24 giugno 2013

Questa è una sentenza di alta giustizia ma è praticamente ininfluente negli equilibri della bassa politica italiana. Ci vorrebbe un Tribunale morale e civile che emetta una conseguente condanna, inappellabile, contro chi ha indecenti rapporti politici e affaristici con questo individuo. In realtà esiste questo Tribunale e si esprime in uno dei momenti più alti della democrazia formale, però la giuria popolare, seppur sempre meno presente al momento del voto, li assolve sempre. Siamo l'unico Paese che nel martoriato gruppo PIGS ha lo stomaco da coccodrillo e il cervello in sonno. Quando seguiremo il loro esempio di piazza anche la sentenza del Tribunale di Milano avrà la sua giusta considerazione di popolo, senza le ipocrisie antiberlusconiane da cortile e da bar sport

Il Sultano è nudo
Dunque il Tribunale di Milano non ha ritenuto credibile che Berlusconi - telefonando nottetempo in una caserma del capoluogo lombardo - volesse semplicemente scansare all'Italia un incidente diplomatico con l'Egitto per avere mancato di riguardo a quella che l'ex premier spacciava per la nipote di Mubarak; non ha creduto altresì - a differenza della maggioranza parlamentare della scorsa legislatura - che lo stesso ex premier fosse convinto di questa colossale bufala; non si è bevuto le menzogne prezzolate di karima "Ruby" el Mahroug e delle "Olgettine" sfilate davanti ai giudici per contraddire tutto quanto le intercettazioni avevano registrato dei loro più che eloquenti colloqui privati . Concussione e prostituzione minorile conclamate, dunque, per sette anni di carcere e interdizione perpetua dai pubblici uffici. Sarà anche solo il primo grado di giudizio, ma è un colpo da fare stramazzare un cavallo, perchè si salda alla condanna a cinque anni confermata in appello  dai giudici del processo Mediaset e precede prossimi non meno rilevanti appuntamenti giudiziari, a partire da quello di Napoli per corruzione e compravendita di parlamentari.
Benché la cosa non stupisca neppure più, considerando quale verminaio sia diventata la Destra del nostro Paese, destano ugualmente raccapriccio le reazioni di compari, famigli, corifei allevati alla corte del Sultano che ora strepitano come ossessi cianciando di "democrazia oltraggiata" (Galan), di processo politico che "neppure avrebbe dovuto essere celebrato" (Santanché).  Ma la cosa più grave (e davvero intollerabile) l'ha vomitata il piduista Fabrizio Cicchitto (tessera 2232 della loggia del venerabile Maestro Licio Gelli) che ha commentato il giudizio dei magistrati come una "sentenza da Tribunale speciale". Cicchitto sa cosa fu il Tribunale speciale, sa quale fosse il regime che ignobilmente serviva e sa chi e come e perché dovesse perseguitare. Paragonare il feudatario di Arcore agli uomini e alle donne caduti sotto i colpi del fascismo è una porcheria che bisognerebbe fargli ingoiare insieme ai denti. Ma lui non se ne cura, neppure per decenza, così la lingua va via sciolta. Il megafono del Capo parla oscuramente del "complotto editoriale-finanziario" che avrebbe guidato la mano dei giudici, "criminalizzando insieme a Berlusconi nove milioni di italiani". Parla di "anomalia dell'italia rispetto al resto d'Europa", non rendendosi conto che è proprio Berlusconi "l'anomalia" che fa del nostro paese un "unicum" in Europa.
Ora tutti si interrogano sulle conseguenze politiche della sentenza. Berlusconi farà saltare il governo oppure tirerà dritto sperando di convincere il Pd ad una soluzione (sempre meno immaginabile) che lo tiri fuori dai guai. Certo è che se la tesi dei "falchi " dovesse prevalere e il Pdl aprisse la crisi, vorrebbe dire che il Pd è davvero baciato da una immeritata fortuna e che gli si offrirebbe una doppia chance: quella di chiudere l'alleanza con la destra e di riconsiderare la propria politica di alleanze, tornando a guardare verso il gruppone grillino per provare a tirar fuori qualcosa di decente. Ma per dare corpo a questa ipotesi, non del tutto peregrina, bisognerebbe avere in testa un'altra politica, un'altra linea, diverse da quelle a cui i Democrat hanno immolato la propria sorte.

Dino Greco
24/06/2013 www.liberazione.it

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