28 dicembre 2013

Nell'Europa dei banchieri e dei politici mercenari al servizio dei potenti dell'industria e della finanza, tutto ciò che a che fare con la salute e la sicurezza sul lavoro è stato bloccato


Sicurezza sul lavoro: il bulldozer dell'Europa
 Bloccare tutte le nuove regole e demolire le attuali tutele. Questo l’obiettivo del programma Refit già approvato dalla Commissione Ue. "Troppi lacci danneggiano le imprese", dicono da Bruxelles. E questo è solo l'inizio
Il programma Refit lanciato dalla Commissione europea è un attacco molto pericoloso ai diritti dei lavoratori. La stampa non ne fa menzione. Il silenzio dei nostri politici nazionali ed europei è assordante. Di fronte, c’è un governo dell’Unione che annuncia che sta per bloccare tutte le nuove norme in materia di salute e sicurezza sul lavoro, dicendo che ci sono già troppe regole, che tutte le norme di sicurezza destinate a proteggere i lavoratori stanno danneggiando le imprese. Troppi oneri amministrativi. Troppi costi. Così è stato bloccato tutto il lavoro preparatorio svolto da esperti, funzionari e parti sociali. Ed è solo l’inizio, perché la Commissione sta cercando di vedere come liberarsi anche delle norme esistenti. Così i datori di lavoro avranno molta più libertà d’azione, senza essere gravati dagli adempimenti in materia di prevenzione.
Ecco la soluzione per tirarci fuori dalla crisi. Così si può riassumere ciò che il 2 ottobre 2013 ha annunciato José Barroso, presidente della Commissione Ue, durante il vertice europeo dei capi di Stato e di governo, ottenendo una risoluzione che approva questa linea e lo invita ad avanzare proposte concrete. Il primo ministro britannico, David Cameron, ha colto l’occasione per mettere su uno spettacolo per le telecamere, e la stampa del Regno Unito ha salutato il suo trionfo: è riuscito a frenare la fame di Bruxelles per la regolamentazione! Questo perché, internamente, la demolizione delle norme europee è come una manna dal cielo per i conservatori britannici. Il governo dei Paesi Bassi ha reagito allo stesso modo, perché uno degli obiettivi previsti negli accordi di governo è quello di ridurre il numero delle norme europee. Così, per il suo spettacolo, il primo ministro del Regno Unito ha potuto contare sulla compagnia di Barroso e del primo ministro olandese Rutten, del cancelliere tedesco Angela Merkel e del nostro Letta. Hanno preso le distanze solo il premier belga Di Rupo e François Hollande.
Nel frattempo, l’intera macchina dell’Europa è a un punto fermo in materia di sicurezza sul lavoro. E ci sono crescenti movimenti in corso per avviare una retromarcia. La comunicazione ufficiale da parte della Commissione, nota come “Refit”, si riferisce alla necessità di riadattare la normativa Ue per rendere l’economia europea più dinamica e per “eliminare i ben noti ostacoli amministrativi che stanno fermando i datori di lavoro dal creare nuovi posti di lavoro”. L’ascia si è abbattuta sulla legislazione della sicurezza sul lavoro. Barroso ha fatto sapere che la sua Commissione non avrebbe portato avanti altre eventuali nuove norme in tale materia. Il testo fa esplicito riferimento all’accordo raggiunto recentemente tra le parti sociali sulla prevenzione nell’attività dei “saloni di bellezza” (parrucchieri ecc.), che avrebbe dovuto essere presentato al Consiglio dei ministri Ue per diventare vincolante. Non si tratta solo di parrucchieri.
Tutto ciò che a che fare con la salute e la sicurezza sul lavoro è stato bloccato. Anche la proposta avanzata delle unità competenti della Commissione, volta, su consiglio degli esperti e delle parti sociali, a migliorare la regolamentazione sugli agenti cancerogeni, non sarà adottata. Il suo scopo era quello di garantire che le norme di protezione dei lavoratori contro le sostanze cancerogene si applicassero anche a quelle in grado di provocare malformazioni genetiche (agenti mutageni e tossici per la riproduzione). Si era inoltre cercato di aggiungere 22 nuove sostanze all’elenco dei soli tre cancerogeni per i quali attualmente esistono norme europee vincolanti, in termini di concentrazioni massime nell’aria sul posto di lavoro, e di classificare anche le fibre ceramiche in questa categoria. Così come per la silice cristallina, che è la ragione per cui la sabbiatura provoca il cancro, come era già stato proposto undici anni fa dal panel europeo di esperti in quel campo.
L’inserimento nella lista nera delle sostanze cancerogene riguardava anche il tricloroetilene (un solvente ampiamente utilizzato per processi come la sgrassatura e pulitura a secco), i gas di scarico dei motori diesel o il cloruro di vinile. Niente di tutto questo. I datori di lavoro devono poter avere più libertà nell’attività imprenditoriale, mentre le misure di questo tipo sono un freno alle aziende. Il risultato è che tutto è a un punto morto. Altre proposte sono state ugualmente bloccate. Norme europee erano in preparazione con l’obiettivo di ammodernare la vecchia direttiva sul lavoro al videoterminale e per fare qualcosa per le cause più comuni di malattia professionale: i disturbi muscolo-scheletrici dovuti a lavoro troppo faticoso o a sforzi ripetuti.
Non se ne farà nulla. Né ci saranno eventuali nuove regole europee per i retrovisori da installare sui vecchi camion per eliminare il “punto cieco”, che determina tanti incidenti stradali. Niente sul fumo di tabacco nei luoghi di lavoro, né sull’inquinamento del suolo. Il settore della pesca aveva raggiunto, come i parrucchieri, un accordo sulle misure di sicurezza. Anche la loro iniziativa è stata fatta fallire. La Commissione non ha solo messo uno stop alle nuove regole: vuole anche rivedere l’intera legislazione europea in materia di sicurezza in modo da eliminare molti adempimenti di prevenzione. Per fare questa operazione, essa prevede di basarsi su una procedura di valutazione, ai fini della quale tutti gli Stati membri devono presentare le loro relazioni sull’applicazione della normativa entro la fine del 2013. E sembra già affare fatto.
La Commissione europea, con Refit, ha annunciato anche altre iniziative per limitare o abolire le norme europee in molte altre aree, come la parità di trattamento per i lavoratori temporanei, le norme in materia di pubblicazione dei bilanci annuali e quelle in materia d’informazione e consultazione dei lavoratori in caso di licenziamenti di massa. O la “direttiva Renault”, che impone ai datori di lavoro di informare e consultare i lavoratori in anticipo in occasione di importanti modifiche nell’organizzazione del lavoro. Interventi di questo tipo rendono l’Europa sociale più lontana che mai.
La Confederazione europea dei sindacati ha già lanciato una campagna di manifesti, con cui chiede ai deputati e ai candidati alle prossime elezioni europee di far conoscere la loro posizione. Sono, o non sono, a favore di bloccare le normative europee in materia di sicurezza sul lavoro? Sono o non sono in favore di accordi vincolanti europei tra datori di lavoro e lavoratori, a partire da quelli per i parrucchieri e i pescatori? Vogliono o no respingere le proposte inglesi di abolire la valutazione scritta del rischio per le piccole e medie imprese?
Vogliono estendere le norme di protezione dei lavoratori contro le sostanze cancerogene alle sostanze che causano malformazioni genetiche? Vogliono o no ascoltare i consigli degli esperti di sicurezza europei che cercano di aumentare il numero di sostanze classificate come cancerogene, o stanno seguendo i datori di lavoro che stanno optando per un blocco per motivi economici? La battaglia è quella di fare in modo che tali temi, centrali per i lavoratori e per i cittadini europei, entrino a far parte della discussione nella prossima campagna per le elezioni europee.

Diego Alhaique
direttore scientifico di 2087
27/12/2013 Fonte: rassegna.it
 
 

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