3 febbraio 2013

Perché nel mondo dominato dal grande capitale, in cui si riaffacciano gli spettri della miseria e della barbarie, di comunisti e di un partito che si definisce tale, ci sarà sempre bisogno. E allora e ancora, 1000 di questi giorni Prc.

Tanti auguri, Rifondazione Comunista!

Buon compleanno partito nostro. Sono passati 22 anni da quel 3 febbraio del 1991 quando, in seguito alla decisione di sciogliere il PCI, e di gettare in soffitta uno degli architravi della storia di questo Paese in nome di un nuovismo senza forma né sostanza, un gruppo sostanzioso di dirigenti e militanti pronunciò un fragoroso no e si costituì nel Movimento per la Rifondazione Comunista. Nasceva un polo alternativo che venne subito bocciato come retaggio del passato e che invece divenne catalizzatore di energie provenienti tanto dalla nuova sinistra – il gruppo ex-Pdup guidato da Lucio Magri e Democrazia Proletaria che si sciolse poco dopo per aderire al progetto – quanto da chi come Fausto Bertinotti e Pietro Ingrao, per citare i più noti, avevano inutilmente provato a modificare dall’interno l’insieme di forze che avevano dato vita al Partito Democratico della Sinistra e in cui era confluita la maggioranza del PCI. Il movimento si trasformò presto in partito e riuscì ad attrarre consensi in maniera superiori alle aspettative. Da allora tanti anni vissuti pericolosamente, perennemente sospesi fra la presenza nei conflitti – come dimenticare la stagione di Genova – le dinamiche di partecipazione e di scontro nei governi di centro sinistra e soprattutto le tante dolorose e a volte assurde scissioni. Tanti grandi leader ma soprattutto tante e tanti compagne e compagni che hanno continuato a vivere la politica con passione, con l’idea di militanza, resistendo a derisioni, accuse di passatismo, lusinghe. C’è chi ci ha lasciato perché convinto di poter influenzare il potere, chi perché invece ci ha visto troppe volte prudenti e ha interpretato le nostre scelte come deboli e inadeguate. Ma ci sono anche le tante e i tanti che ci hanno lasciato perché hanno lasciato questa terra, dannandosi ogni giorno per il partito, criticando magari ma restando in piedi. Sono state fatte scelte giuste e sbagliate, si è a volte riusciti a interpretare la realtà e a volte ne si è stati espunti. 5 anni fa, dopo il fallimento della “Sinistra Arcobaleno” con l’esclusione dai comunisti in parlamento e il congresso di Chianciano, si è consumato l’ennesimo strappo, l’ennesima divisione in due percorsi che andavano e vanno in direzione opposta. Si è resistito ai tentativi di farci scomparire come a quelli di autoescluderci in ruolo testimoniale, si è finiti col dover far a meno del nostro giornale Liberazione che del partito ha seguito l’intera storia e a lottare con ogni mezzo per sopravvivere. L’esplosione di una crisi di sistema ha ridimostrato la validità del nostro definirci comunisti, la saggezza profonda, il buon senso rivoluzionario delle nostre ricette alternative ad ogni liberismo più o meno temperato. Siamo tornati con maggiore determinazione nelle piazze, fra le mille vertenze che stanno facendo crollare questo Paese, nei luoghi del conflitto con la rabbia e la proposta di chi può dire a ragion veduta “non è vero che i politici sono tutti uguali”. Fra ormai meno di 3 settimane ci ritroveremo ad andare ad elezioni con una grande speranza: siamo entrati in una aggregazione composita, Rivoluzione Civile, in cui ci sono netti i nostri contenuti, le nostre battaglie e anche tanti nostri compagni e compagne. Ci siamo entrati considerando sia la nostra insufficienza sia la possibilità di costruire anche in Italia quella aggregazione di sinistra di alternativa che si è realizzata in tanti paesi europei e, in maniera ancora più complessa, in gran parte dell’America Latina. Ma dopo tanto tempo ci ritroveremo a non vedere il nostro simbolo sulla scheda elettorale. Per alcune compagne e compagni questa è fonte di dolore e di confusione, ragione in più per affermare in maniera forte e chiara che, per l’oggi e per domani Rifondazione c’è. Perché nel mondo dominato dal grande capitale, in cui si riaffacciano gli spettri della miseria e della barbarie, di comunisti e di un partito che si definisce tale, ci sarà sempre bisogno. E allora e ancora, 1000 di questi giorni Prc.

3 febbraio 2013

Nessun commento: