13 novembre 2012

"quando qualcuno mi dice “Non andrò a votare, tanto anche quelli per bene finiscono nella stessa zuppa”, rispondo che dobbiamo costruirla insieme l’alternativa, che non possiamo permettere che si continui a distruggere l’ambiente, i diritti, le conquiste di generazioni nel nome del dio mercato"

Cambiare si può

Qualcuno mi dice “Non ti è bastata?” Si riferisce naturalmente alla infelice esperienza, fortunatamente breve, che ho fatto come parlamentare durante il governo Prodi. E’ difficile spiegare, dopo il disastro, che oggi si tratta di ben altro, che non esiste più l’illusione di entrare in una coalizione per “spostare l’asse a sinistra” (o di vedere lavorare una commissione di inchiesta sui fatti di Genova, come nel mio caso); l’illusione di condizionare la deriva neoliberista del PD. Oggi si può, si deve, raccogliere tutte le forze che ogni giorno nei territori si oppongono agli interessi del grande capitale finanziario. Sono interessi che non corrispondono a quelli delle persone che vivono e lavorano, che si ammalano e muoiono, che cercano di studiare, che vorrebbero avere diritti e dignità, che sognano perfino – esagerati – un po’ di felicità. Raccogliere le forze delle persone che lottano, da Taranto alla Valsusa, dalla Sardegna all’Emilia terremotata, nelle fabbriche, nella scuola pubblica sempre più vilipesa, nella campagna sempre più impoverita; dei migranti che denunciano schiavitù, che chiedono di essere riconosciuti come lavoratori e come cittadini, che accusano un sistema che non lascia speranza per i loro figli.
Tutte queste lotte propongono una visione della vita, del lavoro e dei rapporti sociali, radicalmente diversa da quella imposta dal governo attuale e dai partiti che lo sostengono.
Leggevo proprio oggi un articolo di Antonio Mazzeo: ci racconta delle simulazioni di combattimento aereo tra cacciabombardieri F-15 ed F-16 israeliani ed “Eurofighter” e “Tornado” dell’Aeronautica italiana; dei bombardamenti di bersagli fissi e mobili nei poligoni militari dei due Paesi; del giro di affari di una commessa per un miliardo di dollari a Finmeccanica che comporterà per l’Italia una contropartita altrettanto onerosa; della spesa di venticinque milioni e mezzo di euro per dotare la nostra Aeronautica militare con un nuovo sistema di contromisure a raggi infrarossi… e via guerreggiando. Per non parlare dell’acquisto degli ormai famosi e costosissimi cacciabombardieri F35. Non è l’Europa, non è Angela Merkel che ci impone di riversare tanta ricchezza sul Ministero della difesa, mentre si chiedono continui sacrifici a lavoratori, precari e pensionati. E’ il nostro Governo, sono i partiti che lo sostengono. Anche per questo c’è chi protesta. Ma le voci di tante lotte non arrivano in Parlamento, non c’è nessuno che le rappresenti davvero. Qualcuno a parole, con bei discorsi, sostiene che bisogna rispettare la nostra Carta costituzionale ma nei fatti la disattende, ribaltando i suoi concetti fondamentali. Ebbene, occorre una iniziativa politica, anche a livello istituzionale. Sosteniamo le lotte ma non basta; sosteniamo i Referendum ma non basta. Sinceramente io non posso restarmene seduta a guardare il disastro. Non mi consolo pensando “noi l’avevamo detto”, o pensando che ormai non c’è più niente da fare. In Grecia, in Francia, Spagna, Germania, Portogallo, ci stanno provando. Perché noi non dovremmo riuscirci? L’area del dissenso a questo governo, al neoliberismo, all’ordine mondiale dettato dalle banche, dai mercati finanziari, è grande. Occorre una iniziativa politica che raccolga le forze. Cambiare si può non propone un nuovo partito o un nuovo, o vecchio, leader; propone appunto una nuova aggregazione politica. Sollecita la partecipazione di tutte le persone, di ogni singola realtà che si oppone alle politiche liberiste, perché si siedano attorno al tavolo, con determinazione e intransigenza, senza presunzioni, a scrivere un programma comune. Un programma che indichi il progetto per una società diversa. Perciò, quando qualcuno mi dice “Non andrò a votare, tanto anche quelli per bene finiscono nella stessa zuppa”, rispondo che dobbiamo costruirla insieme l’alternativa, che non possiamo permettere che si continui a distruggere l’ambiente, i diritti, le conquiste di generazioni nel nome del dio mercato. No, non è possibile astenersi, tirarsi fuori. Perché, parafrasando De Andrè, anche se noi ci crediamo assolti siamo per sempre coinvolti.
 
Haidi Gaggio Giuliani

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