2 dicembre 2013

Berlusconi perde il seggio senatoriale ma lascia una pesantissima eredità e il berlusconismo, quindi, ha trovato un suolo molto fertile, ha attecchito e si è sviluppato in modo esponenziale in una realtà nazionale che ormai (già) contava ben pochi poeti, santi e navigatori!

Alcune considerazioni sui fatti del 27 novembre scorso.


All’indomani del 27 novembre, in attesa che il rosso del semaforo volgesse al verde, così mi sentii apostrofare: ” Adesso sarete contenti, voi comunisti, o no” ?
A rivolgermi la domanda era stato un mio conoscente di vecchia data; “berlusconiano” da sempre!
Le sollecitazioni “sonore” di quanti ci seguivano - al segnale di via libera - m’impedirono di replicare.
A lei. Sig. Mario Rossi, se avessi potuto, avrei risposto quanto segue.
No! Dal mio punto di vista, non c’è nulla di cui rallegrarsi. A prescindere dal fatto che, come peraltro lei ben sa, non sono mai stato comunista - né Pds, né Ds e nemmeno Pd - ma solo un tenace e fiero oppositore politico di Silvio Berlusconi, la decadenza dal Senato della Repubblica del suo “Unto del Signore” era un atto dovuto.
Piuttosto, penosi sono stati i tempi necessari affinché ciò, alla fine, si realizzasse.    
Si è trattato, in sostanza, dell’ennesimo autogol - in termini di “immagine” e credibilità internazionale - che il nostro Paese è stato costretto a incassare.
Perché, come a lei noto - grazie all’attenzione con la quale mi risulta lei segua le vicende politiche dei nostri partner internazionali - l’ennesimo “caso” Berlusconi si è protratto per oltre tre mesi dal giorno della sentenza della Corte di Cassazione; ben oltre quei due/tre giorni che avrebbero - di norma - preceduto le “dimissioni volontarie” di qualsiasi altro esponente politico europeo destinatario di una sentenza della magistratura. 
Certo, il tedesco Guttenberg - che si dimise da ministro della difesa e, addirittura, rinunciò al mandato parlamentare, perché accusato di aver copiato parte della tesi di laurea - avrebbe, al limite, potuto limitarsi a chiedere scusa. Lo stesso ministro dell’istruzione Schavan, al quale l’università di Dusseldorf revocò la laurea, perché accusato della stessa “trasgressione”, avrebbe potuto sostenere che si trattava di accanimento politico nei suoi confronti per fatti - accaduti venti/trent’anni prima che “scendesse in campo” - che nulla avevano a che vedere con le sue attuali (grandi) responsabilità politiche.
In più, lei mi dirà: ” Quanti sono, in Italia, quelli che non hanno copiato almeno un capitolo della tesi di laurea; cosa vuole che rappresenti un per uno statista alle prese con problemi quali la globalizzazione, la crisi economica, la riforma costituzionale e - perché no - della giustizia”? “Suvvia, preoccupiamoci, piuttosto, dei milioni di giovani disoccupati, dell’Imu e della riduzione delle tasse; altro che bunga bunga”!
Ha perfettamente ragione, concordo pienamente; soprattutto perché, nel frattempo, sono trascorsi vent’anni e, rispetto a questi temi, siamo ancora agli slogan del ’94!
Però - egregio signore - prima di affrontare il merito della questione, vorrei cogliere l’occasione per chiarire un punto - relativamente a quelli che lei (benevolmente) definisce - che ritengo fondamentale.
In effetti, si tratta di un aspetto che non ha nulla a che vedere con le disavventure giudiziarie di Berlusconi, ma rappresenta un argomento ricorrente che è opportuno chiarire una volta per tutte.
In questo senso, personalmente, sono assolutamente contrario a condividere il senso di “giustificazionismo” che sottintende il riferimento ai c.d. “errori di gioventù”.
Giusto per fare un esempio: lei (certamente) ricorderà il riferimento agli “errori di gioventù” che, primo fra tutti, Luciano Violante richiamò - all’atto del suo insediamento alla presidenza della Camera - nel riferirsi ai “giovani” che avevano aderito alla Repubblica di Salò.
Ebbene, io dissento in modo assoluto.
Da democratico e antifascista, ritengo che fra quanti (volontariamente) aderirono alla R.S.I. nessuno possa essere assolto e giustificato in virtù della giovane età; quasi che essa rappresentasse un’attenuante rispetto alla volontà di continuare a sostenere la dittatura. Non la considero tale perché, in quegli stessi giorni, successivi all’8 settembre ‘43, tanti altri giovani - loro coetanei - operarono una scelta diversa; preferendo la deportazione in Germania al perdurare del regime fascista! Tra questi, mio padre Ugo, nato nell’agosto del ’21 e tornato dalla prigionia dopo oltre due anni.
Quindi, immagini quali e quante attenuanti io sia disponibile a concedere in considerazione dei c.d. “errori di gioventù”.
Riprendendo la sua domanda.
Sono (solo) lieto del fatto che l’applicazione della legge Severino abbia evitato - non so fino a quando - un’ulteriore dimostrazione dello stato pietoso nel quale ormai versano le nostre Istituzioni repubblicane.
In effetti, dopo il “cappio” sventolato nell’aula di Montecitorio e la mortadella ingurgitata a Palazzo Madama - senza dimenticare le veline, ballerine e perfino “badanti”, assurte al rango di deputati e senatori, nonché l’affascinante “igienista dentale” catapultata nel Consiglio regionale della Lombardia - rendersi ancora complici di un “delinquente abituale”, condannato dalla Cassazione per uno fra i più spregevoli dei reati, soprattutto se perpetrato da un politico nel pieno esercizio delle sue funzioni, sarebbe stato l’ultimo atto di uno spettacolo indegno.
Perfino per la nostra (ormai decadente) democrazia.
Perché, veda Rossi, il punto è che il 27 novembre potrà anche essere ricordato come il giorno della “caduta” di Berlusconi - nel senso della perdita dell’immunità - ma, purtroppo, non (anche) come quello della nostra “resurrezione” civile e morale.
Lei, certo, è affranto da quanto successo; ma non disperi, io temo - infatti - che non si possa liquidare il tutto in termini di semplice “parentesi”.
In effetti, Berlusconi perde il seggio senatoriale ma lascia una pesantissima eredità.
I circa venti anni di berlusconismo hanno trasmesso un messaggio culturale e realizzata una pratica politica che, a mio avviso, hanno intossicato l’Italia; ben oltre quanto prodotto nel corso di quell’altrettanto vergognoso “ventennio” della storia del nostro Paese.  
Se non altro, dopo l’aprile del ’45, trovare un italiano che dichiarasse di essere stato fascista equivaleva alla classica ricerca di un ago in un pagliaio!
Il nuovo Centrodestra, invece, anche senza Berlusconi, è (sostanzialmente) la fotocopia del precedente e le piazze d’Italia continuano a essere invase da soggetti che paiono inneggiare a una loro ideale sub-cultura quando denigrano i senatori a vita - tra cui ben due premi Nobel - recentemente nominati da Napolitano.
A prescindere dal fatto che nulla vieterà, in futuro, al cavaliere di Arcore - in attesa che, almeno per rispetto nei confronti degli altri Cavalieri del lavoro e in ossequio alla legge 194/86, sia privato anche dell’onorificenza - di continuare a svolgere ancora attività politica (Grillo docet).
D’altra parte, perché sorprendersi? Lei ricorderà il truce Storace alludere alla senatrice Montalcini - anche lei premio Nobel - come a una “Vecchia rimbambita” e quello “statista” di Bossi aggiungere: ”E’ molto meglio Scilipoti di quella là”.
In sostanza - per tornare al punto - ho sempre considerato il (ricorrente) riferimento alla c. d. “società civile” un mero espediente per carpire la buona fede di quelli che, in numero sempre più ridotto, ancora continuano a frequentare i seggi elettorali. Da questo punto di vista, ritengo un vero e proprio “falso ideologico” sostenere - oggi più che mai in passato - una presunta differenziazione tra elettori e “eletti” del nostro Paese.
Se, come sosteneva Gaetano Cascino (2007; “Che cos’è la società civile”?), i componenti la società civile devono essere in possesso di due pre/requisiti: appartenere a una società ed essere forniti di civiltà (genericamente vivere all’interno di una collettività rispettandone i codici di comportamento), con consapevole brutalità, dichiaro di considerare arduo - se non impossibile - che le due condizioni abbiano mai rappresentato patrimonio comune alla stragrande maggioranza dei nostri connazionali!
Perciò, come già sostenuto in altra occasione, se è con il cuore affranto che occorre rilevare che il nostro Paese continua a essere la patria delle stragi (irrisolte) di Stato, del più alto tasso in Europa di evasione previdenziale e, soprattutto, fiscale, dei condoni indiscriminati, degli abusi edilizi, dell’occultamento dei rifiuti tossici, delle “mazzette” e delle “raccomandazioni” e di chissà quant’altro, è con lucida consapevolezza che andrebbe evitato di continuare a immaginare che i nostri rappresentanti politici siano qualcosa di diverso rispetto a quello che è il riflesso della società in cui sono in tanti a svolgere un ruolo tutt’altro che “civile”.
Il berlusconismo, quindi, ha trovato un suolo molto fertile, ha attecchito e si è sviluppato in modo esponenziale in una realtà nazionale che ormai (già) contava ben pochi poeti, santi e navigatori!
In questo contesto, il modus vivendi della politica ha finito per essere rappresentato e condizionato dagli “affari” e da innumerevoli ed evidentissimi conflitti d’interessi; non tutti e non solo riconducibili a Berlusconi.
La “società civile” si è adeguata e, contemporaneamente, ha espresso - in termini di soggetti e operatori politici - quello che aveva da offrire. Si trattava, caro Rossi, di un gatto che “si mangiava la coda”!
Oggi, però, rileviamo una serie di aggravanti.
Erano già tanti gli italiani senza alcun senso dello Stato e votati a un’esistenza che sarebbe eufemistica considerare para-illegale. Dal ’94 a oggi, sono diventati tantissimi coloro che hanno condiviso con Berlusconi un insopportabile spregio delle istituzioni, l’insofferenza alle regole, una costante e sostanziale “derubricazione” delle responsabilità personali - anche di fronte a reati molto gravi - e un palese superamento di qualsiasi principio etico e morale.
Quale altro significato assegnare, altrimenti - egregio signore - a un ventennio nel corso del quale, a parte brevi periodi contrassegnati, per modo di dire, da governi di Centrosinistra, i vari esecutivi guidati da Berlusconi hanno trascorso gran parte del loro tempo a occuparsi di leggi ad-personam e di provvedimenti che alimentavano sempre più i suoi (già) vistosi conflitti d’interessi, piuttosto che porre mano a interventi strutturali tesi a risolvere i problemi che lei prima richiamava: in primis disoccupazione e reale diminuzione delle tasse?
E cosa dire rispetto agli anni che saranno necessari per riconquistare quella stima e quella credibilità internazionale - peraltro, mai eccessivamente ampie - totalmente azzerate e ridicolizzate dalle tante performance dell’ex senatore?
Quando saremo nella condizione di non vergognarci più per il “cucù” alla Merkel nel 2008, il gesto delle tanto italiche “corna” sfoderate in occasione del vertice Ue del 2002, il parere espresso sul neo eletto Obama “Giovane, bello e anche abbronzato”, nonché l’impareggiabile figuraccia rimediata - nel 2009 a Washington - attraverso un gesto di palese e sguaiato apprezzamento nei confronti di Michelle Obama?
Senza dimenticare la vera e propria “perla”, evidentemente “dal sen fuggita”, della famosa (e infausta!) dichiarazione attraverso la quale - presso la sede dell’Accademia della Guardia di Finanza - esprimeva solidarietà agli evasori: “Se lo Stato mi chiede il 50 per cento, mi sento legittimato a evadere per quanto posso la sua richiesta”!
Dissento assolutamente, quindi, con coloro che - come Rossella Guadagnini, attraverso “Micromega on-line” - ritengono che la giornata del 27 novembre sia da considerare: “Storica, perché segna anche una nascita, quella della terza Repubblica. Se si cercava un principio, un nuovo inizio, un’uscita da tunnel buissimo di questi ultimi venti anni, ora una data c’è. Qualcosa è davvero cambiato”.
Nessun trionfalismo allora, ma tanta, tanta attenzione e preoccupazione per il futuro. A partire dallo sconfortante spettacolo offerto dai nuovi, inenarrabili, alleati di Letta junior.
Sono convinto, Sig. Rossi, che anche lei, da sempre fedele sostenitore di Berlusconi e dei dirigenti a lui più vicini, abbia difficoltà a indicare un solo motivo per il quale un “comunista” come me dovrebbe ritenete l’Angelino Alfano e lo Schifani, “post Berlusconi”, politicamente affidabili e diversi - se non per il colore della cravatta - dagli autori dei rispettivi “Lodi” salva/Berlusconi e “ammazza processi” degli anni scorsi. Tra l’altro, purtroppo, di là da quelle poche centinaia di persone che mercoledì 27 sostavano dinanzi a Palazzo Grazioli - con cartelli che riproducevano un parallelo infamante tra uno statista del livello di Aldo Moro (prigioniero delle Br) e un pregiudicato, plurindagato anche per l‘infamante reato di sfruttamento della prostituzione minorile - sono ancora in tanti disponibili a ritenere Ruby “rubacuori” una nipote di Mubarak e considerare Vittorio Mangano (lo “stalliere” di Arcore) un eroe!
Si consoli, però - caro amico - fino a quando le sorti degli oppositori di Berlusconi saranno affidate al primo “giovin signore” di passaggio - altrettanto dotato dell’ineguagliabile dote dei“venditori di tappeti” - sarà difficile che i cosacchi arrivino a “Passeggiare in San Pietro”!
Gli italiani, si sa, se non più - santi, poeti e navigatori - continuano ad avere la memoria “corta” e a comportarsi, spesso, da “utili idioti”.                    

Renato Fioretti
Collaboratore redazionale di Lavoro e Salute
1/12/2013

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