24 marzo 2017

PAESE D'ARGILLA. La storia di un bel paese violentato e strappato in tanti pezzi vaganti nelle pagine di libri e giornali. Una storia del fu bel paese che i posteri non riusciranno a decifrare e rimettere insieme i tasselli delle bellezze intellettuali e naturali che ha visto nascere e produrre opere geniali che hanno invaso il mondo. Per darne un giudizio dovranno operare delle cesure su quel futuro prossimo che oggi noi tristemente prefiguriamo. Se non ricuciamo le nostre ferite riappropriandoci della memoria delle nostre donne e dei nostri uomini che hanno scritto una civiltà di parole e fatti. Quella civiltà di pietra dura che da decenni hanno abbattuto rimodellandola con l'argilla


Il paese d’argilla. Anno 2306 (gita scolastica)


“Qui sorgeva un paese antico, terra di battaglie e di grandi saccheggi, terra di passaggio, terra dell’equivoco, terra dell’immagine, terra del compromesso.  Adesso   vedete solo sabbia e ruderi, ma posso assicurarvi ch’era un posto bello, forse troppo bello per rimanere intatto.   Molti di voi ne avranno sentito parlare, come il  paese d’argilla e,  forse,  hanno le loro ragioni.
No! Non  si può liquidare la storia di un paese con un due parole, sarebbe troppo comodo.  Diede i natali a tante figure leggendarie, a personaggi illustri e grandi artisti, diede i natali a uno dei più grandi geni  di tutti i tempi, riconosciuto in tutto il mondo:  Leonardo Da Vinci.  Ancora oggi, la sua genialità è a servizio del’arte e della scienza.
Qui,  c’erano tante chiese, troppe chiese . Come storia insegna, l’uomo indotto a pregare un immaginario creatore, non sarà mai in grado di capire, di captare,  il probabile aguzzino in carne e ossa.  Ormai è cosa nota, siamo gli unici esseri viventi capaci di distruggere noi stessi,  le nostre terre, siamo capaci di  inquinare mari , aria e cervelli. L’uomo è una scienza distruttiva e  l’Italia rappresenta  la storia dell’uomo nel meglio e nel peggio.
Rappresenta la speranza per chi crede sia dovere degli altri,  cambiare  il  proprio destino, magari un dio o un suo discepolo  fidato.  Rappresenta la rabbia repressa, la rabbia frenata dalle sirene della bella vita, la rabbia tenuta al guinzaglio come un cane piccolo e rissoso, ma mai troppo cattivo.  Qui, c’era bella gente, il popolo sapeva amare e s’affidava ora a un traditore, ora a un mercenario. Bastava poco per farlo innamorare, arrabbiare, impaurire.  Bastava un tg, un programma tv, una partita di calcio  per  deviare i loro sentimenti, per indirizzare il loro odio e le loro passioni.  Sono in molti a parlar  male di questo paese,  eppure fu  meta ambita di  tutti i sognatori. Il vento della storia regalò a questo popolo un signore basso, pelato e troppo stupido per essere citato.  Prima di questo idiota, era un paese suddiviso in tanti piccoli stati, al sud c’era un regno pittoresco, la cui storia è stata riscritta, da chi s’impose per distruggere tutto. In realtà, l’Italia non diventò  una nazione unita.  Pareva “incollata con la colla”. A nulla servì l’Unità d’Italia, se non ad accendere nuovi rancori.   Lo chiamarono Risorgimento.
Pensate:  secoli prima, questo popolo fu l’orgoglio del mondo, dell’arte, della scienza, della medicina,  con il Rinascimento,  periodo  del Da Vinci già citato.  Il Risorgimento, invece,  voleva  stringere i tempi, forzando la naturale  crescita del  popolo.
Del resto il sud di questo paese stava bene, non aveva bisogno di coesione. Decisero tutto dall’alto,  decisero dal Nord Europa, decisero i colonialisti più bellicosi, con secoli e secoli di storia dedicata all’aggressione, alla guerra non dichiarata, al tradimento.
Pian, piano, venne fuori il carattere nebuloso, scontroso, una generazione completamente diversa, plasmata ai canoni di una dittatura esigente, capitalista, forse troppo fuori di senno.
L’Italia era un paese d’argilla, una fortezza espugnabile, ma anche  il baricentro di un tempo bastardo. Questo paese era destinato a cavalcare il regresso storico, con la materia che, oggi,  studiamo come esempio di distruzione: il capitalismo.  Potrei parlarvi tutto il giorno di questo popolo, di questo pezzo di mondo strabiliante, ma poco amato dai suoi figli e qui, sarebbe opportuno fermarsi.  L’Italia fu tenuta insieme in mal modo, poi  venne  presidiata dalle fonti della sottocultura occidentale.   In  pochi anni, cementificarono ovunque, anche nei posti impossibili, vicino a fiumi, a laghi.  Ogni volta che l’uomo cerca di sovrastare la natura sta fissando la data e l’ora della sua condanna, ricordatelo sempre e per sempre, cari ragazzi.
L’Italia  non seppe conservare l’immenso patrimonio storico-culturale e si affidò a chi non ne aveva.  Questa è una delle tante verità che il mondo vecchio non riusciva a comprendere. Oggi è tutto cambiato, ma ogni cambiamento parte dalla sorte di questo popolo, vissuto tanto tempo fa. Certo, rimangono delle scie,  ma non il profumo della poesia, che in questi posti brillava, saltava e saliva fino a illuminare l’intero corso della storia, del mondo vecchio.   L’Italia divenne una nazione arida, secca e fu  abbandonata  al suo corso, lasciata in mano agli opportunisti, quelli che noi, oggi, mandiamo processiamo in pubblica piazza e mandiamo in esilio forzato. L’analisi storica finisce qui, i paradossi del vecchio mondo li studieremo in seguito.
Se non ci fosse stato questo paese d’argilla, mai sarebbe nato il mondo nuovo.
Antonio Recanatini
Poeta, scrittore.
La sua poesia è atta a risollevare il sentimento della periferia, all’orgoglio di essere proletari
e anticonformisti.
Collaboratore redazionale di Lavoro e Salute www.lavoroesalute.org
20/3/2017

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