22 maggio 2013

Paolo Ferrero: «È morto don Gallo. Il vuoto che lascia nelle nostre vite è grande quanto la sua carica umana, la sua simpatia, il suo impegno. Ciao compagno Gallo, la terra ti sia lieve. Un abbraccio a tutti gli amici e le amiche della Comunità di S.Benedetto al Porto».


Stay foolish, stay hungry. Cioè Don Gallo

Quell'autentico "pazzo" di Don Gallo. Da prete prete ne ha combinate così tante che ha finito per diventare, se non la pecorella smarrita, la pecora nera del cardinal Siri. Che infatti lo mise al bando, lo relegò in cattività, gli tolse il posto.

Quel grande "pazzo" di Don Gallo che, da prete prete, osava dire cose inaudite. Tipo: «Quando dò da mangiare a un povero, tutti mi chiamano santo. Ma quando chiedo perché i poveri non hanno cibo, allora tutti mi chiamano comunista». Tipo: «Alla fine, Dio non ci chiederà se siamo stati credenti, ma se siamo stati credibili». Quell'incredibile "pazzo" di don Gallo che osava richiamarsi, nelle parole e nei fatti - figurarsi, nel 2000! - a quell'altro fantastico "pazzo" di don Milani, quel rivoluzionario della "Lettera a una professoressa".

Un "pazzo" tale, che da "pazzo" se ne è andato. Felice di esserlo, stay foolish stay hungry: ciao Don Gallo, noi ti diciamo grazie. Don Gallo, ma anche "compagno" don Gallo: «Compagno, questa parola mi piace», diceva. Don Gallo, con la sua faccia scavata, il suo sguardo severo, l'eterno mezzo toscano tra le labbra, il cappello a larghe tese da anarchico.

«Angelicamente anarchico», si proclamava infatti lui (è anche il titolo di un libro che ha scritto nel 2005 ). Anarchico fino in fondo, irriducibile ribelle. Era il marzo 2013, e lui è sempre lì a dire le sue parole-contro, in quella città del Nord che è quasi una piccola capitale leghista. «Avevo 17 anni e un mese quando è nata la democrazia in Italia e adesso che sono vecchio non la voglio vedere morire». Lì che canta e fa cantare "Bella Ciao", per poi passare in rassegna con lucida veemenza la "scandalosa" situazione politica che ha sott'occhio. «Oggi abbiamo un nuovo governo, ma dov'è il popolo nel nuovo governo?». Il popolo non c'è, perché, lo vedete, «un governo c'è, ma da sempre è quello delle banche».

Ancorché prete, pericolosissimo. E infatti hanno tentato in vari modi di fargliela pagare, a quel «prete che si è scoperto uomo».

Andrea Gallo nasce a Genova il 18 Luglio 1928, diventa sacerdote nel 1959, e l'anno dopo è già cappellano sulla Garaventa, la nave-scuola dove vanno a finire «i piccoli delinquenti». È un riformatorio per minori, la Garaventa; ma quando arriva quel prete nuovo che si è formato tra i salesiani e che, oltre don Bosco, ammira e segue il don Milani dei poveri e degli emarginati, lì dentro cambia tutto. Spariscono "i piccoli delinquenti", i ragazzi ridiventano ragazzi, magari difficili, ma sempre ragazzi; quel prete "pazzo" bandisce ogni forma di coercizione, pena e repressione; lui adotta la rieducazione basata sulla libertà, la generosità, la comprensione. L'umanità. Quei "piccoli delinquenti" ai quali lui consente di uscire, persino di andare al cinema, di autogestirsi, persino di sentirsi rispettati.

È il primo scandalo di don Gallo. I suoi superiori si seccano, dopo tre anni lo rimuovono dall'incarico senza fornirgli spiegazioni; e lui lascia i salesiani: «La congregazione - dirà poi - si era istituzionalizzata e mi impediva di vivere pienamente la vocazione sacerdotale».

È quindi inviato a Capraia e nominato cappellano del carcere; e due mesi dopo viene destinato in qualità di vice parroco alla chiesa del Carmine, a Genova; dove rimarrà fino al 1970.

Ma anche da lì quell'anomalo di don Gallo viene "trasferito". Per ordine diretto del cardinal Siri. La sua predicazione è un altro scandalo, il cardinale è furioso. «I suoi sermoni - è l'accusa - non sono religiosi ma politici, non cristiani ma comunisti». E per di più quel prete sovversivo non si limita solo a predicare; addirittura mette in pratica quello che dice. Inaudito, la sua parrocchia, oltre che la casa di Dio, diventa la casa di tutti, poveri, emarginati, neri, sessantottini, militanti di sinistra inclusi. Inaudito. Arriva persino, in una sua scandalosissima predica, a prendere le parti di quei reprobi scoperti a frequentare una fumeria di hashish. Eegregi sepolcri imbiancati, osa dire!, guardate che ci sono in circolo droghe ben peggiori di cui nessuno parla mai. Per esempio «quelle del linguaggio, grazie alle quali un ragazzo può diventare "inadatto agli studi" se figlio di povera gente; oppure un bombardamento di popolazioni inermi può diventare "azione a difesa della libertà"».

È il colmo, don Gallo deve andarsene. Quel prete che non piace a Siri piace però moltissimo ai suoi parrocchiani, ai cittadini, alla gente; ci sono proteste, cortei e striscioni, ma la Curia è inamovibile, don Gallo deve andarsene. E così è, anche perché lui è testardo e persevera (diabolicamente) a proclamare sempre quello: e cioè che bisogna lavorare e combattere per i poveri, per gli ultimi, «per quella gente che non conta mai». Insomma, è chiaro, quel don Gallo «è oramai sfacciatamente comunista».

Fuori. Se ne deve andare. E comincia la terza vita di don Gallo. Qualche tempo dopo infatti viene accolto dal parroco di San Benedetto al Porto, don Federico Rebora, e insieme a un piccolo gruppo dà vita ad una comunità di base, la Comunità di San Benedetto al Porto, Genova. E nella "sua" comunità ne combina più di Carlo in Francia.

In segno di protesta contro la stupida legge, si prende lo sfizio di mettersi a fumare uno spinello in pubblico, addirittura all'interno del Palazzo comunale, facendosi appioppare la debita sanzione. È amico degli scandalosi Vasco Rossi, Piero Pelù, Modena City Ramblers; con tutta la sua Comunità scende in campo a sostegno del Movimento No Dal Molin, mai più basi militari Usa in Italia, e sempre manterrà tale impegno. È coi 130 mila nel corteo del 2007; ed è la sua Comunità che nel 2009, insieme ad altri 540, decide di acquistare il terreno dove ha sede il Presidio Permanente No Dal Molin (a scanso di brutti tiri).

Quello scandaloso don Gallo; è sempre lui che partecipa al primo V-day di Grillo; nonché al Pride Gay di Genova; e perfino alla presentazione del primo Calendario Trans della storia italiana.

Sempre lui che predica in favore di Marco Doria a sindaco di Genova, nonché di Vendola nelle primarie Pd. Sempre lui che - terribile! - precisamente il giorno 8 dicembre 2012, terminata la celebrazione della messa per il 42º anniversario della Comunità di San Benedetto al Porto, all'interno della chiesa medesima e insieme ai fedeli, si mette a cantare "Bella ciao" e, come se non bastasse, si slaccia il fazzoletto rosso che ha al collo e lo fa sventolare! Non ci crederete, ma ne vien fuori un video che fa il giro dell'Italia, un gran successo.

Per quanto “voi vi crediate assolti, siete per sempre coinvolti”. Erano le parole di una canzone di De Andrè che gli piacevano moltissimo. E infatti sono le stesse che aprono “Storia di un precariato”, lo spettacolo messo in scena dalla band reggiana, i Desamistade, a cui lui partecipa. Storia e vita di un precario, uno dei nuovi esclusi, uno dei "suoi" ragazzi, vittime di quel «dramma generazionale», di quel «disordine dei sogni», che lui, il prete "pazzo", non smetterà mai di denunciare.

"Come un cane in Chiesa. Il Vangelo respira solo nelle strade" (Milano, Piemme, 2012), è uno dei suoi ultimi libri, ne ha scritti ben 19. Raccontò se stesso alla quinta edizione del Parma Poesia Festival: «Sono un prete da marciapiede».

Vita di un prete "pazzo", tutta «in direzione ostinata e contraria». Bellissima vita, don Gallo.

Maria R. Calderoni

22/05/2013 www.liberazione.it

Nessun commento: