12 gennaio 2014

Gli astuti poteri forti scelgono il cavallo analizzando sempre le condizioni politiche e sociali della fase. E lo fanno con spregiudicatezza e continuità martellante, per trasformare le bugie e le faziosità in verità. Per continuare a fare affari e ottimizzarli nel tempo bisogna tenere le leve bipartisan del comando, a prescindere dalle regole della democrazia.


Un cavallo di Troia chiamato Renzi

Troia. E, di conseguenza, il Cavallo di Troia. Quello inventato dall'astuto Ulisse per prendere di sorpresa ed espugnare con l'inganno la città che da dieci anni resisteva ai greci assalitori nella omonima guerra. Lo racconta Virgilio nel suo "Eneide".
I Greci, incapaci di avere ragione della città con le armi e l'assedio, finsero di andarsene lasciando come grazioso dono un magnifico, gigantesco cavallo di legno. Esultarono gli stolti troiani, brindarono alla vittoria, fecero festa e poi andarono a dormire, senza pensiero dell'astuto Ulisse.
Il quale, dentro il cavallo, ci aveva messo un bel po' di guerrieri, che nottetempo saltarono fuori, aprirono le porte della città, fecero entrare i soldati che in quattro e quattr'otto la misero a sacco, la incendiarono, massacrarono gli abitanti (e uno degli assalitori, tale Aiace Oileo, riuscì persino a stuprare la vergine Cassandra aggrappata all'altare di Atena).        .
Beh, questo avveniva intorno al 500 prima di Cristo. Ma la mitologica storia mi è venuta in mente - d'accordo, mutatis mutandis e accantonati gli epici contesti - riflettendo un pochino su una vicenda che è di oggi-oggi, sotto i nostri occhi. Per dire, Renzi dentro il Pd.
L'astuto Ulisse ancora una volta è riuscito a farsi aprire le porte e a depositare dentro le mura il cavallinoditroia facendolo passare - suprema astuzia ulissiana - per tale Matteo Renzi. E come gli sciocchi troiani di 2.600 anni fa, ci sono cascati, lo hanno lasciato entrare.  Anzi, i babbei, lo hanno accolto come «una risorsa» mandata dagli dei. I quali dei - come si sa da tempo immemorabile - accecano chi vuole perdere. Tanto che quei poveri "ciecati" del Pd nemmeno si accorsero che il cavallo di troia se lo stavano creando addirittura con le proprie mani.
A quel tempo, primi anni Duemila, il Matteo era un "Renzi chi?". A quel tempo, non molto lontano, "Renzi chi?" era un senza arte né parte, marmottino boy scout, ex pipino, ex margheritino, ex rutellino, con alle spalle la bellezza di 11-giorni-11-di-lavoro nell'azienda di famiglia, e poi via in politica (sempre meglio che lavorare).
Ben poggiato sulle spalle del padre Tiziano, ex democristianone  di potere, ha facile carriera nei ranghi cittadini del Partito popolare e delle amministrazioni locali, diventando pure presidente della Provincia (sempre meglio che lavorare); e quando nasce il Pd naturalmente vi si iscrive.
Tuttavia continua ad essere "Renzi chi?". Poi però venne il 2009, la corrida Pd ha in palio il nuovo sindaco di Firenze, una gran bella poltrona. I "ciecati" dagli dei, trainati da quel Veltroni soprannominato "I care", avevano nel frattempo trasformato l'ex partito solido-solido in partito liquido-liquido; inventato le primarie di partito aperte a tutti; e mandato in campo quattro candidati Pd in gara contrapposta tra loro: il Lapo Pistelli sponsorizzato da Veltroni; la Daniela Lastri  sponsorizzata dai seguaci di Livia Turco; il Michele Ventura sponsorizzato da D'Alema-Bersani; l'Eros Cruccolini sponsorizzato da Claudio Fava. I quattro Pd tutti insieme - "solo" tutti insieme - totalizzano intorno al 61%. Ma dentro le mura c'è il cavallino di troia Renzi, sponsorizzato da tutta l'area moderata-margheritina-cattolica, il quale così si becca - da solo - il 40,52%.
Il colpo è riuscito. Gli altri quattro, uno per uno, sono battuti, lui ha vinto. È  nato il "sindaco di Firenze".
Con il cavalloditroia Renzi dentro le mura, può quindi iniziare e proseguire la devastazione; rottamati e asfaltati giacciono in centro e in periferia, teste cadono, elettori si perdono a milioni e iscritti a centinaia di migliaia, l'Alieno è al comando.
E a differenza di 2600 anni fa, non c'è stato nemmeno bisogno dell'astuto Ulisse.

Maria R. Calderoni
12/01/2014 www.liberazione.it

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