24 luglio 2013

Italia: Il diritto alla salute e autodeterminazione delle donne?
Nel 2012 il nostro Paese è stato classificato all’80esimo posto per parità tra uomo e donna nel mondo. Qui per le donne italiane e straniere, le cose vanno molto male: la disoccupazione femminile è in crescita un pò per la crisi, un pò perché le opportunità di lavoro per le donne sono scarse a causa di fattori culturali ben radicati nel nostro paese, la violenza domestica è ormai una piaga che non viene affrontata dal Governo anche se si tratta di violenze che sfociano in femminicidio, quasi sempre annunciati da lunghe persecuzioni e botte che l’attuale legge non riesce a fermare in quanto piena di limiti.
L’immagine femminile nel nostro Paese è legata a fattori culturali: le donne non esistono. L’invisibilità alla quale sono relegate le donne nel nostro Paese è un fattore che favorisce l’omertà dietro ad una vasta fila di discriminazioni e violenze che subiamo in famiglia o fuori casa.
Il femminicidio è uno di questi, ma non c’è solo l’uccisione di una donna. Certo, quella fa più rumore, ultimamente. Ci sono discriminazioni e violenze che vengono perpetrate dallo Stato da leggi o da campagne sociali. Sono gravi soprusi che avvengono silenziosamente. Due tra le quali è l’obiezione di coscienza e la legge per le dimissioni in bianco.
Cosa hanno in comune questi due aspetti? Non solo tratta di gravissime emarginazioni sociali ma anche di violazioni di diritti all’autodeterminazione della donna. Il paradosso è che l’obiezione di coscienza è una campagna pressante attorno al concetto di “vita” che passa attraverso la maternità (coercitiva e in qualsiasi condizione) come ruolo principale per una donna, mentre la legge per le dimissioni in bianco negano alle donne il diritto di diventare madri per non perdere il proprio posto di lavoro.
Nel nostro Paese la donna viene ancora identificata come madre e moglie. Il ruolo tradizionale è talmente radicato nella cultura del nostro Paese che ogni spot televisivo o giocattolo per bambine rappresenta unicamente questo modello, talvolta esaltandolo e spacciandolo come realizzazione fondamentale per una donna. Nella cultura radicata in Italia, il posto delle donne è stare in casa a fare bambini e a fare da ammortizzatore sociale per sostenere la carriera del proprio marito. Insomma, un ruolo secondario e fortemente subordinato. Tanti talenti e qualifiche sprecate, poiché le donne hanno titoli di studi più elevati e con profitti più alti. Ma la nostra carriera si ferma lì, all’università o la scuola pubblica, oppure alla nascita del primo o secondo figlio.
L’altro stereotipo principale attraverso il quale viene dipinta una donna è quello della donna-oggetto; è attraverso questa credenza che vengono ostacolate tutte quelle pratiche legate al piacere femminile, dove perfino la violenza sessuale viene giustificata. Questi due modelli giustificano tutta la serie di limiti e violazioni ai quali le donne subiscono. In quanto madre per ruolo ci si aspetta che le donne siano accoglienti e abbiano l’istinto materno. Non è possibile pensare che una donna possa avere rapporti sessuali che non abbiano come fine la riproduzione.  Per le donne italiane la contraccezione è praticamente inaccessibile. La disinformazione sessuale nelle giovani è altissima e le famiglie non hanno strumenti o hanno tabù per informare le proprie figlie.
Nemmeno io ho ricevuto una corretta educazione sessuale nè per quanto riguarda la contraccezione, tanto meno per il piacere sessuale. Ho dovuto fare tutto da sola attraverso amiche più grandi o internet. Per mia mamma l’importante era che avessi il mio primo rapporto sessuale il più tardi possibile e con la persona giusta. Questo è quello che viene insegnato alle figlie ancora oggi a causa dei tabù sulla sessualità femminile a causa delle insicurezze maschili o perché ancora oggi conta per una donna realizzarsi attraverso un matrimonio o per paura delle gravidanze indesiderate, paura che sarebbe risolvibile proprio attraverso l’educazione sessuale o il facile accesso a contraccezione o aborto. Le madri ancora oggi, invece, si occupano di tutto quell’aspetto preliminare che concerne l’innamoramento, poi alla sessualità ci deve pensare un uomo esperto, poiché l’esperienza sessuale maschile è sinonimo di vanto, ancora oggi in Italia.
Allo stesso tempo, nemmeno i maschi ricevono una corretta educazione sessuale, “perchè a queste cose ci devono pensare le femmine“..però le femmine ne sanno meno di loro, perchè tanto per un uomo recuperare avere accesso ai profilattici è più facile anche se i prezzi sono i più alti d’Europa.
Le donne, e ancora peggio le ragazzine (il primo rapporto oggi si ha a 14 anni) del 2013 non hanno accesso ad alcun tipo di contraccettivo. La pressione cattolica nella nostra società è talmente alta che i consultori stanno chiudendo e le minorenni sopratutto non sanno a chi rivolgersi per avere la pillola che per una ragazzina che non lavora è costosa, sui 15 euro circa se vuoi una pillola che non sia una “bomba di ormoni”.
Accanto a ciò si aggiungono i pregiudizi culturali che rendono impossibile non solo l’informazione sessuale per le ragazze ma tengono lontane queste ultime dalle farmacie o dai luoghi frequentati dalla gente che possa sapere della loro intimità. In molti paesini italiani, per questo motivo, è impossibile trovare contraccettivi nelle farmacie, perfino i condom, e spesso si tratta di cittadine troppo lontane da paesi più grandi dove si possano reperire.
In molti paesi europei la contraccezione è gratuita o è un farmaco da banco e da 20 anni è pure diffuso il condom femminile, molto importante per salvaguardare le donne anche dal rischio di contrarre virus sessualmente trasmissibili perchè non tutti gli uomini sono d’accordo con l’uso del profilattico maschile. Ma in Italia sono poco diffusi e i prezzi sono molto alti, superiori a quelli del condom tradizionale (che è costoso anch’esso).
Per ottenere la pillola del giorno dopo, contraccettivo d’emergenza al quale ricorrono troppe ragazze a causa dei danni dovuti alla mancanza di informazione sessuale nelle scuole e in famiglia, è ancora più difficile. Lì devi passare al vaglio dell’obiezione di coscienza ed è capitato anche a me, quando una dottoressa cattolica mi rifiutò la prescrizione del farmaco perché classificato come un aborto.
La legge 194 (quella che garantisce l’interruzione della gravidanza) sta praticamente diventando inapplicabile. A qualsiasi condizione, anche laddove una donna debba abortire a scopo terapeutico, ossia quando il feto ha gravi malformazioni o quando la donna è in pericolo di vita. L’80% degli ospedali italiani sono obiettori e i costi di un aborto in clinica privata sono altissimi, troppo alti per troppe donne che vivono in condizioni di povertà, per le minorenni o per le immigrate. Anche viaggiare all’estero per un aborto in sicurezza è praticamente impossibile per chi non possiede mezzi economici per farlo.
Ecco che così torna la piaga dell’aborto clandestino. In Italia, secondo i dati forniti dal Ministero della sanità nel 2008, gli aborti illegali delle donne italiane sono 20.000, circa 73.000 casi l’anno rispetto ai circa 50.000 degli anni ’80. I dati sono stati pescati dall’incremento degli aborti registrati come spontanei, di donne che si recano all’ospedale a rischio di setticemia dopo aver tentato di abortire clandestinamente. Si stima che il 70% delle donne denunciate che ne hanno ricorso sono minorenni.
I dati sono più alti se contiamo il numero di straniere e clandestine, superiore a quello delle italiane, che abortisce illegalmente attraverso farmaci di contrabbando. Pochi giorni fa proprio una di queste, una minorenne, ha rischiato la morte per setticemia dovuta all’aborto clandestino con farmaci anti-ulcera. Le morti legate alla piaga delle mammane è in crescita Si tratta spesso di donne che temono di essere denunciate, rimpatriate o chiuse nei cie, sopratutto se clandestine.
Le donne che riescono ad abortire negli ospedali non vengono assistite dal personale e spesso si leggono testimonianze di donne a cui gli viene vietata ogni minima assistenza. Le altre, che incontrano gli obiettori vengono insultate e intimate a non uccidere, perché una donna che abortisce a qualsiasi condizione, viene considerata un’assassina.
Questo fatto riflette la condizione femminile italiana, dove i pregiudizi, i tabù, l’ingerenza religiosa, la cultura maschilista, sono alla base di tutto ciò. Donne negate perfino del diritto alla salute alla libertà di disporre autonomamente della propria sessualità e di scegliere quando diventare madri. Donne costrette a dover ricoprire un ruolo che per un paese maschilista come il nostro è considerato sacro ma che poi non tutela con leggi per il sostegno della maternità, come ad esempio i sussidi per gli asili nido, il mantenimento del posto di lavoro, l’assistenza psicologica e fisica della donna dopo la nascita del bimbo, l’aiuto economico per le ragazze-madri non solo povere e sole ma anche emarginate da una società che le considera puttane perché prive di una figura maschile accanto eccetera…. Perchè in Italia diventare madri significa perdere diritti e identità, ed è per questo che il tasso di parità è sceso. Malgrado ciò il nostro paese non si è reso conto che il ruolo delle donne è cambiato e i ruoli tradizionali sono stati superati: le donne hanno voglia di emancipazione, libertà e diritti!

Qui la situazione olandese (11° posto nel GlobalGenderGap), molto diversa dalla nostra.

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