7 marzo 2014

Fabio Amato, responsabile esteri di Rifondazione Comunista, candidato alle elezioni europee. Proprio dal Prc, nel giugno scorso, arrivò la proposta di candidare il giovane segretario di Syriza e di costruire attorno a questo l’alternativa a pratiche politiche fortemente compromesse con i processi del liberismo

Parla Fabio Amato, coordinatore della campagna per Tsipras per conto del partito della Sinistra Europea e candidato nel Centro Italia 
Quarantadue anni, due più di Alexis. Impiegato metalmeccanico a tempo determinato in una piccola fabbrica in Umbria, due figli con un moglie palestinese conosciuta quando una delegazione dell’Olp prese parte a uno dei congressi di Rifondazione.
Alexis è Tsipras, il leader di Syriza, candidato alla presidenza della Commissione europea dal partito della Sinistra europea (Se). L’altro è Fabio Amato, candidato per la lista italiana che appoggia Tsipras, l’Altra Europa, e coordinatore della campagna europea di Se. Con Alexis si conoscono da quando avevano poco più di vent’anni. La fine del secolo scorso. Ricorda Amato che Alexis era tra i giovani espulsi dal Kke, il partico comunista ellenico, che avevano dato vita a una coalizione di partiti e movimenti che potremmo definire “rosso-verde”, il Synaspismos, che poi sarebbe divenuta l’anima di Syriza, la coalizione della sinistra radicale che ora nei sondaggi vola al 30%. Ma allora la sinistra del Synaspismos era in cerca di legami europei con altri giovani comunisti. Era il ’99, lo spirito di Seattle aveva preso a soffiare anche da noi. Fabio e Alexis si conoscono in un campeggio politico su una delle isolette dell’Egeo.
Venne la stagione di Genova e l’onda lunga dei social forum con una ripresa della critica radicale al capitalismo. Fabio, nel 2002, sarà con Tsipras e i giovani del Synaspismos a Salonicco, nelle contestazioni di massa di un vertice dell’Unione europea. Tsipras e la minoranza di sinistra, intanto, hanno fatto breccia nel cuore del loro partito che, nel 2006, sarà uno dei promotori del forum sociale europeo ad Atene, una cittadella altermondialista che abitò nel vecchio aeroporto dismesso di Glyfada per sfilare, l’ultimo giorno, nel centro di Atene nello stesso scenario in cui crescerà Syriza nella morsa della crisi prodotta dai memorandum della Bce.
Tutto questo racconta Fabio Amato che, nel frattempo, dall’esecutivo dei Giovani comunisti è passato al dipartimento esteri del Prc di cui, nel 2006, diverrà responsabile. Tra Genova 2001 e il Fse, intanto, era stata tessuta un’altra rete anche grazie al lavoro di Alexis e Amato. E’ il partito della Sinistra Europea che ebbe bisogno di un lavoro “underground” di contatti e relazioni, molti incontri si tennero proprio ad Atene, fino ad arrivare nel 2004, in un auditorium romano, al congresso di fondazione. Non a caso fu proprio Fabio Amato a proclamare l’inizio dei lavori dei 300 delegati di undici partiti. Era il tempo in cui Rifondazione comunista aveva la forza di trainare un percorso del genere vivendo un rapporto di assoluta internità a quel processo mondiale che fu chiamato movimento dei movimenti.
Dieci anni dopo, Sinistra europea è cresciuta dentro uno spazio di critica radicale alla socialdemocrazia europea, spiega Fabio Amato subito dopo l’ufficializzazione delle liste per le europee. Proprio dal Prc, nel giugno scorso, arrivò la proposta di candidare il giovane segretario di Syriza e di costruire attorno a questo l’alternativa a pratiche politiche fortemente compromesse con i processi del liberismo. Il battesimo del fuoco di Se fu proprio nel 2004 contro un Trattato costituzionale che consegnava ogni margine di azione politica alla Bce e alla Troika secondo l’idea che il mercato venga prima e sopra la politica. Ci fu un referendum in Francia e vinse il No. Dieci anni dopo, dunque, Syriza è cresciuta nel conflitto sociale contro gli effetti dei Memorandum; il Front de Gauche di Melanchon ha risultati a due cifre grazie all’internità alle lotte contro Sarkozy e la controriforma delle pensioni; Izquierda Unida, in Spagna, è cresciuta in sintonia con gli indignados e le “maree”, così vengono chiamate le masse che stanno dando vita a imponenti scioperi contro l’austerità. In Italia, continua Fabio Amato, è mancato un soggetto politico come in quei paesi ma è mancato anche il conflitto sociale. Le centrali sindacali, altrove, per quanto moderate non sono mai subalterne come in Italia.
Il partito della Sinistra europea ha un legame permanente con il Foro di San Paolo, ossia con il luogo, voluto da Lula, che mette intorno a uno stesso tavolo la sinistra latinoamericana, dal Pt alle formazioni semiguerrigliere fino ai partiti che danno vita ai governi del socialismo del XXI secolo. E a Palermo c’è il forum permanente con la sinistra dell’area del Mediterraneo. Insomma, quella relazione funziona. I partiti sono diventati 30 e ora si va alla prova delle europee nel contesto particolare della lista italiana, quella nata dall’incrocio tutt’altro che lineare tra la proposta di Se e l’ipoteca dei sei garanti. Amato non si nasconde dietro un dito. Certo che gli sarebbe piaciuto un percorso più partecipato e anche un riferimento, nel nome, alla sinistra. Ma quella di Tsipras è una candidatura antagonista a quella di Schultz e alla grande coalizione delle banche e dei partiti socialisti, popolari e liberali. C’è la possibilità di cambiare i rapporti di forza in Europa.
Consapevole dei limiti dell’operazione, lui vivrà la sua candidatura con questo spirito, come un contributo alla battaglia contro l’Europa della Troika e dell’austerità. La crisi è destinata a durare.
E Syriza italiana? E’ un percorso da fare ma l’affermazione della lista ne è un passaggio fondamentale. D’altronde qualche contraddizione ce l’avrà anche chi, come Sel, ha deciso di sostenere il candidato del Prc alla presidenza della Commissione europea. Sarà una campagna elettorale che Amato si ripropone di vivere ascoltando il più possibile e prendendo parte al conflitto. Tra le chiacchiere sull’antipolitica e la marcia a tappe forzate per la “riforma” elettorale – conclude – c’è un tema sparito dall’agenda politica, quello della giustizia sociale. Questo sarà il suo contributo alla campagna per l’Altra Europa.

Checchino Antonini
6/3/2014 www.liberazione.it

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