7 aprile 2014

Cruda e inconfutabile analisi sull'involuzione culturale e politica di quella sinistra italiana maggoritaria e di parte dei suoi critici di allora. Renzi rappresenta l'ariete della battaglia finale dopo un lungo percorso contro la sinistra coerente e delle idee di trasformazione sociale


Vergogna!

 

Per opportuna conoscenza degli amanti del “nuovo a tutti i costi” e di coloro i quali, miei coetanei 60/65 enni, hanno speculato una vita intera sull’aver “fatto il ‘68 dietro la bandiera rossa” e, successivamente, esaltato la “questione morale” - oltre che tifato a sostegno delle c.d. “mani pulite” (probabilmente perché erano stati in molti a, preventivamente, dotarsi di “guanti”) - vale la pena riportare l’ultima performance del governo Renzusconi!  

Di quel governo cioè, che vede insieme gli ex “duri e puri” - che propugnavano una rivoluzione a (dopo) pranzo e l’altra a (dopo) cena, per l’affermazione, anche nel nostro Paese, del famigerato “Socialismo reale” - e le “seconde linee” di quell’ex unto del Signore che, miracolosamente (grazie proprio al giovane fiorentino), riesce, da “pregiudicato”, a ergersi a “nuovo costituente”.

L’ultimo “misfatto” - almeno in ordine di tempo - è rappresentato dall’esito della votazione del Ddl sul “voto di scambio”.

Grazie a una maggioranza bulgara - 310 favorevoli e 61 contrari (il M5S) - la Camera dei deputati è “pesantemente” intervenuta rispetto al testo già licenziato dal Senato nel gennaio 2014 (con modificazioni, rispetto alla prima stesura della Camera).

Non si è trattato di cosa di poco conto!

Infatti, il testo approvato lo scorso 3 aprile - vero e proprio capolavoro di “ingegneria linguistica”, come eufemisticamente definito da Sara Nicoli - non prevede più, ad esempio, la punibilità del politico che “si mette a disposizione dell’organizzazione mafiosa”.  

La motivazione addotta è che il termine “disponibilità” era “Troppo vago e foriero di scarso garantismo; meglio rifarsi al concetto di - qualunque tipo di utilità - offerta al mafioso da parte del politico di turno”.

Purtroppo, ciò che la stragrande maggioranza dei cittadini italiani ignora o finge di ignorare - in compagnia dei tanti ex “duri e puri” che l’altro ieri inneggiavano al “Socialismo reale” e ieri a Berlinguer, per ridursi poi al “nuovo verbo” di Renzi - è che il testo rinviato al Senato è stato sostanzialmente “stravolto”.

Allo scopo, è opportuno riportare - in primis - il precedente testo approvato (a gennaio) dal Senato: “Chiunque accetta la promessa di procurare voti in cambio dell’erogazione o della promessa di erogazione di denaro o di qualunque altra utilità ovvero in cambio della disponibilità a soddisfare gli interessi o le esigenze dell’associazione è punito dai 7 ai 12 anni di reclusione”.

La non trascurabile differenza è che, come già anticipato - tra le (imbarazzanti) manifestazioni di giubilo di Donatella Ferranti del Pd(!), presidente della Commissione Giustizia della Camera - il testo approvato in seconda lettura dai deputati ha soppresso:

  1. il termine “qualunque” riferito ad altra utilità;
  2. le parole “ovvero in cambio della disponibilità a soddisfare gli interessi o le esigenze dell’associazione” (305 sì e 71 no);
  3. e, per finire - con 14 contrari in più, evidentemente travolti da un irrefrenabile rigurgito di “onestà intellettuale” - ridotto la pena!
    Non più da 7 a 12 anni, come previsto dal Senato, ma da 4 a 10 anni.
    Che cosa dire?
    Giacché tutto ciò dovrebbe avere il senso di rappresentare un provvedimento atto a qualificare l’ennesimo “Nuovo corso” della politica e costituire un argine alla (ormai) “battaglia di retroguardia”, in atto nel nostro Paese, contro tutte le mafie e le connivenze politiche che le sostengono, da uomo di sinistra, mi vergogno di essere italiano!
Renato Fioretti
Collaboratore redazionale di Lavoro e Salute
7/4/2014

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