13 agosto 2012

Fidel, la storia della dignità di un popolo! Facciamo gli auguri al comandante proponendovi un articolo del premio Nobel Gabriel Garcia Marquez.



Oggi Fidel Castro compie 86 anni

IL FIDEL CHE IO CONOSCO

di Gabriel Garcia Marquez

La sua devozione per la parola. Il suo potere di seduzione. Cerca i problemi ovunque siano. L’impeto dell’ispirazione è proprio del suo stile. I libri riflettono perfettamente l’ampiezza dei suoi gusti. Ha smesso di fumare per poter avere l’auorevolezza per combattere il tabagismo. Gli piace preparare le ricette con una specie di fervore scientifico. Si mantiene in eccellenti condizioni fisiche grazie a varie ore di ginnastica al giorno e nuotando con frequenza. Ha una pazienza invincibile e una disciplina ferrea. La forza dell’immaginazione lo trascina verso gli imprevisti. Imparare a riposare per lui è importante come imparare a lavorare. Stanco di parlare, riposa parlando. Scrive bene e gli piace farlo. Il più grande stimolo nella sua vita è l’emozione suscitata dal rischio. La tribuna di improvvisatore sembra essere il suo ambiente ideale. Comincia sempre a voce molto bassa, con una rotta incerta, però approfitta di qualsiasi spunto per guadagnare terreno, palmo a palmo, finché dà una specie di zampata e si impossessa dell’uditorio. È l’ispirazione, lo stato di grazia irresistibile e accecante, che negano solo coloro che non hanno avuto la gloria di viverlo. È l’antidogmatismo per eccellenza.
José Martí è il suo autore preferito e ha avuto il talento di assimilare il suo ideario al torrente sanguigno della rivoluzione marxista. L’essenza del suo pensiero potrebbe risiedere nella convinzione che lavorare per le masse significa fondamentalmente occuparsi dell’individuo.
Ciò può spiegare la sua fiducia absoluta nel contatto directo. Possiede una lingua per ogni occasione e un modo diverso di persuasione secondo i diversi interlocutori. Sa mettersi al livello di tutti e dispone di una informazione vasta e variegata che gli permette di muoversi con facilità in qualcsiasi ambiente. Una cosa si sa con certezza: ovunque si trovi, comunque stia e con chiunque si trovi, Fidel Castro sta lí per vincere. La sua attitudine di fronte alla sconfitta, persino nelle piccole circostanze della vita quotidiana, sembra obbedire a una logica privata: neanche la ammette e non si rilassa un attimo finché non riesce a trasformare la situazione e convertirla in una vittoria. Nessuno sa essere più ossessivo di lui quando si propone di arrivare in fondo a una cosa. Non esiste progetto colossale o minimo, in cui non si impegni con una passione accanita. E in particolare se deve affrontare avversità. Mai come in questo caso sembra del miglior umore. Qualcuno che è convinto di conocerlo molto bene, gli ha detto: “Le cose devono andare molto male, perché lei è molto su di giri”.
La ripetizione è uno dei suoi modi di lavorare. Per esempio, il tema del debito esterno dell’America Latina era apparso per la prima volta nelle sue conversazioni alcuni anni fa ed era andato evolvendo, ramificandosi, approfondendosi. La prima cosa che aveva detto, come una semplice conclusione aritmetica, era che il debito non era solvibile. Poi vennero altre intuizioni in successione: le ripercussioni del debito nell’economia dei diversi paesi, il suo impatto politico e sociale, la sua influenza decisiva nelle relazioni internazionali, la sua importanza provvidenziale per una politica unitaria dell’America Latina…fino a giungere a una visione totalizzante, che ha esposto in una riunione internazionale appositamente convocata e che il tempo si è incaricato di dimostrare.
La sua virtù politica più peculiare è la capacità di intuire l’evoluzione di un fatto fino alle sue conseguenze più remote… Però questa facoltà non la esercita per illuminazione, ma come risultato di un raziocinio arduo e tenace. Il suo più importante aiuto è la memoria e la usa fino all’abuso per sostenere discorsi e interventi privati con ragionamenti sorprendenti e operazioni aritmetiche di una rapidità incredibile.
Tutto ciò richiede l’ausilio di un’informazione inesauribile, ben masticata e digerita. Il suo compito di accumulazione informativa inizia dal momento in cui si sveglia. Fa colazione con non meno di 200 pagine di notizie dal mondo intero. Durante la giornata gli fanno pervenire le información urgenti, ovunque si trovi. Ritiene di dover leggere ogni giorno circa 50 documenti, a cui si devono aggiungere i rapporti dei servizi ufficiali e dei suoi ospiti e tutto ciò che possa interessare la sua curiosità infinita.
Le risposte devono essere esatte, poiché è capace di scoprire la minima contraddizione in una frase casuale. Altra fonte di informazione vitale sono i libri. È un lettore vorace. Nessuno si spiega come gli basti il tempo né di che metodo si serva per leggere tanto e in modo tanto rapido, sebbene lui insista nell’affermare che non ne ha nessuno. Spesso ha iniziato un libro all’alba e il mattino seguente già lo commentava. Legge l’inglese però non lo parla. Preferisce leggere in spagnolo e a qualsiasi ora è disposto a leggere un manoscritto che gli finisca nelle mani. Legge abitualmente di argomenti economici e storici. È un buon lettore di letteratura e la segue con attenzione.
Ha l’abitudine degli interrogatori rapidi. Domande istantanee a raffica fino a scoprire il perché del perché del perché ultimo. Una volta che un ospite latinoamericano gli riferì un dato affrettato a proposito del consumo di riso dei suoi concittadini, fece i suoi calcoli mentali e disse: “Che strano, che ciascuno si mangi quattro libbre di riso al giorno!” La sua tattica maestra è chiedere di cose che sa, per confermare i suoi dati. E in alcuni casi per misurare il calibro del suo interlocutore e trattarlo di conseguenza.
Non perde occasione di informarsi. Al tempo della guerra di Angola descrisse una battaglia con tale minuzia di particolari durante un ricevimento ufficiale, che fu difficile convincere un diplomatico europeo che Fidel Castro non vi avesse partecipato. Il racconto che fece della cattura e assassinio del Che, quello dell’assalto a la Moneda e della morte di di Salvador Allende o delle stragi del ciclone Flora, erano grandi reportage orali.
La sua visione futura dell’America Latina è la stessa di Bolívar e Martí, una comunità integrata e autonoma, capace di muovere i destini del mondo. Il paese di cui sa di più dopo Cuba, sono gli Stati Uniti. Conosce a fondo l’indole della gente di quel paese, le sue strutture di potere, le intenzioni nascoste dei suoi governi. E tutto ciò lo ha aiutato a barcamenarsi nella tormenta incessante dell’embargo.
In un colloquio di alcune ore, si sofferma su ogni argomento, si avventura per i suoi versanti meno pensati senza trascurare mai la precisione, cosciente che una sola parola mal usata può causare danni irreparabili. Non si è mai rifiutato di rispondere a nessuna domanda, per provocatoria che fosse, né ha perso mai la pazienza. Sa anche che a volte qualcuno gli nasconde la verità per evitargli ulteriori preoccupazioni. A un funzionario che lo aveva fatto gli disse: “Mi nascondono la verità per non preoccuparmi, ma quando alla fine le scoprirò morirò per la sensazione di dover far fronte a tante verità che non mi hanno detto.” Le più gravi, tuttavia, sono le verità che gli si nascondono per occultare le carenze, poiché malgrado le incredibili conquiste politiche, scientifiche, sportive e culturali che ha significato la Rivoluzione, esiste una incompetenza burocratica colossale, che colpisce quasi tutti i livelli della vita quotidiana, soprattutto quello della felicità personale.
Quando parla con la gente della strada, la conversazione acquista l’espressività e la franchezza cruda degli affetti reali. Lo chiamano Fidel. Lo circondano senza paura, gli danno del tu, discutono con lui, lo contraddicono, lo reclamano, con un canale di comunicazione immediata in cui circola verità a fiotti. È allora che emerge l’essere umano insolito, quello che la luminosità della sua immagine non permette di vedere. Questo è il Fidel Castro che credo di conocere: un uomo di abitudini austere e illusioni insaziabili, con una educazione formale all’antica, di parole attente e modi tenui e incapace di concepire nessuna idea che non sia fuori dal comune.
Sogna che i suoi scienziati scoprano la medicina risolutiva per il cancro e ha creato una politica estera da potenza mondiale, in un’isola 84 volte più piccola del territorio del suo nemico principale. È convinto che il risultato più grande per un essere umano sia una buona formazione della propria coscienza e che gli stimoli morali, più che quelli materiali, possono cambiare il mondo e guidare la storia.
L’ho visto, nei suoi rari momenti di nostalgia per la vita, evocare le cose che avrebbe potuto fare in altro modo per guadagnare tempo. A vederlo tanto accorato per il peso di tanti destini di altri esseri umani, gli ho chiesto che cosa ancora avrebbe desiderato fare più di ogni cosa in questo mondo e mi ha risposto senza esitare: “Fermarmi in un angolo.”

Marzo 2007

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