1 novembre 2013

L'omicidio dei lavoratori e il femminicidio sono l'altra faccia della repressione di questo stato di cose presenti. Entrambi i crimini sono gli strumenti più subdoli dei poteri legali e illegali, complici nella repressione dei diritti alla vita. E sul piano politico continua, senza soluzione di continuità, il pianificato processo politico e giudiziario verso la dittatura in tempo di democrazia formale. Pare il disegno P2

Se 10 morti sui luoghi di lavoro in due giorni vi sembrano pochi 

Con i 5 morti sui LUOGHI DI LAVORO registrati oggi siamo all’incredibile numero di 10 lavoratori morti in due giorni. Le vittime di oggi sono in Puglia, in Lombardia, in Abruzzo, in Campania e nel Molise. Le tragedie colpiscono diverse categorie: l’edilizia, il turismo, l’agricoltura e l’industria.  Dall’inizio dell’anno sono documentati 495 lavoratori morti per infortuni sui luoghi di lavoro e oltre 1000 (stima su percentuali rispetto ai morti sul lavoro che ogni anno si rilevano costanti con variabili del 50/55% sul totale delle morti) se si aggiungono i morti sulle strade e in itinere. Dal 1° gennaio 2008 giorno d’apertura dell’Osservatorio sono stati registrati 3583 morti sui LUOGHI DI LAVORO comprese le vittime morte anche molto tempo dopo a causa dell’infortunio. Con le morti sulle strade e in itinere si arriva a superare le 7200 vittime d’infortuni mortali.Un’autentica carneficina, mentre le statistiche “ufficiali” danno molto meno morti. La politica potrebbe fare moltissimo, e con poche risorse, per far diminuire drasticamente questo fenomeno che ci vede primi in Europa in questa triste classifica e dove i morti sono mediamente un terzo di quelli italiani. L’Osservatorio registra tutti i “morti sul lavoro” e non solo quelli che dispongono di un’assicurazione. Moltissime vittime lavoravano in “nero”e alcune categorie non sono considerate “morti sul lavoro” solo perchè hanno assicurazioni diverse.

Fino ad oggi Il 39 % sono morti lavoratori dell’ agricoltura dei quali, tantissimi schiacciati dal trattore. Il 22,2% in edilizia, il 16,6% nei servizi, il 5,9% nell’industria (compresa la piccola industria e l’artigianato), il 5,4% nell’autotrasporto, molti altri morti sono in altre categorie che sono percentualmente più basse.

Nel 2012 sono morti 1180 lavoratori (stima minima) di cui 625 SUI LUOGHI DI LAVORO ( tutti documentati). Si arriva a superare il numero totale di oltre 1180 vittime se si aggiungono i lavoratori deceduti in itinere e sulle strade che sono considerati giustamente, per le normative vigenti, morti per infortuni sul lavoro a tutti gli effetti. L’Osservatorio considera “morti sul lavoro” tutte le persone che perdono la vita mentre svolgono un’attività lavorativa, indipendentemente dalla loro posizione assicurativa e dalla loro età.

Non sono segnalati a carico delle province i lavoratori morti sul lavoro che utilizzano un mezzo di trasporto e i lavoratori deceduti in autostrada: agenti di commercio, autisti, camionisti, ecc.. e lavoratori che muoiono nel percorso casa-lavoro / lavoro-casa. La strada può essere considerata una parentesi che accomuna i lavoratori di tutti i settori e che risente più di tutti gli altri della fretta, della fatica, dei lunghi percorsi, dello stress e dei turni pesanti in orari in cui occorrerebbe dormire, tutti gli anni sono percentualmente dal 50 al 55% di tutti i morti sul lavoro. Purtroppo è impossibile sapere quanti sono i lavoratori pendolari sud-centro nord, centro-nord sud, soprattutto edili meridionali che muoiono sulle strade percorrendo diverse centinaia di km nel tragitto casa-lavoro, lavoro-casa. Queste vittime sfuggono anche alle nostre rilevazioni, come del resto sfuggono tanti altri lavoratori, soprattutto in nero o in grigio che muoiono sulle strade. Tutte queste morti sono genericamente classificate come “morti per incidenti stradali”

Le province con più di 5 morti sui luoghi di lavoro e numero totali delle morti sui luoghi d lavoro nelle regioni

Genova 16 morti (Liguria 21). Roma 11 (Lazio 22). Brescia 14, Milano 12, Pavia 7, Bergamo e Como 6, Sondrio 5 (Lombardia 63). Torino 12, Cuneo 10 (Piemonte 31). Chieti 10, Pescara 5 (Abruzzo 21). Foggia 12, Bari 7, Taranto 5 (Puglia 29). Cosenza 11 (Calabria 23). Palermo 10, Messina 8, Trapani 8, Agrigento 7, Ragusa 5 (Sicilia 44). Bologna 8, Modena e Parma 6, Reggio Emilia 5 (Emilia Romagna 38). Verona 8, Padova e Treviso 6. Venezia e Rovigo 5 (Veneto 37). Salerno 12, Napoli 8, Avellino 6 (Campania 32). Cagliari 7 (Sardegna 13). Perugia 11 (Umbria 12), Ancona 8 (Marche 19), Trento 6 (Trentino Alto Adige 9) Pistoia 6, Siena 5 (Toscana 26), Friuli Venezia Giulia 8, Basilicata 4, Molise 5, Val D’Aosta 0.
 
Carlo Soricelli
31 ottobre 2013
 
http://cadutisullavoro.blogspot.it/

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