27 aprile 2014

Il 25 aprile che non sarà raccontato

Migliaia di persone hanno sfilato a Roma e Torino. Alla parata ufficiale romana giovani palestrati sionisti aggrediscono i palestinesi

 
Circa 3000 persone hanno attraversato questa mattina i quartieri più popolari di Roma Est, da piazza delle Camelie a Centocelle, dove c’è la lapide in ricordo dei partigiani, al Casilino al Quarticciolo e al Prenestino fino ad arrivare al lago "liberato" dell’ex Snia. Un 25 Aprile "periferico" per ricordare che la Resistenza, a Roma, è stata fatta anche nei quartieri più popolari, e continua giorno dopo giorno. Quei pochi negozi aperti non hanno chiuso al passaggio del corteo, e questo vorrà dire pur qualcosa.

C’erano le donne in lotta per far riaprire i consultori familiari, c’erano tanti bambini e bambine, c’erano quelli di "Stop sfratti e sgomberi" (il corteo ha sostato un po’ all’altezza di via delle Acacie, dove c’è il palazzo occupato di diverse famiglie ma sgomberato dalla polizia tre giorni fa), tanti e tante migranti, la comunità bengalese, la comunità kurda con le loro bandiere, le realtà del territorio da anni in lotta per liberare l’area del lago dell’ex Snia e renderla un parco pubblico. Ci sono i colori, il ritmo della Murga e la musica della banda degli ottoni. Una piccola moltitudine che ha risposto alla convocazione di una serie di associazioni e comitati uniti sotto la sigla "Antifascisti/e Roma Est".

«70 anni fa, a Roma, i quartieri popolari si sono distinti nella lotta di Resistenza contro gli occupanti nazisti e contro il fascismo - si legge sul loro comunicato - L’organizzazione clandestina e la cospirazione hanno saputo tessere una fitta rete di solidarietà capace di sostenere la guerriglia partigiana e liberare autonomamente questi quartieri». Le organizzatrici e gli organizzatori rivendicano con orgoglio che oggi la Resistenza continua nelle lotte sociali e che «il 25 Aprile è innanzitutto una occasione per riconoscerci nelle strade, consapevoli che le tante resistenze territoriali e quelle dei lavoratori fanno parte di un’unica lotta contro chi ci vorrebbe, oggi come ieri, sudditi ubbidienti e sfruttati. Ieri il capitalismo corporativo dello stato fascista, oggi quello liberista e democratico dell’Unione Europea. Rilanciare la lotta partigiana oggi significa combattere per rivoltare il mondo partendo dai nostri territori».

Mentre il corteo iniziava la sua marcia sono cominciate ad arrivare le voci di quello che stava avvenendo all’ombra del Colosseo: «la comunità ebraica non vuole le bandiere palestinesi nel corteo, vogliono cacciare i palestinesi e chi li sostiene». Sapremo poi il modo vergognoso del come è andata, ma un ragazzo kurdo che sventola la sua bandiera con l’immagine di Ocalan sussurra: «Se venivamo qua le loro bandiere potevano sventolare accanto alle nostre».

All’arrivo nell’area che ospitava l’antica fabbrica della Snia Viscosa il grande cancello dove entravano le operai è aperto ed è possibile raggiungere il lago, ormai diventato il lago dell’ex Snia. Attraversiamo questa zona di archeologia industriale e arriviamo ad una vasta area vede che si affaccia sullo specchio d’acqua. «Per questo 25 Aprile - dicono gli organizzatori - abbiamo voluto liberare il lago dell’ex Snia, un’area pubblica sequestrata al palazzinaro Pulcini che qui voleva costruire quattro grattacieli ma che noi vogliamo parco pubblico. Una speculazione fermata dalla rivolta delle comunità resistenti di Roma Est».

Il corteo ufficiale ha visto, invece, la provocazione alla delegazione palestinese e alle reti solidali con la Palestina mentre quello spezzone di manifestanti si stava concentrando al Colosseo per partecipare come tutti gli anni alle manifestazioni che celebrano la Resistenza al nazifascismo. L’aggressione è stata opera di una quarantina di squadristi, giovanotti palestrati tra i 25 e i 40 anni, li definiscono i testimoni, provenienti dalla comunità ebraica romana, «non nuovi ad episodi di aggressione come questa» che hanno dato luogo a «un corpo a corpo impar» tra gli energumeni, da una parte, donne, manifestanti anche di una certà età, attivisti, dall’altra.
Le forze di polizia si sono schierate in mezzo - rivolte contro gli aggrediti e non contro gli aggressori. «Questo fatto ha consentito agli squadristi di agire a proprio piacimento, con incursioni che - passando in mezzo alla fila degli agenti - prelevavano gli attivisti filopalestinesi e li trascinavano tra le loro file per essere pestati».

L’Anpi, egemonizzata ormai da esponenti del Pd, ha fatto partire lo stesso il corteo - con lo striscione e la bandiera israeliana ben visibili e "scortata" dai gorilla palestrati - ed consentito alla polizia di bloccare lo spezzone con le bandiere palestinesi a cui, in segno di solidarietà, si sono uniti altri gruppi di manifestanti - esponenti del Pdci, Prc, Pcl e altri - e un circolo dell’Anpi (quello universitario dedicato a Walter Rossi). Il Forum Palestina scrive che dieci giorni fa c’era stato un incontro tra palestinesi, reti solidali e Anpi per concordare la partecipazione a questo corteo ma in strada l’ha spuntata la linea di chi ha issato «la bandiera dell’oppressione, quella dello Stato di Israele e non solo quella della brigata Ebraica che ha invece titolo per essere nella manifestazione».

Ma lo spezzone con le bandiere palestinesi è arrivato comunque a Porta San Paolo ed è diventato uno spezzone numerosissimo e partecipato. «Le intimidazioni evidentemente non hanno funzionato». Un nuovo episodio da aggiungere al lungo dossier sull’impunità da parte di polizia e magistratura di cui gode lo squadrismo nella città di Roma. Anche quello in azione oggi.

Centinaia di chilometri più a nord, a Milano, in Piazza Affari, la Lista Tsipras ha dato inizio alla campagna elettorale per le elezioni europee proprio nel giorno della Liberazione della città dal giogo nazifascista. «Una folla colorata di bandiere rosse empie la piazza - scrive Nicoletta Dosio, esponente No Tav e candidata a Nord Ovest - Sul palco si susseguono gli interventi dei candidati, c’è musica; vecchi compagni e nuovi amici si incontrano, si riconoscono, si abbracciano. In questo luogo acquistano materiale evidenza le due Europe: quella della troika e del fiscal compact, di cui sono emanazione e, insieme, metafora gli incombenti palazzi della Borsa, l’enorme mano marmorea che, al centro della piazza, punta contro il cielo un irriverente dito medio, segno del potere arrogante e cinico che "usa e getta", irridendo ogni solidarietà e senso di responsabilità umana e naturale; e l’altra Europa, quella degli oppressi e degli sfruttati, della natura che muore e del futuro negato. Si alza la festa, si canta la Resistenza, tutta la piazza danza il sirtaki. Da qualche parte la buona vecchia talpa della storia è al lavoro e presto vedrà la luce... Ce n’est qu’un debut, continuons le combat!».

Nella sua Bussoleno, una giornata intera dedicata alla Resistenza, a chi ha resistito e a chi resiste ancora, si terrà domani, 26 aprile. Dal mattino fino alla sera, da mangiare e da bere, dibattiti, banchetti informativi, gadgets, musica, magie, spettacoli e giochi per i grandi e i bambini all’insegna della solidarietà e della lotta, come nella tradizione notav, dove nessuno rimane solo, neanche in un carcere.
Sono stati gli zingari rom di un campo abusivo in via di smantellamento a consentire oggi a Torino la riuscita di una commemorazione del 25 Aprile. È avvenuto nel quartiere Barriera di Milano, davanti al monumento dedicato al partigiano Franco Milone. Qui la Circoscrizione 6 e l’Anpi avevano organizzato una cerimonia ma, al momento di iniziare, si sono accorti che il generatore di energia era guasto. A quel punto sono stati i rom a offrire la loro attrezzatura e la commemorazione si è svolta regolarmente. Ieri, 24 aprile, la partenza del corteo ufficiale ha visto la contestazione per la presenza di Fassino e Chiamparino, la polizia è intervenuta per contenere i manifestanti e poi lungo via Cernaia ha chiuso una parte dei No Tav contro un muro per mettere un po’ di distanza coi due alti papaveri del PD. Un corteo di diverse centinaia di persone, tra cui bambini, anziani, occupanti e migranti, ha percorso oggi le vie del borgo San Paolo.

Il corteo si è fermato a porgere i fiori alla lapide di Giaretti Eugenio, combattente della quarta divisione Garibaldi. Nel gennaio 1945 venne fermato da ufficiali dei Rap in via Monginevro all’angolo con corso Racconigi, messo al muro e colpito con una scarica di mitra. Il giorno dopo è stato prelevato dall’ospedale Mauriziano e rinchiuso nell’albergo Sitea, dove è stato torturato per una settimana dai fascisti. In seguito il corteo ha fatto tappa allo stabilimento storico della Lancia, dove fin dal 1943 agivano numerose squadre dei SAP e il 25 aprile 1945 proprio questa fabbrica di via Monginevro, 99 è stata scelta come la sede del comando militare durante l’insurrezione. «Un luogo che oggi è devastato - si legge sul sito Infoaut - dalla speculazione e dallo sfruttamento del territorio dei soliti palazzinari che non si sono fatti troppi problemi nel rimuovere la lapide del partigiano Nazzareno Maffiodo durante l’abbattimento della fabbrica». L’anno scorso gli antifascisti del borgo hanno rimesso la lapide che è stata onorata anche oggi. Tappa finale è stata in via San Bernardino, 14 dove è stato ricordato Dante Di Nanni, giovane gappista che si è difeso coraggiosamente fino all’ultimo dall’attacco della polizia fascista. Evidente la connessione del corteo con le lotte No Tav e contro i teoremi che provano a criminalizzarle con la surreale accusa di terrorismo per Chiara, Mattia, Claudio, Niccolò, Davide, Paolo, Forgi, detenuti in attesa di un processo che inizierà in un’aula bunker blindata il 22 maggio.

Per celebrare la ricorrenza del 25 aprile, alcuni attivisti NoTav-Terzo Valico hanno simbolicamente abbattuto oggi alcune recinzioni di due aree dove sorgeranno due cantieri della futura linea ferroviaria a Pozzolo Formigaro e ad Arquata Scrivia, in provincia di Alessandria. Lo ha reso noto lo stesso movimento NoTav-Terzo valico, precisando che con il loro gesto gli attivisti hanno voluto «onorare la giornata del 25 aprile: ieri partigiani, oggi No Tav».

di : Marina Zenobio e Checchino Antonini
sabato 26 aprile 2014
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