24 luglio 2007

LA "SINDROME DA PANCHINA" ovvero psicopatologia dell'operaio in pensione

di Mario Cerretini, ex attrezzista meccanico di sesto livello

Oggi, per Gino Rossi operaio fresatore di terzo livello é l’ultimo giorno di lavoro : da domani la sospirata pensione.
Pacche sulle spalle, battute salaci, i soliti frizzi dei compagni di lavoro e, forse, una punta d’invidia per chi resta.
E’ l’euforia, i progetti : da domani, cari ragazzi, dormo quanto mi pare, vado dove voglio, faccio quel che mi gira di fare.
Basta con gli orari fissi, con le discussioni col capo reparto, col numero imposto dei pezzi da fare, basta con tutto : sono finalmente un uomo libero, liberoo !
Dopo qualche tempo, esaurite le visite ai parenti non più visti da tanto tempo, la gita ad x o ad y da una vita rimandate, la rumorosa e forzatamente allegra cena di commiato con i compagni di lavoro, giorno dopo giorno lentamente, ma progressivamente, le cose cambiano : il mondo di tutti i giorni, le abitudini, l’impiego del tempo.
Il tempo : i ritmi, le scansioni usuali, cio’ che prima destava interesse, entusiasmo anche, sembra rarefarsi, diluirsi, confondersi in un grigiore crescente. Il sole, i paesaggi, le serate alla Casa del Popolo non sono più come prima. Neppure le tette della Marisona la prosperosa cassiera della Coop non sono più tanto appetibili.
Cosa sta accadendo ? Per Gino Rossi si sta creando un progressivo, ancorché inconscio processo di perdita di individualità che si manifesta come un imprecisabile malessere interiore, un senso di vuoto, una specie di malattia che non é malattia.
Non é depressione : é una forma subdola, strisciante, impalpabile, una pena lieve continua che serpeggia al di sotto del livello di coscienza. Gino soffre e non sa perché.
Mentre l’intellettuale, il professionista, l’acculturato insomma, anche se in pensione continua a coltivare i vecchi interessi culturali, i rapporti col proprio mondo, gli studi, gli incontri con i colleghi eccetera, per la maggior parte degli operai questo non avviene.
Gino Rossi fresatore non é più un fresatore. Non ha più una macchina da guidare con mano maestra, con quella abilità professionale che gli consentiva di « mettere a pappe » un caposquadra presuntuoso e rompiballe, o di trasmettere la sua esperienza ad un giovane compagno di lavoro, oppure di dire semplicemente : IO SONO.
Gino Rossi fresatore non é più nessuno, avulso dal suo mondo é soltanto una comparsa nello spettacolo osceno di una società che spreme l’operaio come un limone e poi lo butta nell’immondizia.
E’ un uomo confuso, spaesato, che vaga qua e là come un’anima in pena, come un ramoscello in un rigagnolo in piena.
E questo dramma, poiché di dramma si tratta, si consuma nella più totale indifferenza della gente, del mondo che lo circonda. Un mondo ormai insensibile, rotto a tutte le atrocità che in esso si consumano e che Franco Fornari defini’ affetto da « callosità emotiva ».
E nessuno lo aiuta : non le cosiddette « istanze sociali » che si limitano ad improbabili forme assistenziali, oppure, considerando il pensionato come un bambino scemo, gli propongono ridicole attività ricreative o pseudoculturali atte più che altro ad offendere la dignità e l’intelligenza del medesimo.
Non il sindacato che per miopia e mancanza di idee si ostina a strutturarsi sul modello delle organizzazioni di fabbrica il che, per una categoria notoriamente priva di qualsiasi forza contrattuale ne impedisce necessariamente ogni possibile iniziativa concreta e lo riduce ad essere un carrozzone burocratico dedito unicamente alla raccolta delle tessere e a poche altre pratiche di ordinaria amministrazione.
Non il medico che, quando lui tenta di spiegare in qualche modo il suo malessere, si limita a misurargli la pressione o, se va bene, a prescrivergli la solita pasticca senza neanche alzare gli occhi dal ricettario.
Gino Rossi ex fresatore non « dà di matto » non si agita, non impreca : é semplicemente morto dentro e non lo sa.
Se vi capitasse di averlo come paziente non somministrategli farmaci, non servirebbero.
Chiamatelo per nome, magari domandategli come ando’ quella volta che ti chiamo’ l’ingegnere e ti disse…
Gli si accenderanno di nuovo gli occhi : per un momento l’avrete fatto rivivere.
I Gino Rossi si possono trovare su tutte le panchine esistenti nei giardini e nelle piazzette di tutte le città e di tutti i paesini d’Italia, a migliaia.
Questo scritto, che puo’ apparire patetico e anche banale, vuole essere non solo la descrizione di un disagio psicologico proprio, purtroppo, a migliaia di pensionati, ma anche una indignata protesta verso tutte le istanze sociali competenti nel nostro paese : prima di tutto verso il Sindacato dei Pensionati Italiani (S.P.I.) che, come detto sopra, crede di gestire questa categoria con gli stessi metodi delle categorie produttive sia a livello economico, sia a quello sociale e non si adopera concretamente per produrre idee nuove, proposte nuove per promuovere il reinserimento della categoria nella società, anche se certamente non a livello produttivo, tuttavia in modo tale da rendere la dignità e l’identità morale che spettano di diritto a persone che per anni, giorno dopo giorno, hanno validamente contribuito alla produzione della ricchezza del paese anche se spesso mal pagate e sempre vergognosamente sfruttate.
Verso gli Enti assistenziali che fanno capo alle Regioni e ai Comuni che non si pongono il problema di un utilizzo serio e possibile di queste persone che potrebbero ancora essere in qualche modo utili anziché pesare (come si ama dire a ogni pié sospinto) sui bilanci nazionali. Non affronto dettagliatamente (ne avrei la competenza) il discorso sui vari Governi, ma non posso non sottolineare il fatto che in ogni Legge Fianziaria via via presentata si continua pervicacemente a infierire pesantemente su questa categoria che niente puo’ fare per difendersi.
Che fare ? Non é compito mio fare proposte, ma ritengo che sarebbe quanto meno doveroso per lo Stato prendere in seria considerazione questo annoso problema.

23 luglio 2007

PENSIONI E GOVERNO

ACCORDO AL DI SOTTO DELLA SOGLIA DI ACCETTABILITA’

Dopo una lunga e complessa trattativa hanno raggiunto un accordo sulle pensioni.
L’accordo risente purtroppo della forsennata campagna, spalleggiata da Confindustria, dai suoi giornali e che ha trovato l’appoggio di settori consistenti del governo: non solo i Dini, Rutelli , Bonino , etc., tesa a contrapporre giovani ad anziani con l’obiettivo di dividerli e quindi, renderli tutte e due più deboli, per scaricare su di loro, per l’ennesima volta, i costi del risanamento. Confindustria che come sempre vuole la botte piena e la moglie ubriaca: aumento dell’età per andare in pensione, ma via dalle aziende i cinquantenni ! E pazienza se il figlio precario non avrà neanche più l’aiuto della famiglia!

La trattativa, è bene ricordarlo, si è svolta in un contesto in cui:
l’evasione fiscale sfiora il 28% e il lavoro nero imperversa.
Il fondo pensioni lavoratori dipendenti è in attivo di 3 miliardi e mezzo e l’età effettiva di pensionamento degli uomini è in linea con la media europea, e se quella delle donne è più bassa è solo perché su di loro si scarica la mancanza di servizi.
il 31% delle pensioni è sotto i mille euro e il 23 % sotto i 1500.
La futura pensione dei giovani sarà misera, non perché i padri vanno in pensione dopo 35 e più anni di lavoro, ma perché sono precari e con bassi stipendi, e fino ad ora si è fatto troppo poco per cancellare le leggi che hanno esteso la precarietà a dei livelli scandalosi !
Il problema delle finanze italiane, vero, reale, non inventato, dipende unicamente dalla dimensione della evasione fiscale e contributiva: se solo riuscissimo ad avvicinarci alla media europea non avremmo più problemi per pensioni, sanità, scuola e assistenza agli anziani !

L’accordo purtroppo sulla revisione dei coefficienti e sul superamento dello scalone non raggiunge l’obiettivo. Sullo scalone il fatto di aver abbinato età e quota ha eliminato, sostanzialmente, ogni possibilità di flessibilità in uscita, con conseguenze pericolose per gli over 50, vista l’espulsione dalle aziende a cui sono sottoposti. Sui coefficienti resta, anche se spostato di due anni, il pesante rischio di un ribasso con conseguenze negative sulla futura pensione per chi è inserito nel sistema contributivo.
Crediamo che nelle segreterie nazionali di CGIL CISL e UIL abbia prevalso il timore di far cadere il governo, con conseguente mantenimento dell’iniquità ancora maggiore dello scalone, e di perdere quei pochi lati positivi legati all’aumento delle pensioni minime, della rivalutazione al 100% delle pensioni medio-basse, e delle misure previdenziali migliorative rispetto a chi svolge lavori precari. I lati inaccettabili sono però a nostro avviso troppo pesanti !

Chiediamo quindi con forza che ora la parola passi ai diretti interessati:
le lavoratrici e i lavoratori dipendenti di tutte le categorie
che, attraverso una vera, estesa e democratica consultazione,
devono poter esprimere il loro giudizio !
se il giudizio sarà negativo, come crediamo, il sindacato e il governo dovranno prenderne atto e attuare le conseguenti modifiche.
Il Governo, se vuole definirsi di CentroSinistra, su un tema così importante, deve avere l’umiltà di ascoltare e accettare il responso dei diretti interessati, prima di decidere col voto.

13 luglio 2007

POLITICHE DI SALUTE

LETTERA APERTA AI SINDACI DELLA VAL DI SUSA

Vittorio Agnoletto

Cari amici,
ho esitato molto prima di scrivere questa lettera nel timore che qualcuno di voi la potesse interpretare come un'ingerenza nel proprio ruolo istituzionale. Ho superato i miei timori ritenendo che la comune militanza nel movimento NO TAV e la collaborazione che, in diverse occasioni, ci ha unito verso obiettivi comuni, fossero tali da scongiurare quel rischio. Ovviamente questo dialogo parte dalla piena consapevolezza dei differenti ruoli istituzionali che ricopriamo e delle diverse responsabilità alle quali siamo chiamati a rispondere.

Le pressioni delle lobby e le carte truccate.

Siamo tutti assolutamente consapevoli che il governo italiano non ha alcuna possibilità di rispettare i vincoli del bando europeo. Infatti siamo di fronte: ad una semplice bozza di progetto ancora ampiamente indefinito e senza alcuna approvazione; all'assenza sia della Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), sia della Valutazione Ambientale Strategica (VAS); alla mancanza di qualunque requisito tecnico ed economico-finanziario previsto dalle norme comunitarie.
Ma noi tutti sappiamo anche che vi è il forte rischio che le normative vengano aggirate. É facile supporre che l'ottimismo, manifestato da significative componenti del governo, nasconda un accordo già pattuito tra la lobby bipartisan economica-finanziaria e referenti politici, altrettanto bipartisan, che garantirebbero l'appoggio della Commissione Europea a prescindere dal rispetto dei procedimenti formalmente previsti.
Che qualcuno cerchi di truccare le carte mi pare ovvio. Come poteva infatti Rainer Masera, il presidente della Cig, la commissione intergovernativa per la linea ferroviaria Torino-Lione, dichiarare il 20 giugno, al termine dell'incontro con la delegazione francese, che la riunione si era svolta in modo positivo e raccogliere l'assenso dei colleghi d'oltralpe attorno al progetto presentato ? Ma quale progetto ha presentato Masera? A nome di chi? Ma il governo, e quindi anche Masera, non dovrebbero attenersi a ciò che ancora sta discutendo l'Osservatorio? A questo si aggiunge che Popolari e Socialisti hanno accettato di ridimensionare il ruolo del Parlamento Europeo nella fase finale di tutto l'iter, in modo tale che all'aula di Strasburgo spetti solo un parere consultivo, e non vincolante, sulle proposte di finanziamento provenienti dalla Commissione Europea. Credo che qualche dubbio sul rispetto della legalità nel percorso avviato con il bando europeo sia bene averlo.

Gli scenari dopo il 20 luglio

Gli scenari che potranno dischiudersi in seguito al pronunciamento della commissione giudicatrice del bando sono due, l'uno opposto all'altro.
Nel caso in cui l'UE decida di non finanziare la Torino-Lione diventerà molto più semplice ottenere dal governo se non la cancellazione definitiva, almeno l'accantonamento del progetto fino al nuovo programma pluriennale europeo 2013-2019 e vi sarà tutto il tempo di dimostrare la correttezza delle previsioni fatte dai tecnici scelti dalla valle: sulle enormi potenzialità che ancora ha l'attuale linea ferroviaria, sui reali ritmi di crescita del trasporto merci in questa zona d'Italia e per verificare effettivamente la volontà del governo di assumere iniziative tese a penalizzare il trasporto pesante su gomma.
Se invece l'UE deciderà di destinare delle risorse economiche alla Torino-Lione potremo ancora esprimere tutta la nostra opposizione, ma avremo sempre meno orecchie disponibili ad ascoltarci e ripartirà una fortissima campagna politico-mediatica che con grande demagogia ci accuserà di voler far perdere allo Stato italiano fondi comunitari già assegnati. Saremo costretti in difesa, il confronto diventerà molto più difficile e dall'esito molto incerto.
Per tutte queste ragioni sono convinto esattamente del contrario di quanto in più occasioni ha espresso Mario Virano che, non a caso, continua a declassare l'importanza della scadenza del 20 luglio: sa molto bene che, una volta ottenuto un finanziamento dalla UE ,la discussione sarà solo su come realizzare la TAV, ma non più sul se realizzarla.
Siamo quindi davanti ad uno snodo fondamentale della battaglia anti TAV, uno snodo che si giocherà in pochi giorni.

L'importanza del prossimo voto dei consigli comunali

E qui vengo al punto. Per le norme dell'UE è importante che i progetti da finanziare abbiano il consenso delle comunità locali, istituzionalmente rappresentate, o che comunque non vi sia una loro netta opposizione.
Comprendo, sul piano formale, le ragioni della mozione che vi apprestate a votare tra pochi giorni nella quale vengono rivendicati con orgoglio i risultati ottenuti. Ma vedo un rischio; temo possa essere utilizzata dalla Commissione giudicatrice del bando in senso opposto a quello che voi auspicate. Voi infatti ribadite l'assoluta non condivisione di un dossier di cui non si conosce il contenuto, ma prendete atto della volontà del governo di presentare il dossier medesimo e ribadite la vostra disponibilità a continuare il lavoro dell'Osservatorio.
Il mio timore è che la commissione giudicatrice possa dire (ovviamente strumentalmente ed in presenza delle sopracitate pressioni lobbistiche) “Certo fino ad ora non hanno raggiunto un accordo tra governo e comunità locale, ma lo troveranno comunque all'interno dell'Osservatorio dentro il quale continuerà la discussione,come ambedue le parti hanno dichiarato. Tanto é vero che nelle delibere comunali recentemente votate è scomparso un netto e chiaro rifiuto senza se e senza ma della TAV. In questa situazione - potrà affermare la Commissione - è possibile approvare il finanziamento.”
Se la TAV era inutile e dannosa prima lo è anche ora.

Voi, e tutto il movimento valsusino, mi avete insegnato in questi anni che la TAV è assolutamente inutile, oltre che dannosa, per la salute umana e per la tutela dell'ambiente. Credo che questo fosse vero nel 2004 con il governo Berlusconi così come continua ad essere vero oggi con il governo Prodi.
Va certamente riconosciuto che i metodi usati sono diversi; l'attuale governo ha accettato il confronto e non ha militarizzato la valle e questo è importante.
Credo però che sia fra noi comune l'opinione che la TAV continui, anche oggi, ad essere inutile e potenzialmente dannosa. Ed allora penso sia bene scriverlo in modo chiaro e incontrovertibile sulle risoluzioni che saranno votate ed inviate a Bruxelles per togliere ogni alibi alla Commissione Europea. Prima che sia troppo tardi e che la nostra battaglia rischi di trasformarsi in pura testimonianza.
Certo, non ho una sfera di cristallo per prevedere il futuro e posso sbagliarmi. Quella illustrata è solo un'ipotesi, ma deriva da ciò che riesco a vedere e a capire dal mio specifico punto d'osservazione a Bruxelles.
Scusate la franchezza, ma se i miei timori un domani dovessero, anche solo parzialmente, dimostrarsi fondati, non mi sarei mai perdonato di non averli preventivamente condivisi con voi.
Per questo vi chiedo di prendere in considerazione queste mie valutazioni nelle decisioni che vi apprestate a prendere, anche per evitare che l'esito di una lotta che dura da numerosi anni rischi di essere compromesso proprio quando si è giunti a pochi giorni, dalla possibilità di raggiungere l'obiettivo.

Con stima e amicizia

L'ATTUALITA' DI ANTONIO GRAMSCI





12 luglio 2007

PENSIONI: LE BUGIE DI TANTI

Una proposta a Veltroni: smettiamola tutti di dire bugie

Piero Sansonetti

direttore di Liberazione

Qual è la ragione vera della crisi della politica, della sua delegittimazione? Rispondono tutti: i costi, gli sprechi. Giusto. Però io credo che il motivo vero sia un altro: le bugie. Il numero enorme di bugie - nette, chiare, consapevoli - che i leader politici pronunciano, scrivono e considerano la materia di base del loro lavoro. Gli strumenti del mestiere. Non si sentono affatto in colpa a dirle a farne i pilastri delle proprie proposte. Considerano, anzi, il mendacio come una forma moderna di "abilità", di professionalità politica.

Sono convinto che la voragine che si è aperta tra mondo politico e intellettuale - ci metto dentro anche noi giornalisti - e la gente che non fa parte di questa casta, è motivata soprattutto da questo. Ho una proposta, comunque, che permetterebbe una riduzione delle bugie e al tempo stesso un contenimento dei costi della politica. Questa: ogni volta che si accerta che un uomo politico o un editorialista dice o scrive il falso, e poi rifiuta di correggersi, gli si toglie il 10 per cento dello stipendio e dei benefit.

In pochi mesi, vedrete, le spese dello Stato per la politica si ridurranno abbastanza. E il dibattito sarà molto più chiaro.Inizierei a tagliare a Walter Veltroni il 10 per cento del suo stipendio da sindaco e ad Eugenio Scalfari il 10 per cento della pensione.

Perché? Iniziamo da Scalfari, che è più semplice. Ha scritto domenica un articolo molto lungo e argomentato per chiedere la liquidazione di Rifondazione comunista, la rimozione di Bertinotti dalla Presidenza della Camera e un deciso ridimensionamento del sindacato. Tutto l'articolo era basato su una affermazione falsa: che i sindacati nel 2004 accettarono lo scalone-Maroni, cioè il secco innalzamento di tre anni dell'eta pensionabile, purché entrasse in vigore nel 2008. Sicuramente in buona fede, Scalfari ha preso una cantonata.

Può succedere. Però il giorno dopo Scalfari avrebbe dovuto scrivere sulla prima pagina di Repubblica : «Ho fatto un errore, la Cgil si è sempre opposta alla scalone, e di conseguenza il mio articolo era infondato: consideratelo ritirato...». Ma Scalfari questo gesto non lo ha compiuto, e oltretutto il suo clamoroso scivolone non è stato rilevato da nessuno, per il semplice motivo che l'intero panorama della stampa italiana - tutti, esclusi noi e il manifesto - è schierato con i finanzieri che vogliono innalzare l'eta pensionabile, e dunque non gliene frega niente dei clamorosi errori di Scalfari.Veltroni invece meriterebbe questa piccola decurtazione dello stipendio perché - sempre su Repubblica - ieri ci ha spiegato che il taglio delle pensioni è necessario per il bene delle nuove generazioni.

Walter - che è una persona seria e dispone di un discreto staff in grado di analizzare i dati dell'economia - sa benissimo che questo non è vero. Lo ha scritto benissimo ieri su "Liberazione" Betta Piccolotti: i giovani precari o disoccupati aspettano con ansia che i dipendenti di 56 o 57 anni - i loro genitori - vadano in pensione in modo da poter prendere il loro posto. Non bisogna essere geni né avere studiato cinque anni alla "Bocconi" per capirlo. L'innalzamento dell'eta pensionabile leva lavoro ai giovani. E non da loro nessunissimo vantaggio. Neppure per quel che riguarda le loro future pensioni, dal momento che "Il Sole 24 Ore" ha calcolato che (per ragioni che ora sarebbe troppo complicato spiegare) lo scalone, dal 2040 (cioè quando inizieranno ad andare in pensione i giovani di oggi), avrà sui conti dell'Inps un effetto negativo. Pesantemente negativo: cioè non solo non farà risparmiare un euro all'ente previdenziale, ma costerà 14 miliardi all'anno.
Così come Walter Veltroni, e tutti i sostenitori dello "scalone" (o comunque di un nuovo sistema di scalini) sanno che quella storia, suggestiva, dell'aumento della speranza di vita (diciamolo più brutalmente: l'aumento dell'età di morte...) non è in nessun modo una ragione per innalzare l'età pensionabile. Nel senso che non esiste alcuna relazione tra durata della vita e gestione delle pensioni. Perché? Perché mentre la speranza di vita aumentava di alcuni anni (diciamo del 10-15 per cento rispetto a 50 anni fa), le nuove tecnologie ( e i nuovi livelli dello sfruttamento capitalistico) incrementavano del 100 o forse anche del 200 per cento la produttività.

Che vuol dire? Semplicemente questo: che la quantità di lavoro - da dividere per tutta la popolazione attiva - necessario per produrre lo stesso "pil" è oggi enormemente inferiore rispetto a 15 o 20 anni fa. E dunque, se allora era necessario che ciascun lavoratore restasse attivo, poniamo, per 40 anni, oggi ne bastano 25 o 30 o 35. E' calata, non aumentata la necessità di lavoro. Questo è un dato incontestabile e incontestato. E infatti oggi i giovani sotto i 40 anni che dispongono di un posto del lavoro pieno e non precario sono pochissimi. Perché? perché c'è meno bisogno di lavoro e i più anziani coprono largamente questo bisogno di lavoro. Allora la questione, semplicissima, è quella di scegliere se tenere la gente al lavoro fino a 65 o 70 anni (facendola entrare in organico a 40, e facendogli patire precariato e disoccupazione fino a quell'età) o invece farla entrare in organico a 25 anni e mandarla in pensione prima. Non sono solo i metalmeccanici della Fiom a preferire il secondo modello, ma persino un "padrone" classico come Sergio Marchionne, leader della Fiat. Il quale la settimana scorsa, in una intervista alla Stampa (raccolta da Massimo Gramellini) ha detto: «...quando un politico si alza a parlare deve farlo con competenza e credibilità. Il carisma non è tutto...Prendiamo le pensioni. In Italia vedo un approccio ideologico. Perché uno dovrebbe lavorare più a lungo? Solo perché la vita si è allungata?...»Io mi faccio un'altra domanda: «Perché Walter finge di non sapere queste cose così chiare, che persino Marchionne ammette? Per il semplice motivo che un ragionamento - per quanto infondatissimo - sul patto tra generazioni funziona perfettamente per sostenere la linea politica scelta dal partito che lo ha eletto leader, cioè il Pd. Ma nessuno, né nel Pd né altrove, pensa davvero che questa idiozia del patto tra generazioni basato sulla rinuncia alla pensione abbia un senso.

E allora perché il Pd vuole lo scalone? E perché è nato questo scontro così feroce con la sinistra? E perché Prodi non sa che pesci pigliare?Cerchiamo di mettere tutte le carte in tavola. La sinistra - e in particolare Rifondazione - non vuole cedere di un centimetro sullo "scalone" per il semplicissimo motivo che lo "scalone" danneggia in modo pesante non più di 100 o 200 mila lavoratori dipendenti poveri, e quei 100 o 200 mila lavoratori dipendenti poveri, specialmente operai, fanno parte del blocco sociale di Rifondazione. Chiaro? Tutto qui: per gli interessi di 100 o 200 mila straccioni. E' corporativismo? E' corporativismo operaio? Fate voi: comunque la ragione è chiarissima ed è quella.Perché invece il Pd non cede - sebbene persino Marchionne storca il naso di fronte alla incongruenza della posizione del Pd?- Perché un pezzo consistente della borghesia, quella che ha forti interessi nella finanza, vuole dare un colpo alle pensioni perché pensa al grande affare delle pensioni private. E il Pd non crede di poter costruire il proprio sistema di potere senza l'appoggio della borghesia finanziaria. Chiaro? Tutto qui. Lo scontro è tra gli interessi elettorali e sociali di Rifondazione e gli interessi di potere del Pd.

E' possibile una mediazione? Sì, purché ciascuno metta le carte in tavola e la smetta di sparare bugie. Solo questo vorremmo chiedere a Veltroni, a Scalfari e alla stragrande maggioranza del ceto politico e giornalistico: di essere faziosi finché vogliono, di badare al potere o all'interesse dei loro partiti o ai portafogli di qualcuno, ma di non costruire tutta la loro politica sulla menzogna consapevole.

Altrimenti la politica muore. Non ha scampo. E io non credo che la morte della politica possa far piacere a Veltroni. Farà piacere a Montezemolo, immagino, ma su questo Walter non può seguirlo.

P.S. L'altra notte si è fatto l'accordo sulle pensioni minime. Benissimo. Quasi 35 euro d'aumento. Dopo aver letto questa notizia sono dovuto andare da un ferramenta per comprare una catena per il motorino. Compreso il lucchetto costava 35 euro. Ho pensato: se ero un pensionato al minimo addio aumento...

12/07/2007

4 luglio 2007

CONTRIBUTO PER POLITICHE SANITARIE MIRATE

INFERMIERE STRANIERO
Nel pubblico e nel privato accreditato


Gli infermieri stranieri iscritti ai Collegi IPASVI nel triennio 2002-2005 sono triplicati. Sono passati da 2.600 a 6.700. (fonte: caritas migrantes su dati Fed. IPASVI).Il 69% proviene dal continente europeo, percentuale che si mantiene costante nel tempo. La percentuale di infermieri comunitari è cresciuta per l’integrazione di nuovi paesi membri.Stime più realistiche sempre della Federazione IPASVI portano questo numero a 20.000 unitàLe richieste più pressanti provengono da cliniche private, case di riposo e istituti per anziani e disabili non autosufficienti.Almeno 8000 di questi infermieri sono attivi al Nord dove l’emergenza infermieristica è più acuta. Negli ospedali delle grandi città, come Torino, la percentuale di infermieri stranieri può salire fino al 60% dell’organico. Dal centro Italia in giù le percentuali sono più basse. Anche la percentuale di stranieri rispetto al totale di nuovi iscritti è elevata, come si vede dai dati riportati nella slide.

Carenza infermieri
Una delle cause più importanti alla base del fenomeno della immigrazione di infermieri è la carenza infermieristica.Seconde stime della Federazione IPASVI e dell’OCSE nel 2004 mancavano dalle 62.000 alle 99.000 unità nelle strutture sanitarie, escludendo gli operatori all’assistenza domiciliare.Il rapporto infermiere popolazione è uno dei più bassi in Europa 5,4 per mille, superiore solo a Grecia e Portogallo.Al contrario in Italia il rapporto medici-popolazione è uno dei più alti al mondo superiore al 4 per mille, ci sono quasi più medici che infermieri.L’attuale emergenza è dovuta in parte alla carenza di dotazione di personale, soprattutto nelle regioni del Centro-Nord, in parte ad un’insufficiente programmazione di corsi di laurea rispetto alla domanda. Sono circa 4-5000 gli infermieri “non formati” ogni anno dal 97 ad oggi.

Carenza infermieri
Altre cause sono riferibili ad uno scarso riconoscimento sociale nonostante i notevoli progressi sia in campo normativo che formativo. I neo laureati sono pochi e non riescono a compensare i pensionamenti. Nel il 2005 a fronte di circa 16.000 pensionamenti, gli immatricolati ai corsi di laurea sono stati solo 11.000. Lo stress lavorativo è dovuto alla vicinanza con sofferenza e malattia e da turni di lavoro pesanti, con frequenti rientri in straordinario per coprire le carenze d’organico. Lo stipendio non è adeguato al maggior livello di autonomia e responsabilità e le possibilità di carriera sono scarse.
Reclutamento all’estero
Nel 2005 il business del reclutamento all’estero vale 300 milioni di euro l’anno. E’ controllato da grandi società cooperative e in minor misura da agenzie interinali che sono state facilitate nel 2002 dalla Bossi-Fini che ha posto gli infermieri stranieri come immigrati “fuori quota” e nel 2003 dalla Legge Biagi che le ha abilitate ad effettuare un vero e proprio affitto di manodopera in condizioni lecite. Questo business è alimentato da un modello di welfare privatistico e familiare che ha bisogno di donne immigrate, infermiere e badanti, per ridurre i costi.

Collocamento degli infermieri
Il IV Rapporto IRES-CGIL 2006 sull’immigrazione ci dice che le agenzie interinali effettuano un vero e proprio affitto di manodopera, pagano i lavoratori con il contratto nazionale di lavoro pubblico o privato e vengono utilizzate principalmente per sostituzioni a breve termine. Le cooperative invece per loro natura possono appaltare servizi infermieristici solo se riguardano intere strutture o singoli reparti, sono diventate negli ultimi anni una strategia per sopperire alle carenze strutturali di organico nelle ASL. La condizione di precarietà di questi lavoratori, non solo stranieri, è stata denunciata su RAI 3 dalla trasmissione Report in una puntata del novembre 2006 che analizzava lo stato di degrado della sanità del Lazio.L’ingiustizia è sotto gli occhi di tutti ci sono reparti in cui lavorano infermieri dipendenti delle ASL insieme a infermieri delle cooperative. Questi ultimi sono inquadrati come personale non laureato, gli stipendi sono molto più bassi e i turni massacranti. Guadagnano un terzo in meno dello stipendio del collega di ruolo che lavora nello stesso ospedale. Non è riconosciuta nessuna indennità, viene detratta la quota sociale della cooperativaAgli stranieri spesso viene scalato l’affitto per un alloggio, e le spese sostenute per il viaggio in Italia. Il risultato è l’accelerazione del processo di privatizzazione del SSN attraverso l’esternalizzazione dei servizi che prima interessava solo i servizi ausiliari e logistico alberghieri, ora anche quelli infermieristici.All’ombra di questo sistema legale, per quanto non condivisibile, pullula una rete di società e mediatori che operano nell’illegalità.Definiti veri e propri “scafisti della sanità” che vendono pacchetti di infermieri come merce umana. Questi infermieri lavorano in nero e in abuso di professione. Vengono fatti entrare col visto di soggiorno in qualità di inservienti o badanti, in attesa del riconoscimento del titolo. Vengono sottopagati, sfruttati dai caporali in maniera vergognosa, privati dei documenti e del permesso di soggiorno come forma di ricatto.Su questo specifico tema il Collegio IPASVI ha organizzato una giornata alla quale siete invitati tutti a partecipare. L’appuntamento è per il 25 maggio alle ore 15,30 alla stazione di confine nella zona ponte a greve.

Governare il fenomeno
Nella dichiarazione dell’ICN su reclutamento etico degli infermieri del 2001 si affermano due principi che evidenziano aspetti positivi e negativi della migrazione.L’ICN riconosce il diritto degli infermieri a migrare e conferma il beneficio che produce sull’approccio assistenziale transculturale.Riconosce gli effetti negativi sui servizi sanitari per la perdita consistente di risorse umane dai paesi donatori più deboli economicamente.
Il primo dovere da parte delle forze politiche, sindacali, delle istituzioni e delle rappresentanze professionali è opporsi ad ogni forma di reclutamento illegale e di sfruttamento. Impedire ogni tentazione di esternalizzazione dei servizi infermieristici, in un momento di sofferenza e carenza del personale nelle nostre ASL, ciò metterebbe a rischio il servizio pubblico ispirato a principi di universalità ed equità.
Sviluppare progetti di reclutamento e formazione all’estero (soprattutto da parte di istituzioni pubbliche e da università), con particolare riguardo per la formazione linguistica che permette di arginare l’intermediazione delle agenzie meno serie e illegali. Sportelli e punti d’ascolto per accogliere, dare consulenza e supporto, per individuare i bisogni di questi lavoratori, facilitarne l’inserimento lavorativo, la conoscenza dei propri diritti e doveri. Importante sarebbe un osservatorio regionale per monitorare i flussi migratori nella sanità, strumento indispensabile per comprendere il fenomeno nella sua complessità.
Ma soprattutto confido nell’accoglienza da parte dei nostri colleghi italiani che devono essere in grado di superare ogni forma discriminatoria e di pregiudizio.Il collega straniero è un’occasione di confronto e crescita in una società sempre più multiculturale.

Voglio chiudere con l’art.5.2 del codice deontologico che dice:
“L’infermiere deve tutelare la dignità propria e dei colleghi attraverso comportamenti ispirati al rispetto ed alla solidarietà…”

Giancarlo Brunetti
Nursing nel movimento

SOMMARIO GIUGNO

  • PIEMONTE l'accordo per la stabilizzazione dei precari sanità
  • LOTTA ALLA PRECARIETA' la Giunta del Piemonte a favore dei precari sanità
  • SEGNALIAMO 382 visite ad un nostro post sui ticket
  • RIFONDAZIONE serve al socialismo del XXI secolo
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