14 novembre 2013

Attualità tragica a Torino sulla scia dello scandaloso intervento del ministro Cancellieri a favore dei potenti. Dopo l'ennesimo episodio di suicidio in carcere, ho inviato una lettera aperta a tutti i consiglieri regionali per richiamarli alle loro responsabilità data la gravità della situazione. Eleonora Artesio, Consigliera di Rifondazione Comunista nel Consiglio Regionale del Piemonte. Torino, 11 novembre 2013

Don Rigoldi, Cancellieri e la cruna dell’ago

Il caso “Cancellieri/Ligresti” è solo l’ultima “grana” - in ordine di tempo - per il giovane Letta.

In sostanza, però, potrebbe (tranquillamente) rientrare tra quegli incidenti di percorso in cui i nostri politici riescono a raggiungere i più alti livelli di “acrobazia intellettuale”. Leggasi l’equiparazione dello stesso alla telefonata di Berlusconi a favore della minorenne Ruby - con corrispondente “derubricazione” delle indebite pressioni esercitate dall’allora primo ministro - piuttosto che alle (ineccepibili) dimissioni di Josefa Idem.

Resterebbero, agli atti, le proteste del Movimento 5 Stelle e un timido accenno di (flebile) protesta: “Vorrei, ma non posso”, di qualche esponente Pd!

In questo contesto, quella che - oggettivamente - appare del tutto inopportuna è la strenua difesa della Cancellieri operata da don Gino Rigoldi (cappellano dell’Istituto penale per minorenni Beccaria).

Una “filippica” - quella pubblicata attraverso il “Corriere” - che, a mio parere, è assolutamente fuori luogo; nella forma, quanto nella sostanza.

Infatti, se è difficile non essere d’accordo con don Rigoldi quando:

a)     contesta coloro i quali ritengono che sia possibile “Stabilire in Terra il perfetto mondo di Dio o della Dea Ragione, un paradiso nel quale nessuno si ammala, nessuno sbaglia, nessuno muore”;

b)    afferma che: “ Forse in un universo parallelo ci sono altri sistemi di riferimento, ma nel nostro pare che la vita si determini nello spazio che si crea tra il tutto e il nulla”. 

Tutt’altro che condivisibile è ciò che ne consegue!

La sua ferma presa di posizione a favore del ministro Cancellieri relativamente al contenuto della telefonata (intercettata) ai Ligresti .

Tra l’altro, l’emerito sacerdote addebita ai contestatori un assioma che è assolutamente infondato.

Infatti, rispetto all’affermazione secondo la quale: “Coloro i quali contestano intervento del ministro lo fanno perché ritengono che non basti intervenire in aiuto di uno, cento o mille detenuti. Non è possibile operare in favore di tutti? Allora è meglio non occuparsene”, è appena il caso di evidenziare che nessuno - tra i pochi che si sono spinti fino a chiedere le dimissioni della responsabile della Giustizia - si è mai espresso in questi termini.

Per di più, secondo don Rigoldi, il protestare contro l’intervento a favore di un “ricco”, equivale a “un’orgia dell’invidia”; mentre il rilevare che il figlio della Cancellieri è stato un dipendente di Ligresti - liquidato, dopo appena un anno di servizio, con una ragguardevole “buonuscita” - rappresenta “l’esaltazione della maldicenza”!

L’articolo si conclude, in sostanza, con le lodi all’impegno e alla determinazione del ministro nel migliorare le incivili condizioni dei detenuti italiani.

“A tale proposito, basta leggere il testo della legge, superficialmente chiamata . Si parla finalmente di pene alternative e di lavori di pubblica utilità; non solo di scarcerazioni anticipate”.

Che cosa dire?

Cominciando dalla fine: la sensazione è che don Rigoldi abbia trascorso all’estero - se non su Marte - gli ultimi trenta/quarant’anni della sua vita.

Infatti, tutti sanno - tranne quelli che fingono di non sapere - che la storia e le cronache della politica italiana, in tema di giustizia, sono ingolfate dalla “concretezza”, “competenza” e “determinazione” di coloro i quali si sono avvicendati - dal 14 luglio del 1946 a oggi - nelle funzioni di Guardasigilli!

Al riguardo, per le opportune verifiche di efficienza, sarebbe sufficiente fare un elenco dei provvedimenti di clemenza collettiva - condoni, amnistie e indulti - succedutisi negli ultimi anni per fare (appunto) fronte alla carenza di concretezza/competenza e determinazione nell’immaginare e produrre soluzioni capaci di coniugare certezza della pena, sicurezza dei cittadini, dignità dei reclusi e, soprattutto, parità di diritti!

Fatto strano è che ciò non risulti a un qualificato e attento “addetto ai lavori” che, immagino, svolga - anche - funzioni di educatore.

Per quanto attiene, invece, all’accusa rivolta a chi accusa la Cancellieri, di essere stata per lo meno improvvida nell’intervenire “personalmente” a sostegno di una Ligresti detenuta, ho già evidenziato che - contrariamente a quanto sostenuto da don Rigoldi - nessun oppositore ha mai immaginato di dichiararsi contrario a provvedimenti che non coinvolgessero (necessariamente) la totalità della popolazione carceraria italiana. 

Al ministro è stata contestata, piuttosto, una “debolezza affettiva” alias “deficit istituzionale”, nel momento in cui ha ritenuto opportuno intercedere - in nome di un’amicizia personale - nei confronti dell’amministrazione cui è delegata, al fine di sostenere un singolo.

Certo, si trattava di sollecitare l‘adozione di un provvedimento “umanitario” rispetto al quale non esistono differenze di valutazione né classi di merito; ricchi o poveri, per dirla alla Rigoldi.   

Il punto, però, è proprio questo: il ministro, don Rigoldi e tutti coloro che si sono abbandonati (ancora in queste ore) a un incondizionato giustificazionismo - dal Presidente del Consiglio ai suoi sodali Pd/PdL - ritengono normale che un ministro interceda personalmente per sostenere la causa - fosse anche “umanitaria” - di un soggetto al quale è legata da antichi (noti e consolidati) vincoli di amicizia?

Un minimo di “accortezza istituzionale” non avrebbe dovuto suggerire alla Cancellieri di non intervenire di persona?

Un “pizzico” di rispetto del ruolo che svolge non avrebbe dovuto suggerirle che usare la propria influenza per un’amica è un conto; intervenire a sostegno di un qualsiasi Sig. Rossi (o, perché no, del Sig. Cucchi di turno) è tutt’altra cosa?

O possiamo considerare estesa a tutti i familiari dei reclusi nelle carceri italiane, extracomunitari compresi, la possibilità di interloquire direttamente con il ministro affinché - con altrettanta solerzia e sollecitudine - intervenga, presso la sua amministrazione, per tutelare il diritto alla salute di tutti i suoi “ospiti”?

Per quanto riguarda, invece, la considerazione secondo la quale - a parere di don Rigoldi - altri, tra coloro che criticano l’operato della Cancellieri, lo fanno (solo) perché macerati dall’invidia, rispetto all’ingente patrimonio della famiglia Ligresti, è solo il caso di rilevare che - stando alle cronache degli ultimi anni - i rapporti tra le famiglie Ligresti e Cancellieri non si sono limitati a “Una celeste corrispondenza di amichevoli sensi”!

Tra l’altro, in definitiva, a don Rigoldi, che dichiara “non essere un esaltatore delle ricchezze materiali se non vengono almeno in parte impiegate per aiutare quelli meno fortunati” e, contemporaneamente, addebita invidia e maldicenza a coloro i quali contestano un favore “tra ricchi”, sarebbe il caso di rammentare - se non si trattasse di un ministro di Dio - che: ”E’ più facile che un cammello passi per una cruna di un ago che un ricco entri nel Regno dei Cieli”!

Renato Fioretti
collaboratore redazione di Lavoro e Salute
06 novembre 2013

Nessun commento: