2 gennaio 2013

Non riconoscersi in questa sinistra televisiva significa parteggiare, mantenere in alto il valore della classi sociali meno agiate. Comunisti o lo si è per sempre, o non lo si è mai stati.

Morale e compromesso
È obsoleto parlare del teatrino della politica, un po’ come dire che il calcio è truccato, che la mafia è legata allo stato, che i poteri occulti, a fianco delle multinazionali, prevaricano su ogni forma di mercato. Il termine morale sarà presto sostituito dal termine spread, un po’ meno latino, ma si sa, noi italiani siamo soliti mostrare l’esterofilia come cultura, non come confronto, una sorta di masochismo dettato dai sensi di colpa, forse perché Pilato doveva essere italiano.

È triste dover ammettere che i maggiori esponenti della “sinistra” italiana non hanno nel DNA il verbo schierare, esprimere giudizi di parte ed essere parte e, in questo caso, significherebbe riferirsi al concetto di socialismo e privilegiare il rapporto con le masse. Ma guardateli quando parlano, tutti a cercare frasi a sensazione, a costo di contraddire quello che si è appena difeso! Scusatemi, sarò antiquato anch’io, ma non ho mai sentito il termine socialismo ne’ da Vendola, ne’ da Bersani, non pretendo, di certo, di sentirlo dalla finocchiaro o la serracchiani, figuriamoci da matteo renzi. In questo paese di impostori e di conflitti d’interesse non fa scandalo lo scippo del termine sinistra da parte del Pd, suffragato e pubblicizzato da giornalisti ridicoli, vestiti e impomatati, più carini e meno intelligenti dei loro storici antenati, un paradosso che imperversa da tempo in questa penisola.

Siamo fortunati se qualche volta possiamo ascoltare Landini e Ferrero, conoscono sicuramente la parola socialismo, diversa da quella acclamata da Santoro come “fratellanza”, mettendo in allarme chi di cultura sopravvive. Se proprio al decadimento degli ideali e della morale si deve questa disgregazione sociale, la violazione è di natura politica, infatti Marx & co. non avevano messo in preventivo che la sinistra si mobilitasse per rimpinguare le casse delle banche, come non credevano potesse stringere patti con la chiesa.

L’orchestrata confusione dirama comunicati occulti a favore della passività popolare, diversamente da “Il principe” di Macchiavelli, a cui viene dato un solo principio e dovere, quello d’impegnarsi anima e corpo per la pace, la tranquillità e la serenità dei suoi sudditi. Quando si proponeva una politica senza morale, ma non immorale. Non riconoscersi in questa sinistra televisiva significa parteggiare, mantenere in alto il valore della classi sociali meno agiate, le classi colpite a morte dall’idealismo e dal liberismo capitalista, nessun valore aggiunto se non urlare anche per chi non ha più voce e, semmai, lottare con i pugni chiusi anche per chi non ha più forze per rialzarsi.

Siamo continuamente sottoposti alle lusinghe e alle promesse, per questo si presume una mediocre risposta, a causa dell’immobilismo delle coscienza, in questa terra dove pochi hanno troppo e molti non hanno niente, non serve una nuova filosofia del compromesso. Il dibattito politico è fondamentale per non trovarsi impreparati di fronte ai colpi e le frecciate di governi ostili (parafrasando Shake), pericolosi e ostaggi della finanza internazionale; continueranno a lanciare esche per attirare consensi, distoglierci dalla lotta, disunirci per disarcionarci dai bisogni e, se non faremo attenzione, anche dagli affetti.

Questa è una guerra, la miseria è alle porte e se credi di poter essere un eletto destinato a salvarsi, sappi che ci saranno milioni di affamati in cerca di scalpi, poniamoci oggi il problema, domani potrebbe essere già tardi. Sarà che sono obsoleto e distratto, per questo, forse, disconosco la parola ex-comunista, comunisti o lo si è per sempre, o non lo si è mai stati, credo ci sia bisogno di una vera sinistra che parta dal basso per elevarsi dove è solo possibile volare.

Antonio Recanatini
2 gennaio 2013
www.bellaciao.org
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Foto:  Ester Mileto - Generico-Quarto Stato moderno

 

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