezzi pubblici. Quello che più mi manda fuori di testa è che dovrebbe essere una gestione “di sinistra”.

Adesso faccio una di quelle robe della serie “si stava meglio quando si stava peggio”: allora aumentano la zona blu perchè dobbiamo contribuire alla causa, aumentano l’abbonamento ai residenti sempre per contribuire alla causa, aumentano il biglietto del bus ancora per contribuire alla causa, adesso mettiamo la tassa d’ingresso nel posto dove abito così inquino a pagamento e pulisco l’aria.
Ma non è che ci prendono per fessi? Mettiamo che i Signori abbiano fallito con le loro politiche del cavolo, abbiano il coraggio di mettersi contro le lobby dei commercianti, delle madamin con la SMART, degli avvocati e commercialisti con SUV BMV e FACCIANO QUALCOSA DI SINISTRA, PER LA MISERIA! Tra Nanni Moretti e Beppe Grillo non ne possiamo più!

16 settembre 2007

INIZIATIVE ISTITUZIONALI CONTRO LA CAMORRA

invito a lavoroesalute dall'ufficio stampa dell'assessorato all'Istruzione, Formazione e Lavoro della Regione Campania

“Un anno scolastico contro la camorra"

Gentili,
Il 17 settembre inaugureremo a Casal di Principe il nuovo anno scolastico. Come lo scorso settembre, quest’appuntamento sarà l’occasione per ribadire il no delle Istituzioni e della cittadinanza tutta alla camorra. Per l’occasione abbiamo anche provocatoriamente invitato i rappresentati dell’antistato - tramite una lettera già spedita direttamente ai rispettivi indirizzi postali, che alleghiamo al presente invito - perché vengano a spiegare direttamente ai nostri giovani il modo in cui soffocano il loro presente, rubandogli il futuro.
Data l’importanza dell’iniziativa desidero quindi invitarla all’evento per iniziare insieme un “anno scolastico contro la camorra”.

Corrado Gabriele
Assessore Istruzione, Formazione e Lavoro
Regione Campania



A Michele Zagaria e Antonio Iovine,
Saranno tante le sedie occupate dai ragazzi della Campania per celebrare l’inizio del nuovo anno scolastico e per riappropriarsi simbolicamente di un territorio descritto dai giornali e considerato in tutto il mondo come dominio esclusivo dei clan.
Dopo la straordinaria esperienza dello scorso anno, torneremo infatti a Casal di Principe.
La mattina del 17 settembre saremo in piazza Municipio. Come lo scorso anno, quando accanto ai cittadini si schierarono il Presidente della Camera Fausto Bertinotti e Roberto Saviano, le cui parole di condanna gridate dal palco contro il vostro potere lo costringono a vivere sotto scorta ormai da un anno. L’invito ad inaugurare il nuovo anno scolastico a Casale è esteso agli uomini delle istituzioni tutte: parlamentari, sindaci, assessori, consiglieri e segretari di partito per testimoniare solidarietà ad un popolo che vuole cambiare volto, a quella parte di sana di Casal di Principe che rifiuta di girare lo sguardo e lasciare la lotta alla camorra alle sole forze di polizia ed alla magistratura.
Ci saranno anche tante sedie vuote, che purtroppo rimarranno per sempre tali. Sono i posti di quelli che hanno pagato con la vita il “no” che hanno urlato alle mafie: Don Peppe Diana, Giancarlo Siani, Peppino Impastato, una lista lunghissima purtroppo.
Quest’anno lasceremo altri due posti vuoti, per due “personaggi” che hanno un peso fondamentale nella quotidianità della scuola nel mezzogiorno, ed in particolare nella crescita e nella formazione fuori dalle mura scolastiche che investe gli studenti campani, due sedie in prima fila per i rappresentanti dell’ “Anti-Stato”.
Non si può infatti iniziare un nuovo anno scolastico senza udire le parole di chi ne condiziona la buona riuscita e siccome siamo in Campania, ho pensato con questa lettera di invitare la camorra alla nostra celebrazione. Credo che per efferatezza e capacità espansiva il clan più potente della Campania sia la cosiddetta “federazione dei casalesi”, mi rivolgo per questo direttamente ai due superlatitanti Antonio Iovine di San Cipriano d’Aversa e Michele Zagaria di Casapesenna.
Riconosciuti capi indiscussi di una camorra che, oltre a far soldi vendendo la morte con i traffici internazionali di armi e droga, costruisce edifici e scuole ormai in tutta Italia attraverso il racket del cemento.
Quelle due sedie spettano a voi e non per riguardo, ma per coerenza. Non vedo altro modo per far conoscere ai giovani le azioni che compiete se non quello di ascoltarne la descrizione direttamente dalle parole dei protagonisti. Iniziate in primis a chiarire i motivi per cui i posti di Don Peppe, di Giancarlo e Peppino sono vuoti. Per quale regola trascendente avete spezzato le loro vite.
Proseguite poi spiegando agli studenti che ogni giorno nelle casse dei vostri clan entrano centinaia di milioni di euro derivanti dal pizzo che imponete a negozianti e imprenditori, spiegate loro che questo è il principale motivo per cui quando cercano lavoro al Sud lo trovano quasi sempre precario, in nero e mal pagato. Tutto per un giro d'affari di 18 miliardi di euro in tutta la Campania. Siate chiari, descrivete in modo appropriato come entrate negli appalti e intercettate i capitali stanziati per le opere pubbliche, allungando a dismisura i tempi di realizzazione. Dite ai ragazzi come il vostro clan negli anni sia riuscito ad organizzare la più colossale operazione di inquinamento ambientale della Campania, che vi ha cosentito di accumulare guadagni esorbitanti sotterrando nelle nostre campagne i rifiuti tossici di tutta Italia, inquinando falde acquifere e vegetazione e non mancate di pecisare come state espandendo l’opera di distruzione ambientale anche al basso Lazio, dove Legambiente scopre ogni giorno un nuovo cumulo di materiali inquinanti. Chiaramente i giovani sono anche interessati a fenomeni che li toccano più da vicino e che rubano loro la serenità, come le guerre per le piazze della droga, combattute da clan concorrenti che agiscono nella metropoli partenopea ad esempio, conflitti che portano la camorra ad essere l’organizzazione criminale che uccide in assoluto di più. Negli ultimi anni questi scontri hanno riportato a Napoli un cielo nero, un clima da far west, fatto di sparatorie cruente che spesso hanno coinvolto vittime innocenti. Silvia Rutolo, Gigi e Paolo, Annalisa Durante, Giuseppe Riccio, altra lista ormai insopportabilmente lunga. Ditelo ai tanti familiari delle vittime della camorra qual è il valore aggiunto delle vostre sporche operazioni finanziarie. E poi non dimenticate di precisare che tutto questo provoca una generale depressione economica, che anche grazie a voi le imprese non investono dalle nostre parti. Nella vostra inedita “lectio magistralis” non tralasciate il capitolo connivenze, pietra angolare su cui si tiene in piedi il castello di interessi che ruota intorno alle vostre attività criminali. Venite ad illustrarci il modo in cui i vostri uomini si infiltrano nelle procure, riuscendo spesso a far sparire prove fondamentali, il meccanismo attraverso cui il vostro Anti-Stato si avvale della collaborazione della cosiddetta “borghesia di camorra”: faccendieri, avvocati, notai, commercialisti e direttori di banche senza scrupoli che si arricchiscono a dismisura mentre vi aiutano a dribblare le indagini, a spostare all’estero i vostri capitali, a far quadrare in un perimetro di legalità i vostri introiti. Senza di loro il vostro dominio sarebbe poca cosa, avreste più difficoltà a riciclare denaro nell’Italia settentrionale e nei tanti paesi stranieri, senza le connivenze sarebbe impossibile per un criminale di fama internazionale come lei, Antonio Iovine, girare liberamente per Roma, essere fermato da una pattuglia per un controllo e risultare non “riconosciuto”.
Infine vorrei sempre che foste voi, Antonio Iovine e Michele Zagaria, a spiegare con parole chiare ai giovani del Sud, ma anche a quelli dei paesi stranieri in cui vi andate espandendo, cosa significa vivere una vita continuamente in fuga, privarsi degli affetti, perdere parenti e amici nelle vendette trasversali, non poter vivere alla luce del sole, non poter accompagnare i propri figli al primo giorno di scuola. Tutto per inseguire un sogno di dominio, che inesorabilmente vi conduce ad una non vita, breve e colma di pericoli e restrizioni. Se davvero siete così convinti che questo sia il modo migliore di spendere la vostra esistenza accettate il mio invito, venite a descriverci direttamente come il vostro Anti-Stato intende soggiogare ancora a lungo il Mezzogiorno e rubare i sogni ai giovani. La prima lezione di questo nuovo anno di scuola nella piazza di Casale potrebbe intitolarsi proprio: “Quanto costano ad un popolo le ragioni dell’Antistato, di Michele Zagaria e Antonio Iovine…”.

Corrado Gabriele
Assessore all’Istruzione, Formazione e Lavoro della Regione Campania.

14 settembre 2007

LA STRAGE DEGLI INNOCENTI. QUOTIDIANA

Tragici episodi a Terni, Aosta e Siena
Poche reazioni, ormai non fanno più notizia


Tre vittime sul lavoro. E' il tragico, quanto ormai consueto, bilancio degli ultimi due giorni. Un morto ed un ferito in un supermercato a Saint Christophe, Aosta, per il crollo parziale di un soffitto. Un operaio di 59 anni, originario di Amelia, investito ed ucciso da un autocarro. La vittima si chiamava Ferrero Crisci, residente ad Amelia, sposato e con figli. L'uomo lavorava alle dipendenze di una ditta di costruzioni di Terni, in un cantiere edile. Ieri mattina, mentre stava scaricando da un camion munito di gru una lastra d'acciaio, il mezzo si è improvvisamente messo in movimento. Crisci è sceso dal cassone cercando di aprire lo sportello dell'autocarro per fermarlo, ma non ci è riuscito ed è stato travolto dal mezzo, poi finito contro l'inferriata di una abitazione. I compagni di lavoro hanno cercato di soccorrere l'operaio, ma non c'è stato niente da fare. Crisci è morto sul colpo. L'altro ieri, nel senese, era deceduto un operaio macedone di 36 anni, schiacciato da un abete mentre stava lavorando in un bosco. Solidarietà alla famiglia ed ai compagni dell'operaio morto a Terni è giunta dal ministro del lavoro Cesare Damiano, il quale ha aggiunto che «la recente approvazione della legge delega, gli accresciuti controlli, le sanzioni più rigorose devono accompagnarsi sempre più a un forte impegno delle imprese, del sindacato, dei servizi prevensionistici ed ispettivi, a una più elevata formazione». Sono 927.998 le denunce all'Inail di infortuni avvenuti nel 2006 e 1.302 i casi mortali denunciati.
Secondo l'Osservatore romano, invece, gli incidenti con esito mortale sarebbero appena 259 dal primo novembre 2006 ad oggi. Non si sa con quali minimali criteri li abbiano calcolati.

20 OTTOBRE IN PIAZZA


Vorrei svegliarmi il 21 Ottobre

Non vi nascondo l’ansia per questo appuntamento che nasconde qualcosa di più dell’importantissima lotta per il welfare e per i lavoratori precari.
Egoisticamente vorrei svegliarmi il 21 Ottobre e leggere sui giornali che si, in piazza c’era tanta gente, un corteo meraviglioso, di donne, uomini e bambini accorsi lì per aiutare il governo nelle scelte verso i lavoratori e non per farlo cadere come qualche cretino diceva nei giorni precedenti.
Vorrei svegliarmi e sentire la sicurezza di una sinistra che finalmente si è ritrovata, che finalmente ha rotto gli indugi e ha trovato nella piazza il suo elettorato, vorrei vedere Giordano, Diliberto, Mussi e Pecoraro Scanio che si stringono la mano e si chiamano compagni senza imbarazzo, convinti che ora la Cosa Rossa (come gli altri amano definirci) si farà.
Vorrei vedere i ministri in corteo camminare con la loro gente, sicuri che il governo non cadrà perché condividono le richieste di milioni di persone che sperimentano gli effetti della legge sulla loro pelle. Vorrei stringere la mano a Pietro Ingrao e dirgli che come sempre aveva ragione quando diceva a D’Alema che con la piazza si dialoga, che le sue paure erano infondate e forse strumentali.
Quel giorno vorrei non sentire Beppe Grillo, perché allora vorrà dire quel corteo è riuscito ad avvicinare la politica alla gente, che in Italia ci sono idee, ideali, che non passano come mode e che la gente non ha necessariamente bisogno del coraggio di un comico per sentirsi rappresentata.
Vorrei che il 20 Ottobre sia un trampolino di lancio verso un governo ed un mondo nuovi.
Ma, come detto, non vi nascondo la paura che tutto questo non si avveri, che nelle virgole delle posizioni la gente si ritragga e rinunci alla lotta per i lavoratori, per i diritti civili, per l’ambiente, per la pace.
Se non capiamo che il 20 Ottobre DEVE essere un insieme di differenze non riusciremo mai a risvegliare una coscienza, seppur minima, di classe.
Io ci credo, ma ho paura.


Stefania


12 settembre 2007

BENI COMUNI, PETIZIONE EUROPEA

Si chiamano SGI, servizi di interesse generale, o servizi pubblici. Sono, in sostanza, l’acqua, l’energia elettrica e i dispositivi di risparmio energetico, l’assistenza sociale e il sistema sanitario, l’educazione e i servizi postali. Dal 1 gennaio 2009, secondo quanto deciso dalla Commissione Europea, saranno totalmente liberalizzati. Per contrastare tale decisione, e per chiedere che sia data priorità all’interesse generale proprio dei servizi pubblici, la Confederazione europea dei sindacati ha lanciato una petizione.
LETTERA A LAVOROeSALUTE DAI SINDACATI EUROPEI

Gentile signore, signora,
Le scrivo per ringraziarla di avere firmato la nostra petizione su "Qualità dei servizi disponibili per tutti", e per invitarla a dare ulteriore supporto alla nostra iniziativa.
Piu di 400 mila le persone che hanno sostenuto la nostra battaglia contro le politiche di liberalizzazione della Commissione europea.
I recenti tentativi della Commissione europea di liberalizzare servizi pubblici come le poste, i trasporti, l'energia, l'assistenza sociale e la sanità confermano la necessità e l'urgenza di una tale legislazione a livello europeo.
Per tenervi aggiornati sulle nuove minacce che incombono sui servizi pubblici abbiamo creato nel nostro sito web una nuova pagina intitolata

"New Challenges" (Nuove sfide).

La invitiamo a visitare questa nuova sezione e a diffondere la petizione.

Jozef Niemiec
Segretario Confederale della CES



Spedisci la petizione ai tuoi amici e ai tuoi colleghi di lavoro!

10 settembre 2007

GLOBALIZZAZIONE VS SALUTE

L'alta Corte di Chennai respinge il ricorso contro i produttori di medicinali generici ma la casa farmaceutica svizzera taglia i finanziamenti per la ricerca a New Dehli

Novartis promette ritorsioni all'India


Sabina Morandi

C onsiderando che le buone notizie sono poche e la giustizia raramente difende i deboli contro i forti, forse è il caso di celebrare la decisione presa dall'alta l'Alta corte di Chennai (Madras) il 6 agosto scorso: con una sentenza senza precedenti è stato rimandato al mittente il ricorso della Novartis contro i produttori di medicinali generici indiani. Appellandosi alle regole dell'Organizzazione Mondiale del Commercio, quel Wto che per quanto agonizzante riesce ancora a fare danni, la transnazionale svizzera voleva far dichiarare illegittima la normativa che consente alle industrie indiane di produrre equivalenti generici di farmaci essenziali e salva-vita, rendendoli finanziariamente accessibili anche ai cittadini dei paesi in via di sviluppo. La battaglia legale è stata combattuta intorno a un farmaco per il trattamento della leucemia, il Glivec, messo in commercio da Novartis al prezzo di 120 mila rupie (3.000 dollari) a dose, ovvero più o meno cinque volte il reddito annuo di un indiano medio. Le compagnie indiane che fabbricano generici erano state in grado di produrre un analogo farmaco e di metterlo in vendita a 8.000 rupie, ovvero 200 dollari americani, ricavandone anche i dovuti profitti, e proprio per questo motivo sono state trascinate in tribunale dalla Novartis.
Ma le cose non sono andate come si aspettava la multinazionale svizzera anche perché la partita in gioco era ben più consistente di un singolo farmaco o della nuova legge sui diritti di proprietà intellettuale che, dal 2005, l'India ha varato per adeguarsi alla normativa internazionale. I generici indiani vengono utilizzati da molte delle organizzazioni che si occupano di salute nei paesi poveri, organizzazioni come Medici senza frontiere che, da sola, tratta oltre 100mila malati di Hiv in tutto il mondo grazie all'impiego dei generici indiani. Come spiega Raffaella Ravinetto, presidente della branca italiana dell'associazione, «almeno l'84 per cento dei farmaci anti-retrovirali che prescriviamo, pre-qualificati dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, proviene dall'India». Del resto sono molti i governi dei paesi in via di sviluppo, insieme alle agenzie internazionali come l'Unicef e alle fondazioni private come la Clinton Foundation, a dipendere dai produttori indiani di generici per l'approvvigionamento di farmaci contro l'Aids. Per questo, insiste Ravinetto «dobbiamo permettere all'India di continuare a essere la farmacia dei paesi poveri» sposando la causa delle piccole case farmaceutiche del sub-continente.
Ecco perché più di 420mila persone in tutto il mondo hanno firmato una petizione per chiedere a Novartis di ritirarsi dalla causa intentata contro il Governo indiano. Fra i loro nomi spiccano anche le firme di alcune personalità di rilievo come il ministro indiano della Salute Anbumani Ramadoss, il Premio Nobel per la pace sudafricano Desmond Tutu, gli autori John Le Carré e Naomi Klein oltre a molti parlamentari e ministri europei e statunitensi. E le pressioni hanno dato buoni frutti se la Corte indiana è stata decisa nel ribadire il diritto di paesi come l'India a emanare leggi che facciano proprie tutte le clausole di salvaguardia previste negli accordi internazionali sul commercio - i cosiddetti Trips - scongiurando il rischio di un'ulteriore restrizione della possibilità di produrre farmaci generici, indispensabili per far fronte alle esigenze di salute pubblica delle popolazioni più vulnerabili. La vicenda è stata ulteriormente incattivita dalla scoperta che un rapporto governativo estremamente critico sulla nuova normativa brevettuale indiana, curato dall'ex direttore generale del Council of Scientific and Industrial Research, era stato praticamente dettato da un centro studi europeo finanziato dalle più grandi corporation farmaceutiche, fra cui appunto Novartis.
Purtroppo l'ultima parola non spetta ai giudici di Chennai. Il 21 agosto scorso è la multinazionale svizzera a guadagnare le prime pagine dei giornali con un annuncio a sorpresa: centinaia di milioni di dollari di investimenti in ricerca e sviluppo verranno trasferiti dall'India ad altri paesi non ancora specificati. Si tratta di «piani concreti d'investimento» come li ha definiti Daniel Vasella, amministratore delegato di Novartis, che sono stati bloccati per tutta la durata del dibattimento e che ora, pare, verranno diretti altrove. Una vera e propria ritorsione? Assolutamente no. E' solo che «la sentenza non è certo un invito a investire nella ricerca e sviluppo indiane, cosa che eravamo invece in procinto di fare» ha dichiarato Vasella al Financial Times aggiungendo che, a questo punto, la compagnia sarà costretta a investire di più «in paesi dove ci sentiamo più protetti». Ma il chief executive ha tenuto a precisare che «Non si tratta di una punizione. E' semplicemente una questione che riguarda la cultura degli investimenti. Compreresti una casa dove sai che ogni tanto irrompe qualcuno e ti si infila in camera da letto?».
Non lasciatevi sviare dall'apparente cinismo del ragionamento perché su di una cosa Vasella ha ragione: in gioco non c'è soltanto la questione umanitaria né, tanto meno, la presunta malvagità di ricchissime multinazionali che vogliono continuare a taglieggiare malati che non avranno mai i soldi per pagare i farmaci di marca. In realtà si tratta di arginare la sfida - decisamente coraggiosa e, alla lunga, meno disperata di quel che può sembrare a prima vista - che la nascente industria farmaceutica indiana sta lanciando alle multinazionali globali del farmaco. Ben vengano le royalties sui diritti di proprietà intellettuale se servono a ripagare - e ci riescono in brevissimo tempo - gli investimenti per la ricerca e lo sviluppo di nuove molecole, e ben vengano anche dei ragionevoli profitti. Ma quando le vecchie aziende cercano di tenersi aggrappate ai loro brevetti per prolungare un monopolio decennale allora è il meccanismo stesso del mercato a incepparsi, quello stesso che vede gli innovatori produrre versioni migliori e meno costose partendo proprio da scoperte fatte altrove. E' la storia della chimica e della farmaceutica italiana del dopoguerra, del resto, e le eccezioni alla dura normativa brevettale servivano a creare posti di lavoro in un'Italia sull'orlo del comunismo.
In realtà la vera minaccia per Big Pharma è la concorrenza che i generici indiani - più economici e talvolta anche migliori degli originali, come nel caso della terapia anti-retrovirale per i malati di Aids - potrebbero scatenare sui mercati ricchi. Dimentichiamo per un attimo i poveri malati indiani e consideriamo gli affari di casa nostra: per quale motivo dobbiamo pagare dieci volte tanto un farmaco acquistato per l'assistenza pubblica? Perché, invece di tagliare posti letto in ospedale o di blaterare sul contenimento delle spese sanitarie non cominciamo a comprare generici dall'India? E' proprio per evitare che gli europei si facciano questo tipo di domande che Novartis - e le altre - stanno combattendo la loro guerra preventiva nei tribunali indiani.

Liberazione 09/09/2007

8 settembre 2007

POLTICHE SANITARIE: IN UN FILM L'ANALISI DEL MORTALE SISTEMA USA

SICKO, un film ”didattico”

SICKO, (titolo tratto dall’aggettivo inglese “Sick”, malato) il nuovo film di Michael Moore, regista di Bowling a Columbine e Fahreneit 9/11, è un film importante e va visto dal numero più ampio di persone.

Moore conferma lo stile documentario, attutendo la vena caricaturale, spesso stucchevole, che imperversava in Fahreneit, per concentrarsi con più incisività ed asciuttezza narrativa sul rapporto cittadino-sanità negli USA. Pur con tutte le semplificazioni del caso, la mancanza di una cornice complessiva nella quale inquadrare l’insieme del modello di Welfare statunitense, il film ha un grande valore in-formativo e didattico, soprattutto in un momento politico come è quello che stiamo vivendo oggi in Italia, dove anche il governo di centro sinistra stenta a valorizzare l’importanza delle garanzie offerte per la tutela della salute che, nonostante tutto, grazie ad uno stato sociale ancora forte, da noi mantengono il loro carattere pubblico e solidaristico.

Grazie ad un montaggio veloce e fluido, viene fuori una radiografia impietosa dell’health care, la gestione della sanità statunitense, suffragata dai riscontri dell’appello pubblicato sul sito del regista dove si chiedeva agli americani un parere sulle proprie esperienze di malasanità. Vengono fuori alcuni numeri: oggi ben 50 milioni di americani sono senza copertura sanitaria, la maggioranza di questi non sono certo fortunati WASP (White-Anglo Saxon Protestant) ma in maggioranza cittadini afro, ispano, asiatici, indiani nativi, e bianchi poveri, che si ammalano di più e muoiono più giovani degli altri. Molti di questi, ovviamente, hanno il destino segnato. Per i 250 milioni di americani che, invece, per una legge sulla Sanità Privata promulgata dal Presidente Richard Nixon il 17 febbraio 1971 (e mantenuta in vita sino ad oggi dai lobbisti delle elefantiache e potentissime compagnie assicurative) hanno deciso di sottoscrivere un contratto di copertura assicurativa sanitaria, la tutela della salute è un vero lusso, costantemente a rischio. Una volta superati i massimali di spesa, le assicurazioni rescindono bruscamente il rapporto e, spesso, si rifanno con gli interessi, andando a scovare eventuali errate dichiarazioni su patologie pregresse ed altri cavilli burocratici .

Tante le esperienze raccontate dai protagonisti-pazienti con pesantissime spese sanitarie tutte a carico. Qualche cifra: un’operazione ad un tendine del braccio costa 24 mila dollari, riattaccare una falange al dito medio 60 mila dollari, un antidolorifico costa 213 dollari...

In un periodo storico quale quello attuale, dove è di moda il revisionismo storico e la critica al Socialismo del XXI° secolo sperimentato con successo in molti paesi dell’america latina, assistere al paradosso di vedere curati a Cuba alcuni superstiti dell’11 settembre è veramente toccante. Michael Moore - dopo aver scoperto che l’unico luogo degli USA dove le prestazioni sanitarie sono gratuite è addirittura il lager di Guantanamo – decide di portarvi alcuni soccorritori dell’ 11 Settembre cui lo Stato ha rifiutato ogni assistenza, oltre ad alcuni cittadini senza copertura medica. Di fronte all’impossibilità di ricevere tali cure il regista accompagna il gruppo a L’Avana, dove a tutti sono concesse cure gratuite e manifestazioni di empatia ed affetto.

Altro non è necessario anticipare, per non togliere il gusto della visione, che coinvolge ed emoziona.

Resta il valore, forte, della salute come bene comune, e la speranza che prima o poi, anche negli USA si possano apportare delle sostanziali trasformazioni al modello di cura oggi elitario con un modello democratico e inclusivo. Hillary Clinton ci provò anni fa, a promuovere il cambiamento, ma fu “normalizzata” dalle lobby bipartizan e da allora tutto è rimasto invariato. Una (improbabile) elezione di Barak Obama forse gioverebbe di più alla causa…

Moore riprende Tocqueville, nella frase ottimistica che si legge nei titoli di coda, “la grandezza dell’America sta nella sua abilità a riparare i propri errori”. Chissà, ma noi come internazionalisti non possiamo che operare per far sì che tale rivoluzione culturale, prima o poi, avvenga anche oltre oceano.

6 settembre 2007

PUGLIA E PIEMONTE: DIFFERENTI POLITICHE SANITARIE?

ANCHE
AL SERVIZIO SANITARIO PUGLIESE SERVE UNO SCOSSONE

Il sistema sanitario pugliese è in affanno. Lo dicono i numeri prima ancora dei cittadini che ne fanno ricorso. Cerco di leggere il DIEF, il documento che ogni anno divide la torta del finanziamento del SSR tra le aziende sanitarie. La mobilità passiva è salita nel 2006 a 235 milioni di euro rispetto ai 163 dell’ultima rilevazione. 400 milioni il deficit 2006. Qualche giorno fa ho dovuto inviare a curarsi fuori regione un uomo con un tumore raro della coscia perché in Puglia non si è mai pensato di formare un gruppo di ortopedici dedicati all’oncologia, neppure nell’Istituto Tumori che dirigo. E tante altre cose non facciamo perchè alla registrazione della mobilità passiva non segue una programmazione risolutiva. I professionisti, quando non sono guidati da una programmazione, fanno e chiedono di fare ciò che a loro più piace o ciò che a loro torna più utile. Così non va!
Eppure il finanziamento al servizio sanitario regionale è cresciuto negli ultimi anni del 25%, dai 5 miliardi del 2003 ai 6,2 del 2007, di quasi 400 milioni solo nell’ultimo anno (+6.5%). Ma questo aumento in parte è stato “rosicchiato” dai 235 milioni di mobilità passiva, circa 70 in più rispetto all’ultima rilevazione. Raddoppia, da 235 a 476 milioni, la quota non assegnata alle ASL e gestita direttamente dall’assessorato alla salute, all’interno della quale trovano spazio una miriade di progetti, del cui impatto, prodotto negli anni, sulla qualità del servizio nulla si sa. L’unico dato certo è la crescita costante della mobilità passiva.
Tra queste attività centrali colpisce la spesa per le case protette che passa da 19 milioni nel 2006 a 33 milioni nel 2007. Una spesa che mi chiedo se non si sarebbe potuto in parte indirizzare verso l’assistenza domiciliare, questa grande sconosciuta della nostra sanità, considerato anche che le ASL non possono assumere personale per effetto delle limitazioni imposte dalle ultime finanziarie di centro destra e di centro sinistra.
Quanto nel 2007 viene assegnato alle ASL, le vere responsabili dell’erogazione dei servizi, si riduce dell’1% mentre aumenta del 2.5 % la quota assegnata ad aziende ospedaliere, enti ecclesiatici e istituti di ricovero e cura a carattere scientifico. Ma tra queste ultime istituzioni non si fanno parti uguali. L’ospedale di Castellaneta perde l’8% rispetto all’anno precedente, San Giovanni Rotondo guadagna il 3,7%, cioè 8 milioni di euro, l’Oncologico appena un milione di euro, il Miulli 3 milioni e l’ospedale di Tricase 4 milioni e mezzo. Non capisco la logica di questa ripartizione.
In definitiva, l’incremento di finanziamento nazionale, circa 400 milioni, viene assorbito dall’aumento della spesa per coloro che si curano fuori regione, dai maggiori finanziamenti agli enti ecclesiastici e da una maggiore quota gestita direttamente dall’assessorato competente.
Questi sono i numeri! Poi ci sono le difficoltà denunciate dagli operatori dedicati al servizio pubblico. Non si riesce ad utilizzare a pieno le sale operatorie nei nostri ospedali per carenza di operatori. Alcuni ne mancano, alcuni non si possono spostare da un ospedale all’altro per benefici o privilegi. Un quarto degli infermieri non fa l’infermiere! I dipendenti amministrativi sono circa il 10% degli organici, una percentuale congrua, ma spostarli secondo le esigenze reali è molto difficile, quasi impossibile.
Intanto i sindaci reclamano la riapertura di reparti inutili in ospedaletti fatiscenti sotto la spinta di operatori che vogliono conservare vicino casa comodità, potere e possibilità di carriera. Non sono buone motivazioni per impiegare denaro pubblico!
I pugliesi come i meridionali in genere pagano più degli altri italiani le cure di tasca propria. Sono di più in Puglia le famiglie povere in base ai consumi (24% nel 2004 contro 11.5% Italia), sono di più quelle che impoveriscono per spese sanitarie (2,3% contro 1,3%) e quelle che sostengono spese catastrofiche (7% contro 4,2%). Farmaceutica, disabilità e visite specialistiche sono i motivi principali di esborso diretto da parte delle famiglie (Dati CEIS Sanità 2006). Bene si è fatto quindi ad allargare nel 2005 il beneficio dell’abolizione del ticket farmaceutico, ma come si tiene conto delle condizioni di povertà all’interno della regione quando si distribuiscono le risorse tra le varie ASL?
L’Emilia Romagna destina nel 2007 30 milioni all’innovazione. Quale è il piano regionale in Puglia per le macchine pesanti (TAC, RM, PET-TAC. Radioterapia), per l’informatizzazione dell’attività clinica e per la ricerca?
Credo che sia giunto il momento di svegliarsi, gli slogan non bastano più. Bisogna chiudere i piccoli ospedali, sostituirli con ambulatori generali e specialistici, attrezzare adeguatamente i grandi ospedali, formare medici e infermieri nelle attività in cui siamo carenti. Si è perso già molto tempo prezioso.

Maurizio Portaluri
Direttore Generale
Istituto Tumori di Bari

6 settembre 2007

5 settembre 2007

VERSO IL 20 OTTOBRE 2007


In piazza per una svolta di governo verso i dimenticati: lavoratori, disoccupati, giovani, donne, pensionati

Questo appello è stato pubblicato contemporaneamente dal manifesto, da Liberazione e da Carta.

L'attuale governo non ha ancora dato risposte ai problemi fondamentali che abbiamo di fronte, per i quali la maggioranza degli italiani ha condannato Berlusconi votando per il centrosinistra. Serve una svolta, un'iniziativa di sinistra che rilanci la partecipazione popolare e conquisti i punti più avanzati del programma dell'Unione, per evitare che si apra un solco tra la rappresentanza politica, il governo Prodi e chi lo ha eletto.
Occorre fare della lotta alla precarietà e per una cittadinanza piena di tutte e di tutti la nostra bussola.
Noi vediamo sette grandi questioni. Quella del lavoro: cioè della sua dignità e sicurezza, con salari e pensioni più giusti, cancellando davvero lo scalone di Maroni e lo sfruttamento delle forme "atipiche", e con la salvaguardia del contratto nazionale come primario patto di solidarietà tra le lavoratrici e i lavoratori. Quella sociale: cioè il riequilibrio della ricchezza e la conquista del diritto al reddito e all'abitare. Quella dei diritti civili e della laicità dello Stato: fine delle discriminazioni contro gay, lesbiche e trans, leggi sulle unioni civili, misure che intacchino il potere del patriarcato. Vogliamo anche che siano cancellate leggi contro la libertà, come quella sul carcere per gli spinelli. Quindi, la cittadinanza: pienezza di diritti per i migranti, rapida approvazione della legge di superamento della Bossi-Fini, chiusura dei Cpt. La pace: taglio delle spese militari, non vogliamo la base a Vicenza, vogliamo vedere una via d'uscita dall'Afghanistan, vogliamo che l'Italia si opponga allo scudo stellare. L'ambiente ha tanti risvolti, dalla pubblicizzazione dell'acqua alla definizione di nuove basi dello sviluppo, fondate sulla tutela e il rispetto per l'habitat, il territorio e le comunità locali. Per questo ipotesi come la Tav in Val di Susa vanno affrontate con questo paradigma. La legalità democratica: lotta alla mafia e alle sue connessioni con la politica e l'economia.
Nessuna di queste richieste è irrealistica o resa impossibile da vincoli esterni alla volontà della maggioranza. Il fallimento delle politiche di guerra dell'amministrazione Bush si sta consumando anche negli Stati uniti, i vincoli di Maastricht e della banca centrale europea sono contestati da importanti paesi europei, l'andamento dei bilanci pubblici permette scelte sociali più coraggiose. Ma siamo consapevoli che per affrontare tutto questo occorre che la politica debba essere politica di donne e di uomini - non solo questione maschile - e torni ad essere partecipazione, protagonismo, iniziativa collettiva.
Per questo proponiamo di ritrovarci a Roma il prossimo 20 ottobre per una grande manifestazione nazionale: forse politiche e sociali, movimenti, associazioni, singoli. Chiunque si riconosca nell'urgenza di partecipare, per ricostruire un protagonismo della sinistra e ridare fiducia alla parte finora più sacrificata del paese.

Gianfranco Bettin, Lisa Clark, Tonio Dell'Olio, Antonio Ferrentino, Luciano Gallino, Pietro Ingrao, Aurelio Mancuso, Lea Melandri, Bianca Pomeranzi, Gabriele Polo, Rossana Praitano, Rossana Rossanda, Marco Revelli, Piero Sansonetti, Pierluigi Sullo, Aldo Tortorella, Nicola Tranfaglia.

2 settembre 2007

Liberazione 2 settembre

IN EDICOLA ANCHE LUNEDI 3 SETTEMBRE

EUROPA: QUALI POLITICHE PUBBLICHE PER LA SALUTE

PRIVATIZZARE LA SANITA’ IN EUROPA SIGNIFICA AUMENTARE LE DISEGUAGLIANZE.
PER UNA CONFERENZA EUROPEA SUL DIRITTO ALLA SALUTE


Fulvio Aurora

Il diritto alla salute è un diritto fondamentale. In Italia è sancito dalla Costituzione. E’ auspicabile che sia sancito anche dalla futura costituzione europea.
L’organizzazione sanitaria che deve assicurare il diritto fondamentale alla salute deve essere considerata come l’organizzazione che reperisce, procura, distribuisce l’acqua, non può essere privatizzata.

La privatizzazione in sanità è determinata dalla grande quantità di denaro che in essa viene impiegata. La sanità con le sue varie componenti risulta essere molto appetibile, quindi può diventare, oggi molti casi già lo è un affare. In questo modo i soggetti interessati, i cittadini che hanno bisogno di prevenzione, di cure e di riabilitazione, possono diventare oggetti di interesse e di profitto.
Vi è pure un contesto di autoreferenzialità, ovvero di costruire sistemi, strutture, servizi che servono ai cittadini utenti solo secondariamente, mentre in prima battuta sono solo per se stessi.

Ciò premesso penso sia necessario riflettere sul tema delle disuguaglianze in Europa e nel mondo.
Non si possono fare parti uguali fra disuguali, al contrario la realtà ci dice che ha di più, anche in sanità, continua ad avere di più e viceversa.

La speranza di vita in Europa è diversa in funzione dello stato di appartenenza. Si possono notare quattro gruppi di stati . In generale nei paesi dell’Est vi è la speranza di vita più bassa.
Fra il paese con speranza di vita più bassa (Estonia) del primo gruppo e quello con speranza di vita più alta (Islanda), ci sono 11 anni di differenza.
I paesi più ricchi in generale hanno una speranza di vita maggiore. I paesi che spendono di più in sanità hanno una speranza di vita maggiore. E’ il caso della speranza di vita a 5 anni per le donne colpite da tumore.
Se si taglia la spesa sanitaria eliminando ad esempio gli screening per il tumore dell’utero si ha come risultato una maggiore mortalità per le donne che vengono colpite da questa malattia
Infatti in alcuni paesi, ancora quelli dell’est, la mortalità è in aumento
Nei paesi a maggior ricchezza – più industrializzati - vi è una maggiore incidenza (= numero di nuovi casi anno). Gli stessi paesi hanno però una sopravvivenza migliore. Stesso discorso per la mortalità: chi è più ricco anche con maggior incidenza ha una mortalità minore.
La sopravvivenza, cioè il numero di persone che hanno un tumore in un anno, è maggiore in un paese più ricco.
La relazione fra la spesa pubblica e la sopravvivenza per chi è colpito da tumore ci dice che più alta è la spesa sanitaria pubblica, maggiore è la sopravvivenza;
Il tasso standardizzato di incidenza dei tumori nel mondo è più alto nel nord America e a decrescere nell’Europa dell’ovest, nel sud Europa, , nord Europa, centro e est Europa; più basso nel mondo;
Il tasso di mortalità mostra un andamento quasi inverso. Dal peggio al meglio: Europa centro-est, ovest Europa, Sud Europa, nord Europa, Nord America;
Va pure sottolineato che negli anni la distanza nella mortalità è aumentata fra paesi ricchi e paesi poveri, mentre l’incidenza per i maschi è rimasta uguale, è invece aumentata per le femmine e la sopravvivenza è aumentata per i maschi e rimasta uguale per le femmine.
Come nei rapporti fra paesi sta peggio chi è più povero anche nei rapporti fra individui sta peggio, muore prima ed è più malato chi è più povero e chi ha minore istruzione, facilmente e conseguentemente chi ha fatto un lavoro faticoso e nocivo. Ad esempio un’indagine che abbiamo fatto come Medicina Democratica in Italia sui lavoratori della ex ENICHEM ed ex MONTEDISON di Porto Marghera (Venezia) morti per esposizione a cloruro di vinile monomero ha mostrato come l’età media di morte sia stata di 57 anni contro un età media di morte generale di 76.

Tornando ai sistemi sanitari in sintesi e in generale (nel senso che non è sempre così) sta meglio chi spende di più, ma forse si potrebbe dire che sta peggio chi spende poco o niente. La performance si raggiunge spendendo bene, piuttosto che spendendo tanto. I servizi sanitari pubblici sono maggiormente in grado di ottenere maggiori risultati spendendo meno. E questa è la sfida del futuro: di fronte all’aumento della speranza di vita che però abbiamo visto non essere un dato definitivo e soprattutto uguale per tutti, nonché al miglioramento delle tecnologia mediche , quindi complessivamente agli elevati costi della sanità, diventa doveroso – affermando la necessità della sanità pubblica sopra quella privata, nonché della prevenzione prima della cura – organizzare in tutta Europa, nei vari Stati, sistemi sanitari pubblici, basati sulla fiscalità generale (paga di più chi ha di più ed ha maggiore vantaggio chi ha più bisogno).

Invece che pensare alle cure transfrontaliere come oggetto prevalente di intervento della Unione Europea - cure che certamente sono importanti, ma che costituiscono un eccezione e non la norma – occorre organizzare i sistemi sanitari in modo tali che questi, lo dico come slogan “paghino la salute, piuttosto che la malattia”. Mi riferisco in altri termini all’opposto di quella che è la situazione attuale dove si privilegia la prestazione medica al posto del risultato di salute. Come dire che i responsabili dell’organizzazione dovrebbero essere pagati o premiati in base al miglioramento della condizione epidemiologica, di riduzione del danno e del disagio, del territorio di loro competenza. Si accorgeranno allora che non basta intervenire con le visite, le operazioni chirurgiche e i farmaci, ma diventerà necessario rendersi conto dei livelli di inquinamento, della nocività ambientale, del cambiamento climatico e lavorare per porvi rimedio.

SICUREZZA SUL LAVORO. lettera al ministro

MORTI BIANCHE: SERVE PIU' CHIAREZZA E FATTI

Marco Bazzoni, Mauro Marchi

Vorremmo chiarire, al Ministro del Lavoro Cesare Damiano, al Goveno ed ai nostri beneamati Sindacati, che non sono gli ispettori del lavoro in primis che ci servono, ma i tecnici della Prevenzione delle ASL, coloro che effettivamente fanno i sopralluoghi nelle aziende per quanto riguarda la sicurezza sul lavoro
La sera, troppo spesso, leggiamo nei sottotitoli dei telegiornali gli ultimi aggiornamenti sul conflitto ITALIANO: IL LAVORO.
I giornalisti, sia televisivi o della carta stampata, forse per pudore, per dimenticanza o perché ci stiamo abituando a questa mattanza quotidiana ( la media è di 4 morti al giorno ) ne danno notizia in un modo tale, quasi fosse una cosa normale, come se quello che avviene sia una cosa dovuta, una situazione dove non vi è rimedio, dove tutto scivola via nel dimenticatoio generale.
Noi no, non dimentichiamo; noi R.L.S, rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, la viviamo tutti i giorni questa mattanza.
Quando leggiamo o sentiamo certe notizie, ci rattristiamo, e il nostro pensiero corre a quelle famiglie, a quelle madri, o a quei ragazzi cui di colpo svaniscono nei loro sogni. Sappiamo per certo che qualcuno si offenderà di certe nostre affermazioni, chiediamo scusa, ma nonostante che da circa 3 anni insieme ad altri R.L.S partecipiamo a congressi, ad assemblee, trasmissioni televisive, scriviamo lettere ed articoli ai vari quotidiani, ai ministri, ai segretari di partito, al Presidente della Repubblica ecc. ecc, poco o niente è stato fatto.
Vorremmo chiedere a voi giornalisti un favore, cioè di fare chiarezza su cosa è l' R.L.S, cioè Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza e non Responsabile dei Lavoratori per la sicurezza (come ci sentiamo chiamare spesso dai datori di lavoro, dai preposti, ecc) che è una figura che non esiste nella 626/94.
Inoltre vorremmo chiarire, al Ministro del Lavoro Cesare DAMIANO, al GOVERNO ed ai nostri beneamati SINDACATI, che non sono gli ispettori del lavoro in primis che ci servono, ma i TECNICI della Prevenzione delle ASL, coloro che effettivamente fanno i sopralluoghi nelle aziende per quanto riguarda la sicurezza sul lavoro.
Ci riesce difficile capire come questi "signori" continuino a fare ancor oggi una tale confusione, come non si rendano bene conto della gravità delle MORTI BIANCHE (più di 1300 l'anno) , senza contare gli infortuni che sono quasi un milione, e gli invalidi che sono circa 27 mila.
Sappiamo che chiederVi di pubblicare questa lettera dopo ciò che abbiamo scritto nelle prime righe può sembrare presunzione, ma non è così, aldilà dei tanti pensieri e dei tanti problemi vorremmo che per un momento vi fermaste a riflettere, liberi e soli con voi stessi. Perché la sicurezza nei posti di lavoro e la vita anche di una sola persona non ha nessun tipo di colore, men che mai POLITICO. GRAZIE.

*Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza.
Email: bazzoni_m@tin.it

pubblicata su http://www.aprileonline.info/

PROVO UN SENSO DI SCHIFO IRREFRENABILE


Provo un senso di schifo irrefrenabile quando sento in questi giorni parlare della guerra ai lavavetri, prendersela con i poveri dei poveri pare sia diventato lo sport nazionale. Non riesci ad arrivare a fine mese? Sei senza lavoro? Nelle ASL non ricevi un servizio adeguato? Non ti preoccupare, noi ti facciamo sentire “CITTADINO COCCOLATO” sbattendo via a calci in culo i noti criminali lavavetri ai semafori. Il “compagno” Assessore di Firenze, genio della politica e della solidarietà, ha risposto alle critiche rivolte da noi sinistri radicali (io non mi sento radicale), che le nostre critiche sono lontano dal comune pensiero della gente. A quando la pena di morte, visto che sento dire ogni due per tre, dopo fatti vari tipo Cogne, il piccolo Tommaso, i pedofili:- ci vorrebbe la pena di morte!-? Personalmente credevo che tra i vari compiti di chi fa politica ed amministra, educare le persone alla convivenza civile, fosse uno degli obiettivi. Se poi siamo sul cristiano andante dire:- nessuno tocchi Caino, ed ama il prossimo tuo.....-, mi paiono ovvietà. Pare non sia più così, la paura di perdere (sicuramente) le elezioni ha dato la stura agli “uomini d’ordine” della sinistra. Il TG 5, dico TG 5, non Liberazione, ha fatto un’inchiesta nella quale intervistava i criminali lavavetri. Sono emerse storie allucinanti; ex spacciatori che volevano rigare dritto, ex ladri per fame, insomma gente che è rejetta nel vero senso della parola. Intanto il Sindaco di Torino Sergiozy Chiamparinò ha pronta anche lui la sua bella ordinanza. Facciamo a capirci: se qualcuno di noi al semaforo viene minacciato, faccia una cosa poco omertosa: tiri fuori il suo NOKIA ultima generazione, chiami il 112 e dica: -mi chiamo Adelaide Pautasso in Ceirano, al semaforo di via tal dei tali mi hanno minacciata neh!-. questa si chiama azione civile e responsabile, perchè madama Pautasso ha il legittimo diritto di non essere minacciata al semaforo, ma ha anche il dovere di rivolgersi alle forze dell’ordine in caso di reato-pericolo. Purtroppo si sa che queste cose non accadono perchè siamo tutti omertosi, non vogliamo fastidi, ci deve pensare chi comanda....neh! possibile che non ci rendiamo conto che aumenteranno i disperati che hanno fame? Possibile che non ci rendiamo conto che stiamo fornendo manovalanza alla malavita (italicissima) a basso prezzo? Personalmente ho adottato un ragazzo al semaforo: ha 21 anni, è sveglio, simpatico e tanta voglia di lavorare. Ha una sorella che si chiama Sara come mia figlia. Siamo entrati in confidenza e mi raccontava che lui tutti i mesi deve dare 500 euri a “qualcuno” per lavorare lì, siccome è clandestino deve pagare e stare zitto, vivere come capita e possibilmente mandare qualche soldo a Sara. Però grazie a Sergiozy, da lunedì ai semafori si respirerà meglio e saremo tutti contenti e felici. Dimenticavo di augurare a tutti quelli non della sinistra (non radikkiale): pace, amore, solidarietà e nel caso trovassero tempo di specchiarsi un attimo, metti che trovano una trave nel loro occhio.............................ci vediamo domenica in chiesa neh!
Firmato ORDALAN uscito dal corrosivo