7 novembre 2012

un’America del nord divisa, lacerata, ai democratici rimane “solo” la camera dei rappresentanti

Ha vinto Barack Obama? No, in realtà ha perso Romney

Le esultanze liberatorie dei democratici di Chicago e dei supporter su twitter non ingannino: ha perso Romney. Se è vero che il Presidente Obama si è difeso bene, andando a ottenere una vittoria chiara e prevedibile – negli ultimi 10 giorni i segnali erano chiarissimi, a dispetto della paranoia mediatica creata intorno all’ipotesi pareggio – , è stato Romney, e soprattutto il suo modello di America, a perdere. E più dello scandalo del video del 47%, ha potuto la classe operaia che con Obama non andrà in paradiso, ma che con Mitt sarebbe andata all’inferno (anche se il fatto che Obama sia Marchionne-friendly dovrebbe terrorizzare molti dall’altra parte dell’oceano).
Romney non conquista nessuno, se non i suoi, forse anche per i suoi tentativi finali di moderarsi che hanno disorientato, invece di conquistare i suoi potenziali elettori: i giovani, le donne, i grandi centri urbani e le minoranze non l’hanno mai preso in considerazione.
E in quest’ultimo caso, la partita dell’intera elezione si giocava sull’etnia che sta decidendo le elezioni del nuovo millennio: gli ispanici. Se nel 2000 furono una sorpresa (Al Gore li sottovalutò e lo pagò carissimo, indipendentemente dall’ingiustizia subita in Florida, ad opera della cricca Bush), nelle tre elezioni successive hanno fatto correre di pari passo l’aumento del loro peso demografico con quello elettorale. E culturale.
E Mitt con gli ispanici è andato peggio di Bob Dole, una disfatta totale e inequivocabile. Più che il Forward di Obama, quindi, vale il Rewind dei repubblicani, che a questo punto sono costretti a ripensare – ed è questa la grande vittoria del presidente – il proprio modello sociale, politico, economico e culturale di America. Il più strutturato da decenni, una risposta chiara, durissima e aggressiva alla crisi mondiale, e non solo americana.
Una risposta che, senza se e senza ma, e al di là dei numeri apparentemente risicati, è stata bocciata dagli statunitensi. Ora sta a Obama prendere per mano un’America divisa, lacerata (basta guardare la cartina di ogni singolo stato, per capirlo) e giocarsi tutto sul secondo mandato, quello che può consegnarlo alla Storia o relegarlo all’etichetta di grande delusione. Ai rossi rimane “solo” la camera dei rappresentanti (miliardi spesi nella campagna elettorale hanno gattopardescamente congelato la situazione pregressa), a Barack quattro anni (e soprattutto gli ultimi due) da vivere pericolosamente e possibilmente alla grande.
 
07 Novembre 2012

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