27 ottobre 2013

Lavoro, in 6 milioni a casa: scoraggiati e disoccupati, molti sono giovani. Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista: “Cosa aspetta il governo a fare il piano per il lavoro? Con ogni evidenza le risorse ci sono, basta prenderle dai ricchi con una patrimoniale, mettendo il tetto a stipendi e pensioni e toglierli alla rendita, obbligando la Banca d’Italia a partecipare alle aste dei titoli di stato per tenere bassi i tassi di interesse da pagare sul debito. In questo modo si potrebbero recuperare oltre 80 miliardi all’anno per fare lavori utili come il riassetto idrogeologico del territorio, la valorizzazione del patrimonio storico italiano, per riqualificare gli acquedotti che perdono, la riconversione ambientale dell’economia, la bonifica delle aree inquinate, il potenziamento di sanità, istruzione ed assistenza pubbliche. Due milioni di posti di lavoro in tre anni sono un obiettivo del tutto ragionevole, se il governo lo volesse”.

Sei milioni senza lavoro, tra disoccupati, inattivi e scoraggiati

Sei milioni. E' la spaventosa cifra delle persone senza lavoro, tra scoraggiati, Inattivi e disoccupati veri e propri. Sono quelli che l'Istat cataloga come «potenzialmente impiegabili» nel processo produttivo e che invece fanno ad ingrossare le fila di chi il lavoro l'ha perso e di chi il lavoro nemmeno lo cerca più. Il calcolo è presto fatto: 3,07 milioni di disoccupati, cui vanno aggiunti i 2,99 milioni di persone che non cercano ma sono disponibili a lavorare (gli scoraggiati, appunto), oppure cercano lavoro ma non sono subito disponibili.

 Secondo la tabella sulle «forze lavoro potenziali» c’erano 2.899.000 persone tra i 15 e i 74 anni che pur non cercando attivamente lavoro sarebbero state disponibili a lavorare (con una percentuale dell’11,4% più che tripla rispetto alla media europea pari al 3,6% nel secondo trimestre 2013). A queste si aggiungono circa 99.000 persone che pur cercando non erano disponibili immediatamente a lavorare. Nel primo gruppo, ovvero gli inattivi che non cercano pur essendo disponibili a lavorare, ci sono quasi 1,3 milioni di persone «scoraggiate», ovvero che non si sono attivate nella ricerca di un lavoro avendo la quasi certezza di non riuscire a trovare un impiego.

 Trovare un lavoro resta una chimera soprattutto al Sud e tra i giovani: su 3.075.000 disoccupati segnati nel secondo trimestre 2013 quasi la metà sono al Sud (1.458.000) mentre oltre la metà sono giovani (1.538.000 tra i 15 e i 34 anni, 935.000 se si considera la fascia 25-34 anni). Se si guarda alle forze lavoro potenziali il Sud fa la parte del leone con 1.888.000 persone sui 2.998.000 inattivi potenzialmente occupabili. Se si guarda alla fascia dei più giovani sono potenzialmente occupabili nel complesso (ma inattivi) 538.000 persone tra i 15 e i 24 anni e 720.000 tra i 25 e i 34 anni con una grandissima prevalenza di coloro che non cercano pur essendo disponibili a lavorare.

 L’Istat infine individua nell’area della «sotto-occupazione» nel secondo trimestre 2013 circa 650.000 persone mentre oltre 2,5 milioni di persone sono occupati con un «part time involontario», in crescita di oltre 200.000 unità rispetto allo stesso periodo del 2012.

 E intanto la crisi sta cambiando "il volto" del lavoro in Italia. In breve ci saranno più di due cuochi per ogni operaio, mentre è drastico il crollo delle iscrizioni agli istituti professionali con indirizzo industriale, scese al minimo storico rispetto al boom delle scuole di enogastronomia, turismo ed anche agraria. È quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulle iscrizioni al primo anno della scuola secondaria di secondo grado, statali e paritarie, nell’anno scolastico 2013/2014. Quest’anno - sottolinea la Coldiretti - si sono iscritti alle prime classi degli istituti professionali per le produzioni industriali, la manutenzione e l’assistenza tecnica appena 21.521 giovani, pari a meno della metà di quelli che hanno optato per l’enogastronomia e l’ospitalità alberghiera, che sono stati 46.636, mentre sono salite a 13.378 quelle agli Istituti professionali e tecnici di agraria. Quasi uno studente neoiscritto alle scuole superiori su 10 ha scelto gli Istituti professionali dedicati all’enogastronomia e all’attività alberghiera per i quali negli ultimi anni - continua la Coldiretti - si è registrata una escalation senza freni tanto che oggi rappresentano oltre il 9 per cento del totale dei 515.807 giovani iscritti al primo anno delle scuole secondarie. Complessivamente - precisa la Coldiretti - oltre la metà dei giovani iscritti al primo anno (49 per cento) ha scelto il liceo, il 31,4 per cento gli istituti tecnici ed il restante 19,6 per cento gli istituti professionali.

26/10/2013 www.liberazione.it

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