26 giugno 2007

SANITA' IL PIEMONTE ASSUME I PRECARI

PROTOCOLLO REGIONALE IN MATERIA DI STABILIZZAZIONE DEL LAVORO PRECARIO DEL PERSONALE NON DIRIGENZIALE E VALORIZZAZIONE DELLE ESPERIENZE LAVORATIVE NELLE AZIENDE DEL SERVIZIO SANITARIO REGIONALE E SULLE POLITICHE DI ASSUNZIONE

Il giorno 8.6.2007 si è tenuto l’incontro tra l’Assessorato regionale Tutela della Salute e Sanità e le Organizzazioni Sindacali del Comparto Sanità firmatarie del C.C.N.L. per la trattazione delle problematiche relative ai processi di stabilizzazione del lavoro precario ai sensi della Legge n. 296/2006 (Finanziaria per l’anno 2007) e sulle politiche di assunzione.

Premesso che
- le parti concordano sul fatto che l’attuazione dei processi di stabilizzazione e di valorizzazione delle esperienze lavorative contribuiscono al progressivo superamento del fenomeno del “precariato”, e quindi all’obiettivo di qualificazione degli organici delle Aziende del SSR, che, anche sotto il profilo dei rapporti di lavoro del personale impiegato e delle relative tutele, risulta essere in una relazione diretta rispetto alla capacità del sistema di garantire l’erogazione dei livelli essenziali di assistenza, di operare secondo la logica dell’appropriatezza, di fornire prestazioni e servizi di qualità;

- la legge finanziaria 2007 (legge n. 296/2006) con riferimento all’esercizio 2007 e più in generale al triennio 2007/2009 definisce il contesto complessivo (normativo ed economico) all’interno del quale dovranno essere collocate le politiche regionali relative alle risorse umane impiegate nel SSR e, in tale ambito, le politiche di stabilizzazione e viene individuato quale obiettivo di contenimento della spesa, per ciascuno degli anni del triennio il limite massimo di quella sostenuta nel 2004, ridotta dell’1,4 per cento, al netto degli oneri derivanti dai rinnovi contrattuali;

- al fine di favorire il conseguimento dell’obiettivo sono prefigurati alcuni degli strumenti che gli enti del SSR possono utilizzare: tutto ciò nell’ambito degli indirizzi che ciascuna regione, nella propria autonomia, dovrà adottare.
Tra questi assume particolare rilevanza la predisposizione di un programma annuale di revisione delle consistenze organiche del personale (in servizio sia con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, che tramite altre forme contrattuali), nell’ambito del quale può essere valutata la possibilità di trasformare le posizioni di lavoro già ricoperte da personale precario in posizione di lavoro dipendente a tempo indeterminato;

- in considerazione dell’accordo sindacale sottoscritto in data 22.12.2005, con il quale si é convenuto di procedere a valutazioni per il superamento delle forme improprie di reclutamento di personale, quali il ricorso all’esternalizzazione, per riportare l’occupazione nel S.S.R. alle regole del C.C.N.L. del Comparto,

Le parti concordano

sull’obiettivo generale di rendere stabili posizioni di lavoro oggi coperte dall’uso di forme contrattuali atipiche per lo svolgimento delle ordinarie attività istituzionali e che tale obiettivo, in carenza dei presupposti richiesti dalla normativa che regola la materia, potrà essere realizzato, secondo gli strumenti indicati dalla legge finanziaria per il 2007 anche derogando, in parte, alle ordinarie procedure di assunzione con modalità che saranno successivamente definite, tenuto conto anche di eventuali indicazioni in materia derivanti da accordi a livello statale.
Resta inteso che, nel conseguimento di tale scopo, si dovrà necessariamente tenere conto delle norme vigenti e dei principi che informano la programmazione regionale in particolare rispetto alle esigenze di:
- garantire la coerenza con gli obiettivi economici derivanti dalla normativa finanziaria statale (con riferimento al triennio 2007/2009) e, per ciascun esercizio, con gli specifici obiettivi assegnati dalla Giunta regionale;
- individuare le posizioni da stabilizzare in relazione alle necessità connesse ad attività istituzionali stabili e continuative all’interno dei PRR e dei loro aggiornamenti annuali;
- garantire il rispetto della disciplina concorsuale in materia di requisiti generali e specifici di ammissione per i diversi profili professionali in coerenza con la programmazione regionale ed i PRR;
- rispettare i principi posti dall’art. 35 del D. Lgs. N. 165/2001 in materia di reclutamento di personale, con particolare riferimento al principio dell’accesso tramite procedure selettive (comma 1) ed ai principi di pubblicità, trasparenza e pari opportunità delle procedure di reclutamento (comma 3).

Le parti concordano inoltre sui seguenti punti:

1.Revisione delle consistenze organiche e Piani di Riqualificazione dell’assistenza e di riequilibrio economico-finanziario

Le disposizioni di cui all’ art. 1 della legge finanziaria 2007, comma 565, punti 1, 2 e 3 della lettera c), indicano la necessità di rivedere le consistenze organiche delle ASR sulla base del personale dipendente a tempo indeterminato al 31.12.2006 e del personale che alla medesima data presta servizio con rapporto di lavoro a tempo determinato, con contratto di collaborazione coordinata e continuativa o con altre forme di lavoro flessibile o con convenzioni, predisponendo un programma annuale di revisione delle predette consistenze, con l’obiettivo di ricondurre i relativi costi nell’ammontare dell’anno 2004 diminuito dell’1,4%, al netto del costo dei contratti siglati dopo il 2004.

Si da’ atto che per conseguire questo risultato, le ASR esplicitino nell’ambito del PRR 2007 - 2009 le proprie consistenze organiche riferite al personale a tempo indeterminato in servizio al 31.12.2006 ed individuino quelle di cui al punto 2 dello stesso comma riconducendole al regime orario del CCNL di riferimento rapportato alla corrispondente qualifica e pertanto le tabelle riassuntive che dovranno pervenire allegate ai PRR, dovranno:
§ specificare per ogni qualifica e profilo la consistenza del personale a tempo indeterminato al 31.12.2006 (lett. c) punto 1 del comma 565);
§ contenere le consistenze del personale non di ruolo (lett. c) punto 2 del comma 565);
§ prevedere la trasformazione delle posizioni di lavoro precario in posizioni di lavoro dipendente a tempo indeterminato al 31 dicembre degli anni 2007, 2008 e 2009 con lo scopo di prevederne l’evoluzione così come previsto dal punto 3 della lett. c) del già citato comma, in osservanza di quanto previsto dalle indicazioni regionali in materia e dagli accordi e dalle indicazioni definite nel presente accordo.
Tali tabelle potranno essere riviste per il 2008 e il 2009 in relazione agli aggiornamenti dei PRR stessi o da altre indicazioni della programmazione regionale.

2. Posizioni di lavoro di riferimento

I processi di stabilizzazione e di valorizzazione delle esperienze di lavoro nelle Aziende del SSR di cui al punto 1, riguardano nell’ordine: le posizioni di lavoro ricoperte tramite rapporti di lavoro dipendente a tempo determinato e le posizioni di lavoro ricoperte con collaborazioni coordinate e continuative. Saranno altresì, oggetto di valutazione ai fini della stabilizzazione successiva al primo gruppo indicato nel precedente periodo, comunque entro il 31/12/2010, le posizioni di lavoro relative ad attività istituzionali e continuative, operanti in aree strettamente collegate all’erogazione dei LEA, relative a rapporti di prestazione d’opera intellettuale (con partita IVA) e a borse di studio. Con le stesse modalità potranno essere considerate posizioni di lavoro derivanti dalla riacquisizione alla gestione diretta di appalti di forniture di servizi.
Non possono in ogni caso essere stabilizzate le posizioni riguardanti attività a scadenza.
Parimenti sono escluse le posizioni che fanno riferimento a rapporti di lavoro dipendente a tempo determinato attivati con la finalità di sostituire personale assente con diritto alla conservazione del rapporto di lavoro nonché le posizioni ricoperte a mezzo di rapporti di lavoro con personale in aspettativa presso altre pubbliche amministrazioni.

Per l’individuazione delle suddette posizioni si fa riferimento a posizioni di lavoro a tempo pieno o aggregazioni di posizioni tali da configurare unità equivalenti a tempo pieno.

3. Risorse disponibili e tempi di attuazione

Al fine di perseguire la finalità di cui al par. 1, tenuto conto della dinamica del costo del lavoro determinata dal passaggio del personale da rapporti di lavoro precari a rapporti di lavoro dipendenti a tempo indeterminato, le Aziende del SSR, destinano le seguenti risorse economiche:
· Risorse economiche che all’atto delle stabilizzazioni risultano già impiegate a copertura dei costi dei rapporti di lavoro precari stabilizzati, anche ove allocate in voci di bilancio diverse dal costo del personale;
· Risorse derivanti dai risparmi per la parziale copertura del turn-over, ferma restando la garanzia di mantenimento dei livelli di erogazione dei LEA in relazione agli obiettivi contenuti nei PRR e alle indicazioni della programmazione regionale
In relazione alla consistenza ed alla disponibilità delle risorse economiche sopra descritte, il processo di stabilizzazione sarà articolato, nell’ambito di ogni Azienda del SSR, nel corso del quadriennio 2007-2010.
Nel caso in cui si rendessero disponibili ulteriori risorse finalizzate alla stabilizzazione dei posti di lavoro per effetto di disposizioni statali, resta inteso che le parti sottoscrittrici del presente accordo effettueranno le opportune verifiche ed integrazioni all’accordo stesso.

4. Procedure per la copertura dei fabbisogni professionali stabiliti.

Per quanto riguarda le procedure di stabilizzazione dei posti di lavoro per il personale non dirigenziale di cui al comma 558 delle legge finanziaria 2007, tenuto conto delle eventuali indicazioni individuate a livello statale per le forme di reclutamento compatibili con le attuali procedure di assunzione previste per il settore pubblico, è necessario individuare criteri di carattere generale che, compatibilmente con gli obiettivi di contenimento della spesa per il personale, possano essere adottati complessivamente nelle ASR del Piemonte.
Fermo restando l’obiettivo del superamento del precariato di cui alla premessa, limitatamente alle attività che sono da considerarsi stabili e consolidate per l’erogazione dei LEA, anche se attivate in un periodo recente, prioritariamente saranno oggetto di stabilizzazione, le figure professionali infermieristiche, le ostetriche, i tecnici di radiologia, i tecnici della riabilitazione, i logopedisti, il personale di vigilanza ed ispezione, OSS/OTA.
Inoltre saranno valutati ai fini della predisposizione di processi di stabilizzazione, prioritariamente le posizioni di lavoro dei servizi collegati all’organizzazione della rete oncologica, il funzionamento dei SERT, ai servizi sovrazonali di epidemiologia, solo per le posizioni che riguardano attività stabili e consolidate (quindi sono escluse quelle che si riferiscono ad attività a termine o di carattere straordinario).


5. Strumenti giuridici.

Gli strumenti giuridici tramite i quali attuare gli obiettivi di stabilizzazione e di valorizzazione delle esperienze lavorative di cui al presente protocollo, nel rispetto dei requisiti previsti dalla normativa per l’accesso alle rispettive categorie e profili di riferimento, sono individuati:
· Nelle norme generali per l’accesso al lavoro nelle pubbliche amministrazioni di cui al D. Lgs. N. 165 del 2001 e s.m.i.;
· Nelle norme contenute nel D. Lgs. N. 502 del 1992 e s.m.i.;
· Nei principi desumibili dall’art. 1, commi da 513 a 543 della legge n. 296 del 2006, secondo quanto previsto dal comma 565, lett. c. n. 3, ultima frase della stessa Legge.

Gli indirizzi applicativi e le specificazioni di carattere generale inerenti l’attuazione dei processi di stabilizzazione saranno individuati a livello regionale previo confronto con le OO.SS. firmatarie del presente accordo.
Al solo fine di garantire la prosecuzione delle attività di carattere continuativo per l’erogazione dei L.E.A., le aziende possono continuare ad avvalersi dei rapporti di lavoro precario già in essere fino alla conclusione delle procedure di stabilizzazione collegate ai PRR.

6. Gestione della fase transitoria.

L’approvazione del PRR 2007 – 2009 comporterà l’approvazione del piano di stabilizzazione e di nuove assunzioni.

Fino ad allora le ASR possono procedere alle assunzioni esplicitamente identificate nelle DGR di approvazione dei singoli PRR 2006 e a quelle strettamente necessarie per garantire il mantenimento dei livelli di assistenza in essere, nei termini sotto indicati:
.
1. prima dell’approvazione del PRR, nell’ambito del rinnovo del turn over, sarà possibile assumere personale infermieristico, ostetrico, tecnici della riabilitazione, logopedisti, tecnici sanitari, tecnici di vigilanza e ispezione e con il profilo di Operatore Socio Sanitario/OTA, previa richiesta all’Assessorato, per garantire l’erogazione dei servizi di diretta assistenza all’utenza. In tali casi le ASR dovranno documentare tale necessità attraverso un’analisi specifica dell’esigenza che viene manifestata e della documentazione della concreta utilizzazione delle corrispondenti figure professionali nell’azienda stessa con i necessari confronti con gli anni precedenti; nuove forme di lavoro flessibile e a termine sono possibili solo nei casi in cui si faccia riferimento a finanziamenti finalizzati per attività specificatamente individuate e temporanee
2. in questa fase, fino all’approvazione del PRR 2007 – 2009, anche in considerazione del percorso di accorpamento delle ASR, va sospesa ogni procedura di assunzione di personale, dirigente e non dirigente, dei ruoli amministrativo, tecnico (escluso gli OSS/OTA) e professionale. Va sospesa anche l’acquisizione diretta di personale con altre forme di rapporto di lavoro (per esempio prestazioni di lavoro coordinate e continuative);
3. relativamente alle procedure eventualmente attivate sulla base del presunto rispetto dell’obiettivo di contenimento della spesa nei limiti posti dall’art. 1, comma 198, della l. 266/2005, le assunzioni potranno essere effettuate solo previa verifica regionale dell’effettiva osservanza durante il 2006 del contenimento della spesa, compatibilmente con il rispetto dell’obiettivo di ulteriore contenimento posto dalla l.f. 2007;
4. potranno essere inoltre effettuate solo assunzioni e acquisizioni di personale non dipendente strettamente necessarie per non interrompere il pubblico servizio, nei casi non sia possibile l’utilizzazione di altro personale, per le quali le ASR danno comunicazione all’ Assessorato regionale alla sanità entro 7 giorni dall’adozione del provvedimento che ha disposto l’assunzione.
5. qualsiasi posto di direttore di struttura complessa potrà essere coperto solo se già approvato dal PRR 2006; non possono essere banditi/coperti posti vacanti o di nuova istituzione fino ad approvazione del PRR 2007 - 2009. Eventuali esigenze improcrastinabili di assegnazioni di incarichi di struttura complessa nel periodo di transizione fino all’approvazione dei nuovi PRR dovranno ottenere preventivamente l’autorizzazione da parte dell’assessorato;
6. resta inteso che è possibile comunque la mobilità compartimentale intraregionale

7) Procedure di confronto e negoziazione.

Prima dell’approvazione dei PRR le ASR e le OO.SS. aziendali e territoriali firmatarie dei CCNL di categoria effettueranno, nelle forme previste dagli stessi contratti e dagli accordi regionali e locali in materia, il confronto preventivo riguardante l’attuazione del presente accordo.
A livello regionale si procederà ad un confronto generale, per un monitoraggio dell’attuazione del presente accordo prima dell’approvazione definitiva dei PRR.

Torino, 8.6.2007
Il Presidente della Giunta Regionale
Mercedes Bresso

F.P. CGIL - FPS CISL - UIL F.P.L.
F.S.I. - FIALS-CONFSAL

20 giugno 2007

LOTTA ALLA PRECARIETA'

Sanità, accordo per la stabilizzazione dei precari
in Piemonte

Prossima regolarizzazione di circa 2.000 persone con l’accordo sottoscritto tra la regione Piemonte e le organizzazioni sindacali del comparto sanità. Questo accordo applica le indicazioni della legge finanziaria sulla stabilizzazione del precariato e le politiche di assunzioni nelle aziende sanitarie regionali.
Tutte le aziende provvederanno alla messa a punto di un piano di revisione delle dotazioni organiche che permetterà nel corso del quadriennio 2007-2010, l’assunzione a tempo indeterminato del personale non dirigente che svolge attività continuative, a partire da quello dedito all’assistenza diretta.
Quindi, circa 2.000 persone che da anni lavorano con contratti a tempo determinato, di collaborazione coordinata e continuativa, con partita Iva o borse di studio potranno pensare con serenità al loro futuro lavorativo e di vita.

La presidente della giunta regionale, Mercedes Bresso che dichiarato " si tratta di un accordo importante per il perseguimento dei nostri obiettivi di progressivo superamento del precariato e quindi di qualificazione degli organici delle aziende sanitarie regionali».

SEGNALIAMO

Causa problemi di lettura della nostra posta, solo ora veniamo a conoscenza che il nostro post del 2 gennaio sui ticket sanitari è stato commentato da 382 visitatori. Per leggere tutti i commenti vai su http://liberoblog.libero.it/attualita/bl5765.phtml

19 giugno 2007

PRC motore della SINISTRA EUROPEA

il Prc serve al socialismo del XXI secolo

Parlare di socialismo significa porre il problema di come riattualizzare il tema arduo della trasformazione sociale oggi

di Romina Velchi
Andare oltre la Sinistra europea? Un'idea da «contestare in breccia».
Walter De Cesaris, coordinatore della segreteria del Prc nonché instancabile animatore della SE, con un'espressione bertinottiana nega che questo sia stato il senso del discorso di Bertinotti.
«Se piegassimo la prospettiva della SE alle convenienze dell'oggi, al dibattito politico tutto interno alla sinistra italiana, faremmo un'operazione opportunistica».

Che vuoi dire?
Dico che qualcuno pensa che SE sia superata perché adesso c'è la Sinistra democratica, nata nel nome del socialismo europeo. Ma questa è tattica, opportunismo. Come si fa a dare per già morta un'assemblea come quella di sabato e domenica così viva e partecipata? Sarebbe un grosso errore considerare SE come un ostacolo sul cammino verso il soggetto unitario e lo dimostra l'assemblea stessa, alla quale sono intervenuti movimenti, associazioni, singoli.

Ma da più parti il riferimento al socialismo del XXI secolo fatto da Bertinotti viene considerata un'apertura a Mussi.
E' una lettura rozza. Fatta apposta per confondere la scala e la dimensione del problema. Si confondono i piani, si scambiano le parole. Parlare di socialismo significa porre il problema di come riattualizzare il tema arduo della trasformazione sociale, della "rivoluzione" nel XXI secolo. Di come cambiare lo stato di cose presente. In questo senso l'opzione è persino più radicale. Altrimenti, che senso ha citare il socialismo? Anche quello sovietico era detto socialismo e dunque dovremmo dire che Bertinotti vuole l'Urss? Sottolineo che in Germania è Lafontaine che ha lasciato il Pse.

Quindi secondo te c'è ancora posto per il Prc?
Sono gli anni di esperienza maturata che lo dicono. Il processo della rifondazione comunista è utile per scalare il tema dell'alternativa di società nel XXI secolo. Certo non da solo, il Prc in questo non può essere autosufficiente. Non sciogliamo il partito non per orgoglio, ma perché è un processo da sviluppare, da continuare; ripeto: utile alla costruzione del socialismo del XXI secolo. Non lo impedisce, anzi è connesso ad esso. Si vuole fare il funerale al Prc, che invece si dimostra vivo e vegeto, sta con e dentro i movimenti. L'anomalia di Rifondazione non è superabile, è un soggetto politico che rifiuta la scorciatoia del governo opposto ai movimenti o dei movimenti autoreferenziali, identitari. Osservo che il gruppo dirigente del partito è ben determinato sulla strada del soggetto unitario, ma se qualcuno pensa ad altro venga al congresso (ormai siamo vicini) e presenti una sua mozione di superamento del Prc. Vediamo se i compagni sono d'accordo.

Insomma, niente partito unico.
E' come ha detto Bertinotti: le forme possono essere tante e comunque le decidono chi vi partecipa. Magari ci arriveremo domani o fra 5 anni. Non lo so, queste cose non si decidono a tavolino. Siamo d'accordo che dobbiamo muoverci in fretta per la costruzione dell'unità a sinistra, ma non dismettendo o annacquando noi stessi. Per altro nessuno ce lo chiede. Ci confronteremo con gli altri sulle questioni reali, concrete, e sui fondamenti culturali e politici. Bertinotti dice «fatelo». Noi lo stiamo già facendo.

(Liberazione 19 Giugno 2007)

15 giugno 2007

13 giugno 2007

INVITO AI LETTORI

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IL RINNOVAMENTO VITALE

Sinistra europea: la responsabilità del rinnovamento

Riteniamo sia importante, nel momento in cui Sinistra Europea si costituisce formalmente, ricordare gli elementi di fondo del dibattito, dal quale ha avuto origine questo progetto. L’idea di dare vita a un nuovo soggetto politico, infatti, aveva due radici, fra loro strettamente intrecciate: da un lato la riflessione sulla inadeguatezza nell’attuale fase politica della “forma partito” tradizionale, dall’altro la critica (propositiva e partecipata) dei movimenti che si sono manifestati in questi ultimi anni contro la precarietà del lavoro, contro la guerra, contro il razzismo e per la difesa dell’ambiente. Le forme assunte dai processi di globalizzazione del capitalismo in questi ultimi venti/trent’anni – si diceva – impongono un salto di qualità anche delle forme sociali e politiche dell’agire collettivo anti-capitalistico, attraverso il quale operare una ridefinizione (o una re-invenzione) della politica, intesa nel suo significato più ampio.
L’esigenza, insomma, era quella di darsi gli strumenti per affrontare con coraggio (e insieme con senso di responsabilità) le grandi questioni emerse da questi ultimi anni: i mutamenti della composizione delle classi lavoratrici, la frammentazione e la dispersione delle lotte, la difficoltà di mettere in comunicazione tra loro movimenti e partiti, di far interagire positivamente le mille soggettività di cui si compongono i movimenti e i vari ceti politico-organizzativi che si muovono nella sinistra anti-capitalistica. Superando tanto la sclerosi delle forme “classiche” di organizzazione (il partito e il sindacato), quanto la sclerosi (altrettanto pericolosa) dei movimenti stessi.

In un quadro politico, come quello odierno, caratterizzato dall’esistenza di una miriade di partiti e partitini, di gruppi, movimenti, associazioni politiche e sociali, Sinistra Europea potrà dunque essere un elemento di aggregazione, nella misura in cui saprà davvero rappresentare un modo nuovo e diverso di intendere (e di praticare) la politica. Un modo di fare politica che parta, in primo luogo, dalla capacità di intraprendere una specie di “Osservazione partecipata” delle realtà sociali, in cui noi, gli osservatori, si sia parte del contesto di osservazione, ma al tempo stesso si sia anche un elemento attivo di confronto con i soggetti che compongono quel contesto. I partiti che oggi operano nelle istituzioni, purtroppo, riteniamo abbiano perduto questa capacità, non per un rifiuto intrinseco, ma per una reale difficoltà e incapacità di essere duali: forma rappresentativa e partecipata, insieme, nella dinamica delle trasformazioni sociali. Si ragiona per macroeventi, per macrosituazioni, non si riesce più a cogliere il micro, a causa di una perdita di interesse per l’inchiesta, per la conoscenza diretta, per l’indagine di tutto ciò che ci circonda.
La sfida di Sinistra Europea deve essere invece proprio quella di mutare questo modus operandi, interloquendo costantemente con la società, con i movimenti, con le realtà locali, con tutti i coordinamenti operanti in Italia e non, insomma: indirizzandosi all’apertura, al dialogo, al rinnovamento. Se queste saranno le basi di Sinistra Europea, donne e uomini si spenderanno per questo progetto, inizieranno un lavoro politico di grande respiro, entrando in contatto con tutti, avendo soprattutto la capacità di dialogare con tutti. Veniamo tutti da esperienze diverse, con un portato personale importante, che non va ridotto ma, anzi, va convogliato in una trama più larga di tutte le esperienze dei partecipanti.

Alla luce di quanto detto, non possiamo esimarci dal muovere una critica propositiva a un punto della nostra Carta Generale delle Regole della Sinistra Europea, nello specifico a quello titolato “Per una nuova sinistra in Italia”. La logica che sembra emergere da quel testo, infatti, ci sembra essere ancora quella della politique politicienne, della preoccupazione per gli schieramenti e le aggregazioni del ceto politico tradizionale, in particolare là dove si analizzano i prevedibili effetti della scomparsa dei Democratici di Sinistra e si parla di «una sfida al Partito Democratico», di «una resposabilità supplementare» che spetterebbe a Sinistra Europea. Il rischio, ci sembra, è quello di continuare a ragionare in termini di contesto politico-partitico, anziché in termini di rinnovamento complessivo della politica. Noi, come Sinistra Europea, siamo già – per composizione, connotati, cultura, operatività – una realtà diversa dai partiti tradizionali, non dobbiamo supplire ai fallimenti altrui, ma dobbiamo rappresentare piuttosto l’alternativa a un modo di “essere partito” che, nel corso degli ultimi decenni, ha prodotto solo guasti e passività, in quanto ha finito per allontanare la stragrande maggioranza delle persone dalla partecipazione, dalla lotta, dalla pratica diretta della democrazia.
Sinistra Europea, in altre parole, non è (e non vuole essere) la pura e semplice aggregazione di alcuni settori del ceto politico della sinistra anticapitalistica, siano questi legati ai partiti, ai sindacati o ai movimenti. Da questo elemento di aggregazione formale, pur necessario e indispensabile, Sinistra Europea vuole invece partire per mettere capo a un’esperienza sociale e politica di tipo nuovo, capace in primo luogo di recuperare un rapporto (che oggi risulta gravemente indebolito, se non quasi del tutto assente) con i gruppi sociali maggiormente colpiti dalla ristrutturazione capitalistica. E per andare in questa direzione è indispensabile che Sinistra Europea (nel momento in cui andrà impiantandosi, concretamente, nelle singole città e realtà territoriali) metta al centro delle proprie iniziative e del suo stesso modo di presentarsi un’attività rivolta ad aggregare quante più forze è possibile, nei movimenti ma anche (e forse soprattutto) in quella vastissima area di compagne e di compagni che negli ultimi anni hanno scelto di tenersi ai margini delle varie forme organizzate della sinistra. Nelle singole realtà locali Sinistra Europea non può e non deve presentarsi come un “contenitore” di ciò che già oggi esiste (in termini di partiti, gruppi, frazioni di vecchio ceto politico alla ricerca di una nuova collocazione), ma come elemento di aggregazione a partire da una serie di contenuti, come strumento di azione politica per favorire l’apertura di un nuovo ciclo di lotte anti-capitalistiche.

Se non sapremo rappresentare e praticare questa alternativa, se saremo l’ennesima riproposizione di un soggetto politico che si propone come “casta”, desueto e afasico, non saremo utili a nessuno, ma soprattutto – crediamo – tradiremmo ciò per cui oggi ci troviamo in questa sede, con delegazioni di diversa provenienza (culturale e ideale), uniti dalla volontà di definire attraverso il confronto e lo scambio reciproco cosa siamo, cosa vogliamo essere, come vogliamo essere rappresentati, di quali spazi fisici dobbiamo dotarci nei territori, quali devono essere i nostri principi e i nostri valori, come vogliamo comunicare al mondo esterno (ma anche al nostro interno) la nostra volontà di alternativa.
In questo senso ci preme sottolineare anche il significato della scelta di adottare – come Sinistra Europea – una forma organizzativa di tipo federativo, pluralistica e aperta al rapporto/confronto con tutti quanti si battono, nell’attuale fase storica, contro il capitalismo neoliberista, le guerre imperialistiche, la devastazione dell’ambiente, il razzismo e il sessismo. Una scelta che non è stata dettata – vogliamo ricordarlo – da ragioni contingenti, di procedura del processo costituente, ma da una concezione ben precisa di ciò che Sinistra Europea vuole essere, in sé, come nuovo soggetto politico, e che si tratta ora di ribadire e di rafforzare, garantendo anche (a tutti i livelli) il massimo di democraticità nei processi di elaborazione politica e di formazione delle decisioni.

La questione di genere

Nella prassi politica degli ultimi 60 anni, anche all’interno dei partiti e delle organizzazioni di sinistra, la partecipazione della donna è stata per molti versi osteggiata da visioni maschiliste discriminatorie, retrograde e opportunistiche. Mentre molte donne si sono mosse nell’ombra di moventi politici, creando un’enormità di proposte e risoluzioni a svariati problemi.
Le figlie di questo stato di cose, oggi, pretendono a ragion veduta di contare ed essere fattivamente presenti nelle istituzioni, nei ruoli chiave e soprattutto nei tavoli di discussione legati al mondo politico.
Crediamo che il problema non sia affatto superato, ancora oggi, e che questa visione monosessuata della politica sia dura a tramontare, ma al tempo stesso crediamo anche che il modo migliore per contrastarla non sia quello – un po’ opportunistico – delle “discriminazioni in positivo”. La donna non è un mondo a parte, non è un soggetto a sé, è pensante, agente, proponente, tanto quanto l’altra metà del genere umano, e per questo deve essere valutata, non per una sterile retorica sulla “tutela” che rischia di essere stucchevole, strumentale e – a nostro avviso – superata, oltreché sottilmente umiliante per le donne stesse.
La nostra convinzione è che ogni partito (ma prima di tutto Sinistra Europea) debba garantire il massimo di rappresentanza a tutte le figure che vogliono parteciparvi, siano esse donne o uomini. E che il diritto delle donne a fare politica non sia garantito tanto da una norma statutaria, ma passi piuttosto per l’adozione di uno stile di lavoro e di un costume interno (per così dire) dai quali siano aboliti i pregiudizi maschilisti e le prevaricazioni quotidiane. Questo deve essere, a nostro avviso, un impegno preciso che Sinistra Europea assume formalmente, come cartina di tornasole della sua capacità di essere davvero una forza politica nuova. Donne e uomini con pari diritti, pari poteri, pari dignità, insieme per creare, per sensibilizzare, per costruire. Il criterio della rappresentanza di genere al 50% può essere uno stimolo in questo senso, ma di per sé non costituisce alcuna garanzia di un effettivo rinnovamento, sul quale dovranno essere invece le stesse compagne a vigilare e a dare battaglia, se necessario.

Forum per la sinistra europea/Socialismo XXI – Torino

12 giugno 2007

PRC E GOVERNO

Non confondiamo il governo con l'identità

Giovanni Russo Spena capogruppo PRC/SE al Senato


Il problema non è l'essere o meno "partiti di lotta e di governo", bensì l'essere partiti dotati di identità, fisionomia, obiettivi e strategie sociali chiaramente riconoscibili
Da un certo punto di vista Massimo D'Alema non ha del tutto torto quando bolla come antica e oggi inutile la formula "partito di lotta e di governo". Almeno nella sua accezione classica, togliattiana, quella formula non è adeguata a fronteggiare le esigenze attuali e rischia di degenerare nell'ambiguità.
La sfida è più alta e più difficile. Per i partiti della sinistra d'alternativa si tratta di considerare la collocazione al governo o all'opposizione come elemento, certo non irrilevante, ma neppure determinante. Partiti di lotta che possono, in determinate circostanze, ritenere strategicamente più utile per la realizzazione dei propri obiettivi di fondo collocarsi all'interno di una maggioranza e di un governo senza che questo elemento diventi quello fondante della loro identità.
E' un tragitto diametralmente opposto a quello percorso prima dal Pds, poi dai Ds e infine dal nascente Pd. Il governo è stato ed è tuttora considerato dai leader, sempre gli stessi, di queste forze come un obiettivo in sé, anzi, come il principale elemento fondativo della loro identità politica. Da questo "peccato originale" sono derivati una serie di errori fatali: da un lato la riduzione della politica ad amministrazione, a faccenda di pura ragioneria sia pur d'alto livello, la convinzione, profondamente errata, che il risanamento dei conti pubblici possa costituire di per sé una strategia politica; dall'altro l'esaltazione dell'unità in quanto tale, come se importante fosse l'unificazione in sé e non gli obiettivi e le tematiche condivise sulle quali ci si unifica.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti, anche se sfugge alla vista pur acuta del ministro D'Alema: un vuoto della politica che a sinistra ha già raggiunto livelli massimamente pericolosi di disaffezione, una incapacità da parte del centrosinistra di offrire motivazioni, speranze e orizzonti ampi alla propria stessa base elettorale. Che infatti, come dimostrano sin troppo chiaramente le ultime elezioni, tende sempre più a smottare e a rifugiarsi nell'astensione.No, il problema non è l'essere o meno "partiti di lotta e di governo", bensì l'essere partiti dotati di identità, fisionomia, obiettivi e strategie sociali chiaramente riconoscibili. Per partiti simili, sono le circostanze a stabilire, di volta in volta, quando sia più utile collocarsi al governo e quando all'opposizione, restando in un caso e nell'altro "di lotta".
Un'ultima considerazione s'impone a proposito della sufficienza sprezzante che Massimo D'Alema riserva alle manifestazioni di piazza. Il problema di questo paese, e della sinistra in particolare, mi pare sia la mancanza di partecipazione della base alle scelte politiche dei partiti che dovrebbero rappresentarla, certo non il contrario. Le manifestazioni di piazza sono una delle forme eminenti, anche se certo non l'unica, attraverso cui veicolare questa partecipazione. Augurasi la sua scomparsa non è solo sbagliato. E' autolesionista, anzi suicida. Che D'Alema lo sappia o no, dalla cancellazione della partecipazione dal basso si è avvantaggiata, e sempre più rischia di avvantaggiarsi, solo la destra plebiscitaria di Silvio Berlusconi e della Lega.

6 giugno 2007

PIEMONTE: SEGNALIAMO ALLA BRESSO

MALATTIE INFETTIVE S.O.S. PERMANENTE

Quadro e proposte in Piemonte, per un moderno centro ospedaliero regionale. Per non sprecare i 53,5 milioni di euro.

Roberto Bertucci - medico infettivologo

La ristrutturazione o la costruzione di un centro ospedaliero di malattie infettive non può caratterizzarsi come semplice opera di edilizia o ingegneria sanitaria ma collocarsi in un piano generale di prevenzione e trattamento delle malattie infettive. Per un centro di riferimento infettivologico regionale questa basilare considerazione impone di ripensare la ristrutturazione in un piano regionale di presa in carico delle malattie infettive.
A Torino l'ospedale Amedeo di Savoia, obsoleto ma onorevole centro di infettivologia nato agli inizi del '900, è stato in grado, con piccoli interventi architettonici e con l'aggiornamento organizzativo del personale, di rispondere alle mutate esigenze epidemiologiche nel corso della storia dell'ultimo secolo. La concezione iniziale è quella a padiglioni con ampio parco verde, in grado di "isolare" le gravi malattie del passato e fornire quel minimo di supporto diagnostico allora disponibile.
Negli anni '70 è stata costruire una palazzina per allocare altri posti letto di ricovero ordinario, oltre quelli dislocati nei quattro padiglioni storici, "ammodernare" gli stessi padiglioni con tramezzi per ricavare stanze a due-tre letti e migliorare gli spazi dedicati alla diagnostica per immagini.
All'inizio degli anni '90 la Regione Piemonte ha perso la scommessa di mettere a disposizione di Torino e della popolazione piemontese un moderno centro di infettivologia in grado di sostenere le nuove sfide sanitarie, AIDS in testa. Qualche aggiustamento si è ottenuto, in particolare dotando il laboratorio di virologia di strutture per la diagnostica più moderna. Ma l'impatto dell'epidemia di AIDS è stato sostenuto soprattutto dal personale mentre le strutture diventavano sempre più fatiscenti.

Con la disponibilità di nuove terapie efficaci contro l'HIV, l'Ospedale Amedeo di Savoia ha concentrato molte azioni sulle strutture ambulatoriali, restringendo del 50% gli ambienti dedicati al ricovero ordinario, anche in linea con le restizioni economiche degli anni '90. La apparente diminuzione del numero ricoveri ordinari rispetto al passato, che si legge nelle statistiche sanitarie degli ultimi dieci anni, è legata a tre fattori: a) l'aumento di patologie gravi con necessità di prolungato tempo di ricovero, in parte correlate alla infezione da HIV, in parte connesse con l'aumento di casi di TBC a seguito delle migrazioni; b) l'impossibilità di impiegare numerosi posti letto nelle stanze occupate da malati in "isolamento" (tutte le stanze di ricovero sono a due letti); c) l'impossibilità di ricoverare casi "critici" per il fatto che l'ospedale, di fatto monospecialistico, non può ricorrere rapidamente a consulenze e interventi irrinunciabili quali quello rianimatorio, cardiologico, nefrologico…
Altri centri ospedalieri hanno dovuto sopperire a queste carenze ricoverando malati di pertinenza infettivologica con risultati clinici non ancora sufficienti valutati in termini di adeguatezza. Nonostante queste sfavorevoli condizioni di lavoro l'Ospedale Amedeo di Savoia ha potuto qualificarsi con azioni sanitarie riconosciute di alto valore assistenziale e ha potuto valorizzare l'opera di molti sanitari che si sono dedicati ad "ultra specializzazioni" nel contesto della infettivologia.

Attualmente l'ospedale Amedeo di Savoia dispone di circa 90 posti letto per ricovero ordinario e day hospital, conta su almeno sette ambulatori dedicati alla terapia dell'HIV-AIDS, possiede un centro per le Malattie Sessualmente Trasmesse, un centro di diagnosi e cura dedicato a pazienti migranti, spesso senza iscrizione al servizio sanitario (MI-SA migrazioni e salute), dispone di un centro per le Malattie dei Viaggi, di un centro di ecografia interventistica ed ecodoppler, di una sezione con personale dedicato rivolta a pazienti infettivi detenuti, di un Day Hospital interdivisionale e, recentemente, di un centro per la diagnosi e terapia delle osteomieliti e segue le azioni di assistenza "domiciliare, un servizio medico per il rischio biologico e le infezioni oespedaliere. E' presente un laboratorio di microbiologia e virologia di riferimento regionale, dotato di servizi per la diagnosi molecolare ed è sede di un centro di ricerca universitario fra i principali in Italia e in Europa per la patologia da HIV. E' presente una radiologia di base.
Il personale medico di infettivologia presta inoltre la propria opera di medico di guardia internistica "interdivisionale" per i reparti di Medicina Generale, Geriatria e Psichiatria, collocati nel perimetro dell'Amedeo di Savoia stesso. Il complesso di queste strutture viene definito " comprensorio Ospedaliero Amedeo di Savoia - Birago di Vische".

Quadro generale delle attività mediche - infermieristiche infettivologiche, prospettive di intervento.

Prevenzione delle malattie infettive

La Prevenzione delle Malattie Infettive è garantita dai presidi vaccinali che non sono soltanto i servizi di Igiene e Sanità Pubblica, ma, attraverso campagne ad hoc, possono coinvolgere i medici di medicina generale di base, i pediatri di libera scelta, i servizi deputati alle vaccinazioni per i Viaggiatori Internazionali, singole realtà ospedaliere e ambulatoriali ( centri ginecologici per la prevenzione del HPV nella donna, centri per la prevenzione dell'epatite B, Centro per la lotta alla tubercolosi - ex CPA…). Esiste sulla carta un "collegamento" tra i vari settori funzionale soprattutto se non esclusivamente nell'occasione di campagne vaccinali ad hoc (es. influenza), e certamente nelle città di provincia, mentre sarebbe auspicabile un maggiore raccordo. In parte questo viene garantito dal SIMI (Sistema Informativo delle Malattie Infettive) che gestisce l'anagrafe epidemiologica ed è connesso ai vari centri attraverso "referenti locali" definiti "referenti SIMIT". Queto è personale sanitario periferico che funge da antenna epidemiologica a che, in gran parte dei casi, non ha che funzioni figurative e opera, in genere, nei ritagli di tempo e soprattutto a livello informativo. La prevenzione attraverso azioni sul territorio in particolare di educazione e informazione è affidata a progetti locali, molti dei quali lodevoli, ma privi di coordinamento, salvo nei "grandi eventi epidemici" attuali dal punto di vista dei media. Basti pensare al crollo delle campagne di prevenzione dell'AIDS.


PROPOSTA : il SIMI - o la REGIONE deve nominare uno o più referenti per le vaccinazioni e uno o più referenti per la prevenzione delle malattie infettive ( es. un igienista e un infettivologo) con il compito di riorganizzare il sistema della prevenzione sul territorio, con particolare riferimento alla educazione e informazione sanitaria. Questa/figure avrebbero il compito di censire le risorse realmente operanti e disponibili nelle campagne di prevenzione, studiare le criticità e proporre i rimedi. E' possibile che tali figure provengano dal pool di personale già in ruolo e che siano comandate per almeno sei mesi a tali incarichi "presso" la REGIONE-SIMI, a costo zero di impiego. Tali figure ( un infettivologo, un igienista, un infermiere esperto del settore) dovranno essere distaccati ad hoc, in accordo con le relative strutture di provenienza. In questo modo i gruppi di lavoro centrali disporrebbero di professionisti esperti "sul campo" e potrebbero costituire un primo nucleo "solido e permanente" tipo Centro di Controllo delle Malattie Infettive.

Malattie infettive e territorio

Molte malattie infettive sul territorio vengono diagnosticate e curate per lo più da internisti e pediatri poiché ad esclusione degli ospedali dotati di infettivologia, non esistono ambulatori territoriale, né è attivo un sistema che affidi a specialisti convenzionati la attività ambulatoriale territoriale. Ne consegue una perdita di appropriatezza diagnostica e terapeutica in un periodo storico di risorgenza delle malattie infettive, e un sovraccarico, negli ambulatori ospedalieri, di casi complessi che giungono con ritardo o decapitati da terapie inappropriate. E' inoltre in aumento il carico di pazienti "ISI" che fanno riferimento a strutture territoriali dedicate ma "provvisorie" non pianificate. Non esiste, infine, un raccordo ospedale territorio post ricovero, altro che il medico di medicina geneale che, a sua volta, torna a fare riferimento allo specialista ospedaliero.


PROPOSTA : istituire figure di specialisti di malattie infettive operanti nei principali ambulatori territoriali Questi specialisti possono derivare direttamente dal Dipartimento Clinico di Malattie Infettive per quanto riguarda Torino e da Centri Ospedalieri di Infettivologia nei quadranti che ne sono dotati. In questo modo sarebbe possibile costruire percorsi diagnostici e terapeutici omogenei, anche per i pazienti "ISI", sovente affetti da gravi e croniche patologie infettive, preticare una diagnosi precoce dell'HIV e della TBC, indirizzando quanto prima i malati ai centri di superspecializzione. Questi medici sarebbero inoltre indispensabili per azioni di prevenzione e educazione sanitaria sul territorio.
In un progetto sperimentale si potrebbe dotare ciascun capoluogo di provincia o città maggiore, di due specialisti e la città di Torino di almeno quattro specialisti territoriali. Trattandosi di un "progetto" si potrebbe concordare che.almeno per un primo periodo gli specialisti infettivologi, con contratto equivalente agli specialisti territoriali, saranno scelti fra un pool indicato da una commissione cui faccia parte il direttore infettivologo dell'UOA di Zona e/o il Direttore del Dipartimento Clinico di Malattie Infettive di Torino ( concorsi pubblici per titoli).
Nella città di Torino potrebbe essere costituita una UOA ad hoc, dipendente dal Dipartimento Clinico ma territoriale che si raccordi anche ai centri ISI e ad ogni centro del territorio che ne richieda l'impiego (case alloggio, CPT…). I compiti di tale UOA potrebbero essere pertanto :

" diagnosi, cura, collaborazione alla presa in carico delle malattie infettive sul territorio,
" organizzazione e gestione delle attività ambulatoriali dedicate a utenti ISI -infettivologici,
" referente con l'Assistenza Territoriale di Base,
" referente con i dipartimenti per i servizi territoriali, referente con i dipartimenti per la prevenzione,
" referente con gli ospedali del territorio Sanitario Locale,
" collaborazione alla attivazione di progetti per la domiciliazione delle cure, e alla relativa formazione del personale,
" collaborazione con l'ADI anche per i cittadini ISI nello specifico delle Malattie Infettive.

Parte del personale da dedicare potrebbe essere reclutato dai centri ospedalieri di malattie infettive.

Azioni speciali

La tubercolosi merita un programma di lotta ad hoc, stante l'incremento dei casi, la loro dispersione in termini di diagnosi e trattamento, la diffusione nel circuito famigliare fuori dal controllo sanitario ( molti ammalati sono stranieri). E' inutile on cogliere la portata del problema nel timore di operare una discriminazione fra cittadini. E' opportuno istituire una campagna ad hoc per offrire la diagnosi precoce e la terapia a persone che altrimenti rischiano di diffondere la patologia.

PROPOSTA : creazione di una task force su progetto finalizzato, "sperimentale" in collaborazione con i centri già attivi ( esempio centro MISA - Migrazioni e Salute dell'Amedeo di Savoia) che dispongano di legami "culturali" con i principali gruppi di cittadini a rischio e che con l'azione di mediatori culturali gestiscano una campagna di diagnosi precoce e prevenzione. La task force, disposta con igienista, infettivologo, pneumologo di coordinamento, organizzerà in breve tempo le azioni concordando, animando e coordinando i centri anche di volontariato, attivi nel settore socio sanitario. Una tale struttura può, nel periodo di sei mesi, iniziare una azione efficace di prevenzione, diagnosi e cura collaborando, altresì con i vari centri ospedalieri e ambulatoriali specializzati.


Rilancio dell'Ospedale Amedeo di Savoia

L'ospedale Amedeo di Savoia negli ultimi anni ha perso, come detto, due UOA. Il significato di questa perdita non va individuato solo nella relativa perdita di posti letto per ricovero ordinario ma soprattutto nella qualità e caratteristiche peculiari di cultura sanitaria di ciascuna delle UOA. Tale condizione ha altresì compromesso lo slancio professionale e umano degli operaoti medici ed infermieri cresciuti assieme nei primi anni della lotta all'AIDS. Alla luce delle nuove complesse realtà sanitarie infettivologiche, alla costante diffusione dell'infezione da HIV, all'aumento di casi di TBC, all'aumento di casi di patologie croniche in trattamento, all'aumento dei casi di infezioni su popolazioni deboli ( anziani, malati cronici, immunosoppressi iatrogeni…) è opportuno che l'Ospedale Amedeo di Savoia e le strutture infettivologiche siano "ripensate" anche alla luce di quanto descritto nei paragrafi precedenti.
E' fondamentale che sia garantita una soddisfacente struttura universitaria, per la formazione dei giovani specialisti e per la ricerca scientifica, così come è necessario che la struttura sia dotata di sezioni di ricovero pronte alla emergenza anche se non attive. La tradizione sotrrica dell'infettivologia di Torino affiancando la Università con l'ospedale ha dimostrato la netta efficacia di tale formula, ad è quindi opportuno mantenere una struttura di ricovero, ambulatorio e day hospital basata su una UOA universitaria e una UOA ospedaliera con almeno 60 posti letto ordinari e day hospital, di cui una gran parte in stanze "singole".
In tale struttura deve essere presente una unità di rianimazione sulla falsariga delle unità coronariche della cardiologia, poiché molte patologie infettive necessitano rapidamente di assistenza critica. Allo stato attuale l'ospedale Amedeo di Savoia rischia di non garantire adeguatezza e sicurezza, poiché non è direttamente inserito in una struttura ospedaliera multispecialistica, risentendo dei gravi limiti di ospedale monospecialistico . Sarebbe quindi inutile rinnovare solo i manufatti senza intepretare le nuove esigenze della infettivologia. Inserire le UOA descritte e quindi il Dipartimento Clinico in un complesso multispecialistico sarebbe pertanto l'ideale.
L'alternativa praticabile sarebbe quella di decidere di realizzare un complesso per 40 posti letto e di aprire una o due UOA infettivologiche con 10 pl in stanza singola in ospedali "generali" .
L'Amedeo di Savoia dotato di 40 posti letto in stanza singola per le due unità operative ( centro universitario e UOA ospedaliera) manterrebbe le funzioni di Dipartimento Clinico delle Malattie Infettive della provincia di Torino ( con connesso il coordinamento delle attività di attività di ricerca, il centro diagnostico infettivologico di riferimento regionale, il centro di coordinamento per le varie strutture di infettivologia anche territoriali, descritte sopra) dedicandosi a ricoveri di patologie gravi, croniche e acute ma principalmente "stabili", senza tuttavia rinunciare ad un servizio di terapia infettivologica intensiva annesso. Gran parte del personale per queste quattro UOA potrebbe essere individuato fra quello già in servizio. Le due UOA, ospedaliere, potrebbero disporre di un responsabile afferente al Dipartimento Clinico, coordinando i ricoveri più critici cui si renda comunque necessaria la permanenza in una struttura ospedaliera multispecialistica.

medico infettivologo Amedeo di Savoia Torino

4 giugno 2007

www.sinistraeuropea.it


Assemblea Nazionale della Sinistra Europea 16 e 17 giugno a Roma
PALAFIERA (VECCHIA FIERA DI ROMA)VIA DELL'ARCADIA, 40 (Parallela Via Cristoforo Colombo)

L'assemblea sarà introdotta da un messaggio di adesione e condivisione della manifestazione del Gay Pride che si svolge nello stesso giorno a Roma. Nel corso dell'assemblea è previsto uno spettacolo teatrale di Vladimir Luxuria. Interverrà Fausto Bertinotti, presidente del Partito della Sinistra Europea. Verranno proiettati due interventi filmati di Lothar Bisky e Oskar La Fontaine (ricordiamo che l'assemblea si svolge contemporaneamente al congresso fondativo della Linke in Germania). Verranno eletti i seguenti organismi nazionali: l'Assemblea nazionale di Sinistra Europea, il Gruppo nazionale di coordinamento, il Consiglio.