25 agosto 2013

Il dossier 'I piccoli schiavi invisibili', diffuso da Save the Children

Il Bel Paese non è un posto per minori. Italia leader Ue per sfruttamento

Il Bel Paese non è un luogo per minori. L'Italia e' il Paese europeo che registra il maggior numero di vittime di tratta e sfruttamento: quasi 2.400 nel 2010, con un calo rispetto alle 2.421 del 2009 ma un notevole aumento sulle 1.624 del 2008. In Europa risultano oltre 9.500 nel 2010 le vittime accertate e presunte di tratta, di cui il 15% minori (il 12% ragazze ed il 3% da ragazzi), con un incremento pari al 18% nel triennio 2008-2010.
 Tra i minori le vittime sono per lo piu' ragazze, sfruttate principalmente nella prostituzione e provenienti da Est Europa e Nigeria, ma cominciano ad affiorare evidenze di sfruttamento nel lavoro di ragazzi (egiziani, cinesi), mentre fenomeni di tratta e grave sfruttamento riguardano anche minori provenienti per lo piu' dalla Romania e in particolare d'origine Rom, coinvolti in prostituzione, accattonaggio e attivita' illegali.
 Il dossier 'I piccoli schiavi invisibili', diffuso da Save the Children, alla vigilia della Giornata in ricordo della Schiavitu' e della sua Abolizione sottolinea che “la tratta e lo sfruttamento di minori e' un fenomeno ancora largamente sommerso e i dati ufficiali descrivono la punta di un iceberg". Secondo Carlotta Bellini, responsabile Area Protezione Minori Save the Children, addirittura, molte delle minori vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale restano 'invisibili' a causa della forte mobilita' sul territorio, o perche' spostate nei circuiti indoor (appartamenti, locali notturni, centri massaggi) o ancora perche' dotate di documenti che ne attestano false generalita', come la maggiore eta'. Sono per lo piu' ragazze, tra i 16 e i 18 anni, provenienti dalla Nigeria o dalla Romania (talvolta di etnia Rom), in misura minore da Ungheria, Bulgaria, Brasile, Albania, Cina, Burkina Faso. Vengono costrette a cambiare spesso citta' e addirittura paese - Francia, Olanda, Austria, Germania, Spagna - con tempi di permanenza da una e tre settimane. Provengono da famiglie molto povere o disfunzionali con problemi di violenza o alcol, oppure da orfanotrofi. L'assoggettamento allo sfruttatore - esercitato in modo piu' o meno diretto - e' governato dal ferreo ricatto economico: le somme che le giovani debbono "restituire" a fronte del trasferimento dai paesi di origine e del lavoro giornaliero, sono molto rilevanti: fino a 50mila euro.
 A rischio di sfruttamento e tratta, rivela il focus dell'organizzazione, sono poi i numerosi i minori stranieri non accompagnati "in transito" in Italia, come gli afghani. "Non possiamo chiudere gli occhi davanti al fatto che a tutt'oggi centinaia di migliaia di esseri umani sono costretti a vivere in uno stato di sfruttamento estremo", ha ammonito Raffaela Milano, direttore Programmi Italia-Europa Save the Children, "si tratta di adulti ma anche di moltissimi adolescenti e bambini. Piccoli schiavi invisibili in situazioni di forte emarginazione sociale, talvolta appesantiti dai debiti contratti dalle famiglie, che non vedono alternative e vie di fuga dalla loro condizione e che con la loro sofferenza alimentano un mercato fiorente in mano ai circuiti criminali e alle mafie".
 Per tutelare le vittime, ha concluso, "e' necessario lavorare almeno su tre ambiti: emersione del fenomeno, immediata presa in carico e assistenza. E' indispensabile un forte coordinamento tra forze dell'ordine, servizi sociali e reti delle organizzazioni non profit". E una particolare attenzione va dedicata alla prevenzione, anche attraverso accordi con i paesi di origine per contrastare le reti criminali che gestiscono i traffici.
 Le principali forme di sfruttamento, scrive l'organizzazione in una nota, sono quello sessuale (62 %), il lavoro forzato in edilizia, agricoltura, commercio, attivita' domestiche (25 %) , e altre forme di sfruttamento (14 %) come accattonaggio, attivita' illegali, prelievo di organi. Romania, Bulgaria, Nigeria e Cina sono i principali paesi di provenienza.

Fabio Sebastiani
22/08/2013 www.liberazione.it

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