7 settembre 2012

"Perché non agire prima sullo spread. Una montagna di bugie in questi mesi" ''Con la decisione della Bce che fa un passo nella direzione giusta, anche se e' assurdamente limitata ed accompagnata da vere e proprie porcherie, lo spread e' sceso decisamente. A questo punto risulta evidente che in questi mesi ci hanno raccontato montagne di bugie. Per abbattere lo spread non serve a nulla tagliare lo stato sociale o l'articolo 18 dello statuto dei lavoratori, perche' la speculazione sui titoli di stato dipende integralmente dall'acquisto dei titoli di stato da parte della Bce. E' bastata una limitata decisione in tal senso per far scendere lo spread. E' altrettanto evidente che lo spread si poteva bloccare un anno fa e che questo non e' stato fatto volutamente: i governi europei, a partire da Monti, ci hanno volutamente terrorizzato con lo spread al solo scopo di poter tagliare la spesa sociale. I governi hanno consapevolmente lasciato via libera agli peculatori al fine di regalargli soldi e di terrorizzare i popoli e tagliare i diritti: sono dei banditi''. Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione Comunista/Federazione della Sinistra

Draghi-Monti, ovvero i dottori che curano la malaria con l'aspirina

Ieri mentre Mario Draghi schiacciava la testa del serpente Buba l'Ocse tagliava la previsione del Pil a -2,4% nel 2012. Lo strabismo della stampa italiana ha regolarmente ignorato il dato, tutta impegnata a celebrare SuperMario che finalmente si è degnato di annunciare – solo annunciare, per carità – un provvedimento che poteva mettere in campo un anno fa. Ora staremo a vedere quale sarà la controreazione dei tedeschi, che su questa partita non si giocano solo una tornata elettorale ma uno dei perni di un modello economico in transizione.

Ciò che Draghi ha fatto è una sorta di piccola purga depurativa, l'aspririna che tenta di curare la malaria. Ma la realtà è ben altra. E questo, molto banalmente, perché il tempo che si è lasciato trascorrere ha cambiato molti elementi strutturali, soprattutto nei rapporti tra le varie economie dell’Europa. Tutto questo ha un peso anche se nessuno lo vuole riconoscere.

"Il sentiment in generale è che molto di quanto è stato detto è stato già prezzato – dice Eric Viloria, operatore valutario a New York - visto che negli ultimi giorni sono trapelate molte indiscrezioni. Abbiamo comunque la revisione al ribasso delle stime sul Pil dell'Eurozona da parte della Bce, relative a quest'anno, e tale elemento suggerisce che ci sarà una ulteriore contrazione nell'Eurozona e che il fondo non è stato toccato. Questo è un fattore che sta pesando sull'euro".

La palla ora passa di nuovo ai mercati, oltre che all’Italia e a quei paesi in odore di default che ora verranno letteralmente radiografati dalla speculazione. I pochi punti di spread rosicchiati tra ieri e questa notte non sono sicuramente sufficienti a definire un cambiamento di direzione. E questo per il semplice motivo che “l’onda ribassista”, per dirla intermini semplici, sicuramente non mancherà di riparametrare le sue strategie a partire dal nuovo punto di attestazione dello spread. Non si può non ricordare come l'attacco oltre ad essere sistemico è anche individuale. E questo fa la differenza nelle strategie di difesa. I ribassisti del resto ne avrebbero più di qualche motivo nell'affilare le armi. A partire da quel buco sulla crescita che l’Italia e i paesi del Mediterraneo, Francia compresa, continuano a mostrare senza pudore. Senza pudore è la parola giusta- Perché va bene studiare una tattica furbetta per tentare di far fronte all’Idra dei mercati ma pensare che tutto possa essere risolto con qualche annuncio ad effetto è davvero un suicidio. I cosiddetti mercati funzionano, su questi aspetti, con delle regole molto precise.

Innanzitutto per essere efficace il “risparmio sullo spread” si deve stabilizzare. Solo così può dare quel guadagno atteso che ad occhio e croce, se sono giuste le previsioni di Draghi e Monti, dovrebbe aggirarsi sui tre miliardi. “Stabilizzazione” è la vera parolina magica. Perché è qui che Monti dovrà mettere in atto la seconda fase del suo “lavoro sporco”. Che consisterà nel mettere in campo ulteriori provvedimenti di austerity per passare all’incasso. La prima prova arriverà con l’aumento dell’Iva. E ne vedremo delle belle. Il tutto condito con una assenza totale di politica economia e, soprattutto, di una minima politica dei redditi. Qualcuno potrebbe dire che non ce ne sono i margini. Ma la realtà è che siamo incagliati proprio su quel punto. Il sospetto è che la strategia del Governo, se così vogliamo chiamarla, sia tutta imperniata sulla vendita a pezzi del Bel Paese. Da qui l’insistenza sulle riforme del lavoro e su alcune grandi opere che solo i capitali stranieri sono in grado di portare a termine. Ma questo, ancora una volta, graverà sulle spalle, già distrutte dei lavoratoori e delle lavoratri, dei disoccupati e delle disoccupate, dei precri e delle precarie.

L'Italia ha una classe dirigente ormai cotta. E non sembra avere idee convicenti su cosa e come produrre. Tanto più che nel tentativo di risolvere la crisi abbiamo deciso di amputarci dal lavoro, che era stato comunque un motore importante dello sviluppo. I suoi modelli sono stati tutti letteralmente bruciati e divorati dal profitto. Ora non resta che raccomandarci a qualche santo. E non può essere certo San Mario.

Fabio Sebastiani
7/9/2012 www.controlacrisi.org

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