31 agosto 2007

SOMMARIO AGOSTO

  • SICUREZZA LAVORO IN EUROPA presa in ostaggio dalla competitivita’
  • SICUREZZA SUL LAVORO storia e proposte a cura di F. Aurora
  • NOI E IL GOVERNO diamo una scossa per far mantenere gli impegni
  • SICUREZZA LAVORO qualcosa di sinistra di A. Rocchi, relatore alla Camera
  • SICUREZZA LAVORO approvato alla Camera il disegno di Legge

SICUREZZA LAVORO IN EUROPA

La salute sul posto di lavoro presa in ostaggio dalla competitivita’ ?

Un articolo di Laurent Vogel

Nel 2006 si e’ conclusa la strategia comunitaria per la salute sul posto di lavoro(2002-2006)e la Fondazione di Dublino per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro ha pubblicato la sua quarta inchiesta al riguardo. Una valutazione dell’evoluzione delle condizioni di lavoro e delle relative politiche e’ quindi fattibile su un arco ditempo di circa 15anni (la prima inchiesta e’ stata infatti effettuata nel 1990) e aiutera’ a metterein evidenzaanche l’evoluzione delle politiche comunitarie. A questo proposito, una prima costatazione fatta riguarda il crescente conflitto fra salute sul posto di lavoro e interessiprivati degli imprenditori, che tendono, questi ultimi, a massimizzare i loro profitti. L’attivita’dell’Unione europea sembra essere stata quindi limitata dalla costante preoccupazione di non porre ostacoli alla “competitivita’”.

l'articolo segue su
http://www.cgil.it/saluteesicurezza/Novit%C3%A0/BilanSocialEuropeen2006.pdf

20 agosto 2007

STORIA E PROPOSTE PER IL LAVORO E LA SALUTE

SALUTE E PRECARIETA’ DEL LAVORO

(intervento di Fulvio Aurora al convegno della Sinistra Europea a Barcellona, 28/29 GIUGNO 07)

Nella storia del lavoro prima e dopo la rivoluzione industriale gli infortuni e le malattie da lavoro sono stati considerati connaturati al lavoro ed in un certo modo inevitabili. Fino alla fine degli anni 60 la salute, ovvero le condizioni di organizzazione del lavoro e di nocività che portavano agli infortuni e alle malattie professionali, veniva semplicemente monetizzata.
In Europa ed in Italia dopo le lotte sindacali degli anni 68-72, anche al seguito della nascita degli organismi internazionali del lavoro, delle direttive della Unione Europea il problema è stato posto. In questo mesi ad esempio in Italia gli infortuni sul lavoro sono stati posti all’ordine del giorno con interventi autorevoli come quelli del Presidente della Repubblica e di quello della Camera dei Deputati. Se le garanzie sindacali e di legge hanno prodotto una notevole riduzione degli infortuni (non si può dire altrettanto per le malattie professionali) fra i lavoratori delle grandi e medie aziende, comunque fra i lavoratori assunti regolarmente e a tempo indeterminato, non così è successo e sta succedendo fra chi ha un rapporto di lavoro precario o lavora “in nero”.
Fuori dai paesi occidentali, specie nei paesi a sviluppo accelerato, i morti sul lavoro non sembra costituiscano un problema. A centinaia i minatori cinesi trovano la morte ogni anno, ma non sembra che a qualcuno importi. Da noi, in Europa, in dimensione minore, ma altrettanto gravemente, importa di meno se a cadere vittima di un infortunio sia un lavoratore immigrato.

I lavoratori precari, sono in gran parte lavoratori autonomi che diventano per periodi più o meno lunghi, con giornate di lavoro brevi, lunghe o lunghissime collaboratori di un’azienda che in pratica li usa come e quando vuole. La loro caratterizzazione è la flessibilità.
Si tratta di lavoratori che in genere non hanno molte possibilità di difesa sindacale, facilmente ricattabili, caratterizzati dall’accettazione di qualsiasi forma di organizzazione del lavoro, con salari generalmente bassi e privi o quasi di contribuzione previdenziale. Ora si trovano in questa condizione non solo i giovani, ma anche molti giovani adulti.
E’ evidente che la difesa della condizione di salute diventa secondaria, a volte nemmeno viene percepita come coscienza e se lo è viene immediatamente messa da parte.
Una situazione che ricorda il primo secolo di rivoluzione industriale in cui gli operai costretti a subire orari di lavori impressionanti e salari bassi, accettavano, loro malgrado, di perdere anche nel breve periodo la loro salute
Lavoratori precari sono anche i lavoratori in nero che potrebbero essere distinti come una categoria caratterizzati ancora da peggiori condizioni, per la gran parte si tratta di immigrati che assommano alla precarietà del lavoro anche la precarietà della vita, cioè dell’abitazione, delle garanzie sanitarie, dell’emarginazione sociale e culturale.

Secondo un’indagine del sindacato dei lavoratori precari della CGIL (è importante sottolineare che i precari hanno iniziato ad organizzarsi) dal 2002 al 2004 si è registrato in Italia un aumento degli infortuni sul lavoro del 25,9%, passando da 5.904 a 7.438. Nel 2005 hanno subito infortuni ben 7678 lavoratori atipici (+ 3,25%). Sempre nel 2005 fra questi lavoratori 13 hanno trovato la morte.
Questi lavoratori (collaboratori – lavoratori a progetto) vengono utilizzai anche nell’industria. Un confronto con i lavoratori interinali (lavoratori assunti da una società e da questa inviati in varie aziende secondo necessità) sempre nel 2005 si sono registrati ben 13.361 infortuni, con 8 incidenti mortali, quindi meno dei 13 registrati fra gli atipici.
Nel 2005 sono state 1650 le ispezioni degli Istituti previdenziali nelle aziende che impiegano questi lavoratori. Per quanto si sia trattato di pochissime ispezioni per mancanza di personale ispettivo adeguato, si è potuto verificare che nel 76% dei casi le collaborazioni mascheravano rapporti di lavoro di dipendenza. Un’ispezione che ha pure fatto scoprire che 232 aziende committenti non hanno mai assicurato 2.899 lavoratori costringendoli quindi a lavorare in nero.
Lavoratori atipici, interinali, lavoratori in nero sono anche accomunati dallo svolgere attività nocive, manipolare sostanze tossiche senza protezione. Non è difficile incontrare situazioni cui ai lavoratori immigrati ad esempio viene affidato il compito di operare bonifiche di manufatti contenenti amianto senza informazioni e senza tutele…. Tanto ci vorranno anni prima che si manifesti qualche malattia asbesto correlata anche grave e sarà molto difficili dimostrarne la causa e le responsabilità.

La commissione parlamentare di indagine sugli infortuni (Senato della Repubblica italiana, nella sua relazione finale del 23 marzo 2006 ha osservato che per i lavoratori immigrati, negli ultimi anni, il tasso di infortuni denunciati all'INAIL (sul totale relativo a tutti i lavoratori) ha superato, in base ad un preoccupante e netto andamento di crescita, il valore del 13%. All'interno di tale percentuale, una quota assolutamente preponderante - superiore al 90% - concerne i lavoratori extracomunitari (non considerando naturalmente tra questi ultimi quelli provenienti da Paesi che fanno attualmente parte, in seguito all'ultimo allargamento, dell'Unione europea).
Diverse appaiono le cause della gravità dei dati suddetti: la pericolosità delle attività svolte (la distribuzione dei lavoratori extracomunitari per settore di attività è concentrata prevalentemente nell'edilizia e nell'industria dei metalli); l'inesperienza (dovuta spesso anche alla giovane età) e la mancanza di un'adeguata informazione e formazione professionale; gli orari di lavoro, sovente eccessivi e debilitanti; le barriere linguistiche, che rappresentano un fattore di rischio - basti pensare, come esempio eclatante, alla mancata comprensione della segnaletica sul luogo di lavoro - nonché di ostacolo all'informazione e formazione.
Il lavoro irregolare, sicuramente comprensivo del lavoro nero e di gran parte di quello minorile e di quello extracomunitario, dilata in maniera esponenziale l’area dei rischi lavorativi, occulta un numero elevatissimo di infortuni - dal dieci al venti per cento di quelli denunciati - e fa emergere qualche dubbio sulle effettive dimensioni della riduzione complessiva degli infortuni medesimi negli ultimi anni.
Tale estesa anomalia risponde, tra l’altro, a molteplici variabili politiche, economiche e sociali e trova fertile humus sia nelle tendenze aziendali alla riduzione del costo del lavoro sia in un contesto socio-economico nel quale la necessità di guadagno costringe un numero sempre maggiore di persone a rinunciare a tutele e garanzie.
Tra i lavoratori in nero vanno compresi anche i lavoratori immigrati clandestini, i quali, praticamente privi di ogni diritto, sono costretti ad accettare qualunque condizione, rischiando, in caso d’infortunio, la mancanza di soccorso e l’abbandono in località lontana dal cantiere (come è successo in un caso concreto).
Solo marginalmente più favorevole è la posizione del lavoratore immigrato con permesso di soggiorno, il quale è pur sempre indotto dal bisogno ad accordarsi con il datore di lavoro nell’elusione della normativa previdenziale ed a prestare la propria opera in condizioni più rischiose (rispetto a quelle ordinarie).
L'esercito dei lavoratori in nero in Italia conta 3,3 milioni di persone (di cui 1,5 milioni al Sud e 1,8 al Centro-Nord), concentrate in larga parte nei settori delle costruzioni, dei servizi - con particolare riguardo al lavoro domestico retribuito di collaboratori familiari e badanti -, del commercio, del tessile, abbigliamento e calzaturiero, nonché, soprattutto al Sud, nel settore agricolo. L’occupazione irregolare è presente per il 24,3% nel Centro Italia, per il 18,9% nel Nord-Est, per il 20,1% nel Nord-Ovest e per ben il 36,7% nel Mezzogiorno, dove un lavoratore su 4 è in nero. Il fenomeno, quindi, sebbene diminuito negli ultimi anni sul piano nazionale, torna a crescere al Sud, con picchi elevati in Calabria, in Campania e in Sicilia.
L’ISTAT (Istituto centrale di statistica) quantifica in circa 516.000, solo nei settori agricolo e delle costruzioni, le unità di lavoro non regolari riferite a cittadini stranieri non comunitari; ad essi sono da aggiungere i lavoratori impegnati nei servizi alla persona, nelle imprese manifatturiere o in quelle tradizionalmente ad alta irregolarità (bar, ristoranti, agriturismi ecc.).
L’estrema debolezza economica, sociale e giuridica dei lavoratori extracomunitari li espone alle lusinghe ed al ricatto del lavoro nero, soprattutto in settori produttivi "polverizzati" come l’agricoltura.
Le cifre attestano un livello di rischio del lavoro degli extracomunitari molto più elevato rispetto alla media degli altri lavoratori. L’INAIL indica che nel 2004 gli infortuni tra i lavoratori extracomunitari sono stati 116.000, con una crescita del 6% rispetto al 2003 e del 25% rispetto al 2002; nello stesso anno, la quota di infortuni mortali relativa a lavoratori extracomunitari è stata pari a circa il 13% (rispetto al totale degli eventi mortali medesimi). Si calcola che il tasso di incidenza degli infortuni sia di circa 65 infortuni denunciati su 1000 assicurati, contro un tasso di poco superiore a 40 punti per gli occupati nel loro complesso. Tra le cause di tale elevata “rischiosità”, la pericolosità dei lavori cui questi lavoratori sono adibiti (costruzioni ed industria dei metalli), la scarsa attuazione delle norme di sicurezza e la mancanza di formazione professionale adeguata, caratteristiche peculiari del predetto fenomeno.
Tra gli extracomunitari infortunati circa la metà proviene da Marocco, Albania e Romania, mentre, stranamente, pochi sono gli infortuni denunciati dalle pur numerose comunità di lavoratori filippini e cinesi.
Data la stretta relazione tra lavoro nero e migrazioni clandestine, la corretta gestione dei flussi migratori, ormai una risorsa della nostra economia, costituisce pure un valido strumento per arginare il lavoro sommerso.
Quasi interamente al mondo del lavoro nero appartiene, ovviamente con le sue specificità, anche il lavoro minorile, fenomeno in sicura espansione.
Pur nelle ovvie difficoltà di quantificazione, l’ISTAT stima in almeno 145.000 (escludendo da tale calcolo i minori immigrati ed i rom) il numero dei minori tra gli 11 ed i 14 anni di età coinvolti in attività lavorative (valore pari al 3,1% del totale dei minori compresi nella suddetta fascia anagrafica). Secondo altre stime, invece, i minori che lavorano, rom ed immigrati compresi, si avvicinerebbero alle 400.000 unità.
Le statistiche collocano l’Italia ben oltre la media europea (1,5%) e, comunque, oltre la media dei principali Paesi dell'Europa occidentale (2%).
Da una ricerca effettuata in alcune grandi città italiane (Torino, Milano, Verona, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Reggio Calabria, Catania) emerge che nel nostro Paese lavora un minore su cinque, con punte elevate in tutto il Mezzogiorno e nel Nord-Est, aree contraddistinte da modelli produttivi quasi antitetici.
Trattasi di forme di lavoro stagionali o occasionali, che riguardano prevalentemente l’agricoltura, le piccole aziende manifatturiere, il commercio, la ristorazione, alcuni settori dell’artigianato. Prevalgono le collaborazioni con i genitori (70%) o le occupazioni presso parenti o amici (20,9%), e solo il 9,1% riguarda attività svolte presso terzi. .
Nella banca dati INAIL non risulta ovviamente “alcun evento occorso a infortunati di età inferiore a quella minima legale”, mentre, nell’anno 2004, risultano denunciati 9.496 infortuni relativi a minori degli anni diciotto (con una percentuale, molto vicina al 9% del totale degli infortuni denunciati, sicuramente viziata dall’occultamento degli eventi).

Un settore dove gli infortuni sono più frequenti e più gravi è quello dell’edilizia. L’edilizia è pure il settore dove i lavoratori precari e in nero sono più presenti.
Le tabelle sugli infortuni in evidenziano aumenti, anche considerevoli, sia dei dati generali sia di quelli relativi alle morti.

Anno di accadimento
2000
2001
2002
2003
N° infortuni in genere
102.697
103.260
106.057
110.393
N° infortuni mortali
303
332
321
344

Tra le cause principali di infortunio mortale vi è la caduta dall’alto. Nelle microimprese (da 1 a 9 addetti), il rischio di infortunio mortale è superiore di circa 10 volte a quello che presentano le medie imprese (50-249 addetti). Tale dato è tanto più allarmante in quanto l’attuale dimensione media delle imprese edili con dipendenti è inferiore ai 5 lavoratori/anno e, secondo dati INAIL, sulle circa 730.000 aziende del settore, ben 400.000 sono imprese individuali. I problemi di sicurezza riscontrati più spesso riguardano l’assenza o l'insufficienza di protezioni e le inadeguatezze strutturali. La violazione della normativa costituisce la principale causa di morte sul lavoro nel settore.
L’alta percentuale di infortuni occorsi il primo giorno di lavoro è un indicatore di lavoro irregolare che emerge al momento dell’incidente, in particolare un incidente mortale. (Ora una norme recente in Italia ha stabilito che l’assunzione deve avvenire il giorno prima dell’inizio del lavoro). Di nuovo, la concentrazione degli infortuni nei primissimi giorni di lavoro è ancora più accentuata nelle microimprese.

Dalle cause ai rimedi
La precarietà del lavoro produce più infortuni e più malattie professionali. E’ evidente che il rimedio consiste nell’eliminarla. Il sistema capitalista impone nella attuale condizione di mercato che esso stesso genera, di utilizzare i lavoratori nel modo “più libero” possibile. Le lotte e le leggi, quindi i lavoratori organizzati e l’organizzazione pubblica hanno cercato di impedire che la libertà dell’impresa si trasformasse in totale arbitrio, quindi di limitare i danni. In effetti nonostante il grande sviluppo tecnologico e scientifico siamo solo per moltissimi lavoratori, come abbiamo visto, alla riduzione del danno.
Marx diceva che al padrone non interessa nulla della vita e della salute dell’operaio se non ci sono le leggi che glie lo impongono. A volte le leggi ci sono, almeno quelle che riguardano la tutela della salute, ma sono scarsamente applicate, oppure a monte ci sono leggi, come quelle che liberalizzano il mercato del lavoro, che inventano decine di forme di lavoro precario, che le contraddicono. Immaginiamoci cosa sarebbe stato per la salute dei lavoratori se fosse passata integralmente la proposta di direttiva Bolkestein. Sappiamo però che pur non essendo stata approvata in tutta la sua malvagità, la linea della liberalizzazione in Europa come negli stati che la compongono, è quanto mai attuale.
Le forme di lavoro precario devono essere eliminate, almeno progressivamente limitate a delle eccezioni e per brevi periodi, soprattutto impedendo che il precariato diventi stabilità come succede per tutti i tipi di lavoro da quello manuale e quello dei ricercatori. Già questo dovrebbe avvenire nel sistema pubblico. Ad esempio abbiamo nel sistema sanitario italiano una buona parte di lavoratori (almeno un quarto) sono “esternalizzati”, cioè lavorano per il pubblico, ma sono inquadrati in imprese private, in molti casi anche a svantaggio dei cittadini utenti, per mancanza di preparazione, o anche per stanchezza, quando per i bassi salari sono costretti a fare un doppio lavoro.
E poi c’è il sistema dei controlli i cui operatori potrebbero essere pagati dai risultati economici che tali controlli producono. Non è pertanto vero che si devono limitare al di sotto del minimo le loro assunzioni. E’ inutile avere le leggi se poi queste sono non applicate o applicate solo in parte.
Nondimeno gli interventi di politica economica dei governi dovrebbero tendere ad aumentare la dimensione delle imprese. Queste se piccole e piccolissime, nel numero degli addetti, sono da un lato difficilissime da controllare e dall’altro, come abbiamo visto, sono quelle in cui l’incidenza di infortuni è più elevata.

E poi vi è un lavoro diretto a difesa della salute.
a) Tutti i lavoratori dovrebbero essere dotati di un libretto sanitario conservato in doppia copia e aggiornato dal medico di medicina generale e dal medico competente (il medico nel luogo di lavoro),
b) Devono esserci le registrazioni puntuali degli infortuni e delle malattia da lavoro, particolarmente dei tumori professionali; le statistiche (incidenza e prevalenza) devono essere rese pubbliche, indicando i nomi delle aziende da dove malattie e infortuni provengono. Ad esempio in una regione italiana, il Veneto, dove l’autorità preposta alla compilazione del registro dei mesoteliomi ( la gravissima malattia che deriva dall’esposizione all’amianto), ha pubblicato non solo il numero dei casi incidenti, ma anche il luogo (l’azienda) dove gran parte di questi si sono verificati. E’ successo che l’autorità politica regionale tiene nascoste le pubblicazioni e non le diffonde invocando la privacy…)
c) La grossa difficoltà per i lavoratori precari è la loro capacità di difesa sindacale, e questo si ripercuote anche nel campo della difesa della salute. Diventa indispensabile che gli organismi sindacali territoriali e di luogo di lavoro se ne facciano carico; in altri termini dove non arriva il singolo, perché precario, ci deve arrivare l’organizzazione. Ad esempio i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (RLS) che derivano dalle direttive della UE sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, devono essere organizzati anche su base territoriale e non solo aziendale per comprendere anche i lavoratori precari e irregolari.
d) Ci deve pure essere un controllo pubblico sanitario e igienistico-ambientale nei luoghi di lavoro diverso da quello ispettivo del lavoro e previdenziale, pur essendo richiesto un coordinamento fra gli enti. Il controllo sanitario non può essere solo limitato alla sorveglianza sanitaria sugli addetti, ma deve pure riguardare i cicli di lavorazione, l’organizzazione del lavoro, le sostanze utilizzate.

Infine ritengo opportuno fare presente che nell’incontro sui temi della salute organizzato dai parlamentari europei del GUE-NGL il 16/17 maggio scorso a Berlino è stata proposta una conferenza europea sulla sanità. In tale conferenza che sembra il GUE abbia fatto propria e si preoccuperà di organizzare deve sicuramente esserci una sezione salute e lavoro che entri nel merito e in dettaglio dei problemi che oggi abbiamo qui posto.

NOTA AGGIUNTIVA: SALUTE PRECARIETA’ E RESPONSABILITA’

La precarietà si definisce come uno stato di instabilità sociale caratterizzata dalla perdita di una o più sicurezze che permettono alle persone e alle famiglie di assumere le loro responsabilità elementari e di essere consapevoli dei loro diritti fondamentali. (1)
La precarietà del lavoro interessa un numero molto vasto, e in aumento, di lavoratrici e lavoratori. Riguarda coloro che sono assunti regolarmente con contratto di lavoro a tempo determinato, coloro che lavorano privi di alcun contratto cioè i lavoratori in nero. Precari sono ovviamente anche i disoccupati.
Tutte le indagini ci dicono che questi lavoratori sono maggiormente soggetti a infortuni.(2) Lo sono sicuramente anche per le malattie professionali pur se in tal senso non conosciamo dati, probabilmente perché da un lato il fenomeno è sottovalutato e in genere viene registrato ad anni di distanza dall’esposizione lavorativa a nocività ambientale, a sostanze tossiche o ad un’organizzazione del lavoro stressante.
Sulla precarietà in generale che in modo diretto o indiretto è legata al lavoro è stata fatta un’indagine in Francia nel 2005. E’ stato fatto un confronto fra persone in situazione di precarietà e persone non precarie (3). Interessante anche per il numero delle persone oggetto dell’indagine: 704.128 precari contro 516.607 non precari. Il rischio relativo (ovvero la differenza percentuali fra precari e non precari) ha fatto registrare fra i maschi un consumo di tabacco nella misura del 65% (in più per i precari), i precari non ricorrono alle cure per l’83%, di contro sono meno sedentari per l’8% e hanno una cattiva percezione delle proprie condizioni di salute per il 74%, per il 7% in più sono obesi, più magri per il 109%, per il 10% sempre in più hanno una pressione arteriosa elevata e infine per il 46% una maggiore presenza di denti cariati. Per le donne precarie le percentuali sono: tabagismo, 53%; non ricorso alle cure 164%; non seguite regolarmente dal punto di vista ginecologico 56%; sedentarietà 5%; percezione cattiva delle proprie condizioni di salute 56%; obesità 73%; magrezza 28%; pressione arteriosa elevata 33%, presenza di denti cariati 48%.
Questi e altri dati della medesima ricerca ci dicono che chi si trova in una condizione di vita precaria che sostanzialmente deriva dalla mancanza di lavoro o da un lavoro non a tempo indeterminato, sta peggio anche dal punto di vista della salute.

Un vecchio libro della collana “medicina e potere” edito da Feltrinelli negli anni 70 (non più in commercio) che si occupava della nocività nei luoghi di lavoro era intitolato “Lavorare fa male alla salute”. Assolutamente vero ieri come oggi, ma oggi dobbiamo pure aggiungere che la precarietà, compresa la disoccupazione fa ancora più male alla salute.

Arriviamo alla legislazione italiana recente che ha stabilito diverse forme di lavoro diverse da quelle a tempo indeterminato, e che ha portato e sta portando ad avere un numero di lavoratori importante e progressivamente in aumento. A questi si devono aggiungere coloro che lavorano senza alcun tipo di contratto e i disoccupati. Molte volte si tratta di posizioni intercambiabili. Per necessità, si accetta di tutto. La legge 30 del 2003 (governo Berlusconi con ministro del Lavoro, Roberto Maroni) non ha tenuto in alcun conto degli effetti sulla salute che l’applicazione di questa legge avrebbe potuto portare. Meglio il lavoro precario che la disoccupazione è lo slogan che molti ancora oggi sostengono. Se non ci stupisce (non che i suoi sostenitori siano liberi da responsabilità) che Confindustria e partiti di centro destra accettino (o promuovano) una società che per svilupparsi porta con sé decine o migliaia di malati e morti più del dovuto), molti problemi sorgono quando il medesimo assunto viene praticato da un governo di centro sinistra.
Del resto se fosse vero che con il precariato si sarebbe ridotta la disoccupazione e il lavoro nero ci avrebbe dovuto essere un aumento consistente dei livelli occupazionali; non solo ma non si può fare a meno di considerare che molti dei lavori in nero e dei lavori precari danno un salario che è al di sotto del costo della vita. In altri termini se non ci fosse qualcun altro a sostenere i precari difficilmente questi potrebbero vivere, tanto è poi che questi giovani e non più giovani difficilmente escono dalla casa paterna. In fondo c’è solo un giro di distribuzione in negativo dei salari: qualche lavoratore in più che deve vivere con meno salario, probabilmente senza possibilità di pagare contributi assicurativi, in condizioni peggiori di salute e con maggiore livello di ricattabilità. Qualcuno però da questa operazione ci ha guadagnato. Perché ha potuto fare altrettanti profitti con bassi livelli di investimento o investire di più sulla base della riduzione dei salari.
Allora – la domanda è inevitabile – un Governo che è divenuto tale in forza dei voti delle classi meno abbienti e che ha definito “il superamento” della precarietà. Al di la di chi nella sua ipocrisia distingue il superamento dalla eliminazione se va in un’altra direzione, se trova mille scuse per non affrontare il problema e per lasciare le cose come sono, non è forse privo di responsabilità? E siccome la responsabilità è personale, chi ha avuto ad ha maggiori poteri di decisione, non è forse più responsabile?
Questi ed altri ragionamenti avrebbero dovuto portare a “superare” la legge 30, nel senso di ridurre a forme assolutamente temporanee se non a zero il lavoro diverso da quello a tempo indeterminato, senza bisogno di dover dare dell’assassino a qualcuno…..

E’ stata recentemente approvata ed invia definitiva la legge delega per la costruzione del testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro. Il giudizio positivo su questo provvedimento è stato unanime Peraltro dalla sua promulgazione dovranno passare 9 mesi prima che il testo sia emanato, e sarà con esso che ci si dovrà misurare (chi compone la delegazione che predispone il testo? Ci immaginiamo che ci siano anche rappresentanti della Confindustria, certamente non c’è Medicina Democratica…). Sono stati fatti dei passi avanti consistenti rispetto alla situazione precedente ad esempio nel campo degli appalti, del miglioramento delle sanzioni, sugli RLS, sull’assunzione di ispettori del lavoro e altro. Sarebbe però opportuno non essere entusiasti, perché per dare un giudizio veramente positivo occorrerebbe rispondere a questa domanda: questa nuova legge, quindi il TU che ne seguirà interromperà l’andamento degli infortuni e delle malattie da lavoro? La risposta non può essere positiva, certo che no, perchè per arrivare allo scopo si sarebbero dovuto inserire nella delega misure ben più stringenti, misure “di classe” atte a favorire la presa di coscienza e l’intervento dei soggetti interessati nonchè il controllo permanente degli organi di vigilanza sulla condizione di tutti i luoghi di lavoro. Finalmente si sarebbe dovuto scrivere il fondamentale principio del rischio zero per le sostanze tossiche e cancerogene. Niente di tutto questo. Prendiamo ad esempio il discorso dei controlli: perché si sono solo aumentati (di non molto) gli organici degli ispettori del lavoro (afferenti al ministero del lavoro) e non si è posto mano all’aumento (con relativa formazione) dei già sottodimensionati operatori della prevenzione delle AUSL? Era pure stato suggerito, senza successo, di rendere indipendenti i medici competenti – pur continuando a farli pagare delle aziende – al fine di potere avere un controllo capillare, governato dai dipartimenti di prevenzione, sui processi produttivi; e pure era stato sottolineato come fosse assolutamente necessario rafforzare di nuovo i servizi di prevenzione attribuendo quei compiti che già la riforma sanitaria del 78 aveva loro dato di riconoscimento degli infortuni e delle malattie professionali, riducendo i poteri INAIL che invece da questa legge risultano ancora di più rafforzati.
Mancando tutto ciò è difficile credere che gli infortuni sul lavoro e le malattia da lavoro si ridurranno in modo consistente e ancora una volta non è possibile non richiamare la responsabilità di chi non riesce, in ragione della salute e della vita dei lavoratori, dei precari e dei disoccupati, uscire dal perenne compromesso con il sistema.

(1) (3) Inegalité de santé et comportements: comparaison d’une population de 704.128 personnes en situation de précarité à une population de 516.617 personnes non précaires, France, 1995-2002, in Bulletin épidemiologique hebdomadaire, n. 43/2005.
(2) Salute e precarietà del lavoro, intervento di Fulvio Aurora al convegno della sinistra europea a Barcellona, 28/29 giugno 2007.
(4) Nel quinquennio 2001-2005 sono state denunciate all’INAIL 14.526 malattie
professionali di lavoratori dell’industria e dei servizi. Di queste nello stesso periodo l’INAIL ne ha definite 13.738 (95%), ne ha riconosciute, come professionali, 4.217 (29%) e ne ha indennizzate 1.887 (14%). Lo scarto fra malattie denunciate e malattie indennizzate è incomprensibile, o almeno ci fa capire come mai l’INAIL è possessore di una grande quantità di denaro. In Lombardia ad esempio sono state indennizzate 450 neoplasie da asbesto fra il 2001 e il 2005. Il registro regionale dei mesoteliomi ne evidenzia circa 300 all’anno. (quasi tutti di origine lavorativa). Senza contare i tumori del polmone che sono considerati il doppio dei mesoteliomi (anche se insorgono prima di questi) ed altri tumori che hanno la loro origine sempre nell’esposizione all’asbesto.

3 agosto 2007

UNA SCOSSA A CHI HA IMPUNEMENTE DIMENTICATO IL PROGRAMMA SOTTOSCRITTO CON GLI ELETTORI


Il governo così non va. Uniamoci e diamogli una scossa

La ripresa dell'attività politica dopo il mese di agosto, ci vedrà impegnati in una serie di scadenze decisive.Prima fra tutte è la mobilitazione d'autunno e la manifestazione nazionale del 20 ottobre, promossa da personalità della Sinistra e alla quale ha aderito il nostro Partito.Il nostro principale impegno di fase consiste, quindi, nel preparare nei territori la mobilitazione e la manifestazione del 20 ottobre. Prepararla nella capacità di coinvolgere i soggetti impegnati sui temi sollevati dalla manifestazione, prepararla svolgendo iniziative generali e specifiche, prepararla anche dentro il partito, mobilitando gli iscritti e i simpatizzanti.Il nostro obiettivo consiste nel fare della manifestazione nazionale un appuntamento di decine e decine di migliaia di persone, come culmine di una campagna nazionale, articolata sui territori e nei posti di lavoro.I temi sono quelli dello scontro politico e sociale: le pensioni, lotta alla precarietà, politiche redistributive, diritto all'abitare e a un nuovo welfare, istanze di libertà che vengono dal riconoscimento delle forme di convivenza e dalla lotta alle discriminazioni, riconoscimento dei beni comuni e in primo luogo della ripubblicizzazione dell'acqua, difesa dei territori da opere cui le comunità si oppongono, prime fra tutte le TAV in Val di Susa e la nuova base di Vicenza, politiche per la riduzione delle spese militari, una via di uscita dai teatri di guerra e in particolare dall'Afghanistan, opposizione allo scudo stellare.L'obiettivo politico è rilanciare il profilo della sinistra, dei suoi valori, delle sue proposte, della prospettiva di una politica riformatrice nel nostro Paese.Una manifestazione, quindi, come un grande evento, una "manifestazione delle manifestazioni", in quanto chiede a tutte le forze che si sono mobilitate in questi mesi di connettere le proprie lotte in un grande movimento generale di cui la sinistra interpreti le istanze con coerenza e determinazione.Una manifestazione, quindi, che interpreti la delusione, il disagio e la vera e propria opposizione ai recenti accordi che il governo ha fatto sullo scalone pensionistico e sulle modifiche alle legge 30 e che non sono stati concordati in sede collegiale di maggioranza e di governo, non corrispondono allo spirito e alla lettera del programma e che, quindi, vanno modificati.Puntare tutto sulla mobilitazione d'autunno e sulla manifestazione del 20 ottobre, vuol dire concentrare tutti gli sforzi, anche organizzativi, per coinvolgere tutte le forze del partito per quell'appuntamento.Per tale motivo, abbiamo deciso, per quest'anno, di non svolgere a settembre la tradizionale manifestazione nazionale del partito.Questo, naturalmente, non è una diminuzione dello sforzo di mobilitazione né di quello della visibilità ma, al contrario, il tentativo di mettere tutta le nostre energie dentro lo scontro sociale e politico in una fase che consideriamo decisiva e che segnerà, per tanti versi, il futuro prossimo del Paese.Occorre dunque, preparare la mobilitazione e favorire la più ampia partecipazione alla manifestazione del 20 Ottobre a Roma, che dovrà diventare una manifestazione di massa. Per queste ragioni, utilizziamo le nostre feste di Liberazione di Agosto e quelle previste alla ripresa a Settembre, per promuovere incontri sulla manifestazione coinvolgendo non solo le nostre e i nostri iscritti, le nostre e i nostri elettori, ma in generale il popolo materiale dell'Unione, insieme a tutte le soggettività sociali e politiche della Sinistra europea presenti sul territorio.Permettetemi infine, un augurio a tutte e tutti di alcuni giorni di riposo.

Francesco Ferrara (Responsabile organizzazione del Prc)

SICUREZZA SUL LAVORO

Ma non fermiamoci

Testo unico, qualcosa di sinistra

Augusto Rocchi*

"Qualcosa di sinistra" è stata fatta, o quasi. Prendendo spunto da una celebre invocazione morettiana, con l'approvazione del Testo unico sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, questa maggioranza qualcosa di sinistra l'ha fatta davvero. Quello raggiunto ieri in Parlamento è un risultato storico, che non ci fa gioire, nel rispetto delle tante vittime del lavoro, ma che ci rafforza per le future sfide sul fronte delle pensioni e del welfare. La nuova legge sulla sicurezza e la prevenzione è un risultato che rivendichiamo con forza; il contributo di Rifondazione ha avuto un riconoscimento importante nella individuazione del relatore proprio all'interno del nostro partito. Ma per noi questo rappresenta solo l'inizio di una lungo percorso. Le problematiche legate al lavoro non si esauriscono in questo. Pensioni, precarietà, potere d'acquisto, diritti; sono i prossimi appuntamenti che in autunno ci vedranno protagonisti, insieme ai lavoratori e alle lavoratrici, di un confronto che sarà durissimo e senza sconti. Ma che parte però da una certezza: finalmente il lavoro torna al centro dell'azione di governo e del dibattito politico. L' "Election day" previsto nella nuova legge, va proprio in questa direzione. Fissare un giorno nel quale in tutta Italia in tutti i luoghi di lavoro vengono eletti i rappresentati per la sicurezza, significa aprire un grande momento di partecipazione democratica, dove ai lavoratori e alle lavoratrici viene riconosciuto un loro ruolo portante nella società e soprattutto il diritto ad una vita dignitosa, gratificante, più sicura. Nulla potrà mai restituire alle famiglie i propri cari, deceduti come soldati nelle frontiere di un mercato del lavoro sempre più deregolamentato, sfruttato e mal pagato, ma da oggi qualcosa in più è stato fatto. Nonostante i mal di pancia dell'opposizione e di alcune anime di questa maggioranza troppo attratte dal coro delle sirene di Confidustria la vita delle persone torna ad essere una voce fissa, non più variabile, dei costi di bilancio. Perché la vita umana non ha prezzo. In questo la "sinistra" della coalizione di governo ha giocato un ruolo determinante, senza il quale staremmo ancora qui ad "urlare alla luna" il nostro disprezzo contro l'indifferenza dei padroni nei confronti di quegli "invisibili" che ogni giorno partono da casa per andare a lavorare senza la certezza di ritornare. Dopo 23 anni di lotte per la sicurezza e prevenzione, dopo i timidi risultati ottenuti dalla commissione Smuraglia, dopo i troppi, frammentati e fragili interventi legislativi arriviamo oggi ad una legge organica di lungo respiro che individua il lavoro come valore a sé stante, da difendere, in piena continuità con il pensiero dei padri costituenti espresso nell'articolo 1 della Costituzione e più volte richiamato in questi mesi dal Presidente,Giorgio Napolitano: "L'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro". Oggi lo è un po' di più.

*Relatore della legge sulla sicurezza sul lavoro

2 agosto 2007

FINALMENTE LA LEGGE CONTRO I CRIMINI SUL LAVORO

Approvato alla Camera il disegno di legge sulla sicurezza sul lavoro

Un passo importante e un dovere riconoscere la centralità del lavoro


Pubblichiamo alcuni stralci dell'intervento pronunciato ieri da Alberto Burgio alla Camera dei Deputati.

Il disegno di legge discusso e approvato alla Camera e che vara, insieme ad importanti provvedimenti immediatamente prescrittivi, i principi e i criteri informatori in base ai quali il governo dovrà definire il nuovo Testo Unico in tema di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro è stato votato dal Prc per ragioni di merito. Ed è stato votato con tanta maggior convinzione per la rapidità con la quale il Parlamento, e in specie questa Camera, è riuscito a condurre in porto l'iter di questa legge, rispondendo a una necessità non derogabile. Noi stiamo infatti per consegnare al Paese uno strumento destinato a intervenire su un terreno aspro e impervio, quello degli infortuni, delle malattie professionali, delle cause di invalidità, delle morti sul lavoro di centinaia di migliaia di donne e di uomini che pagano ogni giorno un intollerabile tributo non solo alla fortuna, ma anche - soprattutto - all'incuria, all'irresponsabilità, all'immoralità di chi traduce tutela della sicurezza in costi per la sicurezza, costi che non esita a ridurre al minimo violando prescrizioni e ignorando obblighi. Qualche numero. Esattamente una settimana fa, mercoledì 25 luglio, il contatore delle morti sul lavoro in Italia dall'inizio di quest'anno segnava 592. Stamattina aveva raggiunto quota 611. Solo ieri si sono registrate cinque morti, a Vicenza, a Gualdo Tadino, a Iglesias e a Taranto, quel Domenico Occhionegro, 26 anni, operaio dell'Ilva, una fabbrica che da tempo si segnala per l'abnorme frequenza degli incidenti e delle morti sul lavoro. Non credo occorra aggiungere alcun commento. Ciascuno di noi può svolgere le considerazioni che ritiene. Se vuole essere realistico, deve però tenere conto di una circostanza di per sé terribile: oggi non è un giorno diverso da ieri, e domani sarà come oggi e come ogni altro giorno, almeno finché non saremo riusciti a modificare qualcosa nel modo in cui si provvede alla prevenzione, alla vigilanza, all'applicazione delle misure di prevenzione e salvaguardia. Dobbiamo sapere, che nulla cambierà - salvo i nomi dei feriti e delle vittime - finché non saremo riusciti a rendere meno agevole la violazione delle norme nella filiera degli appalti e dei subappalti; finché non ridurremo davvero la precarietà del lavoro, che è tra le maggiori cause dirette e indirette di infortuni anche mortali; finché questo Paese trarrà oltre un quarto della propria ricchezza da un'economia nascosta che prospera nell'illegalità e nel super-sfruttamento del lavoro; finché non avremo dotato di strumenti, informazioni e poteri adeguati tutte le figure proposte all'attività ispettiva, alla vigilanza sulla corretta applicazione delle norme di tutela e prevenzione, alla rappresentanza dei lavoratori in materia di sicurezza.(...)In Senato la commissione Lavoro ha modificato sensibilmente quel testo, precisandolo (secondo quanto richiesto dall'art. 76 della Costituzione) e dotandolo di quelle misure immediatamente prescrittive che appaiono meglio in grado di fornire risposte efficaci ai più urgenti bisogni di tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori. Penso ad esempio all'abrogazione del comma 1.198 della Finanziaria che ha improvvidamente disposto la sospensione per un anno delle ispezioni anche in materia di sicurezza e tutela della salute sul lavoro a beneficio delle imprese che avviano percorsi di regolarizzazione. E penso in particolare all'emendamento - proposto da Rifondazione Comunista e recepito dalla maggioranza, che ne ha determinato l'inserimento nel testo che è stato approvato - che riconosce alle organizzazioni sindacali e alle Associazioni dei famigliari delle vittime la possibilità di esercitare i diritti e le facoltà della persona offesa, partecipando come parte lesa ai procedimenti a carico dei datori di lavoro per le violazioni delle norme in materia di salute e sicurezza dei lavoratori. E' una norma importante, che riteniamo contribuirà sin da subito a ridurre l'enorme mole di procedimenti penali in materia di infortuni e malattie professionali che oggi, in particolare nelle grandi città, vengono archiviati. Grazie a questa norma, diverrà cioè operativa la fondamentale funzione dissuasiva che il diritto penale del lavoro è chiamato a svolgere nei confronti dei soggetti che eludono gli obblighi prevenzionistici e anti-infortunistici, funzione oggi vanificata dalle aspettative di archiviazione in massa dei procedimenti giudiziari.
(...)Possiamo dire senza incertezze, credo, di aver licenziato un testo importante, sulla base del quale potranno essere poste premesse concrete per interrompere l'attuale, drammatica tendenza all'incremento degli infortuni (oltre un milione l'anno) e delle morti sul lavoro (1.300-1.400 nella sola economia regolare) in Italia. Stiamo per approvare un testo importante, che dimostra la possibilità - quindi il preciso dovere - che questa maggioranza operi per il bene, nell'interesse generale, del Paese. E che l'opposizione (alla quale riconosciamo in questo caso una condotta responsabile e costruttiva, sia in Commissione che in occasione dell'esame da parte dell'Aula) dia un contributo fattivo e positivo, al di là delle differenze di opinioni e di riferimenti sociali. Ciò significa per noi - per il Gruppo di Rifondazione Comunista e per tutta la sinistra - riconoscere al lavoro, alle lavoratrici e ai lavoratori di questo Paese (e penso anche ai tanti migranti che danno un contributo essenziale e sempre più rilevante all'economia e alla crescita del nostro Paese) una centralità reale, in termini di diritti e di garanzie materiali, giuridiche e morali, che da tanto tempo è loro, di fatto, negata.Vogliamo sperare che questa legge segni un'inversione di tendenza. Vogliamo credere che l'approvazione di questa legge, alla quale stiamo per dare il nostro contributo, costituisca un passo importante in direzione di un ripristino effettivo dell'articolo 1 della Costituzione repubblicana. E' un dovere che avvertiamo, prima ancora che una speranza che vogliamo qui formulare.

02/08/2007

SOMMARIO LUGLIO

  • PENSIONI la "sindrome da panchina" psicopatologia del pensionato
  • PENSIONI E GOVERNO accordo al di sotto dell'accettabilità
  • NO TAV lettera di Agnoletto ai sindaci della val di susa
  • ANNIVERSARIO DI GRAMSCI 1937/2007 l'attualità del suo pensiero
  • PENSIONI E GOVERNO le troppe bugie di tanti
  • SANITARIE infermiere straniero nel pubblico e nel privato