27 novembre 2006

IL MANIFESTO PER L'EQUITA' contro le diseguaglianze di salute

E’ noto che negli ultimi decenni la salute dei cittadini all’interno dei Paesi sviluppati è andata progressivamente migliorando, grazie alle modificazioni positive delle condizioni di vita e ai progressi dei sistemi sanitari. Nonostante i problemi aperti e le critiche mosse al nostro Servizio sanitario, questo dato vale anche per l’Italia dove viene documentato, tra l’altro, dallo straordinario incremento dell’attesa di vita. Meno noto, invece, è il fatto che benessere e malattia siano distribuiti in modo disomogeneo nella popolazione.
Tutti gli studi epidemiologici rilevano l’ampiezza e l’intensità delle disuguaglianze di salute e di quelle relative alle possibilità di accesso alle prestazioni erogate dai servizi sanitari. In Italia l’indagine ISTAT-Ministero-Regioni del 1999-2000 fornisce su questi temi dati di carattere generale molto eloquenti; altre informazioni, altrettanto significative, vengono da studi effettuati in ambito locale o su aspetti specifici del problema salute
Sullo sfondo di questi elementi di conoscenza, alcuni epidemiologi si sono fatti promotori di un Manifesto per l’Equità. L’iniziativa muove da una duplice convinzione:
1 - Che la riduzione delle disuguaglianze sia un traguardo irrinunciabile per qualsiasi politica sanitaria. In effetti sia il Piano Nazionale Sanitario del 1998 (Ministero Bindi) sia quello del 2003-2005 (Ministero Sirchia), benché con diverse angolature, rivendicano l’impegno per un sistema che garantisca a tutta la popolazione il mantenimento e il recupero della salute. In sanità, del resto, l’equità non può essere considerata un obiettivo di parte bensì come uno dei valori fondanti di qualsiasi intervento di piano.
2 – Che, nonostante l’impegno profuso sulle tematiche dell’equità, la Sanità pubblica italiana non abbia ancora potuto fornire l’apporto che le è richiesto. In particolare, le valutazioni delle disuguaglianze sono soltanto episodiche e non permettono di conoscerne dimensioni e cause, di seguirne le variazioni nel tempo e di suggerire ai gestori del sistema-salute interventi correttivi efficaci.
Il Manifesto per l’equità è stato costruito attraverso successive tappe di lavoro: la riflessione sui dati disponibili, il confronto delle opinioni emerse e infine l’elaborazione di un documento conclusivo. L’obiettivo ultimo è di proporre il problema a chi ha responsabilità di governo, fornendo adeguati strumenti di conoscenza.
1. Le disuguaglianze di salute sul territorio
I dati epidemiologici più recenti confermano che alle soglie del 2000 lo stato di salute della popolazione italiana è contrassegnato da ampie e costanti differenze geografiche. Le regioni più svantaggiate sono tuttora quelle meridionali e insulari. Il quadro odierno ripete sostanzialmente quelli del passato: anche per questo motivo, le politiche di piano sia nazionali che regionali non possono evitare di confrontarsi nel ricercare risultati più incisivi, per quanto riguarda l’obiettivo dell’equità territoriale, di quelli ottenuti finora.
Le disuguaglianze osservabili sul territorio attraversano tutti i settori del problema salute: dalla salute percepita a quella fisica, dalla salute mentale alle patologie croniche, dalla disabilità ai dati di mortalità. Ma sono particolarmente evidenti per la salute soggettiva e la disabilità: seguono, con differenze meno importanti, le patologie croniche.
Nel gradiente nord-sud meritano attenzione anche i pochi elementi dissonanti. Si tratta in particolare della mortalità maschile e dell’incidenza dei tumori, due dati tradizionalmente sfavorevoli nelle regioni settentrionali della penisola: anche se negli ultimi anni il distacco tra nord e sud è per entrambi in diminuzione.
2. L’influenza delle condizioni sociali
L’indagine ISTAT-Ministero-Regioni del 1999-2000 permette di osservare come gran parte dello svantaggio territoriale in termini di salute sia dovuto a condizioni sociali sfavorevoli (effetto composizionale): in altre parole, a una forte concentrazione in alcune zone di persone con poca istruzione, poco abbienti o decisamente povere e prive di reti familiari o sociali di sostegno. E’ stato anche documentato come nel meridione gli effetti sfavorevoli sulla salute causati dalla sovrapposizione di condizioni sociali sfavorevoli siano più marcati che altrove (effetto di contesto).
Il ruolo dello svantaggio sociale nel determinare differenze di salute è stato studiato e da tempo riconosciuto anche in altri Paesi europei. Gli esperti di epidemiologia, in particolare, concordano sull’affermazione che nessun fattore di rischio biologico, considerato singolarmente, ha sulla salute una influenza paragonabile a quella dello svantaggio economico-culturale. Si ritiene anche che questa influenza, con poche eccezioni, sia verificabile in tutte le patologie più comuni.
Tuttavia, le conoscenze accumulate finora sul rapporto tra posizione sociale e dati di salute necessitano di essere ampliate e approfondite. Indagini mirate sono necessarie per capire il ruolo dei singoli elementi (carenze culturali, disagio economico, disoccupazione, emarginazione eccetera) che concorrono a formare lo svantaggio sociale e i meccanismi di azione attraverso i quali le condizioni di disagio sociale determinano l’insorgenza dei problemi di salute o la loro mancata soluzione. Lo scopo finale, ambizioso ma non rinunciabile, di queste indagini è di identificare punti critici sui quali investire per andare oltre il fatto, oggi diffuso, che troppi obiettivi di salute siano alla portata esclusivamente di gruppi privilegiati di cittadini.
Per quanto riguarda il metodo di studio da adottare, in linea di principio rimane vero che complessivamente altri determinanti della salute si aggiungono a quelli dello svantaggio sociale: nell’affrontare il problema del rapporto tra i due elementi è dunque necessario guardarsi da possibili fraintendimenti. Però la correlazione appare, anche nel nostro Paese, così stretta che sembra più utile studiarli congiuntamente.
3. Sottogruppi a rischio e stile di vita
I meccanismi attraverso i quali agisce la disuguaglianza sociale e territoriale variano con l’età e minacciano di aggravarsi in avvenire.
Nei minori la fragilità della salute è legata prevalentemente alle condizioni culturali e al reddito del contesto familiare. Negli anziani le conseguenze della condizione sociale sulla salute emergono sopratutto nella disabilità, sia come predisposizione ereditata dagli anni precedenti sia come rapidità del processo che porta alla perdita di autonomia. Nella popolazione in età lavorativa i fattori sociali che influiscono maggiormente sullo stato di salute sono la precarietà del lavoro, le professioni usuranti, il declino precoce delle capacità produttive.
A questi fattori si sommano gli effetti dello stile di vita. Da diversi anni i dati epidemiologici rilevano come costumi alimentari scorretti, la dipendenza dall’alcol anche tra le donne, la sedentarietà, l’abitudine al fumo tra gli uomini e limitatamente alle classi di età più giovani benché diffusi in tutta la popolazione italiana – siano prevalenti nelle classi sociali inferiori e nelle regioni meridionali del Paese. E’ nota peraltro la difficoltà a modificare i comportamenti individuali con interventi di tipo informativo od educativo.
4. Disuguaglianze nell’accesso ai servizi
Il profilo complessivo dell’utilizzazione dei servizi sanitari è più equilibrato. Su tutto il territorio nazionale numero e tipo delle prestazioni erogate appaiono infatti correlate al bisogno di salute e ai suoi principali indicatori (distribuzione della morbosità, salute percepita, età eccetera). Il finanziamento del sistema non rivela attualmente gravi sperequazioni di natura geografica. L’universalità dell’accesso, del resto, è la caratteristica che più di altre ha meritato al sistema sanitario italiano ripetuti riconoscimenti internazionali. Si può affermare dunque che, in relazione all’uso dei servizi sanitari, l’obiettivo complessivo è quello di conservare l’attuale livello di equità piuttosto che migliorarlo.
Esistono tuttavia precise responsabilità nel consentire diverse situazioni di disuguaglianza all’interno del Paese. In alcune aree geografiche i servizi disponibili sembrano insufficienti e le prestazioni erogate di efficacia e qualità peggiore che altrove. Le fasce più deboli della popolazione non sono sempre in grado di ottenere i trattamenti migliori: nello stesso tempo appaiono maggiormente esposte a consumi sanitari inutili e inappropriati. Per verificare le diverse ipotesi, è necessario approfondire l’analisi e la valutazione di diverse situazioni di disuguaglianza, almeno in parte già documentate:

1. I dati relativi a specifici percorsi assistenziali - come il percorso-nascita, la diagnosi precoce dei tumori femminili, le malattie ischemiche di cuore, la salute mentale - in cui emergono da tempo profonde differenze territoriali.

2. I dati relativi alla mobilità interregionale, alla distribuzione territoriale delle strutture di eccellenza (come i centri trapianti e la radioterapia), ai tempi di attesa per alcune prestazioni diagnostiche (TAC cerebrale, ecocardiografia).

3. Particolarmente significativi i dati che rivelano modelli di consumo sanitario differenziati secondo l’area geografica o il gruppo sociale considerati. Recenti studi, per esempio, hanno identificato approcci diversi alla soluzione dei problemi di salute nelle varie ripartizioni geografiche itraliane. Questo tipo di analisi può far capire meglio anche composizione e motivazioni della crescente spesa sanitaria privata.
5. Le previsioni per il futuro.
Nel breve-medio periodo le disuguaglianze di salute tendono ad approfondirsi. A questa previsione porta la lettura delle dinamiche internazionali in atto all’interno del sistema produttivo e di quello commerciale che rappresentano le principali cause della mancanza di equità nello stato di salute. Difficoltà di sviluppo, crisi occupazionale, indebolimento del welfare e, d’altro lato, un mercato dei consumi che tende a esasperare la segmentazione della clientela: l’effetto di questi trend temporali sarà di ampliare e approfondire, anche nel nostro Paese, le disuguaglianze. Anche i flussi migratori provenienti dai Paesi poveri rappresentano per i sistemi sanitari europei, Italia compresa, una nuova sfida sul terreno dell’equità L’epidemiologia d’altra parte non può pretendere di cambiare i fattori economici in gioco: l’analisi, la valutazione, il monitoraggio e la comunicazione dei dati relativi all’equità sono le sole iniziative alla sua portata. L’utilità, sia da un punto di vista culturale che operativo, di una descrizione rigorosa è proporzionale alla capacità di identificare i ‘punti sensibili’ della disuguaglianza.
Particolarmente significativo può essere il contributo conoscitivo delle ricerca per impostare politiche integrate, poco praticate in Italia, in grado di ottenere vantaggi di salute attraverso interventi non direttamente sanitari ma di tipo educativo, ambientale o assunti nell’ambito delle politiche di welfare. Difficilmente infatti si può pensare di poter avere un buon sistema sanitario in una società che rimanga fortemente squilibrata.
Altrettanto importante è la capacità di contrastare il trasferimento acritico ai sistemi sanitari delle caratteristiche attualmente prevalenti in ambito politico-economico, fondate sul mercato, sull’efficienza e su una forte competitività. Potrebbe accadere infatti che forme di assistenza sanitaria solo apparentemente secondarie (per esempio nell’ambito dell’assistenza territoriale e/o rivolta agli anziani) siano declassate a interventi di beneficenza o delegate in toto alle famiglie: procedure di questo tipo possono rivelarsi palesemente inique.
6. La devolution
Tra le trasformazioni in atto, in Italia c’è anche il federalismo. Questo processo, in stato di avanzata realizzazione, non costituisce in sè stesso una minaccia per l’equità sanitaria: anzi, regioni molto responsabili potrebbero trovare soluzioni alla disuguaglianza migliori di quelle attuali. Tuttavia, nella definizione finale della devolution sanitaria e nella sua applicazione, occorre salvaguardare valori e caratteristiche operative irrinunciabili.
1. Il diritto dei cittadini alla salute va garantito e coniugato in modo omogeneo nelle diverse regioni: altrimenti, considerato il valore etico e sociale dei diritti sanitari, si rischia di rompere il patto di cittadinanza, con conseguenze politiche anche gravi.
2. Le risorse disponibili all’interno del Paese vanno distribuite in modo tale da non obbligare alcune regioni a ridurre la portata attuale della spesa sanitaria.
L’impostazione e l’organizzazione che caratterizzano i singoli sistemi regionali debbono evitare di produrre divergenze nella qualità dell’assistenza. E’ necessario nell'offerta di servizi, in particolare per la componente privata, mettere a punto meccanismi di controllo dell'appropriatezza delle prestazioni ed inoltre, soprattutto per la componente di offerta e gestione pubbliche, è necessario attivare meccanismi di sviluppo del sistema sia sul piano del finanziamento sia su quello dell'efficienza.
Conclusioni
Per risultare efficaci, le iniziative, anche nel campo della ricerca scientifica, che si propongono l’indagine e il superamento delle disuguaglianze debbono inserirsi all’interno di politiche coerenti con l’obiettivo dell’equità. Valgono a questo proposito le seguenti osservazioni:
- Nel suo insieme, l’attività sanitaria è destinata all’intera società. Ma i singoli interventi vanno selezionati e integrati in base a 3 diversi obiettivi:
o In primo luogo, alzare i valori degli indicatori di salute nelle aree e nei gruppi sociali più svantaggiati.
o In secondo luogo, diminuire la velocità con cui le disuguaglianze di salute tendono ad approfondirsi.
o Da ultimo, occorre agire in profondità per rendere il più possibile omogenee le condizioni di salute nelle diverse componenti della società.
- Tutti gli interventi proposti devono richiamarsi a soluzioni di provata efficacia o, almeno, a solide teorie eziopatogenetiche. E’ necessaria una valutazione preliminare degli effetti attesi dai singoli provvedimenti sulla salute anche per quanto attiene all’equità della loro distribuzione sociale e territoriale.
- Gli interventi in corso di attuazione devono essere valutati con strumenti e indicatori non solo appropriati ma anche verificabili.
- E’ necessario infine che qualsiasi intervento sanitario conceda uno spazio adeguato all’informazione, alla consultazione e alla programmazione concertata con i gruppi marginali che sono le vittime principali delle disuguaglianze.
Il presupposto culturale per una politica di questo tipo è che l’obiettivo dell’equità sia considerato prioritario in qualsiasi azione promossa in campo sanitario. Questo principio dovrebbe essere tenuto presente, in particolare, nella formulazione delle linee-guida. E’ altrettanto importante che i Servizi sanitari si dotino di sistemi informativi in grado di misurare sistematicamente i principali parametri di equità.

Gli approfondimenti e la documentazione bibliografica sono accessibili nell’ipertesto sul sito www.epidemiologia.it. Gli estensori del manifesto sono tre epidemiologi: Geppo Costa, Cesare Cislaghi, Vanni Padovani. Associazione epidemiologi italiani

22 novembre 2006

A PROPOSITO DEL SONDAGGIO sulla giunta regionale e sul piano sanitario

Ciao colleghi, mi è stato segnalato il vostro blog e mi congratulo, senza i fronzoli di tanti altri blog e mirate al sodo delle questioni. Ho letto il vostro sondaggio e nel rinnovare le congratulazioni per l'idea di far parlare in prima persona chi nella sanità ci lavora, vi dico che mi ci trovo e quindi consideratemi il 564° intervistato. Mi ci trovo in quanto anchio, da elettore dell'Unione, ho delle forti peplessità sul piano sanitario così come sulle nomine, davvero poco trasparenti! Oltre che per farvi gli apprezzamenti scrivo per segnalare alcuni numeri sbagliati. Alla domanda 14 (hai votato Rifondazione e Valpreda? Riconfermeresti il voto?) le risposte date dagli elettori di Rifondazione non corrispondono al totale di 185 (36, 96, 80 uguale 212) naturalmente anche le percentuali ad esse collegate sono sballate. Sempre alla domanda 14 non corrisponde con il totale di 563 neanche il numero dei non-votanti per Rifondazione (352 più 185 uguale 537). Forse siete andati nel pallone per dei numeri che non vi soddisfano? A parte la battuta poco felice, si sarà trattato di sbagli nella battitura, però nell'insieme sono risultati che preoccupano anche me. Continuate ad essere così schietti, la critica e l'autocritica, sono il sale della democrazia. Alessio

PRECARI SANITA' vita, morte e miracoli

La Torino precaria. E’da circa un decennio che con l’avvio dell’aziendalizzazione del settore e il blocco delle assunzioni del personale non sanitario attuato ogni anno dalle leggi finanziarie, dalla prima metà degli anni 90 sono state aperte le porte al processo di "esternalizzazione" di molte attività di servizio "tecnico" appaltandole a ditte e cooperative private. n questo lungo lasso di tempo i direttori generali delle diverse ASL (Aziende Sanitarie Locali) e ASO (Aziende Sanitarie Ospedaliere) hanno risparmiato con l’esternalizzazione sul costo del personale, tramite il blocco del turn over e la riduzione dei costi fissi legati al mantenimento di questi servizi all’interno dell’azienda pubblica.
Questo genere di espulsione strisciante del lavoro di supporto tecnico dal pubblico al privato ha comportato la crescente precarizzazione del lavoro dentro le strutture sanitarie. Molte ditte appaltatrici sono aziende o cooperative di dubbia provenienza, che in alcuni casi ricorrono al subappalto di pezzi di servizi; tanto che il più delle volte i regimi orari, le paghe, la sicurezza (secondo la legge n.626) a cui sono costretti e ricattati i dipendenti di queste ditte sono fuori della legalità. Spesso la forma cooperativa garantisce ai padroncini reali di queste società d’appalto forme di retribuzione bassa (700-800 euro mensili) e la possibilità di congelare a casa le persone dimostratesi inutili o sgradite senza bisogno di pagarle. Nei casi in cui la forma cooperativa risulta eccezionalmente sfacciata per vere e proprie imprese dedite al lucro, le forme di assunzione e risparmio sulla mano d’opera cambiano. Si va dall’impiego di stagisti pagati dalla Regione o dalla UE per fantasiosi corsi di formazione (sulle pulizie, ad esempio) che durano circa 6 mesi, per poi rimandare tutti a casa e sostituirli con altri, per arrivare al sub-appalto di piccoli servizi come quello del servizio trasporto (nella consegna della biancheria o del ristoro per es.). In altri casi il lavoro è a tempo determinato e rinnovato di volta in volta, seguendo l’andamento e il rinnovo degli appalti.
I capitolati d’appalto si occupano di tutto quello che riguarda il servizio, dedicando poco spazio alla parte del lavoro erogato in regime di dignità e sicurezza. E se i capitolati si perdono nella descrizione a volte paranoica del tipo di servizio preteso dall’ente pubblico, poco o nulla dedicano ai meccanismi di controllo e penalizzazione dell’impresa in appalto sul fronte del lavoro. Nel pubblico funziona così: se un problema non viene considerato nei volumi di carta, protocolli e verbali prodotti annualmente, vuol dire che non esiste. E non esiste neppure per il sindacato che subisce in silenzio questo processo di privatizzazione strisciante del servizio pubblico. La contropartita sono recuperi salariali per i dipendenti stabili in termini di incentivi, passaggi di fasce e categoria a nei contratti integrativi (aziendali). Ed è un meccanismo comunque accettato di fatto anche dagli stessi lavoratori, anche perchè evita di proclamare da parte del sindacato ore di sciopero.
Non è la classica guerra tra poveri ma una ancor più brutta guerra tra poveri (gli occupati stabili) e proverissimi (i precari); una guerra dalla quale bisogna uscire al più presto, pena la sconfitta di tutti e dello stesso Servizio pubblico. E’ sul fronte degli operatori sanitari che il processo di privatizzazione strisciante della Sanità ha compiuto il giro di boa. Da molti anni nei reparti sono comparsi lavoratori in affitto "privati" che ormai coprono i turni, particolarmente nelle lungodegente e nelle medicine, laddove il lavoro di assistenza richiesto è quello di livello medio-basso rispetto ai livelli più specialistici preteso in settori di punta i pronto soccorso, le rianimazioni o le cardiochirurgie. Le direzioni sanitarie delle ASL si nascondono dietro alla foglia di fico della carenza infer-mieristica, ma la realtà è molto più paradossale. Da una parte c’è una Università che applicando il numero chiuso si limita ad espellere migliaia di infermieri, comunque una parte del drammatico fabbisogno annuale per sostituire il turn-over dagli ospedali. Dall’altra ci sono le direzioni sanitarie delle varie ASL che invece di incentivare l’assunzione di infermieri con paghe più alte, puntano ad appaltare le mansioni assistenziali di base all’esterno, ottenendo un risparmio minimo del 25% sul costo medio di un infermiere professionale.
Questo processo virtuoso è stato favorito dalla legge Bossi-Fini che poneva limiti sui flussi migratori, ma, opportunisticamente, non su quelli riguardanti gli infermieri. In questa maniera, stante l’impianto della legge, per cui se hai l’ingaggio per il lavoro puoi avere il permesso di soggiorno, molte cooperative e agenzie di assistenza sono sorte speculando sul business dell’importazione e collocazione a basso prezzo di mano d’opera assistenziale dall’Est europeo ai nostri reparti. Un business i cui margini sono presto detti. Normalmente l’ASL paga 1 ora di assistenza di un infermiere pubblico 40 euro, mentre alla cooperativa ne da solo 28 euro, cosicché quest’ultima ne lascia cadere nelle tasche del lavoratore immigrato solo 10 e. Ma oltre alla sottrazione di reddito, queste imprese sottraggono diritti. Giocando sul ricatto del permesso di soggiorno costringono i lavoratori a lavorare 14-16 ore al giorno, a saltare i riposi dovuti, senza pagare di più il giorno festivo o le ore notturne o quelle straordinarie. Le ferie pagate e la mutua non esistono. Ci sono cooperative (o presunte tali) che su questo sistema hanno costruito delle fortune. L’impiego di questi infermieri o oss immigrati a basso costo è diventata una squallida moda.
A Torino in particolare, tutte le aziende sanitarie locali e quelle ospedaliere ha fatto usufruito di questi lavoratori invisibili e spesso invisi anche sul posto di lavoro. Ci sono stati anche episodi di mobbing violento da parte dei caporali delle cooperative, alcuni saliti agli onori della cronaca locale e nazionale ma che rappresentano l’iceberg di un fenomeno quotidiano, sottaciuto e sottoposto al ricatto, sul quale lo stesso sindacato è ancora drammaticamente in ritardo nella riconoscimento e nella difesa dei diritti di questa sempre più grande fetta di lavoratori.
I lavoratori appaltati della Sanità sono dunque in crescita. In crescita come numero, in crescita come mancanza di diritti, reddito e come condizione precaria. Nessuno o pochi si occupa di loro. Anzi sono addirittura invisibili agli stessi utenti del servizio, come - soprattutto - a buona parte dei lavoratori stabili e garantiti del "pubblico". In molti casi, sono considerati una palla al piede o gente che non sa lavorare bene. Non sono infrequenti nei reparti casi di mobbing verso questi lavoratori invisibili, così come i fenomeni di intolleranza sui quali qualche improvvisato sindacalista ci fa addirittura un programma di lotta (vedi i sindacati neocorporativi degli infermieri).
Finché su questo genere di conflitto nuovo, di tipo orizzontale, fra garantiti e non garantiti, non si farà nulla per ricomporre e aprire una battaglia di diritti e di maggior reddito, ci sarà sempre qualcuno che ci specula, qualcun altro che ci si ingrassa e qualcun altro ancora che ci risparmia sopra costruendo la propria fortuna di rinomato manager pubblico. Dovrebbe diventare una battaglia da vincere anche per l’assessore Valpreda. Crediamo.

redazionale sull’esperienza del
Movimento precari di Torino

17 novembre 2006

D.L.gs 626: LE PROPOSTE DEI RAPPRESENTANTI DEGLI OPERATORI DELLA SANITA'

PROPOSTE PER UN TESTO UNICO SULLA SICUREZZA SUL LAVORO
Pierantonio Visentin(1), Valter Passini (1), Margherita Napoletano(2), Andrea Spisni(3), Anna Pironi(4).
Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza in Sanità, nelle Regioni Piemonte (1) Lombardia (2) Emilia Romagna(3) e nella Provincia Autonoma di Trento(4).
Referente del documento a Torino: Pierantonio Visentin, RLS, Azienda Ospedaliera San Giovanni Battista, C.so Bramante 88, 10126 Torino.

PREMESSA
Da anni viene sostenuta la necessità di predisporre un Testo Unico (TU) che riordini la dispersa e variegata normativa sulla sicurezza sul lavoro. Durante la scorsa legislatura il governo ha proposto una bozza di TU incentrata sulla depenalizzazione, che ha trovato la ferma opposizione dei sindacati e delle Regioni, fino ad indurre il governo al ritiro della proposta nel 2005. La necessità di semplificare alcuni adempimenti, articolando più correttamente le norme in relazione alle caratteristiche delle aziende e del nuovo mercato del lavoro, rende sempre attuale la proposizione di un TU. Nel settembre 2006 i Sottosegretari dei Ministeri del Lavoro e della Salute hanno preannunciato che è allo studio una nuova proposta di TU che verrà presentata quanto prima alle parti sociali. E’ auspicabile che gli sforzi del legislatore, attento alla semplificazione, non siano più volti a delegificare, ma ad assicurare un effettivo svolgimento delle funzioni di controllo sulle filiere del lavoro, con un reale coinvolgimento di tutti gli attori della prevenzione, in particolar modo dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (RLS), rendendo operante il sistema delle relazioni aziendali delineato dal D.L.gs 626/94, in applicazione della Direttiva quadro europea. Pertanto riteniamo utile riassumere il contesto normativo comunitario e nazionale in cui si manifesta l’esigenza di un TU, per analizzare alcuni errori del passato e formulare otto proposte sulle attribuzione del RLS. Sono proposte che nascono dalle relazioni informali che molti RLS hanno sviluppato in diverse Regioni, per aiutarsi ad affrontare meglio un compito delicato in un ambiente di lavoro complesso qual è l’ospedale.

Il documento intero su Lavoro e Salute di novembre. Già su: www.diario-prevenzione.net

16 novembre 2006

APPROVATA LA BOLKESTEIN

CONTINUA LA LOTTA PER IL LAVORO E I BENI COMUNI COME DIRITTI INALIENABILI. E' stata approvata la direttiva Bolkestein dal Parlamento Europeo. Gli emendamenti presentati dai gruppi Verdi e Gue (Rifondazione e gli altri partiti della Sinistra Europea ed altri) sono stati respinti con 110 sì, 405 no e 12 astenuti. Il testo definitivo è addirittura peggiorativo (sia nel campo dei diritti del lavoro che in quello dei servizi pubblici) di quello di "compromesso" uscito dal Parlamento Europeo nel febbraio scorso. Adesso, la mobilitazione deve continuare, anche a livello nazionale. Compete infatti agli Stati Membri la possibilità di definire i propri servizi di interesse generali da sottrarre alle regole della concorrenza. Il ritiro del DDL Lanzillotta, la campagna per la raccolta firme per la legge di iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell'acqua e la lotta alla precarietà sono i primi obiettivi da perseguire. Per riaprire una discussione ampia e partecipata sui beni comuni e i servizi pubblici, sui diritti sociali e del lavoro. Per battere le politiche liberiste.

13 novembre 2006

TICKET PRONTO SOCCORSO

APPELLO AL GOVERNO: NO AI TICKET SANITARI NELLA FINANZIARIA

Vi invitiamo a rendere pubbliche, tramite stampa, radio e TV, sulla base delle note allegate, sia prese di posizioni personali, sia di associazioni, comitati, sindacati, sia ordini del giorno dei consigli comunali da inviare poi con la massima urgenza ai destinatari sottoindicati.

Indirizzi a cui inviare le prese di posizioni individuali e collettive:
Presidente del Consiglio Romano Prodi> e-mail: presidente@governo.it > Fax: 06 67793543
Ministro Economia e : Tommaso Padoa Schioppa> e-mail: coordinamento.portale@tesoro.it
Ministro della Salute: Livia Turco - e-mail: turco_l@posta.senato.it

Gruppi parlamentari dell'Unione:

> BONETTI_A@camera.it > Verdi
> DONADI_M@camera.it > Italia dei Valori
> FRANCESCHINI_D@camera.it > Ulivo
> MIGLIORE_G@camera.it > Rifondazione Comunista
> VILLETTI_R@camera.it > Rosa nel Pugno

Questo è l'appello
NO AI TICKET SANITARI
Esprimiamo la nostra contrarietà all’introduzione dei ticket sanitari previsti nella bozza di legge finanziaria.Riteniamo necessario e possibile affrontare il problema delle risorse per la sanità attraverso la riduzione degli sprechi strutturali e le inefficienze dell’organizzazione sanitaria. Ad esempio devono essere superate tutte le modalità di finanziamento delle strutture e dei professionisti a prestazione (DRG) a favore di un sistema di finanziamento a quota capitaria:un sistema che paghi la salute piuttosto di un sistema che paghi la malattia!Si possono senza dubbio ottenere notevoli risparmi riducendo il ricorso all’accreditamento dei privati, superando la libera professione intra ed extra moenia, intervenendo per l’uso appropriato dei farmaci e modificandone le modalità di distribuzione nonchè di retribuzione dei farmacisti e delle farmacie.Altre risorse possono essere reperite riducendo le voci di spesa non certo prioritarie, come quelle dell’acquisto di nuovi armamenti e delle missioni militari all’estero, SE SI VUOLE SI PUO’ EVITARE DI RICORRERE AI TICKET I cittadini pagano già il contributo sanitario nell’ambito del sistema progressivo delle imposte in rapporto al loro reddito. Occorre accentuare se mai l’impegno già assunto dal Governo, per eliminare ogni forma di evasione ed elusione fiscale.Chiediamo pertanto al Governo, al Parlamento e a tutte le forze politiche progressiste di stralciare, in fase di approvazione della legge finanziaria per il 2007, quelle norme che prevedono l’introduzione dei ticket sanitari.

ACQUA PUBBLICA un diritto comune

Dalla Relazione di accompagnamento alla proposta di legge d’iniziativa popolare “Principi per la tutela e la gestione delle acque e disposizioni per la ripubblicizzazione del servizio idrico”

L´acqua è fonte di vita. Senza acqua non c’è vita. L’acqua costituisce pertanto un bene comune dell’umanità, un bene irrinunciabile che appartiene a tutti. Il diritto all’acqua è un diritto inalienabile: dunque l’acqua non può essere proprietà di nessuno, bensì bene condiviso equamente da tutti.
Oggi sulla Terra più di un miliardo e trecento milioni di persone non hanno accesso all'acqua potabile. Si prevede che nel giro di pochi anni tale numero raggiunga i tre miliardi. Il principale responsabile di tutto ciò è il modello neoliberista che ha prodotto una enorme disuguaglianza nell’accesso all’acqua, generando oltretutto una sempre maggior scarsità di quest’ultima, a causa di modi di produzione distruttivi dell’ecosistema.
E tuttavia, le pressioni ai diversi livelli (internazionale, nazionale e locale), finalizzate ad affermare la privatizzazione e l'affidamento al cosiddetto libero mercato della gestione della risorsa idrica, continuano imperterrite e travalicano trasversalmente le diverse culture politiche ed amministrative.
Per questo affermiamo che arrestare i processi di privatizzazione dell'acqua assume, nel XXI secolo, sempre più le caratteristiche di un problema di civiltà, che chiama in causa politici e cittadini, che chiede a ciascuno di valutare i propri atti, assumendosene la responsabilità rispetto alle generazioni viventi e future.

La proposta di legge è stata depositata e pubblicata dalla Gazzetta Ufficiale del 25/10/2006. Si apre ora la fase di raccolta firme che inizierà a fine novembre. Per maggiori informazioni www.acquabenecomune.org

la proposta di legge è promossa dal CONTRATTO MONDIALE DELL'ACQUA e da ATTAC

12 novembre 2006

MANOVRE IN REGIONE PIEMONTE

sintesi dell'editoriale del prossimo numero di Lavoro e Salute.

COLPIRE RIFONDAZIONE MIRANDO A VALPREDA

Sulla cronaca cittadina di Repubblica leggiamo di manovre per sostituire l’assessore alla sanità regionale. Niente di che stupirsi. La politica, quella con la P maiuscola, continua a camminare dentro un pezzo di territorio paludoso nel quale vengono attirati le donne e gli uomini di buona volontà (politica, s’intende).
Cosa sta succedendo? Tentano di far fuori l’assessore Valpreda puntando a sostituirlo nel breve-medio periodo con qualche “uomo di partito”, margherito o diessino non importa, tanto sempre Spartito democratico è!
Qualcuno potrebbe chiedersi: ma Valpreda cosa ha combinato di tanto grave per il sistema concertativo della sanità operante anche durante le giunte di centrodestra? Di quale peccato si è macchiato nello stendere il Piano Sanitario Regionale, forse di una programmazione sanitaria impregnata di “elementi di socialismo” per fare del Piemonte un laboratorio politico contro il principio neoliberista “la salute è una merce”? Ma non scherziamo! Gli obiettivi dietro la strisciante manovra contro l’innuoco Valpreda sono funzionali ad un disegno di golpe istituzionale contro Rifondazione Comunista, atto a rinchiuderlo dentro recinto di filo ad alta tensione, “chi non ci sottostà muore”!
Ma a cosa dovrebbe ancora sottostare Rifondazione? Signori, è una domanda lecita dopo che nella stesura del Piano Sociosanitario non ci ha messo becco (non gli è stato consentito?) come se fosse un partito senza idee e proposte, tanto da accettare una programmazione, meramente gestionale, infarcita sì di molti principi condivisibili ma, di fatto, per nulla incidente, in termini di promozione della salute e risposta ai bisogni di diagnostica e cura, in una rete regionale con buchi enormi di presidi sanitari di base e con capoluoghi ospedalocentrici. Inoltre, a cosa dovrebbe ancora sottostare Rifondazione? Non vi è bastato che si è nobilmente sottratto ad una pratica secolare, non partecipando al mercato delle nomine dei Commissari, lasciando campo libero ad una contrattazione che ha coinvolto gli altri partiti del centrosinistra, ma anche quelli del centrodestra attorno ad una tavolata comprendente le lobby trasversali?
Chi sta preparando armi e bagagli destinazione Corso Regina Margherita? Lepri o Boeti? Proprio due di quelli che hanno imposto un Piano Sanitario che somiglia tanto ad un “parente-serpente” per la salute dei cittadini e il lavoro degli operatori. Cara Presidente Bresso, comunica ai tuoi maggiori partiti azionisti che l’assessorato alla sanità è connaturato al partito della Rifondazione Comunista e l’eventuale sostituzione di Valpreda, causa varie ed eventuali, vedrà un naturale sostituto di nomina PRC. Se non si vuole snaturare l’Unione! Intanto, cara Mercedes rifletti bene sul nostro sondaggio, dice che i vostri elettori vorrebbero un’altra politica.

Franco Cilenti
NOTA: LO PUOI LEGGERE PER INTERO SU www.sinistraeuropea.it in homepage del 15 novembre e nell'archivio tematico alla voce SALUTE. ANCHE SU: www.aprileonline.info del 16 novembre. ANCHE SU: http://www.bellaciao.org

10 novembre 2006

sanità privata PURTROPPO STA ACCADENDO....

La collega di Biella esprime con amarezza un sentimento che si sta diffondento tra la nostra gente e non solo. Siamo il popolo della sinistra, quelli che giornali e televisione definiscono "radicale". Siamo così radicali da alzare la voce se non ci rinnovano il contratto di lavoro scaduto da anni, siamo così radicali da sperare che il nostro Assessore si pronunci per TUTTI le lavoratrici e lavoratori della sanità privata. Eppure su tutto cala il silenzio. Non conosco questa collega, ma dalla sua lettera traspare un sentimento (ancora) di fiducia verso chi lei ha scelto nella convinzione di vedere decretata la fine della malgestione della Giunta di centrodestra. Fino ad oggi abbiamo solo visto spartizioni di sedie, un sovracup che si sta rivelando un disagio per i cittadini.......però in compenso hanno centralizzato le gare d'appalto. Intanto la compagna e tanti altri nel sondaggio pubblicato aspettano di vedere qualcosa "di sinistra" dall'Assessore che a mio parere lavora in proprio (crede lui). Intanto in Regione si parla sempre più pressantemente di cambiare Assessore, magari un margherito o un diessino.collega, secondo me questa situazione non può durare.

Arnaldo Sanità

9 novembre 2006

SANITA' PRIVATA: RICATTI CONTRO IL CONTRATTO

Caro Assessore Valpreda,
confesso che ti ho votato con tanta convinzione e che questa convinzione se ne sta andando troppo velocemente: è un fatto che mi rende inquieta, imbarazzata nei confronti dei miei colleghi e tanto delusa di come vanno le cose. Avrai già capito che non sono una “politica” e che mi rivolgo a te in modo del tutto spontaneo, con il cuore. Mi spiego.

Mi chiamo Carolina Nara Velludo, sono simpatizzante di R.C. da sempre (e prima ancora di D.P. ecc. ) lavoro da più di 35 anni come tecnico di laboratorio presso la Clinica La Vialarda di Biella, dove sono delegata RSA-CGIL.

La Clinica è da circa due anni accreditata con il SSN e fa parte del Gruppo Policlinico di Monza.

Come certo saprai noi lavoratori della sanità privata siamo oggetto di un odioso ricatto da parte di AIOP e ARIS ( Associazioni datoriali) che ci negano il diritto (almeno fino a prova contraria) al contratto di lavoro.

Se non lo hai visto ti pregherei di procurarti il numero di ottobre di “Mondo Salute”, periodico dell’AIOP , dal quale potrai sapere che la sanità privata costa la metà di quella pubblica a parità di efficienza.

Se questo è vero mi chiedo: non sarà anche perché il personale è sottopagato? Infatti l’ultimo CNL è stato siglato con più di due anni di ritardo e mai interamente applicato mentre i lavoratori del pubblico non solo hanno ottenuto tutto ciò che gli spettava, ma anche la garanzia che il nuovo CNL sarà siglato al più presto.

Siamo a novembre 2006: da 11 mesi il contratto 2002-2005 è scaduto e noi stiamo ancora aspettando che ci venga riconosciuto il biennio 2003-2005.

Intanto però lavoriamo e produciamo e anche bene: non siamo noi a dirlo, ma i nostri stessi Datori.

A pagina 34 della rivista di cui sopra si legge: “ l’ospedalità privata cosiddetta convenzionata o accreditata deve intendersi invece pubblica a tutti gli effetti, in quanto svolge servizio pubblico e poi perché parte integrante del sevizio sanitario nazionale.”

Allora perché i lavoratori del privato non vengono trattati come quelli del pubblico?

Caro Valpreda capisco che tu abbia tante questioni da affrontare, ma credo che le Regioni ( e quindi tu in prima persona ), abbiano una grande responsabilità e non entrando urgentemente nel merito si rendano complici di una grossa ingiustizia.


Sabato 11 novembre insieme alla Presidente Bresso e al Sindaco Chiamparino sarai all’inaugurazione della nuova ala della Clinica Koelliker, noi saremo lì a testimoniare il nostro disagio: mi piacerebbe sentire da te almeno parole di solidarietà.


Cari saluti


Carolina Nara Velludo
Biella 09/11/2006
e- mail: grafonara@gmail.com

8 novembre 2006

Sondaggio operatrici e operatori sanità


Giunta Bresso, Piano sociosanitario,
l’assessore Valpreda, i lavoratori.

Periodo: agosto - ottobre 2006

LuoghI: 6 ospedali (2 provincia) - 3 poliambulatori
Categorie 185 infermieri prof. – 62 infermieri gen. - 23 tecnici sanitari
75 altre prof. sanitarie - 35 operat. assistenza - 68 medici -
73 impiegati
24 operai - 6 dirigenti sanitari - 8 dirigenti ammin. - 4 dirigenti tecnici

Totale: 563 intervistati


PRESENTAZIONE

Il sondaggio che presentiamo, forse, non è del tutto indicativo delle opinioni di migliaia di dipendenti del Servizio Sanitario Regionale, anche se si riferiscono, per adesso, solo a Torino e provincia, comunque, è da non sottovalutare.
Abbiamo tentato di far parlare un target di persone portato ad informarsi e in generale ad interessarsi delle problematiche di lavoro, ma non direttamente impegnato sindacalmente e politicamente. E’ stato un faticoso e paziente lavoro di contatti, sui posti di lavoro, telefonici e online, durato quasi tre mesi e possiamo dirci soddisfatti per un quadro d’insieme di tutte le categorie professionali del mondo della sanità torinese. E’ un lavoro che mettiamo a disposizione dei consiglieri regionali per offrire loro spunti di riflessione in queste settimane di discussione nel Consiglio Regionale sull’approvazione del PSSR.
Come tanti sanno e i lettori di Lavoro e Salute in particolare, nonchè i visitatori del sito internet, abbiamo messo a disposizione (con l’aiuto della sottoscrizione dei lettori e autotassandoci per stampare migliaia di copie del periodico) documenti indirizzati agli ambiti istituzionali, politici e sindacali, la nostra approfondita analisi e le nostre proposte atte a prefigurare un’altra stesura del Piano sociosanitario. Una stesura alternativa ad un impianto attuale che crediamo non propedeutico alla promozione della salute in Piemonte e fortemente penalizzante per il lavoro delle professionalità sanitarie e non solo.
I risultati di questo “sondaggio sul campo” sono chiari. Ora, la nostra speranza è quella di aver fatto un buon servizio al Servizio Pubblico, alla politica partecipata e a questa Giunta, così fortemente voluta per mettere fine a dieci anni di massacro sociale delle Giunte di centrodestra.

Franco Cilenti e Arnaldo Sanità


1- SEI INFORMATO/A SULLE POLITICHE REGIONALI?
Ø SI, ABBASTANZA BENE----------------------------------------343 % 60,9
Ø SONO INFORMATO GENERICAMENTE-------------------137 % 24,3
Ø ALTRO------------bene solo su alcune cose--------------------83 % 14,7


2- CONOSCI LA PROPOSTA DI PIANO SOCIOSANITARIO?
Ø SI, SOSTANZIALMENTE TUTTA------------------------------52 % 9,2
Ø SI, MA SOLO DELLE PARTI D’INTERESSE PROFES.--228 % 40,4
Ø NE HO SENTITO PARLARE E DISCUSSO------------------103 % 18,2
Ø ALTRO-----------solo le prime pagine------------------------140 % 24,8

3- DA CHI HAI RICEVUTO L’INFORMAZIONE?
Ø DAI GIORNALI-------------------------------------------------292 % 51,8
Ø VOLANTINI, ASSEMBLEE------------------------------ ----145 % 25,7
Ø SITO INTERNET REGIONE PIEMONTE-------------------16 % 2,8
Ø ALTRO-------Anche da Lavoro e Salute--------------------110 % 19,5

4- PUOI DARE UNA VALUTAZIONE POLITICA

DEL PIANO SANITARIO?
Ø UNA SVOLTA POSITIVA DOPO LE GIUNTE DI GHIGO--92 % 16,3
Ø CAMBIA POCO DALLE POLITICHE DI GHIGO----------176 % 31,2
Ø NON E’ LA POLITICA DI SINISTRA CHE SPERAVO----293 % 36,0
Ø ALTRO------------è presto per dare una valutazione----------93 % 16,5

5- PUOI DARE UNA VALUTAZIONE NEL MERITO DEL PIANO?
Ø FINALMENTE UNA BUONA PROGRAMMAZIONE -------66 % 11,7
Ø C’E’ POCA ATTENZIONE PER IL TERRITORIO---------159 % 28,2
Ø UN BUON RILANCIO DELLA PREVENZIONE-------------51 % 9,0
Ø C’E’ TROPPA ATTENZIONE PER LA SANITA’ PRIVATA--191 % 33,9
Ø ALTRO-------------non ho questa capacità---------------------96 % 17,0

6- C’E’ BISOGNO DI NUOVI OSPEDALI A TORINO E PROVINCIA?
Ø SI, PERCHE’ RISTRUTTURARE E’ UNO SPRECO----------49 % 8,7
Ø NO, BASTANO GLI ATTUALI----------------------------------243 % 43,1
Ø MEGLIO POTENZIARE I DISTRETTI TERRITORIALI----209 % 37,1
Ø ALTRO--------------- a Torino no, forse in provincia----------62 % 11,1

7- COSA NE PENSI DELLA RIDUZIONE DELLE ASL?
Ø POSITIVA, PERMETTE RISPARMI ED EFFICIENZA----------46 % 8,1
Ø NEGATIVA, CI VUOLE PIU’DECENTRAMENTO------------219 % 38,8
Ø GIUSTA, MA C’E’ RISCHIO DI TAGLI AL PERSONALE-101 % 17,9
Ø NEGATIVA, RIDURRA’ LA QUALITA’ DEI SERVIZI------161 % 28,5
Ø ALTRO---------------va bene se taglia i dirigenti inutili------------36 % 6,3

8- GLI ACCORPAMENTI VALORIZZERANNO

LA TUA PROFESSIONE?
Ø SI, COL LAVORO D’EQUIPE CON TANTI COLLEGHI---88 % 15,6
Ø NO, CI SARA’ MENO SPAZIO E PIU’ CONCORRENZA--397 % 70,5
Ø ALTRO--comunque mancano formazione e aggiornamenti-----78 % 13,8

9- A TUO PARERE QUALE FIGURA PROFESSIONALE

RISCHIA DI PIU’
Ø INFERMIERI, PER LA SCELTA DI ESTERNALIZZARE----252 % 44,7
Ø MEDICI, CON MENO SERVIZI SONO IN ESUBERO----------96 % 17,0
Ø IMPIEGATI, L’INFORMATIZZAZIONE RIDUCE I POSTI-139 % 24,6
Ø OPERAI, APPALTERANNO TUTTA LA MANUTENZIONE--28 % 4,9
Ø ALTRO----------rischiano tutti--------------------------------------48 % 8,5

10- A TUO PARERE CI SONO DIRIGENTI IN ESUBERO?
Ø TERNA MANAGERIALE--------------------------------------------174 % 30,9
Ø DIRIGENTI AMMINISTRATIVI-----------------------------------112 % 19,8
Ø PRIMARI------------------------------------------------------------- 195 % 34,6
Ø DIRIGENTI SANITARI------------------------------------------------31 % 5,5
Ø DIRIGENTI TECNICI-------------------------------------------------26 % 4,6
Ø ALTRO-------------il problema è che sono inamovibili------------25 % 4,4

11- SEI D’ACCORDO CON LE SCELTE SUI COMMISSARI ASL?
Ø SI, SONO FATTE COL CRITERIO DELLA COMPETENZA--23 % 4,0
Ø SI, MA ALCUNI SONO IMPRESENTABILI----------------------75 % 13,3
Ø NO, IL CRITERIO NON E’ STATA LA COMPETENZA-----158 % 28,0
Ø NO. ANCHE SE ALCUNI SONO COMPETENTI---------------167 % 29,6
Ø ALTRO---la scelta dovrebbe essere votata dai dipendenti------140 % 24,8

12- PUOI DARE UNA VALUTAZIONE SULL’ASSESSORE VALPREDA?
Ø positiva, perché uomo d’esperienza e competenza sul campo-----67 % 11,9
Ø positiva ma la sua competenza è subordinata ai partiti------------35 % 6,2
Ø negativa, con il Piano sanitario e le nomine mi ha deluso-------179 % 31,7
Ø negativa, speravo in un coinvolgimento degli operatori-------221 % 39,2
Ø no, non è valutabile prima di verificarne l’operato--------------- 61 % 10,8

13- PENSI CHE VALPREDA

STIA ALLE DIRETTIVE DI RIFONDAZIONE?
Ø Si, perché mi pare la cosa più ovvia, è un comunista-------------87 % 15,4
Ø Si, presentarlo come indipendente non mi ha convinto---------142 % 25,2
Ø No, risponde direttamente alla Presidente Bresso---------------136 % 24,1
Ø No, quello che fà è distante dalle posizioni di Rifondazione---198 % 35,1

14- HAI VOTATO PRC E VALPREDA?

RICONFERMERESTI IL VOTO?
Ø Ho votato Rifondazione e Valpreda-------------------------185 su 563 % 32,8
Ø Si, approvo l’operato di Valpreda e di Rifondazione---------------36 % 19,4
Ø Non voterei Valpreda ma rivoterei Rifondazione--------------------69 % 37,2
Ø No, sono deluso sia da Valpreda che da Rifondazione------------- 80 % 43,2
Ø Ho votato l’Unione ma né Valpreda né Rifondazione---378 su 563 % 67,1

15- PENSI DI POTER DARE

UN VOTO COMPLESSIVO ALLA GIUNTA?
Ø PERPLESSO MA SOSTANZIALMENTE POSITIVO---------120 % 21,3
Ø PER ADESSO SOSTANZIALMENTE NEGATIVO-----------318 % 56,4
Ø E’ PRESTO PER VALUTARE BENE QUESTA GIUNTA-----125 % 22,2