3 marzo 2014

14 Marzo 2014 Manifestazione Nazionale a Roma contro la Spending Review

Basta con la Spending Review!
Mentre il palcoscenico mediatico è occupato dalle vicende politiche, caduta di Letta ascesa di Renzi,  nelle stanze del Ministero dell’Economia il supercommissario Cottarelli, uomo del Fondo Monetario Internazionale incaricato di elaborare la ricetta con cui tagliare la spesa pubblica di 5 miliardi di euro nel 2014 e di complessivi 32 miliardi nei prossimi tre anni, sta raccogliendo i frutti dei 25 gruppi di lavoro che la prossima settimana presenterà al governo.
La spending review targata Cottarelli vuole fare cassa e disegnare una pubblica amministrazione con compiti ridotti e al servizio dell'impresa. Si cancella in sostanza il concetto dello stato erogatore di servizi pubblici con la cancellazione del welfare per recuperare risorse per il fantomatico ripianamento del debito pubblico, per il 90% in mano a soggetti privati.
I dipendenti pubblici sono tra le vittime sacrificali da offrire sull'altare del nuovo modello sociale tutto improntato all'ideologia del mercato; per loro esuberi, mobilità, blocco dei contratti e loro armonizzazione al livello retributivo più basso.
E mentre in Italia si taglia  nel resto d'Europa si investe in servizi sociali e nella pubblica amministrazione.
Oltre che sui dipendenti pubblici, la scure si abbatterà con particolare virulenza sulle aziende a capitale totalmente pubblico o misto pubblico/privato, sulle società cioè controllate o partecipate dagli enti locali, Regioni, Province e comuni.
Si tratta delle aziende fornitrici dei servizi pubblici locali, trasporti, luce, gas, acqua, farmacie, assistenza all’infanzia ai disabili agli anziani, tanto per citarne solo alcune, in tutto 7.065, che secondo la commissione alla Spending Review pesano ben oltre il 4% sul PIL.
Sono le stesse aziende il cui costo complessivamente negli ultimi dieci anni è aumentato del 49,2% contro il 14,9% della media degli altri paesi con rincari pesantissimi sulla spalle dei cittadini e lavoratori utenti.
Potrebbe quindi fare facile presa sull’opinione pubblica la proposta di privatizzarle, come già espresso dal Commissario, in modo da destinare il ricavato alla riduzione del debito pubblico e come ci ricorda ogni giorno la Banca Centrale Europea e con particolare veemenza Oli Renh, esponente della Commissione Europea.
Peccato che Il nostro paese abbia già conosciuto enormi processi di privatizzazione: dal 1985 al 2012 sono passate ai privati aziende pubbliche per un valore pari a 157 miliardi di euro un record tutto italiano, che ha significato la fine dell’intervento diretto dello stato in economia, con il regalo dell’Alfa Romea alla FIAT, della Telecom ai famosi capitani coraggiosi, della Soc. Autostrade alla famiglia Benetton, dell’ALITALIA ai patrioti capitanati da Colaninno, con i risultati noti a tutti: speculazioni fortunate per loro, fallimenti e migliaia di posti di lavoro distrutti, licenziamenti, degrado dei servizi e aumenti delle tariffe per tutti noi!
Ma quello che dimostra come il discorso sulle privatizzazioni nulla abbia a che fare con la riduzione del debito pubblico è dimostrato dal fatto che esso, dal 1992, anno della fase più massiccia delle privatizzazioni, al 2012 esso è passato da 850 miliardi di euro a più di 2100 miliardi!
Questi dati chiariscono il vero scopo delle privatizzazioni: dare ossigeno e soccorrere il sistema produttivo e finanziario italiano che non è in grado di  competere a livello internazionale, avendo da anni scelto di arraffare il più possibile profitti senza curarsi di rischiare in proprio, di migliorare il servizio, andando alla ricerca del facile guadagno fino al limite massimo dello sfruttamento e del basso costo del lavoro, oggi battuto su questa strada dai paesi ad economie emergenti.
Imprenditori bollettari dunque che cercano di continuare a macinare profitti là dove, senza rischi, il guadagno è certo: tutti infatti siamo costretti a pagare salatissime bollette, poiché non possiamo fare a meno dei servizi pubblici essenziali.
Alziamo la testa, impediamo che tutto questo si realizzi, partecipiamo alla prima manifestazione contro la Spending Review che l'Unione Sindacale di Base sta organizzando.

USB Unione Sindacale di Base

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