31 gennaio 2007

APPUNTAMENTI

Martedì 6 febbraio alle ore 17 a Torino
presso la Sala di Mappamondi dell'Accademia delle Scienze verrà presentatoil volume di Mariella Berra e Angelo Raffaele Meo

LIBERTA' DI SOFTWARE;
HARDWARE E CONOSCENZA


pubblicato da Bollati Boringhieri. L'ingresso è libero.
Ulteriori informazioni:
www.accademiadellescienze.it/eventi/libro_Berra%20Meo

SOMMARIO GENNAIO 2007

>>> GIORNALE, TV, RADIO informazione da cortile dell'impero
>>> SANITA': uno strano centrosinistra in Piemonte progetta una terza via oscura. Storia vera
>>> GIORNO DELLA MEMORIA ci si dimentica spesso degli omosessuali e degli zingari
>>> FORUM MONDIALE NAIROBI quello che ho visto, ascoltato, vissuto
>>> ISOLA DELLE FEMMINE interrogazione del senatore Sodano in difesa dell'ambiente
>>> L'AFFARE DELLA MORTE quella miseria quotidiana in sanità
>>> GLI ULTIMI SARANNO ULTIMI Un monologo sul dramma della precarietà
>>> INFERMIERI E PRECARIETA' in movimento contro il precariato. Racconto teatrale
>>> INFERMIERI E PRECARIETA' avanti verso un movimento dei popoli per la salute
>>> SPETTACOLO TEATRALE di Andrea Rivera da "PARLA CON ME" di Serena Dandini
>>> G8 GENOVA 2001 sono sparite le prove contro i poliziotti e i carabinieri responsabili
>>> DONNE, SALUTE E IMMAGINE la chirurgia estetica è peggiore del burqa
>>> ISOLA DELLE FEMMINE, SICILIA, continua la lotta contro Italcementi
>>> STRAGE DI ERBA lettera del ministro Ferrero agli operatori dell'informazione
>>> FORUM MONDIALE DEI MOVIMENTI contro la guerra e il liberismo
>>> VERGOGNA TICKET dall'Emilia Romagna un esempio di saggezza politica
>>> ACQUA BENE COMUNE le problematiche politiche e sociali, articolo di Emilio Molinari
>>> INFERMIERI "NURSING-UP" quando di una professione si ha un'idea corporativa
>>> editoriale SANITA’ ITALIANA: TRA SCANDALISMO E REALTA’. manca la politica!
>>> AMBIENTE, SALUTE E ISTITUZIONI denuncia del Comitato Isola delle Femmine
>>> ABOLIRE TUTTI I TICKET SULLA SALUTE è un dovere per il governo dell'Unione
>>> CRAC OSPEDALE MAURIZIANO piene e gravi le responsabilità del centrodestra
>>> SANITA' PUBBLICA lo scandalismo propedeutico alla privatizzazione
>>> PER UNA MEDICINA CRITICA VICINA AL PAZIENTE temi in nuovo sito
>>> TICKET SANITARI: una vergogna che il governo avrebbe dovuto e potuto evitare
>>> IRAQ, BARBARIE DALLA MALATA E INFETTA DEMOCRAZIA AMERICANA un video


SOMMARIO 2006

>>> IL PENSIERO ATTUALISSIMO DI MACCACARO convegno su "medicina e potere"
>>> DALL'ISOLA DELLE FEMMINE IN SICILIA auguri di lotta per la tutela ambientale
>>> SANITA': ALLARME SICUREZZA SUL LAVORO meno asl uguale meno rsl?
>>> UNA FINANZIARIA DECENTE con pregi e difetti anche su sanità e ambiente
>>> ACQUA PUBBLICA appello a Petrella e Vendola
>>> SPESE SANITA' negli ultimi anni hanno impoverito 1 milione e 200 mila famiglie
>>> GOVERNO UNIONE: IRAQ IL PRIMO IMPEGNO MANTENUTO contro i guerrafondai
>>> IMBROGLI DI PRIMAVERA cosa è successo veramente il 10 aprile 2006?
>>> AUTOREVOLE NO AL PRIVATO IN SANITA' dal Consiglio di Stato
>>> IL MANIFESTO PER L'EQUITA' contro le diseguaglianze di salute
>>> A PROPOSITO DEL SONDAGGIO sulla giunta regionale e sul piano sanitario
>>> PRECARI SANITA' A TORINO vita, morte e miracoli
>>> SICUREZZA SUL LAVORO le proposte dei rappresentanti degli operatori sanità
>>> APPROVATA LA BOLKESTEIN la lotta continua per il lavoro e i Beni pubblici
>>> APPELLO AL GOVERNO: no ai tichet sanitari in finanziaria. Spedisci una E-mail
>>> PROPOSTA DI LEGGE ACQUA PUBBLICA: raccolta firme per un diritto comune
>>> GIUNTA PIEMONTE; manovre per colpire Rifondazione
>>> RICATTI SANITA' PRIVATA: purtroppo sta accadendo....
>>> LETTERA ALL'ASSESSORE: ricatti contro il contratto nella sanità privata
>>> SONDAGGIO DI OPERATRICI E OPERATORI sulle politiche sanitarie in Piemonte

GIORNALI, TV, RADIO

INFORMAZIONE DA CORTILE DELL'IMPERO
Chi di noi non ha mai detto, sconsolato/a, "siamo alla frutta" di fronte ad una notizia, un'evento, un caso di cronaca? Questa mattina, aprendo i giornali o ascoltando la radio, ieri sera ascoltando i telegiornali, sarà stata l'ennesima volta nel vedere quale importanza il mondo dell'informazione ha regalato ad un caso di costume, quindi non sociale, politico, tragedia umanitaria, che vede protagonista un'individuo che risponde al nome di Silvio Berlusconi. Titolo a quattro colonne in prima pagina, intere pagine interne, ovviamente quelle iniziali, per informarci dell'ennesima battuta o gesto da bar, da caserma, di quel gran furbone (nel senso che conosce i polli che scaldano le poltrone redazionali, ma basta poco per individuarli) d'imprenditore prepolitico, nonchè braccia rubate alla raccolta di pomodori. Questo signore, padrone del pollaio, si rivolge ad una signora, sua ossequiosa dipendente che ha rinunciato volontariamente ai propri diritti sindacali e politici, con un complimento un pò fuori dalle righe in quel contesto pubblico ma, tutto sommato, non offensivo semmai pienamente e passionalmente condiviso, forse atteso, dalla bella signora emozionata di fronte al capobiscione.
Ma è una notizia degna di nota e di cronaca in un paese dolorante per le bastonate e i colpi di coda dell'italico galletto in questione? E' una notizia da prima pagina e da intera pagina interna (vedi la Repubblica) la giusta indignazione della signora Veronica Lario contro quel maschione del marito? Non bastava un trafiletto di cronaca, un corsivo di spalla, per dare spazio alla bella indignata? Alla quale però vorrei farei due, a sintesi di tante, domande: come mai non ha ripreso suo marito in tante altre occasioni di svaccamento mediatico che, oltre ad offendere la consorte, ha buttato le istituzioni italiane nella derisione planetaria? oggi può rimproverarlo perchè non è piu', che fortuna per l'Iltalia!, capo del governo ma solamente capo di pollai partitici e mediatici? Rispettabilissima signora, era ora che si affrancasse, pubblicamente, da suo marito!
Torniamo ai rotocalchi quotidiani. Anzi no, perchè il quadro è talmente deprimente che non me la sento piu' di criticare chi ogni mattina non se la sente di spendere 1 euro in edicola ma si affanna e sgomita alle fermate dei tram per accaparrarsi una copia dei giornaletti gratuiti. Alla faccia di chi, come me, continua addirittura ad acquistare due quotidiani al giorno.
Signori colleghi giornalisti, signori direttori, fate pena!


Ps. V'informo che è in atto da quindici giorni una raccolta firme su tutto il territorio nazionale a difesa del bene comune, il piu' vitale per l'umanità, dell'acqua pubblica, ve ne siete accorti?
Redazione

30 gennaio 2007

uno strano centrosinistra in Piemonte

STRISCIANTI MANOVRE CONTRO I DIRITTI DEI CITTADINI E IL LAVORO DEGLI OPERATORI. Una brutta storia.

Nè pubblico, nè privato puro: dal cunese un pericoloso progetto ibrido di una

Val la pena una riflessione sul ventilato progetto di "unificazione" delle organizzazioni sanitarie pubbliche in provincia di Cuneo.Su questo territorio (ma il discorso vale per tutto il Piemonte) il privato convenzionato, quello aggressivo di matrice aziendale e non solidaristica, ha sempre avuto poca presa. A parte la Clinica Citta' di Bra' non esistono realta' significative.
Il quadro complessivo vede quindi il servizio pubblico ampiamente maggioritario ed il livello di assistenza piu' che decoroso, a fronte di una situazione finanziaria mediamente non felice.
A partire da situazioni simili, in lombardia si e' fatta la scelta politica di "liberare" il mercato, lasciando che il privato "profit" si espandesse ad libitum, senza nessun controllo di fatto, e contingentando fortemente le risorse, umane e finanziarie del servizio pubblico al fine di indebolirlo.
Il risultato e' che, a detta di operatori sanitari lombardi, si verificano fenomeni quali la fuga degli infermieri migliori verso le strutture private dove vengono pagati meglio, sempre che accettino carichi di lavoro sostanzialmente illimitati e non programmabili. L'utenza di questo passo non potra' piu' "scegliere liberamente" di andare in una struttura pubblica, a meno di non voler rischiare quel poco di salute che gli resta; questo non per cattiva volonta' degli operatori pubblici ma per la suddetta tendenza al "downsizing" che, oltre un certo limite, porta ad un peggioramento del servizio.
La vera novita' del modello che si intenderebbe applicare nel cuneese (e se funzionasse poi anche altrove, magari in tutta la regione) e' di altra natura: lo slogan potrebbe essere "ne' pubblico ne' privato: pigliamo tutto noi e i nostri amici".Una "terza via" poco trasparente e potenzialmente dirompente per le casse pubbliche.
Ovvero:Un' ampia lobby trasversale, costituita di amministratori pubblici, classe politica ed imprenditori, ha individuato la possibilita' di creare uno spazio ampiamente profittevole, monopolistico e da controllarsi in modo centralista, nel comparto sanitario.A questo scopo "la politica amministrativa" sta da una parte arginando il privato profit tradizionale e dall'altro "strozzando" le risorse del pubblico, con l'applicazione letterale delle limitazioni finanziarie introdotte dalle leggi finanziarie degli ultimi anni ("non possiamo assumere, ce lo vieta la finanziaria" e' la litania sempre ripetuta).
Dato che il bisogno di salute non cala negli anni, viene in tal modo creato uno spazio di bisogni da soddisfare in modo "innovativo". L'idea "geniale" e' di riesumare dalla legge Bindi il concetto di "sperimentazione gestionale". Sotto questo scudo si organizza una struttura operativa costituita in parte dal soggetti pubblici controllati da politici e amministratori (le ASR) ed in parte da operatori privati legati alla lobby in questione, cooptati senza un reale controllo (che dovrebbe essere della politica) e portatori di preteso "know-how" e di risorse finanziarie (?).
La nuova struttura operativa fornisce servizi ai prezzi che vuole ed in regime di monopolio, assumendo personale senza limiti ed a condizioni di sfruttamento.
Le assunzioni senza limiti ne fanno "una importante realta' industriale, con centinaia di dipendenti" difficilmente arginabile e, perche' no, un bel serbatoio di voti.La copertura politica evitera' accuratamente che questa sperimentazione venga tenuta sotto controllo finanziario ed amministrativo e ne garantira' l'espansione a tutta l'area gerografica che sembrera' necessaria ed a tutte le funzioni che possano procurare un profitto; la componente amministrativa provvedera' ad assegnare gli appalti in coerenza col progetto e quella privata trarra' i profitti dal denaro pubblico, profitti che magari verranno opportunamente ridistribuiti fra tutti i componenti.
Un orologio.......Ma per mettere in piedi questo orologio, l'unificazione del territorio da "occupare" rende l'operazione molto piu' gestibile e spedita: di qui la "decisione" politica, presa dai politici "giusti", ovviamente sempre "nell'interesse del cittadino".A noi sembra che l'unica cosa che si vuole sperimentare e' una nuova declinazione della Direttiva Bolkestein applicata ai servizi sanitari.

28 gennaio 2007

GIORNO DELLA MEMORIA.....OMOSESSUALI E ZINGARI?

Il Giorno della Memoria 2007 "La prima pattuglia russa giunse in vista del campo verso il mezzogiorno del 27 gennaio 1945. [...] Erano quattro giovani soldati a cavallo, che procedevano guardinghi, coi mitragliatori imbracciati, lungo la strada che limitava il campo. Quando giunsero ai reticolati, sostarono a guardare, scambiandosi parole brevi e timide, e volgendo sguardi legati da uno strano imbarazzo sui cadaveri scomposti, sulle baracche sconquassate, e su noi pochi vivi". Primo Levi, "La tregua"

Il 27 gennaio in Italia si celebra il Giorno della Memoria, istituito in ricordo dello sterminio e della persecuzione del popolo ebraico e dei deportati italiani nei campi nazisti, per motivi militari o politici. Noi mettiamo in evidenza lo sterminio rimosso degli omosessuali nei campi di concentramento, ancor di più in giorni di dibattito politico infuocato sui Pacs e richiami del Vaticano.Sono stati il terzo gruppo, gli omosessuali, dopo ebrei e zingari, a essere perseguitati, concentrati e uccisi nei campi di sterminio. I nazisti ne arrestarono 100.000, tra il 1933 e il 1945, e 15000 chiusi nei campi, solo 4000 riuscirono a sopravvivere. In Italia, la cosiddetta "devianza sessuale", dal 1936, veniva punita con il confino.Di questo volto dello sterminio rischia di non restare, o quasi, memoria. C´è adesso una piccola targa di marmo rosa, nel campo di Dachau, che ha atteso oltre vent´anni che arrivasse l´autorizzazione a essere murata: commemora le vittime gay della violenza nazista. Segnaliamo che nella Libera Università di Bolzano sarà possibile visitare la stessa mostra, aperta fino al 9 febbraio, che sarà presentata, per la prima volta, in lingua tedesca e italiana.L'esposizione, che documenta le atroci sofferenze perpetrate del regime nazista ai gay, ma anche il brusco passaggio della società tedesca dall´apertura degli anni Venti all´oppressione degli anni Trenta, sarà ospitata anche in via San Francesco di Sales 5 a Roma, in pieno Trastevere (fino al 10 febbraio). redazione

25 gennaio 2007

27 GENNAIO PER NON DIMENTICARE



Programma delle celebrazioni della CITTÀ DI TORINO [PDF]
Nella foto: Immagine tratta dal libro di Susanna Raweh La storia della nonna bambina.2007

CALENDARIO DELLE INIZIATIVE IN TUTTA ITALIA http://www.ucei.it/giornodellamemoria/index2.htm

REPORTAGE DA NAIROBI

QUELLO CHE HO VISTO, ASCOLTATO, VISSUTO
Alcune note sparse e provvisorie dal Fsm 2007 di Nairobi
di Alessandro Reda
Concluso il quarto giorno del World Social Forum di Nairobi si può provare a tirare alcune parziali somme. Questa parzialità è in primo luogo figlia della struttura stessa dell'evento Forum. È illusorio pensare per chiunque di poter raccontare questi giorni se non in una prospettiva personale, e quindi vi è la possibilità di essere una voce all'interno di quello che per poter affrontare la complessità stessa di quanto avvenuto non può che essere un discorso collettivo ed una narrazione che prosegue nel tempo. In grado di arricchire i punti di vista, sommare le esperienze e probabilmente arrivare, non a comprendere, ma a rendere meno limitata la stessa esperienza vissuta.Con questa consapevolezza e sulla scorta delle precedenti occasioni abbiamo mediato tra il partecipare il più possibile al clima complessivo del foro e l'operare delle scelte nella straordinaria offerta di seminari e possibilità di incontro, optando per partecipare in modo particolare alle attività del Forum Mondiale delle Alternative.La proposta si struttura di 4 conferenze che si sono tenute in tutti i quattro giorni di attività del forum sociale mondiale e di 6 seminari per i primi tre giorni in cui erano previste attività autorganizzate. La parola più ricorrente nei titoli di queste attività è lotta. La parola che emerge più chiaramente dalla discussione è unità.Le figure che hanno maggiormente ispirato questa operazione di costruzione di senso e di proposta politica, fra gli altri Samir Amin, Francois Houtart, Wim Dirckxxens e Walden Bello, parte da una consapevolezza che sia necessaria superare la frammentazione che gli stessi movimenti sociali continuano ad esprimere sia a livello globale, o meglio dei popoli, sia al livello nazionale. Occorre intraprendere questo cammino, un processo che ovviamente su scala planetaria sarà difficile e lungo, ma che è necessario al fine di passare dalla fase, ormai di lunga durata, delle lotte di resistenza al capitalismo e all'imperialismo, che sono ancora oggi la cifra della globalizzazione neoliberista, alla fase in cui questa viene sconfitta attraverso quelle che Samir Amin chiama ?avanzate rivoluzionarie?, progressi in avanti che trasformano realmente le cose.Le lotte e i movimenti più diversi hanno la necessità di confrontarsi con una proposta alternativa nazionale, e in conseguenza internazionale, portando alla nascita di ulteriori governi di natura progressista e realmente democratica come accade ad esempio nel continente americano. Questo non vuol dire ovviamente che i movimenti debbano unificarsi, ma che debbono affrontare la questione nazionale nella sua complessità. Confrontarsi con la necessità di divenire movimenti di popolo, ovvero capaci di coinvolgere e attivare la stragrande maggioranza del proprio paese su obiettivi condivisi e che pratichino metodicamente la partecipazione e l'acquisizione ed estensione della democrazia e dei diritti per tutte e tutti.Quello che si sta concludendo è un forum difficoltoso e che rappresenta una sfida per tutto il movimento contro la globalizzazione. In primo luogo, diversamente dai precedenti, con scarsa o nulla ricaduta con la circostante società keniota. Un corpo estraneo. Relativamente, poiché con il passare dei giorni la presenza africana ha acquistato corpo e si è estesa anche agli esclusi fra gli esclusi. La presenza delle associazioni religiose e delle chiese nella sua pervasività entra in contatto e crea comunità anche dove sembra apparire improbabile. Così dopo un primo giorno in cui la presenza di giovani e bambini è incredibilmente all'opposto di quello che si vede per le strade, ad ogni ora percorse a piedi da centinaia di persone ovunque si posi lo sguardo, questi prendono possesso del forum, con una presenza discreta ma che riporta nel recinto del forum quelle contraddizioni che cosi evidentemente permeano la società keniota e probabilmente subsahariana in generale. In questo modo si può assistere a un vero e proprio ?esproprio proletario? (condotto nella più assoluta eleganza e accompagnato dal grido inequivocabile di ?we want food?) fatto mercoledì 24 gennaio ai danni di un bar interno al social forum che ha la triplice colpa di praticare prezzi incomparabili rispetto alla reale capacità di spesa della stragrande maggioranza dei kenioti, di essere probabilmente il più visibile fra quelli presenti al forum e non da ultimo di essere gestito dalla società dell'attuale ministro degli interni keniano. Questo piccolo fatto serve a comprendere l'intreccio economico, i contratti con ditte private, le relazioni con il governo che in qualche modo hanno caratterizzato questi giorni. Ciò ha portato l'assemblea conclusiva dei movimenti sociali ha prendere una chiara posizione contro la riproduzione all'interno del recinto del social forum dell'economia di mercato nella sua versione più deteriore ovvero con la mercificazione di tutto (a partire dall'acqua anch'essa venduta a prezzi impossibili per i locali sia nella versione più o meno calmierata controllata dal Forum, sia dalla preponderante commercializzazione più o meno improvvisata fornita dai molti kenioti attirati dall'evento di massa WSF) e la militarizzazione del territorio esemplificata dal recinto e dalla presenza consistente (e comunque discreta e distesa almeno per esperienza personale) delle forze di polizia, e militari in generale.La nota maggiormente dolente di un forum per molti versi entusiasmante e che come scorta di esperienze ha pochi rivali. Una delle finalità del forum è quello di ?tradurre? analisi, esperienze ecc. vale a dire creare seminari e workshops per mettere a confronto attivisti e studiosi dei quattro angoli del pianeta per discutere, approfondire, proporre. ?Tradurre? quindi non solo le parole nei vari idiomi, altro aspetto della ricchezza racchiusa nelle esistenze umane del pianeta stesso, nelle culture, nelle antropologie, nei sentire diversi, ma anche cercare per quanto possibile di rendersi intellegibili l'un l'altro, comprendersi. Arte politica, filosofica, etica. Culturale nel senso pieno e vasto e ricco della parola. Ma è mancato il primo gradino, il primo step: la traduzione linguistica e questa è stata una carenza enorme. Infine rimane l'esperienza straordinaria di Korogocho. Che dire. Se questi sono esseri umani. Guardare il mondo da uno slum è l'esperienza limite. Non per pochi nel pianeta. Già oggi sono un miliardo e mezzo circa gli esseri umani spinti ad abbandonare le campagne e cercare fortuna nei mostri contemporanei detti città o megalopoli. Se così si lasceranno le cose andremmo incontro a un mondo ?bidonvillizzato? nel quale metà della popolazione mondiale vivrà questa vita che non è vita. Abbiamo visto gli occhi di questi bambini, di queste donne e dei pochi uomini. Intelligenza, fame di istruzione, di una vita dignitosa, fame letterale. Una energia pronta ad esplodere, ma gentile e rassegnata. Quanto fantasma di Frantz Fanon in ogni dove. Quanto monito a noi. La Chiesa cattolica e le varie chiese protestanti danno una risposta e un aiuto importanti. Senza la loro presenza l'inferno sarebbe inferno e basta. Tuttavia: senza riforma agraria, senza la soluzione dell'agricoltura di sussistenza famigliare di contro all'agro business non c'è futuro. Frantz Fanon appunto. Eppoi Lumumba. Eppoi... Black Mama Africa grazie.

24 gennaio 2007

DALL'ISOLA DELLE FEMMINE

IL COMITATO CITTADINO ISOLA PULITA: DELOCALIZZARE LA ITALCEMENTI DI ISOLA DELLE FEMMINE FUORI DAL CENTRO ABITATO A NORMA DELLE DISPOSIZIONI DI LEGGE IN MATERIA URBANISTICA
Interrogazione del Senatore Sodano Presidente della Commissione Ambiente.

Senato della Repubblica 13a Commissione Territorio, Ambiente, Beni Ambientali interrogazione a risposta scritta al Ministro dello sviluppo economico e al ministro della salute

Premesso che:
- in provincia di Palermo, nel comune di Isola delle Femmine, sono presenti impianti della Italcementi s.p.a in pieno centro città (codice: NACE Code 26.51), che emettono fumi nocivi e producono elevati livelli di inquinamento acustico ed ambientale, con grave danno per i cittadini;
- oltre allo stabilimento nel centro città, la Italcementi si avvale di una serie di impianti, dislocati nel circondario, come quelli dediti ad attività estrattive a Piano Dell'Aia-Rocche di Raffo Rosso ed a contrada Manostalla, comune di Torretta;
- l'area dove opera la Italcementi è stata destinata ad uso industriale con il D.P.R. del 1981 per un ventennio, al termine del quale il cementificio era tenuto a ripristinare la destinazione d'uso a fini forestali e a riconsegnare il terreno alla Regione Sicilia;
- nel 2001, alla data di scadenza della concessione, il Comune di Isola delle Femmine ha concesso un'autorizzazione edilizia per la costruzione di un carbonile a cielo aperto per lo stoccaggio di petcoke (concessione edilizia n. 10/2001 del 5 aprile 2001);
- da quando il cementificio ha iniziato i processi produttivi, si sono riscontrati nell'area fenomeni di inquinamento così gravi da causare ingenti danni alla salute dei cittadini, tant'è che i tassi di incidenza di tumori polmonari, tiroidite, forme asmatiche e di altre malattie respiratorie, anche mortali, hanno raggiunto livelli anomali e preoccupanti;
- il cementificio di Isola delle Femmine opera nelle vicinanze di diversi Siti di Importanza Comunitaria, tra cui la riserva di Capo Gallo e i Fondali marini di Isola delle Femmine, così come individuati dalla direttiva "Habitat" (direttiva 92/43/CE, recepita in Italia con D.P.R. 357/97), incidendo negativamente sugli ecosistemi locali, i quali non vengono dunque salvaguardati come vorrebbe la normativa europea e la legge italiana di attuazione;
- le attività inquinanti della Italcementi sono state più volte oggetto di pubblica protesta, sia da parte degli abitanti del luogo, che in sede istituzionale, come dimostrano le numerose iniziative di vigilanza e controllo intraprese dagli organi preposti, nonché gli atti di diffida rivolti alla Italcementi con l'intento che proceda alla dovuta messa in sicurezza del sito;
- nell'ottobre del 2005, un sopralluogo effettuato dal D.A.P. con il Comandante della locale Stazione dei Carabinieri nel cementificio di Isola delle Femmine, rilevava che "all'interno del capannone (materie prime: petcoke, clinker, calcare, sabbia, argilla, perlite. Nelle adiacenze P.E. E43 ed E45) viene effettuato stoccaggio e movimentazione a mezzo gru a ponte di materiale polverulento che produce un'emissione diffusa. Si evidenzia altresì che parte del capannone risulta essere aperto verso l'esterno."(verbale n. 9942393);
- il 25 gennaio 2006, l'ARPA ha effettuato un sopralluogo presso il deposito di combustibile solido (petcoke) in località Raffo Rosso della Italcementi, evidenziando gravi carenze nel sistema di impermeabilizzazione delle aree per lo stoccaggio del petcoke, sostanza pericolosa per la salute umana perché rientrante nella categoria cancerogena 3, (nota prot. 9945432, 30 gennaio 2006); - la relazione dell'ARPA del gennaio 2006, si conclude con l'indicazione di diversi interventi di messa in sicurezza che la Italcementi è tenuta a porre in essere nel più breve tempo possibile e con la richiesta di esibire l'autorizzazione per l'utilizzo di petcoke quale combustibile solido all'interno dello stabilimento;
- a seguito della relazione dell'ARPA, il Sindaco di Isola delle Femmine, ha inviato una nota di diffida (nota prot. n. 3975 del 15.03.06) alla Italcementi, con la quale si invitava la predetta società ad adottare i necessari interventi di messa in sicurezza, di risposta emergenziale, di bonifica e ripristino ambientale, così come indicati dall'ARPA;
- il 25 luglio 2006, l'Assessorato Territorio ed Ambiente della Regione Sicilia con nota n°48283, ha emesso un provvedimento di diffida (firmato dal Responsabile del Servizio, il dott. Genchi) nei confronti della Italcementi di Isola delle Femmine contestando, tra l'altro, l'incontrollato utilizzo e smaltimento dei residui della produzione, quali il petcoke, sostanza altamente cancerogena;
- nella diffida si legge, tra l'altro, che "il petcoke viene utilizzato dal 1987 come combustibile del forno 3, del mulino crudo 3 e, in miscela e fino al 1992, del forno 2" e che, sebbene "la realizzazione del deposito di petcoke sia stata autorizzata dal Comune di Isola delle Femmine, non è mai stato comunicato né autorizzato l'uso del petcoke come combustibile", rilevando infine che "nei rapporti analitici periodicamente trasmessi, la Ditta dichiara l'uso di carbone e non di petcoke" (nota n°48283 del 25 luglio 2006);
- solo pochi mesi prima, nel suo Piano di Caratterizzazione (12.04.2006) l'Italcementi dichiarava invece che soltanto "a partire dal 2001 presso la località Raffo Rosso si è effettuata l'attività di deposito del combustibile solido (petcoke)", in virtù dell'Autorizzazione Edilizia n. 10/2001, rilasciata dal Comune di Isola delle Femmine il 05.04.2001, omettendo quindi tutta una serie di dati e di verità fondamentali;
- l'Assessorato Territorio e Ambiente, nel provvedimento del luglio 2006, dichiara in modo univoco che "sono stati ripetutamente violati i dettami della normativa vigente e le prescrizioni del decreto assessoriale di autorizzazione" (per quanto concerne l'utilizzo del petcoke al posto del carbone), diffidando "l'Italcementi dal continuare ad utilizzare il petcoke come combustibile, nonché a continuare ogni attività che dia luogo alla produzione di emissioni diffuse di tale composto in assenza della necessaria autorizzazione ai sensi del D. Lgs. n. 152 /2006", evidenziando inoltre che "ogni ulteriore violazione delle prescrizioni contenute nel presente provvedimento comporterà necessariamente la sospensione delle autorizzazioni concesse" (nota n°48283 del 25 luglio 2006);
- l'8 gennaio 2007, il dott. Tolomeo, Direttore del Dipartimento Territorio e Ambiente ha comunicato al dott. Genchi responsabile dei pareri tecnici in materia di tutela dell'inquinamento atmosferico da emissioni del 3° Servizio, l'immediata sospensione dall'incarico e conseguente spostamento a diverso luogo e a diversa posizione, senza che tale provvedimento sia stato in alcun modo motivato;
- il Dipartimento facente capo al dott. Genchi stava anche intervenendo su diverse tematiche a salvaguardia dell'ambiente, nel tentativo di far installare sistemi di recupero dei vapori nelle operazioni di carico e scarico delle navi; di impedire lo smaltimento mascherato di rifiuti tramite torce, di ridurre i limiti delle concentrazioni emissive e di bloccare la costruzione di 4 impianti di combustione delle biomasse, tutti progetti sostenuti con forza dal Governatore Cuffaro;
- a tutt'oggi, l'Italcementi non ha né provveduto alla messa in sicurezza dell'impianto, né ai necessari aggiornamenti del sistema di filtraggio e depurazione, né tantomento ha iniziato una procedura di controllo delle attività impattanti legate al funzionamento dei propri impianti, ma ha anzi intenzione di proseguire nell'inquinamento incontrollato, ampliando i propri impianti mediante la costruzione di una nuova torre alta circa 100 metri, Si chiede di sapere:
- se il Governo non ritenga opportuno bloccare l'avvio di nuovi progetti fino al momento in cui non venga intrapresa la messa in sicurezza degli impianti e delle operazioni del cementificio, con preventivo accertamento dei danni causati dalle emissioni della Italcementi ai cittadini e all'ambiente;
- se il Governo non possa intervenire a tutela del paesaggio e delle normative in vigore, dato che la cementeria è situata all'interno di zona vincolata dalla Sopritendenza dei Beni Ambientali e Paesaggistici della Regione Sicilia, e dato che si tratta di attività nocive "che producono fumo, polvere, rumore, esalazioni nocive ed eventuali scarichi di sostanze velenose", le quali non potrebbero avere luogo in prossimità di centri abitati, anche a norma del piano regolatore di Palermo;
- come il Governo intenda attivare tutte le procedure e i provvedimenti atti a salvaguardare la salute dei lavoratori e dell'intera cittadinanza, monitorando, con un apposito gruppo di lavoro, le eventuali connessioni tra ciò che si evidenzia dai rapporti ARPA e le patologie più diffuse sul territorio con particolare riferimento a quelle neoplastiche e tiroidee.
Sen. Tommaso Sodano

23 gennaio 2007

TEATRO E SOCIETA'

Dal 23 gennaio al 4 febbraio 2007 al Teatro Ciak di Milano
Paola Cortellesi in
GLI ULTIMI SARANNO ULTIMI
Un monologo sul dramma della precarietà

Dopo il successo ottenuto nella passata stagione, Paola Cortellesi torna a teatro, al Ciak di Milano dal 23 gennaio al 4 febbraio 2007, con Gli Ultimi saranno ultimi, monologo incentrato sul tema della precarietà: un racconto teatrale dedicato a tutte le persone “ricattabili” da una società che non garantisce il lavoro.
Gli ultimi saranno ultimi, scritto da Massimiliano Bruno, si svolge tutto in una notte, una “nottataccia” in cui si incrociano i destini di uomini e donne normalmente distanti tra loro Paola Cortellesi interpreta tutti i protagonisti della pièce senza trucchi, senza travestimenti e senza messa in scena, affidandosi solo alla voce, alla mimica, alle caratterizzazioni dialettali.

Info: Teatro Ciak - via Sangallo 33, Milanotel. 02.76110093
Orario cassa: Lu-Sa dalle 10.00 alle 18.30; Domenica dalle 15.00 alle 18.30

21 gennaio 2007


INFERMIERI E PRECARIETA' racconto teatrale

La storia di Abdel, infermiere marocchino di una cooperativa rimasto paralizzato dopo una violenta colluttazione.

di Nursing in movimento al congresso internazionale di Valencia

Intermezzo uno: presentazione della storia di Abdel

Mi chiamo Lorenzo. Sono un infermiere italiano.
Vi racconterò una storia recente di straordinaria precarietà; una storia che inizia quasi per scherzo, una storia che, almeno in principio può sembrare incredibilmente grottesca.
Ma poi, alla fine: una storia con un epilogo tragico. Incredibilmente tragico.
Questa è una storia incredibile ma vera.

12 dicembre 2005. Torino. Italia del Nord. Abdel Rahim Belgaid, marocchino di 44 anni, vive da molto tempo qui in Piemonte, dove si è diplomato alla scuola infermieri dell’Ospedale torinese Maria Vittoria e fino a qualche tempo fa lavorava come infermiere per conto della Cooperativa Vita Serena nell’Azienda Ospedaliera torinese denominata “Le Molinette”.
La cooperativa Vita Serena è una agenzia di intermediazione che recluta in massa infermieri stranieri disposti a lavorare con retribuzioni modeste. La sua sede è a Torino in Corso Giulio Cesare 183. Il suo presidente è Luca Giovannone. Questo signore ha dichiarato nell’anno passato un fatturato di appena 15 milioni di euro.
Abdel Rahim Belgaid quale cittadino straniero, benché formatosi in Italia dove vive da 15 anni, non può accedere ai concorsi per infermieri e per lavorare deve ricorrere all’intermediazione, deve ricorrere al nostro Luca Giovannone.
Abdel Rahim Belgaid è finito in rianimazione e poi nell’unità spinale del CTO di Torino, rimarrà paralizzato per sempre per aver osato chiedere il pagamento del suo stipendio arretrato di tre mesi, al responsabile della cooperativa per cui lavorava, un vecchio caposala in pensione, non nuovo a fatti di violenza in corsia.
C’è stato un alterco fra Abdel e questo responsabile che si chiama Michele Arcuri, ora indagato per lesioni gravissime, che si difende dicendo che Abdel ha fatto tutto da solo, sbilanciandosi nel tentativo di colpirlo con un pugno e procurandosi la lesione spinale battendo contro lo spigolo del bancone della segreteria.

Intermezzo due: la voce di Abdel

Mi chiamo Abdel Rahim Belgaid. Sono nato in Marocco. Sono arrivato in Italia 15 anni fa. Ho frequentato la scuola per infermieri all’ospedale Maria Vittoria di Torino. A causa di una legge dello Stato Italiano, non ho potuto accedere a concorsi pubblici per Lavorare e mi sono dovuto rivolgere ad un’agenzia che si chiama Vita Serena.
Io so che se avessi fatto un regolare concorso pubblico un’ora del mio lavoro costerebbe alla Azienda Sanitaria molto di più di quello che invece paga alla cooperativa.
Era per avere quei pochi soldi che mi spettavano che quella mattina andai dal signor Arcuri: erano 3 mesi che non pagavano ed io non sapevo come fare per vivere.
Lui cominciò subito ad insultarmi, mi disse che sapevamo solo chiedere soldi ed invece dovevamo ringraziare il cielo per l’opportunità che la cooperativa ci stava dando a noi morti di fame che venivamo da paesi alla fame.
Era pieno di rabbia e mi fece capire che i soldi non li avrei visti almeno per il momento. Gli dissi che non sarei uscito di lì fino a che non avrei avuto quanto mi spettava.
Accadde allora. Accadde senza che io potessi aspettarmelo: cominciò a colpirmi, io caddi a terra, sentii un violentissimo dolore alla schiena. Poi nulla. Lui continuava a picchiarmi ma non sentivo più i suoi colpi sul mio corpo. Avevo gli occhi chiusi. Anche le sue urla mi sembravano lontane. Forse mi addormentai. O persi i sensi.
Ho subito 3 interventi alla schiena. I medici sono gentili. Anche gli infermieri miei colleghi. Il primario mi ha detto che sono fortunato perché conserverò l’uso della braccia.
Sono venuti in ospedale giudici ed avvocati ad interrogarmi. Il signor Arcuri dice che sono accidentalmente caduto a terra battendo contro uno spigolo del bancone della segreteria nel tentativo di sferrargli un pugno.
Il signor Arcuri è un bugiardo. Volevo solo i miei soldi. Nient’altro.

Intermezzo 3: epilogo della storia

La legge del precedente Governo di centro destra, la cosiddetta “Legge Bossi-Fini”, consente ad infermieri, sportivi e ballerine di non essere annoverati nelle quote annuali d’ingresso di lavoratori stranieri.
La cooperativa Vita Serena conserva l’appalto di Torino all’ospedale “Le Molinette” che è l’ospedale a più alta densità di lavoratori stranieri in Italia.
L’ospedale “Le Molinette” è anche al terzo posto per le sue dimensioni.
Il presidente della cooperativa Vita Serena, Luca Giovandone, ha immediatamente preso le distanze dai fatti e dichiara che nel giorno dell’aggressione ad Abdel, lui non era a Torino.
Il responsabile Michele Arcuri è tutt’ora indagato ed è stato per questo dimissionato dalla cooperativa Vita Serena.
Le rappresentanze sindacati aziendali dell’Asl 4 di Torino si sono organizzate per devolvere un’ora di lavoro da far confluire in un fondo di solidarietà a favore di Abdel Rahim Belgaid.
Abdel Rahim Belgaid, infermiere marocchino, ha perso per sempre l’uso delle gambe.

SPETTACOLO TEATRALE

Da “PARLA CON ME” DI SERENA DANDINI
Menzione speciale “PREMIO GABER 2004”

"PROSSIME APERTURE" di ANDREA RIVERA
Andrea Rivera è un personaggio conosciuto dal popolo delle notti trasteverine; insieme alla sua chitarra ha incantato diverse centinaia di persone ogni sera con le sue esibizioni di teatro-canzone. E dopo tre anni passati a fare l'artista di strada, denunciando tutto quello che non leggiamo sui giornali perché "scritto in trafiletti laterali troppo piccoli", e analizzando le mode dei passanti annoiati dal solito sabato sera, cercando così un nuovo modo di comunicare, Andrea Rivera ha ricevuto quest'anno, il prestigioso riconoscimento del Festival dedicato a Giorgio Gaber.
Un uomo, la sua chitarra (di marca australiana) e la coscienza (una Lisa Lelli di marca toscana). Sul palco si ripercorre la carriera di Rivera, anche attraverso filmati che lo riprendono in azione a Trastevere, alle prese con passanti, turisti e 26 denunce per “disturbo della mente pubblica”. Tra monologhi, video-interviste e canzoni ce n’è decisamente per tutti, dalla classe operaia di oggi, ai politici, agli elettori disinformati, sino a cercar di capire se la libertà l’abbiamo rinchiusa in un salario (a tempo determinato) o se la vera felicità è riscoprire la visione infantile di un mondo “dove Il cavaliere sia inesistente e dove non ci sia una lega, ma 20.000 leghe... sotto i mari.”“Sorprendente il romano Andrea Rivera che la settimana scorsa si esibiva per strada a Trastevere e fra un paio d’anni riempirà i teatri: si accettano scommesse” (Curzio Maltese).

Biglietteria: TEATRO ELISEO Via Nazionale, 183 − 00184 Roma Tel. botteghino: 06 4882114 06 48872222
info@teatroeliseo.it
www.teatroeliseo.it
Prenotazione Gruppi e Scuole: ITACA Via della Consulta, 1 tel. 06 48872220 06 48872260
BIGLIETTI: Intero posto unico: 15 euro
Orario spettacoli: dal Martedì al Sabato ore 20.45 Domenica ore 17.00

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19 gennaio 2007

PARLA LA MAMMA DI CARLO

Il sangue e le bugie della Diaz
Haidi Gaggio Giuliani
18 gennaio 2007

Ben 93 persone sono state indagate per quel che è avvenuto nella palestra della scuola genovese, tutte poi scagionate. Contro di loro solo prove false, tra cui due bottiglie incendiarie, portate da agenti della stessa polizia, che ora risultano introvabili.
Lena mi ha regalato un piccolo carillon, di quelli che sembrano senza voce, ma se li avviti a un tavolo o a una libreria acquistano tutta la sonorità del legno. Quando passo da casa, quando sono sola, giro la minuscola manovella e ascolto le note dell'Internazionale. Mi fanno bene al cuore. Lena è una minuta ragazza tedesca: era a Genova nel luglio del 2001 e la sera del 21, dopo aver assistito per due giorni alle violenze delle forze dell'ordine, apparentemente impazzite, su manifestanti inermi, era tornata a dormire nella scuola Pertini-Diaz prima di ripartire per il suo paese.
La sua testimonianza lucida e coraggiosa è stata registrata durante una delle prime udienze di uno dei processi in corso a Genova. Doppiamente coraggiosa, perchè non tutte le vittime di quelle giornate hanno avuto l'animo di ritornare nella nostra città, di ricordare, di denunciare; e perchè, durante la sua deposizione, è stata più volte oggetto della pesante, a tratti persino volgare, ironia da parte dei difensori dei dirigenti di Polizia indagati. Lena ha raccontato il modo in cui è stata raggiunta da tre agenti e picchiata, presa per i capelli e trascinata giù per le scale come uno stuoino; di come tentasse di riparare dai colpi le costole fratturate stringendo al petto le braccia e contemporaneamente mettere le mani avanti per non sbattere i denti sui gradini, ma di come un agente le colpisse accuratamente le dita col manganello; dei calci ulteriori ricevuti mentre attendeva il suo destino, buttata in un angolo con altre persone ferite. Lena è stata in coma, come Marc; si sono salvati tutt'e due, lei un po' di più perchè ha ritrovato la forza di sorridere.
La palestra della scuola Pertini-Diaz ha raccolto il sangue e i racconti di 93 persone, indagate per resistenza e violenza e in seguito completamente scagionate. Contro di loro solo prove false, tra cui due bottiglie incendiarie, portate nel luogo della mattanza, come l'ha giustamente definito qualcuno, da agenti della stessa polizia, ora accusati. Accusati di poco, direi: dato che non è stato possibile identificare gli autori materiali (a quanto pare non si usa fare l'appello, come a scuola, prima di un intervento repressivo), alla sbarra si trovano (o dovrebbero trovarsi ma non è facile vederli) i loro diretti superiori, che hanno ordinato, giustificato e coperto le violenze, giurando il falso. Il tempo gioca a loro favore, la prescrizione per decorrenza dei termini è alle porte.
Nel frattempo la catena di comando presente a Genova nel 2001, e non solo, ha fatto carriera: molti stati promossi a cariche di grande responsabilità. Ma non basta: le due bottiglie molotov spariscono e il processo, già così lento, si "congela". I più congelati siamo noi, cittadini e cittadine che vogliono ancora credere in questa democrazia, nell'autonomia del potere giudiziario, nella capacità di riscatto morale del nostro paese. Che cosa diremo a Lena, quando tornerà a chiederci ragione delle sofferenze subite? Che cosa diremo a tutti i ragazzi e le ragazze come lei, quando torneremo a pretendere da loro il rispetto della legalità?

18 gennaio 2007

DONNE, SALUTE E IMMAGINE

Eva Ensler: «La chirurgia estetica è peggiore del burqa»
Ritorna la celebre autrice dei “Monologhi della vagina”. Questa volta in scena a Napoli il suo testo “Good body”. L’ossessione del corpo perfetto che nell’Occidente liberato colpisce le donne di tutte le età. Da ieri per il Mercadante al museo “Madre”
di Valentina Cosimati
http://valentinacosimati.blogspot.com

Tra il burqua e il botulino, tra le mutilazioni genitali femminili e le operazioni per il restringimento vaginale non vedo grandi differenze, se non che il burqua te lo puoi anche togliere mentre le cicatrici rimangono». A pensarla così è Eve Ensler autrice simbolo del movimento femminista del nuovo millennio, in Italia per assistere alla prima europea della messa in opera di Good body (“Il Corpo giusto”, Marco Tropea) che ha debuttato ieri, nell’ambito della stagione dello Stabile Mercadante, al Madre, Museo d’arte contemporanea Donnaregina di Napoli (fino a domenica in via Settembrini 79, ore 18 – 20 - 21, 30). Eve Ensler è una newyorkese con un “corpo politico” che sembra fatto apposta per contraddire i dettami del sogno a stelle e strisce. Pioniera nella lotta contro le mutilazioni genitali femminili, ama le frasi ad effetto, quelle che stordiscono e fanno pensare, sa entrare nel linguaggio comune e far passare idee di libertà anche sui più insospettabili mezzi di comunicazione.
È un’artista straordinaria, una grande comunicatrice ma anche una “cattiva ragazza” determinata, forte, un po’ sfacciata. Il suo nome è associato ai Monologhi della vagina, un testo letto, recitato e raccontato da migliaia di donne in tutti gli angoli del pianeta. Attrici e personalità di tutto il mondo hanno dato voce ai corpi di cui parla nei suoi scritti e incontrandola non si può fare a meno di immedesimarsi con lei. Eve è una donna normale, libera, che ha subito violenze e si è spesa nel mondo «affinché - ci spiega - altre donne non debbano passare attraverso lo stesso inferno». Eve Ensler è una di noi, una persona comune che diventa straordinaria perché osa parlare in pubblico di “cose di donne” in un mondo in cui «l’idea stessa - ci chiarisce - che le donne siano esseri umani pienamente integrati è uno scandalo». Una vergogna che va coperta con veli che nascondano il peccato o con bisturi che taglino via la vita da quel corpo di reato. «Non penso – scrive nel suo libro più noto - di essere estremista. Quando si violentano, picchiano, storpiano, mutilano, bruciano, seppelliscono, terrorizzano le donne, si distrugge l’energia essenziale della vita su questo pianeta. Si forza quanto è nato per essere aperto, fiducioso, caloroso, creativo e vivo ad essere piegato, sterile e domato». Eve Ensler racconta le storie degli “obiettivi necessari” (le vittime di stupro etnico e delle guerre), variazioni sul tema della stessa violenza che fa sì che la polvere sui resti di Ground zero sia «la stessa - si legge nel suo nuovo libro Insecure at last - di quella vista a Kabul, in Kosovo, in Bosnia». Una violenza che fa i conti con l’idea stessa di identità e mette in scacco le sicurezze nazionali.
Provocatoria, netta come la frangetta nera che le disegna la fronte mettendo in rilievo le labbra a forma di cuore, è animatrice del Vday (www.v-day.org), un movimento che ha assunto dimensioni planetarie, a dimostrazione che la violenza e l’oppressione nei confronti delle donne è universale. «Ho viaggiato nell’Afghanistan dei Talebani, nei Balcani degli stupri etnici, e non capisco - ci racconta – tutta questa paura dell’Islam.
Non mi sembra che il cattolicesimo, l’ebraismo o il capitalismo siano tanto meno oppressivi nei confronti delle donne e non credo affatto che l’incontro tra culture sia fonte di oppressione. Anzi,
per certi versi il burqua è meno problematico della chirurgia estetica: per lo meno è una prigione da cui si può scappare, magari per concedersi un proibitissimo gelato».
La violenza è un fatto quotidianamente accettato che lei, insieme al movimento Vdays, contesta con una straordinaria forza rivoluzionaria, chiedendo di sprigionare e liberare l’energia di corpi oppressi in gabbie di pensiero e comportamenti (auto) punitivi. «Non ho mai capito - ci racconta - come sia possibile non essere femministi. È come essere contro la felicità». Un principio così elementare che risulta incomprensibile e di cui l’artista newyorkese ha saputo mostrare a tutti la semplicità attraverso racconti di diete e tapis roulant. Eve Ensler ha subito e compreso appieno la banalità del male, quella che si incontra nei processi per crimini contro l’umanità, quella dei padri di famiglia o dei ragazzotti un po’ annoiati che sono diventati torturatori professionisti macchiandosi dei più efferati crimini di guerra, o quella della ragazzina obesa che odia le Stronze Magrissime o della modella che lascia che il suo carneficechirurgo la mutili all’infinito per “amore”. Fino al 21 gennaio undici donne saranno esposte come opere d’arte nelle sale del Madre, corpi parlanti che raccontano storie femminili.
Nel progetto di Nicoletta Billi con la regia di Giuseppe Bertolucci e Luisa Grosso, attrici e artiste lavorano con persone mai salite sul palcoscenico, in un atto di fedeltà al testo in cui i racconti di personaggi famosi si intrecciano con quelli di persone comuni.
Le opere sono persone realmente esistenti, celebrità con l’onere e l’onore della loro emblematicità, ma anche perfette sconosciute, che portano in dote i tesori segreti del loro anonimato e mostrano i limiti della propria fisicità.
La produzione di Duemiladodici, in collaborazione con il Mercadante, è definita dagli ideatori una messa in opera in cui le storie di donne, inserite in una prospettiva itinerante ed espositiva che confonde realtà e finzione, diventano oggetti d’arte da svelare ed esporre. A dare corpo e voce a questo evento sono Angela Baraldi, la pluripremiata protagonista di Quo Vadis, Baby? Di Gabriele Salvatores, l’autrice congolese Chantal Buseruka Safi che ha eletto Roma a sua città di residenza, la coreografa e danzatrice Fiorella De Pierantoni, Simona Gori, body artist specializzata in piercing art, Giorgine Mango, madre congolese, Muna Mussie, video artist e performer bolognese di origine eritrea, e sua nonna Milite Ogbazghi, Niurka Jordan Ramirez, medico e cuoca di origine cubana, la poliedrica
attrice Tita Ruggeri e la modella Cristina Volta. Daniela Piperno è l’alter ego di Eve Ensler che conduce gli spettatori in una sorta di visita guidata alla scoperta della bellezza.

Da Liberazione del 17 gennaio

17 gennaio 2007

SICILIA, CONTINUA LA LOTTA PER LA SALUTE dei cittadini di Isola delle Femmine

GIORNO 18 GENNAIO CONSIGLIO COMUNALE ITALCEMENTI
Il Comitato Cittadino Isola Pulita esprime la propria solidarietà al dr. Genchi Gioacchino, dirigente del servizio Tutela dall'inquinamento atmosferico delle emissioni, che è stato destinato "IMPROVVISAMENTE" ad altro incarico. Il dr. Genchi già in passato è stato fatto oggetto di siffatti provvedimenti. La ragione è forse da ricercare nella professionalità e senso di responsabilità che ha sempre contraddistinto il Dirigente nella richiesta dell'applicazione delle regole e del rispetto delle leggi. In particolare i Cittadini di Isola riconoscono l'operato del dr. Genchi nella vicenda legata all'uso della sostanza tossica Pet-coke da parte della Italcementi. La solidarietà nei confronti del dr. Genchi i cittadini di Isola delle Femmine la esprimono contrastando lo sciagurato progetto che la Italcementi intende perseguire nel nostro paese volto a realizzare il nuovo progetto della costruzione di una nuova torre alta circa 100 metri. Già in passato il Comitato Cittadino Isola Pulita aveva fatto presente che prima di parlare di nuovi progetti, intendiamo: indagare, sapere, conoscere capire i danni ambientali che la Italcementi nell'esercizio della sua attività produttiva può aver arrecato al territorio alle acque e alle persone di Isola. Quindi ancora una volta Il Comitato Cittadino Isola Pulita propone l'istituzione di una tavolo di concertazione aperto alle Organizzazioni Sindacali, ambientaliste, alle maestranze della Italcementi, A.S.I. Sindaci dell'Unione dei Comuni, Italcementi con il compito di discutere confrontarsi e avanzare proposte sulle tematiche del lavoro, della salute dell'ambiente e del futuro turistico di Isola delle Femmine. Inoltre il Comitato Cittadino Isola Pulita rilancia la proposta di istituire una commissione medica con il compito di monitorare e verificare le eventuali connessioni tra ciò che hanno evidenziato i rapporti ARPA e le patologie più diffuse sul territorio con particolare riferimento a quelle neoplastiche e tiroidee nel territorio di Isola delle Femmine. Invitiamo i componenti TUTTI del Consiglio Comunale che il giorno 18 gennaio terrà la sua seduta proprio sul tema della proposta Italcementi, ad assumersi la RESPONSABILITA' dando UNA RISPOSTA che salvaguardi i cittadini di Isola in tema di salute e che non spenga le ormai sopite speranze di un futuro economico, Turistico e sociale dei Cittadini di Isola delle Femmine.

IL CONSIGLIO COMUNALE SAPPIA VALUTARE CHE L'ATTUALE POSIZIONE FISICA DELLA ITALCEMENTI POSIZIONATA DIRETTAMENTE NEL CENTRO ABITATO DEL PAESE, FORSE VA RIVISTO A SALVAGUARDIA DELLA SICUREZZA DEI CITTADINI. DELOCALIZZARE TUTTI I SITI INDUSTRIALI E ARTIGIANALI SITUATI NELLE ZONE ABITATE E CHE A CAUSA DELLA LORO ATTIVITA' LAVORATIVA ARRECANO DANNO ALL'AMBIENTE E ALLA SALUTE UMANA (art.216 testo unico delle leggi sanitarie e allegato D.M. 5 settembre 1994 di cui all'art. 216)


Comitato Cittadino Isola Pulita del Coordinamento Comitati Cittadini Regione Sicilia http://www.isolapulita.it/

16 gennaio 2007

STRAGE DI ERBA. Lettera aperta del ministro Ferrero agli operatori dell'informazione

I media cambino registro sull'immigrazione

di Paolo Ferrero, Ministro della Solidarietà sociale

Gli esiti della tragica vicenda che ha interessato Erba, interrogano la nostra società civile e chiedono a tutti noi un surplus di riflessione. E' significativo che vari organi di stampa abbiano considerato criticamente il modo in cui hanno affrontato all'inizio la vicenda, ma forse può essere utile cogliere questa occasione per iniziare una riflessione più approfondita. Mi pare necessario che si cominci a riflettere seriamente su come sempre più spesso la logica del "capro espiatorio" permei la comunicazione relativa all'immigrazione e produca effetti devastanti in un corpo sociale profondamente inquieto e attraversato da paure crescenti.L'immigrazione è un fenomeno che appartiene ormai stabilmente al panorama del nostro paese, eppure la "normalità" di questa presenza non sembra emergere. Tre milioni di immigrati che lavorano in Italia e producono il 5% del Pil continuano a fare meno notizia di un singolo caso di cronaca nera di cui può essere protagonista un immigrato.Appare perciò necessario interrogarsi su come viene costruita la figura pubblica dell'immigrato, su come i mezzi di comunicazione di massa concorrono a definirne la figura nell'immaginario collettivo, su come si formi, su questo tema, ciò che definiamo "senso comune". E su questo punto mi sembra emerga un problema di fondo, perché la figura dell'immigrato viene presa in considerazione prevalentemente se fa "spettacolo", non esiste mai nella sua normalità. L'immigrato esiste se delinque (o al limite se salva qualcuno mettendo a rischio la proprio vita): non appare quasi mai nella sua quotidiana attività lavorativa, scolastica, ecc. Emblematica da questo punto di vista è la vicenda di Lampedusa. Nonostante nel corso del 2006 siano diminuiti gli sbarchi nell'isola siciliana rispetto al 2005, durante tutti i mesi estivi si sono ripetuti gli allarmi sull'"invasione", come se gli sbarchi fossero raddoppiati o triplicati. Parallelamente la maggioranza degli immigrati ha continuato ad entrare clandestinamente in Italia in autobus, dalle frontiere di terra, senza far notizia e senza che si aprisse una seria discussione sul perché siano costretti ad entrare in Italia clandestinamente.Il punto che voglio sollevare è in definitiva questo: perché non aprire nel nostro paese una riflessione approfondita sul modo in cui stiamo diventando una società di immigrazione, nella quale i nuovi arrivati sono almeno in parte destinati a diventare cittadini così come i nostri nonni sono diventati cittadini statunitensi o francesi, dopo essere stati per altro storicamente una società di emigranti? In questo contesto è possibile che gli operatori dell'informazione, senza schierarsi con questa o quella parte politica, provino ad affrontare il tema dell'immigrazione nella sua complessità e non solo per gli aspetti che sconfinano nella cronaca nera? Il punto non è parlare bene o male degli immigrati ma parlare del fenomeno nel suo complesso, considerandone la ricchezza e la complessità. Capisco che questo sia difficile, in un contesto in cui la destra fa una sistematica e demagogica campagna di allarme sociale, alimentando paure, razzismo e odio sociale. Tuttavia mi pare che su questa capacità di trattare correttamente un grande fenomeno storico come l'immigrazione, si giochi il senso stesso della democrazia nel nostro paese.Questo quesito attraversa la società italiana ma, si tratti degli operatori dell'informazione come di chi opera nel campo della cultura, della comunicazione, delle pratiche sociali o della politica, avrebbe forse bisogno di un momento condiviso di riflessione. Perché non cogliere ora questa occasione e costruire insieme un tale appuntamento? Roma, 13 gennaio 2007

FORUM MONDIALE DEI MOVIMENTI contro la guerra e il liberismo

L'impegno italiano per il FSM a Nairobi
La Vice Ministra agli Esteri Patrizia Sentinelli ha già destinato fondi da versare al Comitato Africano (almeno 300.000 euro). Si è impegnata a verificare la possibilità di aumentare la cifra. Ha anche dato la sua disponibilità a partecipare al Forum nella sua veste istituzionale. I gruppi parlamentari di Camera e Senato del centro-sinistra si sono impegnati a partecipare al Forum dei Parlamentari e al FSM, a destinare risorse alla sua preparazione e a mantenersi in contatto per coordinare la partecipazione e l'impegno sui temi dell'agenda politica del Forum. I gruppi socialista e GUE (Rifondazione e altri partiti della Sinistra Europea) del Parlamento Europeo si erano già impegnati allo stesso modo e hanno riconfermato gli impegni assunti. Gli Enti Locali e le Regioni sono già al lavoro per la raccolta fondi, con il Comitato Nairobi 2007. La loro presenza contribuirà in particolare al Forum delle Autorità Locali previsto a Nairobi. L'Anci conferma l'impegno, in particolare, a garantire la presenza al Forum di immigrati africani residenti in Italia. Il direttore della DG8 Cooperazione allo sviluppo della Commissione Europea, durante un incontro svolto a Villa Aurelia, ha dato la sua disponibilità a partecipare al Forum Sociale Mondiale e a verificare le possibilità di un finanziamento europeo per il Forum. IMPEGNI DELLA SOCIETA' CIVILE Le reti, le organizzazioni e i movimenti della società civile impegnate per il FSM di Nairobi intendono proseguire un lavoro comune, per realizzare il massimo delle sinergie possibili nella preparazione e nella partecipazione al Forum. A tal fine intendiamo ampliare questo indirizzario: tutte le organizzazioni che ricevono questa mail sono pregate di mandarmi indirizzi da aggiungere, e di diffondere questa mail nei propri indirizzari. Sarà prodotto un logo unitario, che potrà essere usato, aggiungendolo al proprio, da ciascuna organizzazione e rete per caratterizzare proprie iniziative dedicate a preparare il Forum (convegni, manifestazioni, giornate all'interno di feste e eventi, concerti, iniziative locali). Il logo sarà pronto i primi di settembre. A settembre, nell'ambito delle iniziative per la sovranità alimentare promosse in occasione del vertice Fao, saranno unitamente lanciate una o più giornate dedicate alla raccolta fondi per il Forum. Le giornate si terranno tra novembre e dicembre, in modo da dare il tempo a tutti per organizzare il massimo delle iniziative diffuse. Le giornate di raccolta fondi saranno una occasione utile per tenere incontri, riunioni ed eventi in tutta Italia. Nella seconda settimana di settembre si terrà una giornata di incontro unitario delle reti e delle organizzazioni coinvolte nella preparazione di Nairobi, per proseguire il lavoro di preparazione unitario e per ragionare sul contributo italiano alla realizzazione del programma del Forum. Nella riunione di settembre saranno messe a punto proposte per facilitare il viaggio e il soggiorno a Nairobi, a seguito di verifiche che si stanno svolgendo sul piano logistico. E' importante organizzarsi per tempo. IL Forum si svolgerà dal 20 al 25 gennaio nel centro di Nairobi. A fianco del Forum Sociale Mondiale, si svolgerà il Forum Parlamentare e il Forum delle Autorità Locali.Il programma del Forum è in definizione. La prossima riunione della Commissione Metodologia e Contenuti, che definirà l'impostazione generale dell'evento, si terrà a Nairobi il 4 e 5 settembre.Una parte consistente del programma sarà autogestito dalle organizzazioni e le reti che, come sempre, potranno proporre seminari, tavole rotonde e attività. Nella fascia serale di ciascun giorno, si terranno eventi promossi dal Comitato Africano, dedicati a "guardare le questioni globali con la prospettiva africana". L'ultimo giorno, probabilmente, sarà dedicato a incontri ed eventi che possano favorire la messa in rete di organizzazioni e campagne, per favore l'emersione di campagne e iniziative unitarie. E' prevista la realizzazione di tavole di dialogo fra società civile, politica e istituzioni, e l'organizzazione di tavole di controversia con istituzioni e soggetti internazionali. Secondo le intenzioni degli organizzatori, il Forum di Nairobi dovrà essere capace di imprimere una nuova energia e un rinnovamento del processo attraverso un rinnovato dialogo con la politica e le istituzioni e una maggiore capacità di produrre vertenze e iniziative.

14 gennaio 2007

VERGOGNA TICKET SANITA' dall'Emilia Romagna un'esempio di saggezza politica che le altre Giunte dovrebbero seguire!

Ticket sanitari: quando la sostanza fa vera differenza!

La Giunta della Regione Emilia Romagna ha esaminato la situazione Ticket sui codici bianchi del Pronto Soccorso e sulla ricetta.

Con tempestività e senza piagnistei, L’Emilia Romagna a fronte delle richieste delle OO.SS. e dei cittadini, ha assunto alcune decisioni immediatamente operative:
1. Esenzione dal pagamento ticket per tutte le prenotazioni avvenute nel 2006.
2. Esenzione dal pagamento del ticket per prestazioni slittate al 2007 in conseguenza delle lunghe liste d’attesa. In questo modo si è risolta la questione di dubbia costituzionalità del provvedimento sulla “retroattività”.
3. Immediata richiesta di incontro al Ministro perché il ticket non è né equo né congruo nei casi di richieste di compartecipazioni alla spesa superiori al costo effettivo della prestazione.
4. Nel caso che il Governo sulla scorta dell’incontro fissato in Conferenza Stato Regioni per il 18 gennaio 2007, non apporti dei correttivi, la Regione li assumerà in proprio per dare ai propri cittadini equità.

12 gennaio 2007

ACQUA BENE COMUNE parte la campagna raccolta firme

http://www.sinistraeuropea.it/

Carissimi,
domani parte la raccolta di firme per la proposta di legge di iniziativa popolare “Principi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque e disposizioni per la ripubblicizzazione del servizio idrico” elaborata dal Forum italiano dei movimenti per l’Acqua. Tanti gli appuntamenti:
• alle 11 a Torino conferenza stampa alla Fnac via Roma, 56;
• alle 21 a Corsico (MI) salone La Pianta di via Leopardi, presentazione della legge di iniziativa popolare;
• costituzione del comitato alle 21 a Busto Arsizio Acli via Pozzi;
• conferenza stampa alle 11.30 a L’Aquila al Palazzetto dei Nobili;
• Assemblea alle 17.30 a Genova;
• Domani alle 9 banchetto in piazza Duomo a Como e a Lecco dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 15 alle 19;
• Banchetti anche a Certaldo dalle 9.30 alle 13 via 2 Giugno;
• A Castelfiorentino in corso Matteotti dalle 9.30 alle 13;
• A Empoli dalle 16 alle 20 in piazza dei Leoni;
• A Nola alle 10;
• Alle 10 a Reggio Calabria conferenza stampa in piazza Campagna;
• Alle 10.30 conferenza stampa anche in piazza Duomo a Catania;
• Alle 11 a Bari Osservatorio Sud via Buccari 120b;
• Alle 12 a Frosinone Arci via P.da Palestrina, 16Rif.
http://www.acquabenecomune.org/

Vi invito poi di seguito alla lettura dell'interessante pezzo di Emilio Molinari (Presidente del Comitato Italiano per un Contratto Mondiale sull’Acqua) che consente di avere un quadro più approfondito sull'iniziativa di grande rilievo sociale, politico e culturale.

Domani, 13 gennaio, il movimento italiano dell’acqua inizierà la raccolta di firme per una legge d’iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dei servizi idrici.
Sarà una grande campagna e occorrerà l’impegno di tutti visto che vorremmo raccoglierne qualche centinaio di migliaia.Per questo credo sia necessario riflettere su due ordini di problemi...Il primo è cosa ha cambiato la cultura dell’acqua nel mondo.Voglio partire da un elemento culturale.I Beni Comuni, la Res Pubblica… erano termini che echeggiavano solo nei seminari degli addetti ai lavori, ora sono entrati con forza nel lessico normale.Qualche anno fa non era così.Ora se ne parla, se ne scrive, sono nel linguaggio della politica, nelle mozioni delle assemblee elettive, nelle dichiarazioni d’intenti, nei congressi.Sono termini che hanno la forza di delineare l’orizzonte di un”possibile altro mondo”.Anzi, il rischio che si corre è un’altro, è che diventino appunto solo un linguaggio virtuale come un reality, rischiano di fermarsi a questo stadio e come tanti altri linguaggi di non tradursi mai in comportamenti conseguenti, personali e collettivi, mai in obbiettivi specifici, mai in vertenze e negoziati altrettanto concreti e specifici, con le istituzioni a tutti i livelli.
Ma l’acqua ha dato concretezza a questo linguaggio, non solo ha imposto il linguaggio dei beni comuni, ma ha tracciato un percorso diverso per l’intera questione.Perché?... Perché ne ha fatto un terreno di battaglia e di trasformazione della politica e delle istituzioni. Ha costruito un movimento di persone in carne ed ossa internazionale, articolato per nazioni e per città. Perchè ha concepito dichiarazioni mondiali con precisi obbiettivi, nelle quali si sono riconosciuti ben 80 movimenti di tutti i paesi.
Perchè ha aperto una vertenza mondiale, al centro della quale ci sta il rifiuto della mercificazione di un bene comune indispensabile alla vita, ci sta il diritto all’accesso per tutti gli abitanti di questo pianeta, ci sta la ripubblicizzazione dei servizi idrici.. Tutte premesse indispensabili al governo complessivo del bene.Da qui la fuoriuscita dell’acqua dai negoziati del WTO e dalla direttiva europea Bolkestein.
Da qui l’esigenza di una nuova legislazione italiana che renda pubblica la gestione dei servizi idrici, Da qui la generalizzazione per tutti gli ATO, dell’accantonamento di 1 cent. di Euro per ogni m/c di acqua erogata per la cooperazione decentrata e partecipata. Ecco, se ci pensate, questi sono i contenuti di una vertenza per il diritto all’acqua che è già in atto, è già negoziato con le istituzioni ed è la prima e la sola vertenza prodotta dal movimento di Porto Alegre.
Questo è il punto a cui siamo giunti nel mondo.Il secondo ordine di problemi è: a che punto siamo in Italia?
Ebbene:- nel programma dell’Unione viene dichiarato che i servizi idrici devono essere pubblici nella proprietà e nella gestione.- nel disegno di legge Lanzillotta, si afferma che il servizio idrico è escluso dalle privatizzazioni- la scadenza del 31 dicembre 2006 per l’affidamento tramite gara è stata prorogata di un anno su richiesta del Contratto Mondiale.- Il Consiglio dei Ministri ha impugnato per incostituzionalità la legge della Regione Lombardia che rende obbligatoria la privatizzazione totale della gestione dei servizi idrici.
Fin qui sono tutti passi inequivocabili e vanno tutti nell’unica direzione di arrivare ad affermare per legge che nel nostro paese l’acqua non è privatizzabile nella proprietà e nella gestione e se ciò avvenisse, il nostro paese dovrebbe coerentemente, in sede internazionale ed europea, sostenere l’uscita dell’acqua dai negoziati WTO e dalla Bolkestein.
Ma non è così semplice, qui in questi giorni, in Italia, si gioca la possibilità di una concreta vittoria, si gioca una partita che va ben oltre l’oggetto stesso, che apre la strada per tutti i beni comuni
Le resistenze interne al governo dell’Unione sono fortissime e fortissime sono le offensive dell’opposizione che si sviluppano ai livelli regionali, in particolare in Sicilia, dove l’acqua di Palermo, con tutto ciò che evoca l’acqua in Sicilia, è “vinta”dalla cordata di centro sinistra SMAT di Torino e AGMA di Genova e in Lombardia dove per legge si rende obbligatoria la privatizzazione e si prospettano fusioni societarie tra AEM (azienda energetica milanese) - MM (acquedotto milanese) - AMSA (azienda milanese per lo smaltimento rifiuti ) e ASM (la multiutility bresciana di centro sinistra), che per unanime opinione, più che essere controllata dalla politica del comune, controlla lei stessa la politica del comune. Una movimentazione di capitali finanziari enorme, che prospetta all’orizzonte una grande multiutility regionale pubblico – privata e poi…nazionale…multinazionale….
Lo scontro è durissimo ed è qui che la campagna per la raccolta di firme su di una legge di iniziativa popolare acquista un peso determinante.Perché mette in moto la partecipazione, apre la discussione che altrimenti rimarrebbe chiusa nei centri di potere e nelle sedi istituzionali. Banchetti nelle piazze, nei mercati, nelle parrocchie, all’ingresso delle fabbriche.
Adesioni le più larghe possibili: delle ONG, delle Associazioni di tutto il movimento, dei sindacati, degli intellettuali e soprattutto delle istituzioni locali e nazionali….un impegno diretto di tutti a moltiplicare gli appelli ad aderire e a firmare.
Se ci pensate può essere una grande occasione per conseguire quella prima benedetta vittoria e rivitalizzare un Movimento oggi palesemente in difficoltà.A questa campagna va affiancato un impegno specifico per abrogare la legge della Regione Lombardia perché, anche se impugnata per incostituzionalità dal consiglio dei ministri, resta in vigore e pesa sugli ambiti territoriali lombardi, come quelli di Lodi e di Mantova che hanno deciso di non privatizzare.Ma pesa su tutta la situazione italiana non solo per ciò che rappresenta la Lombardia, ma perchè si incunea nella anarchica situazione legislativa italiana che si è determinata con la modifica del titolo V della Costituzione, creando un precedente e un conflitto tra legislazione nazionale e leggi regionali in una materia, che oggettivamente è costituzionale ed unificante dello Stato, quale è la natura pubblica o privata del bene comune acqua, del servizio idrico e della possibilità per i cittadini di partecipare alla gestione comunitaria.
Vi è infine una campagna che anche questa vorrei diventasse un impegno di tutti, che si colloca su di un piano internazionale, fatta di due momenti distinti ma fortemente intrecciati tra loro: si tratta del V Forum Mondiale dell’Acqua che si terrà a Istanbul nel 2009 e dell’estensione su scala nazionale e internazionale dell’accantonamento di un centesimo di euro per mc erogato, una campagna per rendere reale e attuale il DIRITTO all’acqua.
Vediamo un attimo le ragioni a monte.Il IV Forum Mondiale che si è svolto a Marzo di questo anno a Città del Messico, si è chiuso ancora una volta con il rifiuto da parte di ben 143 governi di dichiarare il diritto all’acqua un diritto umano.Lo stesso Forum ha inoltre sanzionato il totale fallimento degli impegni, pur limitati, di tutte le istituzioni internazionali presi in occasione del Millennio di portare l’acqua potabile a quel 1,4 miliardi di persone che ne sono prive, ha ribadito che l’acqua l’avrà solo chi paga e che i prestiti della Banca Mondiale ai paesi poveri sono sottoposti al principio della condizionalità a privatizzare tutto, in particolare l’acqua.
Solo 5 governi si sono opposti: Bolivia, Venezuela, Uruguay, Argentina e Cuba, e tutto ciò ci dà la dimensione del grande fallimento della politica mondiale, mentre incalzano i terribili scenari dello stato del pianeta, in particolare sull’acqua, sull’emigrazione e la fame, disegnati dal Rapporto del WWF e dalla FAO.Tutto ciò consegna alla società civile una grande responsabilità, quella di condurre una battaglia politica per cambiare la natura e le decisioni del prossimo Forum Mondiale e quella di dare risposte dirette e dal basso al crimine che si consuma sotto i nostri occhi.
Da qui una prima campagna affinché il prossimo Forum Mondiale dell’acqua il V, che si terrà a Istanbul nel marzo del 2009, non venga più indetto e diretto dal consiglio Mondiale dell’acqua un organismo privato, gestito dalle principali multinazionali dell’acqua, Suez e Vivendi, ma da una conferenza governativa o da una agenzia delle Nazioni Unite e perché in quella sede l’accesso all’acqua venga dichiarato diritto umano e il minimo vitale dei 50 litri come sostenuto dall’OMS venga garantito a tutti attraverso l’istituzione di un fondo di solidarietà internazionale.
Oggi è cosa possibile.Sì è cosa possibile dopo Città del Messico, la grande mobilitazione dei messicani, i movimenti internazionali che si sono pronunciati, la presa di posizione dei sindacati internazionali, del movimento internazionale dei municipi, dopo il rifiuto di 5 paesi a sottoscrivere il documento finale e dopo la risoluzione dell’intero Parlamento Europeo che chiedeva al Forum proprio questi due obbiettivi.
Ma soprattutto è possibile se avremo vinto la battaglia nel nostro paese. Se i servizi idrici non verranno privatizzati, se anche l’Italia si sarà collocata tra quei paesi impegnati nel chiedere che il diritto all’acqua venga dichiarato un diritto umano.
Se in questi tre anni avremo costruito un movimento, e fatto votare centinaia di mozioni nei consigli comunali regionali e provinciali e il parlamento, che impegnano in tal senso.
E sarà possibile anche rimettere in moto una politica della fiscalità generale se faremo del Fondo di solidarietà e del centesimo accantonato una campagna e una vera e propria strategia che coinvolga comuni e ONG in progetti sull’acqua, secondo i principi etici del Manifesto dell’Acqua.Ma c’è una condizione indispensabile affinché ciò avvenga:unire le forze e cessare di correre in ordine sparso alla ricerca di una propria autoreferenzialità.Se un altro mondo è possibile, deve ben essere possibile cominciare a non privatizzare l’acqua in Italia e dichiararla diritto umano nel mondo.

di Emilio Molinari (Presidente del Comitato Italiano per un Contratto Mondiale sull’Acqua)

Cordiali saluti,
Leonardo Ragozzino

11 gennaio 2007

SCIOPERO INFERMIERI " NURSING-UP "...............quando di una professione si ha un'idea corporativa

Ho letto con attenzione il comunicato del NURSING-UP riferito allo sciopero dichiarato per il 12 gennaio 2007. E’ interessante analizzare la situazione nel suo complesso. In primo luogo dev’essere segnalato che a casa di tutti gli infermieri è giunta una lettera a firma del Presidente provinciale del Collegio nella quale, tra le altre cose, si evidenzia l’importanza dello sciopero e quello che si capisce leggendo tra le righe è un certo denso di “simpatia” verso il nursing-up. Sempre il Presidente parla dei 12.000 iscritti al Collegio provinciale, affermando che è a disposizione di tutti senza pregiudizi di natura politica o sindacale. Meno male, visto che l’iscrizione al Collegio non avviene per libera scelta dell’infermiere, ma se vuole lavorare anche in una baita sperduta sui monti, dev’essere iscritto, ci mancherebbe ancora che (formalmente) ci fossero delle discriminazioni. Questo concetto fa a botte, secondo me, con la tanto decantata filosofia neo-liberista tipo casa delle libertà (dove ognuno fa quello che gli pare?) per poi diventare massimamente statalista e burocratico per quanto riguarda l’iscrizione, ricordo lautamente pagata, roba da Partito unico! Quindi, pur dichiarandosi a-politici, a-sindacali, questo sciopero è avvenuto con la benedizione del Collegio. Tanto per mettere le cose in chiaro il volantino del nursing-up comincia a rivendicare “come minimo” 1000 ricchi euro d’aumento contrattuale, per poi passare a richiedere un aumento delle indennità notturna etc., per poi parlare di “bimbi innocenti” che vivono sulla loro pelle il disagio dei turni dei genitori. Si chiede anche che vengano rimborsati i costi dell’asilo nido e del personale che inevitabilmente deve assumere un infermiere turnista. Si chiede poi l’approvazione di una legge che permetta a tutti di svolgere “anche” attività in libera professione, che l’orario di lavoro sia ridotto a 32 ore settimanali e le restanti quattro ore (come i medici), siano utilizzate per la formazione. Ad un certo punto mi perdo, vale a dire che leggo di persone che hanno le conoscenze giuste e fanno carriera, sento parlare di privilegi ed altro italico malcostume e che “è ora di finirla” (ah! Non ci sono più le stagioni di una volta….). Adesso provo a fare un riassunto di quello che io, povero ignorante ho capito: per prima cosa che è meglio guadagnare 1000 euro in più che in meno. Poi che è meglio l’indennità notturna, festiva etc. raddoppiata come minimo. Mi hanno fatto pena “i bimbi innocenti” , infatti si evince che i figli d’infermiere o sono orfani o figli di genitori separati da un bastardo/a che di loro se ne frega, tant’è che il genitore-infermiere deve assumere personale (rigorosamente in nero?) che badi ai loro figli, magari mentre il genitore-infermiere finiti i turni svolge libera professione. Poi ho capito “che è ora di finirla” e che non ci sono più le stagioni di una volta. Partiamo dal fondo con le considerazioni; che non ci siano più le stagioni di una volta è vero, infatti l’effetto serra si fa sentire e sta devastando il pianeta, ma di questioni planetarie me ne occuperò un’altra volta. Sul fatto che sia ora di finirla che a fare carriera siano quelli con le conoscenze giuste, concordo pienamente. Purtroppo quando questo povero fesso che scrive fece a suo tempo l’ormai nota battaglia (persa) sui Capo sala “nominati con la spada” , l’unica costante intorno a me era quella dell’assoluto silenzio di CGIL, CISL, UIL, Nursing-up, FIALS, Collegio infermieri, il tutto alla faccia delle professionalità, ed a mio parere anche della legalità. Questa vergogna è stata perpetrata con il complice silenzio di tutti in tutte le ASL (forse con il manuale Cancelli?). Oggi però leggo che è ora di finirla…………bah! Altro aspetto curioso è l’assoluta mancanza di coerenza con la realtà, forse voluta per una certa qual forma di snobismo. Mi spiego meglio; in Italia, anzi nel mondo, a fare i turni sono una pletora di persone, uomini e donne che lavorano di notte, nei festivi etc. , basti pensare alle forze di polizia, carabinieri, autisti d’ambulanza, addetti ai trasporti (di cielo, di terra e di mare………), casellanti, panettieri, medici, Vigili del fuoco, capitanerie di porto, finanza. Lascio volutamente per ultimi gli OPERAI delle industrie e delle fonderie perché sono sporchi ed emanano il classico cattivo odore della fatica. Ecco cosa non leggo la parola SOLIDARIETA’. Non sto certamente parlando di stipendi uguali per tutti, ci mancherebbe, ma cosa non capisco è la rincorsa a mio parere degna di un trattato sul complesso d’inferiorità, che traspare verso i medici. Altra cosa che non ho letto è la parola SICUREZZA SUL LAVORO, d’altronde basta che paghino no? Insomma ho deciso e rilancio la mia piattaforma:
- 3500,00 euri mensili d’aumento
- auto aziendale per il percorso casa-lavoro
- iscrizione dei figli a spese del SSN all’Università di Harward
- corsi d’aggiornamento alle Maldive
- domestica filippina sempre a spese del SSN
- mensa aziendale per infermieri all’Hotel Hilton
- allungamento della giornata da 24 a 36 ore per svolgere più libera professione

Se poi ci sono suggerimenti per migliorare fatevi sentire.

Ps. Non sappiamo se ridere o piangere dopo la lettura della piattaforma del Nursing-up ma di certo ci conferma la nostra analisi sul corporativismo di questa lobby travestita da sindacato. Ci conferma che a questa fetta d’infermieri interessa ben poco, forse ai loro capi neanche quel poco, della professione infermieristica secondo natura. Natura che si è sempre espressa con la capacità, umana e professionale, di essere al servizio della cura e assistenza di chi affida loro la propria salute. Senza nulla togliere ai tanti iscritti al Nursing-up che lavorano con un’intensità da lodare, crediamo che richieste del genere e supportate da malcelato egoismo verso la maggioranza dei dipendenti del Servizio Sanitario Pubblico, razzismo verso le altre professioni produttive di questo paese che con difficoltà tenta di risollevarsi dai massacranti cinque anni berlusconiani, non porteranno a niente e aiuteranno solo quelle fette della politica, dei sindacati e della dirigenza a continuare nella loro indifferenza verso le condizioni di lavoro e stipendiali, la loro ipocrisia nel dar ragione a tutti, anche all’estremismo del Nursing-up, per far si che nulla cambi. Condizioni di lavoro che continuano ad essere problematiche in termini di sicurezza per tutti, operatori e pazienti; condizioni salariali che continuano ad essere non peggiori di tante altre professioni, in sanità come in tutti gli altri settori. Ma sono condizioni che possono trovare una risposta positiva solo se trovano una piattaforma comune e solidaristica. Forse queste considerazioni saranno lette con smorfie di disgusto dai capi della lobby, “i soliti politicanti di sinistra e sindacalisti della triplice”, così si esprimeranno queste persone. Ognuno si esprime secondo le proprio capacità intellettuali, siamo in democrazia; l’importante è non fare danni agli altri, operatori e cittadini afferenti ai luoghi deputati alla salute.
Per adesso, invitiamo gli iscritti al Nursin-up a leggersi cosa scrive della professione infermieristica uno dei tantissimi altri colleghi impegnati in un altro movimento infermieristico: Nursing in movimento per il diritto alla salute. Quando trovate un po’ di tempo libero, provate a collegarvi al loro sito: www.nelmovimento.org
redazione


Avanti dentro il Movimento dei popoli per la salute
Giancarlo Brunetti

Nursing in movimento, un magma desiderante di idee, sentimenti, voglia di declinare politica e professione. Il primo risultato è stata la ricerca sulle nuove forme di lavoro precario nella professione infermieristica proposta a Valencia al Congresso dell’Associazione infermieri di comunità "La sfida di assistere in un mondo globalizzato”.
La sfida non è solo verso i valori e principi cardine dell’assistere che animano milioni di professionisti della sanità in tutto il mondo, una sfida anche per Nim che dall’inizio ha individuato nei processi di globalizzazione grandi opportunità di conoscenza e scambio reciproco, ma anche enormi rischi data l’insistenza di politiche liberiste che antepongono l’interesse ai diritti
Dopo un anno di studio su fonti e testimonianze assai scarse abbiamo preso coscienza di un problema vivo che brucia sotto la cenere. Abbiamo cercato di utilizzare nuovi linguaggi: teatro, video, un’informazione sintetica sullo stato delle cose, credendo che fosse la scelta giusta.
Il nostro desiderio, ora, è quello di trovare un maggior numero di persone al nostro fianco che credono come noi alla centralità del diritto alla salute.
Stiamo discutendo su quali possano essere le occasioni d’incontro oltre a quelle metafisiche e virtuali di una comunicazione in rete, sempre possibile, se avete qualche proposta o idea da inviarci.
Nel futuro prossimo lavoriamo per essere presenti al fianco del Movimento dei Popoli per la Salute (PHM), l’organizzazione mondiale nata nel 2000 in Bangladesh ha lanciato nel 2005 una campagna mondiale per il diritto alla salute. PHM è una organizzazione molto attiva soprattutto in Asia, America latina e Africa, nell'ambito di questa iniziativa la volontà di creare un coordinamento di movimenti per la salute anche in Italia.
L’obiettivo è quello di far nascere un osservatorio sulle violazioni al diritto alla salute in Italia. Ci preoccupa infatti lo stato in cui versa il nostro sistema sanitario pubblico, seppur considerato uno dei più equi al mondo, mostra segni di cedimento di fronte all’attacco neoliberista.
Per ora arrivano al grande pubblico solo reportage giornalistici, da quello della trasmissione di RAI 3 “Report” che denuncia il sistema di esternalizzazione dei servizi, tra i quali anche quelli infermieristici, al più recente de “L’Espresso” sul precario stato igienico in un policlinico di Roma. In ambedue i casi viene smascherato il sistema di clientele e inefficienza messo in piedi dal governo di destra Storace che ha creato un buco di milioni di euro, così incancrenito da non poter essere sconfitto, almeno così sembra, neppure dall’attuale governo regionale.
Le condizioni di sfruttamento di infermieri migranti e precari, al centro delle nostre preoccupazioni, rientra pienamente in questo processo di devoluzione/dissoluzione del sistema pubblico e costituisce una minaccia per tutti i professionisti e per il sistema sociale.
A fronte di un numero crescente di infermieri disposti ad accettare questi rapporti di lavoro diventa sempre più difficile perseguire obiettivi di avanzamento culturale e professionale per tutti, e più difficile dare risposta ai bisogni di salute delle popolazioni.
Non vogliamo fermarci, vogliamo estendere la nostra azione e riaffermare il nostro ruolo sociale e politico.
Promuovere la salute vuol dire costruire nuovi equilibri sociali, economici e ambientali più sostenibili per noi e per le generazioni future; L’impatto sulla salute globale di cambiamenti climatici, guerra e povertà sono un segnale deciso per cambiare la rotta.

9 gennaio 2007

SANITA’ ITALIANA: TRA SCANDALISMO E REALTA’. MANCA LA POLITICA

I carabinieri nelle corsie ospedaliere non sono un bel vedere! Non certo perché i NAS non siano soggetti competenti a verificare lo stato igienico-sanitario delle strutture adibite alla cura dei cittadini ma perché rappresenta un’inutile intromissione, deleteria per l’immagine di un Servizio Pubblico, comunque, di qualità professionale ed etica inconfutabile E’ sgradevole assistere a tutta questa schizzoide operazione mediatica ed è paradossale che ogni anno gli stessi organi di “dis” informazione ci portano a conoscenza di statistiche che assegnano al Servizio Sanitario italiano un posto onorevole, se non di eccellenza in alcuni casi, su segnalazione di organismi quali il Tribunale dei Diritti del Malato piuttosto di indagini Istat o di Istituti di ricerca. Altrettanto sgradevole e poco rispettosa del lavoro di migliaia di infermieri e medici, e di un’altra massa operante e disconosciuta, è stata la risposta della Ministra della salute Livia Turco, alla quale è bastato un ridicolo scoop scandalistico di un settimanale alla ricerca di lettori da erodere alla concorrenza, pare che non bastano piu’ tette e culi da sbattere in copertina, per abdicare al proprio ruolo politico di tutore di strutture pubbliche e dei lavoratori e alla serietà politica che gli è riconosciuta.
Va tutto bene nella sanità italiana? Certamente no, ma il quadro mediatico che ne è uscito è falso! Cosa c’è da cambiare e migliorare? Tanto c’è da fare e la Ministra, insieme ai Presidenti delle Regioni e assessori alla sanità delle Giunte di Centrosinistra (per natura o per forza di cose, vedi programmi con i quali l’unione ha battuto i privatizzatori folli del centrodestra) dovrebbero esserne a conoscenza se hanno dato ascolto, e acquisendone i contenuti, alle decennali battaglie e proposte di organismi collettivi di lavoratori, di sindacati, di associazioni nonché di esperti dei propri partiti.
Cosa hanno sempre fatto presente questo lungo elenco di folli difensori e propositori del Servizio Sanitario Pubblico (per capirci, cito faziosamente l’Associazione Medicina Democratica e il nostro periodico di operatori “Lavoro e Salute”)? Intanto, un principio elementare e democratico, mai pienamente assunto se non come propulsore elettoralistico, che assegna la prima e piena titolarità ad esporre proposte in base alla quotidiana conoscenza dei fatti a chi professionalmente e contrattualmente è affidato il funzionamento quotidiano delle strutture funzionali al compito di cura e assistenza, cioè chi lavora! Chi piu’ di loro è competente e strettamente interessato al mantenimento del proprio posto di sostentamento? L’ovvia e logica risposta nulla vuol togliere al lavoro e al relativo peso degli studiosi come dei funzionari ministeriali e assessorili ma se a questi viene assegnato, dalla burocrazia piuttosto che dal mandato, un ruolo gerarchico predominante e istituzionalmente inconfutabile e impermeabile alle critiche di chi lavora sulle persone malate e di chi lavora alla prevenzione delle malattie allora comincia a lavorare il virus dell’inefficienza che dà voce allo scandalismo, mai fine a se stesso in quanto funzionale ad un disegno di sovversione degli spazi della legalità e del diritto alla salute.
Quindi, i problemi sono a monte e non a valle dove vince chi ha piu’potenza di fuoco, e ancora una volta dalla Riforma 833 del 1978 abbiamo potuto constatare, cara Ministra e cari assessori alla sanità del centrosinistra, che i fautori dell’attacco al cuore dell’inalienabile Diritto alla salute come Servizio pubblico ha eserciti finanziari come le case farmaceutiche con propri potenti strumenti di persuasione armata contro i popoli e amici sotto mentite spoglie come i grandi editori di media.
Cosa era, è e sarà, possibile fare per affrontare le storture del sistema pubblico che da sempre hanno prodotto episodi di malasanità; di inefficacia di una spesso buona programmazione locale; di estemporanee organizzazioni ospedaliere e distrettuali, di fatto, aggiustate in corso d’opera dalla professionalità e dall’impegno etico dei lavoratori a discapito della loro qualità di vita lavorativa a familiare; di burocrazie degli ambiti dirigenziali produttori a getto continuo di parassitismi e clientelismi di comodo deleteri per le relazioni interpersonali e sindacali. Ad esempio, per rimanere al pietoso scandalo sputato dalle pagine dell’Espresso, dare facoltà effettive d’intervento agli organismi deputati al controllo interno, vedi i Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS), che eserciterebbero funzione di autocontrollo del corpo dipendente e controllo dell’ambiente di cura. Un altro esempio, piu’ riscontrabile, sono i Comitati Infezioni Ospedaliere (CIO), la professionalità degli infermieri coinvolti ha ridotto sensibilmente i danni per i pazienti, vedi in Piemonte. Quindi, nelle poche realtà dove questi organismi hanno funzionato, nonostante i boicottaggi, molto forti verso i RLS, dei dirigenti ospedalieri e le deviazioni della burocrazia sindacale, i risultati sono evidenti, tanto è vero che i NAS non riscontreranno il catastrofismo mediatico. Ne siamo certi! Però non siamo fiduciosi nella capacità di comprensione della realtà da parte della politica e della managerialità, Berthold Brecht docet:….. è la semplicità che è difficile a farsi.