6 ottobre 2013

Intervista a Giovanni Russo Spena. Dobbiamo fare del 12 ,19 e 18 i prodromi di una antirivoluzione passiva per dirla con le parole di Gramsci; una soggettività che contrasta la guerra tra poveri e la ristrutturazione portata avanti dal capitale.

"Unità di lavoro e Costituzione per battere la guerra tra poveri".

Ottobre suona bene, per riprendere uno slogan pubblicitario, almeno per quanto riguarda le lotte. Tanti appuntamenti che si spera convergano verso un unico punto. C’è questa speranza.
Innanzitutto bisogna chiedersi perché assume una tale rilevanza la manifestazione su Costituzione e lavoro. Soprattutto, in relazione alla crisi del sistema politico e al fallimento del centrosinistra. Essere di sinistra oggi non può significare limitarsi a difendere un certo elenco di diritti civili che sostituiscono i rapporti di classe. Essere di sinistra significa essere di parte e rimettere al centro il lavoro in tutte le sue forme e il reddito.


Il lavoro nella crisi, però, è sempre più evanescente…
Il lavoro non può essere declinato in senso tradizionale ma occorre guardare a quello che è il lavoro frantumato. Dai migranti, ai lavoratori stabili, a quelli precari fino al lavoro della conoscenza. E’ li che la sinistra deve avere e presentare una opzione politica unificante. Se non ricostruiamo i nessi unitari del lavoro frantumato la crisi diventa automaticamente una guerra dei poveri. Siamo di fronte a una vera e propria mutazione antropologica e quindi bisogna ricostruire i fondamentali dell’essere di sinistra.


…sì certo, ma quali…
Oggi questi sono la riscoperta dell’unità di lavoro e Costituzione non solo intesa come diritti civili. Perché dico Costituzione e lavoro. Perché, innanzitutto, è proprio l’avversario di classe che ti impedisce l’unità dei due termini. C’è chi pensa che per uscire dalla crisi occorre mettere in discussione la Costituzione, con torsioni presidenziali, statalismi vari ed esautoramento del parlamento. Lo pensa Marchionne, per esempio, e anche nel governo delle larghe intese sono presenti vari elementi che vanno in questa direzione. Lo pensano anche le agenzie di rating e qualcuna di queste ha addirittura detto che per uscire dalla crisi occorre eliminare le costituzioni europee uscite dal secondo dopoguerra. L’altra frase emblematica è il pronunciamento di Draghi sul “pilota automatico”. Una immagine emblematica che parla della fine della politica in quanto capacità di progettare e mettere in campo un percorso di uscita dalla crisi nel segno della giustizia sociale. E sull’indicazione di Draghi, il centrosinistra cosa fa? Non fa che interpretare senza battere ciglio e firma il fiscal compact. Questo è il pilota automatico.


Quindi, in teoria il filo rosso tra Costituzione crisi e lotte sociali c’è…
Sì certo. Vedo però un grosso pericolo. Le culture che sono dietro le manifestazioni del 12 e del 19 ottobre rischiano di andare in rotta di collisione. Da un lato i tecnici della Costituzione che difendono la democrazia e dall’altra il conflitto, i No Tav, gli occupanti di case, i migranti, tanto per citare qualcuna dei soggetti che saranno in piazza . Purtroppo credo che finora non siamo riusciti anche per autoreferenzialità dei due poli organizzativi di chiudere questa divaricazione. Chiediamo loro di ricostruire una dialettica unitaria pur nelle diversità. La difesa del lavoro e il reddito sociale il diritto dell’abitare ma saldati nella attuazione della Costituzione.


Quali nodi vedi nella scadenza del 12 ottobre?
Uno dei nodi della manifestazione del 12 è che bisogna andarci meno dolci sui contenuti. Andrebbe rimesso nella piattaforma il fatto che vogliamo abrogare il pareggio di bilancio in Costituzione, soprattutto l’articolo 81. Il 12 rischia di essere lontana dal 19 e con nessun scontro politico con il partito di maggioranza al governo. Poi per carità nessuno vuol metter le braghe a nessuno. Non penso mai che si possa forzare il 12 verso l’organizzazione di un partito. Noi dobbiamo fare del 12 ,19 e 18 i prodromi di una antirivoluzione passiva per dirla con le parole di Gramsci; una soggettività che contrasta la guerra tra poveri e la ristrutturazione portata avanti dal capitale.


Fabio Sebastiani
6/10/2013 www.controlacrisi.org

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