17 settembre 2013

Chi ha intelligenza delle cose e ha capito da che parte tira il vento sa che nel mirino c’è l’ultimo scampolo di welfare rimasto nella legislazione nazionale: il servizio sanitario pubblico

Mayday-mayday: nel mirino dei privatizzatori c'è il servizio sanitario pubblico

No, noi non ci stiamo. Non c’è alcuna dignità, né serietà informativa nel seguire (e rendicontare) l’interminabile, stucchevole sequenza di pseudo-eventi di cui si pasce la nostrana politica-politicante (e il giornalismo ‘embedded’ ridotto a pratica gossippara), approdata al più mortificante nonsense. Non ci stiamo a mettere nel nostro (pur piccolo) ventilatore il profluvio di idiozie che inondano Tv e carta stampata, armi di ‘distrazione’ di massa che obnubilano un’opinione pubblica tramortita e confusa. 

 Le accuse reciproche di mendacio fra Pd e M5S a proposito del voto segreto intorno alla decadenza (oppure no) di Berlusconi, il video a reti unificate promesso dal Caimano che va e che viene, il governo che un giorno cade e l’altro resta, i sedicenti ‘saggi’ che sbrodolano sulla Costituzione anziché applicarla, il memoriale di Lavitola che assicura sfracelli, la data del congresso in casa democrat e il balletto su chi fa il premier e chi il segretario: tutto, nel Palazzo e zone limitrofe, ruota intorno a queste dispute tardo-bizantine, quintessenza di una politica ridotta ad intrallazzo di corte e di cortigiani, priva di slanci e di verità, catalizzata dal destino personale di mediocri attori protagonisti, tutti o quasi tutti sideralmente lontani dalla realtà del Paese che chiede di essere governato e che invece inesorabilmente periclita.

 Mentre va in scena questa invereconda commedia, le scelte – quelle che contano e segnano il destino delle persone – si compiono altrove. L’economia italiana – a dispetto della propaganda da ‘film luce’ sulla ripresa alle porte – è in piena recessione; il comparto manifatturiero, spina dorsale della nostra industria, perde ogni giorno pezzi pregiati; la disoccupazione è destinata ad aumentare anche per gli anni a venire; la domanda interna decresce a vista d’occhio perché l’impoverimento di massa (al netto della nicchia di nababbi perennemente all’ingrasso) abbatte i consumi.
In questo terrificante scenario (che Letta edulcora con frasette da Reader’s digest e che la premiata ditta Pd-Pdl ignora come Schettino sulla plancia del Concordia), i guastatori dell’austerity continentale si apprestano a dettare al governo (quale che sia o che sarà nel futuro prossimo) l’ennesima ricetta monetarista, fatta di ulteriori tagli della spesa sociale.

 La prossima legge di stabilità – così si chiama oggi la ‘finanziaria’ costretta nel dogma del pareggio di bilancio – questa volta morderà fino all’osso.
Chi ha intelligenza delle cose e ha capito da che parte tira il vento sa che nel mirino c’è l’ultimo scampolo di welfare rimasto nella legislazione nazionale: il servizio sanitario pubblico: vedrete, vorranno calare lì la scure e ‘privatizzare’, cioè scaricare sulle spalle dei cittadini il costo delle cure, dopo avere già annichilito la prevenzione.

 Ricordate? Mario Monti – poi debolmente smentitosi – lo aveva detto, certo non a caso, nel crepuscolo della sua pessima premiership. Non si dovrà attendere molto per vedere dove picchia il maglio: ottobre è vicino. Né il lavacro che si annuncia basterà a salvare un paese che in barba a tutti i distinguo sta procedendo verso il precipizio che ha visto schiantarsi la Grecia.
Bruno Amoroso, economista abituato a dire pane al pane e vino al vino, lo ha spiegato ieri, con rara lucidità, a Riccardo Iacona, nella trasmissione Presa diretta. Eppure, il governo bifronte insiste nel proprio suicida ‘inchino’ davanti all’oligarchia finanziaria che domina l’Europa.

 Il default del Belpaese è purtroppo vicino. Quando ci si arriverà, e nel modo peggiore, non basterà più qualche impacco caldo.


Dino Greco
17/09/2013 www.liberazione.it

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