13 luglio 2013

Marco Bazzoni ha promosso una petizione on line in cui chiede di modificare o stralciare le norme per la riduzione per la sicurezza sul lavoro, contenute nel DL 69/2013 (il famoso dl “del Fare”). Si può inviare (o far girare l’appello) un’email di adesione a:bazzoni_m@tin.it con nominativo, azienda, qualifica e città. Occorre fare presto perché il provvedimento è in via di approvazione. Marco, che è un rappresentante sindacale di una azienda metalmeccanica, e da anni si batte per su questo tema ha già inoltrato un paio di ricorsi all’Unione europea.

"Letta come Berlusconi, un'altra picconata alla sicurezza sul lavoro con il dl 'del fare'"

L’Italia è da molto tempo “sotto osservazione” da parte dell’Ue sulla sicurezza sul lavoro
Le procedure sono varie, la prima è stata caratterizzata da una parere motivato nel 2012 in cui la Commissione Europea chiedeva di adeguarsi in materia di deresponsabilizzazione del datore di lavoro e proroga del DVR per nuove imprese o modifiche sostanziali apportate ad imprese esistenti.. Nel gennaio 2013 l’Italia ha inviato alla CE una risposta in cui ribadiva che non c’era violazione della normativa. La CE allora mi ha chiesto altri documenti di approfondimento che ho puntualmente inviato. A quel punto la CE ha aperto una seconda procedura di infrazione. E questa volta sul servizio di protezione e prevenzione, che secondo la legge italiana può essere interno ed esterno. La Commissione europea ha ravvisato in questo un eccessiva libertà per l’imprenditore.
Cosa c’era nei documenti inviati?
Avevo inviato una sentenza in cui un datore di lavoro era stato assolto dalla cassazione per la morte di un lavoratore, perché aveva delegato il servizio di prevenzione e protezione esternamente. E questo per far capire a Bruxelles che i datori del lavoro, diverse volte, "se ne lavano le mani" della responsabilità oggettiva sulla sicurezza. O meglio, con le norme italiane hanno la possibilità di farlo. E quindi su questa seconda procedura d’infrazione è probabile salti fuori che abbia ragione sulla prima. Per ora rimaniamo nell’ambito della legge 106/2009 di Sacconi, che chiamarono "decreto correttivo"
Nel disegno di legge cosiddetto “del fare”, invece, cosa accade?
Ha introdotto la cosiddetta semplificazione burocratica, come la chiamano, ma che in realtà sono riduzioni della tutela del lavoro (articoli 32 e 35). L’esenzione dal Durc, per esempio, che il datore può sostituire con un preposto nei "settori a basso rischio infortunistico". Concetto, questo, che non è ben chiaro. In una azienda ci possono essere stati pochi morti ma in realtà il pericolo è sempre in agguato. Questo è un assunto fondamentale della sicurezza. E poi la Commissione europea parla di rischio e basta e non di basso rischio. Poi, sempre per rimanere al provvedimento del governo Letta, si ritorna all’autocertificazione del documento di valutazione dei rischi. L’autocertificazione c’era fino a giugno di quest’anno per le aziende sotto i dieci dipendenti. E l’Europa ce l’aveva contestato. Sbagliata è anche la parte sui lavoratori sotto le cinquanta giornate all’anno, dove viene ridotta la formazione, informazione e sorveglianza sanitaria. C’è il rischio che questi non facciano formazione e visite mediche perché ci si avvale di una fase precedente. Poi c’è l’abrogazione dell’articolo 54 sull’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e le malattie professionali (TU 1124/65). In pratica non c’è obbligo alle autorità di pubblica sicurezza (quindi anche alle Asl) per gl infortuni mortali e per gli infortuni sopra i tre giorni. In questo modo si limita anche la vigilanza da parte dell’Asl. C’è poi la modifica dell'art 56 del TU 1124/65, in cui in pratica le indagini sulle responsabilità dei datori di lavoro si faranno solo se ci sono i soldi per farle. E le indagini non partiranno più d’ufficio. E poi D’Alia dice che queste modifiche "non introducono alcuna riduzione della sicurezza sul lavoro".
Insomma, non sono andati leggeri
In queste semplificazioni ci sono anche violazioni delle norme europee (articolo 6, obblighi datori di lavoro e articolo 9, vari obblighi dei datori di lavoro, art. 10 informazione, e 12 formazione). Rischiamo una terza procedura di infrazione per violazione della direttiva europea quadro 89/391/CEE.
Intanto, sono in molti a cantare vittoria sul fronte della lotta agli infortuni sul lavoro non tenendo conto che nella valutazione dei numeri bisogna tener conto della crisi, ovvero dei 600mila licenziati e del miliardo di ore di cassa integrazione…
Tra i dati Inail e i dati osservatorio di Bologna c’è una differenza, quanto tra il giorno e la notte. Inail per il 2012 parlò di 870 infortuni mortali, mentre l’Osservatorio parlò di oltre 1100 infortuni mortali e questo perché l’Inail conta solo gli assicurati. Chi muore poi dopo due o tre mesi (ad esempio muore in ospedale non va a finire nel conteggio Inail. Se c’è stata una sensibile diminuzione non è stata perché è aumentata la sicurezza bensì perché c’è stata, e c'è ancora, la crisi. Il dato vero che bisognerebbe andare a vedere è il numero di morti e infortuni in rapporto al numero di ore lavorate effettivamente e al numero di occupati.

Fabio Sebastiani 

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