25 marzo 2013

Ad un mese esatto dalle elezioni cercasi governo disperatamente. Niente di niente, niet niet.

O governo o miracolo

Cercasi governo disperatamente. Niente di niente, niet niet.
Qualcuno seriamente preoccupato ha chiesto di tenere sotto Tso quel povero Bersani che, in evidente stato di delirio, se ne va in giro per l'Italia, e dentro e fuori il Quirinale, gridando una frase incomprensibile «tocca a noi, tocca a noi»...
E qualcuno, evidentemente in preda a impulsi estremi, si è messo addirittura a chiedere una "Convenzione", vuoi costituzionale vuoi nazionale. "Convenzione"? Ce ne fu già una. Rivoluzione francese, anno 1792: la Convenzione nazionale (là c'erano Robespierre, Marat, Danton, San Jiust) decide la proclamazione della Repubblica, la condanna a morte a mezzo ghigliottina di Luigi XVI, la istituzione del Tribunale rivoluzionario, la costituzione del Comitato di salute pubblica, l'avvio del Terrore...
No no, lasciamo perdere.
Qualcuno allora ha rapidamente ripiegato su un governo, putacaso, di "Apocalisse morbida", già di grillina memoria, dove i nefasti Cavalieri sono "solo" quattro banchieri. No no, siamo matti? Il caso MPS è ancora sotto gli occhi di tutti; per non parlare del global crack bancario anno 2008; per non parlare di quello spettro che ha nome Cipro...
Ugualmente, un governo, magari, "della decrescita felice", è pure apparso subito anch'esso del tutto impossibile: per via, disdetta, di questi ultimi dati, questi quattro milioni di italliani poveri, contati e certificati, che proprio adesso hanno preso la cattiva abitudine di aumentare di 600 al giorno.
No no, niet.
Ecco allora che ultimamente è uscita fuori la strada del "governo del presidente". E anche qui, accidenti, la memoria porta a galla niente di bello. Capirete. Il primo "governo del presidente" è quello che vede la luce nel 1953, un momento molto brutto per la Dc: sconfitta alle elezioni, bocciata sulla legge truffa, costretta a rassegnarsi alle dimissioni di De Gasperi. Che "terribile" momento. Fu così che l'allora presidente della Repubblica Einaudi, senza nemmeno consultare il Parlamento, dà l'incarico di formare il governo a Giuseppe Pella. Nemmeno a dirlo, il Pci gli votò sempre contro. Ma anche un Dossetti lo considerò affetto da liberismo spinto; e perfino un Mariano Rumor lo giudicò «ostile a ogni politica programmata che non avesse come condizione e fine la stabilità monetaria». Senza contare che il Pella, atlantico volenteroso, cercò di affrontare la crisi di Trieste, non ancora restituita all'Italia, vagheggiando di mandare l'esercito a «fermare Tito».
No no, il governo del presidente no...
E così eccoci qua. Alle cinque della sera, oggi, addì 25 marzo, un mese esatto dopo le elezioni, ci informano che Bersani ha smesso di gridare "tocca a noi, tocca a noi" e ora ha preso a dire: «Serve un miracolo, serve un miracolo».

Poveraccio, non hanno avuto il coraggio di dirgli la verità, che i miracoli non si fanno più da oltre duemila anni.

Maria R. Calderoni
25/03/2013 www.liberazione.it

Nessun commento: