8 novembre 2012

Qual è il senso della crisi della Fds? C'è uno spazio effettivo per chi guarda alla Carta d'Intenti del PD oppure no? Qual è la sfida che aspetta, invece, la sinistra anticapitalista? Sono queste le domande a cui cerca di rispondere Giovanni Russo Spena, di Rifondazione Comunista, in questo articolo sulla fase politica che stiamo attraversando. "Tutto è in movimento e ogni più piccola fessura può servire ad aprire uno smottamento nel pensiero unico liberista".


"Non vi illudete, il Pd vi omologherà"


Qual è il punto di analisi (serio) su cui si è divaricata la FdS? Settarismi e vecchi rancori, questa volta, non c'entrano nulla. Per i compagni Vigilante e Diliberto una riedizione del governo Monti e della sua politica può essere evitata solo rafforzando l'asse Bersani/Vendola/Nencini (con sicura apertura postelettorale a Casini, che sarà giustificata da Bersani e Napolitano con esigenze di governabilità e di rispetto degli impegni europei, io penso). Una vittoria elettorale di questo asse porterebbe ad un piccolo ma rilevante riallineamento a sinistra salvando, dice Diliberto, la democrazia italiana (perché "Monti è peggio di Berlusconi").In verità, secondo me, sono eguali; sono braccio esecutivo dello stesso capitale finanziario. Secondo questi compagni, al di fuori di questo compito di internità all'asse bersaniano vi è solo velleitarismo e logica testimoniale. Analisi legittima ma, secondo me, datata e sbagliata, a partire dal fatto (che mi sembra incontrovertibile) che,al contrario di quel che afferma Diliberto, il PD non è socialdemocratico, ma, come spiega Ingrao, un partito liberaldemocratico di centro. La crisi della globalizzazione liberista, infatti,si dispiega come crisi organica del capitale e l'avvento della tecnocrazia montiana ha cambiato radicalmente il contesto politico impoverendo la società e stravolgendo i cardini della statualità democratica, facendo dell'"antipolitica tecnocratica" tipica dell'assolutismo liberista. E come si fa, mi chiedo, a difendere la Costituzione con il PD che ha votato con convinzione, nonostante la campagna nostra e di larghissima parte anche dei costituzionalisti liberali, una mutilazione permanente dell'impianto costituzionale come l'introduzione del pareggio di bilancio in Costituzione, cioè la gabbia contro ogni politica economica e sovranità nazionale? Non è anche la scissione tra parole e fatti da parte della sinistra alternativa che alimenta il "grillismo"? L'analisi di Diliberto non è una legittima parentesi tattica: temo che sia il rinvio a tempi indefiniti ed infiniti della lotta per l'alternativa. Quale è, infatti, il tema vero per una forza marxista, anticapitalista? Costruire, nel conflitto, nella proposta, nell'azione referendaria, una critica dell'economia politica per una politica economica alternativa sui temi del lavoro, del reddito, deidiritti di cittadinanza, dell'ambiente,della vita. Stare,come progetto politico che ricostruisce i nessi dell'unità popolare contro austerità e recessione,con i lavoratori, i precari, i migranti che salgono sui tetti per gridare bisogni, dignità, accuse al sistema, son i minatori che scendono a 400 metri nelle viscere della terra. Il Pd ha scelto la strada della gestione liberista della crisi, illudendosi, avventuristicamente, di poter mitigare qualche punto marginale. Ma è più realista oggi, in Europa, il tentativo (difficilissimo)di accumulare criticità, forze, conflitti, per scardinare le politiche recessive (come dice Syriza che, non a caso è tornata ad essere l'unico partito a cui credono sul serio le masse popolari greche) o il chiacchiericcio banale di Letta, Veltroni, Bersani, ecc. sul rigore monetario "con dosi di sviluppo"? Stanno ancora alle ricette blairiane, vera bancarotta della sinistra? Pareggio di bilancio in Costituzione, Fiscal Compact, "stato di eccezione" di sospensione della democrazia sono binari da cui il governo Bersani non potrà deragliare senza un profondo sommovimento sociale, sindacale, istituzionale. Tra l'altro,con la firma della "carta di intenti",che contiene l'appoggio ai trattati internazionali (a partire dal Fiscal compact), il Pd ha preteso ed ottenuto il disciplinamento dell'intera sua coalizione. Chi vota alle primarie deve firmare,come sappiamo, la carta d'intenti che contiene il Fiscal compact ed il pareggio di bilancio in Costituzione. Per quale ragione politicista e tattica chi ha osteggiato queste scelte deve ore avallarle? E se la linea del Pd sarà avallata anche dal voto di compagni comunisti come si fa ad illudersi di cambiarla rimescolando , in un secondo momento, le carte?Io temo, piuttosto, che un Pd in difficoltà strategica adotterà la tattica tradizionale di omologare una parte della sinistra, emarginando quella parte che ha una proposta alternativa. Mentre il sindacato tutto sarà completamente attratto nell'area del "governo amico". Ma siccome la crisi continuerà per anni e picchierà forte contro i proletari un conflitto sociale disperato che non veda una soggettività politica alla quale raccordarsi rischia di frantumarsi in rivolte disperate o anche in disperate "guerre tra poveri". Vi è altra alternativa che tentare di ricostruire una sinistra anticapitalista?Autonoma e indipendente dall'apparato politico, economico (di interessi) di direzione del Pd? Non si tratta di proporre esperienze verticistiche e burocratiche come la Sinistra Arcobaleno del 2008. Da allora è, tra l'altro, cambiato tutto:è nato il montismo come spartiacque e paradigma di divisione, non emendabile("No Monti day" in Italia,come "occupy Wall Street", ecc. in tutto il mondo). Sono state vinte battaglie referendarie sui beni comuni che hanno sedimentato coscienze, culture, saperi contro la mercificazione. Vi è stata l'opposizione a Marchionne,all'Ilva come tratto di diritti e vite che reclamano di essere variabili indipendenti dentro e contro il mercato. Abbiamo avuto mille lotte ambientali, i No Tav,i No Dal Molin,ecc. Queste lotte,per avere un orizzonte, reclamano una iniziativa politica, anche istituzionale, ma non autoreferenziale. Una iniziativa che aggreghi le opposizioni, le ribellioni, le indignazioni(sull'esempio francese, spagnolo, tedesco, portoghese. Posso umilmente chiedere a Diliberto e a Salvi perchè solo l'Italia non deve costruire un Fronte delle sinistre, delegando tutto al Pd e al "vaffanculo" di Grillo? Perchè chi è incazzato non deve anche vedere in campo una sinistra classista contemporanea, che sia anche portatrice di un progetto di rinnovamento democratico delle stesse modalità della rappresentanza?). So bene che è molto difficile,che siamo censurati ed oscurati,che siamo in ritardo. Ma so anche che,in questa fase, tutto è in movimento e che ogni piccola fessura che sapremo aprire all'interno del "pensiero unico" liberista può produrre uno smottamento. Proviamoci,con umiltà ma anche grande convinzione e determinazione.
Giovanni Russo Spena
08/11/2012 www.controlacrisi.org

Nessun commento: