21 aprile 2013

Intervista a Giovanni Russo Spena, giurista e dirigente di Rifondazione Comunista. Questa situazione non può reggere molto. Durerà un anno, un anno e mezzo. Intanto si è creata una tendenza, però. Le forze democratiche devono bloccare la deriva presidenzialista e tornare a una legge proporzionale.


"Presidenzialismo assoluto e suicidio del Parlamento. Dobbiamo fermarli".

Che sia o no un golpe bianco, l’elezione del presidente della Repubblica corrisponde a una caduta verticale di sovranità del Parlamento, sei d’accordo?
Al di là di alcune esagerazioni politiciste esistono nodi e problemi di grandissima rilevanza in questa vicenda. Innanzitutto c’è il suicidio del Parlamento. Il Parlamento cosi come ha agito ha perso completamente funzione sia per quanto riguarda la sua autonomia sia nel rapporto con il Governo. Il Parlamento non è la sede nella cui dialettica interna nasce il l’esecutivo che deve guidare il Paese. Ciò porta ad una seconda conseguanza di grandisssimo rilievo che rischia di essere addirittura costituzionalizzata nel futuro, come molti pensano: non c’è una democrazia parlamentare in grado di fare da contraltare al presidenzialismo. Napolitano ha dato una accelerazione grave verso un presidenzialismo molto spinto. Già, ovviamente, la prima avvisaglia era avvenuta con il governo Monti, ovvero con quell’atto, che abbiamo sottovalutato, di nominarlo senatore a vita 48 ore prima di affidargli il ruolo di presidente del Consiglio incaricato. Cioè, attuando di fato un commissariamento del Paese, così come nei desiderata di Bce e Fmi. Napolitano commissario con un governo del presidente guidato da Monti che per essere messo al riparo da critiche viene nominato senatore a vita.
Se il Parlamento è messo male dal punto di vista della sovranità non è che l’esecutivo possa gioire più di tanto…
Siamo al definitivo affossamnteo con due atti concatenati. Il presidente della Repubblica che dopo il fallimento di Bersani invece di dare l’incarico a un’altra persona con la scusa di prendere tempo e allentare la tensione nomina i saggi, alcuni dei quali improbabilissimi. Il programma che ne esce è generico e confindustriale con la consulenza di Bce e Fmi. Il programma dei saggi non dice nulla su quale legge elettorale o sistema di partiti. In ogni caso Napolitano su questa genericità ha costruito il programma del futuro governo. A questo presidente della Repubblica viene dato un potere totale con un Parlamento in ginocchio. E non è più, quindi, un presidente di garanzia. In cambio il Parlamento ha un governo e nessuno viene mandato a casa con lo scioglimento delle Camere. E’ una forma spinta di presidenzialismo. Anzi, siamo oltre il presidenzialismo americano. Ovviamente questa situazione non può reggere molto. Durerà un anno, un anno e mezzo. Intanto si è creata una tendenza, però. Le forze democratiche devono bloccare la deriva presidenzialista e tornare a una legge proporzionale. A questo punto è meglio avere un presidenzialismo regolato da una legge votata in Parlamento, come scrivono anche molti giornali.
Da un punto di vista politico generale c’è stato un paradossale cambiamento di segno delle elezioni stesse.
Ma a questo punto non c’è né democrazia parlamentare né presidenzialismo all’americana. E’ l’espressione del commissariamento della Bce e del Fmi. Le elezioni sono diventate di fatto consultive e non sono più nemmeno deliberative. Del resto, quando abbiamo criticato la coalizione Bersani-Vendola abbiamo detto che l’accettazione del fiscal compact elimina qualsiasi capacità deliberativa. Certo, le elezioni sono sempre più sfribrate. Non esistono nemmeno più i due forni, cioè l’alternativa tra due soluzioni politiche a partire dallo stesso risultato consegnato dalle urne. La linea applicata da Napolitano è la grossa coalizione della Merkel. Deve interrogarsi su questo l’elettorato del Pd, che aveva votato per un governo un po’ più a sinistra. Ma questo voto viene utilizzato per un programma che è più a destra di quello di Monti. Una evidente eterogenesi dei fini.
Hai citato il travaglio del Pd, che sta per trasformarsi in debacle totale…
Non c’è dubbio che il partito democratico sembra nella sua attuale connotazione un partito finito. Bersani avrà facile gioco nel dire che al comando c’è il “presidente più amato” ma questo non nasconde la vera sostanza del problema. Tra dieci giorni ci sarà il governo. E lì sarà il vero passaggio politico forte nei confronti del Pd, perché potrebbe ricomparire Amato, o Letta a fianco ad altri personaggi belusconiani.
Fabio Sebastiani

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