2 settembre 2012

Il ministro degli esteri del governo Monti, denunciano le organizzazioni non governative, fa pericolosi accostamenti tra aiuti umanitari e sostegno del governo italiano all'opposizione siriana.Sudditi degli USA e dei mercanti d'armi, come tutti i ministri degli altri governi

Ong contro Terzi, no a nuove guerre "umanitarie"

Il Ministro degli Esteri italiano Terzi è intervenuto su la Repubblica facendo un pericoloso accostamento tra aiuti umanitari e sostegno del governo italiano all'opposizione siriana. Le Ong italiane che lavorano nella crisi umanitaria siriana, riunite nel Tavolo Mediterraneo e Medioriente, hanno espresso forte preoccupazione per queste dichiarazioni, chiedendo una riunione urgente al Ministero ed un tavolo di coordinamento.
Le Ong chiedono soprattutto di evitare che con posizioni simili si metta a repentaglio il lavoro quotidiano di molti operatori che con imparzialità ed indipendenza distribuiscono aiuti a tutti coloro che ne hanno bisogno. Chiedono anche che le scelte italiane per gli aiuti umanitari siano frutto di analisi sui bisogni e non dipendano da agende politiche.
È una presa di posizione importante delle Ong perché chiedono di non favorire un intervento armato e, di fatto, di non ripetere gli errori commessi, ad esempio, in Afghanistan ed Iraq. Paesi dove la confusione tra interventi umanitari ed azioni militari ha messo a rischio il lavoro di moltissimi operatori, identificati loro malgrado, con le scelte di guerra del governo italiano. La principale differenza da allora è che non ci sono soldi. Il Ministero degli Esteri ha speso poco per la crisi siriana, cercando di attingere ad aiuti umanitari già in magazzino e, di fatto, giocando un ruolo minimo rispetto ad altri paesi. Le organizzazioni italiane lavorano infatti con fondi propri o internazionali, senza alcun aiuto da parte del governo. In questo frangente ci si aspetterebbe almeno una sensibilità maggiore rispetto all'emergenza ed ai rischi che corrono gli operatori.
I siriani rifugiati nei paesi della regione sono più dei 180.000 ufficialmente registrati dall'Onu e la crisi peggiora ogni giorno. Più di un anno di violenza e repressione da parte del regime di Assad e la guerra civile stanno facendo fuggire sempre più persone traumatizzate ed impoverite nei paesi confinanti. Paesi che non hanno una reale capacità d'accoglienza. In Siria ci sono almeno un milione e mezzo di sfollati. L'arrivo dei rifugiati siriani in Libano ed Iraq mina degli equilibri già molto fragili, facendo correre molti rischi a chi opera per loro. Chi cerca di portare aiuti direttamente in Siria, come alcuni fanno con cautela, rischia la vita. E' un lavoro importante che si cerca di fare mentre le superpotenze internazionali e regionali litigano sul destino della Siria e la gente muore e scappa ogni giorno. E' un lavoro difficile perché il blocco di paesi anti-Assad sta rendendo Giordania, Iraq, Libano e Turchia le retrovie per l'opposizione armata, giocando sulla pelle dei profughi.
La sensibilità del Ministero degli Esteri sulla Siria potrebbe essere espressa anche con azioni puntuali e meno eclatanti, che peraltro sarebbero più rispettose del mandato tecnico e pro-tempore del governo. Rispondendo ad esempio positivamente alle sollecitazioni delle Ong. Attivando un sistema per la protezione degli attivisti per i diritti umani minacciati nel mondo arabo: dal Bahrain alla Siria stessa. In modo da rilasciare visti rapidi a chi rischia la vita per difendere i principi a cui anche la nostra costituzione è ispirata. Promuovendo un'azione Europea per accogliere sul territorio dell'Unione i rifugiati siriani, con particolare attenzione ai rifugiati palestinesi, a cui è impossibile scappare dalla Siria. Sostenendo le importanti iniziative di pace promosse da realtà della società civile italiana come la Comunità di S.Egidio, che ha riunito a Roma a fine luglio l'opposizione non-armata siriana.
Chi fa solidarietà sta lavorando da tempo. Speriamo che il Ministero, oltre alle dichiarazioni spericolate, accolga le richieste delle Ong e, soprattutto, cominci a considerare chi opera nella solidarietà non uno strumento dell'agenda politica, da rendere possibilmente embedded, ma soggetti portatori di valori, esperienze e conoscenze. Nena News

Domenico Chirico
1 settembre 2012  http://nena-news.globalist.it

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