2 gennaio 2014

La complicità della politica governativa e locale con il parassitismo e l'ingordigia industriale continua a produrre drammi

Capodanno sulle barricate della crisi: le lotte per difendere i posti di lavoro
L’ultimo caso quello della Leuci di Lecco, che dopo un secolo di storia industriale ieri ha chiuso i battenti, è emblematico della crisi dell’economia reale che sta attraversando il nostro Paese e che ha lasciato sul terreno centinaia di migliaia di posti di lavoro. I dipendenti proseguiranno comunque il loro presidio permanente iniziato il 9 dicembre scorso dopo aver passato il Capodanno davanti ai cancelli della fabbrica come del resto hanno fatto a Natale. L’ipotesi è quella della riconversione dell’area, ma è tutto ancora in alto mare e il condizionale è inevitabile. La latitanza della politica è davvero drammatica. Anche se il ministero parla di 160 dossier aperti, la realtà è che si contano sulle dita di una mano quelle con esito "non drammatico".
Negli ultimi mesi 2013 sono stati firmati accordi per vicende che hanno toccato marchi storici del Made in Italy, ma per un'intesa raggiunta c'e' sempre qualche altro caso che esplode. Al ministero dello Sviluppo contano 70 vertenze archiviate, ma ne restano aperte quasi 160. Il 2014 inizia cosi' con una pesante eredita'.
La raffineria Ies di Mantova chiuderà invece il 6 gennaio mettendo fuori 300 dipendenti, tra Cig, mobilita', part-time e impiego in outsourcing, oggetto di un pre-accordo raggiunto dall'azienda con i sindacati. L'impianto verra' trasformato in un deposito di carburanti in un graduale processo che si concludera' a ottobre 2014. Il 16 gennaio e' in programma la firma al Mise, mentre le prime lettere per la Cig partiranno ad aprile. L'impianto della Ies, che nel novembre del 2007 era stata acquisita dal gruppo ungherese Mol, e' situato nella zona industriale di Frassino, nella periferia sud-est della citta' lombarda e attualmente occupa circa 390 persone. La decisione di trasformare la raffineria in un polo logistico, in sostanza un deposito, era stata annunciata dal gruppo Mol lo scorso 4 ottobre, "come conseguenza del difficile contesto economico in cui il settore della raffinazione opera in Italia". Il settore, infatti, soffre da anni una crisi che appare irreversibile, stretto com'e' tra crollo dei consumi, elevati costi gestionali e norme ambientali che favoriscono i mercati meno regolamentati come quelli dei Paesi emergenti. Tanto che nei giorni scorsi il presidente dell'Unione petrolifera, Alessandro Gilotti, aveva lanciato l'ennesimo allarme, affermando che "in Italia tutte le raffinerie sono a rischio chiusura".
Ultimo dell'anno amaro anche per gli operai dello stabilimento AndaldoBreda, a Carini: ieri i lavoratori hanno ricevuto a casa le lettere con le quali viene comunicata la cassa integrazione ordinaria. Il provvedimento, che riguarda 147 dipendenti su 153 (gli esclusi sono gli addetti in trasferta), scattera' dal 7 gennaio fino al 4 aprile; gli operai al momento sono in ferie e lo stabilimento e' chiuso da qualche giorno.
Le Rsu di Fim Fiom e Uilm annunciano iniziative di lotta a partire dal 2 gennaio; la decisione di adottare la cig non e' stata condivisa dai sindacati dei metalmeccanici. All'interno della fabbrica, che si occupa di revamping, ci sarebbero alcune carrozze ferroviarie ancora da ultimare e da consegnare a Trenitalia.
Decisamente più drammatica la situazione dei lavoratori del Café de Paris a Roma. In questi giorni per 16 di loro è arrivato il licenziamento. E' scattata subito una assemblea permanente nei lussuosi locali di via Veneto. "I lavoratori licenziati, - sottolinea la Filcams Cgil di Roma e del Lazio - per il settore merceologico di appartenenza, non sono destinatari di ammortizzatori sociali ordinari
e quindi non percepiranno, come dichiarato dalla societa', l'indennita' di mobilita' per un massimo di 36 mesi. Non potendo usufruire di tale strumento, al termine della ben piu' breve percezione dell'Aspi (ex indennita'' di disoccupazione), per questi lavoratori all'incertezza occupazionale si aggiungerebbe l'assenza totale di un sostegno economico".
Electrolux: il colosso svedese degli elettrodomestici a fine ottobre ha dichiarato 461 esuberi. Il gruppo ha in Italia 5 stabilimenti, che coinvolgono Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna e Lombardia. Gli esuberi sarebbero emersi dopo lo spostamento di linee produttive in Polonia e Ungheria. Il prossimo incontro e' fissato per gennaio a palazzo Chigi.
Ast: l'acciaieria di Terni e' tornata sotto il controllo tedesco della ThyssenKrupp, che dopo 2 anni dalla vendita se ne e' rimpossessata acquisendo la proprieta' dalla finlandese Outokumpo. Un groviglio complesso di passaggi che richiede chiarimenti, tanto che il ministro dello Sviluppo economico Zanonato, ai primi di dicembre ha spiegato: ''bisogna capire dalla Thyssen se ha un piano industriale, la convocheremo''.
Lucchini: anche a Piombino e' la siderurgia a soffrire, per garantire un futuro occupazionale e produttivo e' in via di definizione un accordo di programma, ovvero un progetto, per la riconversione del sito industriale, con oltre 2 mila dipendenti, e del porto. La citta' e' unita sotto lo slogan 'Piombino non deve chiudere' Diversi sono stati i cortei negli ultimi mesi.
Alcoa: la vicenda dello stabilimento sardo di Portovesme (circa 500 dipendenti) sarebbe vicina alla conclusione, ma la parola fine ancora non si puo' pronunciare. E' in fase di definizione il negoziato per la cessione dell'impianto alla svizzera Klesch. Un incontro e' previsto entro fine gennaio.
Irisbus: prosegue la ricerca di un nuovo progetto industriale per quella che era la fabbrica di pullman della galassia Fiat. Al ministero di via Veneto per la fine del prossimo mese si riuniranno tutte le parti interessate per fare il punto sulla situazione del sito campano di Valle Ufita, che occupava oltre 400 dipendenti, ora in cassa integrazione fino a giugno 2014.
Termini Imerese: l'ex fabbrica della Fiat, che dopo l'accantonamento di un rilancio firmato Dr Motor vede in bilico il futuro di molti lavoratori siciliani. Per ora si va avanti con il tampone della cassa integrazione in deroga, prorogata per gli 800 operai fino a giugno.
Come se non bastasse sul prossimo anno ricadono le vicende di Telecom, legate al rafforzamento del socio spagnolo Telefonica in Telco, anche se piu' volte sono state date rassicurazioni sull'occupazione. Resta da sciogliere il nodo Alitalia, il piano industriale prevederebbe 1.900 esuberi, ora bisognera' vedere quali siano le intenzioni della compagnia di Abu Dhabi, Etihad, che sembra candidata a diventare il nuovo partner. L'ad dell'ex compagnia di bandiera, Gabriele Del Torchio, nei giorni scorsi ha precisato: ''Non vogliamo lasciare a casa ne' licenziare nessuno'', un mantra che ormai si ripete stancamente da anni e che ha portato invece a migliaia di persone messe fuori.
Fabio Sebastiani
 

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