28 novembre 2012

Conciliare salute e lavoro non vuol dire niente, se non si fanno scelte radicali contro la logica del profitto a tutti i costi

La coscienza degli operai di Taranto e il vuoto del palazzo

Il precipitare della crisi dell'Ilva e la rivolta degli operai di Taranto contro padron Riva ci riportano alla realtà drammatica del paese dopo le primarie dl centro sinistra.
La magistratura sta solo facendo il suo dovere contro una strage continua da inquinamento e contro l'azienda e tutte le complicità vergognose che quella strage hanno permesso o agevolato.
Il ministro del disastro ambientale Clini, che con la Prestigiacomo corre per la palma del peggiore titolare di quel dicastero da quando esiste, se la prende con la magistratura che rompe sempre le uova nel paniere. I principali esponenti del centro sinistra tacciono o balbettano, ma per loro parlano intercettazioni telefoniche di cui dovrebbero vergognarsi e che ne mostrano la subalternità, per essere gentili, verso l'azienda. La cui proprietà ha finanziato il partito democratico.
Ancora una volta il governo e le principali forze politiche si mostrano totalmente incapaci di cogliere la gravità della situazione, come del resto fanno su tutta la crisi reale del paese.
Anche i sindacati confederali sono di nuovo presi alla sprovvista: dopo le contestazioni raccolte in questi mesi ora c'è più umiltà, ma non basta se la proposta concreta ancora manca assieme ad una vera autocritica sul passato.
Gli unici davvero ad essere cresciuti in coscienza e rigore sono gli operai di Taranto. Solo pochi mesi fa la maggioranza di essi scendeva in piazza contro i giudici, sotto il pungolo dei capi aziendali Oggi occupano la direzione e chiedono conto ai dirigenti dei loro comportamenti, mentre nulla viene detto contro la magistratura. La coscienza civile degli operai che rischiano il posto è infinitamente superiore a quella di un ministro della Repubblica.
La verità è semplice e brutale: la proprietà Ilva ha fallito completamente ed ora non è più in grado di andare avanti senza sconti e complicità ulteriori. Lo dimostra la rabbiosa reazione della Confindustria e del suo quotidiano che insorgono contro i magistrati nel nome della libertàd'impresa. La classe imprenditoriale italiana non è in grado di affrontare la crisi senza cancellare leggi e contratti. Del resto questo è il senso del patto sulla produttività.
Conciliare salute e lavoro non vuol dire niente, se non si fanno scelte radicali contro la logica del profitto a tutti i costi. Se davvero si vuole che l'Ilva non chiuda e che la salute non sia devastata, bisogna prendere atto del fallimento di Riva . Lo stato deve prendere il posto dell'imprenditore privato.
La sola soluzione credibile è nazionalizzare con un piano industriale a lungo termine, che garantisca occupazione e reddito ai lavoratori mentre si procede al risanamento. E la proprietà deve risarcire i danni del disastro finanziando l'opera con i soldi guadagnati nel passato.
Naturalmente è impensabile che Monti, che oggi addirittura minaccia l'intero sistema sanitario pubblico, segua questa via: il governo dei tecnici è proprio il rappresentante del mercato e del profitto in una classe politica che opera su un altro pianeta rispetto alla crisi. Anche quando profuma di sinistra.
E così a Taranto come in tutto il paese la crisi economica e sociale si aggrava e solo le lotte di chi paga tutti i prezzi producono coscienza e futuro.

Giorgio Cremaschi

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